Tag Archives: cancro al seno

8 marzo

E’ un giorno importante. Voglio celebrarlo dedicando questo racconto che scrissi circa un anno fa pensando alle tante donne che ho conosciuto durante il periodo della chemioterapia. 

Voglio dedicare questo racconto a tutte le donne e in particolare a quelle che si sono sottoposte o dovranno affrontare una mastectomia.


C’è chi le chiama puppe, bocce, tette, ciocce, zinne e se le son grandi anche giberne, tettone, meloni o bombe. Tonde e a pera, ritte all’insù o flosce che pare le si siano sgonfiate. Le danno a coppie, paiono un vole’ sta’ da sole. Da piccine le sono du’ bottoncini ma col passare del tempo e le crescono, forse. C’è ancora qualcuna che ancora aspetta dopo tant’anni ma finora unn’e successo nulla. Quando invece le sono grosse le sono scomode da portare perché le si movono da tutte le parti e con i reggiseni e le si strizzano tutte che paiono scoppià. 

Agli omini fanno girà i’ capo. Da bambini perché con le tette e ci mangiano e da grandi perché con le puppe e ci gioano. Le vengono strapazzate, ciancicate, strizzate, schiaffeggiate, palpate e ciucciate ma le un dicon nulla, e si fanno fare di tutto; le stanno bone. 

Alcune mie amiche le ci infilano in mezzo ogni cosa: fazzoletti, bigliettini, sòrdi e aggeggi vari. Alle volte se un le stanno attente e ci perdono dentro pure le chiavi di casa. 

I’ marito d’una mi’ amica e le usa come cuscino, come c’affonda i’ viso e s’addormenta. Pare un pupo a vederlo, almeno fino a quando un si desta e comincia a giocarci. Alla mi’ amica e gli fa piacere sentirsi coccolata ma la un disgarba nemmeno essere anche un po’ strapazzata da ì su’ omo, anche perché e sa che i’ su’ marito l’ama, e gli garba tutto di lei, pure le tettone che la si ritrova. Comunque e son bellini quei due. Lei fa la sofistica, pare se la voglia tirà. Lui le more dietro e spesso l’ho visto perdersi ni’ su scollo, ampio e provocante. E le parla ma mica la guarda negl’occhi. Finisce sempre lì, i’ su sguardo. Come son buffi. Però e si voglion bene.

E conosco un’artra coppia di amici dove lei, poerina, e l’ha du’ fichi secchi. Sai di quelli secchi, secchi che paiono un voler raccontare nulla? L’ha sempre avuto quer problema e ora che la c’ha quarant’anni un credere che le migliorino. Tutto sommato va bene così. Lui un si lamenta, almeno da quel che lei la mi racconta. Comunque unn’ha un reggiseno ma un reggi capezzolo; secondo me e c’ha meno della prima, la va in retromarcia! 

Ieri e m’ha chiamato un’amica che un sentivo da un po’ di tempo e la m’ha detto che i’ su’ fidanzato l’è sempre arrapato e un sa come fare per carmarlo. L’è un continuo ciancicargli le ciocce. “Belle le mì bocce”, e gli fa a lei appena rientra a casa da i’ lavoro e via di palpate che pare l’impasti la farina per fa’ i ravioli per 10 persone. Poerina la mia amica, l’è tutto un farsi strapazzà nel tentativo di carmallo ma un c’è verso, la continua a piglia’ palpate sulle ciocce come se un ci fosse un domani. E le ho detto di mettergli un po’ di bromuro ni’ brodo ma poi la mi dice che gli vo’ bene a i’ su’ omo e che in fondo l’è contenta che le su’ poppe e gli garbino. Comunque e so’ davvero bellini quei due.

Un paio di giorni fa ho incontrato un’artra amica che è ritornata dalle vacanze. Mi raccontava che al mare era tutto un guardarle le zinne. E l’ha belle, un c’è che dì. Du’ belle bocce da quarta abbondante, sode, ritte e uguali, uguali. L’ha quarantasett’anni ma unn’ha una smagliatura né un difetto, eppure un fa nemmeno palestra e la mangia ogni cosa. “Beata te”, le dico sempre, “o come tu fai?”. Lei la mi risponde: “Nulla, e l’è un dono di natura”. Poi la mi raccontò che i’ bagnino della spiaggia l’era sempre a guardalla. Una sera, quella furbona, la s’attardò sulla spiaggia per far girare un po’ la testa a quel poveromo. Lui a una certa e le si avvicinò con la scusa di chiudere l’ombrellone. Lei, come la lo vide e la si mise in posa per mostragli meglio tutto l’armamentario. Ovvio che quel poeretto e ci cascò, davanti a tutto quel ben di Dio. Lei un mosse un dito e dopo aver fatto un paio di respironi per gonfiare i’ du’ promontori e l’ha prese i’ pareo, la si coprì e l’andò via senza dir nulla. Quel salame di’ bagnino e mi sa che l’è ancora lì attaccato a quell’ombrellone. Poerino.

Domani e vado a trovare la mia amica che ha avuto un bambino da una settimana. Ancora un l’ho visto, chissà come l’è. Vedrai che tette e gli saranno venute. Prima di’ bambino e le aveva normali, anche belline; una volta la fece la prova del calice di spumante per vedere se le stavano dentro. La mi disse che l’entravano benino, benino ma che le sarebbe garbato avelle un po’ più grosse. Ora tu vedrai che con i’ bambino che deve allattà come le saranno diventate. Che sarà contenta? No… del bambino di sicuro, e dicevo delle tette. Spero un le facciano troppo male. 

C’era una mia amica che durante l’allattamento un gli veniva i’ latte, o almeno unn’era abbastanza per quel ciccione dì su’ bambino. O come l’era. Grosso, con du’ pentole che parevano scoppiare. Lui e tirava, tirava e tirava quei capezzoli, un faceva altro. Lei, poerina, e la faceva i’ che potea. L’ha provato di tutto, pure il tiralatte ma la mi disse: “Mai più mai poi, un mi garba e mi fa male; mi si sono arrossati tutti i capezzoli e mi bruciano”. Poerina.

La mi’ dirimpettaia e l’ha quasi settant’anni. L’artro giorno la incontrai sul pianerottolo e la mi si mise a raccontà un monte di cose di quando l’era giovane. E mi diceva che gli omini e le correvano dietro e che ora a vedessi allo specchio, guardando le su’ tette, la sembravano du’ sacchetti della Coppe; sai di quelli della frutta e verdura già usati? “O Franca”, le dissi, “o vedrai che i’ tempo e passa per tutti; lamentati! Guarda come tu sei bellina anche alla tua età. Sì, e t’avrai le tette un po’ sgonfie ma tanto ora a che le ti servono?” E lei la mi rispose: “Le servono, le servono, almeno per ricordarsi dei tempi andati mentre a guardalle ora e le sono loro andate”. “Un fare la sciocca e tu sei sempre belloccia dai. Se tu volessi t’avresti sempre un monte di pretendenti. O quell’omo che tu incontrasti la scorsa estate e che ti faceva i’ filo?”. “Siee”, la mi risposte, “Artro che filo, e voleva ma la mì pensione. E mi girava intorno, mi portò a cena fori e mi fece di regalo du’ aggeggi ma poi quando e capii che l’era un poco di bono e cominciai a fare i’ giro largo per unn’incontrallo”. “Dai, dai Franchina, lascia perdere, e tu fai sempre la tu’ bella figura, dai”. La mi sorrise e con una smorfietta la mi salutò come se la fosse tornata ragazzina, si girò e tornò dentro casa. Come l’è bellina la Franchina.

Al liceo e c’aveo un’amica che poi l’ha preso una strada poco bona, almeno così e mi raccontavano alcuni compagni che ho rincontrato nì corso dì tempo. L’ho rivista qualche giorno fa. O adesso un fa la escort?! Si dai, quelle che le vanno con gli omini a pagamento e che le si fanno pagare un sacco di sordi. Era tanto che un la vedevo. Lì per lì un ci feci tanto caso, ero alla fermata di’ tramme. La mi s‘avvicinò sfoderando ì su’ bel sorriso. L’era con un vestito che le sarà costato un occhio della testa. E ci scambiammo qualche parola poi arrivò i’ tramme e montammo insieme per andare in centro. Quando e si scese la m’invitò a prendere un caffè. O che voi, l’era sempre un’ex compagna di scola e oltretutto un c’avevo mica nulla da ridire su di lei. E decisi di andare a prendere quel caffè. Poi tra una parola e l’artra, rientrando nello spirito di quegl’anni delle superiori, e c’intrattenemmo a chiacchiere per più d’un’ora. A un certo punto la mi raccontò anche le cose più intime, come se la volesse vantarsi per come la sapeva movessi a letto o per come la sapeva fa’ perde la testa agli omini. La mi raccontava che un su’ cliente la voleva vedere tutte le settimane, sempre alla stessa ora. Un facevano mica tanto eh? A lui e gli bastava vedella gnuda a toccassì le puppe. E la mi diceva che la stava anche un’ora a cianciarsi quelle ciocce. Tant’è che una vorta e gli disse: “O nini, se continuo dell’artro e le mi si consumano, e mi tocca farti pagà un’extra per il chilometraggio illimitato”. Lui e si mise a ridere, ma a ridere che e ruzzolò da i’ letto picchiando una craniata sul comodino. Allora giù a ridere anche lei. La rise talmente tanto che le venne pure i’ singhiozzo. Insomma, più che un appuntamento sexy e fu una comica. La ringraziai per la chiacchierata e ci salutammo perchè e dovevo andare via; un poteo mica passa’ tutto i’ giorno a parla’ di tette e di avventure erotiche?

Oggi ho rivisto quell’amica che la s’è operata di cancro ai seno. Poerina, e le hanno tolto ogni cosa. Adesso un ce l’ha più appaiate ma una l’è sparita. Mi ripetea questa cosa mentre la piangea. E cercavo di farla ragiona’ per trovare i’ modo di consolalla. Un ce la facevo a vedella così. Eravamo a sedere accanto e ci facevamo forza a vicenda ma poi l’è scoppiata a piangere e a singhiozzà così forte che l’ha tirato pure i’ tubo. Ho pigiato subito i’ pursante per chiamare l’infermiera per farle controlla’ se un si fosse spostato quell’ago. L’arrivò subito, l’è brava davvero. Quasi ogni volta che veniamo a fa’ la chemio e ce la troviamo, pare che ci si dia appuntamento. Guardò bene i’ tubo e vedendo che unn’era successo nulla e l’ha tranquillizzata toccandole una spalla, poi a vedella piangere le ha chiesto se volea parlare. “No, unn’importa, un tu ci po’ fa’ nulla”, le rispose “E pensavo alla mi poppa che unn’ho più.” L’infermiera l’accarezzò sulla guancia con il dorso della su’ mano, come se la fosse stata la su figliola, poi le sorrise e le disse: “Un tu c’avrai più una mammella ma resti sempre tu, quella meravigliosa persona che sei e che continuerai ad essere”. Poi con i’ dito della su’ mano le tirò su il mento e aggiunse: “E poi le tette e le si rifanno, pure meglio di come l’erano!”.

La mia amica la guardò, le sorrise e poi guardando me cominciò a ridere. Io la guardai e le dissi: “O che tu ridi adesso?”. Lei la mi rispose: “Nulla, e mi immaginavo te con la protesi ai seno, sai bellino tu saresti?”

A quel punto la mia amica, l’infermiera ed io incrociammo gli sguardi e ci mettemmo a ridere tutti e tre come dei pazzi. Se fosse passato il capo reparto e c’avrebbe internati tutti. Dopotutto essere un omo operato di cancro al seno fa strano ma e c’ha pure i’ su’ pregi. E conosco più donne adesso che quando l’ero giovane e soprattutto le conosco meglio di quanto avrei potuto conoscerle a quel tempo. Ora parlo con le donne di tette, di zinne, di capezzoli e di seni come unn’avrei potuto fare a vent’anni. Ora e parlo con le donne e loro mi raccontano le loro cose, come non avrebbero fatto mai quando avevo vent’anni. Ora vedo le donne come non avrei mai potuto vedere a vent’anni e ciò che vedo è che sono meravigliose… 

…con o senza le tette.


 

Questo racconto è stato pubblicato in una versione ridotta e modificata, nell’antologia delle opere presentate al concorso letterario nazionale “Donna sopra le Righe 2019” edito da Edizioni Argonautiche. www.iosempredonna.it

 

 

Insieme a te contro il tumore al seno dell’uomo e della donna.

Stamani a Prato ho avuto il piacere di partecipare alla conferenza stampa indetta dal Centro medico GYNAIKOS insieme a La Nara, Centro Antiviolenza Donna; Alice, Cooperativa Sociale e Sistema Salute Prato.

E’ stata un’occasione importante per parlare di attività sul territorio che vanno incontro alle esigenze del cittadino attraverso sinergie ed iniziative concrete tese a portare benefici a tutta la collettività.

Da una parte abbiamo GYNAIKOS che come centro medico privato, accreditato e convenzionato AUSL, intercetta specifiche esigenze e propone delle soluzioni. Nel caso specifico, attraverso l’impiego di un nuovo apparecchio mammografico ad alta risoluzione, a bassissime emissioni di raggi X e con un tempo di esposizione inferiore rispetto a quello necessario per effettuare un esame mammografico con gli apparecchi di generazioni precedenti.

Dall’altra abbiamo delle associazioni territoriali che si adoperano per aiutare le donne che subiscono violenze. Tema quantomai attuale e purtroppo caratterizzato da numeri (leggi: donne che hanno subito violenze) in costante crescita

Il risultato?

Fino alla fine di febbraio 2020 per ogni esame mammografico eseguite presso GYNAIKOS, verrà devoluto 1 Euro, della quota percepita dal centro medico per l’erogazione del servizio, al Centro Antiviolenza Donna “La Nara”.

Un modo concreto per dare un aiuto anche attraverso il coinvolgimento delle donne che si sottopongono ad una mammografia, quindi alla prevenzione del cancro al seno, facendole sentire partecipi di un progetto di condivisione e di solidarietà verso altre donne che stanno affrontando un momento molto difficile nella propria vita. Donne in difficoltà che possono trovare sostegno e conforto attraverso le associazioni che si adoperano sul territorio come il Centro Antiviolenza La Nara.

Non solo…

GYNAYKOS ha perfettamente capito che il problema del cancro al seno non è, come dico io, “solo roba da femmine” ma riguarda anche gli uomini, se pur con le dovute proporzioni rispetto all’incidenza di questa neoplasia riscontrata nelle donne. Ed è così che il centro medico pratese rivolge i propri servizi anche agli uomini cominciando a farlo partendo dalle proprie brochure informative attraverso le quali viene presentato il nuovo apparecchio mammografico e ribadita l’importanza di effettuare la prevenzione del cancro al seno, anche in età “pre screening”, prevista dal Sistema Sanitario Nazionale.

In questi opuscoli informativi risalta un fiocco “rosa e azzurro” e un claim semplice, efficace e chiaro: “Insieme a te contro il tumore al seno dell’uomo e della donna”, mettendo addirittura per prima la parola uomo.

Ritengo sia un importante quantomai significativo passo avanti che per molti versi anticipa di molto quello che probabilmente sarà costretto a fare nei prossimi anni il nostro sistema sanitario. Se per adesso stiamo ancora parlando di numeri bassi, ma è pur vero che il 2019 si dovrebbe chiudere con un bilancio nazionale di 500 uomini a cui verrà diagnosticato un cancro al seno. Oltre a questo si aggiunge il fatto che la diagnosi per l’uomo spesso è tardiva, per tutta una serie di dinamiche, prima fra tutte, la mancanza di informazione su questo tema.

Stamani ho potuto portare la mia testimonianza di uomo operato di cancro al seno e soprattutto mettere in evidenza questo gap comunicativo che sta decisamente causando seri problemi. Ben vengano iniziative private come questa promossa da Gynaikos alla quale, sono convinto, ne seguiranno altre.

Sabato 23 novembre, dalle 11:00 alle 19:00, il centro GYNAIKOS apre le proprie porte alla cittadinanza per presentare il nuovo mammografo di ultima generazione.


Segue comunicato stampa ufficiale :

Il Centro medico Gynaikos insieme al Centro antiviolenza La Nara

Solidarietà contro la violenza

il nuovo mammografo aiuta le donne
La Nara nel 2019 ha accolto 373 donne, il 70% italiane
La solidarietà contro la violenza si fa anche con la mammografia, grazie all’iniziativa che il Centro medico Gynaikos e il centro antiviolenza La Nara mettono in piedi a pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la violenza alle donne. In occasione dell’inaugurazione del nuovo mammografo 3D infatti, il centro Gynaikos donerà 1 euro per ogni esame eseguito a sostegno dell’attività di aiuto alle donne e ai loro figli nel percorso di uscita dalla violenza, nel recupero della propria autonomia e nella reintegrazione sociale.
Questa mattina nella sede di Gynaikos la responsabile del Centro Carla Biasio, insieme alla presidente Francesca Ranaldi e a Lori Dragoni del Centro La Nara, presentano l’iniziativa.
Il Centro Antiviolenza La Nara – nato nel 1997, gestito da Alice Cooperativa Sociale di Prato, sostenuto da Comune di Prato e Regione Toscana e finanziato anche attraverso donazioni e progetti – accoglie donne vittima di violenza, fisica e psicologica. Nel 2019 le donne che si sono rivolte al centro sono state 373, un dato sicuramente in crescita rispetto al 2018. Di queste circa il 70% sono italiane, ma è utile sottolineare che le altre appartengono a oltre 20 etnie diverse. Vittime al 90% di mariti, fidanzati o ex, le storie di queste donne sono in genere ben lontane dal cliché dello sconosciuto che colpisce in un vicolo buio. Al contrario tutto si svolge quasi sempre fra le mura domestiche, in un tunnel di maltrattamenti e soprusi da cui si esce (e si denuncia) con difficoltà e molta sofferenza.

Controlla il tuo seno, aiuterai chi è vittima di violenza è il titolo dell’iniziativa, che prende avvio sabato 23 novembre con l’inaugurazione (dalle 11 alle 19, viale della Repubblica, 141) del nuovo mammografo, uno strumento digitale con tecnologia di ultima generazione che assicura immagini di alta qualità in 3D (tomosintesi), basse dosi di raggi x e una significativa riduzione dell’esposizione. Tutto a vantaggio della sicurezza e di una diagnosi più accurata ed efficace.
Fino al 28 febbraio quindi si potrà unire un gesto di prevenzione e di cura con un aiuto concreto a chi è vittima di violenza e l’iniziativa non riguarda esclusivamente le donne. Il tumore al seno infatti è una delle neoplasie più diffuse al femminile, colpisce una donna su 8, solo l’1% dei carcinomi mammari riguarda uomini, ma si tratta di un dato sicuramente in crescita.
Ma c’è di più, l’dea di legare prevenzione e solidarietà non nasce solo dall’intenzione di offrire un ulteriore incentivo alla prevenzione, ma anche dall’ipotesi che violenza e malattia, in particolare tumore, abbiano una qualche correlazione.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO, 2012) ha evidenziato come la violenza abbia implicazioni dirette e indirette sulla salute e su patologie come il cancro. Le donne che subiscono violenza e che hanno o hanno avuto un tumore al seno sono doppiamente a rischio dell’insorgenza di problemi di adattamento, insonnia, ansia, depressione e spesso non ha la possibilità oggettiva e psicologica per sottoporsi alle cure del caso.

SISTEMA SALUTE

  • Gynaikos viale della Repubblica 141 0574 584453
  • Diagnosys via Lepanto 21 0574 25063/31303
  • IAMA via Pistoiese 613/2 0574 433466
  • Studi Medici Galilei via Umberto Terracini 9 0574 875678
  • Etrusca Medica via Pistoiese 219 0574 606505
  • Area Sanità via Don Milani, 7 SEANO 055 8706950

Aggiornamento del 20.11.2019

Articolo apparso su TVPrato Qui Notizie: Gynaikos insieme a La Nara, solidarietà contro la violenza: il nuovo mammografo aiuta le donne

Io accanto ad un bel fiocco rosa e azzurro e al nuovo mammografo 3D del centro medico GYNAIKOS

Cancro al seno maschile… rompiamo il silenzio

Sono felice e arrabbiato. Sono fiducioso e demotivato. Non soffro di bipolarismo ma manifesto il mio stato d’animo a seguito di una semplice riflessione.

Sono occorsi anni, forse decenni, per sensibilizzare le donne sulla prevenzione del tumore al seno; sono servite migliaia di manifestazioni ed iniziative su questo tema – e servono tutt’ora – per fare in modo che le donne capissero l’importanza degli screening alla mammella; ancora oggi servono le raccolte fondi per sostenere la ricerca, le iniziative volte alla prevenzione ma più che altro all’educazione alla prevenzione, in generale, quindi non solo per il tumore al seno… a questo punto e di questo passo, quanti anni o decenni serviranno per far arrivare agli uomini il messaggio che la prevenzione del cancro al seno è un argomento che riguarda anche loro?

Lo so… si parla sempre di percentuali.

Nell’uomo i casi sono infrequenti: in Italia si ammalano di cancro al seno circa 500 uomini ogni anno (fonte Airtum). Molti di più per cancro alla prostata, testicoli o polmoni.

E allora?

Se continuiamo a fare sterili statistiche su quali tipo di cancro devono essere presi più “in considerazione” rispetto ad altri; se continuiamo a vedere le varie neoplasie come cose a sé e non come un “male comune”, sistemico, figlio del progresso che mira al profitto senza guardare al benessere dell’uomo e della natura – oltretutto vedendo l’uomo come qualcosa di estraneo alla natura – e che in realtà dovrebbe essere affrontato coralmente mettendo in campo mezzi, risorse, persone e soprattutto facendo un’adeguata informazione, non arriveremo a nulla o a poco.

Dovremmo ripensare anche ai nostri stili di vita ma questo è un argomento sul quale potremmo stare mesi a dibattere senza arrivare ad un compromesso; spesso basta metterci in pace con la coscienza acquistando una bottiglietta d’acqua confezionata in un contenitore realizzato in “bioplastica”, senza sapere nulla di “bioplastica”, né quanta energia e quali fonti di energia sono servite per realizzare quel contenitore, per trasportarlo, per smaltirlo… con l’aggravante che, almeno in Toscana, in provincia di Firenze e Prato, ad oggi non si sa come trattare le bioplastiche nel processo di smaltimento… Ve lo dicevo che era un discorso lungo e forse anche tedioso.

Quindi… il cancro è la “peste di questo secolo”. Si può guarire più di prima e meglio e lo si può fare attraverso metodi sempre meno invasivi ma, guarda strano, il cancro è in aumento; dati AIOM e ARTUM Leggi QUI.

Se non mettiamo in campo politiche adeguate, tese ad offrire un’informazione corretta e capillare sul cancro, fin dalle scuole, sugli stili di vita da adottare, sull’alimentazione, sulla qualità dell’aria, su come si effettua un’autopalpazione (non solo al seno), sulle metodiche disponibili per effettuare le diagnosi, etc. continueremo ad affrontare il cancro solo quando si è manifestato, dovendo farci carico di tutto ciò che questo comporta.

cancro al seno maschile

Il cancro al seno non è solo roba da femmine

Tornando al cancro al seno, mi chiedo quindi: quanto tempo occorrerà ancora per sentire dire che il cancro al seno “non è solo roba da femmine”?

Ecco che, dopo la meravigliosa serata del 7 settembre, trascorsa a Lamporecchio con AnnaStaccatoLisa – associazione con la quale da qualche mese ho intrapreso una bellissima collaborazione, tesa a dare voce anche agli uomini in questa battaglia contro il cancro al seno – mi sono posto qualche domanda.

Panchina Rosa a Lamporecchio – il richiamo di azzurro è relegato all’interno del fiocco rosa, identificato in un cuoricino di circa 2-3cm di grandezza…

Riflessioni che vengono naturali semplicemente osservando.

Vedo con quale difficoltà i comuni che ospitano le “panchine rosa” tendono ad accogliere la richiesta di dedicare qualche “centimetro di superficie” di questi arredi urbani al colore azzurro (fatte rare eccezioni). Ho proposto la “doga azzurra” come un significativo gesto che porrebbe l’attenzione su un problema trasversale, percentuali a parte, che permetterebbe di affrontare il tema del cancro al seno in modo più sinergico e con un occhio di riguardo anche verso gli uomini.

Mi rivolgo ai Comuni italiani che aderiscono alla meravigliosa iniziativa messa in campo dall’associazione AnnaStaccatoLisa:

“SIATE PIU’ CORAGGIOSI”.

Se l’uomo capisce che il problema del cancro al seno riguarda anche la propria salute, oltre ad avere più attenzione verso se stesso, comprenderà la problematica in ogni suo aspetto: cosa provano le donne, i rischi a cui vanno incontro e, forse, riusciranno anche ad essere più vicini alle loro compagne, sorelle, madri, amiche nel momento in cui si trovano ad affrontare un problema di questo genere.

Il punto è: rosa va benissimo ma perché non sdoganare la questione dal solo, esclusivo “mondo femminile” per coinvolgere anche gli uomini in questo processo d’informazione, di sensibilizzazione, di solidarietà e di reciproca comprensione?

Se continuiamo a dipingere il mondo di rosa – il che va pure bene ma non basta – il problema del cancro al seno resterà sempre e solo un problema di donne.

Ve lo dico amiche mie… è questo il problema vero.

In una società intrisa di falsi buonisti, di false ideologie, di falsi in generale e soprattutto in una società dove ancora esistono differenze di genere in termini di attenzione e di diritti, se il problema del cancro al seno resta relegato alle sole donne, sarà sempre e soltanto un problema femminile. Diversamente se l’uomo comincia ad essere coinvolto, perché interessato direttamente all’argomento (il cosiddetto “sano egoismo” o interesse di parte, chiamatelo come volete), si attiverà prima e meglio affinché la questione venga affrontata e, si spera, anche risolta.

Pia illusione? Utopia? Concetto rivoluzionario?

Allora rilancio ulteriormente…. VIA TUTTI I COLORI E PARLIAMO “SOLO” DI CANCRO. Il cancro deve essere affrontato e sconfitto. Macché fiocchi e giornate speciali. Tutto l’anno dovrebbe essere speciale e ogni occasione dovrebbe essere l’occasione giusta per fare squadra e trattare l’argomento cancro tutti insieme… prostate e ovaie comprese. Io uomo devo essere attento e interessato alla salute della donna e la donna dovrebbe fare altrettanto con la salute dell’uomo. 

Concludo rivolgendomi anche alle associazioni che si occupano di cancro al seno. Siamo prossimi al mese rosa. Ottobre è una grande occasione per parlare di questa neoplasia anche al maschile. Per cortesia, siate più aperte, disponibili e attente anche a quella piccola percentuale di uomini che si ammala di cancro al seno.

Intanto faccio i miei complimenti e ringraziamenti alle associazioni con le quali ho già avuto modo di collaborare – e collaboro tutt’ora – che trattano questo argomento in modo trasversale; in particolare a:

Dal primo di ottobre tutte le associazioni hanno l’opportunità di fare la differenza e di cambiare le cose! FATELO!

Quindi, tornando sul “pianeta Terra”… va bene tutto purché se ne parli e soprattutto purché si agisca in ogni modo, con ogni mezzo e senza perdere altro tempo!

Storie e Rinascimento per raccontare con l’arte la prevenzione del cancro al seno

Vi racconto una storia nata per caso, ma nemmeno più di tanto…

Nell’ottobre 2018 contattai la LILT di Prato per cercare di trovare una sinergia con una delle realtà che si occupa di prevenzione dei tumori tra le più conosciute e radicate in tutta Italia. Il mio intento era di poter riuscire, col contributo LILT, a sensibilizzare il più possibile le persone sul tema del cancro al seno maschile. Desideravo mettere a disposizione la mia esperienza di vita per aiutare gli uomini a conoscere, prevenire e affrontare questa neoplasia.

Fui positivamente accolto dalla LILT di Prato e il presidente, il Dott. Roberto Benelli, mi invitò a partecipare ad una serata LILT che si sarebbe tenuta a Prato in occasione del “mese rosa”; mese dedicato, in buona parte del pianeta, alla prevenzione del cancro al seno. Accolsi l’invito e durante la serata ebbi modo di raccontare agli ospiti presenti  la mia esperienza, in veste di testimonial, quindi portatore consapevole e autorevole di un messaggio di prevenzione.

Noto sempre lo stupore degli astanti quando racconto la mia testimonianza. Da quando ne parlo in pubblico spesso apro i miei interventi intervistando chi ho davanti, rivolgendo una semplice domanda: “Quanti di voi sapevano che il cancro al seno colpisce anche gli uomini?”. La stragrande maggioranza delle persone non lo sa.

Nei giorni seguenti a quell’evento mi sono rivisto col Dott. Benelli per gettare le basi della nostra collaborazione che, in pratica, aveva già iniziato a manifestarsi proprio attraverso l’invito che avevo ricevuto. Di lì a poco mi palesò l’interesse di realizzare un calendario per il 2020 dedicato alla prevenzione del tumore al seno.

Vi evito tutti i passaggi; vi basti sapere che proposi alla LILT di Prato di conferirmi l’incarico pro bono per occuparmi di questo progetto, accennando l’idea che avevo in mente. Nei mesi successivi ho presentato alla LILT di Prato un progetto dettagliato grazie al quale ho ottenuto il beneplacito per sviluppare la mia idea.

Il progetto:

Produrre delle immagini inedite ad alto contenuto artistico, ispirate ai canoni estetici del rinascimento, attraverso le quali raccontare visivamente storie di persone che hanno incontrato il cancro al seno durante il proprio cammino di vita.

Promuovere consapevolezza, attenzione verso se stessi e verso le persone a cui vogliamo bene attraverso la diffusione della cultura della prevenzione del cancro al seno .

Raccontare la prevenzione in modo positivo, senza indugiare sugli aspetti negativi della malattia ma cercando di promuovere “le buone pratiche” per evitare di ammalarsi o per individuare in tempo eventuali neoplasie mammarie.

Promuovere, attraverso un omaggio alla bellezza, il concetto di “rinascita” tramite l’arte (il rinascimento italiano) dal quale le immagini prodotte traggono ispirazione per stile, colore, abbigliamento, composizione, trucco e luci.

Un percorso di ricerca e di “rinascita” della propria “bellezza” ma anche di rinnovata consapevolezza e della “buona pratica” nei confronti della prevenzione.

Per realizzare questo progetto occorrevano due cose fondamentali:

  1. validi professionisti, collaboratori capaci di intravedere nel progetto una finalità positiva e benevola
  2. trovare dei fondi per sviluppare e portare a termine l’iniziativa.

Per il primo punto non ho avuto difficoltà: contattai Francesco Bolognini, mio amico e fotografo, che si occupò ai primi del 2018 di realizzare le due foto che sono diventate la mia campagna di sensibilizzazione sul cancro al seno maschile:

cancro al seno maschile

Il cancro al seno non è solo roba da femmine

Una carezza può salvarti. Fai prevenzione

Per fare un grande progetto occorreva un grande fotografo, e non parlo solo di bravura tecnica ma anche e soprattutto di sensibilità umana.

Francesco fu fin da subito entusiasta della mia idea e sapendo che sarebbero servite location prestigiose e abiti importanti, mi suggerì di coinvolgere nel progetto anche Eleonora Lastrucci, nota stilista di alta moda pratese, e Mirco Rocchi, scenografo e regista riminese ma che vive da diversi anni a Prato.

Le “chiacchiere stanno a zero” e dopo un solo incontro, Francesco, Eleonora, Mirco ed io, abbiamo trovato la giusta alchimia e i presupposti per avviare una collaborazione a carattere artistico filantropico.

Da quell’incontro è nato un brand, ProfessionArts for LILT Prato, con l’intento di rappresentare il quartetto di creativi sotto un’unica egida.

Quindi…

PROFESSIONARTS produrrà 13 scatti fotografici (12 mesi +1 immagine di copertina) che andranno a costituire il calendario LILT PRATO 2020 che prenderà il nome “Il Rinascimento” col sottotitolo “Col seno di poi ”…

Questo calendario sarà il primo a livello nazionale in cui saranno presenti tre uomini interessati direttamente dal problema del cancro al seno e vedrà coinvolti, in totale, 24 modelli (21 donne e 3 uomini); tutte persone che hanno affrontato questa neoplasia e che attraverso la loro presenza dimostrano che questo male, se preso per tempo, può essere sconfitto.

Per il secondo punto, quello che riguarda la raccolta fondi, non mi sono perso d’animo e tramite la piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso ho aperto una pagina dedicata alla presentazione del progetto e alla raccolta di finanziamenti. Non solo, era l’unico modo per poterlo fare in modo trasparente, consentendo di tener traccia di tutti gli introiti, mostrando pubblicamente le donazioni ricevute, (al termine del progetto pubblicheremo tutte le cifre: oltre agli incassi – già visibili consultando la pagina del progetto – anche i costi di produzione).

Ma… mancava ancora qualcosa.

Per fare questo, non potevo assumermi l’onere di gestire gli introiti, né come persona fisica né come partita iva; né io né gli altri tre professionisti coinvolti con me nel progetto. La cosa avrebbe assunto una “strana” connotazione nei confronti dei finanziatori e in termini fiscali. Serviva un’entità super partes, dalla chiara vocazione filantropica, già esistente e operante sul territorio, in grado di farsi carico non solo della promozione del progetto ma anche della gestione degli aspetti fiscali che ne sarebbero derivati. Dopotutto, il nostro intento, del gruppo ProfessionArts for LILT , era di realizzare un progetto artistico capace di attrarre il pubblico, sensibilizzarlo sul tema della prevenzione del cancro al seno e raccogliere fondi, tali da coprire tutte le spese di produzione ma anche sufficienti da produrre un utile, da devolvere alla LILT di Prato. Fermo restando che tutto il materiale prodotto verrà donato alla LILT di Prato per veicolare il suddetto messaggio e per raccogliere a loro volta dei fondi attraverso libere donazioni private.

Anche questa ricerca si è risolta in modo positivo.

Francesco Bolognini ha la sede della propria attività in una zona di Prato che è oggetto di attenzione e di lavoro sul territorio da parte dell’Associazione “Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio”. Francesco mi presentò il presidente dell’associazione, Franco Di Martino dal quale ho avuto subito ampia collaborazione.

L’associazione mira alla riappropriazione e alla valorizzazione delle aree urbane per contrastare il degrado e lo spaccio. Un modo anche questo di parlare di prevenzione, intesa come riconquista del proprio territorio, degli spazi verdi e della promozione di un migliore stile di vita. Tutte condizioni necessarie se vogliamo parlare di prevenzione.

L’associazione è entrata a far parte dei nostri partner e ci sta sostenendo anche per tutti gli aspetti legati al coinvolgimento delle varie istituzioni locali. Approfitto di queste righe per ringraziare l’Associazione “Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio”.

Anche questo risultato è stato raggiunto.

Di fatto, mentre sto scrivendo questo post, mi trovo nella fase di post produzione delle immagini scattate da Francesco.

ProfessionArts for LILT ha realizzato tutti gli scatti fotografici all’interno di una spazio temporale di circa poco più di tre mesi: da marzo a giugno. Abbiamo coinvolto molte realtà che ci hanno dato una mano fornendo location e servizi a titolo gratuito, divenendo nostri partner del progetto; tra questi ci tengo a ringraziare la LILT di Firenze che si è messa a disposizione per fornirci il supporto della Florence Dragon Lady, tramite Alessandro Piccardi, fondatore della squadra fiorentina di dragon boat, caratterizzata dalla presenza di oltre sessanta donne che vi partecipano e che hanno avuto il cancro al seno.

Abbiamo lavorato con persone meravigliose che si sono prestate per essere ritratte nei dodici scatti. Modelle/i per un giorno che hanno dato il massimo, trasferendo le loro emozioni in ciascuna delle foto che abbiamo realizzato. Il progetto partì pensando di coinvolgere 12 persone, una per ogni mese. Strada facendo, tanto è stato il coinvolgimento e l’entusiasmo da parte delle persone alle quali ho raccontato cosa stessimo facendo che, siamo arrivati a 24 partecipanti (provenienti da Prato, Firenze, Pistoia e Gorizia), dovendo mettere, mio malgrado, un fermo al reclutamento altrimenti il progetto sarebbe diventato più complesso da gestire. Vi basti pensare solo agli abiti che Eleonora Lastrucci ha dovuto fornire.

Da un “semplice” calendario siamo passati a realizzare un progetto artistico più ampio, ambizioso che ha coinvolto e sta coinvolgendo tutt’ora moltissime persone a vario titolo. Un’esperienza bellissima che si concretizzerà a fine ottobre con la consegna ufficiale del progetto nelle mani della LILT di Prato.

Ecco un po’ di immagini tratte dal nostro backstage:

Nella scheda di presentazione del progetto su Produzioni dal Basso potrete approfondirne tutti gli aspetti e, se vorrete, potrete contribuire a finanziarlo partendo da un’offerta libera o avvalendovi delle forme di donazione riportate nella pagina di cui sopra. Abbiamo pensato sia ai privati che alle aziende; quest’ultime potranno godere di visibilità all’interno del progetto, in particolare attraverso il calendario LILT Prato 2020: “Il Rinascimento. Col seno di poi…” , e beneficiare dei vantaggi fiscali previsti dalle “donazioni o erogazioni liberali”.

Si sono già occupati della nostra iniziativa filantropica le seguenti testate giornalistiche:

Concludo citando un po’ di enti, persone, realtà che in più modi si sono prodigate per contribuire alla riuscita di questa iniziativa e senza le quali non sarebbe stato possibile realizzare questo progetto; o quantomeno non come sta venendo 🙂

Crediti:

  • Ente beneficiario: Lilt Prato
  • Organizzazione/produzione: PROFESSIONARTS
    Ideatore, art director, grafico, editing foto FX ed editor: Stefano Saldarelli
  • Fotografo: Francesco Bolognini
  • Regista e scenografo: Mirco Rocchi
  • Stilista, responsabile abiti e copricapi: Eleonora Lastrucci
  • Trucco: Isabelle Ceccarelli
  • Consulenza immagine: Graziella Saldarelli

Medici LILT Prato e consulenti scientifici:

  • Dott. Roberto Benelli – Presidente LILT Prato
  • Dott.ssa Maria Chiara Talamo – Psicologa
  • Dott.ssa Irina Bessi – Psicologa/sessuologa

Sostenitori Progetto:

  • Ortopedia Sanital, Prato e Galciana
  • INNOCENTI sas, Prato

Partners e collaborazioni:

  • Netweek (media partner)
  • Tenuta di Artimino (per la concessione della location di prestigio)
  • Associazione Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio (partner per la promozione del progetto)
  • LILT Firenze (coinvolta per la partecipazione delle Florence Dragon Lady)
  • Alessandro Piccardi (per la preziosa collaborazione in ambito organizzativo e logistico. Fondatore della squadra di dragon boat “Florence Dragon Lady”)
  • DroneFly Prato (riprese video con drone)
  • I Fiaccherai fiorentini – Chiara Saviozzi (per la gentile concessione della carrozza e per la sua disponibilità e assistenza tecnica)
  • Istituto Tecnico Buzzi, Prato (per la gentile concessione della sala didattica dei telai tessili)
  • Sartoria Monaco (fornitore camicie da uomo)
  • Società Scherma Prato – Maestro Fausto Colombo (consulenza tecnica e fornitura delle sciabole)
  • Hotel NH di Firenze (per la gentile concessione dei propri spazi per effettuare trucco e cambio di abiti a Firenze)
  • Società Canottieri Firenze (per la gentile concessione dei propri spazi e per la collaborazione tecnica)
  • Renaioli di Firenze (per la gentile concessione del barchetto e per la disponibilità del vogatore a pertica)

Patrocini:

Modelle/i. A loro va il mio più sincero e grande abbraccio per aver condiviso con me questa esperienza e per aver dedicato il loro tempo al progetto:

  • Denise Maria Albanese
  • Anna Berlinghieri
  • Fabiana Biagioni
  • Valentina Brunello
  • Agnese Buraglia
  • Barbara Cerv
  • Giuseppina Di Gangi
  • Maria Cristina Ghelardi
  • Ilaria Grassi
  • Amelia Leung
  • Vania Rita Londi
  • Adriana Mazzoni
  • Francesca Nannelli
  • Elisabetta Morganti
  • Daniela Nuti
  • Catia Pancioni
  • Fabrizio Pirro
  • Nicole Primozic
  • Stefano Saldarelli
  • Sandro Santanni
  • Alessia Silecchia
  • Rachele Susini
  • Elisabetta Tasselli
  • Valeria Vettorel e la sua stupenda figlia Alessia
Riferimenti e pagine ufficiali progetto:

La Food and Drug Administration include anche gli uomini nella ricerca per il cancro al seno

Tumore al seno, Fda: “Includere anche gli uomini nella ricerca”

Una grande ed importante notizia che apprendo con entusiasmo dalle pagine de La Repubblica, Salute Seno del 28 agosto 2019 a firma di MARIA TERESA BRADASCIO e TIZIANA MORICONI.

Finalmente anche l’organo statunitense che si occupa di salute, al pari del nostro Ministero della Salute, ha preso coscienza del problema pubblicando un documento per incoraggiare le aziende farmaceutiche a coinvolgere pazienti di sesso maschile nelle ricerche sul carcinoma mammario.

Anche se gli uomini rappresentano una percentuale bassissima, rispetto alle donne, non sono immuni a questa neoplasia. L’articolo di cui sopra riporta il quadro generale del fenomeno e in queste pagine troverete la mia testimonianza a riguardo.

Ringrazio le giornaliste che hanno firmato l’articolo pubblicato su La Repubblica che hanno citato il mio nome, questo blog e la collaborazione con l’Associazione “Anna Staccato Lisa” in merito alla “Panchina rosa con una doga azzurra”.

Link di approfondimento:

Cancro al seno maschile. Arriva una “doga azzurra” per la panchina rosa inaugurata a Bagno di Gavorrano

Era solo questione di tempo ma sapevo che sarebbe arrivata. Sono felicissimo di condividere con voi questo importante risultato ottenuto grazie alla sensibilità, l’ascolto e al lavoro dell’Associazione Anna Staccato Lisa. Finalmente a Bagno di Gavorrano, lo scorso 21 agosto, è stata inaugurata la panchina rosa con la doga azzurra

Agli inizi di aprile di quest’anno, a seguito dell’inaugurazione della panchina rosa a Prato, contattai l’associazione Anna Staccato Lisa proponendo di allargare anche agli uomini la loro campagna di sensibilizzazione per la prevenzione del tumore al seno, invitando a colorare di azzurro una doga della panchina appena collocata nella città laniera, oltre a colorare di azzurro una doga per ogni panchina rosa che avrebbero installato in seguito.

La risposta positiva da parte del direttivo dell’associazione non si è fatta attendere e di lì a poco ho avuto l’opportunità di conoscere Roberta e Daniela, rispettivamente presidente e vice presidente dell’associazione, in occasione dell’installazione a Larciano della prima panchina rosa con un “richiamo di azzurro“.

Oggi apprendo con grande entusiasmo e felicità che una nuova panchina rosa è stata inaugurata a Bagno di Gavorrano e questa, perdonatemi se sono di parte, ha qualcosa in più rispetto alle altre: ha una doga azzurra, come era da me stato suggerito a suo tempo all’Associazione.

Inaugurazione “Panchina rosa” a Bagno di Gavorrano. Foto di Costanza Priore condivisa sulla pagina di Mamy Roberta

Un importante e rappresentativo cromatismo che caratterizza questo arredo urbano che da qualche tempo è diventato un simbolo per sensibilizzare la collettività sul tema del cancro al seno. In questo caso, la doga azzurra permette di dare voce a quegli uomini che si trovano a dover combattere il cancro al seno, nella totale incredulità, sconcerto, talvolta anche imbarazzo e nel completo silenzio da parte dell’opinione pubblica.

Panchina rosa con doga azzurra a Bagno di Gavorrano.
Foto di Costanza Priore condivisa sulla pagina di Mamy Roberta

Parlarne, di per sé, pare una cosa effimera, che non ha effetti sulla vita quotidiana delle persone, soprattutto se queste devono affrontare un cancro ma vi assicuro che non è così: parlarne alimenta la cultura, la conoscenza di questa neoplasia anche in ambito maschile, oltre che femminile. Molti uomini arrivano a scoprire il cancro al seno in una fase avanzata perché spesso ignorano che il cancro al seno non conosce sesso, età o etnie. Si pensa che riguardi esclusivamente la sfera femminile e ciò alimenta un’ulteriore presa di distanza degli uomini da questa malattia. Distanza che talvolta porta anche la classe medica, non tutta ovviamente, a minimizzare certi sintomi o a ignorarli, con la conseguenza che una volta diagnosticato il cancro al seno il percorso verso la guarigione può essere più impervio e lungo.

Ecco perché sto cercando di trovare sinergie con tutti coloro che possono diventare amplificatori di un segnale che alimenta la consapevolezza e la cultura verso il cancro al seno maschile ed ecco perché ho aperto la pagina Facebook dedicata a questo tema @CancroAlSenoMaschile.

Quindi, ancora una volta, GRAZIE all’Associazione Anna Staccato Lisa che si è prodigata in tal senso, dimostrando la propria apertura, la vicinanza, la sensibilità e la serietà nel portare avanti la mia richiesta e nei confronti del problema del cancro al seno in modo trasversale.

Un grazie sincero grazie va anche al Comune di Gavorrano (GR) che ha accolto l’iniziativa ospitando, nella frazione di Bagno di Gavorrano, la panchina rosa con la doga azzurra.

Per la cronaca: al momento ci stiamo organizzando per colorare di azzurro una doga della panchina rosa già installata a Prato. Recentemente ho avuto occasione di parlarne col sindaco Matteo Biffoni, oltre che con Roberta dell’Associazione Anna Staccato Lisa, e spero che nel mese di ottobre (mese rosa dedicato alla prevenzione del cancro al seno) possa realizzare questo obiettivo, incontrarci col sindaco, Roberta e me per colorare insieme la doga di azzurro.

Link utili:

#cancroalsenomaschile Vogliamo parlarne?

“Alzi la mano chi di voi sapeva che ad un uomo poteva venire il cancro al seno…”

Lasciando perdere chi vi scrive, che comunque non sapeva dell’esistenza di questo problema prima che gli capitasse, è assai raro che le persone con cui ho occasione di parlare siano a conoscenza del cancro al seno come un male che può affliggere anche l’uomo, almeno prima di aver trattato l’argomento con me. Ora… non è che mi metto a parlare con tutti di cancro al seno, si badi bene, è che “ultimamente” mi capita di farlo poiché non sono rimasto “al palo” col mio problema ma l’ho affrontato pubblicamente fin da subito.

Il fatto che non si conosca non mette al sicuro nessuno, tantomeno gli uomini che ignorano completamente la cosa. “Pare che a noi non ci tocchi nulla”, figuriamoci se può capitarci “una roba da femmine” come questa. Oltretutto non se ne parla, “figuriamoci se può esistere”…

Noi uomini siamo spesso affetti dalla sindrome dell’Highlander che ci induce a pensare che “il male” non ci possa riguardare. Siamo forti, facciamo sport, abbiamo una vita frenetica e piena d’impegni. Abbiamo da fare… Non abbiamo tempo per ammalarci e soprattutto… “figuriamoci se capita a me”… e con questo pensiamo di aver risolto tutto.

Nel mio percorso di “nuova vita”, perché di fatto la vita ti cambia se non altro perché hai ricevuto la mazzata tra capo e collo che ti fa rendere conto che non sei così indenne da certe cose, ho incontrato degli uomini operati di cancro al seno come me. Più o meno tutti quelli con cui ho parlato, nel raccontarmi la loro storia, hanno manifestato le fasi che ho vissuto anche io: stupore, incredulità, imbarazzo, rassegnazione e pudore o vergogna; io no, come è evidente. Ho commutato queste ultime due fasi in incazzatura e lotta; più che altro perché non ho trovato e non trovo giusto che molte persone, me compreso fino a qualche mese fa, associno il cancro al seno legato alla donna e alla sfera sessuale femminile. Che poi la questione sessuale è marginale. Non è che una donna che ha il cancro al seno si reca dal ginecologo per trattarlo ma va dal senologo e “pare”, udite, udite, che il seno sia presente nelle donne come nell’uomo.

Seno, mammella, capezzolo… che parole eh? A sentirle, noi maschietti, assumiamo quell’aria un po’ inebetita che scaturisce dall’immagine che abbiamo in mente del seno femminile, senza pensare che le stesse parole possono riferirsi alle medesime aree del corpo anche in un uomo.

Aaaagh! Abbiamo il seno? La mammella?!?! Non è possibile!

Eppure, quando ti dicono che hai un cancro al seno, o alla mammella, devi cominciare a farci l’abitudine. Questo ti fa capire come siamo influenzati dalle parole; spesso usate male o solo “in esclusiva” in certi ambiti.

Preso coscienza di questo fatto… di per sé già inquietante, devi entrare in un vortice di eventi che ti portano a rivedere la tua vita, o almeno parte di essa, e a dover accettare tutta una serie di situazioni che fino a poco prima non avresti immaginato minimamente di dover affrontare.

Entra in gioco la resilienza: la capacità di adattarsi ad un evento importante, traumatico, rendendo questo momento come un’esperienza dalla quale poter imparare qualcosa. Riceviamo la botta, la reggiamo, reagiamo e ne facciamo un totem per affrontare le difficoltà della vita. Diciamo pure che tutto il resto assume un aspetto più leggero, meno “urgente” e “importante”.

Allora… se di cancro al seno, anche noi uomini, possiamo ammalarci, non vedo perché non se ne debba parlare.

Ecco perché su questo blog sto trattando questo argomento. Ecco perché ho aperto un gruppo chiuso e una pagina Facebook all’interno delle quali riportare notizie, eventi, fatti che possono essere utili per la collettività. Ecco perché mi batto affinché si possa fare un po’ di luce su questo argomento.

Voglio che sia chiara una cosa: NON VOGLIO FARE PARAGONI UOMO/DONNA. So benissimo che le percentuali di rischio per le donne di riscontrare questo problema siano assolutamente a loro svantaggio, diversamente dall’uomo. So bene che le campagne di sensibilizzazione sono una manna dal cielo e che devono esserci e che non sono mai troppe. Ma una parolina per noi maschietti, vogliamo spenderla?

Criticità:

In primo luogo, un dato certo sull’entità di questo problema non è ancora stato comunicato, o per lo meno non è di così immediata reperibilità se non mettendo insieme più fonti:

  • Contattando la AIRTUM mi è stato riferito che in Italia si registrano in media 133 nuovi casi all’anno, con una leggera prevalenza nelle regioni del Nord Italia.
  • Sempre sul sito AIRTUM è possibile scaricare “I numeri del cancro in Italia 2018” e consultando questo documento, a pagina 23, troviamo la TABELLA 5. “Numero di nuovi casi tumorali, totale e per alcune delle principali sedi, stimati per il 2018 -popolazione italiana residente da previsioni ISTAT – www.demo.istat.it ” con differenze tra uomini e donne. Scorrendo la pagina, verso la metà, si legge: Mammella – Uomini: 500 – Donne: 52.300 
  • Il sito dell’AIRC riporta un dato simile a quello che vedrete riportato da Repubblica (vedi sotto): Cito dal sito AIRC: “Il carcinoma della mammella maschile rappresenta lo 0.5-1 per cento di tutti i tumori della mammella. Si stima che in Italia interessi un uomo ogni 620 circa.” Se le donne che si ammalano di cancro al seno sono circa 50.000 all’anno. Tornerebbe il dato che riporta 500 uomini (l’1% del totale). A pagina 25, invece, si legge il dato più sconcertante che riguarda il “numero di decessi per causa e per sesso osservati in Italia durante l’anno 2015. ISTAT 2015″. Per quanto riguarda i casi di morte per tumori maligni del seno: Uomini: 107 e Donne: 12.274 per un totale di: 12.381 persone.
  • Il sito di Repubblica, articolo a firma di Franz Rossi del 10 Aprile 2018, parla di 500 casi nel 2017
  • Il sito della Fondazione Umberto Veronesi, che peraltro mi ha citato e approfitto per ringraziare pubblicamente, riporta: “Il tumore al seno colpisce all’incirca 300 uomini ogni anno in Italia.

Quindi, primo problema: quanti uomini si ammalano ogni anno di cancro al seno? Quanti di questi vengono trattati per tempo? Ovvero, quanti “se la cavano” come me rinunciando al massimo ad un capezzolo e ad una manciatina di linfonodi, o anche meno?

Quanti sopravvivono?

Facendo una semplice sottrazione, basandoci sui presunti 500 uomini che scoprono di avere il cancro al seno, riportati sul documento dell’AIRTUM, il calcolo è semplice: 500-107= 393 (dati del 2015). Quali regioni d’Italia manifestano maggiori criticità? In tal caso, se così fosse, perché ciò si verifica di più in certe aree piuttosto che in altre?!

Riflessione rapida… non mi pare che siano pochi o così rari i casi di tumore maschile. Cinquecento uomini l’anno non sono da ritenersi una “rarità” o dei “casi eccezionali”.

Tempistiche per la diagnosi.

In Toscana, o per lo meno a Prato, devo dire che tra supporre vagamente che possa esserci qualcosa di sospetto ed essere operato per togliersi qualsiasi dubbio passa poco tempo. L’iter è davvero rapido e il flusso che permette di gestire le varie fasi è ampiamente rodato ed efficiente. Se soventemente parliamo di “mala sanità” devo riconoscere che per lo meno a Prato, almeno in ambito oncologico, le cose funzionano. Il problema probabilmente è nelle altre città o regioni d’Italia. Ho un amico romano che ha dovuto peregrinare per arrivare ad una diagnosi chiara e quando c’è arrivato ha dovuto subire un intervento piuttosto invasivo perché l’estensione del cancro era tale da richiedere il sacrificio anche di una parte del suo muscolo pettorale.

Campagna di prevenzione:

Non si tratta di mettere in piedi un sistema di prevenzione dedicato all’uomo. Si tratta semplicemente di “aggiungere una parolina”: “UOMO” quando si parla di prevenzione nella donna. Non si tratta di creare percorsi dedicati ma di far capire all’uomo che il proprio pettorale, che ospita un seno, deve essere trattato bene, deve essere osservato e palpato per verificare che non vi siano escrescenze, noduli, evidenti asimmetrie, ginecomastie o perdite di liquido dal capezzolo o qualsiasi cosa che fino a poco tempo prima non c’era.

La prevenzione del cancro al seno maschile passa dalla donna!

Questo è quanto ritengo più logico e plausibile. La donna, almeno da qualche anno, viene educata all’autopalpazione, ad osservare i suoi seni, a monitorarsi secondo certi criteri, oltre ad essere sottoposta a mammografie e/o ecografie soprattutto dopo una certa età. L’uomo è ignaro di tutto questo. Ringrazio Dio che mi ha fatto conoscere mia moglie, per tanti motivi ma in particolare per ciò che fece quella sera del 17 agosto del 2017 quando si accorse del nodulo che avevo al mio seno sinistro. Grazie alla sua sensibilità e alla sua capacità di capire subito che quella anomalia doveva essere ulteriormente indagata da medici esperti che oggi molto probabilmente posso dire di poter essere “uscito dal tunnel” con “danni limitati”. Devo a lei la mia vita!

Esorto tute le coppie ad applicarsi nella palpazione reciproca intesa come forma di prevenzione veicolata attraverso un gesto d’amore semplice, importante e serio. Se non sapete come farla vi consiglio di guardare questo video:

Sì, lo so… si parla di seno femminile… ancora non lo avete capito? Cambiano le dimensioni e la forma ma la sostanza è la stessa. Quindi, le donne le invito a fare un “ripassino” sul metodo in questione e gli uomini li esorto a imparare il metodo e ad applicarlo su voi stessi e sulle vostre partner. Vogliamoci un po’ più di bene!

Prevenzione:

Ecco il tasto dolente… la prevenzione del cancro al seno passa da un tipo di prevenzione detta di secondo livello, ovvero, l’autopalpazione in primis e poi recarsi presso un centro specializzato dove effettuano screening per il tumore del seno. Questo in linea di massima e soprattutto vale per le donne. Gli uomini è bene che si applichino nella suddetta tecnica di auto-monitoraggio e, qualora riscontrassero delle anomalie è bene che si rechino da uno specialista. Di solito l’iter è: MEDICO DI BASE > ECOGRAFIA > SENOLOGO ma se occorre potete “passare direttamente dal VIA” facendovi fare almeno un’ecografia in un centro privato. In poco tempo riuscite ad avere una risposta e a costi accessibili.

Con l’ecografia potrete recarvi dallo specialista il quale valuterà il da farsi.

Esistono anche fattori scatenanti di tipo ereditario, le cosiddette mutazioni genetiche, in particolare dei due geni BRCA1 e BRCA2. Se in famiglia avete avuto casi di tumore al seno vi consiglio di effettuare il test genetico, sulla base delle indicazioni che potrà darvi un senologo o un oncologo. Esiste un’associazione italiana che in merito si sta operando per diffondere una corretta informazione e aiutare chi ha una mutazione di questo tipo nel fornire supporto e risposte. L’associazione si chiama www.abrcadabra.it

Stile di vita:

Che ve lo dico a fare… pur non essendo state ancora comprese le dinamiche che provocano il cancro al seno, un buon stile di vita permette di ridurre la soglia di rischio. La prevenzione di primo livello non è applicabile a questo tipo di tumore; es. “non posso dirti di non mangiare una certa cosa perché so che quella è la causa del tumore”. Non ci sono indicazioni di questo tipo perché non se ne conoscono le cause. Quindi… nei prossimi post parleremo anche di una corretta alimentazione, di stile di vita, attività fisica e di integrazione alimentare supportando le mie tesi con dati e autorevoli testimonianze. Tutte cose importantissime per stare bene, vivere il più a lungo possibile e in salute ma… come evitare di ammalarsi di cancro al seno, almeno al momento, non c’è dato sapere.

Terapie ed effetti collaterali

Un altro dei miei obiettivi è, o sarebbe, riuscire a creare un database nazionale o migliorare eventualmente quelli che già ci sono, per condividere in rete, tra “addetti ai lavori” (personale sanitario / ospedaliero / medici oncologi, senologi, endocrinologi) le informazioni sui singoli casi di cancro al seno maschile, sulle terapie adottate e, soprattutto, sugli eventuali effetti collaterali che ne possono derivare. In questo caso la ricerca cosa ci dice? Che non esiste una terapia diversificata uomo/donna ma ad entrambi si somministrano farmaci sulla base dell’esperienza acquisita negli anni dall’utilizzo di questi in ambito femminile. Ora… va bene che abbiamo entrambi un seno (e prima non lo sapevamo) ma “forse”, qualche differenza tra uomo e donna c’è, soprattutto quando entrano in gioco le terapie ormonali.

Non voglio entrare nel merito di cosa debba o non debba essere somministrato ad un uomo o ad una donna che ha avuto il cancro al seno ma, raccogliere informazioni a riguardo, confrontarle e capire, per poi migliorare metodi, farmaci e posologie, sarebbe più che opportuno, senza aspettare che siano le case farmaceutiche a farlo arrivando ad “imporre metodi e farmaci”.

Ecco perché ritengo sia importante creare informazione, fare rete e condividere le esperienze. Ecco perché vorrei che l’opinione pubblica, i media, ma soprattutto chi si occupa di prevenzione, spendessero un po’ del loro tempo per parlare del cancro al seno maschile.

Per quanto mi riguarda, spero, di aver superato il problema e di poterlo vivere come un’esperienza in più che ho maturato nella mia vita. Ciò che desidero è che la popolazione in generale, più che altro quella maschile, possa sapere di questa possibilità. Anche se “rara” è pur sempre una possibilità. Di sicuro è più facile ammalarsi di cancro al seno che vincere un milione di euro con un gratta e vinci. Nel nostro caso, siamo tutti in gioco senza saperlo e chi vince paga pegno.

Leggi anche:

Credit: