Bambini dimenticati e negazioni abolite

“Attenzione. La visione di questo programma è consigliata ad un pubblico adulto”

Attenzione

Questo messaggio compare qualche istante prima dell’inizio o della ripresa, dopo la sospensione per la pubblicità, dei programmi che hanno contenuti NON ADATTI AI BAMBINI. Tra le varie emittenti televisive è pratica piuttosto diffusa adottare questo testo.

Mi domando: “pareva brutto scrivere un messaggio chiaro e diretto usando una negazione?” Dai, quando ci vuole usiamola!

Se NON è adatto lo puoi dire, non ti vergognare.

Questo cartello (termine anacronistico ma sempre in uso) a me pare un “consiglio per gli acquisti” in Mauriziocostanziana versione; è come se invitassi il pubblico adulto a vedere il programma televisivo che di lì a breve inizierà. Non implica minimamente l’eventuale presenza dei bambini e tantomeno ne sconsiglia la visione ai più piccoli.

Da parte di coloro che curano i palinsesti televisivi pare più una sorta di “trasferimento di responsabilità”, verso quegli adulti a cui unicamente il messaggio è rivolto, a fronte di una mancata, preventiva visione del contenuto e di un’adeguata valutazione dello stesso per stabilire se il programma può essere o meno fruibile dai bambini.

E’ un po’ come se volesse passare un messaggio di questo tipo: “Dal titolo di ciò che stiamo per mandare in onda ci pare che sia roba bella pesa ma noi non l’abbiamo ancora vista. Facciamo così: VI CONSIGLIAMO di vederla, almeno ne giudicate i contenuti, poi fate vobis“. Anche se il “fate vobis” non è implicito perchè di fatto non si mette in avviso nessuno. Anche il sostantivo ATTENZIONE non fa altro che rafforzare il messaggio di VISIONE CONSIGLIATA e non eventualmente di quella NON CONSIGLIATA o SCONSIGLIATA. L’uso di una bella negazione ogni tanto non guasta.

Rimettiamo al centro della questione i diritti dei bambini e le responsabilità degli adulti.

IL CONTENUTO NON E’ ADATTO AI BAMBINI. E’ un’informazione che indica chiaramente che quanto sta per andare in onda NON E’ DA FAR VEDERE AI PIU’ PICCOLI e non che se ne CONSIGLIA LA VISIONE AD UN PUBBLICO ADULTO; a me pare molto diversa la questione.

E’ come se nei pressi di un giardino pubblico, per indicare che non sono ammessi cani, fosse affisso un cartello con su scritto: “LA FRUIZIONE DI QUESTO PARCO E’ CONSIGLIATA AD ADULTI E BAMBINI”. Che si va per differenza? Quindi, tutto ciò che non ho riporto nel messaggio dovrebbe essere sottinteso come soggetto che NON dovrebbe entrare o, nel caso della televisione, che NON dovrebbe vedere qualcosa?

Di questo passo troveremo in prossimità di qualche spiaggia inquinata dei cartelli con su scritto: “LA BALNEAZIONE IN QUESTO TRATTO DI MARE E’ CONSIGLIATA A CHI SI E’ VACCINATO CON L’ANTI TIFICA”, invece di “Divieto di balneazione” oppure “IL PASSAGGIO SU QUESTI BINARI E’ CONSIGLIATO AI MACCHINISTI”, per dire “vietato attraversare i binari”…

Allora, tornando alla questione del nostro “cartello” televisivo, mi rivolgo a chi si occupa di comunicazione ma in particolare all’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e alle emittenti televisive. Vogliamo essere più precisi e avere il coraggio di chiamare le cose col loro nome cominciando dalla parola “BAMBINI”? Su… provate a dirlo, non fa male, anzi…

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