Nel nome dell’arte fate vibrare le corde!

Venerdì 4 novembre 2016 – Girato durante lo spettacolo “Acquagranda” presso il teatro La Fenice di Venezia.

Questo video, che gira in rete da alcune ore, lo dedico a tutti coloro che lavorano nei teatri italiani con la speranza che sia il “segnale di un inizio”, che possa nascere presto qualcosa di importante, un nuovo periodo, un nuovo rinascimento.

Fino ad allora…

Invito queste stupende persone, non solo quelle che lavorano alla Fenice di Venezia ma tutte quelle che lavorano nei teatri d’Italia, a riflettete bene su chi le ha messe in questa situazione. Quando rinnoverete la tessera al vostro sindacato o quando andrete a votare, pensate a cosa state facendo.

Il cambiamento comincia da voi.

Portate l’arte nelle piazze e parlate alla gente di ciò che sta veramente accadendo nei teatri italiani. I media non si occupano dei vostri problemi perché sono veri problemi che possono destabilizzare certi poteri, gli stessi che mantengono certi giornali che a loro volta mantengono certi politici al governo. La politica, se non mutuata da figure di spessore, intelligenti, spinte da una visione lungimirante, e oserei dire, da una certa sensibilità, utilizza l’arte e la cultura come mezzi di potere per gestire i propri interessi, a danno di chi lavora nei musei e nei teatri italiani e a danno della stessa cultura.

Fino ad ora sindacati e partiti hanno perpetrato la politica del “divide et ‘impera” creando divisioni interne tra musicisti e maestranze, tra tecnici e maschere, etc. come se il teatro potesse andare avanti solo con qualcuno in particolare o come se i problemi dell’uno non fossero gli stessi dell’altro o come se i DIRITTI dei lavoratori – di tutti – non fossero tali a prescindere.

Il teatro è come un motore alimentato da tante anime pulsanti che lavorano all’unisono e che a loro volta si nutrono d’arte. Il teatro è una macchina complessa che non funziona se manca un pezzo. Mille sigle sindacali e mille fazioni non portano altro che a rafforzare il potere di chi divide, di chi “impera”.

Unitevi in nome dell’arte e se non lo volete fare in nome dell’arte fatelo almeno per tutelare il vostro posto di lavoro.

Fate sentire la vostra voce dal nord al sud d’Italia. Mi permetto di dare un suggerimento:

Organizzate uno spettacolo in 20 tappe, o meglio, in “20 atti”, quante sono le regioni d’italia, sviluppando un’opera corale che abbia come palcoscenico tutto il territorio nazionale. Potrebbero essere coinvolti anche i musei (luoghi d’arte e/ archeologici in generale), come location, all’interno o all’esterno dei quali sviluppare questo progetto. Un evento di protesta civile, direi di rinascita culturale, da trasmettere live sul web, realizzato senza appoggi da parte di egide sindacali o di partito. Non vi mancano i tecnici per realizzarlo; non vi mancano i musicisti, i maestri d’orchestra e i registi per dirigere e coordinare tutte le parti; non vi mancano costumisti e scenografi per abbellirlo. Create una pagina Facebook attraverso la quale lanciare il progetto, magari legata ad una piattaforma di Crowdfunding per finanziarne la promozione e la produzione. Sono sicuro che poi arriveranno anche le televisioni e i giornali per parlarne e rilanciare l’evento, quelli stranieri di sicuro.

Fate sentire la vostra voce, fate vibrare le corde, date voce all’arte e fate tacere i mestieranti della politica. Coinvolgete gli italiani in un progetto che li faccia sentire parte integrante del progetto stesso.

Vissi d’arte, vissi d’amore!

Crediti:

  • Teatro La Fenice – Venezia – ACQUAGRANDA
  • Il video postato è reperibile su Facebook, non ne conosco la fonte. Resto disponibile per inserire eventuali crediti, riferimenti, note d’autore.
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Spot pubblicitari. La nuova forma d’arte

Alcuni spot commerciali possono essere considerati vere opere d’arte.

Credo che stiamo assistendo ad una nuova forma d’arte e di mecenatismo.

All’epoca del Rinascimento, e non solo, i potenti investivano ingenti somme per sponsorizzare artisti affinché producessero opere eccelse. Il fine era sì il raggiungimento del bello assoluto ma anche quello di poter dare sfoggio di sé e promuoversi nel mondo confrontandosi a “suon d’arte” con gli altri potenti con cui erano in competizione. Grazie anche al lavoro dei grandi maestri del Rinascimento i sovrani, i signori e gli aristocratici riuscivano nei loro intenti imprimendo il loro nome nella storia al pari, o giù di lì, degli stessi maestri che hanno realizzato materialmente quelle opere eccelse.

Sono piuttosto convinto che la nostra epoca non lascerà ai posteri grandi cose, almeno in termini di bellezza. Tutto si sta muovendo in modo velocissimo non permettendoci di valorizzare e di godere delle cose belle. Effettivamente abbiamo sempre meno tempo per farlo.

Stiamo perdendo l’allenamento alla contemplazione e all’assimilazione del bello, necessarie per metabolizzare e trasformare l’esperienza in “una cosa nostra” (e in questo caso il termine non è riferibile ad organizzazioni malavitose).

Probabilmente il mondo della pubblicità si è accorto che si può concentrare “il bello” in pochi attimi. In quelle pillole di bellezza chiamate spot pubblicitari. Lo spot fino a qualche tempo, e tutt’oggi per gran parte di essi, tendevamo ad evitarli come la peste e spesso ragion veduta. Lo spot inserito in un programma televisivo era il momento ideale per alzarsi e magari andare in bagno, per fare una telefonata o consumare uno spuntino. Non dico che adesso le cose siano drasticamente cambiate ma delle rare e preziose perle, mescolate a centinaia di palline di plastica, cominciano ad emergere e a farsi notare. In questo particolare momento socio-culturale-economico lo spot di qualità riesce a distinguersi nel mare del “ciarpame” e chi realizza spot di qualità riesce ad emergere tra la concorrenza, grazie ad una serie di scelte e caratteristiche che rendono unici questi lavori creativi, e spesso artistici, distanti anni luce da quelli meramente commerciali e spesso banali.

Ecco che torniamo all’arte e al mecenatismo.

I nuovi artisti sono i fotografi, i registi, i creativi, i tecnici degli effetti visivi, i costumisti, gli scenografi, i grafici, i produttori e i musicisti che operano insieme per realizzare qualcosa di “diverso”, di nuovo, in grado di rompere l’appiattimento sensoriale che oramai aleggia tra i divani degli spettatori, dagli sguardi attoniti fissi davanti lo schermo TV.

I nuovi mecenati sono i grandi brand, le case di moda, dolciarie, di gioielli, automobilistiche, quei marchi che hanno capito che si può comunicare in modo diverso ottenendo risultati durevoli, rispetto a ciò che il settore commerciale riesce solitamente a produrre.

Ovviamente, come nel passato, i nuovi mecenati sono personaggi facoltosi, in cerca di visibilità, capaci di reclutare i “nuovi maestri” e maestranze qualificate che oggi vengono prelevate direttamente del mondo del cinema o, più in generale, dal settore dell’intrattenimento. Ma non bastano i soldi per fare le cose belle, occorre un minimo di cultura e di sensibilità o comunque la capacità di ascoltare chi ha una o entrambe le suddette doti.

Ecco che entriamo in un altro concetto intrigante. ARCUIN: ARte, CUltura e INtrattenimento. Tre aree d’interesse che si amalgamano fondendosi in un unica sola e potente corrente che riesce a stabilire con l’uomo un legame tenuto insieme dalle emozioni.

L’Arte è cultura e l’intrattenimento è spesso una forma d’arte in grado di offrire emozioni uniche, come l’arte è capace di fare da quando l’uomo ha realizzato il primo geoglifo o ha inciso una corteccia di legno per lasciare un segno ai posteri. Attraverso gli spot l’arte e l’intrattenimento si fondono grazie al catalizzatore che è insito nella cultura, nel modo di farla e di volerla recepire. Sì, la cultura deve essere recepita. Si può assistere a uno spettacolo ma non tutti riescono a viverlo. Si può vedere un’ opera d’arte ma non tutti riescono a sentirla. E’ una questione di apertura al desiderio di recepire le emozioni attraverso codici e stimolazioni di vario genere. Ho coniato il neologismo ARCUIN (non si vende in farmacia e se mai lo fosse andrebbe prescritto a tanti) proprio per cercare di sintetizzare questi tre canali che in sinergia riescono ad offrire potenti sensazioni.

Non credo di esagerare. La Sindrome di Stendhal è una forma amplificata di “predisposizione alla ricezione di input culturali ed emozionali” che in varie forme e livelli può essere sperimentata da tutti.

Vi è mai capitato di assistere alla proiezione di un film nel quale avete provato una sorta di brivido sulla pelle e accelerazione dei battiti cardiaci nel vedere una particolare scena sottolineata da una meravigliosa colonna sonora?

Se non vi è mai capitato ci sono solo due motivi. Il primo è meramente tecnico: non avete ancora visto film in grado di suscitarvi tali emozioni. Il secondo è legato alla vostra impostazione culturale. Se siete aperti a ricevere messaggi di un certo tipo, potrete elaborarli e farli vostri. In tal caso arriveranno fino alla vostra anima arricchendovi di un’esperienza. Diversamente sarà difficile poter provare certe sensazioni. L’esperienza sedimenta cultura e la cultura catalizza arte e intrattenimento rendendoci più sensibili e reattivi a certe emozioni. Siate aperti alla cultura e vivrete emozioni incredibili.

I nuovi medium digitali offrono piattaforme su cui sviluppare percorsi d’intrattenimento culturale, vere installazioni d’arte contemporane disseminate lungo una serie di postazioni presenti un po’ ovunque e che la maggior parte di noi può raggiungere e fruire liberamente nella propria intimità. Dal televisore al web passando per gli smartphone, la ARCUIN trova modo di arrivare a ogni persona, e questo i creativi visionari e artisti della nostra epoca lo hanno capito.

Lo spot commerciale da 30″ è un moderno, perfetto distillato di ciò che può offrire tutto il bouquet emozionale, sperimentabile o meno in sinergia con gli altri medium, in primis il web. Qui lo spettatore può approfondire l’esperienza dei 30″ che in rete trova modo di svilupparsi, offrendosi al pubblico per intero grazie a alla realizzazione di short film e percorsi interattivi.

Ecco che i nuovi mecenati non disattendono le aspettative del pubblico proponendo canali dedicati nei quali potersi immergere nell’ARCUIN, completando la propria esperienza di arricchimento e, se lo si desidera, poterla anche ripetere. Il concetto di target è assoluto e definitivo. Il primo filtro è la televisione che offre un messaggio che dirompe e crea, in coloro che sono predisposti ad implementare e completare la propria esperienza emozionale, la necessità di appagare il proprio desiderio di arricchimento.

Lo spot da 30″ diventa una sorta di portale verso il web creando di fatto i presupposti per un’esperienza interattiva multisensoriale che con i televisori di nuova generazione (smart TV) troverà probabilmente un ulteriore motivo e mezzo per svilupparsi ulteriormente. Esperienza che arriva direttamente ad un’utenza predisposta a recepirla, trovando terreno fertile per assorbire il contenuto e quindi lo stesso messaggio pubblicitario.

Siamo arrivati al concetto di Comunicazione Media 3.0 che va oltre il mero concetto di Web 1.0 o 2.0. Non si limita alla rete ed è caratterizzata da una diffusione di contenuti a target offerta trasversalmente tramite una sinergia di medium: giornali e affissione in esterna (con l’ausilio di QrCode e realtà aumentata), televisione (spot da 30″ ad alto contenuto ARCUIN), web (canali tematici nei quali poter sviluppare i messaggi distribuiti dagli altri medium). Gli smartphone si inseriscono perfettamente in qualsiasi punto di questa catena offrendo un ulteriore mezzo per legare e accedere agli altri creando di fatto una rete che compone, assieme ai contenuti stessi, un nuovo modo di fare comunicazione o forse, in certi casi, oserei dire ARTE, o qualcosa di oltre che, se volete, può essere ARCUIN.

L’ARCUIN è una forma meritocratica di fare ARTE. Non passa dai soliti canali, spesso monopolizzati da soggetti che per il solo potere acquisito e conoscenze riescono a promuovere sedicenti artisti facendoli diventare punti di riferimento della cosiddetta arte contemporanea, anche se privi capacità artistiche. L’ARCUIN, in quanto tale, ha solo il pubblico che si pone dalla parte di chi dà un giudizio. Solo il pubblico amplificherà o meno quel particolare contenuto consacrandone una sorta d’immortalità, se pur apparente, o la totale disfatta e relativa condanna all’oblio.

Ecco perché ritengo che alcuni spot da 30″, compreso il loro stesso sviluppo multicanale, possono essere considerati delle opere d’arte. Forse, ci troviamo davanti all’ottava arte? Al pubblico l’ardua sentenza, solo al pubblico…

Alcuni Spot pubblicitari del 2013 a contenuto ARCUIN:

Approfondimenti: