Storie e Rinascimento per raccontare con l’arte la prevenzione del cancro al seno

Vi racconto una storia nata per caso, ma nemmeno più di tanto…

Nell’ottobre 2018 contattai la LILT di Prato per cercare di trovare una sinergia con una delle realtà che si occupa di prevenzione dei tumori tra le più conosciute e radicate in tutta Italia. Il mio intento era di poter riuscire, col contributo LILT, a sensibilizzare il più possibile le persone sul tema del cancro al seno maschile. Desideravo mettere a disposizione la mia esperienza di vita per aiutare gli uomini a conoscere, prevenire e affrontare questa neoplasia.

Fui positivamente accolto dalla LILT di Prato e il presidente, il Dott. Roberto Benelli, mi invitò a partecipare ad una serata LILT che si sarebbe tenuta a Prato in occasione del “mese rosa”; mese dedicato, in buona parte del pianeta, alla prevenzione del cancro al seno. Accolsi l’invito e durante la serata ebbi modo di raccontare agli ospiti presenti  la mia esperienza, in veste di testimonial, quindi portatore consapevole e autorevole di un messaggio di prevenzione.

Noto sempre lo stupore degli astanti quando racconto la mia testimonianza. Da quando ne parlo in pubblico spesso apro i miei interventi intervistando chi ho davanti, rivolgendo una semplice domanda: “Quanti di voi sapevano che il cancro al seno colpisce anche gli uomini?”. La stragrande maggioranza delle persone non lo sa.

Nei giorni seguenti a quell’evento mi sono rivisto col Dott. Benelli per gettare le basi della nostra collaborazione che, in pratica, aveva già iniziato a manifestarsi proprio attraverso l’invito che avevo ricevuto. Di lì a poco mi palesò l’interesse di realizzare un calendario per il 2020 dedicato alla prevenzione del tumore al seno.

Vi evito tutti i passaggi; vi basti sapere che proposi alla LILT di Prato di conferirmi l’incarico pro bono per occuparmi di questo progetto, accennando l’idea che avevo in mente. Nei mesi successivi ho presentato alla LILT di Prato un progetto dettagliato grazie al quale ho ottenuto il beneplacito per sviluppare la mia idea.

Il progetto:

Produrre delle immagini inedite ad alto contenuto artistico, ispirate ai canoni estetici del rinascimento, attraverso le quali raccontare visivamente storie di persone che hanno incontrato il cancro al seno durante il proprio cammino di vita.

Promuovere consapevolezza, attenzione verso se stessi e verso le persone a cui vogliamo bene attraverso la diffusione della cultura della prevenzione del cancro al seno .

Raccontare la prevenzione in modo positivo, senza indugiare sugli aspetti negativi della malattia ma cercando di promuovere “le buone pratiche” per evitare di ammalarsi o per individuare in tempo eventuali neoplasie mammarie.

Promuovere, attraverso un omaggio alla bellezza, il concetto di “rinascita” tramite l’arte (il rinascimento italiano) dal quale le immagini prodotte traggono ispirazione per stile, colore, abbigliamento, composizione, trucco e luci.

Un percorso di ricerca e di “rinascita” della propria “bellezza” ma anche di rinnovata consapevolezza e della “buona pratica” nei confronti della prevenzione.

Per realizzare questo progetto occorrevano due cose fondamentali:

  1. validi professionisti, collaboratori capaci di intravedere nel progetto una finalità positiva e benevola
  2. trovare dei fondi per sviluppare e portare a termine l’iniziativa.

Per il primo punto non ho avuto difficoltà: contattai Francesco Bolognini, mio amico e fotografo, che si occupò ai primi del 2018 di realizzare le due foto che sono diventate la mia campagna di sensibilizzazione sul cancro al seno maschile:

cancro al seno maschile
Il cancro al seno non è solo roba da femmine
Una carezza può salvarti. Fai prevenzione

Per fare un grande progetto occorreva un grande fotografo, e non parlo solo di bravura tecnica ma anche e soprattutto di sensibilità umana.

Francesco fu fin da subito entusiasta della mia idea e sapendo che sarebbero servite location prestigiose e abiti importanti, mi suggerì di coinvolgere nel progetto anche Eleonora Lastrucci, nota stilista di alta moda pratese, e Mirco Rocchi, scenografo e regista riminese ma che vive da diversi anni a Prato.

Le “chiacchiere stanno a zero” e dopo un solo incontro, Francesco, Eleonora, Mirco ed io, abbiamo trovato la giusta alchimia e i presupposti per avviare una collaborazione a carattere artistico filantropico.

Da quell’incontro è nato un brand, ProfessionArts for LILT Prato, con l’intento di rappresentare il quartetto di creativi sotto un’unica egida.

Quindi…

PROFESSIONARTS produrrà 13 scatti fotografici (12 mesi +1 immagine di copertina) che andranno a costituire il calendario LILT PRATO 2020 che prenderà il nome “Il Rinascimento” col sottotitolo “Col seno di poi ”…

Questo calendario sarà il primo a livello nazionale in cui saranno presenti tre uomini interessati direttamente dal problema del cancro al seno e vedrà coinvolti, in totale, 24 modelli (21 donne e 3 uomini); tutte persone che hanno affrontato questa neoplasia e che attraverso la loro presenza dimostrano che questo male, se preso per tempo, può essere sconfitto.

Per il secondo punto, quello che riguarda la raccolta fondi, non mi sono perso d’animo e tramite la piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso ho aperto una pagina dedicata alla presentazione del progetto e alla raccolta di finanziamenti. Non solo, era l’unico modo per poterlo fare in modo trasparente, consentendo di tener traccia di tutti gli introiti, mostrando pubblicamente le donazioni ricevute, (al termine del progetto pubblicheremo tutte le cifre: oltre agli incassi – già visibili consultando la pagina del progetto – anche i costi di produzione).

Ma… mancava ancora qualcosa.

Per fare questo, non potevo assumermi l’onere di gestire gli introiti, né come persona fisica né come partita iva; né io né gli altri tre professionisti coinvolti con me nel progetto. La cosa avrebbe assunto una “strana” connotazione nei confronti dei finanziatori e in termini fiscali. Serviva un’entità super partes, dalla chiara vocazione filantropica, già esistente e operante sul territorio, in grado di farsi carico non solo della promozione del progetto ma anche della gestione degli aspetti fiscali che ne sarebbero derivati. Dopotutto, il nostro intento, del gruppo ProfessionArts for LILT , era di realizzare un progetto artistico capace di attrarre il pubblico, sensibilizzarlo sul tema della prevenzione del cancro al seno e raccogliere fondi, tali da coprire tutte le spese di produzione ma anche sufficienti da produrre un utile, da devolvere alla LILT di Prato. Fermo restando che tutto il materiale prodotto verrà donato alla LILT di Prato per veicolare il suddetto messaggio e per raccogliere a loro volta dei fondi attraverso libere donazioni private.

Anche questa ricerca si è risolta in modo positivo.

Francesco Bolognini ha la sede della propria attività in una zona di Prato che è oggetto di attenzione e di lavoro sul territorio da parte dell’Associazione “Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio”. Francesco mi presentò il presidente dell’associazione, Franco Di Martino dal quale ho avuto subito ampia collaborazione.

L’associazione mira alla riappropriazione e alla valorizzazione delle aree urbane per contrastare il degrado e lo spaccio. Un modo anche questo di parlare di prevenzione, intesa come riconquista del proprio territorio, degli spazi verdi e della promozione di un migliore stile di vita. Tutte condizioni necessarie se vogliamo parlare di prevenzione.

L’associazione è entrata a far parte dei nostri partner e ci sta sostenendo anche per tutti gli aspetti legati al coinvolgimento delle varie istituzioni locali. Approfitto di queste righe per ringraziare l’Associazione “Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio”.

Anche questo risultato è stato raggiunto.

Di fatto, mentre sto scrivendo questo post, mi trovo nella fase di post produzione delle immagini scattate da Francesco.

ProfessionArts for LILT ha realizzato tutti gli scatti fotografici all’interno di una spazio temporale di circa poco più di tre mesi: da marzo a giugno. Abbiamo coinvolto molte realtà che ci hanno dato una mano fornendo location e servizi a titolo gratuito, divenendo nostri partner del progetto; tra questi ci tengo a ringraziare la LILT di Firenze che si è messa a disposizione per fornirci il supporto della Florence Dragon Lady, tramite Alessandro Piccardi, fondatore della squadra fiorentina di dragon boat, caratterizzata dalla presenza di oltre sessanta donne che vi partecipano e che hanno avuto il cancro al seno.

Abbiamo lavorato con persone meravigliose che si sono prestate per essere ritratte nei dodici scatti. Modelle/i per un giorno che hanno dato il massimo, trasferendo le loro emozioni in ciascuna delle foto che abbiamo realizzato. Il progetto partì pensando di coinvolgere 12 persone, una per ogni mese. Strada facendo, tanto è stato il coinvolgimento e l’entusiasmo da parte delle persone alle quali ho raccontato cosa stessimo facendo che, siamo arrivati a 24 partecipanti (provenienti da Prato, Firenze, Pistoia e Gorizia), dovendo mettere, mio malgrado, un fermo al reclutamento altrimenti il progetto sarebbe diventato più complesso da gestire. Vi basti pensare solo agli abiti che Eleonora Lastrucci ha dovuto fornire.

Da un “semplice” calendario siamo passati a realizzare un progetto artistico più ampio, ambizioso che ha coinvolto e sta coinvolgendo tutt’ora moltissime persone a vario titolo. Un’esperienza bellissima che si concretizzerà a fine ottobre con la consegna ufficiale del progetto nelle mani della LILT di Prato.

Ecco un po’ di immagini tratte dal nostro backstage:

Nella scheda di presentazione del progetto su Produzioni dal Basso potrete approfondirne tutti gli aspetti e, se vorrete, potrete contribuire a finanziarlo partendo da un’offerta libera o avvalendovi delle forme di donazione riportate nella pagina di cui sopra. Abbiamo pensato sia ai privati che alle aziende; quest’ultime potranno godere di visibilità all’interno del progetto, in particolare attraverso il calendario LILT Prato 2020: “Il Rinascimento. Col seno di poi…” , e beneficiare dei vantaggi fiscali previsti dalle “donazioni o erogazioni liberali”.

Si sono già occupati della nostra iniziativa filantropica le seguenti testate giornalistiche:

Concludo citando un po’ di enti, persone, realtà che in più modi si sono prodigate per contribuire alla riuscita di questa iniziativa e senza le quali non sarebbe stato possibile realizzare questo progetto; o quantomeno non come sta venendo 🙂

Crediti:

  • Ente beneficiario: Lilt Prato
  • Organizzazione/produzione: PROFESSIONARTS
    Ideatore, art director, grafico, editing foto FX ed editor: Stefano Saldarelli
  • Fotografo: Francesco Bolognini
  • Regista e scenografo: Mirco Rocchi
  • Stilista, responsabile abiti e copricapi: Eleonora Lastrucci
  • Trucco: Isabelle Ceccarelli
  • Consulenza immagine: Graziella Saldarelli

Medici LILT Prato e consulenti scientifici:

  • Dott. Roberto Benelli – Presidente LILT Prato
  • Dott.ssa Maria Chiara Talamo – Psicologa
  • Dott.ssa Irina Bessi – Psicologa/sessuologa

Sostenitori Progetto:

  • Ortopedia Sanital, Prato e Galciana
  • INNOCENTI sas, Prato

Partners e collaborazioni:

  • Netweek (media partner)
  • Tenuta di Artimino (per la concessione della location di prestigio)
  • Associazione Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio (partner per la promozione del progetto)
  • LILT Firenze (coinvolta per la partecipazione delle Florence Dragon Lady)
  • Alessandro Piccardi (per la preziosa collaborazione in ambito organizzativo e logistico. Fondatore della squadra di dragon boat “Florence Dragon Lady”)
  • DroneFly Prato (riprese video con drone)
  • I Fiaccherai fiorentini – Chiara Saviozzi (per la gentile concessione della carrozza e per la sua disponibilità e assistenza tecnica)
  • Istituto Tecnico Buzzi, Prato (per la gentile concessione della sala didattica dei telai tessili)
  • Sartoria Monaco (fornitore camicie da uomo)
  • Società Scherma Prato – Maestro Fausto Colombo (consulenza tecnica e fornitura delle sciabole)
  • Hotel NH di Firenze (per la gentile concessione dei propri spazi per effettuare trucco e cambio di abiti a Firenze)
  • Società Canottieri Firenze (per la gentile concessione dei propri spazi e per la collaborazione tecnica)
  • Renaioli di Firenze (per la gentile concessione del barchetto e per la disponibilità del vogatore a pertica)

Patrocini:

Modelle/i. A loro va il mio più sincero e grande abbraccio per aver condiviso con me questa esperienza e per aver dedicato il loro tempo al progetto:

  • Denise Maria Albanese
  • Anna Berlinghieri
  • Fabiana Biagioni
  • Valentina Brunello
  • Agnese Buraglia
  • Barbara Cerv
  • Giuseppina Di Gangi
  • Maria Cristina Ghelardi
  • Ilaria Grassi
  • Amelia Leung
  • Vania Rita Londi
  • Adriana Mazzoni
  • Francesca Nannelli
  • Elisabetta Morganti
  • Daniela Nuti
  • Catia Pancioni
  • Fabrizio Pirro
  • Nicole Primozic
  • Stefano Saldarelli
  • Sandro Santanni
  • Alessia Silecchia
  • Rachele Susini
  • Elisabetta Tasselli
  • Valeria Vettorel e la sua stupenda figlia Alessia
Riferimenti e pagine ufficiali progetto:

Nel nome dell’arte fate vibrare le corde!

Venerdì 4 novembre 2016 – Girato durante lo spettacolo “Acquagranda” presso il teatro La Fenice di Venezia.

Questo video, che gira in rete da alcune ore, lo dedico a tutti coloro che lavorano nei teatri italiani con la speranza che sia il “segnale di un inizio”, che possa nascere presto qualcosa di importante, un nuovo periodo, un nuovo rinascimento.

Fino ad allora…

Invito queste stupende persone, non solo quelle che lavorano alla Fenice di Venezia ma tutte quelle che lavorano nei teatri d’Italia, a riflettete bene su chi le ha messe in questa situazione. Quando rinnoverete la tessera al vostro sindacato o quando andrete a votare, pensate a cosa state facendo.

Il cambiamento comincia da voi.

Portate l’arte nelle piazze e parlate alla gente di ciò che sta veramente accadendo nei teatri italiani. I media non si occupano dei vostri problemi perché sono veri problemi che possono destabilizzare certi poteri, gli stessi che mantengono certi giornali che a loro volta mantengono certi politici al governo. La politica, se non mutuata da figure di spessore, intelligenti, spinte da una visione lungimirante, e oserei dire, da una certa sensibilità, utilizza l’arte e la cultura come mezzi di potere per gestire i propri interessi, a danno di chi lavora nei musei e nei teatri italiani e a danno della stessa cultura.

Fino ad ora sindacati e partiti hanno perpetrato la politica del “divide et ‘impera” creando divisioni interne tra musicisti e maestranze, tra tecnici e maschere, etc. come se il teatro potesse andare avanti solo con qualcuno in particolare o come se i problemi dell’uno non fossero gli stessi dell’altro o come se i DIRITTI dei lavoratori – di tutti – non fossero tali a prescindere.

Il teatro è come un motore alimentato da tante anime pulsanti che lavorano all’unisono e che a loro volta si nutrono d’arte. Il teatro è una macchina complessa che non funziona se manca un pezzo. Mille sigle sindacali e mille fazioni non portano altro che a rafforzare il potere di chi divide, di chi “impera”.

Unitevi in nome dell’arte e se non lo volete fare in nome dell’arte fatelo almeno per tutelare il vostro posto di lavoro.

Fate sentire la vostra voce dal nord al sud d’Italia. Mi permetto di dare un suggerimento:

Organizzate uno spettacolo in 20 tappe, o meglio, in “20 atti”, quante sono le regioni d’italia, sviluppando un’opera corale che abbia come palcoscenico tutto il territorio nazionale. Potrebbero essere coinvolti anche i musei (luoghi d’arte e/ archeologici in generale), come location, all’interno o all’esterno dei quali sviluppare questo progetto. Un evento di protesta civile, direi di rinascita culturale, da trasmettere live sul web, realizzato senza appoggi da parte di egide sindacali o di partito. Non vi mancano i tecnici per realizzarlo; non vi mancano i musicisti, i maestri d’orchestra e i registi per dirigere e coordinare tutte le parti; non vi mancano costumisti e scenografi per abbellirlo. Create una pagina Facebook attraverso la quale lanciare il progetto, magari legata ad una piattaforma di Crowdfunding per finanziarne la promozione e la produzione. Sono sicuro che poi arriveranno anche le televisioni e i giornali per parlarne e rilanciare l’evento, quelli stranieri di sicuro.

Fate sentire la vostra voce, fate vibrare le corde, date voce all’arte e fate tacere i mestieranti della politica. Coinvolgete gli italiani in un progetto che li faccia sentire parte integrante del progetto stesso.

Vissi d’arte, vissi d’amore!

Crediti:

  • Teatro La Fenice – Venezia – ACQUAGRANDA
  • Il video postato è reperibile su Facebook, non ne conosco la fonte. Resto disponibile per inserire eventuali crediti, riferimenti, note d’autore.

Spot pubblicitari. La nuova forma d’arte

Alcuni spot commerciali possono essere considerati vere opere d’arte.

Credo che stiamo assistendo ad una nuova forma d’arte e di mecenatismo.

All’epoca del Rinascimento, e non solo, i potenti investivano ingenti somme per sponsorizzare artisti affinché producessero opere eccelse. Il fine era sì il raggiungimento del bello assoluto ma anche quello di poter dare sfoggio di sé e promuoversi nel mondo confrontandosi a “suon d’arte” con gli altri potenti con cui erano in competizione. Grazie anche al lavoro dei grandi maestri del Rinascimento i sovrani, i signori e gli aristocratici riuscivano nei loro intenti imprimendo il loro nome nella storia al pari, o giù di lì, degli stessi maestri che hanno realizzato materialmente quelle opere eccelse.

Sono piuttosto convinto che la nostra epoca non lascerà ai posteri grandi cose, almeno in termini di bellezza. Tutto si sta muovendo in modo velocissimo non permettendoci di valorizzare e di godere delle cose belle. Effettivamente abbiamo sempre meno tempo per farlo.

Stiamo perdendo l’allenamento alla contemplazione e all’assimilazione del bello, necessarie per metabolizzare e trasformare l’esperienza in “una cosa nostra” (e in questo caso il termine non è riferibile ad organizzazioni malavitose).

Probabilmente il mondo della pubblicità si è accorto che si può concentrare “il bello” in pochi attimi. In quelle pillole di bellezza chiamate spot pubblicitari. Lo spot fino a qualche tempo, e tutt’oggi per gran parte di essi, tendevamo ad evitarli come la peste e spesso ragion veduta. Lo spot inserito in un programma televisivo era il momento ideale per alzarsi e magari andare in bagno, per fare una telefonata o consumare uno spuntino. Non dico che adesso le cose siano drasticamente cambiate ma delle rare e preziose perle, mescolate a centinaia di palline di plastica, cominciano ad emergere e a farsi notare. In questo particolare momento socio-culturale-economico lo spot di qualità riesce a distinguersi nel mare del “ciarpame” e chi realizza spot di qualità riesce ad emergere tra la concorrenza, grazie ad una serie di scelte e caratteristiche che rendono unici questi lavori creativi, e spesso artistici, distanti anni luce da quelli meramente commerciali e spesso banali.

Ecco che torniamo all’arte e al mecenatismo.

I nuovi artisti sono i fotografi, i registi, i creativi, i tecnici degli effetti visivi, i costumisti, gli scenografi, i grafici, i produttori e i musicisti che operano insieme per realizzare qualcosa di “diverso”, di nuovo, in grado di rompere l’appiattimento sensoriale che oramai aleggia tra i divani degli spettatori, dagli sguardi attoniti fissi davanti lo schermo TV.

I nuovi mecenati sono i grandi brand, le case di moda, dolciarie, di gioielli, automobilistiche, quei marchi che hanno capito che si può comunicare in modo diverso ottenendo risultati durevoli, rispetto a ciò che il settore commerciale riesce solitamente a produrre.

Ovviamente, come nel passato, i nuovi mecenati sono personaggi facoltosi, in cerca di visibilità, capaci di reclutare i “nuovi maestri” e maestranze qualificate che oggi vengono prelevate direttamente del mondo del cinema o, più in generale, dal settore dell’intrattenimento. Ma non bastano i soldi per fare le cose belle, occorre un minimo di cultura e di sensibilità o comunque la capacità di ascoltare chi ha una o entrambe le suddette doti.

Ecco che entriamo in un altro concetto intrigante. ARCUIN: ARte, CUltura e INtrattenimento. Tre aree d’interesse che si amalgamano fondendosi in un unica sola e potente corrente che riesce a stabilire con l’uomo un legame tenuto insieme dalle emozioni.

L’Arte è cultura e l’intrattenimento è spesso una forma d’arte in grado di offrire emozioni uniche, come l’arte è capace di fare da quando l’uomo ha realizzato il primo geoglifo o ha inciso una corteccia di legno per lasciare un segno ai posteri. Attraverso gli spot l’arte e l’intrattenimento si fondono grazie al catalizzatore che è insito nella cultura, nel modo di farla e di volerla recepire. Sì, la cultura deve essere recepita. Si può assistere a uno spettacolo ma non tutti riescono a viverlo. Si può vedere un’ opera d’arte ma non tutti riescono a sentirla. E’ una questione di apertura al desiderio di recepire le emozioni attraverso codici e stimolazioni di vario genere. Ho coniato il neologismo ARCUIN (non si vende in farmacia e se mai lo fosse andrebbe prescritto a tanti) proprio per cercare di sintetizzare questi tre canali che in sinergia riescono ad offrire potenti sensazioni.

Non credo di esagerare. La Sindrome di Stendhal è una forma amplificata di “predisposizione alla ricezione di input culturali ed emozionali” che in varie forme e livelli può essere sperimentata da tutti.

Vi è mai capitato di assistere alla proiezione di un film nel quale avete provato una sorta di brivido sulla pelle e accelerazione dei battiti cardiaci nel vedere una particolare scena sottolineata da una meravigliosa colonna sonora?

Se non vi è mai capitato ci sono solo due motivi. Il primo è meramente tecnico: non avete ancora visto film in grado di suscitarvi tali emozioni. Il secondo è legato alla vostra impostazione culturale. Se siete aperti a ricevere messaggi di un certo tipo, potrete elaborarli e farli vostri. In tal caso arriveranno fino alla vostra anima arricchendovi di un’esperienza. Diversamente sarà difficile poter provare certe sensazioni. L’esperienza sedimenta cultura e la cultura catalizza arte e intrattenimento rendendoci più sensibili e reattivi a certe emozioni. Siate aperti alla cultura e vivrete emozioni incredibili.

I nuovi medium digitali offrono piattaforme su cui sviluppare percorsi d’intrattenimento culturale, vere installazioni d’arte contemporane disseminate lungo una serie di postazioni presenti un po’ ovunque e che la maggior parte di noi può raggiungere e fruire liberamente nella propria intimità. Dal televisore al web passando per gli smartphone, la ARCUIN trova modo di arrivare a ogni persona, e questo i creativi visionari e artisti della nostra epoca lo hanno capito.

Lo spot commerciale da 30″ è un moderno, perfetto distillato di ciò che può offrire tutto il bouquet emozionale, sperimentabile o meno in sinergia con gli altri medium, in primis il web. Qui lo spettatore può approfondire l’esperienza dei 30″ che in rete trova modo di svilupparsi, offrendosi al pubblico per intero grazie a alla realizzazione di short film e percorsi interattivi.

Ecco che i nuovi mecenati non disattendono le aspettative del pubblico proponendo canali dedicati nei quali potersi immergere nell’ARCUIN, completando la propria esperienza di arricchimento e, se lo si desidera, poterla anche ripetere. Il concetto di target è assoluto e definitivo. Il primo filtro è la televisione che offre un messaggio che dirompe e crea, in coloro che sono predisposti ad implementare e completare la propria esperienza emozionale, la necessità di appagare il proprio desiderio di arricchimento.

Lo spot da 30″ diventa una sorta di portale verso il web creando di fatto i presupposti per un’esperienza interattiva multisensoriale che con i televisori di nuova generazione (smart TV) troverà probabilmente un ulteriore motivo e mezzo per svilupparsi ulteriormente. Esperienza che arriva direttamente ad un’utenza predisposta a recepirla, trovando terreno fertile per assorbire il contenuto e quindi lo stesso messaggio pubblicitario.

Siamo arrivati al concetto di Comunicazione Media 3.0 che va oltre il mero concetto di Web 1.0 o 2.0. Non si limita alla rete ed è caratterizzata da una diffusione di contenuti a target offerta trasversalmente tramite una sinergia di medium: giornali e affissione in esterna (con l’ausilio di QrCode e realtà aumentata), televisione (spot da 30″ ad alto contenuto ARCUIN), web (canali tematici nei quali poter sviluppare i messaggi distribuiti dagli altri medium). Gli smartphone si inseriscono perfettamente in qualsiasi punto di questa catena offrendo un ulteriore mezzo per legare e accedere agli altri creando di fatto una rete che compone, assieme ai contenuti stessi, un nuovo modo di fare comunicazione o forse, in certi casi, oserei dire ARTE, o qualcosa di oltre che, se volete, può essere ARCUIN.

L’ARCUIN è una forma meritocratica di fare ARTE. Non passa dai soliti canali, spesso monopolizzati da soggetti che per il solo potere acquisito e conoscenze riescono a promuovere sedicenti artisti facendoli diventare punti di riferimento della cosiddetta arte contemporanea, anche se privi capacità artistiche. L’ARCUIN, in quanto tale, ha solo il pubblico che si pone dalla parte di chi dà un giudizio. Solo il pubblico amplificherà o meno quel particolare contenuto consacrandone una sorta d’immortalità, se pur apparente, o la totale disfatta e relativa condanna all’oblio.

Ecco perché ritengo che alcuni spot da 30″, compreso il loro stesso sviluppo multicanale, possono essere considerati delle opere d’arte. Forse, ci troviamo davanti all’ottava arte? Al pubblico l’ardua sentenza, solo al pubblico…

Alcuni Spot pubblicitari del 2013 a contenuto ARCUIN:

Approfondimenti: