La coroncina elettronica. Il Tamagotchi col messaggio del Papa

Argomento spinosissimo come la corona di Cristo. Il confine tra sacro e profano è labile ma non ho cominciato io…

Guardi la TV, anche se sempre più raramente, e improvvisamente ti imbatti in qualcosa di incredibile.

Che oggetto strano. Sul momento mi pareva un Tamagotchi o la sua più attuale versione ma poi ho visto passare l’immagine della Madonna, quella di Gesù e anche del Papa…

A seguire una serie di immagini che ritraevano “lo stato di grazia” dipinto sui volti di persone che avevano utilizzato questo strano oggetto dalla forma ad uovo, simile a un deodorante per ambienti di ultima generazione.

La cosa che mi ha lasciato subito esterrefatto è stata proprio l’espressione sul volto degli attori che hanno interpretato le diverse tipologie di avventori, fedeli, devoti, estremamente soddisfatti dall’utilizzo di questo strano oggetto e che rappresentavano una rosa di “papabili” acquirenti estremamente bisognosi di conforto, pronti a riporre tutte le loro speranze nella Coroncina della divina misericordia.

rosario-coroncinaDi fatto questo oggetto tecno-religioso svolge appunto la funzione di coroncina elettronica, presumo quindi che tenga il conto delle varie preghiere senza dover “snocciolare” il desueto ma più tradizionale rosario. Di questo francamente non ne sono così sicuro. Ad un certo punto dello spot si vede anche l’anacronistica corona, stretta tra le mani di una fedele, ma non so se l’immagine si pone come “elemento comparativo”, per dimostrare l’efficacia del nuovo sistema a svantaggio del più classico, o se l’immagine del vecchio rosario si pone come ulteriore elemento rafforzativo, passando come messaggio che la corona hi-tech “amplifica” gli effetti di quella tradizionale.

Boh… misteri della fede.

Comunque, l’ovetto ha 7 led numerati e l’immagine di un mezzobusto di Gesù incastonato all’interno di  una sede circolare circondata da una serie di solchi disposti a raggiera. Non sono solo incavi decorativi ricavati nella plastica di cui è costituito gran parte dell’ovetto ma celano sul retro, nella parte interna dell’uovo, una piccola cassa audio e le fessure stampate permettono di udire la riproduzione di alcune tracce audio tra cui anche un messaggio vocale di Papa Francesco.

Se smaniate dalla voglia di sapere quante e quali tracce audio sono presenti all’interno della Coroncina Elettronica, visitate il sito ufficiale cliccando qui.

Non so se questo fantastico dispositivo disponga anche di un’ampolla con l’acqua santa e di un dispenser per le ostie ma credo che la futura versione 2.0 di questo prodotto potrà darci grandi soddisfazioni.

Ma torniamo per un istante ai volti dei testimonial che dovrebbero rappresentare varie generazioni e addirittura diversi problemi a cui far fronte e magari risolvere grazie all’utilizzo “dell’ovetto”.

“Direttamente dalla chiesa di Santo Spirito in Sassia a Roma vi presentiamo l’unica e originale coroncina elettronica della divina misericordia, incluso uno speciale messaggio di Papa Francesco.”

Un roboante messaggio lanciato con un’enfasi che potrebbe fare invidia a Carlo Conti durante il Festival di SanRemo mentre annuncia il brano, il cantante e gli autori del pezzo che di lì a poco andremo a sentire.

A questo punto della televendita parte la voce del Papa Francesco e a seguire la prima “testimonianza” di una fedelissima “ovomunita” che ci racconta che “da quando ha la coroncina della divina misericordia le basta stringerla al petto per sentire conforto”,

…o anche Radio Maria.

L’espressione della donna anziana è decisamente “piena di grazia”; viene inquadrata dal basso verso l’alto poi l’inquadratura indugia qualche istante sul volto permettendoci di ammirare la gioia di questa graziosa, anziana signora immortalata nel pieno dell’acme spirituale, con gli occhi rivolti al cielo e un accenno di sorriso che testimonia di aver ottenuto il conforto sperato.

Che oggetto meraviglioso!

Con soli Euro 59,90 potrete acquistare “il simpatico Tamagotchi” che “vi aiuterà a superare dei momenti difficili in famiglia”.

Lo spot continua mostrandoci una madre che è in pensiero per un figlio – non c’è dato sapere per quale motivo in particolare, comunque lui intanto siede sulle scale dell’Eur, tutto imbacuccato per proteggersi dal freddo, poi, sicuramente grazie all’ovetto utilizzato a modino da mamma, il giovine scapestrato fa ritorno a casa. Qui in una sorta di C’è posta per te, assistiamo all’abbraccio commosso tra madre e figlio (o presunti tali) che una volta ritrovati non potranno che ringraziare “l’ovetto”.

Ovviamente la voce fuori campo ci rammenta che: “L’amore vince su tutto, anche quando sembra impossibile. Le parole di Gesù dettate a Santa Faustina saranno il faro nella notte per i vostri amici che si sono persi”.

A questo punto si sente una breve preghiera, una di quelle registrate “nell’ovetto”. Successivamente vediamo un uomo che accarezza una donna e su questa bellissima immagine sentiamo nuovamente la voce fuori campo che si pronuncia in questo modo: “Recitare la coroncina della divina misericordia riaccenderà in voi l’amore dimenticato e vi restituirà la gioia di vivere su questa Terra”.

Subito dopo il tono dello speaker cambia: da voce suadente e calda passa ad un timbro più alto, rapido e incisivo. Con tono da pura televendita ci spiega che la coroncina della divina misericordia è un dispositivo elettronico piccolo, leggero, tascabile e resistente agli urti e, udite, udite, la versione proposta in questa offerta televisiva (si presume quindi che ce ne siano anche altre) è stata curata e personalizzata dalle Edizioni Paoline di Roma

Zac!

è qui che salta fuori una suora ripresa di spalle che si avvia lentamente lungo la navata centrale di una chiesa, poi…

…riborda con la voce del Papa Francesco e infine, ecco l’atteso invito all’azione che recita: “Chiamate il numero che vedete e chiedete informazioni sulla coroncina della divina misericordia, con la voce del nostro amato Papa Francesco”.

In pieno Giubileo gli articoli di merchandising di chiara matrice cattolica trovano terreno fertile tra i pellegrini che si recano a Roma e anche tra gli stanziali televisionemuniti che pellegrinano virtualmente davanti al proprio schermo. Attraverso i soliti clichè che da sempre caratterizzano le televendite viene tele-promossa a pieno titolo anche la Coroncina della divina misericordia.

Nel mondo in cui ci troviamo ci sta dentro anche un dispositivo del genere ma trovo decisamente imbarazzante, per non dire di cattivo gusto, associare una certo tipo di messaggio ad un prodotto commerciale facendo leva sulla fede, sulle fragilità di certe persone e infarcendo il tutto con un’aura di santità che appartiene ad altri luoghi, altri modi di fare religione, senza necessariamente scomodare Gesù, la Madonna e il Papa (sarei curioso di sapere se il Papa è a conoscenza di questo prodotto e del fatto che la sua voce è stata registrata, duplicata su “n” ovetti e sfruttata per scopi commerciali).

Ma che domande mi pongo?!?!

Comunque, cari fedeli e non, il mondo è bello perché è vario, così almeno cita un noto adagio popolare. Direi anche che il mondo è bello perché ognuno può scegliere di fare o non fare certe scelte ma la domanda fondamentale in tutto questo delirio tecno-religioso-televenduto-ovettato è:

con la coroncina della divina misericordia le batterie sono incluse o vanno acquistate a parte?

E adesso godetevi lo spot/televendita:

Approfondimenti:

 

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Sanremo 2014 – la scenografia di Emanuela Trixie Zitkowsky

Dicono che l’architetto si sia ispirata all’ultimo film di Sorrentino: “La Grande Bellezza”. Altri dicono che lo stile della scenografia attinga dalle architetture e dagli ornamenti del ‘700.

Una sorta di “bello ma decadente” che unisce stili e modi per interpretare il nostro bel Paese. Un tributo all’arte e alla cultura, entrambe bisognose di cure e attenzioni continue. Una sorta di manifesto per sensibilizzare l’opinione pubblica a “non dimenticare” e fare qualcosa per salvaguardare le nostre bellezze sempre più in pericolo per l’incuria, mancanza di fondi e soprattutto di politiche adeguate.

Lodevole intento che merita tutta l’attenzione e il plauso del pubblico del Festival di Sanremo 2014. Peccato però che la scenografia della nota manifestazione canora, almeno in me, non inviti a particolari slanci di apprezzamento. Sarà perchè sono piuttosto ipercritico, sarà che il senso di “riciclato” e poco originale, purtroppo, aleggia un po’ ovunque nelle tante cose che ci circondano, non vedo in questo progetto scenico, firmato dall’Architetto Emanuela Trixie Zitkowsky, elementi esteticamente interessanti, originali o quantomeno caratterizzanti per un evento come il Festival di Sanremo.

A primo impatto, lasciando perdere il sipario che è stato mostrato in apertura della prima serata e che non è riuscito a compiere i movimenti previsti per motivi tecnici, ho spinto il mio occhio su ciò che di fatto costituisce nel suo insieme la scenografia di questo festival per poi analizzarla nei suoi singoli elementi.

Partiamo dalla collocazione dell’orchestra. Da molte edizioni del Festival a questa parte è oggetto di continui esperimenti e virtuosismi acrobatici a cui gli orchestrali sono puntualmente sottoposti dagli scenografi di turno, nell’estenuante esercizio di trovare una degna soluzione per ben collocare strumenti e musicisti all’interno del proscenio. Negli ultimi anni la percezione che ho avuto nel vedere i lavori degli scenografi è stata più assimilabile ad un bel: “e se non ce la mettessimo proprio l’orchestra?” subito ridimensionato dalla direzione RAI che evidentemente ha fatto capire agli scenografi che l’orchestra serve.  Una sorta di “correre ai ripari” che ha costretto i designer a spalmare l’orchestra ovunque ma raramente nei posti più opportuni.

Non capisco perché il tentativo di emergere attraverso “l’osare” non riconduca i creativi verso soluzioni più classiche e consone ad una manifestazione canora, magari facendo appello ai canoni più classici del teatro dove l’orchestra si pone davanti ai cantanti, ai piedi del boccascena, in quella che una volta veniva definita “buca dell’orchestra”. Quello sarebbe un bell’osare.

Troppo facile.

Ma perchè fare le cose semplici e magari anche opportunamente concepite. L’importante è stupire cercando soluzioni al limite dell’impossibile che spesso contribuiscono a dare una sensazione di “già visto”.

Ebbene sì.

Visto che siamo sempre in casa RAI, gli anfratti in cui sono stati collocati gli orchestrali, generosamente rinominati da Luciana Littizzetto come monolocali su cui pagare l’IMU, sono una Ctrl+C e un Ctrl+V (per Windows) della scenografia studiata per la trasmissione I migliori anni, condotta da Carlo Conti.

Queste foto dimostrano chiaramente quanto sostengo.

Scenografia Festival di Sanremo 2014
Scenografia Festival di Sanremo 2014

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Questa originalissima scelta è stata ulteriormente contaminata dalle estetiche che contraddistinguono la sontuosa scenografia di Ballando con le Stelle, sempre trasmissione di punta dell’ammiraglia RAI.

Scenografia Ballando con le Stelle
Scenografia Ballando con le Stelle

Inoltre, la scelta di inserire la scala a chiocciola sulla sinistra, i due portali laterali che incorniciano le ante socchiuse sovrastati da riproduzioni di affreschi, la scala principale da cui entrano gli artisti che appare e scompare, le retroproiezioni, la pavimentazione a scacchi su cui, come se non fosse già abbastanza, vengono proiettate delle immagini, contribuisce a schiacciare pesantemente gli artisti incorniciandoli in una sorta di pesante gabbia che tende, visivamente, a fagocitarli.

Altra nota stonata. Le luci… In questa edizione del Festival la RAI non è incappata nell’errore dell’anno passato, ovvero creare effetti di luce che riflettendosi sul palco disegnavano il logo di X-Factor, vedi il mio post dell’anno passato in cui parlavo di questo “fenomeno”. Quest’anno, nella ricerca di canoni estetici dalle geometrie evocative, si accendono le luci, ed è il caso di dirlo, su una particolare disposizione di alcuni apparati illuminanti che formano dei pittogrammi che evocano recenti passati, non troppo gloriosi ma che presumo, nella loro casuale celebrazione, attingano dai disegni di un antico passato in cui hanno dato sfoggio di sé attraverso la loro riproduzione nelle ceramiche e decorazioni murarie degli antichi Celti, Greci, Etruschi e via dicendo, preferendo fermarmi un po’ prima della fine degli anni ’20 del novecento, periodo segnato dall’inizio di un’era di cui è meglio non celebrare proprio nulla, soprattutto questo simbolo.

Luci di Sanremo 2014
Luci di Sanremo 2014 – in rosso, ai lati, evidenziati i gruppi illuminanti che generano lo strano effetto. Al centro il risultato prodotto dall’unione dei due elementi.

Ho la sensazione che si perda di vista lo scopo per cui si crea qualcosa. Se di Festival di Sanremo parliamo, credo che la scenografia debba valorizzare i cantanti, metterli in evidenza, mostrare il loro look in modo da offrire un ambiente neutro, che vada bene per tutti gli stili musicali, acconciature, vestiti, caratteri dei vari cantanti. Talvolta gli artisti si perdono sul palco, non si distinguono tra i giochi di luci, effetti, proiezioni e scenografie.

Ciò a cui assistiamo è puro vanto della propria arte finalizzato ad un autocelebrazione le cui estetiche non comunicano uno studio commisurato alle esigenze del committente e soprattutto dell’evento ma è finalizzato alla pura ostentazione del proprio operato.

Altra occasione persa per realizzare qualcosa di più sobrio, elegante, rappresentativo e soprattutto funzionale.

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