Droni nello spot della nuova Renault MEGANE

Taglio cinematografico, atmosfere drammatiche, un circuito automobilistico come location, diverse comparse e l’impiego di droni in scena.

“Un team di scienziati ha realizzato un esperimento inedito”, questo è il messaggio che sta alla base dello spot della nuova Renault MEGANE e su cui si sviluppa la storia nell’arco di 1 minuto.

Il montaggio ci regala dettagli dell’auto alternati a immagini che ritraggono il suddetto team di scienziati impegnati nella loro ricerca che vede come soggetti di studio due persone comuni.

Simulatori di guida, tute dotate di sensori, attività fisica, computer, strumenti… un protocollo rigoroso dove nulla viene lasciato al caso. Tutto viene monitorato per preparare i soggetti al test vero e proprio: provare l’auto su strada e analizzarne le reazioni alla guida.

Due auto, due piloti, due direzioni opposte, un espediente narrativo che tende a sottolineare che la Renault MEGANE è un’auto che si colloca all’interno di un segmento di mercato che soddisfa le esigenze di un’ampia fascia di utenti, oltre a voler sottolineare la “scientificità” dell’esperimento in sé.

Le auto partono, i sensori delle tute indossate dai piloti iniziano a trasmettere i dati biometrici alle postazioni di controllo. Lungo il percorso di guida sono dislocati numerosi strumenti in grado di tracciare il passaggio delle auto. Le informazioni raccolte vengono analizzate dagli immancabili tecnici asiatici che con la loro presenza contribuiscono a trasmettere allo spettatore un’elevata connotazione tecnico-scientifica e la “serietà” dell’esperimento stesso.

Come una sorta di “ciliegina sulla torta” a circa metà dello spot entrano i scena i droni. In questo momento storico rappresentano un totem attraverso il quale sintetizzare concetti come tecnologia, scienza, ricerca, monitoraggio e anche fascino per qualcosa di non ancora ben collocato nel quotidiano di molti, soprattutto se prendiamo in esame i droni civili ad uso professionale, come in questo caso.

Renault Megane

Il primo ottocottero compare in secondo piano, fuori fuoco, dietro ad uno dei piloti, inquadrato dal posto del passeggero attraverso il finestrino di guida. Segue la traiettoria dell’auto e supera il soggetto in movimento uscendo immediatamente dall’inquadratura. La scena successiva mostra alcuni tecnici con in mano i radiocomandi necessari per pilotare i droni. Subito dopo vediamo la nuova Renault MEGANE, al centro della scena, con ben quattro droni (a giudicare dalle immagini direi che si tratta di S1000 della DJI) che la circondano e la seguono alla stessa velocità monitorandone le performance, o almeno questa è l’impressione che lo spettatore percepirà nel godersi queste immagini.

Il test prosegue con prove di tenuta su bagnato e al termine dell’esperimento gli scienziati, dopo aver elaborato la mole di dati ricavati, giungono alle loro conclusioni scientifiche…

Una stretta di spalle è la sintesi perfetta che palesa il “team manager” circondato da tutti i tecnici che hanno partecipato al test. L’inquadratura non lascia dubbi in merito alla rassegnazione dell’esperto nell’osservare i risultati ottenuti.

In conclusione: “Vuoi scoprire cosa si prova? Guidala!”. Con questo invito all’azione lo spot passa al quadro finale che mostra l’auto e lancia il claim: “Nuova Renault Megane – Wake up passion”.

Crediti e approfondimenti:

  • Advertising Agency: Publicis Conceil, France
  • Executive Creative Director: Marcelo Vergara
  • Art Director: Thomas Roques
  • Copywriter: Antoine Giraud
  • Account managers: Patrick Lara, Adrien Dumont, Jessy Teboul, Arnault Bernardin, Sacha Garel, Karim Ben Hamida
  • Producers: Pierre Marcus, Nathalie Levincent / Prodigious
  • Director of photography: Paco Femenia
  • Informazioni sullo spot dal sito web: http://adsoftheworld.com/
  • Lo spot TV Renault Megane dal canale YouTube di: Renault Italia
  • L’immagine tratta dello spot “Renault Megane: Wake up your passion” su cui sono inquadrati i droni, dal sito: Just Marketing News
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Droni agli arresti domiciliari e il business delle parole…

Blindato, terrorismo, ISIS, foreign fighters e droni. 

Non necessariamente in questo ordine ma spesso, troppo spesso, queste parole vengono accostate tra loro.

Qualche anno fa mi avvicinai al settore dei droni con la convinzione che potesse offrire nuove opportunità di lavoro. Si diceva che le tecnologie dei droni civili erano state “sdoganate” (altro termine abusato) da quelle militari – quindi che erano molto efficienti – e che la ricerca e lo sviluppo delle tecnologie avrebbero portato nel corso degli anni al raggiungimento di incredibili risultati nelle performance degli aeromobili a controllo remoto, parallelamente all’implementazione delle applicazioni in cui impiegarli in ambito civile.

droneMilitare

Io stesso avevo deciso di avvalermi di un SAPR per effettuare riprese, foto e video pubblicitari ma con le prime avvisaglie che preannunciavano l’entrata in vigore del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto capii che le cose si sarebbero decisamente complicate. In parole povere, come si dice a Prato: “ho ripreso ì mì balocchi e son tornato a giocare nì mì uscio”.

“Eppure avevamo detto che i droni sarebbero stati il futuro…”

A tutt’oggi ritengo che avviare in Italia un’attività che implichi l’impiego di APR sia da valutare con la massima attenzione; non solo per tutti gli aspetti burocratici, normativi, legali, sanzionatori, assicurativi, correlati e derivanti da ciò che è riportato su:

a cui si riferiscono le sanzioni emanate dal

e per quanto previsto dalle regole sulla Privacy, in merito alla realizzazione di foto e di video, definite dal:

ma anche per tutto ciò che i media dispensano a loro uso e consumo ipotizzando molteplici utilizzi dei droni in ambito terroristico, talvolta sconfinando nella fantascienza o prospettando scenari apocalittici che paiono dei suggerimenti verso i neo-terroristi.

Posso usare un coltello da cucina per tagliare il pane o la carne ma non divento automaticamente un serial killer e dato che i serial killer e gli assassini utilizzano anche i coltelli per uccidere, non credo che vietandone l’uso si possano eliminare gli omicidi; di sicuro si manderebbero fallite le panetterie, le macellerie, ecc. che utilizzano quotidianamente i coltelli per svolgere il proprio, lecito lavoro.

Torniamo alle parole che in questo momento “vanno per la maggiore” e che i media utilizzano in ogni dove per caratterizzare i propri servizi giornalistici.

BLINDATO: a seguito dei fatti di cronaca accaduti a Parigi è il termine più utilizzato per definire una zona impenetrabile, chiusa, sigillata.

E’ quasi un termine onomatopeico che suona come: “forte”, “ferro”, “serratura”, “sicuro” e che trasposto in un contesto di cronaca dovrebbe darci la garanzia di estrema sicurezza e di massimo controllo laddove però, evidentemente, non si riesce a garantire né l’una e né l’altra cosa se non la limitazione della libertà alle persone comuni e non escludendo in assoluto la possibilità di agire a quelle più scellerate. Oltretutto si procede a “blindare” un’area o un’intera città solo dopo essersi verificato un fatto di estrema gravità che ha prodotto vittime civili. E’ un po’ come voler mettere i soldi in una cassaforte dopo essere stati rapinati.

Prima o poi il livello di attenzione cala inevitabilmente e ciò che si è fatto oggi, con estremo sacrificio, spendendo milioni di Euro in procedure di sicurezza, intelligence, armi e dispositivi vari, diventa praticamente inutile col passare del tempo. Cambiano le strategie dei terroristi, cambiano gli obiettivi, cala l’attenzione da parte delle forze dell’ordine e tutto torna ad assumere una condizione di “normalità”, fino al nuovo fatto di sangue.

Ma a parte questo, il termine BLINDATO piace, va parecchio. Se ci fosse una “borsa delle parole” oggi avrebbe una quotazione altissima.

A fianco o nelle vicinanze di blindato troviamo TERRORISMO, altro termine che evoca nelle menti di ognuno immagini cruente. Vorrei poter abusare del termine che indica l’esatto contrario ma di fatto, il SERENISMO o il FELICISMO o il CALMISMO ma non sono termini in uso; peccato, forse questo è sintomatico ed indica la vera natura dell’uomo.

Poi abbiamo ISIS che è l’acronimo di Islamic State of Iraq and Syria. Che dire in merito… anche nulla. Si è detto e ridetto di tutto e di più e francamente, io che sono un semplice cittadino che subisce come voi il peso delle parole e ancor di più della sostanza prodotta da questo clima di NON PACE, non voglio aggiungere nulla in merito a qualcosa che si autoproclama uno Stato e che di fatto esiste solo per uccidere le persone e annichilire il concetto stesso di cultura e di evoluzione umana.

Da ISIS il passo a FOREIGN FIGHTERS è breve. Altro termine abusato, diventato quasi un titolo altisonante che di fatto vuol dire: “combattente straniero”, anche se in modo più hollywoodiano, usato al posto di qualche appellativo più scurrile, meno giornalistico ma più consono e all’uopo per indicare quell’essere che si cimenta nel terrorismo. Secondo il mio modestissimo parere è un termine anche troppo lusinghiero, soprattutto la seconda parola: FIGHETER che dovrebbe essere associata ad un personaggio come Leonida o ad un Cesare o un lottatore di Wresling o ad uno di Boxe e non a dei fanatici il cui cervello ha pensato bene di dissociarsi e andarsene dal loro corpo da parecchio tempo.

Ma veniamo all’ultimo dei termini che ho elencato in apertura di questo post; quello che francamente riterrei il più innocuo tra questi: DRONI.

Oggi la parola DRONE è abusatissima. Viene indiscriminatamente utilizzata per indicare tutto ciò che è dotato di un’intelligenza artificiale, più o meno evoluta, e che si muove senza un pilota a bordo.

Ho sentito indicare drone:

  • Auto
  • barche
  • robot
  • sottomarini

e anche

  • aerei o elicotteri dal design innovativo ma che a bordo hanno comunque un pilota.

Mi manca solo di sentire qualche idraulico indicare “drone” una lavatrice di ultima generazione e siamo a posto.

Solo per fare chiarezza, un DRONE può essere solo due cose:

  1. il maschio dell’ape
  2. un’aeromobile a controllo remoto (il cui nome deriva proprio dalle caratteristiche fisiche, comportamentali e dal rumore prodotto durante il volo dal suddetto insetto).

Comunque, pare che se non utilizzi i DRONI per fare un po’ di tutto, meno che per quello che servirebbero (viste le restrizioni per l’utilizzo di questi aeromobili in ambito civile), non sei “alla moda”.

Detto ciò, oggi i DRONI pare che siano il pericolo numero uno per le intelligence di tutto il mondo, senza pensare che gli unici droni che fino ad oggi hanno fatto seri danni sono stati solo quelli militari, oltretutto impiegati proprio con l’intento di fare danno.

Comunque, l’associazione delle parole blindato, terrorismo, ISIS, foreign fighters e droni è diventata la miscela vincente per vendere giornali e realizzare talk show improntati esclusivamente su questi argomenti.

Considerando che un terrorista dell’ISIS ambisce per dottrina e lavaggio di cervello, quando non ci ripensa all’ultimo istante, a immolarsi per un distorto “credo religioso”, mi pare molto difficile che possa utilizzare un drone per compiere un attentato.

Comunque, anche se il “suo credo religioso”, edulcorato da fifa, gli suggerisse di mantenere la propria incolumità, non credo che l’interdizione di uno spazio aereo ai droni o agli ultraleggeri possa evitare l’utilizzo di questi aeromobili in ambito terroristico. Francamente non me lo vedo proprio il tizio dell’ISIS che si reca da ENAC per mettersi in regola con tanto di attestati, manuali di volo e documentazioni varie con l’obiettivo di compiere un attentato col proprio APR. Oltretutto in area critica soggetta ad assembramento di persone, su via, non si può proprio. O li usa, a prescindere, o continua ad utilizzare il suoi “bei” Kalashnikov, cinture esplosive e aggeggi vari di morte, acquistati presso i venditori di armi, degli stessi paesi dove poi i terroristi li impiegano; credo oltretutto che vedano questo processo come una sorta di nemesi perfetta.

Parlare delle possibili “strategie del terrore” in termini mediatici ha un maggiore effetto sull’opinione pubblica se vi si associa la parola DRONE.

Un oggetto che vola, pilotato in remoto da chissà chi e da chissà dove, magari carico di esplosivo o di un pericoloso virus letale. “Fa audience”, crea attenzione, si possono chiamare in causa esperti e sedicenti tali in varie trasmissioni televisive per parlare dell’argomento in modo quasi morboso. Le ipotesi si sprecano e gli ascolti salgono e l’opinione che si forma tra la gente in merito ai DRONI è sempre più DRONI = TERRORISMO.

Poi arrivano le contraddizioni.

Qualche giorno fa ho postato sulla mia pagina Facebook DRONE alcuni articoli che riportavano le parole del ministro Angelino Alfano il quale comunicava perentoriamente l’interdizione dello spazio aereo ai DRONI e agli ultraleggeri sulla capitale durante il Giubileo. Il giorno dopo si leggeva sui quotidiani online che le forze di polizia avrebbero utilizzato i DRONI per prevenire attentati. Il giorno dopo ancora il prefetto Gabrielli dichiarava che i droni “sospetti” sarebbero stati abbattuti; “credo che si riferisse a quelli con occhiali da sole e baffi finti”.

In fondo a questo post, se volete, potrete deliziarvi leggendo gli articoli di cui vi ho appena parlato.

Forse mi sono perso qualcosa… ma il volo degli APR sulla capitale o su qualsiasi altra città, prima dell’era ISIS, era possibile? …Mah!

Diciamo pure che se uno prende e vola con un APR in Piazza Navona, per dirne una, o a San Pietro, per dirne un’altra, viola la legge, a meno che non abbia ottenuto da ENAC un “permesso di volo in area critica in scenario misto” e che lo abbia condiviso con le autorità di PS del luogo che hanno l’ultima parola in merito; questo perchè se le autorità di PS, per esempio, avessero autorizzato per quel giorno, a quell’ora “un corteo con la Camusso“, che per l’appunto transita proprio nella zona di volo dell’APR, questo creerebbe non pochi problemi…

Ma tutto questo non fa figo e quindi i media non ne parlano. No, non della Camusso ma delle questioni burocratiche legate all’uso di un APR in città – e non mi riferisco a quelle tre fette di prosciutto con le ali definite DRONI sotto i 300gr. –

Alla fine di tutto questo delirio, chi già aveva difficoltà a lavorare con gli APR, pur con tutte le sue autorizzazioni, assicurazioni, certificazioni varie, oggi si trova ad essere paragonato alla stregua di un Hezbollah fondamentalista guerrafondaio.

vignetta terrorista

Vorrei ricordare che nel mondo il business delle armi supera di gran lunga quello dei droni civili e che un drone civile può essere impiegato in moltissimi scenari per innumerevoli scopi di pace mentre un’arma può solo uccidere, anche se sono impiegate in quelle che definiamo missioni di pace o missioni umanitarie ma che di fatto, spesso, si trasformano in missioni “portatrici di morte”.

Quindi, che futuro potremmo sperare per i droni?

A mio avviso si è spostata la linea di arrivo e di ripartenza o quella che avrebbe dovuto sancire l’apertura di un vero e proprio mercato e del relativo business per il settore dei droni civili. Questo almeno in Italia.

Per quanto ci possiamo impegnare, investire e sperare, vedo che gli APR restano per il momento degli apparecchi in uso ad una nicchia di utenti, troppo pochi per essere definiti un “mercato di riferimento”, troppo pochi per essere ascoltati, troppo pochi per poter fare la differenza in un settore che ha un incredibile potenziale inespresso, sottomesso da regole che limitano chi lavora con coscienza e serietà e risultano poco efficaci per frenare il fenomeno dell’abusivismo.

Si dice che il settore sia ancora acerbo, che dovrà svilupparsi e che i risultati si vedranno nel tempo. A me pare che il settore abbia subito un evidente arresto. Sento parlare più o meno delle stesse cose da circa tre anni e non mi pare di vedere tutti questi droni in cielo o che il mercato dei droni sia effettivamente “decollato”.

Si sente parlare di un boom di vendite di droni e di un incremento di APR che volano in regola.

Nel primo caso il boom si riferisce a quelli venduti spesso dalla grande distribuzione e che oltretutto non dovrebbero essere considerati come dei droni ma degli aeromodelli impiegabili per scopi ludici; anche se qualcuno li usa in modo “promiscuo”, (non previsto dalla legge e quindi per impieghi non proprio regolari).

Nel secondo si parla di un normale incremento dovuto all’ammodernamento e allo sviluppo delle flotte in carico alle aziende produttrici degli stessi APR e di quelle che ne acquistano più di uno per garantire un livello di continuità di servizio nell’ambito della propria professione.

Se a questo ci aggiungiamo il TERRORISMO MEDIATICO unito ad una certa faciloneria nel modo di comunicare della nostra classe politica, penso che la ripartenza del settore sarà roba destinata ad un’élite di “soliti noti”, quelle aziende che potranno permettersi il lusso di gestire appalti pubblici, difesa, sicurezza, intelligence e che sapranno imporre APR ridondatissimi, censitissimi, scatolaneramuniti, transponderati, con sistemi anticollisione, paracadute, airbag, triccheballacche e soprattutto il teletrasporto, almeno se qualcosa deve accadere è meglio che accada lontano da casa nostra; l’importante è parlare, parlare, parlare e i droni civili, quelli che avrebbero potuto e dovuto creare migliaia di posti di lavoro, avranno sempre ampio risalto nelle cronache dei giornali, per il diletto di qualche giornalista o politico che si diverte a “fare la guerra” con le parole, preferendo parlare o straparlare di droni ad uso civile invece di affrontare seriamente il problema delle armi vere ad uso incivile.

 

Articoli di approfondimento:

 

 

FIAT500X conquista gli USA con uno spot all’insegna del blu… ma quello della pillola

Ebbene sì, gli stereotipi che esprimono l’italianità vanno sempre di moda, soprattutto se devono rappresentare all’estero un prodotto “made in italy”. 

E’ la volta di quello realizzato dall’agenzia The Richards Group per FIAT 500X che vede due protagonisti “attempati” in procinto di consumare un focoso rapporto coadiuvato dalla proverbiale “pillola blu”. Lui, l’attore Nini Salerno, lei (non si sa…) sono in camera e tutto lascia pensare a un lieto pomeriggio da trascorere in piacevole compagnia.

L’unica pillola blu a disposizone che avrebbe potuto aiutare gli intenti dei due italici amanti, non trova la giusta allocazione passando dalla mano di lui, impegnato ad assolvere tutti i preparativi per non deludere la propria partner, alla finestra, mancando irrimediabilmente la bocca del destinatario che non riesce a trattenere un “Noooo!” di disperazione.

Nini Salerno che interpreta l'amante deluso che ha perso la "pillola blu"
Nini Salerno che interpreta l’amante deluso che ha perso la “pillola blu”

Comincia il viaggio della pillola che tra un rimbalzare e l’altro permette alla camera che la insegue di mostrare gli scorci dei paesi incantevoli della provincia senese. Dal tetto alla grondaia, rimbalza sulla campana del paese, su un muro di un’abitazione, addirittura sulla spalla di un prete, quasi a sbeffeggiarlo in una sorta di sfida tra tradizioni religiose e libertà sessuale. Passa un’APE Piaggio (altro simbolo dell’Italia in tutto il mondo) che trasporta fiori. La pillola passa attraverso i petali strappandone qualcuno per poi passare oltre. La velocità le permette di sfruttare la tensione di superficie dell’acqua per poter rimbalzare sulla fontana, colpire un bicchiere di spumante (si presume che sia rigorosamente italiano) riprendendo “vigore” e quota per poi precipitare in prossimità di un distributore di benzina, direttamente dentro al foro del serbatoio aperto di una FIAT 500.

Qui accade “il miracolo italiano”, se così vogliamo definirlo. La pillola blu ha effetto sugli “ormoni” dell’auto cominciando a trasformarla in qualcosa di diverso, più grande, più grossa, più… FIAT 500X

Così, da uno stereotipo all’altro si arriva al risultato voluto. Uno spot che è stato presentato in anteprima al Salone dell’automobile di Parigi (4 – 19 ottobre 2014 LINK)e che a tutt’oggi ha superato il milione di visualizzazioni.

Complimenti a FIAT che ci insegna che lo stereotipo è “duro” a morire.

Lo spot “Official Fiat 500 teaser – blue pill

Il backstage “Behind the Scenes – Blue Pill”:

Approfondimenti:

SMART comunica con ironia prendendosi in giro

Fuori dagli schemi, non si compiace troppo, caratteristiche rare da trovarsi, soprattutto in un settore come quello dell’auto in cui la pubblicità comunica ostentando la perfezione, la potenza, il lusso e il design.

Questo spot mi piace!

SMART non ha da dire molto di più su se stessa di quanto non abbiano già fatto i clienti che la guidano tutti i giorni e coloro che ne vorrebbero una e che sognano di guidarla. Indiscutibilmente è un’ auto simbolo, pensata per la città, fatta per vivere la città e muoversi in modo semplice, comodamente e con stile. Lasciando perdere il prezzo, si parla pur sempre di un veicolo di casa Mercedes, il nuovo spot televisivo per la SMART diverte e prende in giro proprio quella piccola city car che non nasce per fare il fuoristrada ma, diversamente da un SUV, è pensata per la città.

Ideale nei fuori strada quanto un fuoristrada in città. Con questo claim la SMART rilancia con la sua SMART SPRINT presentata in serie limitata, disponibile in tre colorazioni  in versione coupè e cabrio.

Questo spot è curato dall’agenzia DLV BBDO  con la direzione creativa di Sara Portello, Letizia Ziaco e Giulio Brienza.

Scheda completa e informazioni su questo spot da:

Non mi importa che sono solo 199 Euro al mese

Ho visto… che dando un anticipo di 6.000 Euro e pagando solo 35 canoni a 199 Euro l’uno posso avere una bella auto.

Ho_Visto_CoseMa dopo 3 anni posso restituirla, visto che poi “non era il caso di comprare un’auto con le spese della casa, i bambini” e visto che 12,965 Euro non bastano per comprarla…

Dedicato a chi non vive per lavorare ma lavora per vivere.