Quella Santa di una Rosa…

Ho visto… lo spot di una nota marca di confetture alla frutta.

Che faticaccia dovrà fare ‘sta povera donna per produrre le confetture. Tutto il giorno a raccogliere frutta dagli alberi per soddisfare le richieste dei propri clienti. E’ proprio una Santa questa Rosa.

Quella Santa di Rosa
Quella Santa di Rosa

Sei un’azienda conosciuta ovunque e di dimensioni importanti? Allora mi chiedo, c’è bisogno di fare uno spot in cui rappresentare il proprio brand attraverso il lavoro di una ragazza, ovviamente carina, che produce confetture dalla mattina alla sera nella sua botteghina di paese dicendo che “…da sempre SantaRosa crea le sue confettura con tanto amore”?

Capirei rappresentasse l’immagine della presunta fondatrice dell’azienda che in una lontanissima “notte dei tempi” (1968, anno di fondazione dell’azienda) produceva le sue confetture in modo artigianale e amorevole e dalla quale, dopo anni, si è evoluta la produzione e l’azienda di cui oggi tutti conosciamo nome e fama. Ma se poi nella storiella, dai tratti vintage e le atmosfere di una volta, metti la giovane coppia di turisti abbigliata in modo attuale, con macchina fotografica al collo, zaino, ecc. riporti tutto all’attualità, allora qualcosa mi stona. Il look dei personaggi è fuorviante. Non si sa bene dove collocarli ma non di certo agli inizi degli anni settanta.

Ecco poi l’aggravante sulla fine dello spot. Arriva “l’assessore al turismo del paesino” che acchiappa altri forestieri per portarli “in un posto speciale” dove “Rosa” è già pronta ad attenderli con in mano il suo barattolo di confettura. Pure lui e gli avventori, loro malgrado, vestiti in modo contemporaneo.

O ambienti la storia agli albori dell’azienda, facendo più attenzione al look dei personaggi, allora lo spot potrebbe avere pure un senso, o se decidi di ambientarla ai tempi nostri DIMMI, O CREATIVO DELLA STANTAROSA… chi cacchio è questa squinzia che spaccia confetture a tutto il paese con la complicità dell’assessore?

Non capisco perché fai tanto per diventare una grande azienda e poi riduci tutto alla gestualità e all'”amore per le cose di una volta” rappresentate da un singolo personaggio. Vedi anche Banderas mugnaio per Mulino Bianco.

Ah, dimenticavo… SantaRosa è un marchio della Unilever che è una multinazionale anglo-olandese proprietaria di molti tra i marchi più diffusi nel campo dell’alimentazione, bevande, prodotti per l’igiene e per la casa (leggi su Wikipedia). Nulla di male, anzi, realtà di tutto rispetto, colosso internazionale che opera nella grande distribuzione ma… Non mi mettere “Rosa” a raccogliere pesche, bollire confetture e gestire pure il negozietto. Un ci si crede!

Forse, oggi, proprio perché se ne sente di tutti i colori, preferiremmo vedere uno spot in cui mettere in evidenza la produzione attenta di una grande azienda. Dove vedere la lavorazione del prodotto in tutte le sue fasi e magari palesare i controlli di qualità sul prodotto.

Ma perché farlo, dopotutto, è più facile raccontare delle storie…

Lo spot:

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2 thoughts on “Quella Santa di una Rosa…

  1. lupokatttivo 31 marzo 2014 / 18:53

    Sta ragazza somiglia in modo preoccupante a sara tommasi… 🙂

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