Sci e roba sospesa

Pare che il binomio “SCI e riprese aeree” abbia qualche difficoltà a trovare un equilibrio.

Poco più di un anno fa, durante i mondiali di sci a Madonna di Campiglio, si verificò uno degli incidenti più singolari e discussi degli ultimi anni, almeno in ambito sportivo. Un drone, col quale venivano effettuate delle video riprese aeree, cade rovinosamente a terra sfiorando per soli 3 centesimi di secondo lo sciatore Marcel Hirscher nel corso della sua manche. Una vera “tragedia mancata” ma di sicuro un buon motivo per dibattere in merito all’uso dei droni in ambito sportivo.

“Apriti cielo”, fu proprio il caso di dirlo. Di questo fatto se ne è parlato per giorni. Il pericolo, la sicurezza, chi avesse o meno autorizzato tale attività specializzata, con l’aggravante che era svolta di notte, etc. Un gran polverone che finì col portare la federazione di Sci, la FIS, a dichiarare che in futuro non si sarebbe più avvalsa di droni per effettuare riprese televisive, almeno “fino a quando non potesse essere garantito un funzionamento completamente sicuro”. Vedi notizia

Bene… si torna alle spidercam, quelle videocamere montate su carrelli che corrono lungo cavi sospesi sopra gli impianti sportivi, ampiamente utilizzate nel calcio ma anche durante gli eventi di particolare rilevanza e interesse per offrire immagini aeree a bassa quota.

Sicuri che in questo modo non si sarebbero più verificati incidenti, nel corso delle Olimpiadi di Rio 2016 una spidercam installata presso il Parco Olimpico, cade al suolo a causa della rottura di alcuni cavi che la sostenevano. Esito rovinoso per la spidercam, per l’emittente televisiva che gestisce le riprese video dei giochi olimpici (OBS – Olympic Broadcasting Services) e soprattutto per il danno provocato ad alcune persone che si trovavano sotto la perpendicolare di questo dispositivo di ripresa. Tutto viene rapidamente ridimensionato per non dare troppa eco alla notizia in favore della sempre magica atmosfera dei giochi olimpici. Vedi notizia

Ma torniamo allo sci col quale ho aperto questo post.

Notizia di oggi: a Saint Moriz, nel corso dell’ennesimo mondiale di sci, una spidercam cade al suolo a causa di un cavo tranciato da – pare una barzelletta – dal passaggio della pattuglia acrobatica svizzera. Vedi notizia

Ora mi chiedo… Vogliamo vietare il vietabile in nome della sicurezza o cominciamo ad utilizzare la testa? Che sicurezza sia ma, in questo caso, o la spidercam era stata montata ad un’altezza tale da diventare un pericolo per gli stessi aerei della pattuglia acrobatica svizzera o quest’ultimi volavano un “tantino” basso, tanto da creare un problema di turbolenze nei confronti della stabilità e della relativa sicurezza di questa camera su cavi.

Allora, sono i droni un pericolo? Le spidercam? Gli aerei? Missili, satelliti? O vogliamo tornare un attimo con “i piedi per terra”, concertare le iniziative, mettere a conoscenza tutte le parti interessate su ciò che è in corso e, soprattutto, utilizzare procedure condivise, sicure e testate?

Gli incidenti capitano ma spesso sono causati da incompetenze, negligenze e disattenzioni. Non è tanto il mezzo il pericolo ma quanto chi lo governa che spesso non è attento e sufficientemente competente.

Vogliamo parlarne?

Approfondimenti e crediti:

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6 thoughts on “Sci e roba sospesa

  1. Fredi Andreini 22 marzo 2017 / 10:01

    Vorrei condividere un idea con te per la regolamentazione e l’utilizzo dei droni.
    Mi faccio volentieri portavoce di chi come me ha seguito il corretto percorso per l’utilizzo di questo strumento di lavoro.
    Vietare l’acquisto a chi non è in possesso di regolare attestato/licenza di pilota Apr.
    Una sorta di porto d’armi che ti autorizza a comprare ed utilizzare i droni.

    • Stefano Saldarelli 22 marzo 2017 / 10:35

      Ciao Fredi.
      Grazie per la tua riflessione. La trovo corretta, dal tuo punto di vista, ma inapplicabile sotto il profilo normativo e pratico. E’ un problema annoso di cui si dibatte da anni ma che non trova una soluzione per via degli interessi in gioco. Si torna all’abusato paragone del coltello da cucina: puoi usarlo per tagliare pane, carne o dolci o se sei DEXTER puoi affettarci il vicino di casa facendolo a pezzetti. Stesso coltello, due utilizzi completamente differenti.

      La questione è un’altra: OCCORRE FARE CULTURA. Sai che il coltello taglia, sai che è un utensile ma sai anche che può essere un’arma e come tale lo usi con coscienza e attenzione; lasciando perdere l’eventualità di intraprendere la carriera del serial killer. 🙂

      Detto ciò, dei droni se ne parla e straparla ma poco verso chi non ha la più minima idea di cosa sia un drone e dei pericoli intrinsechi che si celano se lo si usa male. In altre parole, “ci parliamo addosso” tra addetti ai lavori. Ci diciamo quanto possono essere pericolosi o quanto utili; che servono regole certe e i relativi controlli; che il drone è il futuro ma che così non si può andare avanti e, nel frattempo, l’industria dell’elettronica sforna dronelli per tutti gli usi e abusi, senza palesare (andrebbe contro il loro stesso interesse) la pericolosità che può derivare dall’uso improprio e soprattutto che ci sono regole da seguire.

      Per concludere Fredi, c’è tanto lavoro da fare ma occorre essere pronti a farlo, per primi noi stessi che siamo i sopra citati “addetti ai lavori”. Pertanto, ben vengano giornate propedeutiche all’uso del drone nelle scuole, nei centri commerciali, ovunque se ne possa parlare. Le istituzioni non ce la fanno, restano sempre indietro rispetto allo sviluppo tecnologico. Stiamo ancora parlando di sistemi di geofencing, sense and avoid, etc, quando un drone che compri a Mediaworld ha sensori di prossimità e no fly zone inserite nelle app. Per carità… tanto c’è da fare, tanto si potrebbe fare ma come dico sempre, non aspettiamoci che siano gli altri a fare qualcosa per cambiare le cose. Sono le tante cose che vengono fatte che possono cambiare una situazione. Cominciamo noi a fare cultura, passerà qualche anno, forse ci saranno anche degli incidenti ma prima o poi arriveremo ad un punto in cui se vorrai un drone per giocarci o per fare il “sedicente professionista in black” non potrà volare più lontano di 50mt se non inserirai la tua impronta digitale, censita nell’archivio ENAV (o chi per loro) attraverso la quale sei riconosciuto come PILOTA DI APR e abilitato ad un certo tipo di missioni. Fantascienza? Oggi si, tra 4 – 5 anni sarà già roba vecchia.
      🙂

      • Fredi Andreini 22 marzo 2017 / 12:34

        Molto esaustiva la tua risposta. Personalmente sono pronto a scendere in campo in prima persona per aiutare la causa. Visto che sono fresco del settore e tra poco dovrò sostenere l’esame finale (speriamo bene) per il conseguimento dell’attentato, sarei felice di collaborare con te per ottenere più chiarezza nel settore. Usami allo scopo, se mi posso rendere utile ne sarò felice.

        • Stefano Saldarelli 22 marzo 2017 / 15:05

          Grazie Fredi, gentilissimo.
          Prima di tutto in che zona abiti/lavori? Dopodiché terrò presente la tua disponibilità; non che abbia la bacchetta magica ma “nel mio piccolo”, in questi anni, da quando mi occupo di droni, penso di aver offerto un punto di osservazione e degli spunti per dibattere sull’argomento, col proposito, prima di tutto, di fare cultura, far conoscere il settore e, se possibile, far emergere le problematiche e, se possibile, trovare il modo per affrontarle e risolverle.
          Su questo blog trovi diversi articoli che ho scritto sul tema droni e su DRONEVOLUTION.INFO, l’altro mio blog, pubblico quotidianamente le notizie del settore che attingo dalla rete. DRONEVOLUTION BLOG è un aggregatore di informazioni, non so se già lo segui. https://dronevolution.info/

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