Droni – La t-shirt Alien Drone

Teschi, teschi dappertutto. Sulle borse, magliette, cover per telefoni e tablet, teschi ovunque.

Anche nel settore dei droni.

Il classico teschio pirata è comparso tra i SAPR, anche se caratterizzato dai quattro bracci del quadricottero anziché avere le due tibie incrociate, più fedeli al classico disegno del teschio pirata che tutti abbiamo in mente.

Allora?

Allora vediamo se si può fare qualcosa di diverso, pur sempre intrigante, enigmatico, misterioso, affascinante… o forse anche di più, dato che non dovrebbe essere il solito teschio visto e rivisto che oramai è inflazionato e che ha perso tutto il suo fascino.

Quindi che si fa?

Mah, intanto cominciamo a disegnare. Riparto dal mio drone quadricottero, quello che avevo già realizzato tempo fa per altre grafiche. Inspessisco alcuni elementi, aggiungo qualche particolare e al centro, al posto del solito teschio, ci inserisco il volto di un alieno che nasce dalle geometrie con cui ho realizzato il resto del disegno. Elementi paralleli, cerchi concentrici, incroci, sovrapposizioni, ed ecco che balza fuori il volto dell’alieno.

alien drone pittogramma

Testa ovoidale, mento allungato e sfuggente, grandi occhi, è lui, proprio quello che ho visto quella nott…

…lasciamo perdere.

Mi piace. Ora ho il mio alieno. Manca ancora qualcosa.

Beh… intanto diamogli un nome. Qualcosa di semplice, diretto, chiaro, inconfondibile: “ALIEN DRONE”.

Boia dé che fantasia.

E lo so ma è un nome che tutti possono ricordare.

Va beh ma facciamo di più…

Uff… sei sempre così pedante? Allora… le eliche ci sono, la testa dell’alieno pure, la dicitura Alien Drone l’abbiamo messa, cosa manca? Ah! Sì, intanto la “I” di ALIEN la caratterizziamo un po’. Ci metto al suo posto un’elica.

Ottimo. Poi?

Parlo con il mio amico Daniele, quello che stampa materialmente le mie grafiche sulle magliette. Ha un laboratorio artigiano a Lucca dove realizza prodotti promozionali, stampe, gadget, e tanto altro. BusinessOpen è il nome della sua attività. Parlo con lui, gli chiedo se ha qualcosa da consigliarmi per rendere ancor più intrigante la mia grafica.

Mi guarda, sorride e poi esclama: “Questo!” indicandomi un rotolo di materiale che a prima vista mi pareva un vinile adesivo comunissimo. Poi mi spiega che è una pellicola termosaldabile sensibile alla luce. Si carica di luce e la rilascia col buio; insomma è luminescente.

Figo! E’ quello che ci vuole per caratterizzare il mio alieno.

Stampiamo tutta la grafica in serigrafia e gli occhi dell’alieno, solo quelli, li realizziamo con questo materiale, almeno al buio si vedono gli occhioni illuminati, proprio come quelli dell’alieno che vidi quella nott…

Azz… ci sono ricascato.

Ma su quale maglietta realizziamo il tutto?

Sempre su consiglio di Daniele ci orientiamo verso una t-shirt JRC nera con effetto fiammato, insomma, con quello che i modaioli definiscono slubby. E’ un tipo di maglietta molto attuale, con vestibilità fashion, collo ampio, colletto basso, ottimo cotone, ecc, ecc.

Ecco il risultato alla luce.

Alien Drone - t-shirted ecco il risultato al buio:

Alien Drone - t-shirt al buio

Fatto! Ecco una nuova creazione, direttamente dalla fucina del creativo, che poi sono io, sotto “l’intrigante” nome di ACHROM. Come ogni eroe mascherato anche io ho il mio alias… Poi non guardare che faccio il grafico ma, sai com’è, già faccio un mestiere che viene identificato col nome di un qualcosa che a poco o nulla a che fare col mestiere stesso, fammi almeno un po’ giocare…

Dai che hai capito… l’orafo fa il gioiello, il mestiere non si chiama “gioiello”, il muratore non si chiama “mattone” o “calce”; il medico o dottore non si chiama “brufolo” o “appendicite”; insomma, io faccio il grafico e nella mia oramai quasi ventennale carriera avrò probabilmente disegnato uno o due grafici al massimo ma sono comunque un grafico.

E’ dura la vita caro mio lettore o lettrice.

Via, approfitto per ricordarti, dopo questo ultimo delirante passaggio, che la mia passione per i droni mi ha portato a realizzare una pagina Facebook nella quale posto quotidianamente la rassegna stampa che raccolgo dalla rete, ovviamente per quello che concerne l’argomento SAPR. Ti invito ad andare a visitare DRONE e a cliccare Mi Piace per restare aggiornato.

Su questo blog trovi la categoria DRONI E DRONISTI all’interno della quale ho postato diversi articoli sull’argomento.

Se questo post ti è piaciuto ti invito a condividerlo col mondo! Mille grazie e alla prossima.

PS: se vuoi comprare questa t-shirt, vai sul mio sito web nell’area Drone For Fun dove troverai questa ed altre grafiche.

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Houston… mi hanno copiato! Allora so’ famoso!!

“Houston We Have a Problem”. Così i media riportarono la frase pronunciata a bordo dell’Apollo 13 nel momento in cui gli astronauti si resero conto che effettivamente la loro situazione era grave.

“Houston I Have a Problem” è anche il tormentone che il mio personaggio John Doe, protagonista del libro “GoodMooning! Andare sulla Luna è una cosa molto seria! …o forse no? Il programma spaziale segreto che portò l’uomo sulla Luna“, pubblicato da Phasar Edizioni nel dicembre 2012, che pronuncia in ogni occasione durante la sua surreale e ironica missione sulla Luna.

Oggi, a distanza di quasi un anno dalla pubblicazione del libro, girando per Prato mi sono imbattuto in uno stendardo pubblicitario che promuove alcune iniziative commerciali proposte da I GIGLI, notissimo Centro Commerciale della piana di Firenze.

Cosa c’è di strano in questo poster? Bè, a parte alcune interpretazioni in chiave approssimativo-fantascientifica che lasciano un po’ il tempo che trovano, parlo degli “incontri ravvicinati con lo shopping” che dovrebbero far leva sui più noti ed affascinanti “incontri ravvicinati del terzo tipo” che comunque non c’incastrano nulla con l’astronauta rappresentato, ciò che mi ha fatto particolarmente incuriosire e porre maggiore attenzione sul messaggio visivo, sono state almeno tre cose che associate insieme creano “l’effetto copia” del mio personaggio. Mi riferisco in particolare ad un racconto breve riportato nel libro GoodMooning! Il racconto si intitola: “Inaspettata vita aliena sulla Luna? Possibili tracce…”

Sul manifesto de I GIGLI compare l’astronauta con un hamburger in primo piano e il claim “Incontri ravvicinati con lo shopping”. Gli incontri ravvicinati si ricollegano agli “alieni” dell’omonimo film di Spielberg, e l’astronauta che occupa gran parte dello spazio del layout si trova circondato di vari oggetti, tra cui, in primissimo piano, un hamburger ben farcito tenuto nella mano sinistra dell’astronauta, come nella mia illustrazione. Quindi, se prendi gli incontri ravvicinati, quindi vuoi evocare gli alieni, prendi un astronauta, gli fai afferrare un hamburger con la mano sinistra, non ti pare che sia qualcosa di più di una normale coincidenza?

Il mio astronauta John Doe si trova in missione sulla Luna, nella mano sinistra impugna un hamburger farcito e, alle sue spalle, c’è l’insegna dell’Alien‘s Burger, il “noto fast food lunare”.

Questa è l’immagine che è stata diffusa con la campagna pubblicitaria de I GIGLI nelle versioni verticale e orizzontale:

Queste invece è l’illustrazione del mio libro (a sinistra) e quella comparsa sulle t-shirt (a destra), quest’ultime realizzate a giugno del 2012 e pubblicate su Blomming.

Bè, sono contento. Alcuni amici mi hanno detto che questa copia non autorizzata dovrebbe essere segnalata e perseguita a norma di legge. Io dico… chi se ne frega! Sono stra contento. Se mi copiano vuol dire che evidentemente qualcosa di interessante e piacevole l’ho creata.

Magari avrei gradito un grazie da parte dell’agenzia di comunicazione che cura l’immagine a I GIGLI e poter mettere in vendita il mio “best seller” a I GIGLI, a titolo ovviamente gratuito, vita natural durante.

…ma sono un artista e purtroppo, vivo di gloria!

P.S. Comunque, caro Sig. I GIGLI, se la suddetta proposta la ritiene fattibile, potrei tralasciare per un momento “la gloria” e piegarmi volentieri al vile denaro. Parliamone.

Book trailer di GoodMooning! – realizzato da me

Promo pubblicitario del libro GoodMooning! – realizzato da TVPrato

Intervista a “Pomeriggio con te” – su TVPrato. Trasmesso in diretta il 19.12.2012

Doctor Who Experience – Cardiff Bay. Due fans del dottore sulle tracce del signore del tempo e della squadra di Torchwood

Quando mi chiedono: “che passioni hai?” oppure: “cosa ti piace fare nel tempo libero?”, non so mai da dove cominciare. Direi che sono una persona a cui piace fare, a prescindere. Ho molti interessi e tutti alimentati dalla mia buona dose di curiosità e voglia di mettermi in gioco.

Tra le mie numerose passioni c’è la fantascienza. Lo so, lo sapete ma qualcuno prima o poi capiterà su questo post senza avermi conosciuto o senza aver letto la mia presentazione “io e la fantascienza“. Pertanto, dicevo.. amando la fantascienza, non potevo esimermi dall’essere fan anche del Dottor Who e di Torchwood. Direi che questa passione me l’ha trasmessa un mio carissimo amico d’infanzia, un vero cultore ed esperto di queste due serie televisive. Anni fa mi chiese se stessi seguendo in televisione Dottor Who e Torchwood. Entrambe le serie all’epoca non erano tra quelle che seguivo. Il dottore che mi ricordavo era quello della quarta generazione, per chi non segue la serie è un casino spiegarlo in poche parole. Pensate ad un umanoide che vaga nel tempo e nello spazio e che “non muore” ma si rigenera. Ogni tanto cambia completamente prendendo le sembianze di un nuovo individuo. Ogni cambiamento segna una generazione del dottore. Attualmente siamo alla undicesima ed è stato annunciato già il dodicesimo dottore.

Decimo e undicesimo Dottore
Decimo e undicesimo Dottore

Comunque, a prescindere da questi dettagli da nerds direi che la serie Doctor Who è da considerarsi un cult per il genere a cui appartiene e, se non erro, non esiste altra serie televisiva più longeva di questa. Batte anche Star Trek. Pensate che quest’anno Doctor Who  festeggia i suoi 50 anni dalla prima messa in onda sul circuito televisivo inglese.

Dal Dottor Who nasce nel 2006 uno spinoff che prende il nome di Torchwood.

Team Torchwood
Team Torchwood

Questa serie si svolge in gran parte a Cardiff, capitale del Galles nel Regno Unito. Prendete un gruppo di persone che fanno parte di una squadra segreta fondata dalla regina Vittoria con lo scopo di controllare una “breccia temporale”, che per l’appunto è proprio a Cardiff, e le varie razze aliene che vi transitano mietendo panico, catastrofi o semplicemente insediandosi per anni tra gli umani gestendo menti e controllando lo sviluppo dell’umanità. Col passare del tempo la squadra dei Torchwood si è rinnovata, tutti tranne una persona che è il Capitano Jack Harkness, immortale. Anche qui è un gran casino raccontare tutti i retroscena, i perché e i per come… Vi basti sapere che “il Dottore” sovrintende Torchwood ma le due serie sono separate e ben distinte anche se ogni tanto qualche crossover tra una e l’altra permettono di miscelare gli eventi, dando allo spettatore qualche elemento in più su entrambi i versanti.

Detto ciò, a giugno scorso, Antonella ed io siamo andati a Londra in viaggio di nozze. E bé, dopo 18 di vita di coppia ci siamo decisi e siamo convolati a nozze. Abbiamo scelto Londra per una serie di motivi, tra cui, la vicinanza a Cardiff, visto che entrambi siamo appassionati delle suddette serie televisive.

Decidiamo quindi di inserire nel nostro viaggio di nozze una giornata dedicata al Dottore e a Torchwood.

Partenza dalla stazione ferroviaria di Paddington, Londra. Saliamo su uno dei puzzolentissimi treni a diesel delle ferrovie britanniche e, dopo aver attraversato campagne, colline, visto casette, mucche, qualche pala eolica, qualche pannello solare e una mastodontica, inquietante centrale elettrica (vedi foto), dopo circa due ore di viaggio arriviamo a Cardiff.

Centrale elettrica sul percorso Londra - Cardiff
Centrale elettrica sul percorso Londra – Cardiff

Scesi dal treno seguiamo le indicazioni per Cardiff Bay dove si trova una delle principali location esterne di Torchwood e la Doctor Who Experience. Decidiamo di percorrere questo tragitto a piedi, totalmente ignari di quanti chilometri ci separino dalla stazione di Cardiff a Cardiff Bay.

Per gli amanti dei dati, mappe e chilometraggi, eccovi serviti: indicazioni da Google Map dalla stazione dei treni di Cardiff alla Doctor Who Experience. Clicca QUI

Il percorso a piedi è piuttosto semplice ma decisamente poco interessante da vedersi. Zona periferica, strade alquanto squallide e case popolari. Questo ovviamente usciti da Cardiff e prima di arrivare a Cardiff Bay. La baia invece è piuttosto interessante. Non grandissima ma ricca di contrasti architettonici decisamente forti e strani, soprattutto per via delle mescolanze tra lo stile vittoriano decadente, palazzi di edilizia popolare moderna e edifici hi-tech degni, non a caso, di essere usati come location di film di fantascienza.

Arriviamo a Cardiff Bay, ci guardiamo attorno per qualche istante e scorgiamo il Wales Millennium Centre, edificio straordinario per forma e materiali impiegati.

Wales Millennium Centre - Cardiff Bay
Wales Millennium Centre – Cardiff Bay

Un’enorme struttura che pare quasi una immensa balena spiaggiata rivestita in rame, almeno per una buona parte della costruzione. Altri l’hanno paragonata ad un grosso armadillo. L’edificio è ulteriormente caratterizzato da un’enorme scritta incavata nella superficie della facciata su cui sono state incastonate le vetrate che danno luce all’interno.  La frase è scritta in gallese e in lingua inglese e recita “Creu Gwir Fel Gwydr O Ffwrnais Awen (gallese) In These Stones Horizons Sing (inglese)“. Il complesso ospita regolarmente spettacoli di opera lirica, balletto, danza, commedie e musical ed è la sede della Welsh National Opera.

Questa struttura è diventata famosa anche tra i seguaci italiani della serie televisiva Torchwood, in particolar modo la piazza antistante dove si trova una fontana monolitica che indica l’area d’accesso alla base segreta Torchwood. L’espediente usato nella storia per celare l’ingresso al Torchwood, oltretutto posto nel bel mezzo di una piazza in vista a tutti, ruota attorno ad un “campo di distorsione della percezione” che nel punto esatto di accesso, una grossa pietra del marciapiede che funge da ascensore, permette agli agenti Torchwood di entrare e uscire a loro piacimento senza dare nell’occhio ai passanti.

Questo è stato il nostro primo POI Point Of Interest. Non poteva mancare la foto alla fontana e un bel giretto in tutta l’area che per anni abbiamo visto in televisione senza poter mai verificare, fino a quel momento, quanto di ciò che vedevamo fosse reale o finzione. Bè, è piuttosto reale, fatta eccezione per qualche “ritocchino” qua e là teso a nascondere alcune parti delle architetture urbane più vicine, meno “telegeniche”.

Da qui siamo andati sparati verso il punto più estremo della baia di Cardiff. Percorriamo dei vialetti lungo costa, attraversiamo un ponte e ci troviamo davanti un edificio blu, che ricorda vagamente il Wales Millennium Centre, quantomeno per le sue forme sinuose, non certo per il colore del rivestimento.

Doctor Who Experience - Cardiff Bay
Doctor Who Experience – Cardiff Bay

Comunque, prima di raggiungere l’edificio scorgiamo sulla destra, in prossimità di un piccolo molo d’imbarco per i natanti, la mitica cabina telefonica del Dottore, segno inequivocabile che la nostra meta è raggiunta.

Doctor Who Experience - Cardiff Bay - la cabina del Dottore, sul molo della baia
Doctor Who Experience – Cardiff Bay – la cabina del Dottore, sul molo della baia

La Doctor Who Experience è una struttura moderna, inaugurata nel luglio del 2012 alla presenza di numerose specie aliene venute da ogni dove e tempo.

Attraversiamo la porta d’ingresso e ci troviamo in un’ampia hall piuttosto sobria, senza troppi fronzoli, fatta eccezione per un paio di Dalek, di cui uno interamente realizzato in LEGO, una vetrina con qualche “action figures” del dottore e compagni, l’auto d’epoca gialla del Dottore e qualche disegno evocativo alle pareti, nonché l’immancabile bar, punto ristoro.

Capiamo che per entrare alla Doctor Who Experience è necessario formare un gruppo di persone. Non passa molto tempo e lo scopo viene raggiunto grazie all’arrivo di un flusso lento ma costante di visitatori.

Una ragazza dello staff ci accoglie, biascica qualcosa tra l’inglese e il gallese e ci invita a oltrepassare ordinatamente la porta che è dietro alle sue spalle. Da qui dovrebbe cominciare la parte cosiddetta “Experience”, ovvero, quella più vicina ad un’attrazione stile parchi di divertimento.

In effetti l’intento è quello. Entriamo in una sala dove sono disposte a semicerchio delle panche. Davanti a noi c’è uno schermo, indossiamo gli occhialini per il 3D che ci vengono consegnati dalla “tipa” e pochi istanti dopo appaiono le immagini tanto attese.

Francamente, sarà che oramai Antonella ed io siamo piuttosto avvezzi ad ogni genere di 3D, 4D, ecc… questa parte dell’esperienza ci lascia un po’ vuoti. Vedo però che le altre persone che sono con noi sono piuttosto interessate e stupite. Questo conferma la mia ipotesi. Evidentemente siamo troppo abituati ad attrazioni di questo tipo per meravigliarci o provare un particolare interesse.

Il filmato dura pochi minuti. Finisce per mostrare sullo schermo la “crepa temporale” che ricorda, per forma ed effetti, quelle viste più volte nella serie televisiva. La proiezione si trasforma in qualcosa di più tangibile. Ecco cos’era quella strana macchia che fin dall’inizio mi stava dando fastidio. Corrispondeva perfettamente al punto di giunzione tra le due parti dello schermo che in quel punto, perfettamente a registro con l’immagine della fessura temporale proiettata, si apre, separando a metà quello che fino a qualche istante prima era un mero schermo. Le due parti scorrono una destra e l’altra a sinistra mostrando lentamente la sala successiva dove siamo invitati ad entrare.

Doctor Who Experience - Cardiff Bay - Riproduzione dell'undicesimo dottore - interpretato da Matt Smith
Doctor Who Experience – Cardiff Bay – Riproduzione dell’undicesimo dottore – interpretato da Matt Smith

In questo nuovo ambiente troviamo numerosi oggetti e scenografie che ci portano alla memoria diversi episodi della serie. Anche qui comincia un “teatrino” di effetti programmati. Da una parte abbiamo il dottore che parla, nell’undicesima versione interpretato da Matt Smith, dall’altra abbiamo delle aree che si illuminano, schermi che proiettano tunnel spaziali ed effetti vari. Poi, su un lato della stanza compare “magicamente” la cabina blu del Dottore da cui si spalanca un’ampia porta lignea che ci mostra un nuovo percorso da seguire.

Il gruppo eterogeneo di appassionati umani del Dottore oltrepassa la cabina telefonica. Un piccolo corridoio ci separa da un altro ambiente nel quale troviamo una sala che dovrebbe più o meno rappresentare il Tardis. Comandi vari, luci, aggeggi inseriti qua e là. Mi ricorda immediatamente una delle attrazioni presenti al Disney Studios di Eurodisney a Parigi: l’Armageddon Special Effects. Stessa struttura circolare, stessa disposizione del pubblico e stesse aspettative. Nel caso dell’attrazione parigina, veniva riprodotta la MIR che compare nel film Armageddon, bombardata da meteoriti, qui invece siamo nel Tardis in balia degli eventi temporali. Comincia la sequenza del programma che ha lo scopo di mettere il pubblico ai comandi del Tardis nel corso di una simulazione di viaggio coadiuvata dalla presenza su uno schermo del nostro Dottore. Nulla di speciale. Qualche piccolo scossone, un po’ di fumo, luci, rumori. Tutto apparentemente gestito dai vari visitatori intervenendo ognuno su delle consolle di comando munite di joystick. Una mera illusione che qualcuno, tra il pubblico, ha anche apprezzato…

Finisce la “giostra” e si apre un’altra porta che mostra l’ennesimo corridoio che porta ad un’ennesima sala. Mi auguro vivamente che sia l’ultima. Qui è stato riprodotto l’interno di un’astronave. Su un lato ci sono dei grossi oblò che mostrano lo spazio stellare. Dalla parte opposta compare un Dalek, piuttosto lento e petulante. “Noi siamo i Dalek, voi siete gli umani, sarete sterminati, noi Dalek, umani, sterm…, Dal…, uman, ecc..,”. Come se non bastasse ne arriva un secondo e poi un terzo. Tutti e tre insieme “ci avrebbero circondati” e continuando la loro nenia, ci sfracassato i cosiddetti per qualche minuto facendo avanti e indietro, scuotendo il loro cannoncino a proboscide in modo quasi imbarazzante ed equivoco.

Ovviamente in tutto questo contesto il Dottore continuava a comparire e scomparire dagli schermi cercando di tranquillizzarci. Come se fosse necessario…

Finisce questo delirante siparietto e si apre un’altra porta che ci conduce in una sala buia, piena di “angeli piangenti”. Il percorso che ci viene mostrato passa nel bel mezzo di quest’area in penombra. Suoni e luci soffuse creano una certa atmosfera e i vari angeli piangenti contribuiscono a rendere il tutto piuttosto inquietante. Mi sarei aspettato qualche attore travestito da angelo piangente che si avvicinasse a noi ma niente di tutto ciò; semplici manichini, fermi. Percorriamo questa sala e, FINALMENTE arriviamo alla fine della parte “interattiva” della Experience. A questo punto comincia la parte “mostra”, dove sono esposti oggetti e scenografie originali della serie. Era qui che volevo arrivare!

Eccoci giunti in una grande sala. Il “lunapark” si è concluso e adesso, con tutta calma, senza dover per forza seguire i dettami di una liturgia poco convincente, ovviamente per chi vi scrive, possiamo indugiare e soffermarci quanto vogliamo su ogni oggetto e costume di scena.

La prima cosa che possiamo ammirare in questa sala sono i costumi di tutti i dottori, dal primo all’undicesimo, disposti su manichini attorno ad una cabina/Tardis. Nella sala sono presenti, inoltre, le scenografie di ben tre tardis, presi da epoche differenti della serie, altri costumi di scena, diversi cacciavite sonici disposti in una teca, qualche strumento usato dal dottore per risolvere situazioni impossibili e paradossali e un set dove fare una bella foto su chroma key scegliendo alcune immagini di sfondo “a catalogo” su cui cimentarsi come protagonisti in un’improbabile posa di scena.

Da questa sala è possibile accedere ad un piano superiore dove è stato allestito il resto della mostra. Saliamo le scale e troviamo ad accoglierci un paio di “silenti”, messi in posa al centro di una bella scenografia. Intorno a loro sono disposti numerosi alieni comparsi nel corso di questi 50 anni nella saga. Dagli odiosi e sempre presenti Dalek ai Cyberman in varie versioni fino ad arrivare alla Testa di Boe e ai numerosi altri esseri, tutti ben collocati e ammirabili. Peccato che le sale siano piuttosto buie e che non sia ammesso usare i flash. Sparo un po’ gli ISO della mia fotocamera per cercare di catturare tutta la luce possibile. Scatto foto a prescindere. Qualcosa succederà.

Continuiamo la nostra visita. Dalle razze aliene passiamo ad altri costumi di scena, a qualche scenografia e ai modellini utilizzati per le fasi di progettazione dei set. Bozzetti, disegni (meravigliosi) e qualche calco utilizzato per realizzare le maschere in lattice di alcuni alieni.

Se tutta la Doctor Who Experience fosse stata incentrata sulla parte “memorabilia” anziché sviluppare, a mio avviso, la noiosa e “poco attraente attrazione a tema”, sarebbe stato sicuramente tutto più interessante.

Considerando che la serie ha 50 anni, mi aspettavo di trovare molti più oggetti di scena, costumi ed altro materiale proveniente dall’universo del Dottore. Non che sia rimasto deluso, diciamo che la seconda parte della visita compensa quella più debole a cui siamo stati sottoposti all’inizio, nostro malgrado. La parte della Experience dovrebbe essere più curata ed emozionante. Oramai, non solo Antonella ed io ma gran parte dei fruitori dei parchi a tema in generale, è abituato ad attrazioni di gran lunga più coinvolgenti. Il teatrino con le luci, il cinema 3D e qualche animatronics è oramai roba passata. Considerando che questa struttura è stata inaugurata nel 2012, la cosa ci ha lasciati un po’ perplessi soprattutto perché è firmata BBC e non “Cincirinella”.

Doctor Who Experience - La struttura vista dalla baia
Doctor Who Experience – La struttura vista dalla baia

Fine della mostra. Il percorso ci conduce all’immancabile shop dove si trova un po’ di tutto. Anche qui… quel “un po’ di tutto” non è poi così “tutto”. Ci sono tanti oggetti ma molti di questi, forse un buon 90%, sono prodotti estremamente commerciali, molti dei quali li abbiamo ritrovati in altri negozi di giocattoli o dedicati alla fantascienza. Nulla di particolarmente interessante o pensato per i collezionisti in cerca di oggetti a tiratura limitata e non robetta in plastica che riporta il simbolino +3 che indica l’età dell’utente da cui il prodotto può essere utilizzato.

Alla fine sono uscito con un modellino di un Dalek… che tristezza, una t-shirt e un cacciavite sonico che ho regalato al mio amico d’infanzia di cui ho parlato all’inizio di questo articolo.

Fine della Doctor Who Experience. Antonella ed io usciamo dalla grossa struttura blu e ripercorriamo la strada a ritroso fino a quella che abbiamo ribattezzato come la “piazza di Torchwood”. Troviamo un ristorantino italiano. Mangiamo qualcosa e torniamo, sempre a piedi, a Cardiff. Abbiamo ancora qualche ora di tempo prima che parta il nostro treno per tornare a Londra. Ne approfittiamo per girare la capitale del Galles. Fantastica. Meriterebbe vederla con più calma in un’altra occasione.  Modernità e antichità fuse in modo unico e coinvolgente. Antichi pub gallesi circondati da costruzioni in acciaio e vetro. Piccoli edifici storici che vengono incorniciati dall’enorme e nuovissimo stadio di calcio da 26.500 posti a sedere. Tanti negozi, gente… tutto molto bello.

Giornata intensa, faticosa ma appagante, all’insegna del Dottore e di Torchwood, entrambe storie che raccontano di viaggi nel tempo e mondi lontani. Di paladini della giustizia e detentori di verità assolute. Di grandi battaglie tra il bene e il male e dell’eterna lotta tra chi detiene la conoscenza e coloro che vivono ignorando.

Buon 50° compleanno Doctor Who!

Link di approfondimento e crediti:

Tutte le foto, fatta eccezione per le prime due immagini (Doctor Who e Torchwood) sono state realizzate da Stefano Saldarelli durante la visita a Cardiff e Cardiff Bay – Giugno 2013