Espressioni d’autore… quando nello spot la mimica facciale riesce a vendere

Attimi, micro espressioni talvolta quasi impercettibili. Nessuna parola, solo movimenti del volto che “dicono” più di mille frasi.

Sono attori, per lo più poco noti ma non per questo meno bravi rispetto ad altri più conosciuti. Interpretano un ruolo all’interno di uno spot da 30″. Un gesto, un’espressione e il messaggio arriva più di tante parole o altre immagini.

Concentrare in 30″ un messaggio non è cosa banale, soprattutto se l’intento è realizzare qualcosa di tutt’altro che banale. La pubblicità si evolve con il cambiamento dei tempi e dei costumi, diffondendo, a sua volta, usi e consumi tra la gente. Lo spot riesce a condensare idee, concetti e soluzioni per soddisfare delle necessità, spesso neppure avvertite dal consumatore ma che col tempo, suo malgrado, comincia a manifestare attraverso l’acquisto di un nuovo prodotto.

“Bisogno indotto”, è un meccanismo complesso che perpetuato nel tempo induce all’acquisto di un particolare prodotto o servizio di cui non se ne avvertiva la necessità. La società dei consumi è anche questo.

In questo post desidero soffermarmi su un aspetto importante che contribuisce a conferire ad uno spot il cosiddetto “valore aggiunto”, senza il quale il messaggio passerebbe inosservato o comunque non sarebbe altrettanto efficace.

Non parliamo di effetti speciali, di fotografia d’autore o spot dai budget stellari ma di attori che svolgono magistralmente il proprio ruolo. L’attore divide la propria opera tra gesti e parole e quando deve interpretare un ruolo, anche se breve o brevissimo come nel caso di uno spot da 30″, mette in evidenza le proprie capacità comunicative che questi ha, o non ha, nei confronti del pubblico. La cosa si complica ancor di più quando l’attore non fa ricorso all’uso della parola ma deve esprimersi soltanto attraverso i movimenti del corpo e le espressioni del volto.

Osservo molto le pubblicità, un po’ tutte, per passione e per professione. Quella della FIAT 500L Trekking, per esempio. Rientra nella categoria delle pubblicità “fun”, quelle che trasmettono una certa ilarità, che non indugiano troppo, neppure sul prodotto che rappresentano. Lanciano un messaggio che è intriso di dinamicità, senso di libertà, di spensieratezza. Sono pubblicità caratterizzate da un montaggio veloce, musica divertente, molte immagini catturate lungo un percorso narrativo che si sviluppa attraverso tante location. Un mix perfetto che viene esaltato e completato dalla bravura degli attori che a “suon di sguardi” riescono ad esprimere quello che potrebbero fare solo mille parole, troppe per uno spot da 30″.

Ecco che “lui”, il protagonista dello spot FIAT 500L Trekking, ripercorre a ritroso con la mente, condividendoli con lo spettatore, tutti gli eventi che potrebbero essere stati causa dello smarrimento delle proprie chiavi di casa.

FIAT00

Una partita a football americano, una corsa nel bosco con amici inseguiti da un orso, un ballo nel Sud Tirolo tra autoctoni in costume tipico. Tutte possibili cause, luoghi, azioni, che potrebbero essere state motivo di perdita delle chiavi. Ovviamente la FIAT 500L segue in modo dinamico il protagonista assecondando ogni sua mossa e desiderio fino a farlo tornare  sano e salvo a casa dai suoi famigliari. Anche se privo di chiavi.

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Tutti gli elementi presenti e quelli meno evidenti (creatività, agenzie, casting, musica, ecc) hanno il loro peso in questo concitato tributo alla libertà e alla sana follia ma gran parte del merito va agli attori protagonisti, in primis al “papà distratto ed esuberante” e, a chiusura dello spot, anche al simpatico tirolese che ha l’onere di svelare l‘arcano mistero delle chiavi scomparse. La sua presenza in casa fuga ogni dubbio focalizzando l’attenzione solo su una delle ipotesi, tra quelle ripercorse mentalmente poco prima dal padrone di casa in un susseguirsi di flashback condivisi col pubblico.

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Non sono riuscito a trovare in rete informazioni in merito al nome degli attori che compaiono in questo spot. Credo che siano spagnoli, mera supposizione scaturita dal fatto che l’agenzia di casting che ha lavorato per questa produzione ha sede a Madrid: Sala de Casting CALLBACK. Se qualcuno avesse in merito maggiori informazioni sarò ben felice di integrarle in questo spot a beneficio di tutti.

Lo spot:

Versione lunga:

Scheda dello spot:

  • Agenzia creativa: Leo Burnett Italia
  • Direzione creativa: Marco Gucciardi
  • Executive creative directors: Alessandro Antonini e Francesco Bozza
  • Direttore della fotografia: Mark Patten
  • Editor: Luca Tontodonati
  • Direzione: Adam Stevens
  • Post produzione: BAND
  • Casa di produzione: Filmmaster
  • Casting Director : Patricia Gayo
  • Agenzia Casting: Sala de Casting CALLBACK
  • Canzone di: Flavio Ibba (non commercializzata)
  • Produzione brano musicale: RedRose Production

Crediti:

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2 thoughts on “Espressioni d’autore… quando nello spot la mimica facciale riesce a vendere

  1. Massimiliano 24 gennaio 2014 / 10:50

    da spettatore, molto profano, io noto una riduzione dei tempi di inquadratura ridotta all’osso. Negli spot, ma anche nei video musicali, le scene e i soggetti cambiano così velocemente che spesso non riesco ad osservare l’immagine prima che appaia quella seguente… a me non piace granché questa tendenza…

    • Stefano Saldarelli 24 gennaio 2014 / 19:04

      Hai ragione Massimiliano.
      La tendenza del momento, in fatto di montaggio video, è proprio quella che hai perfettamente descritto.

      A parer mio esiste un cambio di tendenza che trova il suo acme con l’avvento di MATRIX.
      C’è il cinema che viene prima di Matrix, con uno stile narrativo più lento e didascalico, e quello più dinamico, che deriva dallo stesso Matrix, in cui tutto si muove in modo estremamente veloce. Anche se il capolavoro dei fratelli WACHOWSKY riassumere il perfetto equilibrio tra i due linguaggi narrativi.
      Mi riferisco in particolar modo alla ridotta durata dei singoli clip. In effetti ci sono diversi film che negli ultimi anni, per quanto potenzialmente interessanti, risentono eccessivamente di questa tendenza, col risultato che di quei film non ti resta nulla o poco.
      La pubblicità è sempre più interconnessa col cinema. Attinge da esso il linguaggio e gli stili divenendo a sua volta complice e carnefice di ciò che avviene sul grande schermo. Il problema è che negli spot hai solo 30″ per dire tutto e spesso. in così poco tempo, si vuol raccontare fin troppo…

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