“Quando lo spot arresta la natalità”

Chi lo ha detto che le pubblicità con i bambini sono tutte carine?

Diciamo che in linea generale la cosa può avere un fondamento di verità.

Ci sono spot dove i bambini rendono tutto più tenero, giocoso, simpatico, dolce, ecc… ma ce ne sono altri che sovvertono questa tendenza offrendoci una spiegazione logica del perché la natalità, almeno in Italia, pare che sia in calo.

Prendiamo due spot “a caso”: Lufthansa Nonstop you e Opel OnStar.

Andiamo in ordine e con calma partendo dallo spot della nota compagnia aerea tedesca.

Tre location: auto, aeroporto, aereo.

Protagonista: bambina scassapa… saputella, con doppiatrice toscana, precisazione che da toscano mi sento in dovere di fare vista la pronuncia della frase di apertura che si conclude con un bel “questione di fisica” che lascia intuire che l’abbia proferita una mia vicina di casa.

Prima scena: la bambina è in auto col padre o con lo zio o con un assistente sociale che ha l’incarico di portare “l’essere” in un altro paese per farlo adottare, visto che a casa sua non lo sopporta più nessuno. Lei è seduta, guarda dal finestrino e vede un aereo in cielo; lo spettatore lo può apprezzare attraverso l’immagine riflessa sul vetro dell’auto. La bimba, che altro non è che una scienziata del CERN sottoposta ad uno speciale raggio “anti age”, si gira verso l’adulto e gli rivolge questa frase: “La spinta è creata dalla propulsione, è questione di fisiaaa”; è qui che si sente la “c” aspirata.

Seconda scena: siamo all’aeroporto, zona d’attesa. “L’essere”, con sembianze da bambina, vede da una grande vetrata gli aerei in sosta in prossimità dei vari gates di imbarco. Ispirata da cotanta bellezza tecnologica si sente in dovere di andare a rompere le scatole ad una malcapitata che è a pochi passi da lei, tranquilla, seduta, intenta a leggersi una rivista. La piccola si avvicina alla signora e liscia, liscia, pare unta, perentoriamente le dice queste parole: “L’aerodinamica di un aereo è questione di fisica”. Ovviamente la tipa che la ascolta, suo malgrado, resta basita offrendo a beneficio della camera uno sguardo di stupore, misto a perplessità, condito con un “ma chi l’ha sciolta questa, aiuto, dove sono i genitori, vado via, scappo”.

Terza ed ultima scena: la giovane aliena è seduta al suo posto sull’aeromobile Lufthansa. E’ notte, luci soffuse. Lei copre il suo peluche con la copertina (quante cose potrebbe dire quel peluche e quante cose farebbe se solo potesse). Lei si avvicina al pupazzetto e infierisce contro di lui dicendogli sottovoce: “E quanti si sentono a proprio agio a bordo…”. La frase viene interrotta, per fortuna, dal provvidenziale intervento della hostess che intenzionata a confinare la bimba nel deposito bagagli riesce per un istante a reprimere il proprio istinto rivolgendosi alla piccina con soave proferir: “Questo è questione di chimica”, alludendo probabilmente a una qualche sostanza da impiegare per dare una “gasatina” alla fenomena.  La hostess sorride alla bambina offrendo alla camera un volto solare e incantevole ma che nel contempo esalta ancora di più “la minaccia fantasma” appena enunciata. La hostess si allontana, l’inquadratura passa sul volto della bambina, aliena, scienziata tappa… che ci regala l’ultimo secondo e mezzo del suo bel faccino sul quale è sparita qualunque traccia di saccenza per lasciare spazio ad un’espressione da punto interrogativo grosso quanto l’aereo.

O beccati questa!

Altro spot… sempre roba tedesca. Mah! Comincio ad insospettirmi della coincidenza.

Casa Opel. Non si parla di un’auto in particolare ma di un servizio che la nota casa automobilistica tedesca propone ai propri clienti.

Location principale: area carrabile antistante alcune villette a schiera in zona residenziale.

Un tizio esce di casa e sta per salire sulla propria auto. Un ragazzino, vicino di casa, nullafacente e scassagiuggiole è lì, a non fare niente in modo professionale. Come vede il vicino, senza un buongiorno o un buonasera, si complimenta con lui per l’acquisto della nuova auto. Dopo averlo fatto cascare nella trappola micidiale che stava tessendo da tempo, prosegue nel suo intento folle e cinico mutuato dalla propria nullafacenza cronica infierendo di brutto verso il suo sfortunato interlocutore rivolgendogli una raffica di domande:

  • Ce l’ha il WiFi?
  • Si può comandare con l’app?
  • E se fa un incidente, chiama aiuto da sola?

Dopo una serie di risposte al negativo ricevute dal suo sfortunato interlocutore, il ragazzino conclude con la mazzata finale; tipo Daitarn 3 nella scena finale di ogni episodio quando invocava: “Attacco solare, energia…”, ve lo ricordate? (Roba da ultra quarantenni come me, perdonate la divagazione).

Ecco che parte l’attacco…

  • Ma non poteva comprarsi una Opel?

Il vicino disgraziato a quel punto non pensa più alla sua auto, sulla quale pendono moltissime rate da pagare, ma pensa immediatamente a cambiare casa. Si abbrutisce, dipinge sul proprio volto un’immagine di uomo distrutto ed esce di scena. A quel punto entra in gioco il padre figo che non redarguisce il figlio, frutto delle proprie colpe e incoscienze di gioventù, ma con fare scanzonato e tutto sorridente se lo carica in auto e comincia a spippolare tutti i pulsanti della sua Opel per attivare e ostentare i dispositivi di cui è dotata, gli stessi appena citati dalla sua prole fatta di carne e antipatia.

Ora ditemi che le pubblicità con i bambini sono tutte carine e che improvvisamente vi è venuto in mente di mettere in cantiere un figlio 🙂

Crediti e link:

  • Spot Lufthansa da canale YouTube ManiaSpot
  • Info sulla campagna media Lufthansa “Sempre ospiti mai solo passeggeri” da YouMark!
  • Spot Opel OnStar da canale YouTube Opel Italia

La famiglia al centro del nuovo spot tv IKEA

30″ di spot televisivo che regalano simpatia, sorrisi e fanno riflettere sui valori della famiglia. Un bimbo, i propri affetti, un obiettivo e il desiderio di raggiungerlo ad ogni costo. Ecco gli ingredienti del nuovo spot IKEA, accompagnato dal brano musicale When I grow up della cantante americana Eleisha Eagle.

Una scatola rossa riposta su un ripiano alto di un armadio IKEA. Un bambino dal volto simpatico che decide di prendere proprio quella scatola così attraente, colorata, messa in bella vista ma irraggiungibile. “Lui” ci prova a conquistarla ma si rende subito conto che la sua altezza non è sufficiente per arrivare a prenderla.

Come fare?

Ecco che ha inizio l’avventura di questo bambino che l’agenzia di comunicazione AUGE di Milano ha voluto mettere al centro del nuovo spot per IKEA. Attimi di felicità vissuta all’interno di una famiglia unita che si adopera per permettere al piccolo di casa di raggiungere il proprio scopo.

Attimo dopo attimo, la capacità e l’intraprendenza del bimbo, unita alla disponibilità e all’amore della famiglia, permettono di coronare un sogno e aggiungere “un tassello” all’esperienza di crescita del piccolo. Da questi elementi nasce il claim dello spot “Basta poco per crescere insieme”. Un messaggio dalla duplice valenza che da un lato pone l’attenzione sulla forza della famiglia, in grado di far crescere serenamente il “cucciolo d’uomo” in seno ai propri obiettivi, e dall’altro la versatilità dei prodotti IKEA, in grado di piegarsi facilmente alle necessità di una famiglia che cresce e nella quale cambiano le esigenze e le abitudini.

IKEA - "Basta poco per crescere insieme"
IKEA – “Basta poco per crescere insieme”

Lo spot mette in luce anche il ruolo fondamentale del nonno all’interno del gruppo familiare. Il bambino crea per ogni membro della famiglia i presupposti per aiutarlo suggerendo loro le azioni da compiere per supportarlo nella sua mission. E’ il nonno però che lo osserva defilato e analizza la situazione. Percepisce qual’è l’obiettivo e trova la soluzione per consentire al nipote di raggiungere il suo scopo.

La regia non indugia su quali azioni siano state compiute con esattezza dal nonno ma lascia presumere che sia intervenuto modificando l’altezza del ripiano dov’è riposta la scatola rossa. L’unico elemento che ci viene mostrato, alla fine dello spot, è una piccola brugola tenuta in mano dal nonno, nascosta dietro la schiena. Ecco che a questo punto il piccolo è in grado di ottenere la sua ricompensa, dopo tanti sforzi tesi ad aumentare la sua altezza.

Sarebbe stato facile da parte del bambino chiedere e ottenere dai suoi cari che qualcuno di loro gli prendesse la scatola, In tal caso lo spot avrebbe preso un’altra direzione ma probabilmente avrebbe innescato un effetto “diseducativo” insito nell’approccio del bambino al problema in questione e alla relativa soluzione. In questo caso, invece, la cooperazione permette di sviluppare un progetto nato dal bambino e che viene sostenuto da tutta la famiglia, secondo i canoni logici del piccolo. Gli affetti e il contributo di tutti lo aiutano a crescere.

Se vogliamo anche ricercare un valore educativo in questo spot credo lo si possa individuare proprio nell’ambito di questa ricerca dell’obiettivo e nel modo in cui viene raggiunto.

Ottima la scelta delle luci e della fotografia in grado di infondere alle immagini calore e solarità.

Bello spot! Mi piace e mette addosso positività.

Link e crediti:

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