Droni marini e droni terrestri… Uffa!

Continuo a leggere o sentire indicare, “qualunque cosa” abbia un microchip e che si muove autonomamente, con i termini: DRONE MARINO o DRONE TERRESTRE.

Allora… NON esistono DRONI MARINI o DRONI TERRESTRI.

Eventualmente esistono: rover, robot, veicoli autonomi, USV: Unmanned Surface Vehicle, UTV: Unmanned Transport Vehicle, UUV: Unmanned Underwater Vehicles…

I DRONI volano e basta.

Se hanno microchip sono macchine volanti, quindi APR o UAS, UAV, DRONI, etc. Se non hanno microchip probabilmente sono insetti, più precisamente ci si riferisce al maschio dell’ape.

Pertanto, se senti qualcuno che dice: “drone marino” o “drone terrestre” dagli del “rinDRONATO” e spiegagli la differenza.

Non a caso sul mio blog DRONEVOLUTION ho realizzato un’apposita rubrica che si intitola “DRONI ma non proprio“, per raccogliere alcuni articoli, scritti da giornalisti, che indicano come DRONI della roba che fa di tutto meno che volare.

ape drone

“Campagna di promozione per la cultura in un settore emergente che ha infinitamente bisogno di informazioni chiare e certe.”

Grazie!

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Ci stiamo complicando la vita

Vado in edicola per acquistare una rivista e…

Mannaggia, mi rendo conto che il numero che cerco non c’è più e che in distribuzione c’è già quello successivo. Va beh… chiedo all’edicolante se è possibile ordinare l’arretrato.

In effetti avrei potuto richiedere la copia ma solo ad una condizione, così è emerso nel corso della breve ma illuminante conversazione che ho tenuto con l’esperto del settore:

comunicandogli il codice a barre presente sul numero della rivista che desideravo acquistare.

E’ un po’ come accade quando vai in banca a chiedere un prestito: te lo danno se hai soldi o beni per garantirlo. Se avevo soldi non sarei venuto in banca a chiederti un prestito, giusto?

Stessa cosa.

Dovrei avere una copia della rivista che desidero acquistare, annotarmi il codice a barre stampato in copertina e comunicarlo all’edicolante. Solo in questo modo si avvierebbe la procedura di riordino del periodico tramite l’edicola ma… se avessi quel codice avrei anche la rivista e cosa mi importerebbe di ordinarla all’edicolante?

codice-a-barreE’ incredibile come si riesca a complicare la vita delle persone in nome dello “sviluppo tecnologico” o del “progresso”; soprattutto come conseguenza del non saper ottimizzare i processi tecnologici a vantaggio dell’utenza. Se investi in tecnologia per migliorare i tuoi processi di produzione fai in modo che il miglioramento ti garantisca vantaggi su tutta la linea oppure non abbandonare le “vecchie” procedure.

Permettimi di comunicare con “te” attraverso un linguaggio più immediato, di facile comprensione e soprattutto: CONSOLIDATO. La rivista riporta un numero progressivo e un anno di pubblicazione. Se comunico all’edicolante il nome della testata, quello della casa editrice, il numero della rivista e l’anno, (come si faceva un tempo), non sarebbe più che sufficiente?

E lascia il tuo bel codice a barre ad uso e consumo degli addetti ai lavori (casa editrice – distribuzione – edicolanti).

Capisco che tu abbia le tue procedure a barre, quadretti o righine ma non potendo, io utente, accedere ad un database con l’elenco di tutti i codici di tutte le riviste di tutte le case editrici e recuperare il codice del numero della rivista che voglio acquistare, come pensi che possa fare per ordinarti questa copia arretrata?

Non resta che andare sul sito web della casa editrice e ordinare la rivista online dovendo pagare anche i costi di spedizione. Magari mi stampo pure la rivista on-demand, che dici?

E’ un brutto segno o comunque un ulteriore segnale che i tempi stanno inesorabilmente mutando. Demandiamo tutto alla tecnologia, venendo meno il rapporto umano e fiduciario che, in questo caso, si veniva a creare e consolidava negli anni tra cliente ed edicolante. E’ chiaro che il segnale è: “caro edicolante, o ti evolvi o soccombi”.

Spot di Natale Carrefour. Ditemi che non è finito, vi prego!

E’ arrivato, l’ennesimo spot mieloso in chiave natalizia…

Da sempre la pubblicità fa leva sugli stereotipi legati alla cosiddetta “magia del Natale” per promuovere il consumo di prodotti ad hoc. Stereotipi che tra l’altro spesso nascono dal mondo della pubblicità; vedi per esempio CocaCola con il suo Babbo Natale che oggi è conosciuto in tutto il mondo come “IL” Babbo Natale per eccellenza.

Insomma, lo sappiamo e non ci stupisce più di tanto assistere in questo periodo dell’anno ad un teatrino più o meno visto e rivisto che propone ambienti innevati, musiche che richiamano atmosfere disneyane, neve, luci colorate, bambini, famiglie felici e… IL PRODOTTO: Panettoni, spumanti, bevande, offerte su ricariche telefoniche, etc.

Nulla di strano, tutto come da copione ma…

Eccolo, arriva quello spot che cerca, tenta, annaspa, richiama, evoca tutte le caratteristiche del perfetto spot natalizio ma… qualcosa non va. Parlo della pubblicità televisiva della Carrefour Italia che sta andando in onda in questi giorni.

Questa:

Orsetto di peluche in primo piano, musichetta da perfetta “magia di Natale” e voce di fanciullo. Mentre parla il bimbo si intravedono i suoi piedini scalzi che lo conducono all’albero di Natale presso il quale è seduto un grosso orso di peluche che qualche istante dopo verrà calorosamente abbracciato dal bambino.

Mentre si consuma questa liturgia, che fa venire il diabete da quanto è sdolcinata (ma può anche starci, dopotutto è Natale), ascoltiamo le parole del bimbo:

“Caro Babbo Natale… quest’anno vorrei tanto…un bambino con cui giocare…”

Poi… dopo questa agghiacciante affermazione arriva la pausa che probabilmente serve all’attonito spettatore per riprendersi un attimo. Cerca di capire se ha udito bene; magari la parola non era BAMBINO ma TRENINO: “VORREI TANTO UN TRENINO CON CUI GIOCARE”. Il tempo non è sufficiente per elaborare ulteriori considerazioni. Ecco che arriva subito una seconda voce. Questa volta è di un uomo, calda. Proferisce le seguenti parole:

“A Natale esaudiamo i desideri di tutti. Negli ipermercati Carrefour spendi e riprendi il 50% sui giocattoli.”

Ma come?!?! Vi prego! Ditemi che questo spot non è stato finito o che è solo il primo una serie in chiave natalizia firmata Carrefour. C’è un seguito, vero? C’è una spiegazione a questo dramma consumato tra le pareti domestiche?

Come si fa???? 

  1. Questo bambino non ha un amico? Che problemi ha? E’ stato sequestrato? Vive in una landa desolata? Non lo fanno uscire di casa? Non va a scuola?!?! I genitori sono dei serial killer? Dove vive ‘sto bimbo… TELEFONO AZZURROOOO!
  2. Chiede a Babbo Natale UN AMICO? E l’orso lo abbraccia pure perchè “capisce” che il bimbo “non sta tanto bene”.
  3. OK, ci avete sparato la bomba… nel resto dello spot come la rimediate? Con un bel “A NATALE ESAUDIAMO I DESIDERI DI TUTTI”??? Quindi, o Babbo Natale rapisce bambini e il 25 dicembre porta a questo disgraziato un’altra vittima inconsapevole di questa presunta tratta di bambini oppure Carrefour vende anche bambini nei propri impermercati, “programmati” per diventare amici del suddetto disperato.
  4. Se a Natale Carrefour esaudisce i desideri di tutti, temo che quest’anno avranno la fila fuori dagli ipermercati. Si troveranno alle casse persone che chiederanno un LAVORO, la CASA perchè TERREMOTATA, DENARO, SICUREZZA…

Ma un bel… “DA CARREFOUR UN BUON NATALE A TUTTI E IN PARTICOLARE AI BAMBINI. ACQUISTA (e non spendi) NEI NOSTRI IPERMERCATI E RIPRENDI IL 50% IN GIOCATTOLI.” Senza la voce del bimbo e con le stesse immagini e musica, non andava bene?

Uno spot di 15″ che fa rimpiangere questo:

DAMMI UN VACCINO e VAI A VOTARE, più o meno è la stessa cosa…

Comunicare… Raramente ci soffermiamo ad ascoltare, a dare il giusto peso alle parole e alle immagini che ci pervadono la mente attraverso i nostri sensi. Sono troppe e arrivano con un flusso continuo!

Comunichiamo tutti, a più livelli, adottiamo metodi diversi per farlo, linguaggi verbali e non verbali, immagini, suoni, parole, tecniche di persuasione, “leve psicologiche”… ci sono svariati modi per comunicare ma soprattutto una moltitudine di canali attraverso i quali poter veicolare un messaggio.

La comunicazione si evolve, condiziona ed è a sua volta condizionata dagli stili, dalle mode e dall’ambito sociale in cui viviamo.

Internet, televisione, radio, cinema, stampa, smartphone, installazioni pubblicitarie, cartelli, insegne, circondano e condizionano la nostra esistenza imponendoci ritmi sempre più frenetici che richiedono elevate capacità di saper filtrare le informazioni, sempre più affinate e precise ma sempre di più e provenienti da svariati canali.

Siamo bombardati dalla comunicazione, rimbalza ovunque…

L’effetto farfalla riassume in una metafora il principio di causa ed effetto, il legame che c’è, e le conseguenze che ne derivano, tra cosa facciamo e cosa può accadere compiendo una determinata azione. Nel caso della farfalla viene descritto il battito dell’insetto come elemento innescante di un possibile uragano dall’altra parte del mondo.

La comunicazione ha lo stesso potere; basti guardare l’effetto che ha nei confronti dell’andamento dei titoli in borsa. Se un’agenzia batte la notizia che un certo ministro o un tecnico esperto in economia ha parlato di crescita zero del proprio paese, nel giro di poche ore si potrà assistere al tracollo in borsa di certi titoli o all’accaparramento di certi altri. Solo grazie, o per colpa, di una notizia diffusa. Potremmo fare decine di esempi su questo argomento.

Oggi assisto da spettatore a due campagne istituzionali, entrambe volte ad informare il cittadino, presumibilmente in modo trasversale, preciso con l’intento di offrire delle informazioni utili a formulare un proprio pensiero, prendere delle decisioni e agire in un certo modo.

Dovrebbero entrambe essere un fulgido esempio di come deve essere fatta la comunicazione, soprattutto verso il cittadino.

Ciò che noto in entrambe è un comune denominatore, caratterizzante dei nostri tempi ma fuorviante se pensiamo alle possibili conseguenze che possono derivare da scelte “sbagliate” indotte da un’eccessiva semplificazione o banalizzazione di certi argomenti.

Si può decidere di comunicare in modo semplice ma questo non deve estremizzare il concetto di facile, buono e utile a tutti i costi.

Lo posso accettare se parliamo di beni di largo consumo ma se ci rivolgiamo ai cittadini per parlare di vaccinazioni o di referendum costituzionale e per entrambi chiedi che siano prese delle decisioni importanti, non puoi mortificare il messaggio e soprattutto non può essere di parte.

DAMMI UN VACCINO

E’ la campagna istituzionale pro vaccini, promossa dalla Regione Toscana in collaborazione con l’azienda ospedaliera universitaria del Meyer di Firenze.

Questa è l’immagine:

dammi-un-vaccino-la-campagna-della-regione

Dal sito Toscana Notizie, Agenzia di informazione della Giunta regionale toscana, leggo e riporto fedelmente:

“La campagna di comunicazione istituzionale, elaborata con un team di esperti e rivolta in particolare ai genitori, è finalizzata alla diffusione della corretta informazione sui vaccini, in linea con l’obiettivo specifico del programma “Prevenire le malattie infettive” previsto dal Piano Regionale di Prevenzione 2014-2018.”

Personalmente trovo che sia un messaggio estremamente semplicistico che tende a banalizzare quello che invece dovrebbe passare come un messaggio importante ed esaustivo. Non voglio entrare nel merito se sia giusto o sbagliato vaccinarsi, ma voglio cercare di COMUNICARVI il mio invito a riflettere su questa campagna.

Non parliamo di un gelato, di un ovetto di cioccolato o di un giocattolo ma di vaccinazioni e di tutto ciò che questa pratica implica, nel bene e nel “meno bene”.

Non si può e non si deve banalizzare o veicolare il messaggio “a senso unico”. Puoi invitare i genitori a rivolgersi al proprio medico (come effettivamente invita a fare la versione in video di questa campagna) per prendere informazioni in merito alle vaccinazioni; magari sarebbe anche opportuno specificare di quali stiamo parlando. Non puoi invitare le persone, nel caso specifico i genitori che dovrebbero convincersi a fare un vaccino ai propri figli, così, come se invitassi un amico a mangiare una pizza o a prendere un caffè.

Si fa presto a dire vaccino…

Nella versione in video di questa campagna certi concetti vengono espletati meglio ma passano attraverso una formula che si basa sulla “comunicazione del terrore” che li induce ad una scelta obbligata. In pratica: o fai il vaccino a tuo figlio o potrebbe incorrere in malattie pericolose che possono essere anche mortali o invalidanti.

Credo solo che ognuno debba fare una scelta consapevole e che le istituzioni siano obbligate a dare le informazioni in modo corretto, chiaro, trasversale e obiettivo. Se i vaccini fossero SICURI perché sottoposti a VERIFICHE PERMANENTI, come recita lo spot, credo che non ci sarebbe bisogno di star qui a parlare se fare o meno un vaccino. Penso anche che non ci sarebbe motivo di allegare alla confezione del vaccino un “bugiardino” grande come un plaid.

Ma poi, che si intende per sicuri? Si è sicuri che facendolo non si hanno contro indicazioni? Si è sicuri che dentro non vi siano eccipienti dannosi per la salute? Sicuri che “tocca farli”? Sono sicuri…

Mere riflessioni da “uomo della strada”…

Questa campagna è costata 205 mila euro di cui 130mila erogati dalla Regione Toscana e 75 mila dal Meyer. Lo stesso Meyer che riceve fondi e donazioni dai cittadini per aiutare i bambini che hanno bisogno di cure, medici e apparecchiature atte a migliorare la loro salute. Forse avrei speso quei soldi in modo più utile e concreto, senza nulla togliere al lavoro egregio che svolge quotidianamente il Meyer.

Altra questione, che nel modo di porsi direi che è simile a quella appena descritta.

REFERENDUM COSTITUZIONALE, LO SPOT RAI

Gli italiani vengono chiamati ad esprimere un parere, con un SI o con un NO, in merito alla riforma costituzionale attraverso un referendum che si terrà il 4 dicembre.

Di fatto potresti rispondere con un’affermazione o con una negazione a domande tipo: “Ti piace la pizza?” e già potresti rispondere: “Si ma solo la capricciosa” o “No se non è Vegan” o “Si tutte” o “No perchè mi gonfia”.

… e stiamo parlando solo di pizza.

Potresti rispondere con un SI o con un NO ad una domanda tipo: “Vuoi vedere la televisione?” e anche in questo caso potresti rispondere “SI ma non ora” o “No perché non mi piace” o anche solo SI o solo NO.

Fin qui, tanto danno non si fa.

Il Governo ci chiede di esprimerci attraverso un SI o un NO in merito alla modifica di oltre 40 articoli della Costituzione italiana. Oltretutto lo fa utilizzando anche la RAI e lo fa col suddetto metodo, quello della banalizzazione dei concetti fondamentali, l’estremizzazione della semplificazione “perchè, detto da esperti, più il messaggio è semplice e meglio arriva a tutti”.

Se mi dici: “Vuoi un vitalizio?” Cosa pensi che possa risponderti?

Ma se poi leggo “il contratto” nel quale mi scrivi: “in cambio ci devi dare tua moglie, i tuoi figli, il cane e” scritto più in grande “LA SUOCERA” e continui scrivendo “E NON PAGHERAI LE TASSE”. Poi continuando a leggere: “solo le tasse maturate dal 30 al 31 febbraio e per quanto riguarda la suocera solo se ha più di 99 anni”…

In tal caso, forse, qualche titubanza ad esprimere un mero SI potrei averla.

Battute a parte, analizziamo questa cosiddetta comunicazione istituzionale. Qui trovate il filmato

Intanto cosa vedo? Nell’immagine in cui vengono mostrati il SI e il NO noto subito che il SI è su campo bianco e il NO su campo nero. In chiave cromatica, interpretando il significato dei colori, si evince che:

  • BIANCO: E’ il simbolo della purezza, verginità, candore, spiritualità e divinità. E’ il colore degli angeli, dell’eternità e del Paradiso. Nel matrimonio le spose sono vestite di bianco così come bianco è il vestitino del battezzando.
  • NERO: E’ il colore del buio, del mistero. Spesso quando ci va tutto storto, diciamo che è una giornata nera. Se muore un parente ci si veste di nero perché tale colore è il simbolo della morte, almeno nei paesi occidentali.

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Ripetuto per mesi, visto decine di volte, il messaggio si sedimenta e l’inconscio agisce di conseguenza. Sarebbe bastato riportare il SI e il NO solo e soltanto come compaiono sulla scheda del referendum, così:

si-no-referendum

Proseguiamo. Ascoltiamo le parole pronunciate dallo speaker che dice:

“Il quesito riguarda le disposizioni per:

  • superare del bicameralismo paritario
  • ridurre il numero dei parlamentari e i costi delle istituzioni
  • sopprimere il Cnel e
  • ridefinire le competenze dello stato e delle regioni

L’elettore traccerà un segno sulla scritta SI se vorrà approvare la riforma, traccerà un segno sulla scritta No se vorrà respingerla.”

Conclude dicendo:

“Il 4 dicembre vai a votare”.

Ci mancava che aggiungessero: “In regalo una batteria di pentole antiaderenti” e la telepromozione a favore del SI era completa.

So bene che uno spot di pochi secondi non può esprimere in toto un concetto articolato e importante come quello sul referendum costituzionale o sulla campagna pro vaccini ma con la stessa obiettività ritengo che non sia corretto utilizzare tali mezzi per fare mera propaganda. Invito solo alla riflessione, con serenità, informandosi attraverso più fonti, ad aprire occhi e orecchie, a ragionare con la propria testa evitando di subire passivamente ciò che ci viene, semplicemente e continuamente “somministrato”.

Approfondimenti:

 

“Messaggio agli ALIENI: se decidete di tornare sulla Terra cercate di venire più organizzati”

Ho letto un articolo su Tom’s Hardware dal titolo: “Hawking, incontrare gli alieni potrebbe essere rischioso“.

A parte il fatto che prima di lui lo hanno detto e scritto in tanti, lungi da me contraddire o screditare il grande fisico Stephen Hawking, secondo me le considerazioni da farsi sono ben altre.


Facciamo sempre dei paragoni basaTI sull’osservazione del comportamento umano.

Se noi invadiamo un continente anche un alieno dovrà invadere il nostro pianeta, per forza. Non contempliamo assolutamente che un essere superiore, e in quanto tale, potrebbe avere un’indole molto più tranquilla e rilassata rispetto alla nostra, possa semplicemente arrivare sulla Terra e OFFRIRE PACE, ARMONIA o indicarci una strada per darci l’opportunità di “PROGREDIRE”.

Partiamo dall’assunto che se un “alieno” arriva sul nostro pianeta dovrà per forza essere “superiore” a noi. Di fatto ci stiamo ancora chiedendo “se esistono o meno gli alieni” mentre “lui” ci viene addirittura a far visita; a meno che non sia un troglodita, abitante di qualche remoto pianeta che, suo malgrado, si trova invischiato in un portale spazio temporale che per puro caso lo fa arrivare fino a noi.


Ritengo che il concetto di “superiorità” andrebbe approfondito e rivisto.
In pratica, si è “superiori” solo perché si posseggono tecnologie più evolute?
Probabilmente in termini di “potenza di fuoco” lo si è ma in termini di intelletto, logica, coscienza, altruismo e raziocinio ho serie difficoltà a definire un popolo o delle entità superiori ad altre solo perchè sono capaci di sottomettere. Un assassino o uno stupratore è “superiore” rispetto alle proprie vittime? Magari quest’ultime plurilaureate, scienziate, tecno-fornite e tecno-dotate ma sottomesse, rispetto al bruto che ne ha abusato e che magari è un semi analfabeta ma carico di odio, di cattiveria alimentata di più bassi istinti primordiali?
Allo stesso modo tutte le persone colte, intelligenti, istruite e che hanno accesso a tecnologie evolute, devono essere per forza dei conquistatori che sottomettono chi non ha le possibilità e la fortuna di studiare, lavorare, progredire…?
Mah…
Magari un alieno, un dio, una divinità, dipende dall’era in cui si va a caccia di entità celesti, potrebbe dare una risposta a ciò che sta accadendo nel mondo.

Dopotutto un “alieno” ci provò, circa 2000 anni fa.

Non aveva intenzione di invaderci o di sopraffarci, o almeno non gli abbiamo dato il tempo per farlo. OK, non è arrivato con un’astronave grande come un continente, quindi “paura non ne poteva fare”, anche se si incazzò di brutto in varie occasioni e si cimentò nella “pratica del miracolo” ma evidentemente questo non bastò a rimetterci in carreggiata.

E’ “semplicemente” nato, ha provato a indicarci un percorso e noi, pur “esseri inferiori”, 33 anni dopo la sua nascita lo abbiamo crocifisso e poi, come se non bastasse, intorno alla sua immagine ci abbiamo costruito un business chiamato chiese cristiane.


Ora… mi rivolgo agli alieni…
la prossima volta, quando deciderete di tornare sulla Terra:
  1. intanto reclamate le royalties per ciò che vi è stato rubato per oltre due millenni
  2. organizzatevi un po’ meglio. Vi consiglio di venire con qualche “effetto speciale” in più e magari con un buon “talent scout”.

Viviamo in un mondo dove “non basta più aver fede”.
Tutto corre sull’onda dell’effimero, del “mordi e fuggi”, del “fast food” e anche del “fast and furious“.
C’è ancora IL GRANDE FRATELLO, adesso in versione VIP (commento omissis)
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o reality dove si va a letto con degli sconosciuti ma con l’intento di “conoscersi” – andando a letto – ripresi dalle telecamere (Undressed)
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o quelli in cui ti mandano in un isola “deserta”, gnudo, e ti fanno incontrare con un’altra persona, gnuda, con la quale devi instaurare un rapporto… magari guardandola solo negli occhi (L’isola di Adamo ed Eva – alle origini dell’amore), ovviamente sempre ripresi dalle telecamere che ti seguono tutto il giorno. Ma non era deserta quell’isola? Mah!
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Comunichiamo avvertenze attraverso dei consigli (vedi mio post Bambini dimenticati e negazioni abolite) o consigliamo cose che oramai è risaputo che sono insostenibili per l’uomo e per l’ambiente:
Non si sa più come e quando votare e quando ci viene data la possibilità di farlo non ci rechiamo alle urne.
Viviamo in un mondo che produce guerre inflitte in nome della pace o promuoviamo la pace a suon di guerre, o peggio, facciamo guerre in nome di Dio.
Ci sono aziende che fanno business sfruttando i bambini e le donne che restano vittime della criminalità, stuprate (vedi Bordertown) e spesso finiscono in loschi traffici di organi umani.
Ci sono persone che devono pagare per lavorare, col denaro, con la dignità o con la propria vita.
Ci sono nazioni che chiudono la porta ai profughi che scappano dalle guerre che sono state volute o non evitate proprio da quelle stesse nazioni che erigono muri, virtuali o reali ma sempre muri sono.
Ci sono persone che fanno business con la tratta dei profughi e con il mercato delle armi.
Ci sono persone che uccidono per il gusto di uccidere, uomini e animali.
Ci sono nazioni “unite contro la guerra” che mandano caccia bombardieri a mietere vittime in altri paesi, ovviamente per fermare la guerra e promuovere la “pace”.
Ci sono nazioni “unite per sconfiggere la fame nel mondo” e poi devastano foreste pluviali per coltivarci canna da zucchero, mais e colza  per produrre bio-carburanti e materiali biodegradabili.
Ci sono “sedicenti stati” che esistono per mantenere il caos all’interno del quale poter perpetuare i propri interessi, sempre in nome di Dio o contro altri “alieni” detti “infedeli”.
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C’è chi mette etichette su tutto e tutti pur di mantenere divisione e creare gli alieni in casa propria: uomo, donna, gay, omosessuali, lesbiche, gender, bianchi, gialli, neri, extracomunitari, migranti, emigranti, immigranti, poi coppie di fatto, single, divorziati, separati e…
…omicidi, femminicidi, infanticidi, regicidi (oramai pochi).
Ci sono gli xenofobi, gli omofobi.

Siamo noi gli esseri alieni. Alieni di noi stessi e Alieni nel modo in cui ci illudiamo di essere uniti, di cooperare, di socializzare: ognuno a casa propria, lontano dagli occhi ma soprattutto lontano dal cuore. E pensare che siamo solo, tutti: ESSERI UMANI o PERSONE.


Allora, caro alieno che presumibilmente dovresti arrivare da un altro pianeta… ti chiedo: “chi te lo fa fare di venire qui ?”
 A meno che tu non decida di prenderti qualche anno sabbatico al fine di rimettere le cose al loro posto, se un posto certe cose lo hanno mai avuto, avrai il tuo bel da fare. Il tuo predecessore è durato 33 anni e guarda come è finito; regolati!
Considera anche che se pensi di arrivare qui e dispensare pace potresti finire immediatamente in qualche laboratorio segreto, tagliuzzato e poi messo in qualche barattolo, in nome della scienza o per “garantire la sicurezza e la sopravvivenza del genere umano”.
Quindi, non venire da noi così, a caso… fatti un bel piano, trova le parole giuste e vedi di esprimerti in modo chiaro. No, non ti lasciare ingannare dai film di fantascienza. Nella realtà, qui da noi, non ci sono le Jodie Foster di turno che nel giro di poco sanno come decifrare un linguaggio alieno (film Contact). Da noi è più roba da ET l’extraterrestre, dove i terrestri prima che tu dica qualcosa ti mettono in un sacco e se non scappi in tempo ti fanno crepare. A proposito, finiscila di dire “telefono casa”, non ti ascolterà nessuno perchè qui da noi abbiamo: “PERSOO!”.
 PS (aggiornato il25.09.2016)
“Tiratina d’orecchie” per la redazione di  Tom’s Hardware.
L’impietosa scelta di accostare la foto del fisico Stephen Hawking all’esoscheletro del Terminator, non è giustificata in alcun modo. Se il Terminator voleva rappresentare il concetto di “alieno”, inteso come “extraterrestre”, dovete prendere atto dell’errore madornale. Nell’immaginario della saga fantascientifica Terminator è una macchina terrestre, nata nel futuro a seguito della presa di coscienza del sistema informatico di difesa che prende il nome di Skynet sviluppato dalla Cyberdyne Systems. Il resto della storia potrete approfondirlo vedendovi i film…
Detto ciò se l’intento era di andare a pescare dall’iconografia cinematografica un alieno “cattivo”, veramente extraterrestre e tecnologicamente evoluto, avrei decisamente optato per Predator.
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Crediti e approfondimenti:
Foto: reality “Grande Fratello VIP” dal sito correttainformazione.it
Foto: reality “Undressed” dal sito ibtimes.co.uk
Foto: reality “L’Isola di Adamo ed Eva” dal sito it.blastingnews.com
Foto: bandiera ISIS dal sito interris.it
Video: spot “Olio di palma sostenibile” dal canale YouTube advinfo2013
Approfondimenti sull’olio di Palma da oliodipalmainsostenibile.it
Video: spot “Vodafone – Bruce Willis” dal canale YouTube ideeideasit
Foto: Predator da JustNerd.it

Bambini dimenticati e negazioni abolite

“Attenzione. La visione di questo programma è consigliata ad un pubblico adulto”

Attenzione

Questo messaggio compare qualche istante prima dell’inizio o della ripresa, dopo la sospensione per la pubblicità, dei programmi che hanno contenuti NON ADATTI AI BAMBINI. Tra le varie emittenti televisive è pratica piuttosto diffusa adottare questo testo.

Mi domando: “pareva brutto scrivere un messaggio chiaro e diretto usando una negazione?” Dai, quando ci vuole usiamola!

Se NON è adatto lo puoi dire, non ti vergognare.

Questo cartello (termine anacronistico ma sempre in uso) a me pare un “consiglio per gli acquisti” in Mauriziocostanziana versione; è come se invitassi il pubblico adulto a vedere il programma televisivo che di lì a breve inizierà. Non implica minimamente l’eventuale presenza dei bambini e tantomeno ne sconsiglia la visione ai più piccoli.

Da parte di coloro che curano i palinsesti televisivi pare più una sorta di “trasferimento di responsabilità”, verso quegli adulti a cui unicamente il messaggio è rivolto, a fronte di una mancata, preventiva visione del contenuto e di un’adeguata valutazione dello stesso per stabilire se il programma può essere o meno fruibile dai bambini.

E’ un po’ come se volesse passare un messaggio di questo tipo: “Dal titolo di ciò che stiamo per mandare in onda ci pare che sia roba bella pesa ma noi non l’abbiamo ancora vista. Facciamo così: VI CONSIGLIAMO di vederla, almeno ne giudicate i contenuti, poi fate vobis“. Anche se il “fate vobis” non è implicito perchè di fatto non si mette in avviso nessuno. Anche il sostantivo ATTENZIONE non fa altro che rafforzare il messaggio di VISIONE CONSIGLIATA e non eventualmente di quella NON CONSIGLIATA o SCONSIGLIATA. L’uso di una bella negazione ogni tanto non guasta.

Rimettiamo al centro della questione i diritti dei bambini e le responsabilità degli adulti.

IL CONTENUTO NON E’ ADATTO AI BAMBINI. E’ un’informazione che indica chiaramente che quanto sta per andare in onda NON E’ DA FAR VEDERE AI PIU’ PICCOLI e non che se ne CONSIGLIA LA VISIONE AD UN PUBBLICO ADULTO; a me pare molto diversa la questione.

E’ come se nei pressi di un giardino pubblico, per indicare che non sono ammessi cani, fosse affisso un cartello con su scritto: “LA FRUIZIONE DI QUESTO PARCO E’ CONSIGLIATA AD ADULTI E BAMBINI”. Che si va per differenza? Quindi, tutto ciò che non ho riporto nel messaggio dovrebbe essere sottinteso come soggetto che NON dovrebbe entrare o, nel caso della televisione, che NON dovrebbe vedere qualcosa?

Di questo passo troveremo in prossimità di qualche spiaggia inquinata dei cartelli con su scritto: “LA BALNEAZIONE IN QUESTO TRATTO DI MARE E’ CONSIGLIATA A CHI SI E’ VACCINATO CON L’ANTI TIFICA”, invece di “Divieto di balneazione” oppure “IL PASSAGGIO SU QUESTI BINARI E’ CONSIGLIATO AI MACCHINISTI”, per dire “vietato attraversare i binari”…

Allora, tornando alla questione del nostro “cartello” televisivo, mi rivolgo a chi si occupa di comunicazione ma in particolare all’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e alle emittenti televisive. Vogliamo essere più precisi e avere il coraggio di chiamare le cose col loro nome cominciando dalla parola “BAMBINI”? Su… provate a dirlo, non fa male, anzi…

A questo punto ritengo importante fare chiarezza

Alla luce di alcuni fatti che mi vedono coinvolto, devo fare un po’ di chiarezza; per chi mi conosce, per i miei amici, parenti, verso i miei clienti e partner di lavoro.

Nella vita non finisci mai di imparare e soprattutto di stupirti del comportamento di alcune persone. Non farò nomi per non scadere in giochini ridicoli. Diciamo, per semplificare, che ad un certo punto sono spuntati dei sedicenti professionisti creativi che millantano scintille di genio. Personaggi che si attribuiscono meriti che non hanno se non quello di aver fatto un maldestro “copia e incolla” dei miei prodotti. Personaggi che vantano di creare qualcosa di innovativo, caratterizzato da una particolare attenzione al fattore estetico e qualitativo. Parliamo di articoli di design e accessori “pensati” e realizzati per chi lavora o gioca con i droni. Tutto questo col supporto di altre persone, operanti nel settore droni, che pur conoscendomi bene e pur sapendo che sono sempre stato aperto e disponibile per trovare il modo di fare rete, creare sinergie, si sono ben guardate dal contattarmi o citarmi nei loro soliloqui, anzi, omettendomi del tutto hanno dato per scontato che il lavoro da me svolto fino ad oggi nel settore APR non sia mai esistito.

“Non importa… andiamo avanti”.

Non entro nei dettagli. Desidero solo comunicarvi che io, Stefano Saldarelli, titolare della Achrom (libero professionista nel settore della grafica dal 1998), dalla fine del 2013 ho cominciato a sviluppare una linea di prodotti e accessori dedicati a chi opera nel settore dei droni. Nel 2014 ho avuto modo presentare ufficialmente i miei prodotti ai vari Roma Drone Conference e successivamente ad altri appuntamenti di settore come Dronitaly e ultimamente al Roma Drone Expo&Show e al FlyParty di Montagnana insieme ad Helix Island.

Sono stato il primo in Italia e probabilmente anche in Europa a ideare e realizzare accessori per chi lavora con i droni. Non sono alla ricerca di primati o di onorificenze; cerco solo di far chiarezza. Non pretendo di gestire un monopolio. Sono convinto che le idee aleggino nell’aria e che le menti creative siano in grado di coglierle ed ELABORARLE per poi sviluppare qualcosa di DIVERSO, di ORIGINALE di cui magari andare anche fieri. I veri creativi assorbono energie ed elementi dal mondo che li circonda; si saturano di immagini, suoni, colori, forme che pervadono ogni anfratto della mente. Si ispirano, avviano un processo mentale che li porta ad elaborare qualcosa di NUOVO, di DIVERSO. Se questo non accade in questo modo e ordine allora si parla di PLAGIO o di COPIA.

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Detto ciò, molti di voi mi conoscono, alcuni sono miei clienti da tempo, altri probabilmente avranno modo in futuro di conoscermi personalmente o di acquistare qualche prodotto dal mio shop. Non mi interessa cosa intendono fare questi millantatori di professionalità, voglio solo comunicare che i miei soli partner con i quali collaboro a vario titolo, sono:

Rivenditori ufficiali:

Media:

Fiere di settore:

Aziende partner con scontistiche di acquisto riservate:

Sul mio sito web sono presenti solo ed esclusivamente le mie creazioni, frutto della mia OPERA D’INGEGNO. Prodotti e soluzioni che ho sviluppato, perfezionato nel tempo, grazie anche ai feedback dei miei clienti che ho servito e che continuo a soddisfare, offrendo loro prodotti di qualità, originali e personalizzabili.

Posso affermarlo con orgoglio e i fatti lo dimostrano: i miei prodotti possono essere visti in giro, indossati o utilizzati dai miei clienti PILOTI DI APR o appassionati di droni, hobbysti, aeromodellisti, ecc., Vengono promossi dai miei partner e venduti solo da me o tramite i miei rivenditori HELIX ISLAND e ICT CUBE. Questo lo scrivo a beneficio di coloro che potrebbero cascare nel tranello della “sovrapposizione di informazione” dovuta alla duplicazione di chiavi di ricerca sui motori di ricerca; in pratica “lor signori” non si sono limitati a copiare i prodotti ma anche i nomi. Tentativo perpetuato solitamente da chi ha poco di suo da proporre se non molta arroganza e mancanza di fantasia.

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Comunque, troverete in giro prodotti che a prima vista potrebbero essere “scambiati” per i miei. Appena avrete modo di soffermarvi ad analizzare meglio gli articoli in questione noterete una certa differenza e, badate bene, non dico in meglio o in peggio perchè non spetta a me darmi dei giudizi. Vi dico solo di guardare con molta attenzione gli articoli e di capire che se cercavate i prodotti a marchio DRONE by ACHROM, DRONE 4 FUN o quelli per PILOTI DI APR creati da me, li trovate solo e soltanto sul mio sito http://www.achrom.info e presto su quello di Helix Island, www.helixisland.it e su quello di ICT Cube, http://shop.ictcube.it/.

Trovate informazioni sulle mie attività anche su Quadricottero News, rivista di settore specializzata. Basterà digitare ACHROM sul motore di ricerca presente all’interno del sito di Quadricottero News per ottenere un po’ di informazioni che mi riguardano.

Detto ciò, ben venga la concorrenza quando questa è da stimolo per migliorarsi, per creare nuove cose e spingersi ad affrontare continue sfide. Non approvo chi non ha rispetto, non applica nella vita e nel lavoro i principi fondamentali che distinguono chi fa le cose fatte perbene e chi le fa tanto per fare o per ledere qualcuno, soprattutto quando va a dire in giro che è “farina del proprio sacco”.

Colgo quindi l’occasione per ringraziare chi mi ha dato fiducia fino ad oggi e spero che vorrà continuare a rivolgersi a me per acquistare prodotti e accessori PENSATI per chi lavora o gioca con i droni, ricordando che sono prima di tutto un grafico creativo che sviluppa soluzioni per la comunicazione visiva in generale, quindi non realizzo solo i prodotti presenti nel mio shop ma anche tutta una serie di altre cose e offro servizi di cui potete prendere info navigando sul mio sito.

Ringrazio tanti di voi per le attestazioni di stima che ho ricevuto per email, in chat e durante le fiere a cui ho partecipato dove ho avuto il piacere di stringere la mano a molti di voi e finalmente di poter assegnare, almeno a qualcuno, un volto oltre a un nome e a una voce.

Quindi, il mio blog racconta tanto di quello che faccio e quando è stato fatto in questi anni. La mia pagina Facebook aziendale idem e stessa cosa vale per il mio sito web.

Chiudo con un frase che mi piace attribuire ad un famoso artista, anche se non credo l’abbia mai pronunciata: “Ai POSTER l’ardua sentenza” come avrebbe potuto dire Mimmo Rotella (artista, celebre per aver inventato e proposto attraverso le proprie opere la tecnica del décollage applicata ai poster – trovate sul web tutti i riferimenti del caso).

Stefano Saldarelli

I miei canali web dedicati al settore droni:

  • DRONEVOLUTION Blog – aggregatore di informazioni provenienti dal settore
  • DRONE su Facebook – pagina sulla quale vengono rilanciate le notizie postate su DRONEVOLUTION e quelle provenienti da altri canali social.
  • DRONI E DRONISTI, sezione interna del mio blog

Io e DRONI MAGAZINE… dal blog alla carta stampata. Un viaggio crossmediale alla scoperta del mondo dei droni

“Non ti ho tradito, credimi… no dai, non fare così. Lo so che ci siamo conosciuti qui e che ti raccontavo tante cose sul mondo dei droni ma… i rapporti cambiano, il tempo passa; sai com’è. Poi arriva una che ti strizza l’occhio, carina, ben rilegata, patinata, tutta presa per i droni… Come potevo dirle di no!”

Scusatemi se ultimamente non sono stato molto presente in queste pagine, quantomeno col fornirvi “notizie fresche”. Diciamo che le cose si sono un po’ evolute negli ultimi tempi.

Riassuntino veloce:

A gennaio di quest’anno ho aperto DRONEVOLUTION BLOG, un aggregatore di informazioni sui droni. L’ho classificato come lo spin-off di DRONE, da cui effettivamente deriva.

Dronevolution_achrom

Su DRONEVOLUTION BLOG aggrego e pubblico le notizie sull’argomento droni provenienti dalle testate online nazionali.

E’ stata un po’ una scelta naturale.

Dopo due anni di DRONE su Facebook notavo che le centinaia di notizie che avevo postavo andavano “perse”, pur risultando importanti e interessanti anche a distanza di tempo, almeno la maggior parte di esse.

Mosso da una sorta di spirito “ambientalista”,  ho deciso di preservare la specie: un patrimonio di informazioni sul tema droni civili, “aggregando” le notizie all’interno di un unico contenitore che ho chiamato: DRONEVOLUTION BLOG. Da qui le informazioni, opportunamente taggate, classificate e indicizzate, sono reperibili a tutti, senza alcun abbonamento, insomma “a grattisse”, semplicemente consultando la piattaforma, navigando attraverso le categorie o interrogando il motore di ricerca.

Da DRONEVOLUTION BLOG i post vengono rilanciati su DRONE (Facebook), sulla mia pagina Twitter, su Google+ e Linkedin… Urca, tanta roba!

drone_achrom

A febbraio ho avuto il piacere di conoscere Fabio Marotta di DRONI MAGAZINE. Dopo una bella chiacchierata telefonica di quasi un’ora siamo approdati ad un bel: “ma allora possiamo collaborare”; in pieno stile: “Si, può, fare” alla Mel Brooks.

“Proviamo!”, ci siamo detti. Così siamo partiti con un esperimento di collaborazione.

Nel numero di aprile-maggio di DRONI MAGAZINE troverete un mio articolo dedicato ai droni da trasporto o DRONE DELIVERY. Ho aperto la finestra sul mondo, ho frugato tra le notizie, consultando anche la mia stessa piattaforma DRONEVOLUTION BLOG. Sono andato a curiosare oltre oceano ad individuare realtà che operano o stanno per cominciare ad operare con i propri SAPR per il trasporto di merci per brevi o lunghe distanze. Dai piccoli droni che trasportano farmaci salva vita ai grandi droni cargo che vedremo presto solcare i cieli di tutto il mondo.

Devo dire che mi sono divertito a scrivere questo pezzo.. Mi ha dato modo di approfondire alcune cose che già conoscevo, di riportare con piacere quelle che sapevo e mi ha permesso di andare a scavare a fondo per trovare cose che fino ad ora non avevo ancora scoperto.

Il bello dello scrivere è anche questo, soprattutto se devi raccontare delle cose che fanno parte della realtà che ci circonda e del mondo che sarà domani.

Ecco a voi il bel paginone di DRONI MAGAZINE che riporta nella parte bassa il focus che rilancia il mio articolo “Il futuro è nelle consegne”

Copertina_Droni Magazine_aprile2016

Vi annuncio che sto lavorando all’articolo per il prossimo numero di DRONI MAGAZINE, che uscirà a giugno (numero di giugno-luglio) e che tratterà di argomenti legati a… per adesso non ve lo dico 🙂 siamo in pieno “Work in progress”. Vi aggiornerò più avanti.

Detto ciò… aspetto che leggiate il numero di DRONI MAGAZINE attualmente in edicola (uscito il 19 aprile) e che mi facciate sapere se vi è piaciuto, se avete gradito il mio pezzo e magari di cosa vi piacerebbe che scrivessi nei prossimi numeri. Se poi non vi è piaciuto ditemelo così ho modo di migliorarmi 🙂

Pertanto… “non ti ho tradito, ho solo allargato gli orizzonti. Mi vedo anche con altre ma per te ho sempre un certo debole, bloggona mia!”

Ci leggiamo anche in edicola!

Link di approfondimento:

Droni nello spot della nuova Renault MEGANE

Taglio cinematografico, atmosfere drammatiche, un circuito automobilistico come location, diverse comparse e l’impiego di droni in scena.

“Un team di scienziati ha realizzato un esperimento inedito”, questo è il messaggio che sta alla base dello spot della nuova Renault MEGANE e su cui si sviluppa la storia nell’arco di 1 minuto.

Il montaggio ci regala dettagli dell’auto alternati a immagini che ritraggono il suddetto team di scienziati impegnati nella loro ricerca che vede come soggetti di studio due persone comuni.

Simulatori di guida, tute dotate di sensori, attività fisica, computer, strumenti… un protocollo rigoroso dove nulla viene lasciato al caso. Tutto viene monitorato per preparare i soggetti al test vero e proprio: provare l’auto su strada e analizzarne le reazioni alla guida.

Due auto, due piloti, due direzioni opposte, un espediente narrativo che tende a sottolineare che la Renault MEGANE è un’auto che si colloca all’interno di un segmento di mercato che soddisfa le esigenze di un’ampia fascia di utenti, oltre a voler sottolineare la “scientificità” dell’esperimento in sé.

Le auto partono, i sensori delle tute indossate dai piloti iniziano a trasmettere i dati biometrici alle postazioni di controllo. Lungo il percorso di guida sono dislocati numerosi strumenti in grado di tracciare il passaggio delle auto. Le informazioni raccolte vengono analizzate dagli immancabili tecnici asiatici che con la loro presenza contribuiscono a trasmettere allo spettatore un’elevata connotazione tecnico-scientifica e la “serietà” dell’esperimento stesso.

Come una sorta di “ciliegina sulla torta” a circa metà dello spot entrano i scena i droni. In questo momento storico rappresentano un totem attraverso il quale sintetizzare concetti come tecnologia, scienza, ricerca, monitoraggio e anche fascino per qualcosa di non ancora ben collocato nel quotidiano di molti, soprattutto se prendiamo in esame i droni civili ad uso professionale, come in questo caso.

Renault Megane

Il primo ottocottero compare in secondo piano, fuori fuoco, dietro ad uno dei piloti, inquadrato dal posto del passeggero attraverso il finestrino di guida. Segue la traiettoria dell’auto e supera il soggetto in movimento uscendo immediatamente dall’inquadratura. La scena successiva mostra alcuni tecnici con in mano i radiocomandi necessari per pilotare i droni. Subito dopo vediamo la nuova Renault MEGANE, al centro della scena, con ben quattro droni (a giudicare dalle immagini direi che si tratta di S1000 della DJI) che la circondano e la seguono alla stessa velocità monitorandone le performance, o almeno questa è l’impressione che lo spettatore percepirà nel godersi queste immagini.

Il test prosegue con prove di tenuta su bagnato e al termine dell’esperimento gli scienziati, dopo aver elaborato la mole di dati ricavati, giungono alle loro conclusioni scientifiche…

Una stretta di spalle è la sintesi perfetta che palesa il “team manager” circondato da tutti i tecnici che hanno partecipato al test. L’inquadratura non lascia dubbi in merito alla rassegnazione dell’esperto nell’osservare i risultati ottenuti.

In conclusione: “Vuoi scoprire cosa si prova? Guidala!”. Con questo invito all’azione lo spot passa al quadro finale che mostra l’auto e lancia il claim: “Nuova Renault Megane – Wake up passion”.

Crediti e approfondimenti:

  • Advertising Agency: Publicis Conceil, France
  • Executive Creative Director: Marcelo Vergara
  • Art Director: Thomas Roques
  • Copywriter: Antoine Giraud
  • Account managers: Patrick Lara, Adrien Dumont, Jessy Teboul, Arnault Bernardin, Sacha Garel, Karim Ben Hamida
  • Producers: Pierre Marcus, Nathalie Levincent / Prodigious
  • Director of photography: Paco Femenia
  • Informazioni sullo spot dal sito web: http://adsoftheworld.com/
  • Lo spot TV Renault Megane dal canale YouTube di: Renault Italia
  • L’immagine tratta dello spot “Renault Megane: Wake up your passion” su cui sono inquadrati i droni, dal sito: Just Marketing News

Droni agli arresti domiciliari e il business delle parole…

Blindato, terrorismo, ISIS, foreign fighters e droni. 

Non necessariamente in questo ordine ma spesso, troppo spesso, queste parole vengono accostate tra loro.

Qualche anno fa mi avvicinai al settore dei droni con la convinzione che potesse offrire nuove opportunità di lavoro. Si diceva che le tecnologie dei droni civili erano state “sdoganate” (altro termine abusato) da quelle militari – quindi che erano molto efficienti – e che la ricerca e lo sviluppo delle tecnologie avrebbero portato nel corso degli anni al raggiungimento di incredibili risultati nelle performance degli aeromobili a controllo remoto, parallelamente all’implementazione delle applicazioni in cui impiegarli in ambito civile.

droneMilitare

Io stesso avevo deciso di avvalermi di un SAPR per effettuare riprese, foto e video pubblicitari ma con le prime avvisaglie che preannunciavano l’entrata in vigore del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto capii che le cose si sarebbero decisamente complicate. In parole povere, come si dice a Prato: “ho ripreso ì mì balocchi e son tornato a giocare nì mì uscio”.

“Eppure avevamo detto che i droni sarebbero stati il futuro…”

A tutt’oggi ritengo che avviare in Italia un’attività che implichi l’impiego di APR sia da valutare con la massima attenzione; non solo per tutti gli aspetti burocratici, normativi, legali, sanzionatori, assicurativi, correlati e derivanti da ciò che è riportato su:

a cui si riferiscono le sanzioni emanate dal

e per quanto previsto dalle regole sulla Privacy, in merito alla realizzazione di foto e di video, definite dal:

ma anche per tutto ciò che i media dispensano a loro uso e consumo ipotizzando molteplici utilizzi dei droni in ambito terroristico, talvolta sconfinando nella fantascienza o prospettando scenari apocalittici che paiono dei suggerimenti verso i neo-terroristi.

Posso usare un coltello da cucina per tagliare il pane o la carne ma non divento automaticamente un serial killer e dato che i serial killer e gli assassini utilizzano anche i coltelli per uccidere, non credo che vietandone l’uso si possano eliminare gli omicidi; di sicuro si manderebbero fallite le panetterie, le macellerie, ecc. che utilizzano quotidianamente i coltelli per svolgere il proprio, lecito lavoro.

Torniamo alle parole che in questo momento “vanno per la maggiore” e che i media utilizzano in ogni dove per caratterizzare i propri servizi giornalistici.

BLINDATO: a seguito dei fatti di cronaca accaduti a Parigi è il termine più utilizzato per definire una zona impenetrabile, chiusa, sigillata.

E’ quasi un termine onomatopeico che suona come: “forte”, “ferro”, “serratura”, “sicuro” e che trasposto in un contesto di cronaca dovrebbe darci la garanzia di estrema sicurezza e di massimo controllo laddove però, evidentemente, non si riesce a garantire né l’una e né l’altra cosa se non la limitazione della libertà alle persone comuni e non escludendo in assoluto la possibilità di agire a quelle più scellerate. Oltretutto si procede a “blindare” un’area o un’intera città solo dopo essersi verificato un fatto di estrema gravità che ha prodotto vittime civili. E’ un po’ come voler mettere i soldi in una cassaforte dopo essere stati rapinati.

Prima o poi il livello di attenzione cala inevitabilmente e ciò che si è fatto oggi, con estremo sacrificio, spendendo milioni di Euro in procedure di sicurezza, intelligence, armi e dispositivi vari, diventa praticamente inutile col passare del tempo. Cambiano le strategie dei terroristi, cambiano gli obiettivi, cala l’attenzione da parte delle forze dell’ordine e tutto torna ad assumere una condizione di “normalità”, fino al nuovo fatto di sangue.

Ma a parte questo, il termine BLINDATO piace, va parecchio. Se ci fosse una “borsa delle parole” oggi avrebbe una quotazione altissima.

A fianco o nelle vicinanze di blindato troviamo TERRORISMO, altro termine che evoca nelle menti di ognuno immagini cruente. Vorrei poter abusare del termine che indica l’esatto contrario ma di fatto, il SERENISMO o il FELICISMO o il CALMISMO ma non sono termini in uso; peccato, forse questo è sintomatico ed indica la vera natura dell’uomo.

Poi abbiamo ISIS che è l’acronimo di Islamic State of Iraq and Syria. Che dire in merito… anche nulla. Si è detto e ridetto di tutto e di più e francamente, io che sono un semplice cittadino che subisce come voi il peso delle parole e ancor di più della sostanza prodotta da questo clima di NON PACE, non voglio aggiungere nulla in merito a qualcosa che si autoproclama uno Stato e che di fatto esiste solo per uccidere le persone e annichilire il concetto stesso di cultura e di evoluzione umana.

Da ISIS il passo a FOREIGN FIGHTERS è breve. Altro termine abusato, diventato quasi un titolo altisonante che di fatto vuol dire: “combattente straniero”, anche se in modo più hollywoodiano, usato al posto di qualche appellativo più scurrile, meno giornalistico ma più consono e all’uopo per indicare quell’essere che si cimenta nel terrorismo. Secondo il mio modestissimo parere è un termine anche troppo lusinghiero, soprattutto la seconda parola: FIGHETER che dovrebbe essere associata ad un personaggio come Leonida o ad un Cesare o un lottatore di Wresling o ad uno di Boxe e non a dei fanatici il cui cervello ha pensato bene di dissociarsi e andarsene dal loro corpo da parecchio tempo.

Ma veniamo all’ultimo dei termini che ho elencato in apertura di questo post; quello che francamente riterrei il più innocuo tra questi: DRONI.

Oggi la parola DRONE è abusatissima. Viene indiscriminatamente utilizzata per indicare tutto ciò che è dotato di un’intelligenza artificiale, più o meno evoluta, e che si muove senza un pilota a bordo.

Ho sentito indicare drone:

  • Auto
  • barche
  • robot
  • sottomarini

e anche

  • aerei o elicotteri dal design innovativo ma che a bordo hanno comunque un pilota.

Mi manca solo di sentire qualche idraulico indicare “drone” una lavatrice di ultima generazione e siamo a posto.

Solo per fare chiarezza, un DRONE può essere solo due cose:

  1. il maschio dell’ape
  2. un’aeromobile a controllo remoto (il cui nome deriva proprio dalle caratteristiche fisiche, comportamentali e dal rumore prodotto durante il volo dal suddetto insetto).

Comunque, pare che se non utilizzi i DRONI per fare un po’ di tutto, meno che per quello che servirebbero (viste le restrizioni per l’utilizzo di questi aeromobili in ambito civile), non sei “alla moda”.

Detto ciò, oggi i DRONI pare che siano il pericolo numero uno per le intelligence di tutto il mondo, senza pensare che gli unici droni che fino ad oggi hanno fatto seri danni sono stati solo quelli militari, oltretutto impiegati proprio con l’intento di fare danno.

Comunque, l’associazione delle parole blindato, terrorismo, ISIS, foreign fighters e droni è diventata la miscela vincente per vendere giornali e realizzare talk show improntati esclusivamente su questi argomenti.

Considerando che un terrorista dell’ISIS ambisce per dottrina e lavaggio di cervello, quando non ci ripensa all’ultimo istante, a immolarsi per un distorto “credo religioso”, mi pare molto difficile che possa utilizzare un drone per compiere un attentato.

Comunque, anche se il “suo credo religioso”, edulcorato da fifa, gli suggerisse di mantenere la propria incolumità, non credo che l’interdizione di uno spazio aereo ai droni o agli ultraleggeri possa evitare l’utilizzo di questi aeromobili in ambito terroristico. Francamente non me lo vedo proprio il tizio dell’ISIS che si reca da ENAC per mettersi in regola con tanto di attestati, manuali di volo e documentazioni varie con l’obiettivo di compiere un attentato col proprio APR. Oltretutto in area critica soggetta ad assembramento di persone, su via, non si può proprio. O li usa, a prescindere, o continua ad utilizzare il suoi “bei” Kalashnikov, cinture esplosive e aggeggi vari di morte, acquistati presso i venditori di armi, degli stessi paesi dove poi i terroristi li impiegano; credo oltretutto che vedano questo processo come una sorta di nemesi perfetta.

Parlare delle possibili “strategie del terrore” in termini mediatici ha un maggiore effetto sull’opinione pubblica se vi si associa la parola DRONE.

Un oggetto che vola, pilotato in remoto da chissà chi e da chissà dove, magari carico di esplosivo o di un pericoloso virus letale. “Fa audience”, crea attenzione, si possono chiamare in causa esperti e sedicenti tali in varie trasmissioni televisive per parlare dell’argomento in modo quasi morboso. Le ipotesi si sprecano e gli ascolti salgono e l’opinione che si forma tra la gente in merito ai DRONI è sempre più DRONI = TERRORISMO.

Poi arrivano le contraddizioni.

Qualche giorno fa ho postato sulla mia pagina Facebook DRONE alcuni articoli che riportavano le parole del ministro Angelino Alfano il quale comunicava perentoriamente l’interdizione dello spazio aereo ai DRONI e agli ultraleggeri sulla capitale durante il Giubileo. Il giorno dopo si leggeva sui quotidiani online che le forze di polizia avrebbero utilizzato i DRONI per prevenire attentati. Il giorno dopo ancora il prefetto Gabrielli dichiarava che i droni “sospetti” sarebbero stati abbattuti; “credo che si riferisse a quelli con occhiali da sole e baffi finti”.

In fondo a questo post, se volete, potrete deliziarvi leggendo gli articoli di cui vi ho appena parlato.

Forse mi sono perso qualcosa… ma il volo degli APR sulla capitale o su qualsiasi altra città, prima dell’era ISIS, era possibile? …Mah!

Diciamo pure che se uno prende e vola con un APR in Piazza Navona, per dirne una, o a San Pietro, per dirne un’altra, viola la legge, a meno che non abbia ottenuto da ENAC un “permesso di volo in area critica in scenario misto” e che lo abbia condiviso con le autorità di PS del luogo che hanno l’ultima parola in merito; questo perchè se le autorità di PS, per esempio, avessero autorizzato per quel giorno, a quell’ora “un corteo con la Camusso“, che per l’appunto transita proprio nella zona di volo dell’APR, questo creerebbe non pochi problemi…

Ma tutto questo non fa figo e quindi i media non ne parlano. No, non della Camusso ma delle questioni burocratiche legate all’uso di un APR in città – e non mi riferisco a quelle tre fette di prosciutto con le ali definite DRONI sotto i 300gr. –

Alla fine di tutto questo delirio, chi già aveva difficoltà a lavorare con gli APR, pur con tutte le sue autorizzazioni, assicurazioni, certificazioni varie, oggi si trova ad essere paragonato alla stregua di un Hezbollah fondamentalista guerrafondaio.

vignetta terrorista

Vorrei ricordare che nel mondo il business delle armi supera di gran lunga quello dei droni civili e che un drone civile può essere impiegato in moltissimi scenari per innumerevoli scopi di pace mentre un’arma può solo uccidere, anche se sono impiegate in quelle che definiamo missioni di pace o missioni umanitarie ma che di fatto, spesso, si trasformano in missioni “portatrici di morte”.

Quindi, che futuro potremmo sperare per i droni?

A mio avviso si è spostata la linea di arrivo e di ripartenza o quella che avrebbe dovuto sancire l’apertura di un vero e proprio mercato e del relativo business per il settore dei droni civili. Questo almeno in Italia.

Per quanto ci possiamo impegnare, investire e sperare, vedo che gli APR restano per il momento degli apparecchi in uso ad una nicchia di utenti, troppo pochi per essere definiti un “mercato di riferimento”, troppo pochi per essere ascoltati, troppo pochi per poter fare la differenza in un settore che ha un incredibile potenziale inespresso, sottomesso da regole che limitano chi lavora con coscienza e serietà e risultano poco efficaci per frenare il fenomeno dell’abusivismo.

Si dice che il settore sia ancora acerbo, che dovrà svilupparsi e che i risultati si vedranno nel tempo. A me pare che il settore abbia subito un evidente arresto. Sento parlare più o meno delle stesse cose da circa tre anni e non mi pare di vedere tutti questi droni in cielo o che il mercato dei droni sia effettivamente “decollato”.

Si sente parlare di un boom di vendite di droni e di un incremento di APR che volano in regola.

Nel primo caso il boom si riferisce a quelli venduti spesso dalla grande distribuzione e che oltretutto non dovrebbero essere considerati come dei droni ma degli aeromodelli impiegabili per scopi ludici; anche se qualcuno li usa in modo “promiscuo”, (non previsto dalla legge e quindi per impieghi non proprio regolari).

Nel secondo si parla di un normale incremento dovuto all’ammodernamento e allo sviluppo delle flotte in carico alle aziende produttrici degli stessi APR e di quelle che ne acquistano più di uno per garantire un livello di continuità di servizio nell’ambito della propria professione.

Se a questo ci aggiungiamo il TERRORISMO MEDIATICO unito ad una certa faciloneria nel modo di comunicare della nostra classe politica, penso che la ripartenza del settore sarà roba destinata ad un’élite di “soliti noti”, quelle aziende che potranno permettersi il lusso di gestire appalti pubblici, difesa, sicurezza, intelligence e che sapranno imporre APR ridondatissimi, censitissimi, scatolaneramuniti, transponderati, con sistemi anticollisione, paracadute, airbag, triccheballacche e soprattutto il teletrasporto, almeno se qualcosa deve accadere è meglio che accada lontano da casa nostra; l’importante è parlare, parlare, parlare e i droni civili, quelli che avrebbero potuto e dovuto creare migliaia di posti di lavoro, avranno sempre ampio risalto nelle cronache dei giornali, per il diletto di qualche giornalista o politico che si diverte a “fare la guerra” con le parole, preferendo parlare o straparlare di droni ad uso civile invece di affrontare seriamente il problema delle armi vere ad uso incivile.

 

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