La fantascienza firmata Neill Blomkamp torna a far parlare di sé

Matt Demon - Jodie Foster in ELYSIUM
Matt Demon – Jodie Foster in ELYSIUM

Durante la recente conferenza stampa per la presentazione del nuovo film di fantascienza Elysium (nei cinema da agosto 2013), firmato dal geniale regista sudafricano Neill Blomkamp, è emerso che il progetto cinematografico per il sequel di District 9, del 2009 prodotto da Peter Jackson, non è stato accantonato. Il regista ha dichiarato: «Per quanto riguarda i sequel, penso che sia corretto realizzarli quando c’è qualcosa di aggiuntivo da dire. Il mondo di District 9 ha molte interessanti idee riguardo il concetto di razza e oppressione. Per questo motivo vorrei esplorare ancora di più quel mondo» (fonte BEST MOVIE). Pur non facendo riferimento a precisi progetti imminenti, Blomkamp ha lasciato intravedere la possibilità di poter realizzare un nuovo film sviluppato dalla prima storia.

Neill Blomkamp (classe 1979), nella sua carriera è riuscito a passare con disinvoltura dala figura di tecnico degli effetti digitali alla realizzazione di spot pubblicitari arrivando sino al cinema con un bagaglio di esperienze tecniche e artistiche di rilievo.

Questi sono alcuni dei suoi lavori per il settore della pubblicità

– NIKE Nike evolution)

– NIKE (Crub)

– Citroën, (Alive With Technology)

– Adidas (cortometraggio intitolato Yellow) 

District 9 di Neill Blomkamp - prodotto da Peter Jackson
District 9 di Neill Blomkamp – prodotto da Peter Jackson

District 9 è un film originale che attraverso la chiave narrativa della fantascienza riesce a trattare metaforicamente temi sociali importanti. Gli amanti della fantascienza ritroveranno in questa pellicola “lo stile” utilizzato nella serie classica di Star Trek, grazie al quale venivano trattate problematiche sociali contemporanee (all’epoca la guerra fredda tra USA e URSS) attraverso l’uso di personaggi e razze aliene al di sopra di ogni sospetto.

Il film è caratterizzato da uno tecnica di ripresa che predilige l’uso della “telecamera a spalla” attraverso la quale il regista riesce ad aumentare la drammaticità e il realismo delle scene. Se ne ottiene un risultato visivo che richiama ai filmati realizzati dalle troupe televisive giornalistiche di tutto il mondo nelle zone di guerra.

Per chi si occupa di grafica, fotografia o effetti visivi, District 9 è un film che merita una certa attenzione, ancor di più se si pensa che è una produzione “a basso budget” (circa 30 milioni di dollari). District 9 riesce a soddisfare anche il pubblico più avvezzo alle tecniche di animazione 3D offrendo un’interazione tra umani, alieni e ambiente circostante davvero perfetta.

Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi in merito al sequel di District 9. Nel frattempo, per chi è appassionato di effetti speciali, eccovi alcuni link interessanti legati a District 9:

Film Image Engine (azienda specializzata nella realizzazione di effetti visivi) – Scheda tecnico-descrittiva sugli effetti visivi realizzati per District 9

Brochure tecnica (pdf) sugli effetti digitali di District 9 realizzati dalla Film Image Engine

 – Scheda di “fxguide”su District 9.

Titolo originale: DISTRICT 9

Regia di: Neill Blomkamp

Genere: fantascienza.

Anno: 2009

Prodotto da: Peter Jackson

 Interpreti: Sharlto Copley, David James, Jason Cope, Vanessa Haywood, Marian Hooman.

DISTRICT 9

Uno dei tanti cartelli di "divieto di accesso agli alieni" che compaiono nel film
Uno dei tanti cartelli di “divieto di accesso agli alieni” che compaiono nel film

La “razza extraterrestre”, già stanziata sulla terra da oltre 28 anni, è costretta a vivere nelle baraccopoli, mangiando rifiuti e campando di espedienti, divenendo di fatto una piaga sociale da “affrontare in qualche modo”.

E’ così, Neil Blomkamp, attraverso gli alieni, ci mostra un sud Africa che si trova a convivere da oltre un quarto di secolo con un paio di milioni di creature extraterrestri, relegate nel Distretto 9, un’area a loro destinata dalle forze terrestri multinazionali rappresentate dalla MNU (Multi National United).

E’ un film eroico ma che vede al centro dell’azione personaggi “anti eroi”. Il protagonista, interpretato da Sharlto Copley, è un burocrate, apparentemente senza spina dorsale. Wikus Van De Merwe, questo è il nome del personaggio umano, impegnato della MNU che ha fatto carriera grazie al suocero che è a capo della stessa organizzazione. Wikus sarà il responsabile ed esecutore materiale di un’operazione di rastrellamento anti “gamberoni” (è il soprannome che viene dato agli alieni per la loro somiglianza con i nostri crostacei). L’operazione dovrebbe trasferire, o meglio,  deportare gli esseri extraterrestri, in un’area a loro più consona, sicuramente più attrezzata ed efficiente rispetto all’oramai angusto e fatiscente Distretto 9. Questo almeno secondo i criteri della MNU.

L’operazione di “sfratto” si palesa ben presto in una premeditata operazione militare. Il nostro protagonista burocrate si troverà al centro dell’azione in veste di “ufficiale giudiziario” che entrerà accidentalmente in contatto con una sostanza organica aliena che lo infetterà, modificandone il suo DNA trasformandolo lentamente ma inesorabilmente in un alieno.

Da cacciatore a preda, da uomo di potere e “giustizia” a perseguitato in fuga. Oltretutto ricercato speciale perché primo ibrido uomo-alieno in grado di utilizzare le tecnologie belliche extraterrestri attivabili solo attraverso una specie di simbiosi organica “essere-tecnologia”, insita negli alieni stessi.

District 9 è un film che pone l’attenzione sulla forza di condizionamento delle masse attraverso l’uso dei media, sui metodi di “contenimento” delle razze “minori” attraverso anche l’utilizzo di sistemi di controllo delle nascite, sul razzismo, l’emarginazione e sugli interessi sommersi che generano conflitti.

Tanti i temi trattati. Più che un film di fantascienza è un incubatore di idee e spunti di riflessioni molto interessanti. Un fanta-politico-horror-actionmovie e molto altro che strizza l’occhio a “La mosca” di David Cronenberg o a “Independence day” di Roland Emmerich e molti altri. E’ quindi un film che ben rappresenta e omaggia il panorama della sci-fi, creando un sapiente mix di elementi ben riuscito.

Nel finale, concitato e drammatico, si apre uno scenario che stende un tappeto rosso al suddetto sequel. Lo spettatore rimane in attesa di conoscere l’esito della missione pluriennale, appena iniziata, condotta da uno dei “gamberoni”, nel tentativo di tornare al suo pianeta d’origine con l’intento di aiutare la propria razza. Ma non solo. L’alieno dovrà tornare sulla Terra con la soluzione al problema di ibridazione a danno del malcapitato Wikus Van De Merwe, oramai praticamente trasformato in alieno.

Interessante spunto di rilfessione offerto dal regista che insinua ne pubblico l’idea che tutti potremmo essere degli “alieni” per qualcun altro.

 

Link ulteriori di approfondimento – Studi di effetti visivi presso i quali Neill Blomkamp ha lavorato:

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