Droni – da 0 a 100 in 5 mesi

“Lentini, vero?” Direi di sì se stessi parlando di velocità, distanze percorse e performance di volo. Invece vi parlerò di regole e sanzioni e di cosa fare per operare con i droni, oggi, a 6 mesi circa dall’entrata in vigore del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto. 

enac30 Aprile 2014, giornata significativa per tutti i possessori di un drone… Entra in vigore il Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto – ENAC. Ho visto gente tagliarsi le vene con le eliche del proprio drone e altre gioire perché finalmente tutto sarebbe stato chiarito e definito. Forse…

Ma facciamo qualche passetto indietro.

All’inizio di quest’anno si parlava di “regole dell’aria”. Un regolamento che riguarda tutti gli aeromobili e a cui i dronisti, in mancanza di uno “dedicato a loro”, avrebbero dovuto attenersi. Roba che per i più era solo qualcosa riconducibile a un tomo da guardare con sospetto (e non ho usato questo verbo a caso). Chi poi si è messo a leggere “quelle regole”, e non ha mai avuto a che fare con qualcosa di serio in grado di volare, ha preso quel documento e lo ha declassificato a “roba che non mi interessa, tanto io ho un drone”.

Poi si è cominciato a parlare di Regolamento dei mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto. Prima a livello di bozza, già comparsa nel 2013, poi con le integrazioni e le modifiche varie si è arrivati alla versione “più o meno” definitiva. O meglio, quella pubblicabile e sulla quale iniziare a definire un modus operandi ufficiale in materia di droni. Insomma, come comportarsi, dove si può o non si può volare, certificazioni, assicurazioni, operazioni critiche e non critiche, massa al decollo sopra o sotto i 25Kg, ecc. Per molti, me compreso lo ammetto, a quel tempo quel documento fu ritenuto più che altro una “linea guida”, qualcosa che magari, un giorno, forse, chissà, se, mah.. sarebbe diventato anche una “cosa seria” da applicare ma… “adesso no”. Il tutto rafforzato dai soliti luoghi comuni del tipo: “siamo in Italia, sai quanti rinvii faranno a questo regolamento prima che venga applicato” o anche : “tanto è un regolamento e non è una legge, quindi non ci sono sanzioni”.

Su quest’ultimo punto ci torniamo più avanti.

ExplosionBOOM! 30 Aprile 2014, il Regolamento viene pubblicato. Senza rinvii, se e ma. A ruota cominciano a fioccare circolari che dovrebbero, secondo l’autorevolissimo e rispettabilissimo parere dei tecnici ENAC, chiarire il suddetto Regolamento. Con una certa ironia e passatemi un “pizzico” di polemica, vi invito a prendere visione dal sito ENAC del documento: “Bozza della Circolare NAV “Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto” e a leggere, in particolare, quanto è riportato da pagina 32 a pagina 34. Poi un giorno qualcuno di voi, più preparato di me, mi farà capire di cosa stiamo parlando…

Ad ogni circolare pubblicata sul sito ENAC, come se non bastassero gli effetti manifestati leggendo il Regolamento stesso, ho visto nelle facce di coloro che posseggono un drone una sorta di sconforto, mutato poi in disperazione, virato al pessimismo e al catastrofismo per poi involversi, alimentato da istinti latenti primordiali insiti in ciascun individuo, in rabbia e ribellione. Da qui derivano i famosi “carbonari del drone”, individui elica muniti che a prescindere da tutto volano, ovunque, in barba alle decine di pagine da leggere, da capire, da interpretare e poi provare ad applicare all’interno della propria attività di dronista.

Da 0 a 100 in cinque mesi, anzi 113mila…

chianinaMi riferisco ai modi, ai tempi e metodi con cui si sono evolute le cose ma soprattutto mi riferisco alle SANZIONI. Fino a “poche ore fa”, parlare di assicurazioni per chi operava con i droni era come parlare di qualità della carne Chianina con un vegano. Anzi, credo che un vegano avrebbe potuto dirmi qualcosa sulla “ciccia” ma l’assicuratore sulle polizze per droni, no. Con chi lavora in campo assicurativo era quasi un’eresia parlare di coperture assicurative per dronisti. Questo fino a pochi mesi fa. Il nulla più assoluto, o quasi. Poi, ad un tratto, arrivano le compagnie d’assicurazione, addirittura “equipaggiate” con prodotti assicurativi formulati nientepopodimenoche dai Lloyds di Londra.

Ancora si stanno definendo alcuni aspetti di queste polizze che ZAC!  Eccoti le sanzioni.

policeMa come? Ancora non ho capito cosa devo fare e arrivano già le sanzioni? Ebbene si, caro mio lettore. Tu, proprio tu che stai leggendo questo post e che con la coda dell’occhio guardi il tuo dronello parcheggiato sotto al tavolo, pronto a fare qualche ripresa video, sappi che, se non hai l’assicurazione e “ti beccano”, rischi dai 56mila ai 113mila euro di multa (vedi per approfondimenti QuadricotteroNews). Stiamo parlando di un utilizzo professionale del SAPR. Se vai al campo di volo per aeromodellisti ti basta l’assicurazione del “capo famiglia” o quella prevista per attività ludico sportive in campo aeromodellistico (poche decine d’euro).

Considera anche che in generale, l’inosservanza del Regolamento ENAC è sanzionabile con Art. 650 del Codice Penale (per approfondimenti ulteriori invito a leggere il mio post “Volare con i droni è possibile ma rispettando tutte le regole“).

Poi, un bel giorno, perchè non bastava, sempre per noi dronisti salta fuori un altro Regolamento, fino ad ora misconosciuto ai più (intendo a chi non è solitamente avvezzo all’uso di un Boeing).

aereo

Arriva il “Codice della navigazione aerea” che di fatto è in vigore da quando esistono i voli civili. Riassume e definisce le regole a cui devono attenersi le compagnie, i piloti e le flotte aeree (nonché sancisce i diritti dei passeggeri; anche se su questo tema, per fortuna, possiamo esimerci dal doverlo approfondire). Poiché i droni sono aeromobili, tale regolamento, insieme alle regole dell’aria e al Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, costituisce di fatto l’impianto normativo che disciplina il settore dei droni. Quindi anche il quadro sanzionatorio si allarga equiparando il volo di un drone, nella peggiore delle ipotesi in area critica, a quello di un aereo di linea che sorvolasse un centro abitato a bassa quota. Di fatto viene paragonato il danno che potrebbe fare un drone che precipita in area critica a quello che potrebbe succedere se precipitasse un aereo di linea su un centro abitato.

Pensavi di avere un quadricottero e ti sei trovato un surrogato di un Airbus A380

E non finisce qui… “dai, lo sai, devi certificarti pilota SAPR e devi certificare il tuo DRONE. Via, adesso le scuole ci sono e non hai più scuse”.

E tu mi dirai: “Lo so, caro Stefano, le scuole ci sono, magari non tante e ben distribuite in tutto il territorio ma ci sono. Ma poi che faccio una volta che ho frequentato una scuola che mi rilascia un attestato di frequenza o diploma che dice che ho appreso le regole dell’aria? Ovvero, che faccio dopo un corso di 33 ore per la sola parte teorica?”.

Ci fai ancora poco ma è un ottimo inizio, caro il mio lettore. Poi devi…

Opzione 1: Rivolgerti al tuo costruttore di droni e chiedergli di farti il corso pratico sul drone che andrai ad acquistare (incrocia le dita che sia certificabile ENAC), redigere il manuale tecnico e quello operativo, facendo prima l’attività sperimentale che serve a stabilire i requisiti minimi di sicurezza dell’aeromobile e tutte le procedure necessarie per garantirle e metterle in atto.

Opzione 2: Alcune scuole che formano i futuri piloti SAPR effettuano anche corsi di formazione alla parte pratica. Anche se sul o sui droni della scuola, quindi la successiva certificazione a pilotare un drone vincolerà quel pilota ad usare quel SAPR della scuola sul quale ha effettuato il corso pratico. Spesso però queste scuole possono anche insegnare a redigere il manuale tecnico, quello operativo e a seguire l’operatore e il pilota in tutto l’iter necessario a ottenere la certificazione da ENAC.

Opzione 3: Affidarvi ad una società di consulenza che sulla base dei vostri obiettivi e analizzando il settore in cui andrete a operare, vi seguirà consigliandovi e ottimizzando i processi che vi porteranno alla certificazione (flotta di droni, piloti e operatori). In tal caso si parla di consulenze dedicate esclusivamente a professionisti e società, come ingegneri, architetti, agronomi, viticoltori, ecc. Queste società di consulenza cominciano ad essere una realtà sempre più presente nel territorio italiano.  Operano attraverso team di tecnici e personale che solitamente vanta una lunga esperienza in campo ingegneristico e aeronautico.

Opzione 4: Ti auto-investi “Auto Costruttore”, che non ha nulla a che vedere con gli AutoBot dei Transformers. E’ una definizione tecnica prevista da ENAC che ti permetterebbe di assemblare (auto costruire, per l’esattezza) un drone e di condurre tutta l’attività sperimentale, ecc. Ovviamente tale investitura prevede una dichiarazione di rispondenza al Regolamento Enac e “un minimo” di conoscenze tecniche. In realtà, sempre stando a quanto afferma ENAC, emerso anche recentemente da uno dei convegni organizzati al DronItaly, non saresti obbligato a certificare i singoli componenti elettronici, meccanici e strutturali del drone acquistati da terze parti ma l’assemblaggio in toto. Diciamo che se fossi un sarto non dovresti garantire la qualità della stoffa e del filo utilizzati ma quella del vestito finito.

E tu mi dirai… “Sì, e se poi mi casca il drone per un problema dovuto a una centralina, al GPS o altro del genere? Chi è responsabile?”

E qui casca il drone e l’asino…

“Ora, e tù vorresti sapè troppe cose nini mio”.

Diciamo che il problema a questo punto andrebbe analizzato da vari punti di vista. In realtà se ENAC certifica il tuo drone, quel drone ha le carte in regola per operare. Se cade l’aeromobile e il problema è riconducibile ad un componente del drone, che comunque ENAC al momento della valutazione delle carte che hai presentato e che riguardano il tuo drone nel suo insieme ha ritenuto valido, in ambito assicurativo la questione “dovrebbe” essere liquidata senza problemi.

E qui ho detto la caz…

“Senza problemi” è una parola grossa ma ragioniamo un momento. Tu sei certificato pilota SAPR insieme al tuo SAPR. Puoi operare in aree non critiche, hai l’assicurazione, ti cade il drone (sempre quello che hai certificato con ENAC e non un altro) per un problema meramente tecnico. Se hai gestito l’operazione non critica osservando scrupolosamente quanto hai dichiarato sul  manuale tecnico e su quello operativo, rispettando quanto riportato dal Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, in caso di incidente, quindi di danno, sei coperto dalla tua polizza assicurativa. Se poi la compagnia d’assicurazioni troverà il modo di cavillare su questioni tecniche sollevate dal perito, questo non posso certamente prevederlo, anche se, onestamente parlando, messa nei modi che abbiamo descritto fino ad ora, presumo che in tal caso qualche notte in bianco tu debba metterla in bilancio.

Allora… che fare?

Domandona… Una prima risposta che mi viene di darti, amico mio dronista, è di investire su te stesso. Vai ai seminari di formazione sull’argomento droni (in generale), imparati le regole dell’aria. Fatti un corso presso una scuola certificata da ENAC, cerca di capire con esattezza in quale ambito vorresti operare con i SAPR. Contatta le aziende che producono droni. Ti consiglio di prendere contatti con quelle italiane, dammi retta. Per quanto siano belli, fighi, massicci, funzionali e diffusi i droni asiatici, resta il fatto che le aziende italiane che costruiscono droni (anche questi belli e fighissimi, te lo assicuro), lo fanno con nozione di causa. Sanno cosa chiede ENAC e si adoperano per realizzare prodotti in grado di essere certificati.

Investire su se stessi vuol dire crescere, prima di tutto. Conoscere un settore, un mercato e le leggi che lo governano. Adesso ci sono fiere dedicate, convegni, workshop, seminari e corsi sui droni. Prima di fare passi in una direzione, magari prevalentemente spinti dalla forza della passione o dalla voglia di cavalcare un settore che, almeno sulla carta, appare come quello tra i più interessanti del momento sotto il profilo delle opportunità di lavoro, “stoppati” un attimo e impara. Ascolta, confrontati con chi è del settore.

Cerca di capire che operi o stai pensando di farlo all’interno di un comparto lavorativo fortemente caratterizzato dalla tecnologia, da competenze in campo aeronautico e influenzato dalle decisioni ENAC e presto anche da quelle dell’EASA. Cerca di capire che le Autorità di Pubblica Sicurezza operano per garantire la sicurezza dei cittadini e per prevenire e reprimere eventuali atti che contravvengono ai dispositivi di legge. Se prendi un drone e pretendi di andare a fare rilievi termografici in prossimità di una facciata di un edificio, in pieno centro città, senza autorizzazioni, senza aver adottato procedure di sicurezza, ecc., poi non chiederti perché la volante della Polizia è intervenuta.

Pertanto, se hai investito un po’ di soldi in un drone e sai già che quel modello difficilmente potrà essere certificato da ENAC come SAPR per le attività in aree non critiche, vola in aree segregate o campi di volo per aeromodellisti ma parallelamente, se vuoi diventare un professionista di questo settore, comincia a pensare da pilota. Formati e poi specializzati nei campi di applicazione a te più congeniali.

soldiLavorare con i droni non vuol dire “fare tutto” col drone e inoltre occorre dotarsi di un’organizzazione per operare con questi  “cosi”. Diciamo pure che tra le tante incertezze che ancora aleggiano in questo settore, di sicuro è emerso che il Pilota SAPR non può volare da solo. Non a caso esiste anche la figura dell’Operatore SAPR. Inoltre, ti invito a riflettere, se parliamo di droni certificati, di percorsi formativi, di crescita personale e, soprattutto, di costituire un’impresa attorno alla quale sviluppare un’attività professionale, occorrerà entrare nell’ottica di dover affrontare degli investimenti.

Allora, amico mio dronista, non ancora Pilota SAPR. Ti faccio la domandona del secolo: “Vuoi usare i droni perché ti piace svolazzare e magari fare anche le riprese video o vuoi seriamente affrontare l’argomento per fondare un’attività imprenditoriale?”

Nel primo caso, da amico, ti consiglio di tenerti il tuo dronello e, come ho già detto, limitati a volare e divertirti in aree segregate, meglio se sopra un bel campo, meglio ancora se tuo e ancor meglio se lontano, parecchio, dagli aeroporti. Oppure fallo presso i campi di volo per aeromodellisti.

Nel secondo caso. Frugati in tasca e investi il tuo tempo e non mi venire a chiedere consigli su quale drone acquistare per la tua attività di videomaker professionista proponendomi  un budget di spesa massimo di 300 Euro perché, dopo tutti i post che ho scritto sull’argomento e questo articolo in particolare, mi FARESTI GIRARE LE PALE! 🙂

 

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2 thoughts on “Droni – da 0 a 100 in 5 mesi

  1. Camilla 17 novembre 2014 / 19:57

    Ciao Stefano, grazie per le tue delucidazioni.
    Una cosa però non mi è chiara: se decidessi di utilizzare il drone per lavoro, questo deve essere approvato ogni volta che lo uso, o una volta certificato quel drone posso usarlo quante volte voglio?

    Inoltre, entrando nello specifico, nel caso sempre di utilizzo lavorativo immagino che bisogna aprire la partita iva e avere una sede legale (ufficio). Giusto?

    • Stefano Saldarelli 17 novembre 2014 / 22:37

      Ciao! Grazie per il tuo commento.
      Allora…
      La risposta è si e no.
      Il drone dovrà essere manutenuto e avrà bisogno di parti di ricambio. Avrai la necessità di modificare il payload, ovvero la parte extra drone che dovrà essere trasportata, come: sensori, videocamere, fotocamere, gimbal differenti, etc.
      Tutto questo comporta il dover fare nuovamente l’attività sperimentale relativamente alle parti modificate, anche se cambi il modello della batteria o ne aggiungi una seconda.
      Quindi, per risponderti, non devi certificare il drone ogni volta che voli ma lo dovrai fare ogni volta che ne modifichi le caratteristiche che ti hanno portato a ottenere la certificazione.
      Sappi però che a ENAC presenterai delle dichiarazioni in cui attesterai di aver eseguito le suddette procedure. Si tratta di autocertificazioni con effetto legale, quindi, da un certo punto sono procedure agevolate ma devi dichiarare il vero.

      Per la questione P.IVA la risposta è si a meno che tu non diventi un pilota, dipendente, assunto da un’azienda che magari ha una flotta di droni 🙂

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