Se lui ce l’ha fatta anche tu…

…e anche tu un bel NO! Per fortuna ed è un bene che sia così.

Dai, finiamola di spacciare false verità da “american dream”. Chi lo ha detto che “SE CE L’HA FATTA LUI PUOI FARCELA ANCHE TU?”

Non esiste ed è bene che sia così.

Parti dal presupposto che non possiamo fare tutti la medesima cosa e non tutti possiamo essere ricchi, belli, di successo, famosi, etc, etc.

Ma come? Perché non può esistere?

Eppure, soprattutto “nel mondo dei grandi che devono affermarsi a tutti i costi”, questo concetto passa, spesso. Tra i formatori dei nuovi manager, tra i coach del marketing echeggia il:  “Non ti arrendere perché se ce l’ha fatta lui anche tu ce la puoi fare” in ogni luogo ove proliferano gli “arrampicatori della scala sociale”.

Ora… la prima parte che prevede il “Non ti arrendere”, mi sta pure bene. E’ stimolante e ti sprona ad andare avanti, non necessariamente nella direzione da cui sei partito o ti sei diretto ma ti aiuta e ti incita a proseguire con una certa grinta. Quantomeno non ti porta ad abbrutirti e addivanarti (sprofondare nel divano) in attesa della cosiddetta “pappa scodellata”.

E’ la seconda parte che trovo “agghiacciante”. Se il suddetto concetto fosse applicabile sempre e funzionasse davvero, nel mondo ci sarebbero solo dei Michelangelo Buonarroti o dei Leonardo da Vinci (solo per prenderne due a caso).

Quanti Papa esistono? Uno! Quanti presidenti della Repubblica esistono? Uno! Quanti direttori di “quella azienda” esistono? Uno… Quanti Maurits Cornelis Escher sono esistiti? Quanti Arnold Schwarzenegger esistono…

Comunque…

…a prescindere da queste esternazioni, del tutto personali e quindi soggettive e criticabilissime, di oggettivo c’è che io non sono tu e viceversa. Detto ciò rassegnamoci entrambi, nel bene e nel male. Se tu hai ottenuto un determinato risultato in un qualsiasi ambito, non è detto che lo possa fare altrettanto nel mio e viceversa, all’infinito. Pare banale e quindi ovvio ma evidentemente non è così.

Se quel manager “ce l’ha fatta”… e che cacchio, evviva! Quindi? Magari un domani, forse, se ti impegni, ti fai un mazzo, se lui magari muore o se molla o se hai conoscenze, culo, o se… FORSE tu puoi arrivare dov’è lui… e poi?

Quante persone ci sono nel mondo che possono dire veramente di avercela fatta solo avendo ricalcato pedissequamente quello che hanno fatto altri? Invece, quanti cosiddetti “falliti” ci sono nel mondo che hanno mollato proprio perchè quel concetto assoluto, irremovibile, quasi dogmatico del “se ce l’ha fatta lui ce la puoi fare anche tu” gli ha stramazzati al suolo senza appello e senza possibilità di replica?

Hollywood ha prodotto migliaia di frustrati che illusi dal sogno americano sono tornati a casa con le pive nel sacco, senza aver ottenuto successo, fama, gloria. Questo è accaduto  solo perché “qualcuno” gli ha fatto vedere (troppe volte) “Saranno famosi” facendogli credere che “anche lui poteva farcela solo perchè loro ce l’hanno fatta”. Oltretutto, gli attori di questa serie televisiva, dopo l’ultima stagione conclusasi nel 1987, non hanno avuto tutto quel tanto “decantato, cantato e ballato” successo, a parte pochi di loro. Se poi leggi il titolo della serie (o film) come se fosse scritto in lingua italiana, ti renderai conto che forse un senso lo aveva. Un presagio, un monito? 🙂

fame
Locandina di “FAME”, in Italia “Saranno famosi”. Locandina tratta da http://www.vivacinema.it/

 

Il mondo è duro e là fuori ci sono tanti bastardi che sanno spacciare false verità.

E allora… domanda: “conta più il FARCELA a fare quello che fanno gli altri, magari rincorrendo un modello di successo figlio di un’omologazione sociale, o è più importante provare a FARE quello per cui ognuno di noi è più portato e nel modo in cui riuscirà a farlo?”

Mi rivolgo ai giovani, e qui si vede che sono soltanto un “essere pagante”, visto che oramai ho passato da tempo i 34 anni, età fino alla quale, per un certo “MODELLO civile”, siamo ancora considerati GIOVANI…

Quindi, dicevo:

GIOVANI, non mollate, non arrendetevi, cercate di fare al meglio quello che sentite di voler e di poter fare. Abbiate rispetto per voi stessi. Imparate ad ascoltare e a rispettare gli altri. Elaborate e fate vostri i principi fondamentali, gli insegnamenti, il rispetto e l’onestà prima di tutto. Poi, se non riuscite a fare quello che LUI/LEI sono riusciti a fare… chi se ne frega! Sicuramente potrete fare altro, di diverso, magari neppure benissimo ma ancora una volta chi se ne frega. Magari lo avrete fatto col cuore. Se vi sarete impegnati e se ci avrete creduto, avrete già raggiunto il vero successo, quello di chi non si arrende, di chi non molla, di chi prova a fare una cosa e magari ha il coraggio di cambiare rotta all’improvviso provandone un’altra e un’altra ancora.

…e comunque, potreste fare anche meglio di come lo ha fatto quel “modello” preso ad esempio. Nel vostro caso “fare quello che ha fatto lui” potrebbe essere per voi solo una limitazione.

Arriverà il momento in cui vi fermerete e rifletterete su cosa effettivamente avrà più valore per voi. Nell’amore, nel lavoro e nella vita in generale.

Quindi, fanculo al: “Se ce l’ha fatta lui ce la potete fare anche voi”. La prossima volta che sentirete questa fandonia, guardate negli occhi quel “tipo”, avvicinatevi e a quel punto mostrategli una qualunque cosa che sapete fare. Un fischio con le dita, una magia con le carte, un acuto cantando un pezzo di lirica, mangiatevi le unghie dei piedi; qualsiasi cosa farete in quel momento sarà DIVERSA da quella che potrà o riuscirà a fare “lui”. E se non lo farete… chi se ne frega ancora e ancora una volta. Basterà aver capito che quelle parole non erano per voi ma per chi le ha pronunciate che, evidentemente, non ha ben chiaro il concetto di individuo, intelligenza e unicità.

“Impara a guardare con gli occhi di un cieco e ad ascoltare con le orecchie di un sordo. La vita potrà apparirti incredibilmente bella perché l’avrai vissuta e sentita col cuore.”

Boia dé, non so da dove mi è venuta fuori questa frase ma la mi garba parecchio 🙂

 

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6 thoughts on “Se lui ce l’ha fatta anche tu…

  1. Luigi Nocerino 17 luglio 2015 / 08:47

    grazie a te ed al tuo blog decisamente interessante .

    Sono d’accordo sul senso delle tue osservazioni quindi … non vedo altro da aggiungere .
    Ogni persona è una storia , un vissuto , una esperienza e un carattere . Se vuoi davvero aiutare , prima di parlare devi ASCOLTARE e non SENTIRE . Solo dopo aver compreso puoi indicare una strada .

    Complimenti

    • Stefano Saldarelli 17 luglio 2015 / 08:57

      Grazie Luigi!
      E’ stato un vero piacere aver potuto interagire con te.
      Lunga vita e prosperità 🙂

  2. Luigi Nocerino 16 luglio 2015 / 01:12

    caro Stefano , rispetto le tue osservazioni e , in parte le condivido .
    Dico in parte semplicemente perchè , ovviamente dalla mia personale esperienza e punto di vista , sono d’ accordo quando dici che certe frasi ormai stereotipate fanno ancora parte del modo di essere degli amici a stelle e strisce i quali , per dare il massimo , hanno bisogno del modello da provare ad emulare e in fondo , se sono slogan che ancora usano , significa che ancora funzionano ; noi (plurale maestatis) da bravi esterofili , abbiamo provato a copiare questo modello ma alla fine (dopo un lungo periodo) ci siamo resi conto che , per motivi culturali e strutturali , continuare su questa metodologia era come prendere in giro noi stessi e chi ci ascoltava .

    Ma …… è pur vero che ancora oggi , moltissime persone , spendono tanti soldi per andare su e giù per l’italia a seguire giornate di PNL , Formazione , coaching , come se in un giorno solo o al massimo due , potessero comprendere la strada per cambiare vita .
    Perchè sono cosi’ tanti ??

    parlando nella logica dei grandi numeri e non della totalità ovviamente , l’italiano per motivi storici profondi radicati , è stato sempre “civilmente” assoggettato , gestito , uniformato al concetto della formica operaia , abituato ad “accontentarsi” . Poi i tempi si sono evoluti e molte persone hanno , almeno mentalmente , iniziato a pensare che “cambiare si può” ma il problema vero era ed è quello di USCIRE DALLA PROPRIA ZONA DI COMODO ; lo spazio in cui siamo abituati a stare e dove ci sentiamo sicuri . Eppure vorrebbero provare , comprendere , ma alzare il tiro significa migliorarsi , fare esperienza , fare un passo in più anche se sei un pò stanco , significa alzarsi dopo che sei caduto .
    Queste esperienze fanno male , provocano dolore , e allora ….. quale miglior pretesto per ritornare nella propria zona di comodo ??

    E’ in questi casi che l’incitamento , il paragone con chi si è migliorato , può reggere e serve a tanto credimi . E’ la benzina che occorre per fare altri 10 metri in più e il compito di un leader (che non è un maestro o un guru ma semplicemente colui che dà l’esempio) , è proprio questo se ovviamente la persona che ha davanti ha un obiettivo vero .

    Poi , se alla fine , non riuscirà a fare i 100 metri in 9 secondi non importa ma ti garantisco che ciò che personalmente mi gratifica è vedere persone che hanno trovato un modo e compreso come fare per tentare l’impresa e se non arrivano in fondo sono cmq. soddisfatti dal costatare che , guardandosi indietro , si rendono conto di aver fatto un pezzo di strada molto più lungo di quanto pensassero .

    • Stefano Saldarelli 16 luglio 2015 / 16:29

      Grazie Luigi!
      Argomento interessantissimo .-)

      Vorrei solo porre l’attenzione sul concetto di “valorizzazione della propria identità” che differisce da quello dell’omologazione culturale.
      Il “sogno americano” si basa appunto sul “se ce l’ha fatta lui ce la posso fare anche io” ma non tiene conto – o poco – delle capacità reali dell’individuo. Pone in primo piano l’obiettivo: arrivare dove è arrivato l’altro facendo esattamente le stesse cose. Anzi, è la pedissequa ripetizione del medesimo percorso intrapreso dal “personaggio di successo” che diventa il vero modello di riferimento, come se il “copia e incolla” dell’esperienza di vita vissuta da un altro individuo portasse inevitabilmente al medesimo risultato.

      Ciò che invece ritengo importante, stimolante e sicuramente più assimilabile ad un concetto evoluzionistico che ci contraddistingue da altre specie animali, è la capacità di poter prendere un modello, (sociale, comportamentale, lavorativo, ecc), analizzarlo, elaborarlo e farlo proprio e poterlo anche METTERE IN DISCUSSIONE, proponendo soluzioni alternative/migliorative. Da qui procedere e cercare di raggiungere un determinato obiettivo.

      Il leader dovrebbe captare le reali capacità, le risorse, gli ideali di “quella persona” e incanalarli verso un obiettivo che poi non è detto che debba per forza essere quello per cui “quella persona” si è avvicinata a quel determinato settore.

      Pertanto, OK ai corsi motivazionali, ai coach, ai trainer, ecc. Ok alle convention, alla formazione ma… se ogni invenzione/scoperta si fosse basata solo sulla cieca copia delle regole e delle indicazioni ricevute da altri non avremmo mai ottenuto alcun sviluppo tecnico, culturale, artistico e scientifico. Solo chi è capace di osare, eccelle e riesce a creare qualcosa di diverso, forse anche di eccezionale.
      I coach motivazionali hanno successo, perchè riescono a farti USCIRE DALLA ZONA DI COMODO (ti cito) e a farti riflettere. Riescono a farti concentrare sugli obiettivi, a creare una “gerarchia di priorità” e a darti degli stimoli. Se il leader è bravo e onesto fa questo. Se il leader vende fumo, suscita nell’individuo una “leaderdipendenza” che mira solo a farti fare le cose a “pappagallo” e a dipendere da lui rincorrendo “il successo”.

      Concordo in pieno con la tua metafora dei 100mt. in 9″ e comprendo che il tuo atteggiamento è decisamente quello di un vero leader. 🙂
      Grazie Luigi.

  3. paolothevoice 8 aprile 2015 / 20:51

    Sono quei post che dicono tutto e che chiusura! Il modello che ancora passa è fasullo e non lascia intuire come la ricerca della felicità non passi per il successo ma semmai il contrario. Dai! Grazie per il pensiero!

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