Superare la malattia stando in salute

L’argomento che affronterò con voi in questo post tratta del “vivere bene” cercando di restare in salute e dei vantaggi che possiamo ottenere se abbiamo adottato un “buon stile vita”; soprattutto se capita di ammalarci.

Mettiamo subito dei punti dai quali possiamo partire con i nostri ragionamenti ed evitare facili illusioni.

Il primo è che se conduco uno stile di vita sano, e poi andremo a stabilire cosa si intende per sano, non mi rendo automaticamente immune da certe malattie. Mi riferisco a quelle Malattie con la “M” maiuscola che spesso arrivano e per le quali non sai darti una spiegazione.

Altro punto: viviamo in un ecosistema e per quanto possiamo impegnarci a fare cose meravigliosamente, bio, eco, green… non possiamo metterci al riparo dal prendere certe malattie; parlo sempre di quelle con la suddetta “M” maiuscola. Questo perché l’ambiente in cui viviamo è comunque inquinato e manipolato dall’uomo e il nostro corpo reagisce di conseguenza. Talvolta si adatta e supera gli ostacoli e altre volte cede e presenta il conto.

“E che caspita! …e allora? Chi me lo fa fare di impegnarmi, talvolta con fatica, per stare in forma, se poi rischio di ammalarmi ugualmente?”

Vi assicuro che questa frase non è buttata là; l’ho sentita in svariate occasioni, almeno ogni qual volta ho avuto l’opportunità di conversare per la prima volta con qualcuno in riferimento al mio stile di vita, per alcuni ritenuto piuttosto ortodosso. Adesso poi che ho avuto un cancro al seno la cosa diventa “più divertente”.

Non divaghiamo, mettiamo il terzo punto: tutto quello che puoi fare in concreto per te e per i tuoi cari, in termini di:

  • prevenzione,
  • alimentazione sana,
  • acqua e aria buona,
  • gestione dello stress,
  • attività fisica,
  • controllo del peso

è da considerarsi un investimento, un patrimonio che può permettere, a te e alle persone alle quali vuoi bene, di affrontare meglio, in salute, senza acciacchi, o con pochi, quella tappa fondamentale della vita che noi umani chiamiamo “vecchiaia”. Questo a prescindere da ciò che potrebbe capitarci e su cui non siamo direttamente responsabili; non avendo il potere di cambiare ciò che molti definiscono “destino” o “sfiga”.

Siamo esseri senzienti, connessi col mondo in modo simbiotico. Non sto parlando di connessione WiFi, 5G o altro del genere ma parlo di connessioni biologiche, spirituali ed energetiche.

Spesso ci dimentichiamo che siamo parte di un sistema. E’ importante capire che la nostra salute passa prima di tutto dai nostri comportamenti, da ciò che facciamo fin da piccoli, da come trattiamo il nostro corpo e, tornando alla sfiga, da come siamo stati progettati in termini di DNA. Su questo punto ci possiamo fare poco o nulla, almeno fino ad oggi.

Il nostro benessere dipende anche da come trattiamo l’ambiente, la natura, il pianeta, cominciando dalle singole azioni quotidiane che possiamo fare per migliorare la nostra qualità della vita e di riflesso quella degli altri. Più riusciamo a trattarci bene, tornando “ai fondamentali” che dovrebbero metterci in relazione e in equilibrio con la natura, e più la natura restituirà benessere all’uomo.

Uno stile di vita sano, secondo natura ci permette di fare una grossa scrematura di molte di quelle che vengono oggi definite, per lo più dalle aziende farmaceutiche, le “malattie della terza età”.

Quarto punto fondamentale: la vecchiaia non è di per sé una malattia e in vecchiaia non sta scritto da nessuna parte che ci si deve assolutamente ammalare, con l’aggravante che ci viene detto: “è l’età… che ci vuoi fare”.

Non a caso esiste una scienza chiamata “anti aging” che si occupa proprio di queste tematiche e della quale avremo modo di parlare in un prossimo post.

Nel mio cammino di vita, fin da ragazzo, ho sempre dato molta importanza alla forma fisica in termini funzionali, prestazionali, estetici e salutistici. Fin da bambino ho praticato sport per arrivare poi all’età di 14 anni circa in cui “mi sono fiondato in palestra” e non ne sono più uscito (tutta colpa del mio amico Arnold).

Roma 25 gennaio 2013 – Hotel Hassler – Conferenza stampa per la presentazione di The Last Stand – L’Ultima Sfida – Foto: Stefano Saldarelli

Nel corso degli anni sono diventato istruttore di bodybuilding e fitness, ho lavorato in molte palestre e ho sempre dato la massima importanza all’alimentazione, all’integrazione alimentare e ovviamente all’esercizio fisico. Nel tempo mi sono dovuto ricredere su tante cose, su quelle “certezze” che all’epoca venivano dispensate come “verità assolute” e che col passare del tempo sono state riviste attraverso le più recenti ricerche scientifiche. Ho sempre cercato, nei limiti del possibile, di arricchirmi culturalmente, con mente aperta, cercando di stimolare il ragionamento logico e critico, senza pregiudizi. Frequento tutt’oggi corsi di alimentazione e convegni medici (di quelli aperti anche al pubblico, ovviamente), leggo e cerco di capire “come funzioniamo”.

Credevo di fare tutto molto bene fino a quando, superati i quarant’anni, mi è stata diagnosticata l’osteomalacia: detto in soldoni è un principio di osteoporosi; insieme a questa “anomalia” sono insorti altri problemi.

“Strano…”, questa è stata la prima reazione. La seconda non ha tardato ad arrivare ed è stata: “O perchè?”

Ho ripreso in mano i libri, ho frequentato corsi di alimentazione mi sono documentato, mi sono consultato con medici fino ad approdare al “mondo” che c’è dietro le malattie autoimmuni spesso innescate dalla cosiddetta sindrome metabolica. Semplificando: mangi per una vita certe cose e poi capisci che queste non sono adatte al tuo organismo… o meglio, non lo sarebbero per tutti gli umani ma poiché da circa diecimila anni a questa parte è “costume” mangiare certe cose, perché sono considerate “sane, buone, nutrienti” e sono alla base della nostra alimentazione o della “dieta mediterranea”, le assumiamo come “alimenti di eccellenza” per l’uomo. Ci crediamo e li mangiamo pensando di fare bene e di fare del nostro meglio per nutrirci in modo corretto e nel rispetto della natura, senza considerare che nel frattempo, nel corso di questi dieci millenni, l’inquinamento, l’impiego di pesticidi, gli allevamenti e l’agricoltura intensivi, l’industrializzazione dei processi produttivi hanno svilito, impoverito e “ammalato” molte di quelle sostanze che crediamo tutt’oggi sane o quantomeno innocue. Abbiamo perso di vista ciò che siamo e l’industria alimentare, il benessere e il consumismo ci hanno portati a cibarci di cose che in realtà non sono “progettate” per l’alimentazione umana.

Dovremmo mangiare secondo un concetto preciso: il cibo deve essere “specie specifico”, quindi ad ogni specie va il suo cibo e non tutto è da considerarsi salubre solo perché lo si è mangiato per millenni o perché oggi viene pubblicizzato in televisione. Non voglio fare l’imbonitore né indossare il camice del medico perché non sono un medico ma mi avvalgo della consulenza di medici esperti nel settore per avere un supporto tecnico scientifico che mi permetta di comprendere meglio i meccanismi che avvengono nel nostro organismo quando assumiamo certe sostanze, soprattutto se lo si fa nel corso di una vita intera.

Vorrei che passasse il messaggio che il cibo deve essere nutriente e compatibile con il nostro organismo e che certi cibi che ingeriamo da una vita, non propriamente specifici per la nostra specie, stanno comunque lavorando, spesso a nostro sfavore, creando nel nostro organismo i presupposti per innescare malattie autoimmuni.

Ci ammaleremo tutti?

No! Ma chiariamo anche questo concetto. Si può essere ammalati senza saperlo perché “la malattia” è asintomatica, quindi non genera dei disturbi rilevanti o li genera in una forma che spesso associamo al “piccolo disturbo” al quale, nel corso della nostra vita, ci abituiamo, ci conviviamo. Come se i segnali del nostro corpo dovessero essere presi più o meno in considerazione a secondo se questi arrivano in punta di piedi o con violenza e dolore.

Altro fattore importante è l’età. Possiamo non avere alcun disturbo perché si è ancora giovani e il fisico sta reagendo bene; ha ancora la forza e le capacità per opporsi ad un progressivo decadimento organico indotto da cibo non idoneo e da uno stile di vita inadeguato. “Fin che regge il fisico” bene, poi arrivano i segnali importanti e talvolta è tardi per porvi rimedio. A me questi segnali sono arrivati superata la soglia dei 40 anni, dopo anni che credevo di mangiare nel modo corretto, pur essendo consapevole di aver “abusato” di certi alimenti, in termini di quantità; in particolare i latticini, i cereali e i legumi.

Poi c’è il DNA. Come abbiamo accennato precedentemente siamo progettati in un certo modo. Ognuno ha corredo genetico che può essere penalizzante o premiante, a seconda delle combinazioni che sono avvenute combinando i geni di mamma e papà. C’è chi può mangiare certi alimenti non idonei per una vita e non ammalarsi ed altri, viceversa, possono mangiare gli stessi alimenti e a 40 anni accusare dei disturbi. Trattasi di “Fattore C”.

Detto questo, ho potuto constatare sulla mia persona che arrivare ad affrontare un periodo difficile in cui devi fare i conti con un cancro, conviene  arrivarci “in forma”, avendo un corpo asciutto, tonico, senza problemi di sovrappeso con livelli ematici corretti e un’ottima eubiosi intestinale. Tutto questo ti permette di fronteggiare il “bombardamento chimico” necessario a sconfiggere il cancro. Se stai bene puoi affrontare il male. Se parti già svantaggiato rischi di dover fare i conti con diversi problemi durante il percorso che deve portarti alla guarigione.

Guarire significa aiutare il proprio organismo a lavorare meglio, a metabolizzare le cure necessarie per ottenere l’auspicata guarigione e permettere una maggiore disintossicazione dai farmaci che lasciano inevitabilmente un carico pesante nel nostro corpo. Non solo, come dicevamo in apertura, siamo un tutt’uno con l’ambiente e il cibo è ambiente. Se ci nutriamo bene il nostro organismo risponde bene. Se ci nutriamo sovraccaricandoci di cibo, di calorie inutili e “sporche”, prima o poi arriveranno i segnali negativi.

Siamo sempre all’interno del concetto di: “fare un investimento in salute”, di compiere i passi quotidiani per mantenere un corpo sano ed efficiente. Se poi, arriva il “carico pesante” (leggi sempre: malattia con la “M” maiuscola), puoi essere pronto per combatterlo e reagire al meglio alla sorte avversa.

Ti faccio un esempio:

se sei un guerriero, un soldato che sta combattendo le sue battaglie e vieni ferito, come pensi di affrontare il nemico se non sei al massimo della tua forma? Diversamente se ti trovi a combattere un avversario ma sei “addestrato”, in forma, reattivo e soprattutto senza ferite, hai tutte le carte in regola per vincere la tua battaglia. Certi alimenti, col passare del tempo, provocano quelle ferite che talvolta non si rimarginano e infiammano l’organismo provocando a catena una serie di disturbi.

Sento molte persone che si lamentano del fatto che “si devono mettere a dieta” considerando questo passo come un trauma, come qualcosa di innaturale da compiere per tentare di risolvere un problema innescato fin dalla giovane età e sul quale non si è posto rimedio tempestivamente. Tant’è che molti ne parlano solamente ma non affrontano il problema, rimandandolo ad oltranza.

Alimentarsi bene non significa fare sacrifici, tutt’altro, anche perché il fisico e il cervello si sintonizzano e ti premiano dandoti come conforto un senso di repulsione per certi alimenti non idonei, semplicemente perché stai bene mangiando bene e il tuo corpo non desidera altro che questo. Alcuni alimenti (cereali, legumi e latticini) creano dipendenza e quindi l’impossibilità a privarsene. Se invece educhi il tuo corpo a non cercarli più starai meglio, poi bene e successivamente ti sentirai in forma. Senza dover considerare la tua alimentazione “una dieta” nel senso più diffuso del termine; senza pensare alla parola dieta come qualcosa di privativo ma di esclusivo, di eccellenza, selezionando cibi idonei, sani, biologici e a bassissimo contenuto di zuccheri. Ecco perché parlo di STILE DI VITA, concetto nel quale rientrano la sana alimentazione secondo natura, un regolare esercizio fisico e il contatto con la natura (rispetto dell’ambiente).

Personalmente da oltre 7 anni cerco di seguire un’alimentazione più possibile specifica per me, in quanto umano di questo pianeta.

Adesso scateno le ire di qualcuno ma credo che questo sia meno rilevante se da queste mie righe possono scaturire ragionamenti critici e curiosità per approfondire questi argomenti.

Seguo un’alimentazione detta “evoluzionistica” o “paleo”. Troverete in rete centinaia di siti web che ne parlano e, ovviamente, tra questi avrete modo di leggere sia quelli che ne parlano bene sia quelli che la demonizzano. Parlerò in prossimo post della paleo dieta, in modo più esaustivo, partendo dalla mia esperienza e coinvolgendo amici esperti del settore.

Intanto, se non ne avete mai sentito parlare di Paleo dieta o se volete approfondire l’argomento senza “girare a vuoto” ma attingendo da una delle fonti più autorevole in materia, vi consiglio il libro di Robb Wolf, La Paleo dieta.

Non lasciatevi ingannare dalla copertina scelta dalla casa editrice Sonzogno. E’ una copertina volutamente commerciale, pensata per catturare l’attenzione di coloro che sono alla disperata ricerca di un rimedio per perdere peso. Non è che la Paleo dieta NON faccia perdere peso, tutt’altro, ma la perdita di peso deve essere considerata come una naturale conseguenza dello stare in salute, non è l’obiettivo primario, a meno che non ci si trovi in sovrappeso o oltre. Potete trovare il libro in quasi tutte le librerie o su Amazon. E’ un libro completo, aiuta a comprendere i principi su cui si fonda questa scelta alimentare secondo natura, ispirata dall’alimentazione che facevano i nostri progenitori del paleolitico, prima della rivoluzione agricola. Ne parleremo più approfonditamente in un prossimo post.

Posso dirvi fin da subito che alimentandomi secondo natura, assumendo cibi biologici, carne grass fed (allevata al pascolo ad erba), eliminando le farine provenienti da cereali/graminacee, eliminando legumi e latticini, da anni non ho più i fastidiosi sintomi da allergie, sono sempre tonico e non mi sento stanco nella fase postprandiale.

Ho affrontato il periodo della chemioterapia andando in palestra. Facevo le chemio tutti i venerdì alle 14.00 e prima di effettuare il trattamento chemioterapico mi allenavo per prepararmi fisicamente ma soprattutto psicologicamente a ciò che il mio corpo doveva assumere tramite endovena. Non ho avuto disturbi gastrici né intestinali. Mai una nausea e tanto meno il vomito. Ho avvertito stanchezza, certo, ma considerate che oltre al cocktail di farmaci che mi sparavano durante la chemio svolgevo comunque la mia attività professionale da imprenditore autonomo. Non ho preso un giorno di ferie, perché le ferie non le ho. Non ho preso un giorno di malattia, perché la malattia non mi viene riconosciuta. Non ho preso una “mazza”, pur pagando l’INPS.

Ops! Sto scivolando nella polemica…

In pratica, fatta eccezione per i due giorni e mezzo di ospedale che sono stati necessari per sottopormi ad una mastectomia, per il resto sono sempre stato in pista.

Quindi… non importa quanti anni hai, non importa ciò che hai fatto (anche perché il passato non lo puoi cambiare), oggi è un giorno nuovo e puoi affrontare la tua vita con un atteggiamento diverso, puoi affrontare il presente e organizzarti per vivere al meglio il tuo futuro. Puoi investire in salute attraverso la comprensione del mondo che ci circonda, dell’alimentazione, di ciò che beviamo e respiriamo.

Non possiamo fare tutto! Non abbiamo poteri speciali se non quelli della conoscenza, del discernimento e della voglia di mettersi in gioco per cercare di capire, porre domande e trovare la strada migliore per se stessi.

Diventa fondamentale e direi anche vitale restare in salute, mantenere il corpo in efficienza per poter affrontare, semmai arrivassero,  eventuali malattie (sempre quelle con la “M” maiuscola) e una vecchiaia il più possibile attiva, sana e gestibile in autonomia. Passa tutto da ciò che facciamo nel corso della nostra vita.

A voi la scelta… Pillola blu o pillola rossa? Se posso scelgo “niente pillole”. Casomai ne avessi bisogno cerco di capire quello che avviene intorno a me per evitare complicazioni in futuro.

Vi consiglio la visione di questo breve estratto da un’intervista su RAI3 in cui si parla di malattie croniche autoimmuni.

Concludo riportando alcuni detti cinesi che trovo calzanti per gli argomenti che ho trattato in questo post:

  • “Il momento migliore per piantare un albero era 20 anni fa. Il secondo miglior momento è ora.”
  • “Il segreto per vivere a lungo è: mangiare la metà, camminare il doppio, ridere il triplo e amare senza misura.”
  • “Le malattie si possono curare, il destino no”.
  • “Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una”.

Grazie per avermi letto fin qui. Lascia un commento!

 

 

Crediti:

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