Author Archives: Stefano Saldarelli

Ctrl+Alt+Canc Riavviamo il sistema

Capita che i computer rallentino, che le applicazioni si chiudano improvvisamente o che si blocchino. Capita che sul bel mezzo di una lavoro ti venga in mente che non hai salvato e ciò accade quando tutto, improvvisamente e inesorabilmente, si è già piantato. Capita…

Allora cosa fai?

Beh, di solito, per chi usa Windows, sei costretto ad un bel Ctrl+Alt+Canc, potendo poi optare per aprire “Gestione attività” e poi “Termina Attività” o scegliere se cliccare su “Arresta” o “Riavvia il sistema”.

Ho preso in prestito questa analogia dal mondo informatico per sintetizzare ciò che in questo momento siamo chiamati a fare, in queste ore, in Italia.

In quell’Italia ricca di storia, di arte, di letteratura, di poeti e di musicisti. Quell’Italia che ci dona prodotti agroalimentari unici e meravigliosi. Quell’Italia che ha da offrirci luoghi suggestivi che meritano mille vite per essere visitati tutti e più volte…

Oggi, quell’Italia, è stata messa in una fase di lento riavvio del sistema. Non è quel riavvio che puoi fare agendo sui tre tasti sopra citati e poi decidere in pochi istanti quale percorso compiere per uscire dalle impasse. E’ un riavvio lungo, caratterizzato da incertezze e da errori di sistema a cascata. E’ un momento in cui le nostre certezze vacillano, anche quelle che diamo per scontate come il gesto naturale e affettuoso di dare un abbraccio al proprio partner, al figlio, ad un parente o ad un amico.

Siamo sul chi va là ma anche sul: “cosa devo fare?”

Le imprese guardano alle scadenze fiscali, agli stipendi, ai leasing, mutui e fornitori da pagare.

Le famiglie guardano i propri cari con angoscia e timore di poter nuocere a qualcuno, inconsapevolmente e inaspettatamente. Guardano al lavoro che è in pericolo, allo stipendio che forse potrebbe non arrivare se la ditta non riprende a lavorare.

Questo virus è là fuori, da tempo. Gira indisturbato nell’attesa di infettare un nuovo ospite. Non lo vedi ma c’è. Non lo senti ma avverti chiaramente la sua presenza. Te la fanno sentire.

Quindi che fare?

Beh… non entro in questioni che riguardano la politica o il Governo della nazione e quindi se sei qui per sapere se voglio sfanculare il Governo o elogiarlo, questo post non fa per te. Diversamente, se vogliamo riflettere e trovare il lato positivo di questo momento, ti invito a proseguire questa lettura.

Nonostante i divieti, le zone rosse allargate oramai a tutta la nazione, la percezione di un pericolo per qualcosa che non si può contrastare direttamente ma solo evitando gli altri, isolandoci e avendo attenzione alla propria igiene personale, nonostante tutto, possiamo e dobbiamo trovare o ritrovare quella che oramai definisco “la dimensione perduta”.

Quante volte ti sei detto, più di ogni altra cosa: “Non ho tempo per…” o “Se avessi tempo farei…”?

Ecco, lasciando perdere l’andare a sciare, al teatro, al cinema, al ristorante, in palestra… ci sono innumerevoli cose che potresti fare in questo momento e che hai sempre rimandato.

Una a caso, lanciata là?

Bricolage in casa, perché no? Adesso se hai più tempo è il momento giusto per cambiare qualche tenda, verniciare una stanza o una porta, sistemare quel battiscopa scollato che da tempo ti dava nell’occhio. Puoi dedicarti al giardinaggio…

Puoi cominciare a scrivere quel libro che da tanto tempo hai in mente e che senti di dover scrivere ma ancora non lo hai fatto. Adesso è il momento.

Ma non solo… puoi ritrovare te stesso/a attraverso la riflessione, la meditazione.

Siamo stati e siamo tutt’ora subissati da informazioni provenienti da ogni canale e mezzo. Non abbiamo nemmeno il tempo per processare tutte le parole che ci giungono e che si riversano come tsunami nelle nostre menti creando scompiglio, paura, panico, e tutte quelle sensazioni che conosci bene e che stai vivendo.

E’ arrivato il momento di riavviare il sistema.

La mente è satura, siamo stanchi e provati. Adesso siamo forzatamente messi in stand-by e se vogliamo vivere e continuare a farlo dobbiamo mettere in campo l’arma della resilienza. Essere reattivi ad ogni cambiamento riuscendo a cambiare atteggiamento verso se stessi e verso gli altri, in condizioni avverse o estreme, come quella in cui ci troviamo. La resilienza ci permette di evolverci, di rafforzarci e di portarci ad un livello di maggiore consapevolezza verso noi stessi.

Se posso darti un consiglio, limita l’esposizione ai media dedicando poco tempo al giorno all’ascolto della TV ma anche alla fruizione dei canali social. Datti un tempo e rispettalo e poi dedicati a riflettere, a capire, a elaborare un tuo pensiero in merito a ciò che ha sentito cercando di filtrare le ridondanze, ciò che viene ripetuto in continuazione e soprattutto il modo con cui viene detto, spesso i media esasperano i concetti rendendoli sempre più ansiogeni ad ogni lancio di notizia.

Il resto della giornata, se sei “agli arresti domiciliari” come molti di noi, prova a dedicarlo a te.

Nessuno ti vieta di uscire, ad esempio, basta che non frequenti luoghi ove si configura un assembramento di persone… Su questa definizione vorrei spenderci qualche parola ma rischierei di spenderne più di una, dato che l’assembramento non definisce un numero esatto di persone ma più una situazione che si viene a creare e il modo con cui si è venuta a creare. Va beh… qui, qualche giurista potrà esserci più utile nel darci una definizione più chiara di questo concetto ma purtroppo il virus, del giurista, e dell’assembramento, ha un interesse pari a quello che ha per un idraulico o per un pompiere purché possa infettare tutti ben bene.

Puoi imparare dalla rete.

Sì “internet non è tutto da buttare”. Ci sono migliaia, forse milioni di tutorial che ti permettono di imparare a fare praticamente tutto. Non è detto che tu impari o che tu sia portato ad imparare una determinata cosa ma stai pur certo  che qualsiasi cosa tu voglia imparare, trovi di sicuro un tutorial che fa al caso tuo.

A tal proposito ti invito a leggere il mio post “ESSERE O NON ESSERE CREATIVI. COME STIMOLARE LE IDEE E IL PROCESSO CREATIVO.

Mi capita di guardare tutorial per fare cose che non mi interessa imparare ma li guardo solo con l’intento di scoprire qualcosa di nuovo, di capirla e dire: “Caspita, c’è qualcuno che la sa fare, la fa bene e la insegna agli altri”. Esistono tutorial che ti incantano e se vuoi ti aprono a nuovi mondi, sconosciuti e affascinanti.

Puoi imparare una nuova lingua, sempre attraverso la rete e a costo zero. Puoi imparare a cucinare; non importa diventare i Bastianich della situazione ma magari impari a fare qualcosa in più di un uovo al tegamino – anche se parrebbe cosa semplice farlo ma in realtà ho scoperto che c’è un mondo anche dietro alla preparazione dell’uovo al tegamino – o puoi perfezionare o trovare una ricetta alternativa a ciò che fai da tempo e che vorresti migliorare. Puoi fare TU un tutorial e scoprire delle capacità che pensavi di non avere, delle competenze che hai acquisito e che non hai mai avuto il tempo né modo di trasferire ad altri. Magari sei un artigiano che sa fare delle cose meravigliose, adesso è il momento per mostrare al mondo come le fai.

Puoi dedicarti ad aree di ricerca e di sviluppo per migliorare la tua attività. Puoi investire in formazione, migliorare il tuo sito web, trovare nuovi fornitori e clienti o rivedere i rapporti commerciali con gli spedizionieri.

E’ il momento di fare, anche se apparentemente potrebbe sembrare il momento dell’immobilismo.

Sei in quell’attimo in cui “stavi facendo tutto”. Tutto ti pareva che dipendesse da te e che nessuno avrebbe mai potuto fare se non tu. E’ il momento in cui il mondo aveva bisogno di te e, per l’appunto, tutto si è bloccato e adesso “non puoi fare nulla”.

Mannaggia…

E’ qui, per caso, per sfiga, per volere di qualche divinità, che dovevamo arrivare. Di avvertimenti ne avevamo ricevuti tanti, da anni, da sempre. Ognuno poi ha ricevuto i propri, quelli più diretti, ad personam, magari attraverso qualche problema di lavoro, di salute, lutti, etc…. ma non sono bastati, doveva arrivare il COVID-19. OK, questa volta ha bloccato tutti. Adesso è il momento del Ctrl+Alt+Canc e di scegliere di riavviare il sistema.

Libera la menteNon guardare al problema ma guarda all’opportunità che ti si presenta proprio grazie a questo problema.

Prendi quella pennellessa e tinteggia quella stanza. Impugna quella penna e scrivi il primo capitolo di quel libro. Premi play su quel tutorial e impara o guarda soltanto, magari come costruire un tavolo con la resina epossidica.

Leggi, approfittane. Hai quel tomo che ti aspetta da mesi, forse anni, riposto nella libreria di casa. Sfoglialo, guardalo, rivoltalo, apprezzane la consistenza, l’odore e la sensazione che ti dà la carta al tatto e poi… comincia a leggerlo, magari ti piacerà o forse no, ora potrai saperlo.

Gioca! Impara un gioco; gioca con i tuoi figli. Gioca col LEGO o fai modellismo, apre la mente e rilassa.

Ascolta la musica e scopri nuovi generi.

Apri un blog, ci sono mille modi per farlo, impara. Rinnova il sito della tua azienda per renderlo più fruibile. Libera la memoria del tuo computer, del tuo smartphone, della tua testa…

Prendi fiato e ripensa a te stesso. Stai con chi hai accanto e ascolta i suoi pensieri. Stai da solo e ascolta i tuoi desideri.

Ora puoi, approfittane.

 

8 marzo

E’ un giorno importante. Voglio celebrarlo dedicando questo racconto che scrissi circa un anno fa pensando alle tante donne che ho conosciuto durante il periodo della chemioterapia. 

Voglio dedicare questo racconto a tutte le donne e in particolare a quelle che si sono sottoposte o dovranno affrontare una mastectomia.


C’è chi le chiama puppe, bocce, tette, ciocce, zinne e se le son grandi anche giberne, tettone, meloni o bombe. Tonde e a pera, ritte all’insù o flosce che pare le si siano sgonfiate. Le danno a coppie, paiono un vole’ sta’ da sole. Da piccine le sono du’ bottoncini ma col passare del tempo e le crescono, forse. C’è ancora qualcuna che ancora aspetta dopo tant’anni ma finora unn’e successo nulla. Quando invece le sono grosse le sono scomode da portare perché le si movono da tutte le parti e con i reggiseni e le si strizzano tutte che paiono scoppià. 

Agli omini fanno girà i’ capo. Da bambini perché con le tette e ci mangiano e da grandi perché con le puppe e ci gioano. Le vengono strapazzate, ciancicate, strizzate, schiaffeggiate, palpate e ciucciate ma le un dicon nulla, e si fanno fare di tutto; le stanno bone. 

Alcune mie amiche le ci infilano in mezzo ogni cosa: fazzoletti, bigliettini, sòrdi e aggeggi vari. Alle volte se un le stanno attente e ci perdono dentro pure le chiavi di casa. 

I’ marito d’una mi’ amica e le usa come cuscino, come c’affonda i’ viso e s’addormenta. Pare un pupo a vederlo, almeno fino a quando un si desta e comincia a giocarci. Alla mi’ amica e gli fa piacere sentirsi coccolata ma la un disgarba nemmeno essere anche un po’ strapazzata da ì su’ omo, anche perché e sa che i’ su’ marito l’ama, e gli garba tutto di lei, pure le tettone che la si ritrova. Comunque e son bellini quei due. Lei fa la sofistica, pare se la voglia tirà. Lui le more dietro e spesso l’ho visto perdersi ni’ su scollo, ampio e provocante. E le parla ma mica la guarda negl’occhi. Finisce sempre lì, i’ su sguardo. Come son buffi. Però e si voglion bene.

E conosco un’artra coppia di amici dove lei, poerina, e l’ha du’ fichi secchi. Sai di quelli secchi, secchi che paiono un voler raccontare nulla? L’ha sempre avuto quer problema e ora che la c’ha quarant’anni un credere che le migliorino. Tutto sommato va bene così. Lui un si lamenta, almeno da quel che lei la mi racconta. Comunque unn’ha un reggiseno ma un reggi capezzolo; secondo me e c’ha meno della prima, la va in retromarcia! 

Ieri e m’ha chiamato un’amica che un sentivo da un po’ di tempo e la m’ha detto che i’ su’ fidanzato l’è sempre arrapato e un sa come fare per carmarlo. L’è un continuo ciancicargli le ciocce. “Belle le mì bocce”, e gli fa a lei appena rientra a casa da i’ lavoro e via di palpate che pare l’impasti la farina per fa’ i ravioli per 10 persone. Poerina la mia amica, l’è tutto un farsi strapazzà nel tentativo di carmallo ma un c’è verso, la continua a piglia’ palpate sulle ciocce come se un ci fosse un domani. E le ho detto di mettergli un po’ di bromuro ni’ brodo ma poi la mi dice che gli vo’ bene a i’ su’ omo e che in fondo l’è contenta che le su’ poppe e gli garbino. Comunque e so’ davvero bellini quei due.

Un paio di giorni fa ho incontrato un’artra amica che è ritornata dalle vacanze. Mi raccontava che al mare era tutto un guardarle le zinne. E l’ha belle, un c’è che dì. Du’ belle bocce da quarta abbondante, sode, ritte e uguali, uguali. L’ha quarantasett’anni ma unn’ha una smagliatura né un difetto, eppure un fa nemmeno palestra e la mangia ogni cosa. “Beata te”, le dico sempre, “o come tu fai?”. Lei la mi risponde: “Nulla, e l’è un dono di natura”. Poi la mi raccontò che i’ bagnino della spiaggia l’era sempre a guardalla. Una sera, quella furbona, la s’attardò sulla spiaggia per far girare un po’ la testa a quel poveromo. Lui a una certa e le si avvicinò con la scusa di chiudere l’ombrellone. Lei, come la lo vide e la si mise in posa per mostragli meglio tutto l’armamentario. Ovvio che quel poeretto e ci cascò, davanti a tutto quel ben di Dio. Lei un mosse un dito e dopo aver fatto un paio di respironi per gonfiare i’ du’ promontori e l’ha prese i’ pareo, la si coprì e l’andò via senza dir nulla. Quel salame di’ bagnino e mi sa che l’è ancora lì attaccato a quell’ombrellone. Poerino.

Domani e vado a trovare la mia amica che ha avuto un bambino da una settimana. Ancora un l’ho visto, chissà come l’è. Vedrai che tette e gli saranno venute. Prima di’ bambino e le aveva normali, anche belline; una volta la fece la prova del calice di spumante per vedere se le stavano dentro. La mi disse che l’entravano benino, benino ma che le sarebbe garbato avelle un po’ più grosse. Ora tu vedrai che con i’ bambino che deve allattà come le saranno diventate. Che sarà contenta? No… del bambino di sicuro, e dicevo delle tette. Spero un le facciano troppo male. 

C’era una mia amica che durante l’allattamento un gli veniva i’ latte, o almeno unn’era abbastanza per quel ciccione dì su’ bambino. O come l’era. Grosso, con du’ pentole che parevano scoppiare. Lui e tirava, tirava e tirava quei capezzoli, un faceva altro. Lei, poerina, e la faceva i’ che potea. L’ha provato di tutto, pure il tiralatte ma la mi disse: “Mai più mai poi, un mi garba e mi fa male; mi si sono arrossati tutti i capezzoli e mi bruciano”. Poerina.

La mi’ dirimpettaia e l’ha quasi settant’anni. L’artro giorno la incontrai sul pianerottolo e la mi si mise a raccontà un monte di cose di quando l’era giovane. E mi diceva che gli omini e le correvano dietro e che ora a vedessi allo specchio, guardando le su’ tette, la sembravano du’ sacchetti della Coppe; sai di quelli della frutta e verdura già usati? “O Franca”, le dissi, “o vedrai che i’ tempo e passa per tutti; lamentati! Guarda come tu sei bellina anche alla tua età. Sì, e t’avrai le tette un po’ sgonfie ma tanto ora a che le ti servono?” E lei la mi rispose: “Le servono, le servono, almeno per ricordarsi dei tempi andati mentre a guardalle ora e le sono loro andate”. “Un fare la sciocca e tu sei sempre belloccia dai. Se tu volessi t’avresti sempre un monte di pretendenti. O quell’omo che tu incontrasti la scorsa estate e che ti faceva i’ filo?”. “Siee”, la mi risposte, “Artro che filo, e voleva ma la mì pensione. E mi girava intorno, mi portò a cena fori e mi fece di regalo du’ aggeggi ma poi quando e capii che l’era un poco di bono e cominciai a fare i’ giro largo per unn’incontrallo”. “Dai, dai Franchina, lascia perdere, e tu fai sempre la tu’ bella figura, dai”. La mi sorrise e con una smorfietta la mi salutò come se la fosse tornata ragazzina, si girò e tornò dentro casa. Come l’è bellina la Franchina.

Al liceo e c’aveo un’amica che poi l’ha preso una strada poco bona, almeno così e mi raccontavano alcuni compagni che ho rincontrato nì corso dì tempo. L’ho rivista qualche giorno fa. O adesso un fa la escort?! Si dai, quelle che le vanno con gli omini a pagamento e che le si fanno pagare un sacco di sordi. Era tanto che un la vedevo. Lì per lì un ci feci tanto caso, ero alla fermata di’ tramme. La mi s‘avvicinò sfoderando ì su’ bel sorriso. L’era con un vestito che le sarà costato un occhio della testa. E ci scambiammo qualche parola poi arrivò i’ tramme e montammo insieme per andare in centro. Quando e si scese la m’invitò a prendere un caffè. O che voi, l’era sempre un’ex compagna di scola e oltretutto un c’avevo mica nulla da ridire su di lei. E decisi di andare a prendere quel caffè. Poi tra una parola e l’artra, rientrando nello spirito di quegl’anni delle superiori, e c’intrattenemmo a chiacchiere per più d’un’ora. A un certo punto la mi raccontò anche le cose più intime, come se la volesse vantarsi per come la sapeva movessi a letto o per come la sapeva fa’ perde la testa agli omini. La mi raccontava che un su’ cliente la voleva vedere tutte le settimane, sempre alla stessa ora. Un facevano mica tanto eh? A lui e gli bastava vedella gnuda a toccassì le puppe. E la mi diceva che la stava anche un’ora a cianciarsi quelle ciocce. Tant’è che una vorta e gli disse: “O nini, se continuo dell’artro e le mi si consumano, e mi tocca farti pagà un’extra per il chilometraggio illimitato”. Lui e si mise a ridere, ma a ridere che e ruzzolò da i’ letto picchiando una craniata sul comodino. Allora giù a ridere anche lei. La rise talmente tanto che le venne pure i’ singhiozzo. Insomma, più che un appuntamento sexy e fu una comica. La ringraziai per la chiacchierata e ci salutammo perchè e dovevo andare via; un poteo mica passa’ tutto i’ giorno a parla’ di tette e di avventure erotiche?

Oggi ho rivisto quell’amica che la s’è operata di cancro ai seno. Poerina, e le hanno tolto ogni cosa. Adesso un ce l’ha più appaiate ma una l’è sparita. Mi ripetea questa cosa mentre la piangea. E cercavo di farla ragiona’ per trovare i’ modo di consolalla. Un ce la facevo a vedella così. Eravamo a sedere accanto e ci facevamo forza a vicenda ma poi l’è scoppiata a piangere e a singhiozzà così forte che l’ha tirato pure i’ tubo. Ho pigiato subito i’ pursante per chiamare l’infermiera per farle controlla’ se un si fosse spostato quell’ago. L’arrivò subito, l’è brava davvero. Quasi ogni volta che veniamo a fa’ la chemio e ce la troviamo, pare che ci si dia appuntamento. Guardò bene i’ tubo e vedendo che unn’era successo nulla e l’ha tranquillizzata toccandole una spalla, poi a vedella piangere le ha chiesto se volea parlare. “No, unn’importa, un tu ci po’ fa’ nulla”, le rispose “E pensavo alla mi poppa che unn’ho più.” L’infermiera l’accarezzò sulla guancia con il dorso della su’ mano, come se la fosse stata la su figliola, poi le sorrise e le disse: “Un tu c’avrai più una mammella ma resti sempre tu, quella meravigliosa persona che sei e che continuerai ad essere”. Poi con i’ dito della su’ mano le tirò su il mento e aggiunse: “E poi le tette e le si rifanno, pure meglio di come l’erano!”.

La mia amica la guardò, le sorrise e poi guardando me cominciò a ridere. Io la guardai e le dissi: “O che tu ridi adesso?”. Lei la mi rispose: “Nulla, e mi immaginavo te con la protesi ai seno, sai bellino tu saresti?”

A quel punto la mia amica, l’infermiera ed io incrociammo gli sguardi e ci mettemmo a ridere tutti e tre come dei pazzi. Se fosse passato il capo reparto e c’avrebbe internati tutti. Dopotutto essere un omo operato di cancro al seno fa strano ma e c’ha pure i’ su’ pregi. E conosco più donne adesso che quando l’ero giovane e soprattutto le conosco meglio di quanto avrei potuto conoscerle a quel tempo. Ora parlo con le donne di tette, di zinne, di capezzoli e di seni come unn’avrei potuto fare a vent’anni. Ora e parlo con le donne e loro mi raccontano le loro cose, come non avrebbero fatto mai quando avevo vent’anni. Ora vedo le donne come non avrei mai potuto vedere a vent’anni e ciò che vedo è che sono meravigliose… 

…con o senza le tette.


 

Questo racconto è stato pubblicato in una versione ridotta e modificata, nell’antologia delle opere presentate al concorso letterario nazionale “Donna sopra le Righe 2019” edito da Edizioni Argonautiche. www.iosempredonna.it

 

 

C’era una volta il Corona Virus

Arrivò da un Paese lontano, lontano per creare scompiglio e tanto baccano…

Eppure mi pare davvero una favola, forse a tratti inquietante, come ogni favola che si rispetti.

Non so ancora quale sia il finale, non è stato ancora scritto o non ci è stato raccontato, “ma è già un successo di pubblico a livello planetario”.

Abbiamo sentito ogni cosa su questo virus.

Ho fatto la collezione di affermazioni più o meno deliranti su come è nato e come si è diffuso; sull’emivita del virus che variava ad ogni telegiornale andando da un massimo di undici giorni, sugli oggetti toccati da persone infette, ad un minimo di pochi minuti; sulla ricerca del “paziente zero”; sulle scuole, musei, teatri e pure stazioni ferroviarie chiuse; sul coinvolgimento dell’esercito per gestire l’emergenza; sulle zone rosse…

Si è detto che è un virus altamente contagioso, pareva quasi che solo a pensarci ci si poteva infettare, poi ci è stato riferito che è difficilissimo da prendere declassandolo a “poco più di un’influenza stagionale”additando quest’ultima come responsabile di molti più morti (allora sì che stiamo tranquilli).

Ci hanno consigliato di usare la mascherina protettiva, sì quella che adesso costa come un foulard di una nota griffe di alta moda e che pareva fosse la panacea di tutti i mali mentre adesso, si sente dire, che serva solo se sei già infetto ad evitare di contagiare gli altri ma… se sei infetto, e non lo sai, evidentemente non la indosserai e se sai di esserlo, molto probabilmente, sei in ospedale o a casa in quarantena, quindi vedo poco utile l’impiego di questo dispositivo se non a farti notare dalla massa impaurita come il possibile untore.

Dimenticavo alcune raccomandazioni fondamentali: “Non toccatevi occhi, bocca e naso con le mani“, come se l’atto di toccarsi possa essere compiuto anche tramite proboscide, eventualità che in tal caso concordo che richiederebbe una puntualizzazione sull’uso dell’arto di cui sopra.

Comunque, non voglio aggiungermi alla lunga lista dei sedicenti esperti anche perché non sono un virologo, tantomeno un esperto virologo e nemmeno un opinionista o un giornalista.

Il giornalista… “figura mitologica”. Si narra che scriva articoli documentandosi, verificando le fonti, intervistando, facendo inchieste, agendo in prima linea e soprattutto seguendo un codice deontologico. Non generalizziamo, qualche bravo giornalista c’è ma resta una voce fuori dal coro e, come tale, “stona”. Viene messo da parte o invitato a “non limitarsi a riportare LA notizia reale perché non farebbe notizia”.

Oggi, in un mondo sempre più connesso, dove la notizia deve essere diffusa rapidamente – pena essere superati dalla concorrenza e non chiudere contratti con gli sponsor – è indispensabile scriverla ancora prima che la notizia sia tale e quindi ancor prima che l’evento di cui si parla sia accaduto.

Oggi la stampa si occupa di futuro, un po’ come faceva Tom Cruise in Minority Report. Attraverso un complesso sistema riusciva a prevedere gli omicidi e a fermare gli assassini prima che questi commettessero l’atto criminale.

Oggi la notizia deve essere sensazionale, deve rompere ogni indugio. I titoli devono essere dirompenti, parossistici, altrimenti non è notizia e soprattutto non vendi i giornali o non inchiodi il pubblico davanti allo schermo della televisione. I talk e gli speciali in tv non fanno che trattare l’argomento Corona Virus. Se ne straparla cercando di portare tutto sul piano del catastrofismo. Si intervista chiunque pur di catturare l’attenzione dello spettatore ma soprattutto per prendere del tempo durante il quale “sperare” che nel corso della diretta qualcuno cada a terra stecchito, magari accadrà pure, per stanchezza, o stroncato da un infarto per via delle lunghissime dirette, non certo per il virus; ma vuoi mettere riuscire a trasformare quella diretta in una cronaca in diretta?

Il brodo è sempre più annacquato e la notizia cresce, cresce, cresce e poi, ad un certo punto, tutto si sgonfia.

Da qualche ora pare che il Corona Virus non sia più così letale.

“Chi muore lo fa perché non aveva più voglia di campare. L’influenza stagionale fa più danni della grandine ed è tutta colpa dei cambiamenti climatici. Greta lo diceva ma voi non avete ascoltato le sue parole e adesso dovete farvi la coda ai supermercati per comprarvi 70kg di pasta – che si mangeranno le farfalle o le locuste, meglio quest’ultime, ai fini della notizia sensazionalistica – pur sapendo che l’indomani potrete trovarne altri 70kg, al solito supermercato perché di fatto non siamo, fortunatamente, né in guerra né in carestia”.

Detto ciò… se vogliamo davvero capire cosa accade ai giorni del Corona Virus, basta girare per le città e avere a che fare con le realtà lavorative colpite da questa piaga, questa peste o malattia dilagante che si chiama sciacallaggio mediatico, amplificato dai social network.

“Sto leggendo cose che voi giornalisti non avreste mai dovuto scrivere”, parafrasando parte di una celebre frase tratta dal film Blade Runner.

Sabato scorso, verso l’ora di pranzo, mi trovavo al centro commerciale I GIGLI a Campi Bisenzio (FI). Ripeto, sabato, giornata tipica per fare compre e altrettanto tipica per restare imbottigliati nelle code alle casse o in fila ai parcheggi di qualsiasi centro commerciale. Tutt’altro, c’erano pochissime persone e trovavi tutti i posti che volevi per lasciare l’auto.

A distanza di una settimana pensavo che le cose si sarebbero un po’ calmate o almeno che fossero rientrate in una sorta di “normalità”.Ieri sera, VENERDI, quindi serata di weekend, nuova giratina a I Gigli. Mi aspettavo di trovare un turbinio di persone e il solito clima da fine settimana. Invece… pareva un film di Romero dove i pochi sopravvissuti si guardavano l’un l’altro impauriti nell’attesa dell’arrivo degli zombie; nel nostro caso, almeno tra gli esercenti, il pensiero che ho interpretato era: “Siamo a fine mese e da almeno 15 giorni non battiamo chiodo… Affitto, tasse, stipendi…chi li paga?”. Questo era lo zombie che vagava tra le corti del noto centro commerciale.

Mia moglie ed io abbiamo cenato a “I Banchi”, l’area dedicata alla gastronomia, sita al secondo piano de I Gigli. E’ un luogo carino, a noi piace perché sviluppato con in format in stile “mercato” dove trovi varie specialità, per lo più preparate sul momento, che puoi acquistare e mangiare sul posto. Beh… Vorrei postare qualche foto e un breve video girato sul momento, VENERDI 28 febbraio, intorno alle venti per mostrarvi la situazione assurda che si è palesata ai nostri occhi. Evito di postare questi file perché potrei essere, io, denunciato per aver pubblicato foto non autorizzate dalla direzione del centro commerciale… Vi invito a credermi sulla parola, o meglio, vi esorto a non credermi e a tornare a frequentare I Gigli come tutti gli altri negozi della vostra città.

La paura è comprensibile, soprattutto se fomentata da chi dovrebbe informare e non terrorizzare ma, il mondo va avanti e il coraggio, non l’incoscienza, deve prevalere sulla paura.Tornate a frequentare teatri, musei e cinema. Fate solo più attenzione a come vi muovete cercando di mantenere un livello di igiene personale (generale, non solo per le mani) adeguato ad un popolo cosiddetto civile e in perenne contatto con molti suoi simili.

Lancio un appello ai comici italiani… C’è bisogno urgente di voi, più dell’Amuchina.

La gente ha bisogno di ridere perché ha paura e la risata è il miglior vaccino contro la paura. Comici italiani, fatevi sentire attraverso i social e tornando nei teatri, soprattutto in quelli più piccoli che in questo momento stanno durando una fatica pazzesca per restare aperti.

Invito le persone di cultura a fare cultura a dispensare pensieri positivi ad elevare la paura allo stato di bellezza parlando di arte e di sentimenti positivi.

Dopotutto la storia insegna: dopo periodi bui ne seguono altri di luce.

Che la risata sia con noi… Che l’ironia sia nostra maestra di vita. Che la bellezza pervada i nostri cuori e le paure ci insegnino ad apprezzare ciò che abbiamo e ciò che siamo, con tutti i nostri pregi e limiti, da persone libere e capaci di intelletto…

Questo è il finale che vorrei leggere di: “C’era una volta il Corona Virus”…

C’erano una volta IL Maestro, IL Professore e per alcuni IL Mentore

Stamani in un post su Facebook ho trovato questa foto:

Immagine da Televideo – foto da Facebook

Ho letto i primi commenti che ne sono seguiti e poi ho fatto una riflessione che non pretende di essere unanimemente condivisa ma è scaturita in me, forse perché mutuata dal vivere da sempre a fianco di insegnanti. Mio padre è stato professore, prima al liceo e poi all’Accademia di belle Arti di Firenze; mia moglie è docente di sostegno alle scuole primarie e i suoi genitori, i miei suoceri, sono stati entrambi insegnanti alle scuole elementari; un tempo si chiamavano così.

Anche io sono stato uno studente e non ho fatto le scuole con Noè. Non sono coevo di Cicerone e non mi ritengo nemmeno uno che poteva essere considerato lo “studente modello”… eppure, in un batter di ciglia, mi accorgo che siamo passati da un estremo all’altro. Se ci penso ancora mi ricordo “le pacchine” che prendevo sulla nuca dai miei insegnanti.

Cos’è accaduto negli ultimi tre, forse quattro decenni?

Cos’ha permesso e imposto il ribaltamento di certe logiche e la tacita accettazione delle stesse? C’erano dei ruoli da rispettare ed esisteva un modo di rapportarsi che si radicava su un principio universalmente riconosciuto e riconducibile ad una sola parola: “educazione”. Questo accadeva una volta quando a scuola c’era una strana materia chiamata “educazione civica” e i genitori preparavano amorevolmente le merende ai propri figli oppure li sgridavano, li punivano e talvolta li prendevano a calci nel sedere se non si comportavano bene… Troppo?

Da un “posso”, “lei”, “scusi” o un sempre auspicato “grazie” si è passati al “tu”, “uff…”, “NO”, “vaffan”, “chissene”.

Immagine da: Pixabay

Non credo che “la colpa” di questo sia da ricercare nella scuola – o non solo nella scuola – ma nei comportamenti e nei modelli sociali imposti dai media, strumenti ad uso ed abuso di quel consumismo che punta, come obiettivo primario, alla mera speculazione a tutti i costi al cui fianco marcia una politica che tace o asseconda, pur di raccogliere consensi o evitare di generare dissensi.

A quante riforme della scuola abbiamo assistito in questi trent’anni?

Quante promesse, quanti obiettivi mancati…

In questo “downgrade” culturale si contrappone un “upgrade” silente e costante della burocrazia che va a carico degli insegnanti e che depaupera tempo ed energie all’insegnamento, quello vero.

Le conseguenze?

Gli insegnanti hanno sempre più limitazioni, paletti da scansare e responsabilità da sostenere. Aumenta lo stress generato dall’imposizione delle mansioni da svolgere extra insegnamento, ben lontane dalla mission di un’insegnante. Il tempo a disposizione per insegnare è poco, se paragonato al tempo che occorre per svolgere tutto il resto.

Immagine da Pixabay

Oltre a questo, capita anche di vedere genitori pronti a coalizzarsi quando c’è da puntare il dito contro un’insegnante. Nell’ottica di un contemporaneo “Panem et circenses”, arriva WhatsApp con i suoi gruppi. Lo strumento di “vita o di morte” attraverso il quale tutti possono giudicare, con semplicità, quasi per gioco, forse anche con cinico divertimento, quello che un tempo era la figura e il ruolo de IL Maestro, IL Professore e in alcuni casi anche di quello che per molti era considerato IL Mentore… mentre oggi è solo un mero “gladiatore ferito”, un’impiegato passacarte che al minimo errore (in generale) viene sottoposto al giudizio arbitrario delle masse e dei media, quelli di cui sopra, che sono alla continua ricerca di capri espiatori, utili ad alimentare un sistema che necessariamente deve produrre contenuti da dare in pasto ai consumatori, sempre più targettizzati, omologati, omogeneizzati… leggi pure: ignoranti e mossi da un pensiero collettivo.

Con questo non giustifico “atti di violenza”, o meglio: ABUSO DI MEZZI DI CORREZIONE, se tali possono essere definiti e giudicati (non da Whatsapp ma da un’eventuale inchiesta) ma l’esercizio della “denuncia facile”, pur di arrivare ad una “giustizia a tutti i costi”, deve finire, almeno nelle scuole. “Uno schiaffo” è un atto di basso livello che si palesa per molti motivi. Non si deve fare, non è ammissibile ma adesso mi chiedo cosa accadrà in quell’ìstituto o in quella famiglia. Quei genitori, pur certamente e comprensibilmente uniti nel sostenere il proprio figlio, utilizzeranno questa OPPORTUNITA’ per dare un insegnamento a quel ragazzo o si limiteranno a condannare l’insegnante instillando nel giovane la consapevolezza che quella persona ha solo sbagliato e che lui, il proprio figlio, aveva solo ragione e quindi è una vittima e che questo è il significato di giustizia? Se ciò accadesse quel ragazzo tornerebbe a scuola, forte di questo successo, supportato da una giustizia che lo legittima nell’adempiere al “proprio dovere di studente indisciplinato”.

L’insegnante verrà mandato alla graticola? Sospeso? Licenziato? Tutti pronti a puntare il dito?

Credo che abbiamo bisogno di un bel reset.

La scuola deve insegnare. La famiglia si deve affidare alla scuola e deve sostenerla. Lo stato DEVE sostenere la famiglia e la scuola. La società dovrebbe capire che quello schiaffo, se veramente è arrivato dopo l’ennesimo richiamo allo studente indisciplinato, è solo la risposta eccessiva di un insegnante esasperato all’ennesima eccessiva provocazione di uno studente indisciplinato. Dovrebbe essere una cosa da gestire internamente alla scuola, tra Dirigente scolastico (quello che un tempo si chiamava preside, il cambio di nome fa capire la direzione che abbiamo preso: azienda e non più scuola), insegnante e famiglia ma sicuramente non dovrebbe diventare un caso da inquirenti, almeno non questo.

4 chiacchiere sul cancro. Prevenzione, cura e tutela sociale

Prato: sabato 30 novembre alle ore 16:00, presso la nuova sede dell’Associazione “Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio”, si terrà un incontro aperto a tutti, ad ingresso libero, sul tema “4 chiacchiere sul cancro. Prevenzione, cura e tutela sociale”

Ci teniamo a definire che sarà un incontro “informale”. I cittadini, pazienti o ex tali che hanno incontrato il cancro, si racconteranno apertamente con l’intento di trasferire la propria esperienza, sottolineando l’importanza della prevenzione.

Storie di rinascita, di crescita e a volte anche di momentanea sconfitta. Cercheremo risposte attraverso un confronto aperto, comune, che coinvolgerà anche esperti e politici.

Interverranno:
  • Dott.ssa Maria Nincheri Kunz – Vice presidente LILT Prato
  • Dott. Luigi Biancalani – Vicesindaco e Assessore alla salute e alle politiche sociali del Comune di Prato
  • Dott. Andrea Quartini – Commissario della Terza Commissione Regione Toscana (Sanità e politiche sociali)
e alcuni cittadini che porteranno la propria testimonianza cercando di dare risposte e spunti utili al dibattito su un tema importante e d’interesse per tutti.
  • E’ importante la prevenzione?
  • Cos’è la prevenzione e come si pratica?
  • Neoplasie rare o definite tali, cosa fare quando vengono diagnosticate?
  • Diritti del malato. Cosa fare se il datore di lavoro non accetta la tua malattia?
  • Sentirsi “diversi”. Il cancro è legato ancora a pregiudizi e tabù?
Queste sono solo alcune delle domande che verranno poste e alle quali gli ospiti che interverranno potranno dare delle risposte.

Incontro organizzato da:
  • Chiara Bartalini
  • Franco Pacini
  • Stefano Saldarelli
  • Silvia Zipoli

In collaborazione con:

 


Al termine delle circa due ore, previste per questo incontro, si terrà linaugurazione della nuova sede dell’Associazione ospitante: Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio alla quale si collega anche l’inaugurazione della mostra dei fotoquadri realizzati nell’ambito del progetto “Il Rinascimento. Col seno di poi…” a favore della LILT di Prato, curato da:

  • Francesco Bolognini
  • Eleonora Lastrucci
  • Mirco Rocchi
  • Stefano Saldarelli
Spero di potervi incontrare.
Sarò presente in veste di moderatore e di testimonial. Attraverso il mio racconto desidero rappresentare i tanti uomini operati di cancro al seno e i 500 che ogni anno in Italia scoprono di averne uno; spesso nel totale silenzio e incredulità. Cercherò di manifestare l’importanza di fare cultura sull’argomento, di gettare un riflettore anche su quello che di fatto assume i connotati di una discriminazione di genere, verso una “minoranza” che deve fare i conti con una neoplasia di cui ne comprende la natura e l’esistenza solo “a diagnosi avvenuta”.
Parlare aiuta a capire. Confrontarsi permette di sviluppare “gli anticorpi” verso le incognite della vita. Aiutiamoci a capire e ad affrontare il male dando più valore alla vita.

Insieme a te contro il tumore al seno dell’uomo e della donna.

Stamani a Prato ho avuto il piacere di partecipare alla conferenza stampa indetta dal Centro medico GYNAIKOS insieme a La Nara, Centro Antiviolenza Donna; Alice, Cooperativa Sociale e Sistema Salute Prato.

E’ stata un’occasione importante per parlare di attività sul territorio che vanno incontro alle esigenze del cittadino attraverso sinergie ed iniziative concrete tese a portare benefici a tutta la collettività.

Da una parte abbiamo GYNAIKOS che come centro medico privato, accreditato e convenzionato AUSL, intercetta specifiche esigenze e propone delle soluzioni. Nel caso specifico, attraverso l’impiego di un nuovo apparecchio mammografico ad alta risoluzione, a bassissime emissioni di raggi X e con un tempo di esposizione inferiore rispetto a quello necessario per effettuare un esame mammografico con gli apparecchi di generazioni precedenti.

Dall’altra abbiamo delle associazioni territoriali che si adoperano per aiutare le donne che subiscono violenze. Tema quantomai attuale e purtroppo caratterizzato da numeri (leggi: donne che hanno subito violenze) in costante crescita

Il risultato?

Fino alla fine di febbraio 2020 per ogni esame mammografico eseguite presso GYNAIKOS, verrà devoluto 1 Euro, della quota percepita dal centro medico per l’erogazione del servizio, al Centro Antiviolenza Donna “La Nara”.

Un modo concreto per dare un aiuto anche attraverso il coinvolgimento delle donne che si sottopongono ad una mammografia, quindi alla prevenzione del cancro al seno, facendole sentire partecipi di un progetto di condivisione e di solidarietà verso altre donne che stanno affrontando un momento molto difficile nella propria vita. Donne in difficoltà che possono trovare sostegno e conforto attraverso le associazioni che si adoperano sul territorio come il Centro Antiviolenza La Nara.

Non solo…

GYNAYKOS ha perfettamente capito che il problema del cancro al seno non è, come dico io, “solo roba da femmine” ma riguarda anche gli uomini, se pur con le dovute proporzioni rispetto all’incidenza di questa neoplasia riscontrata nelle donne. Ed è così che il centro medico pratese rivolge i propri servizi anche agli uomini cominciando a farlo partendo dalle proprie brochure informative attraverso le quali viene presentato il nuovo apparecchio mammografico e ribadita l’importanza di effettuare la prevenzione del cancro al seno, anche in età “pre screening”, prevista dal Sistema Sanitario Nazionale.

In questi opuscoli informativi risalta un fiocco “rosa e azzurro” e un claim semplice, efficace e chiaro: “Insieme a te contro il tumore al seno dell’uomo e della donna”, mettendo addirittura per prima la parola uomo.

Ritengo sia un importante quantomai significativo passo avanti che per molti versi anticipa di molto quello che probabilmente sarà costretto a fare nei prossimi anni il nostro sistema sanitario. Se per adesso stiamo ancora parlando di numeri bassi, ma è pur vero che il 2019 si dovrebbe chiudere con un bilancio nazionale di 500 uomini a cui verrà diagnosticato un cancro al seno. Oltre a questo si aggiunge il fatto che la diagnosi per l’uomo spesso è tardiva, per tutta una serie di dinamiche, prima fra tutte, la mancanza di informazione su questo tema.

Stamani ho potuto portare la mia testimonianza di uomo operato di cancro al seno e soprattutto mettere in evidenza questo gap comunicativo che sta decisamente causando seri problemi. Ben vengano iniziative private come questa promossa da Gynaikos alla quale, sono convinto, ne seguiranno altre.

Sabato 23 novembre, dalle 11:00 alle 19:00, il centro GYNAIKOS apre le proprie porte alla cittadinanza per presentare il nuovo mammografo di ultima generazione.


Segue comunicato stampa ufficiale :

Il Centro medico Gynaikos insieme al Centro antiviolenza La Nara

Solidarietà contro la violenza

il nuovo mammografo aiuta le donne
La Nara nel 2019 ha accolto 373 donne, il 70% italiane
La solidarietà contro la violenza si fa anche con la mammografia, grazie all’iniziativa che il Centro medico Gynaikos e il centro antiviolenza La Nara mettono in piedi a pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la violenza alle donne. In occasione dell’inaugurazione del nuovo mammografo 3D infatti, il centro Gynaikos donerà 1 euro per ogni esame eseguito a sostegno dell’attività di aiuto alle donne e ai loro figli nel percorso di uscita dalla violenza, nel recupero della propria autonomia e nella reintegrazione sociale.
Questa mattina nella sede di Gynaikos la responsabile del Centro Carla Biasio, insieme alla presidente Francesca Ranaldi e a Lori Dragoni del Centro La Nara, presentano l’iniziativa.
Il Centro Antiviolenza La Nara – nato nel 1997, gestito da Alice Cooperativa Sociale di Prato, sostenuto da Comune di Prato e Regione Toscana e finanziato anche attraverso donazioni e progetti – accoglie donne vittima di violenza, fisica e psicologica. Nel 2019 le donne che si sono rivolte al centro sono state 373, un dato sicuramente in crescita rispetto al 2018. Di queste circa il 70% sono italiane, ma è utile sottolineare che le altre appartengono a oltre 20 etnie diverse. Vittime al 90% di mariti, fidanzati o ex, le storie di queste donne sono in genere ben lontane dal cliché dello sconosciuto che colpisce in un vicolo buio. Al contrario tutto si svolge quasi sempre fra le mura domestiche, in un tunnel di maltrattamenti e soprusi da cui si esce (e si denuncia) con difficoltà e molta sofferenza.

Controlla il tuo seno, aiuterai chi è vittima di violenza è il titolo dell’iniziativa, che prende avvio sabato 23 novembre con l’inaugurazione (dalle 11 alle 19, viale della Repubblica, 141) del nuovo mammografo, uno strumento digitale con tecnologia di ultima generazione che assicura immagini di alta qualità in 3D (tomosintesi), basse dosi di raggi x e una significativa riduzione dell’esposizione. Tutto a vantaggio della sicurezza e di una diagnosi più accurata ed efficace.
Fino al 28 febbraio quindi si potrà unire un gesto di prevenzione e di cura con un aiuto concreto a chi è vittima di violenza e l’iniziativa non riguarda esclusivamente le donne. Il tumore al seno infatti è una delle neoplasie più diffuse al femminile, colpisce una donna su 8, solo l’1% dei carcinomi mammari riguarda uomini, ma si tratta di un dato sicuramente in crescita.
Ma c’è di più, l’dea di legare prevenzione e solidarietà non nasce solo dall’intenzione di offrire un ulteriore incentivo alla prevenzione, ma anche dall’ipotesi che violenza e malattia, in particolare tumore, abbiano una qualche correlazione.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO, 2012) ha evidenziato come la violenza abbia implicazioni dirette e indirette sulla salute e su patologie come il cancro. Le donne che subiscono violenza e che hanno o hanno avuto un tumore al seno sono doppiamente a rischio dell’insorgenza di problemi di adattamento, insonnia, ansia, depressione e spesso non ha la possibilità oggettiva e psicologica per sottoporsi alle cure del caso.

SISTEMA SALUTE

  • Gynaikos viale della Repubblica 141 0574 584453
  • Diagnosys via Lepanto 21 0574 25063/31303
  • IAMA via Pistoiese 613/2 0574 433466
  • Studi Medici Galilei via Umberto Terracini 9 0574 875678
  • Etrusca Medica via Pistoiese 219 0574 606505
  • Area Sanità via Don Milani, 7 SEANO 055 8706950

Aggiornamento del 20.11.2019

Articolo apparso su TVPrato Qui Notizie: Gynaikos insieme a La Nara, solidarietà contro la violenza: il nuovo mammografo aiuta le donne

Io accanto ad un bel fiocco rosa e azzurro e al nuovo mammografo 3D del centro medico GYNAIKOS

Fare la differenza è possibile anche attraverso un gesto semplice

Grazie Gorizia e grazie all’associazione Volendo Continuare… a sostegno dei pazienti oncologici che ha avuto la bella idea di realizzare i fiocchi rosa/azzurri in occasione del “mese rosa”, dedicato alla prevenzione del cancro al seno.

Tutto è cominciato da una chiacchierata per telefono avvenuta oramai un anno e mezzo fa, forse anche di più….

Nicole mi chiese di partecipare ad un progetto fotografico. Stava coordinando alcune donne operate di carcinoma mammario, come lei, per realizzare un progetto fotografico per “raccontare” la prevenzione attraverso la testimonianza visiva di pazienti oncologiche che avevano subito un intervento chirurgico. Donne che volevano mostrarsi, parlare di se stesse attraverso le immagini d’autore (foto di Neva Močnik), del loro vissuto ma anche per esortare il fruitore di quelle immagini a comprendere l’importanza della prevenzione del cancro al seno.

Nicole rimase colpita dalla mia campagna di sensibilizzazione sul tema del cancro al seno maschile e così mi chiese di partecipare a questa iniziativa come testimonial maschile.

Beh… Nicole abita a Gorizia. Sono andato a trovarla, ho conosciuto la sua famiglia, siamo diventati amici e abbiamo realizzato quel progetto fotografico che è diventata una mostra,  articolata su tre date e altrettante sedi (Gorizia, Udine e una in Slovenia). Un grazie anche alle due A.N.D.O.S. di Gorizia e di Udine per aver promosso e organizzato le mostre fotografiche.

Ecco le locandine delle tre mostre.

Successivamente abbiamo partecipato ad una sfilata di moda, sempre a Gorizia, che vedeva coinvolti i pazienti oncologici insieme a modelli e modelle professioniste. Un altro modo, un’altra occasione per parlare di prevenzione in modo positivo, attraverso una sfilata che di fatto rappresenta di per sé un inno alla bellezza e, nel nostro caso e in questo caso particolare, un inno alla vita.

A gennaio 2019 ho iniziato a lavorare al progetto “Il Rinascimento. Col seno di poi…” a favore della LILT di Prato. A questo punto ho chiesto a Nicole di partecipare al mio progetto. Oltre a lei abbiamo coinvolto Barbara, altra amica di Gorizia, che è “venuta in trasferta” a Prato per partecipato alla mia iniziativa artistica dedicata alla prevenzione del cancro al seno.

Arriva il “mese rosa” 2019 e Nicole mi dice: “Ma se il fiocco rosa e azzurro che hai fatto per le tue campagne social per la prevenzione del cancro al seno anche verso gli uomini, lo realizzassimo davvero e invitassimo i commercianti di Gorizia a metterlo all’interno dei propri esercizi? Potrebbe essere un modo semplice ma efficace per innescare curiosità e quindi parlare dell’argomento cancro al seno in modo trasversale”.

Iniziativa personale proposta su Facebook attraverso la pagina @CancroAlSenoMaschile

Detto fatto!

Nicole non è una persona che perde tempo, tanto è vero che pochi mesi prima apre un’associazione, Volendo Continuare… a sostegno dei pazienti oncologici, alla quale siamo iscritti anche io e mia moglie, pensata proprio per promuovere iniziative sul piano sociale, dedicate alla prevenzione in ambito oncologico.

Ecco cosa è accaduto a Gorizia nel mese rosa, appena concluso. Una sorta di “miracolo”, per chi ci crede, o quello che si può definire “evento eccezionale”. Ovviamente considerando la semplicità dell’idea e la diffusione del messaggio di prevenzione che si è generara attraverso questa iniziativa.

Un “tam tam” che ha generato interesse e voglia di partecipare.

Nicole è andata nei negozi, “tipo porta a porta”, a proporre a ciascun esercente il fiocco rosa e azzurro. Un simbolo, semplice, per “parlare” di prevenzione verso donne e uomini. L’esercente che ha aderito alla proposta è stato fotografato e lo scatto è stato pubblicato nella pagina dell’associazione, a titolo di ringraziamento.

Nulla di più semplice ma immensamente bello ed efficace.

Quindi, ecco che il mio grazie si rivolge all’Associazione Volendo Continuare… di cui Nicole è presidentessa; a Nicole a cui è venuta l’idea e che insieme alla sua famiglia ha realizzato i fiocchi in carta, oltre a darsi un gran da fare girando per Gorizia per regalarli.

Grazie a tutti gli esercenti di Gorizia (e non solo), che hanno accettato di ospitare per un mese circa il fiocco rosa e azzurro.

Bella iniziativa.

Fare la differenza è possibile anche attraverso un gesto semplice come donare un cartoncino colorato per affrontare, insieme, il tema della prevenzione del cancro al seno. Senza distinzione di sesso.

Il Cancro al seno non è solo roba da femmine – Intervista a RossoRubino.tv

Grazie al Rotary e a ROSSORUBINO.TV si è presentata un’importante occasione per parlare sul tema della prevenzione del cancro al seno maschile.

Sabato scorso ero a Firenze in Piazza Santa Croce, invitato dal Rotary Club San Casciano Chianti, per parlare del cancro al seno maschile presso il punto di prevenzione Lilt Firenze Onlus. Leggi:

#meserosa -12 ottobre, Firenze. Nel segno della prevenzione del cancro al seno anche al maschile

Tra i vari operatori del settore e i soci dei Rotary lì presenti, ho avuto il piacere di conoscere Milko Chilleri, giornalista e videoreporter di ROSSORUBINO.TV il quale mi ha video-intervistato per il video reportage della giornata dedicato alla prevenzione. Vedi:

Rotary, un service per la prevenzione senologica e oculistica [VIDEO]
L’iniziativa organizzata da sei Rotary dell’area Metropolitana Fiorentina, si è svolta Sabato 12 e Domenica 13 Ottobre in Piazza Santa Croce a Firenze

Poiché la mia intervista era più lunga rispetto a quella riportata nel suddetto articolo – tagliata per motivi redazionali in virtù della durata totale del servizio – ho chiesto e ottenuto da Milko Chilleri, professionista davvero gentile e disponibile, tutto il girato del mio intervento.

Ringrazio la redazione di RossoRubino.it e in particolare Milko Chilleri per avermi inviato e concesso l’utilizzo di questo clip per informare sul tema del cancro al seno maschile.

Promotori della giornata di prevenzione a Firenze:

Insieme a:

#meserosa -12 ottobre, Firenze. Nel segno della prevenzione del cancro al seno anche al maschile

Stamani ero a Firenze in Piazza Santa Croce, invitato dal Rotary Club San Casciano Chianti, per parlare del cancro al seno maschile presso il punto di prevenzione Lilt Firenze Onlus dove era presente anche l’unità mobile mammografica ISPRO congiuntamente ad una unità mobile per visite oculistiche gratuite ai cittadini..

In generale è stata un’occasione importante per parlare e fare prevenzione. Per quanto mi riguarda è stata un’opportunità per sensibilizzare gli astanti sul tema del cancro al seno anche come un problema che riguarda gli uomini.

Ho parlato con tante persone, alcune delle quali, non nascondendo il loro stupore, non sapevano che anche l’uomo può avere un cancro al seno.

Sono questi i momenti che permettono di fare la differenza. La prevenzione comincia dall’informazione: se non sai non previeni, se conosci puoi capire, puoi prevenire e nel caso affrontare meglio la malattia. Se non altro la mia storia arriva laddove, talvolta, “parole già sentite” sulla prevenzione rischiano di diventare una sorta di “tormentone”, distante dal reale significato del termine. Sono una sorta di “sveglia” verso un problema, maschile e femminile.

Ho avuto modo di dialogare anche con uno dei due operatori medici/tecnici presenti all’interno dell’unità mobile per la mammografia. Molto gentile e disponibile ma come spesso accade, parlando con “addetti ai lavori”, sento solo numeri e percentuali.

C’è un’attenzione, giusta, giustissima, verso le donne perché è tra loro che si riscontra maggiormente questa neoplasia. Il problema è che allo stesso tempo NON si guarda affatto o pochissimo allo stesso problema che, guarda caso, si può verificare anche negli uomini.

Il mio pensiero, che ho esternato agli operatori del settore e a tutti i presenti, è molto semplice: fino a quando vedremo il problema CANCRO AL SENO tenendo in considerazione solo le percentuali, vedremo soltanto numeri: 53.000 donne e 500 uomini (dati rilevati da: I numeri del cancro in Italia 2019 – versione per operatori, redatto da Aiom, Airtum, PASSI e PASSI d’Argento Istituto Superiore di Sanità, SIAPEC -IAP – TABELLA 5. Numero di nuovi casi tumorali, totale e per alcune delle principali sedi, stimati per il 2019).

A mio parere la cosa è sostanzialmente diversa: dobbiamo parlare di 53.500 persone che hanno bisogno di essere ascoltate, guidate e se possibile anche guarite. Altrimenti, e qui mi rivolgo ai medici, alla ricerca ma anche alla politica, dovete ridefinire e relegare il cancro al seno maschile in un altro contesto, dandogli un altro nome, dichiarando, “finalmente”, e per buona pace di tutti, che il cancro al seno è solo un problema femminile e che “l’altro” è effettivamente una malattia rara, ma non è un cancro al seno.

Vogliamo quindi parlare di “Cancro al pettorale? Cancro villoso? Cancro più su della prostata?”

Non lo so, vogliamo continuare a pensare col solito atteggiamento del divide et impera?

Il CANCRO AL SENO riguarda entrambi i sessi; ok per le percentuali, ok per l’attenzione verso la donna ma non si giustifica una disattenzione che spesso sfocia in un atteggiamento omertoso verso questa neoplasia nei confronti degli uomini. Aggiungo, per giunta, uomini poi costretti ad utilizzare farmaci studiati per le donne, nati talvolta per altri scopi, come il Tamoxifene. A tal proposito riporto fedelmente da Wikipedia:

“Lo sviluppo del tamoxifene ha origine da un’area di ricerca che aveva un ampio interesse negli anni 60 del Novecento, ovvero quella che riguardava i farmaci contraccettivi; si era visto infatti inizialmente che gli antiestrogeni avevano attività come contraccettivi post-coitali negli animali da esperimento, ma nell’uomo poi si vide che inducevano l’ovulazione in donne subfertili. L’interesse verso gli antiestrogeni in questo ambito svanì quindi con questa evidenza clinica, ma il fallimento di questa applicazione diventò un’opportunità per sviluppare dei farmaci contro il tumore alla mammella”

Ora… secondo voi… se in molti casi questo farmaco dà problemi ad una donna (lo so perché ne parlo con diverse amiche e conoscenti che lo hanno dovuto utilizzare o lo stanno tutt’ora assumendo), volete immaginarvi cosa può causare ad un uomo? Vogliamo parlare anche di questi problemi?

Per chiarezza, sto generalizzando: tra tanti uomini che lo hanno assunto, me compreso, ho trovato chi ha avuto problemi, seri, pesi e chi lo ha preso senza manifestare particolari sintomi.

Detto ciò, non chiediamo screening preventivi, sarebbe già un balzo in avanti di proporzioni storiche. Chiediamo almeno che si faccia informazione, senza fare allarmismo, perché non c’è nessun motivo per farlo, ma almeno parliamone. 

Mia madre ha avuto due volte il cancro al seno. Mia nonna paterna lo ha avuto. Nessun medico durante i follow’up di mia madre mi ha mai parlato di questa possibilità, se pur remota, fino a quando poi, grazie a mia moglie che mi ha letteralmente costretto a fare un’ecografia, mi è stato diagnosticato, dopo ulteriori esami, un carcinoma duttale infiltrante alla mammella sinistra. Fino ad allora nessuno mi aveva informato o vagamente insinuato nella mente il cosiddetto “ragionevole dubbio”…

Allora… sta a tutti noi, donne e uomini, insieme, fare la differenza. Evitiamo le discriminazioni, cerchiamo di essere coesi contro un male che affligge l’umanità. Parliamo di prevenzione, anche di nastri rosa ma con un’attenzione rivolta ad entrambi i sessi.

Se poi qualcuno ha piacere di parlare di percentuali e di tenere divise le cose mi va pure bene ma dateci almeno dei farmaci studiati per “questa cosa che viene agli UOMINI”.

…e, comunque… IL CANCRO AL SENO NON E’ SOLO ROBA DA FEMMINE. Clicca Mi Piace e segui la pagina Facebook @CancroAlSenoMaschile 

 

 

Ringrazio il Rotary Club San Casciano Chianti per avermi invitato, in particolare il Presidente Leandro Galletti e Serena Binazzi  

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