Poggio e buca non fa pari, almeno sull’asfalto.

Come ti risolvo la buca? Semplice, la trasformo in un dosso.

Se questo inverno i cittadini si lamentavano perché le strade erano piene di buche, oggi possono stare più sereni perché dove prima regnava la voragine ora domina il dosso. Il problema è comune a molte città italiane. La questione dei tagli ai bilanci comunali non ha di certo migliorato le cose ma di sicuro la lungimiranza dei nostri amministratori non ha contribuito a risolvere la problematica, anzi.

Durante lo scorso inverno ho assistito in televisione a delle interviste meravigliose in cui assessori e tecnici giustificavano il progressivo degrado delle strade e il mancato intervento di ripristino a causa delle abbondanti piogge. In pratica potevamo fare enduro con i nostri mezzi quanto volevamo ma il manto stradale non veniva ripristinato perché pioveva. Come se nei paesi nordici, per non andare in altri continenti, non realizzassero mai interventi di manutenzione sulle proprie strade perché tendenzialmente piove quasi sempre.

A parte le giustificazioni di tipo politico (non certo tecnico), posso essere d’accordo che d’inverno faccia freddo e uscire a riparare le strade, magari anche sotto la pioggia, scocci un po’. Va bé, l’inverno è passato e adesso? Adesso nelle varie città italiane regnano i cantieri per dare al cittadino un adeguato, confortevole, sicuro, nuovo manto stradale.

Nella nostra città, abituata da sempre a gestire i tessuti in modo creativo, a rammendare e riciclare il filato, è venuto spontaneo pensare di rattoppare piuttosto che rinnovare. Cimentarsi nell’arte dello scampolo, del merletto e del rammendo mi sta bene in ambito tessile o nella moda in generale ma non su una strada pensando sia la soluzione per poterla riparare a regola d’arte.

Da quando l’amministrazione comunale ha deciso di riparare le strade i cittadini pratesi possono percorrerle con un certo orgoglio, purché dotati di mezzi con ammortizzatori adeguati. Adesso le strade di Prato sono diventate “roba” da fare invidia ai creativi e stilisti delle maison di moda più famose.

“Lunghe pezze di asfalto caratterizzate da scale di grigio costituite da intarsi e geoglifi, seguono un andamento apparentemente caotico ma in realtà attentamente ponderato in virtù di un percorso che tende a mettere in evidenza tutta al capacità artistica e il genio creativo tipicamente made in Italy. L’uso dell’alto rilevo contribuisce a rendere unici questi manufatti evitando possibili contraffazioni, conferendo il cosiddetto valore aggiunto, tale per cui, ogni chilometro di asfalto diventa un’opera d’arte a sé,  unica e irripetibile. La tecnica che permette di realizzare questi capolavori tende a dare risalto all’aspetto estetico della superficie ma, purtroppo, viene meno la durata del prodotto che diventa ancor più prezioso perché di estrema delicatezza.”

L’ironia è l’unica cosa che non è stata ancora tagliata dalla spending review.

Sicuramente ogni pratese ha una propria storia da raccontare in merito alla condizione del tratto stradale che solitamente percorre col proprio mezzo. Ognuno ha “il piacere” di percorrere gli infiniti dossi che sono spuntati a Prato (e sicuramente non solo a Prato) dopo una stagione infinita di buche. Un esempio che posso testimoniare è relativo a Via Galileo Ferraris, un lungo viale che permette di apprezzare tutto il valore artistico e il cimento che i tecnici del Comune hanno applicato per produrre il risultato che tutti possono ammirare percorrendo col proprio mezzo questa via. Cito questa perché la percorro spesso ed è piuttosto lunga, a tal punto da offrire una vastissima gamma di variazioni sul tema in materia di “toppe d’asfalto”.

Questo video l’ho girato il 17 luglio; nulla di che ma mostra chiaramente il quadro della situazione. Ho ripreso solo una parte della via, meno della metà. Dall’altezza dell’edicola fino alla rotonda, in direzione autostrada.

Mi è capitato involontariamente di assistere a tutta la fase di realizzazione dell’opera. Molto interessante. Potrebbe essere suggerita a Giovanni Muciaccia per una puntata di Art Attack, dopodichè, lui, con la sua bravura ed estrema chiarezza che lo contraddistinguono, potrebbe descrivervi tutta la fase di realizzazione dell’opera nel seguente modo:

  1. Prendete una bomboletta spray di un colore brillante, come il fucsia, l’arancio o il verde acido. Fatto?
  2. Recatevi presso una via che presenta numerose buche e crepe sull’asfalto. Fatto?
  3. Osservate la strada con molta attenzione e poi cominciate a segnare con la vostra bomboletta tutti i punti, in corrispondenza delle buche, che a vostro insindacabile giudizio dovrebbero essere riparate. Fatto?
  4. Spruzzate lo spray della vostra bomboletta in modo tale da creare delle parentesi quadre attorno alle crepe e buche. Fatto?
  5. Adesso, dopo aver impiegato alcune ore per fare questo lavoro, compiacetevi per qualche minuto e pensate come sarebbe stato bello farlo con un altro colore.
  6. Tornate a casa e prendete qualche cartello. Qualche freccia, qualche divieto, qualche “birillo”… Fatto?
  7. Adesso spargete questi segnali lungo il tratto stradale che avete caratterizzato con il vostro spray e ricordatevi di scrivere qualche cartello per ricordare agli abitanti della zona che non potranno parcheggiare le proprie auto dal giorno tale al talaltro perché tornerete a giocare con tanti altri amici per cui vi serve spazio..
  8. Ora chiamate i vostri amici muniti di bitume, pale e una pressa pneumatica portatile. In mancanza di questa, usate un piccolo schiacciasassi. Fatto?
  9. Adesso dite ai vostri amici di coprire con il bitume tutte le buche e le crepe evidenziate dai vostri segni. Attenzione però. Dite ai vostri amici di non uscire dai segni, di essere precisi e di non sporcare fuori dal tracciato che avete preparato. Fatto?
  10. Dopo qualche giorno i vostri amici avranno finito. Se sono stati bravi avranno realizzato dei magnifici disegni a quadri sull’asfalto. Mi raccomando però, non fate questo gioco sull’autostrada!!!

Morale della favola. Via Galileo Ferraris (e molte altre vie della città) è diventata una strada a dossi sparsi a macchia di leopardo. La via pare la livrea di un dalmata. La questione non è tanto l’impatto visivo ma quanto quello fisico/acustico/meccanico. Lasciamo stare l’aspetto sicurezza che a questo punto diventa del tutto inutile affrontare. Restiamo sul “semplice”.

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Ogni qual volta passa un veicolo aumenta la rumorosità prodotta poiché l’insieme dei dossi creati dai vari sormonti delle nuove parti di asfalto sulle vecchie, creano una successione di scalini ascendenti e discendenti. Quando lo pneumatico collide con il rilievo si avverte un suono netto e nel momento in cui il mezzo passa da un tipo di asfalto ad un altro variano i toni che rendono irregolare il  tipico effetto acustico prodotto del passaggio dei veicoli su un asfalto uniforme.

“Auto che sembrano treni”. Sound pratese (alzare il volume delle vostre casse)

Ma ovviamente anche questo è un problema marginale. Quali sono secondo voi i veri problemi derivanti dall’impiego della tecnica di “appiccica la toppa sull’asfalto” in voga ultimamente?

Eccoli:

1) drenaggio delle acque piovane compromesso. Ogni toppa crea aree di impermeabilità diversa tra il vecchio e il nuovo asfalto. Le sagome che si sono venute a creare, in rilievo, agiscono da barriere per l’acqua creando pozze e rigoli.

2) Il passaggio dei veicoli, i cambiamenti di temperatura, il sole e l’acqua, insistono sulle parti in rilievo creando progressivamente (e neppure tanto lentamente) distaccamenti di parti di asfalto sempre più rilevanti, fino a creare sulla strada nuove aree disomogenee che formeranno prima delle crepe e poi delle buche.

3) con questo metodo non si va a risparmiare nulla. Non è che facendo la toppa, col concetto di risparmiare bitume, si sia evitata una spesa. Tutt’altro. Se seguite con attenzione le fasi descritte “nell’Art Attack” che vi ho proposto, noterete quanti passaggi si sono succeduti per arrivare al risultato finale. Per realizzare tutto il lavoretto sono trascorse più di due settimane. Considerate che le toppe non sono presenti su tutta la via Ferraris ma si concentrano in alcune aree della via. Ciò vuol dire che, le parti di asfalto non trattato da questo magnifico intervento, che presentano comunque delle crepe, saranno presto interessate da buche. Quelle invece trattate col metodo della “toppa bituminosa” saranno preda facile del generale inverno che potrà divertirsi a sfogliare le nuove toppe una ad una fino a riportare alla luce, “in tutto il loro splendore”, le vecchie buche che andranno a far compagnia a quelle nuove.

In pratica, per un po’ di bitume risparmiato oggi ci troviamo ad usurare maggiormente i nostri pneumatici e a vedere col prossimo inverno delle strade che presto si presenteranno nuovamente come dei colabrodo e con pezzi di asfalto disperso che finirà negli scarichi e fognature, oltre che a contribuire a rendere pericolose le nostre strade.

Almeno in questo caso, “poggio e buca non fa pari!”

Voi cosa ne pensate?

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2 thoughts on “Poggio e buca non fa pari, almeno sull’asfalto.

  1. stefanosaldarelli 7 agosto 2013 / 13:09

    Grazie per il vostro commento al mio post!
    Purtroppo in Italia siamo affetti dalla mala-politica. Le cose che vengono realizzate per il cittadino sono frutto di scelte politiche non lungimiranti e spesso demandate a coloro che non svolgono il proprio lavoro con passione e coscienza ma pensando di “timbrare un cartellino” e tirare a far giornata.
    Chiunque capirebbe, utilizzando un minimo di cervello, che le “strategie” messe in campo per riparare le nostre strade sono del tutto sbagliate.
    Vige la politica del fare a prescindere, per mostrare che qualcosa si muove, alzando polveroni per catturare l’interesse dei media attorno a questo “fare”. Poi, se qualcosa non funziona saranno cavoli di chi verrà dopo. Che vuoi farci, dopotutto la politica è fatta di continui passaggi di testimone ma non tesi a raggiungere un traguardo per vincere una sfida ma volti a “scaricare il barile” a coloro che verranno dopo. E chi viene dopo adotta il metodo/scusa del: “noi abbiamo trovato una situazione devastante, non è colpa nostra se…” e la storia si ripete ciclicamente.

  2. sisterline 7 agosto 2013 / 12:48

    …quanto hai ragione….a volte rimpiango le buche e per dirlo vuol dire che quello che ci hanno fatto è assai più grave…. Da ultime notizie hanno stanziato altri 500 mila euro per ulteriori riparazioni, vedi via tacca (finita) via ferrucci (quasi finita) viale vittorio emanuele (in corso) la via dell’ospedale vecchio (in corso)….queste e molte altre sono ancora in finto rifacimento ci prendono in giro e nel frattempo si procurano la solita scusa delle buche, per farsi dare altri soldi per rifare il solito lavoro…male! complimenti per l’articolo 🙂

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