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1° di aprile. INPS e i suoi pesci

E’ chiaro, la situazione non è facile per nessuno. Stiamo vivendo, tutti, un momento difficile, strano, inaspettato. Gli scenari si stanno ridefinendo, le abitudini cambiano e…

…se il buon giorno si vede dal mattino, non so cosa aspettarmi dalla mia richiesta all’INPS per l’indennità Covid-19 D.L. 18 del 17/03/2020.

Oggi, primo di aprile, giornata quantomai azzeccata sotto il profilo della “credibilità normativa”, si sono aperte “le danze” sul sito INPS per le partite IVA aventi diritto all’indennizzo di 600 Euro per il mancato o calo di fatturato dovuto all’emergenza COVID-19.

Mi aspettavo rallentamenti sui server dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ma non mi sarei mai immaginato di assistere ad ogni sorta di delirio informatico.

Cominciamo col digitare http://www.inps.it

Non si apre, risulta irraggiungibile. Vediamo le possibili risposte che otteniamo dalla nostra banalissima richiesta di accesso al sito:

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Ti armi della famosa “santa pazienza” e prosegui fiducioso e consapevole che prima o poi “otterrai udienza”; in effetti, pensandoci bene, forse col Santo Padre sarebbe più semplice.

Il prima o poi arriva, eccola, è lei… Ma quanto è bella, eh?

Procedi inserendo le tue credenziali di accesso al portale per iniziare questa nuova esperienza. Nella vita non si può mai dire di aver visto o fatto di tutto fin quando non ti avventuri sul sito INPS.

Ecco la nuova esaltante risposta dal server. Puoi scegliere tra le due versioni, entrambe di gran moda in questa stagione: con o senza logo INPS. Quest’ultima versione è quella più minimalista che va per la maggiore:

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Va beh… facciamo qualche balzo in avanti con la storia. Ammettiamo che con una ventina di tentativi (…) riesci ad accedere.

Questo perché cliccando un po’ ovunque, dato che tutto pare cristallizzato nel tempo, dopo un po’, ammettiamolo, stufato, tenti la strada della “Roulette”, puntando tutto su qualsiasi link presente nella pagina.

Ammettiamo, come nel mio caso, che si apra quella sorta di Wizard nel quale dovrai inserire un po’ di dati personali.

Anche questa cosa mi fa “sorridere”. No, non parlo dell’uso degli asterischi che meriterebbe solo quello un post.

Mi riferisco al fatto che: se sono un contribuente INPS, oramai da circa sei lustri, mi chiedi un login per accedere al portale INPS e poi mi chiedi numero di telefono, la mia “Categoria di Identità” Ago, sì come quello del pagliaio, proprio lui, e il “Tipo di Qualifica”, DILLO che lo fai apposta, dai. Perché mi devi chiedere i dati se sai tutto di me?!

Finestra INPS per la richiesta indennizzo

Dai… ci siamo quasi.

Dopo circa quaranta minuti, da quando ho iniziato la procedura, sono arrivato alla pagina conclusiva, una sorta di Santo Graal che milioni di contribuenti in questo momento stanno cercando di conquistare; Indiana Jones durò meno fatica nel cercare il famoso calice.

Ecco la schermata riepilogativa:

INPS – schermata riepilogativa

Finalmente, ci siamo… dopo aver cliccato su CONFERMA potrò esultare, non prima di aver indossato una corona di alloro ed essermi avvolto con vello d’oro, per curare ogni ferita che m è stata inferta nel corso di questa battaglia.

Adesso, con estrema delicatezza, tipo Tom Cruse in Mission Impossibile, mi accingerò a cliccare sull’ultimo tasto. Quell’invitante, ambito, CONFERMA.

Che faccio? Clicco?

Ho cliccato… fiuuuu! Sono emozionato e stanco allo stesso momento, dopotutto non esco di casa da giorni, queste emozioni potrebbero essere fatali.

Arriverà una ricevuta? Un messaggio esplicito, una email di conferma, una missiva, un messo comunale, un ufficiale giudiziario, la guardia di finanza, un vassallo, valvassore, valvassino, qualcuno o qualcosa mi dirà se è andato tutto a buon fine?

INPS – risposta

Il nulla più assoluto. Un rigoroso bianco, gelido e lapidario. Un nulla totale che nulla dice e tutto fa sperare.

Che fare?

Attendo. Sì, dai, mi pare la scelta migliore. Attendo. Nel frattempo faccio altro, non so, riordino la mia scrivania poi posso spazzare, svuoto anche il cestino della carta, dai. Ma sì. Quasi, quasi imbianco. La pagina mi ha indotto a livello subliminale a imbiancare l’ufficio…

Caspita. Non succede nulla.

Sudore freddo, aggiorno la pagina o torno indietro?

Torno indietro… ecco la risposta

INPS – risposta presentazione domanda

OK, non volevo “fregare nessuno”; non era mia intenzione presentare una seconda domanda.

OK, meglio di nulla. Almeno questa conferma l’ho ricevuta. Intanto me la stampo e l’archivio, non si sa mai.

Nel frattempo, mentre vivevo questa esperienza “Ai confini della realtà”, mi tenevo in contatto WhatsApp col mio commercialista.

Dietro suo consiglio provo ad accedere alla “Cassetta Postale”, dove si presume sarebbe potuta finire una qualche ricevuta della mia Domanda.

Cerco, non trovo il link. Il sito INPS è lentissimo, ogni scelta fatta porta ad un’attesa snervante che se non è seguita dalla risposta che si vorrebbe ottenere diventa solo uno stillicidio.

Ad un certo punto l’INPS mi cambia nome, adesso, per lui, sono il Sig. IGNAZIO MINERVINI

 

sciorinandomi tutta la storia previdenziale di un altro contribuente.

OK, calma, no so cosa è successo. Forse il COVID-19 è entrato nei server INPS…

Aggiorno nuovamente la pagina e…

…adesso l’INPS mi dà un bel Benvenuto Sig. LUCIANO VANGONE.

Prontamente, ricevo dal mio commercialista la segnalazione di questo articolo da Repubblica:

Bonus 600 euro Inps, oggi il via alle domande. Il sito va in tilt, “scambi di persona” tra gli utenti

“Mi consolo”… come si dice: “Mal comune mezzo gaudio”. Se non fosse tragico ci sarebbe da ridere se non fosse che oggi è il 1° di aprile e questo pesce… “puzza”.

 


Aggiornamento del 2 aprile 2020, ore 10:40

 

Vi ricordate della “famosa conferma di ricezione della mia domanda” che non ho mai ricevuto? Quella che nel famoso “paese civile” uno si aspetta che arrivi per email?

Qualsiasi e-commerce, anche il più scarso, al termine di un acquisto ti invia una o più di una email per dirti che l’acquisto è andato a buon fine, riepilogandoti tutti i dati dell’ordine.

Qualsiasi servizio online, al termine della procedura effettuata, ti invia una email di conferma che è stata presa in carico, beh… l’INPS non fa di questo e pertanto, stamani, nel tentativo di andare a pescare sul portale dell’istituto di Previdenza Sociale un qualche documento che attestasse la presa in carico della mia richiesta, dopo aver effettuato il login, ho ricevuto questo buongiorno:

Schermata INPS – 02.04.2020

Quindi…

non solo i server INPS non riescono a gestire un carico di accessi che peraltro non è nemmeno anomalo, anzi, del tutto prevedibile visto che “hai invitato tu” a connettersi col tuo portale milioni di utenti a partire dal 1 aprile;

non solo non hai dei sistemi di sicurezza tali da evitare che i dati degli utenti finiscano nelle mani di chiunque;

non solo non mandi una ricevuta per email, dopo aver pure richiesto l’indirizzo e-mail del contribuente nella schermata di apertura che introduce alla compilazione della domanda per il contributo;

non solo millanti scuse per l’inefficienza del servizio additando la colpa ad un attacco hacker, senza avere l’umiltà di ammettere che anche in tempi “normali” il sito INPS presenta sempre dei problemi, figuriamoci adesso;

ti permetti di “aprire il sito web al Cittadino” soltanto dalle 16:00 alle 23:59?

Ma chi c’è dietro al sito dell’INPS? Un Ragionier Fantozzi che manda avanti tutta la baracca?

Foto da #techetechete – RAI – “Fantozzi subisce ancora” – 1983


Sapevo che questo post sarebbe diventata una “Cronaca in diretta” di un lungo, tedioso, avvilente cammino.

Aggiornamento del 02.04.2020 ore 17:33

Dai, diciamolo. Da parte mia ce la sto mettendo tutta. Non si può certo dire che non ci stia provando ma INPS è contro di me…come sempre d’altronde. Quando mai INPS è stata al mio fianco? Non polemizzo, constato: ho avuto un cancro e avendo fatto a suo tempo quella malaugurata scelta di essere un imprenditore, libero professionista, INPS non mi ha riconosciuto la malattia. Facevo la chemioterapia il venerdì pomeriggio perché nel caso mi fossi sentito male avrei avuto sabato e domenica per stare a casa a riposo. QUESTO E’ IL SISTEMA DI PREVIDENZA SOCIALE, nonostante tutti i versamenti previdenziali fatti da me come da ogni contribuente, lavoratore.

Detto ciò, ripeto, CONSTATO e andiamo avanti…

Una volta CONSTATATO non mi resta che proporvi l’ennesima immagine che palesa l’ulteriore beffa. Mi sono collegato nuovamente al sito INPS, ovviamente dopo le 16:00 – sai com’è, il Ragionier Fantozzi era in pausa postprandiale e non poteva pedalare per mantenere il sito online – ed ecco il risultato ottenuto:

Sito INPS – 02.04.2020 ore 17:33

Amici che seguite questo blog, leggendo quanto ho riportato, con tanto di screenshot, non vi viene un po’ la nausea?

Ci metto tutti i bicchieri mezzi pieni che volete. Vi propongo anche un servizio da 12 + altri 12 in omaggio, già tutti mezzi pieni ma… qui non ci siamo proprio.

E tutto questo per avere, forse, una ricevuta che mi permetta di sapere se il Rag. Fantozzi dell’INPS ha ricevuto la mia richiesta di indennizzo da 600 Euro. Cosa evitabile se mi fosse arrivata per email. E pensate, si parla sempre e solo di una ricevuta. Immaginatevi quando parleremo dei bonifici che non sappiamo ancora se e quando arriveranno.

Mi pare che dall’epoca di Fantozzi sia cambiato ben poco, anzi. Chi mai potrà dare una risposta a questo caso disperato? Forse il Direttore Totale Dott. Ing. Gran Mascalzon. di Gran Croc. Visconte Cobram o la Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare? Non lo so ma la situazione è comunque “tragicamente fantozziana” e aggiungo…

…”Il sito dell’INPS è una cagata pazzesca”.

 

Beni di prima necessità. Le leggi, il buon senso, la logica e il COVID-19

Diario di bordo. Data terrestre: 16 marzo 2020.

Tra le notizie che leggo stamani mi è capitata questa…

Coronavirus, nei supermercati vietato l’acquisto di quaderni, pennarelli e biancheria: “Non sono beni di prima necessità” da la Repubblica, edizione di Milano

Foto Fb/Daniela Salvetti dall’articolo su “la Repubblica” edizione di Milano

Non fermatevi al titolo, leggete tutto l’articolo, prendete fiato, contate fino a dieci e poi esprimete un vostro giudizio, se volete.

Il mio pensiero, dopo aver contato ben oltre il dieci, parte da un ragionamento semplice.

Quella scatola di pennarelli o l’album con i fogli per disegnare oppure quel paio di mutande che qualcuno “non considera beni di prima necessità”, lo fa secondo un proprio giudizio o sulla base di un ragionamento oggettivo?

In questo momento, nelle case degli italiani e non solo in quelle, ci sono milioni di bambini reclusi tra le quattro mura da circa dieci giorni, in una condizione di perenne “crisi da inattività”. Non vanno a scuola, non fanno sport, non escono a giocare con gli amici, “NON” in generale.

La condizione che stiamo vivendo mal si confà ad un adulto, figuriamoci per un bambino/adolescente che è privato di ogni sorta di sfogo. Restano le consolle, i videogiochi in generale, gli smartphone, computer, tablet e TV. Tutte cose utili, necessarie ma anche lontane da quelle cose e azioni che ti permettono di essere creativo, efficiente e forse anche bambino.

Tornando a quei pennarelli, vogliamo ritenerli un bene di “non primaria necessità” in un contesto come quello in cui ci troviamo forzatamente a vivere? Non vogliamo fare in modo che la creatività dei ragazzi possa essere manifestata liberamente anche attraverso l’uso del pennarello, dei colori, delle matite, degli acquerelli, etc?

Consideriamo anche l’aspetto psicologico: un bambino dovrà pur sfogarsi, esprimere le proprie emozioni anche attraverso il disegno.

Un insegnante che adesso deve inventarsi nuovi approcci didattici, tutti da remoto, volete che non impieghi anche il disegno per dare vita ad un progetto scolastico, ora più che mai importante e necessario per condividere e raccontare?

Ma poi… se quei pennarelli servissero ad un commerciante di cinquant’anni che in questo momento è costretto a scrivere ed affiggere un cartello col quale comunicare che è chiuso, è da considerarsi una “non necessità”?

Se quei pennarelli servissero per scrivere su dei camici bianchi il proprio nome, magari quello di un infermiere che lavora in un ospedale? Se quei pennarelli servissero per scrivere su delle etichette che poi andranno apposte su delle fiale contenenti campioni di sangue che dovranno andare in un laboratorio? Se quei pennarelli servissero per…

Tutto serve, nella misura in cui mi dici che puoi tenere aperto un tabaccaio, perché evidentemente il fumo in questo momento lo ritieni una cosa necessaria o addirittura per taluni indispensabile.

Serve nella misura in cui posso sentirmi ancora libero di comprare dei pennarelli o delle mutande perché magari ne ho bisogno o più semplicemente perché mi voglio sentire bene con me stesso e perché voglio acquistarli.

Serve ed è necessario perché nonostante le emergenze, le disposizioni, le leggi, i decreti e nel rispetto dei lavoratori, se prendo una scatola di pennarelli o di mutande, non credo che cambi molto la questione o non è di certo questo il tipo di acquisto che potrà fare la differenza in termini di rispetto e/o di sicurezza per i lavoratori o che sia l’elemento determinante che causa l’allungamento delle file di attesa al supermercato.

Semmai, la differenza, la potrebbe fare il potenziamento dell’infrastruttura tecnologica della grande distribuzione, Esselunga in particolare che ha il proprio e-commerce “al collasso”. Comprensibile, tutto si è palesato “in un quarto d’ora” ma è anche vero che il problema non può essere il pennarello quando io non posso ordinare online perché si interrompe il pagamento, con tanto di pagina con errore del server, o perché la data di consegna più vicina per avere la spesa a casa è solo tra dieci giorni. Dico Esselunga ma è l’unica che, bene o male, ha una piattaforma e-commerce con consegna a domicilio capillare, almeno su una parte del territorio ma Conad, Coop, Carrefour, PAM, Auchan o i discount come Lidl, Penny e gli altri marchi famosi che fanno? Chiedo a questi di comunicare, di “strillare” i servizi che hanno approntato in questo momento di crisi per offrire soluzioni tese a limitare le code presso i punti vendita, ad attivarsi con spesa a domicilio o col ritiro sul punto vendita tramite acquisto online (quindi niente code), etc… Uffici marketing, fateci sapere!

Detto ciò… Sai come andrà a finire questa storia?

Che il cartolaio che vende quei pennarelli chiuderà definitivamente, perché lui non può tenere aperto, non può per legge, senza sé e senza ma. La grande distribuzione “fatica ma festeggia” perché in questo periodo, per loro, è sempre vigilia di Natale, con o senza quei pennarelli. Chi emergerà sopra a tutti è “l’inossidabile schiacciasassi” chiamata AMAZON che non solo ti permette di acquistare da casa pennarelli, matite, album, mutante, rastrelli, sexy toys, cacciaviti, prodotti tecnologici, libri e qualsiasi altra cosa ma ti dà musica e film gratis (se sei abbonato a Prime), compresi i cartoni animati per i bambini.

Questa esperienza col COVID-19, in termini economici, decreterà molti perdenti e due grandi vincitori: la grande distribuzione da una parte e i big delle vendite online dall’altra, Amazon in testa a tutti.

Morale di questa storia dobbiamo ricorrere, come sempre e come è giusto che sia, all’intelligenza, alla lungimiranza e alla resilienza.

E’ presto per trarre tutte le conclusioni del caso ma sono sicuro che la prima lezione che l’Italia ha ricevuto da questa esperienza è che è rimasta indietro con la propria infrastruttura tecnologica, col tele lavoro (o smart working), l’e-commerce e l’approccio individuale (leggi cultura) all’uso consapevole della rete, oltre al mero uso dei social network. Per non parlare poi della copertura della fibra a livello nazionale.

Non che tutto debba essere rivoluzionato o trasformato “in un nanosecondo”.

I negozi continueranno ad esserci e mi auguro che possano aprirne altri, anche e soprattutto di piccoli dove trovare o rinnovare il rapporto umano, la cortesia e la consulenza all’acquisto (fattori primari per tenere in vita un esercizio commerciale fisico che si vede portare via il terreno sotto ai piedi dalla concorrenza online).

Ciò che però non dobbiamo perdere di vista è l’opportunità che abbiamo davanti a noi.

Adesso è il momento ideale per ampliare il proprio business sul web. Quella concorrenza online di cui parlavamo prima potreste essere voi. Se Amazon può essere visto come “il male assoluto”, per lo meno da una gran parte dei commercianti che conosco, dall’altra è una grande occasione per ampliare la clientela e fare affari in rete. Vedetela come una complementarietà alla vostra attività e non come un limite. Dopotutto, o fai questo o cosa fare in tempi di crisi o di limitazioni alla propria libertà? Si accettano proposte, si apre il dibattito.

Dimenticavo… Avete preso fiato, avete contato fino a dieci?

Bene… adesso, se volete, esprimete la vostra opinione su quei pennarelli e su quelle mutante che… secondo qualcuno, non sono necessari. “Invito i mutandifici a farsi sentire” 🙂

Grazie!

Ctrl+Alt+Canc Riavviamo il sistema

Capita che i computer rallentino, che le applicazioni si chiudano improvvisamente o che si blocchino. Capita che sul bel mezzo di una lavoro ti venga in mente che non hai salvato e ciò accade quando tutto, improvvisamente e inesorabilmente, si è già piantato. Capita…

Allora cosa fai?

Beh, di solito, per chi usa Windows, sei costretto ad un bel Ctrl+Alt+Canc, potendo poi optare per aprire “Gestione attività” e poi “Termina Attività” o scegliere se cliccare su “Arresta” o “Riavvia il sistema”.

Ho preso in prestito questa analogia dal mondo informatico per sintetizzare ciò che in questo momento siamo chiamati a fare, in queste ore, in Italia.

In quell’Italia ricca di storia, di arte, di letteratura, di poeti e di musicisti. Quell’Italia che ci dona prodotti agroalimentari unici e meravigliosi. Quell’Italia che ha da offrirci luoghi suggestivi che meritano mille vite per essere visitati tutti e più volte…

Oggi, quell’Italia, è stata messa in una fase di lento riavvio del sistema. Non è quel riavvio che puoi fare agendo sui tre tasti sopra citati e poi decidere in pochi istanti quale percorso compiere per uscire dalle impasse. E’ un riavvio lungo, caratterizzato da incertezze e da errori di sistema a cascata. E’ un momento in cui le nostre certezze vacillano, anche quelle che diamo per scontate come il gesto naturale e affettuoso di dare un abbraccio al proprio partner, al figlio, ad un parente o ad un amico.

Siamo sul chi va là ma anche sul: “cosa devo fare?”

Le imprese guardano alle scadenze fiscali, agli stipendi, ai leasing, mutui e fornitori da pagare.

Le famiglie guardano i propri cari con angoscia e timore di poter nuocere a qualcuno, inconsapevolmente e inaspettatamente. Guardano al lavoro che è in pericolo, allo stipendio che forse potrebbe non arrivare se la ditta non riprende a lavorare.

Questo virus è là fuori, da tempo. Gira indisturbato nell’attesa di infettare un nuovo ospite. Non lo vedi ma c’è. Non lo senti ma avverti chiaramente la sua presenza. Te la fanno sentire.

Quindi che fare?

Beh… non entro in questioni che riguardano la politica o il Governo della nazione e quindi se sei qui per sapere se voglio sfanculare il Governo o elogiarlo, questo post non fa per te. Diversamente, se vogliamo riflettere e trovare il lato positivo di questo momento, ti invito a proseguire questa lettura.

Nonostante i divieti, le zone rosse allargate oramai a tutta la nazione, la percezione di un pericolo per qualcosa che non si può contrastare direttamente ma solo evitando gli altri, isolandoci e avendo attenzione alla propria igiene personale, nonostante tutto, possiamo e dobbiamo trovare o ritrovare quella che oramai definisco “la dimensione perduta”.

Quante volte ti sei detto, più di ogni altra cosa: “Non ho tempo per…” o “Se avessi tempo farei…”?

Ecco, lasciando perdere l’andare a sciare, al teatro, al cinema, al ristorante, in palestra… ci sono innumerevoli cose che potresti fare in questo momento e che hai sempre rimandato.

Una a caso, lanciata là?

Bricolage in casa, perché no? Adesso se hai più tempo è il momento giusto per cambiare qualche tenda, verniciare una stanza o una porta, sistemare quel battiscopa scollato che da tempo ti dava nell’occhio. Puoi dedicarti al giardinaggio…

Puoi cominciare a scrivere quel libro che da tanto tempo hai in mente e che senti di dover scrivere ma ancora non lo hai fatto. Adesso è il momento.

Ma non solo… puoi ritrovare te stesso/a attraverso la riflessione, la meditazione.

Siamo stati e siamo tutt’ora subissati da informazioni provenienti da ogni canale e mezzo. Non abbiamo nemmeno il tempo per processare tutte le parole che ci giungono e che si riversano come tsunami nelle nostre menti creando scompiglio, paura, panico, e tutte quelle sensazioni che conosci bene e che stai vivendo.

E’ arrivato il momento di riavviare il sistema.

La mente è satura, siamo stanchi e provati. Adesso siamo forzatamente messi in stand-by e se vogliamo vivere e continuare a farlo dobbiamo mettere in campo l’arma della resilienza. Essere reattivi ad ogni cambiamento riuscendo a cambiare atteggiamento verso se stessi e verso gli altri, in condizioni avverse o estreme, come quella in cui ci troviamo. La resilienza ci permette di evolverci, di rafforzarci e di portarci ad un livello di maggiore consapevolezza verso noi stessi.

Se posso darti un consiglio, limita l’esposizione ai media dedicando poco tempo al giorno all’ascolto della TV ma anche alla fruizione dei canali social. Datti un tempo e rispettalo e poi dedicati a riflettere, a capire, a elaborare un tuo pensiero in merito a ciò che ha sentito cercando di filtrare le ridondanze, ciò che viene ripetuto in continuazione e soprattutto il modo con cui viene detto, spesso i media esasperano i concetti rendendoli sempre più ansiogeni ad ogni lancio di notizia.

Il resto della giornata, se sei “agli arresti domiciliari” come molti di noi, prova a dedicarlo a te.

Nessuno ti vieta di uscire, ad esempio, basta che non frequenti luoghi ove si configura un assembramento di persone… Su questa definizione vorrei spenderci qualche parola ma rischierei di spenderne più di una, dato che l’assembramento non definisce un numero esatto di persone ma più una situazione che si viene a creare e il modo con cui si è venuta a creare. Va beh… qui, qualche giurista potrà esserci più utile nel darci una definizione più chiara di questo concetto ma purtroppo il virus, del giurista, e dell’assembramento, ha un interesse pari a quello che ha per un idraulico o per un pompiere purché possa infettare tutti ben bene.

Puoi imparare dalla rete.

Sì “internet non è tutto da buttare”. Ci sono migliaia, forse milioni di tutorial che ti permettono di imparare a fare praticamente tutto. Non è detto che tu impari o che tu sia portato ad imparare una determinata cosa ma stai pur certo  che qualsiasi cosa tu voglia imparare, trovi di sicuro un tutorial che fa al caso tuo.

A tal proposito ti invito a leggere il mio post “ESSERE O NON ESSERE CREATIVI. COME STIMOLARE LE IDEE E IL PROCESSO CREATIVO.

Mi capita di guardare tutorial per fare cose che non mi interessa imparare ma li guardo solo con l’intento di scoprire qualcosa di nuovo, di capirla e dire: “Caspita, c’è qualcuno che la sa fare, la fa bene e la insegna agli altri”. Esistono tutorial che ti incantano e se vuoi ti aprono a nuovi mondi, sconosciuti e affascinanti.

Puoi imparare una nuova lingua, sempre attraverso la rete e a costo zero. Puoi imparare a cucinare; non importa diventare i Bastianich della situazione ma magari impari a fare qualcosa in più di un uovo al tegamino – anche se parrebbe cosa semplice farlo ma in realtà ho scoperto che c’è un mondo anche dietro alla preparazione dell’uovo al tegamino – o puoi perfezionare o trovare una ricetta alternativa a ciò che fai da tempo e che vorresti migliorare. Puoi fare TU un tutorial e scoprire delle capacità che pensavi di non avere, delle competenze che hai acquisito e che non hai mai avuto il tempo né modo di trasferire ad altri. Magari sei un artigiano che sa fare delle cose meravigliose, adesso è il momento per mostrare al mondo come le fai.

Puoi dedicarti ad aree di ricerca e di sviluppo per migliorare la tua attività. Puoi investire in formazione, migliorare il tuo sito web, trovare nuovi fornitori e clienti o rivedere i rapporti commerciali con gli spedizionieri.

E’ il momento di fare, anche se apparentemente potrebbe sembrare il momento dell’immobilismo.

Sei in quell’attimo in cui “stavi facendo tutto”. Tutto ti pareva che dipendesse da te e che nessuno avrebbe mai potuto fare se non tu. E’ il momento in cui il mondo aveva bisogno di te e, per l’appunto, tutto si è bloccato e adesso “non puoi fare nulla”.

Mannaggia…

E’ qui, per caso, per sfiga, per volere di qualche divinità, che dovevamo arrivare. Di avvertimenti ne avevamo ricevuti tanti, da anni, da sempre. Ognuno poi ha ricevuto i propri, quelli più diretti, ad personam, magari attraverso qualche problema di lavoro, di salute, lutti, etc…. ma non sono bastati, doveva arrivare il COVID-19. OK, questa volta ha bloccato tutti. Adesso è il momento del Ctrl+Alt+Canc e di scegliere di riavviare il sistema.

Libera la menteNon guardare al problema ma guarda all’opportunità che ti si presenta proprio grazie a questo problema.

Prendi quella pennellessa e tinteggia quella stanza. Impugna quella penna e scrivi il primo capitolo di quel libro. Premi play su quel tutorial e impara o guarda soltanto, magari come costruire un tavolo con la resina epossidica.

Leggi, approfittane. Hai quel tomo che ti aspetta da mesi, forse anni, riposto nella libreria di casa. Sfoglialo, guardalo, rivoltalo, apprezzane la consistenza, l’odore e la sensazione che ti dà la carta al tatto e poi… comincia a leggerlo, magari ti piacerà o forse no, ora potrai saperlo.

Gioca! Impara un gioco; gioca con i tuoi figli. Gioca col LEGO o fai modellismo, apre la mente e rilassa.

Ascolta la musica e scopri nuovi generi.

Apri un blog, ci sono mille modi per farlo, impara. Rinnova il sito della tua azienda per renderlo più fruibile. Libera la memoria del tuo computer, del tuo smartphone, della tua testa…

Prendi fiato e ripensa a te stesso. Stai con chi hai accanto e ascolta i suoi pensieri. Stai da solo e ascolta i tuoi desideri.

Ora puoi, approfittane.