Storie e Rinascimento per raccontare con l’arte la prevenzione del cancro al seno

Vi racconto una storia nata per caso, ma nemmeno più di tanto…

Nell’ottobre 2018 contattai la LILT di Prato per cercare di trovare una sinergia con una delle realtà che si occupa di prevenzione dei tumori tra le più conosciute e radicate in tutta Italia. Il mio intento era di poter riuscire, col contributo LILT, a sensibilizzare il più possibile le persone sul tema del cancro al seno maschile. Desideravo mettere a disposizione la mia esperienza di vita per aiutare gli uomini a conoscere, prevenire e affrontare questa neoplasia.

Fui positivamente accolto dalla LILT di Prato e il presidente, il Dott. Roberto Benelli, mi invitò a partecipare ad una serata LILT che si sarebbe tenuta a Prato in occasione del “mese rosa”; mese dedicato, in buona parte del pianeta, alla prevenzione del cancro al seno. Accolsi l’invito e durante la serata ebbi modo di raccontare agli ospiti presenti  la mia esperienza, in veste di testimonial, quindi portatore consapevole e autorevole di un messaggio di prevenzione.

Noto sempre lo stupore degli astanti quando racconto la mia testimonianza. Da quando ne parlo in pubblico spesso apro i miei interventi intervistando chi ho davanti, rivolgendo una semplice domanda: “Quanti di voi sapevano che il cancro al seno colpisce anche gli uomini?”. La stragrande maggioranza delle persone non lo sa.

Nei giorni seguenti a quell’evento mi sono rivisto col Dott. Benelli per gettare le basi della nostra collaborazione che, in pratica, aveva già iniziato a manifestarsi proprio attraverso l’invito che avevo ricevuto. Di lì a poco mi palesò l’interesse di realizzare un calendario per il 2020 dedicato alla prevenzione del tumore al seno.

Vi evito tutti i passaggi; vi basti sapere che proposi alla LILT di Prato di conferirmi l’incarico pro bono per occuparmi di questo progetto, accennando l’idea che avevo in mente. Nei mesi successivi ho presentato alla LILT di Prato un progetto dettagliato grazie al quale ho ottenuto il beneplacito per sviluppare la mia idea.

Il progetto:

Produrre delle immagini inedite ad alto contenuto artistico, ispirate ai canoni estetici del rinascimento, attraverso le quali raccontare visivamente storie di persone che hanno incontrato il cancro al seno durante il proprio cammino di vita.

Promuovere consapevolezza, attenzione verso se stessi e verso le persone a cui vogliamo bene attraverso la diffusione della cultura della prevenzione del cancro al seno .

Raccontare la prevenzione in modo positivo, senza indugiare sugli aspetti negativi della malattia ma cercando di promuovere “le buone pratiche” per evitare di ammalarsi o per individuare in tempo eventuali neoplasie mammarie.

Promuovere, attraverso un omaggio alla bellezza, il concetto di “rinascita” tramite l’arte (il rinascimento italiano) dal quale le immagini prodotte traggono ispirazione per stile, colore, abbigliamento, composizione, trucco e luci.

Un percorso di ricerca e di “rinascita” della propria “bellezza” ma anche di rinnovata consapevolezza e della “buona pratica” nei confronti della prevenzione.

Per realizzare questo progetto occorrevano due cose fondamentali:

  1. validi professionisti, collaboratori capaci di intravedere nel progetto una finalità positiva e benevola
  2. trovare dei fondi per sviluppare e portare a termine l’iniziativa.

Per il primo punto non ho avuto difficoltà: contattai Francesco Bolognini, mio amico e fotografo, che si occupò ai primi del 2018 di realizzare le due foto che sono diventate la mia campagna di sensibilizzazione sul cancro al seno maschile:

cancro al seno maschile
Il cancro al seno non è solo roba da femmine
Una carezza può salvarti. Fai prevenzione

Per fare un grande progetto occorreva un grande fotografo, e non parlo solo di bravura tecnica ma anche e soprattutto di sensibilità umana.

Francesco fu fin da subito entusiasta della mia idea e sapendo che sarebbero servite location prestigiose e abiti importanti, mi suggerì di coinvolgere nel progetto anche Eleonora Lastrucci, nota stilista di alta moda pratese, e Mirco Rocchi, scenografo e regista riminese ma che vive da diversi anni a Prato.

Le “chiacchiere stanno a zero” e dopo un solo incontro, Francesco, Eleonora, Mirco ed io, abbiamo trovato la giusta alchimia e i presupposti per avviare una collaborazione a carattere artistico filantropico.

Da quell’incontro è nato un brand, ProfessionArts for LILT Prato, con l’intento di rappresentare il quartetto di creativi sotto un’unica egida.

Quindi…

PROFESSIONARTS produrrà 13 scatti fotografici (12 mesi +1 immagine di copertina) che andranno a costituire il calendario LILT PRATO 2020 che prenderà il nome “Il Rinascimento” col sottotitolo “Col seno di poi ”…

Questo calendario sarà il primo a livello nazionale in cui saranno presenti tre uomini interessati direttamente dal problema del cancro al seno e vedrà coinvolti, in totale, 24 modelli (21 donne e 3 uomini); tutte persone che hanno affrontato questa neoplasia e che attraverso la loro presenza dimostrano che questo male, se preso per tempo, può essere sconfitto.

Per il secondo punto, quello che riguarda la raccolta fondi, non mi sono perso d’animo e tramite la piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso ho aperto una pagina dedicata alla presentazione del progetto e alla raccolta di finanziamenti. Non solo, era l’unico modo per poterlo fare in modo trasparente, consentendo di tener traccia di tutti gli introiti, mostrando pubblicamente le donazioni ricevute, (al termine del progetto pubblicheremo tutte le cifre: oltre agli incassi – già visibili consultando la pagina del progetto – anche i costi di produzione).

Ma… mancava ancora qualcosa.

Per fare questo, non potevo assumermi l’onere di gestire gli introiti, né come persona fisica né come partita iva; né io né gli altri tre professionisti coinvolti con me nel progetto. La cosa avrebbe assunto una “strana” connotazione nei confronti dei finanziatori e in termini fiscali. Serviva un’entità super partes, dalla chiara vocazione filantropica, già esistente e operante sul territorio, in grado di farsi carico non solo della promozione del progetto ma anche della gestione degli aspetti fiscali che ne sarebbero derivati. Dopotutto, il nostro intento, del gruppo ProfessionArts for LILT , era di realizzare un progetto artistico capace di attrarre il pubblico, sensibilizzarlo sul tema della prevenzione del cancro al seno e raccogliere fondi, tali da coprire tutte le spese di produzione ma anche sufficienti da produrre un utile, da devolvere alla LILT di Prato. Fermo restando che tutto il materiale prodotto verrà donato alla LILT di Prato per veicolare il suddetto messaggio e per raccogliere a loro volta dei fondi attraverso libere donazioni private.

Anche questa ricerca si è risolta in modo positivo.

Francesco Bolognini ha la sede della propria attività in una zona di Prato che è oggetto di attenzione e di lavoro sul territorio da parte dell’Associazione “Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio”. Francesco mi presentò il presidente dell’associazione, Franco Di Martino dal quale ho avuto subito ampia collaborazione.

L’associazione mira alla riappropriazione e alla valorizzazione delle aree urbane per contrastare il degrado e lo spaccio. Un modo anche questo di parlare di prevenzione, intesa come riconquista del proprio territorio, degli spazi verdi e della promozione di un migliore stile di vita. Tutte condizioni necessarie se vogliamo parlare di prevenzione.

L’associazione è entrata a far parte dei nostri partner e ci sta sostenendo anche per tutti gli aspetti legati al coinvolgimento delle varie istituzioni locali. Approfitto di queste righe per ringraziare l’Associazione “Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio”.

Anche questo risultato è stato raggiunto.

Di fatto, mentre sto scrivendo questo post, mi trovo nella fase di post produzione delle immagini scattate da Francesco.

ProfessionArts for LILT ha realizzato tutti gli scatti fotografici all’interno di una spazio temporale di circa poco più di tre mesi: da marzo a giugno. Abbiamo coinvolto molte realtà che ci hanno dato una mano fornendo location e servizi a titolo gratuito, divenendo nostri partner del progetto; tra questi ci tengo a ringraziare la LILT di Firenze che si è messa a disposizione per fornirci il supporto della Florence Dragon Lady, tramite Alessandro Piccardi, fondatore della squadra fiorentina di dragon boat, caratterizzata dalla presenza di oltre sessanta donne che vi partecipano e che hanno avuto il cancro al seno.

Abbiamo lavorato con persone meravigliose che si sono prestate per essere ritratte nei dodici scatti. Modelle/i per un giorno che hanno dato il massimo, trasferendo le loro emozioni in ciascuna delle foto che abbiamo realizzato. Il progetto partì pensando di coinvolgere 12 persone, una per ogni mese. Strada facendo, tanto è stato il coinvolgimento e l’entusiasmo da parte delle persone alle quali ho raccontato cosa stessimo facendo che, siamo arrivati a 24 partecipanti (provenienti da Prato, Firenze, Pistoia e Gorizia), dovendo mettere, mio malgrado, un fermo al reclutamento altrimenti il progetto sarebbe diventato più complesso da gestire. Vi basti pensare solo agli abiti che Eleonora Lastrucci ha dovuto fornire.

Da un “semplice” calendario siamo passati a realizzare un progetto artistico più ampio, ambizioso che ha coinvolto e sta coinvolgendo tutt’ora moltissime persone a vario titolo. Un’esperienza bellissima che si concretizzerà a fine ottobre con la consegna ufficiale del progetto nelle mani della LILT di Prato.

Ecco un po’ di immagini tratte dal nostro backstage:

Nella scheda di presentazione del progetto su Produzioni dal Basso potrete approfondirne tutti gli aspetti e, se vorrete, potrete contribuire a finanziarlo partendo da un’offerta libera o avvalendovi delle forme di donazione riportate nella pagina di cui sopra. Abbiamo pensato sia ai privati che alle aziende; quest’ultime potranno godere di visibilità all’interno del progetto, in particolare attraverso il calendario LILT Prato 2020: “Il Rinascimento. Col seno di poi…” , e beneficiare dei vantaggi fiscali previsti dalle “donazioni o erogazioni liberali”.

Si sono già occupati della nostra iniziativa filantropica le seguenti testate giornalistiche:

Concludo citando un po’ di enti, persone, realtà che in più modi si sono prodigate per contribuire alla riuscita di questa iniziativa e senza le quali non sarebbe stato possibile realizzare questo progetto; o quantomeno non come sta venendo 🙂

Crediti:

  • Ente beneficiario: Lilt Prato
  • Organizzazione/produzione: PROFESSIONARTS
    Ideatore, art director, grafico, editing foto FX ed editor: Stefano Saldarelli
  • Fotografo: Francesco Bolognini
  • Regista e scenografo: Mirco Rocchi
  • Stilista, responsabile abiti e copricapi: Eleonora Lastrucci
  • Trucco: Isabelle Ceccarelli
  • Consulenza immagine: Graziella Saldarelli

Medici LILT Prato e consulenti scientifici:

  • Dott. Roberto Benelli – Presidente LILT Prato
  • Dott.ssa Maria Chiara Talamo – Psicologa
  • Dott.ssa Irina Bessi – Psicologa/sessuologa

Sostenitori Progetto:

  • Ortopedia Sanital, Prato e Galciana
  • INNOCENTI sas, Prato

Partners e collaborazioni:

  • Netweek (media partner)
  • Tenuta di Artimino (per la concessione della location di prestigio)
  • Associazione Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio (partner per la promozione del progetto)
  • LILT Firenze (coinvolta per la partecipazione delle Florence Dragon Lady)
  • Alessandro Piccardi (per la preziosa collaborazione in ambito organizzativo e logistico. Fondatore della squadra di dragon boat “Florence Dragon Lady”)
  • DroneFly Prato (riprese video con drone)
  • I Fiaccherai fiorentini – Chiara Saviozzi (per la gentile concessione della carrozza e per la sua disponibilità e assistenza tecnica)
  • Istituto Tecnico Buzzi, Prato (per la gentile concessione della sala didattica dei telai tessili)
  • Sartoria Monaco (fornitore camicie da uomo)
  • Società Scherma Prato – Maestro Fausto Colombo (consulenza tecnica e fornitura delle sciabole)
  • Hotel NH di Firenze (per la gentile concessione dei propri spazi per effettuare trucco e cambio di abiti a Firenze)
  • Società Canottieri Firenze (per la gentile concessione dei propri spazi e per la collaborazione tecnica)
  • Renaioli di Firenze (per la gentile concessione del barchetto e per la disponibilità del vogatore a pertica)

Patrocini:

Modelle/i. A loro va il mio più sincero e grande abbraccio per aver condiviso con me questa esperienza e per aver dedicato il loro tempo al progetto:

  • Denise Maria Albanese
  • Anna Berlinghieri
  • Fabiana Biagioni
  • Valentina Brunello
  • Agnese Buraglia
  • Barbara Cerv
  • Giuseppina Di Gangi
  • Maria Cristina Ghelardi
  • Ilaria Grassi
  • Amelia Leung
  • Vania Rita Londi
  • Adriana Mazzoni
  • Francesca Nannelli
  • Elisabetta Morganti
  • Daniela Nuti
  • Catia Pancioni
  • Fabrizio Pirro
  • Nicole Primozic
  • Stefano Saldarelli
  • Sandro Santanni
  • Alessia Silecchia
  • Rachele Susini
  • Elisabetta Tasselli
  • Valeria Vettorel e la sua stupenda figlia Alessia
Riferimenti e pagine ufficiali progetto:

Nel nome dell’arte fate vibrare le corde!

Venerdì 4 novembre 2016 – Girato durante lo spettacolo “Acquagranda” presso il teatro La Fenice di Venezia.

Questo video, che gira in rete da alcune ore, lo dedico a tutti coloro che lavorano nei teatri italiani con la speranza che sia il “segnale di un inizio”, che possa nascere presto qualcosa di importante, un nuovo periodo, un nuovo rinascimento.

Fino ad allora…

Invito queste stupende persone, non solo quelle che lavorano alla Fenice di Venezia ma tutte quelle che lavorano nei teatri d’Italia, a riflettete bene su chi le ha messe in questa situazione. Quando rinnoverete la tessera al vostro sindacato o quando andrete a votare, pensate a cosa state facendo.

Il cambiamento comincia da voi.

Portate l’arte nelle piazze e parlate alla gente di ciò che sta veramente accadendo nei teatri italiani. I media non si occupano dei vostri problemi perché sono veri problemi che possono destabilizzare certi poteri, gli stessi che mantengono certi giornali che a loro volta mantengono certi politici al governo. La politica, se non mutuata da figure di spessore, intelligenti, spinte da una visione lungimirante, e oserei dire, da una certa sensibilità, utilizza l’arte e la cultura come mezzi di potere per gestire i propri interessi, a danno di chi lavora nei musei e nei teatri italiani e a danno della stessa cultura.

Fino ad ora sindacati e partiti hanno perpetrato la politica del “divide et ‘impera” creando divisioni interne tra musicisti e maestranze, tra tecnici e maschere, etc. come se il teatro potesse andare avanti solo con qualcuno in particolare o come se i problemi dell’uno non fossero gli stessi dell’altro o come se i DIRITTI dei lavoratori – di tutti – non fossero tali a prescindere.

Il teatro è come un motore alimentato da tante anime pulsanti che lavorano all’unisono e che a loro volta si nutrono d’arte. Il teatro è una macchina complessa che non funziona se manca un pezzo. Mille sigle sindacali e mille fazioni non portano altro che a rafforzare il potere di chi divide, di chi “impera”.

Unitevi in nome dell’arte e se non lo volete fare in nome dell’arte fatelo almeno per tutelare il vostro posto di lavoro.

Fate sentire la vostra voce dal nord al sud d’Italia. Mi permetto di dare un suggerimento:

Organizzate uno spettacolo in 20 tappe, o meglio, in “20 atti”, quante sono le regioni d’italia, sviluppando un’opera corale che abbia come palcoscenico tutto il territorio nazionale. Potrebbero essere coinvolti anche i musei (luoghi d’arte e/ archeologici in generale), come location, all’interno o all’esterno dei quali sviluppare questo progetto. Un evento di protesta civile, direi di rinascita culturale, da trasmettere live sul web, realizzato senza appoggi da parte di egide sindacali o di partito. Non vi mancano i tecnici per realizzarlo; non vi mancano i musicisti, i maestri d’orchestra e i registi per dirigere e coordinare tutte le parti; non vi mancano costumisti e scenografi per abbellirlo. Create una pagina Facebook attraverso la quale lanciare il progetto, magari legata ad una piattaforma di Crowdfunding per finanziarne la promozione e la produzione. Sono sicuro che poi arriveranno anche le televisioni e i giornali per parlarne e rilanciare l’evento, quelli stranieri di sicuro.

Fate sentire la vostra voce, fate vibrare le corde, date voce all’arte e fate tacere i mestieranti della politica. Coinvolgete gli italiani in un progetto che li faccia sentire parte integrante del progetto stesso.

Vissi d’arte, vissi d’amore!

Crediti:

  • Teatro La Fenice – Venezia – ACQUAGRANDA
  • Il video postato è reperibile su Facebook, non ne conosco la fonte. Resto disponibile per inserire eventuali crediti, riferimenti, note d’autore.

Sono contento! Finalmente FIRENZE ha il suo logo

Dopo aver visionato 5.000 opere pervenute attraverso il sito web Zooppa, la giuria ha decretato il vincitore.

Di che?

Ma del nuovo logo scelto per rappresentare, finalmente, una città storica, ricca di cultura, culla del Rinascimento, della lingua italiana, di arti, di mestieri, patrimonio dell’Umanità, ecc., ecc… e aggiungerei pure un altro ecc.

Finalmente! Ci voleva proprio un logo per rappresentare Firenze. Mi sento più appagato e rappresentato.

Il concorso, voluto fortemente dal rampante ex sindaco Matteo Renzi (non poteva essere diversamente), è finalmente giunto alla sua conclusione. Udite! Udite, è stato ufficializzato il nome del vincitore e presentato l’elaborato grafico meritevole di cotanta attenzione che ha l’onere di rappresentare e promuovere Firenze a livello nazionale e internazionale.

Il logo sarà riprodotto sul materiale ufficiale promozionale, turistico e commerciale. Saranno studiati prodotti di merchandising che sfrutteranno e rilanceranno questo logo in un’ottica di rafforzamento del brand della città di Firenze nel mondo, bla, bla, e ancora bla.

Stiga!

Il vincitore è Fabio Chiantini, classe 1952, diplomato al Liceo Artistico e operatore del settore delle arti grafiche. Sinceramente, COMPLIMENTI Fabio. Posso dirti soltanto COMPLIMENTI!

Non entro nel merito dell’opera, ci mancherebbe altro, sono troppo di parte per dire qualcosa sul logo. Inoltre, se avevo qualcosa da dire lo avrei fatto partecipando al concorso. Non l’ho fatto e pertanto…

…onore al merito. Questo è il logo premiato:

Foto da Repubblica Firenze
Foto da Repubblica Firenze

Vorrei solo ricordare i nomi degli autorevoli membri della giuria che, almeno stando a quanto ha pubblicato Il Corriere Fiorentino in data 9 novembre 2013 (non ho trovato altre fonti che confermassero o rettificassero questa informazione), sono (riporto testualmente da questo link):

  • Maurizio Boldrini, giornalista professionista ed esperto di comunicazione pubblica;
  • Mario Morcellini, direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma;
  • Stefano Rolando, professore di Politiche Pubbliche per le comunicazioni e teoria e tecniche della comunicazione pubblica alla Università IULM di Milano;
  • Luca Verzichelli, Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Siena e docente di Analisi delle Politiche Pubbliche;
  • Francesca Tosi, professore ordinario di Disegno Industriale presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze;
  • Walter Sardonini, responsabile della progettazione grafica e comunicazione visiva per Social Design;
  • Carlo Ceccarelli, esperto di Comunicazione;
  • Riccardo Ventrella, responsabile Comunicazione e Innovazione della Fondazione Teatro della Pergola;
  • Giovanni Carta, giornalista professionista e dirigente dell’Ufficio Comunicazione del Comune di Firenze.

Noto con piacere l’elevata presenza di competenze femminili tra i componenti della giuria. Comunque, un grazie all’ex sindaco Renzi e alla giuria per aver regalato a Firenze, ci voleva davvero, un logo degno di rappresentare questa città nel mondo.

Adesso,  quando andrò all’estero, saprò perché a sentir parlare di Florentia, Florence, Florenz, Florencia vedrò illuminarsi i volti degli astanti. Mi rivolgeranno mille domande in merito al logo e a quanto sia necessario, importante e rappresentativo. Avrò tutta la loro attenzione e ammirazione per quanto è stato fatto, finalmente, per questa cittadella della Toscana e, quando mi chiederanno di Renzi, del premio e della giuria, a quel punto sarò lieto di rispondere: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa…”

Approfondimenti e crediti:

Stupire ad ogni costo

Cosa non si è disposti a fare per cogliere l’attenzione del pubblico?

E’ ciò che si sarà chiesto lo stilista Simon Porte Jacquemus che, in risposta a questo dubbio amletico, ha trovato come soluzione quella di spogliare e avvolgere nel cellophane una modella che ha fatto sfilare in “passerella”. Il tutto è avvenuto il 26 febbraio scorso presso un impianto natatorio parigino dove lo stilista ha catturato l’attenzione della stampa, dei blogger e gli addetti ai lavori della moda internazionale.

Il risultato lo si evince dall’espressione dello stilista al termine della manifestazione (guarda le foto su questo link).

Ciò che mi resta difficile capire è lo stupore e l’attenzione che questo evento di per sé ha scatenato, se non derivanti dal fatto che uno si potesse domandare, dopo aver visto la sfilata: “ma quel copripelle è in vendita o è solo una provocazione?”

Si può dire anche “Basta!”; non c’è bisogno di acclamare operazioni d’immagine di questo tipo solo perché “diverse ad ogni costo”. Ma poi, diverse da che? Non è una novità che qualcuno ogni tanto si svegli e dica: “metto a tette all’aria qualche modella, forse stupisco un po’ di addetti ai lavori”. Bé, se questo è l’ingrediente segreto per far parlare di sé, evviva la novità e il segreto! Allora siamo davvero arrivati a raschiare il fondo del barattolo. Il problema è che quando uno è già in fondo rischia solo di strisciare e, ciò che striscia, a mio modo di vedere, sono la creatività e la cultura, l’eleganza e la fantasia. Lo stilista, in questo caso, “resta in piedi”, sorridente, soddisfatto, con i suoi calzoncini corti e il suo cappellino; gli manca solo un palloncino in una mano e un gelato nell’altra. Lui ha un solo pensiero in testa che però emerge chiaramente dall’espressione del suo volto: “ma guarda come ho preso per il culo questa gente. E pensare che quel pezzo di cellophane lo volevo pure buttar via”.

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