Quando il contenitore è più importante del contenuto

Ho visto… uno spot in TV nel quale venivano mostrati tutti i possibili usi creativi di una confezione di un noto snack.

Ho_Visto_CoseRicordo, in un remoto passato, che quei prodotti cosiddetti “alimentari”, venivano promossi in TV attraverso l’esaltazione delle proprietà nutrizionali e organolettiche del prodotto stesso. Gli ingredienti, la genuinità, il sapore, ecc. Quando poi arrivi a non aver più nulla da dire sul prodotto, evidentemente passi a tessere le lodi della confezione che lo contiene, divenendo più importante del prodotto stesso,  trasformando il contenuto in qualcosa da “eliminare” in fretta attraverso il suo consumo, per poter poi utilizzare il contenitore. Evviva!

Proverei a vendere solo il contenitore inserendo come “omaggio” il prodotto alimentare contenuto.

Dedicato a chi, delle confezioni, pensa di non farsene “un tubo”. Dedicato anche a chi, di certe cose, ne può fare tranquillamente a meno. Dedicato a chi preferirebbe sapere cosa mangia, prima di capire come può dare nuova vita al contenitore del prodotto che ha appena mangiato. Dedicato anche a chi vorrebbe che certi contenitori potessero essere smaltiti con più facilità, senza dover perdere troppo tempo per capire cosa va in un cassonetto o cosa in un altro, soprattutto per quelle confezioni realizzate con materiali compositi.

E comunque… W il packaging!

Lo spot:

Omaggio, plagio o copia?

Fin dagli albori della civiltà l’uomo ha preso ispirazione per le proprie creazioni osservano l’ambiente che lo circondava e ciò che altri suoi simili avevano già realizzato. Col progredire della cultura, delle arti e, più recentemente, con l’avvento della fotografia e del cinema, ogni qual volta vediamo, leggiamo o sentiamo qualcosa che ci porta alla memoria immagini e suoni già codificati e inseriti nel nostro bagaglio culturale, si ripropone l’annoso dibattito: “Ci troviamo davanti a un omaggio, un plagio o ad una copia?”.

Non sempre si tratta di déjà vu. Spesso ci troviamo a vivere un’esperienza reale in cui il nostro cervello associa e confronta eventi già vissuti con altri più recenti ritenuti simili e automaticamente messi a confronto.

Poiché mi occupo di grafica e comunicazione visiva mi piace trattare questo argomento confrontando le immagini e, nello specifico, appagarmi e appagare gli appassionati, prendendo in prestito quelle tratte da film di fantascienza.

Parlare in termini di plagio o copia è materia di chi gestisce e regolamenta il diritto d’autore. Coloro che parlano di “omaggio” spesso mettono le mani avanti per evitare problemi  legali, a meno che tale affermazione non sia preceduta da particolari accordi tra chi ha creato il primo “modello di riferimento” e chi lo ha succeduto proponendo qualcosa di simile per omaggiare il lavoro altrui.

In questo post non mi interessano aspetti potenzialmente discutibili in sede di tribunale. L’esercizio che invece mi piacerebbe fare con voi è semplice. Voglio sottoporre al vostro spirito d’osservazione alcune immagini riferite a scene di film che per alcuni aspetti estetici tendono ad essere molto simili tra loro. Per quanto mi riguarda la chiamo “deformazione professionale”. Vedo, confronto, ricordo ed elaboro in continuazione. Lo so, “non sto tanto bene”. A parte il mio stato di salute mentale, che paleso in modo che eventuali accuse sollevate dalle major cinematografiche nei miei confronti possano essere mitigate, vi chiedo…

Qual’è il vostro pensiero in merito?

Into Darkness - StarTrek - 2013
Into Darkness – StarTrek – 2013
Spazio 1999 - serie televisiva del 1975
Spazio 1999 – serie televisiva del 1975

Interior design: in questo caso gli elementi a confronto sono le scenografie dei due ambienti in cui si stanno svolgendo le rispettive scene. La prima immagine è tratta da una scena di Into Darkness del 2013, la seconda dalla serie televisiva degli anni ’70, Spazio 1999. Secondo voi, è sufficiente modificare il raggio della curvatura dei vertici dei rettangoli luminosi presenti sulle pareti di sfondo per creare qualcosa di “diverso” o di “non visto”, quindi originale?

Volti misteriosi e androidi: adesso vi mostro alcune immagini in sequenza appartenenti a film diversi. Il primo più in alto è un fotogramma tratto da The Prototype, film che uscirà nel 2014. A seguire trovate 9 del 2009, HellBoy del 2004, StarWars del 1975, Doctor Who, nato nel 1963 a tutt’oggi in programmazione e  Metropolis del 1927.

Potremmo parlare di evoluzione di uno stile? Di semplice ispirazione? O, almeno in alcuni casi, di copia?

prototype
“The Prototype” del 2014
9
“9” del 2009
HellBoy del 2004
“HellBoy” del 2004
starwars
“StarWars” del 1975
doctor_who
“Doctor Who” serie televisiva nata nel 1963 tutt’ora in produzione
metropolis
“Metropolis” del 1927

Astronavi: adesso parliamo di astronavi e prendiamo in esame la Prometheus, dell’omonimo film del 2013 e la Serenity dalla serie televisiva Firefly del 2002. Ovviamente quest’ultima è stata creata con budget decisamente limitati rispetto alla Prometheus, quindi effetti, rendering e orpelli vari fanno la differenza ma per quanto riguarda “il telaio”, le forme più caratterizzanti, e qualche proporzione alterata, le due navi spaziali come vi sembrano?

Prometheus del 2012
Prometheus del 2012
Serenity da Firefly del 2002
Serenity da Firefly del 2002

Vetrate: in Pandorum del 2009, ritroviamo la “croce” come elemento stilistico di particolare rilevanza, soprattutto in relazione a dove è stato adottato e per tutte le volte che viene portato all’attenzione dello spettatore. In questo caso, la croce, è stata impiegata per dare la sagoma ad una vetrata di una camera di stasi o ibernazione. La croce evoca la crocifissione e in quanto tale il dolore, la sofferenza. Tale espediente è stato adottato in precedenza da Punto di non ritorno del 1997, sempre per realizzare una vetrata. Questa volta appartiene a quella del ponte di comando della nave spaziale Event Horizon, uno degli ambienti fulcro dell’intero film. E’ ovvio che la croce la ritroviamo in ogni dove ma nel caso specifico abbiamo due film di fantascienza, entrambi evocano scenari da incubo e in entrambi i casi la croce è impiegata per realizzare una vetrata che caratterizza una scena ben precisa divenendo elemento importante e simbolico, nel contesto specifico.

Locandina del film "Pandorum" del 2009
Locandina del film “Pandorum” del 2009
"Punto di non ritorno" del 1997 - vetrata della Event Hrizon
“Punto di non ritorno” del 1997 – vetrata della Event Hrizon

Fortezze volanti: confrontiamo tre pellicole in cui questi imponenti e affascinanti dispositivi bellici e di difesa troneggiano nei cieli dei film di fantascienza. Per lo più sono piste per aerei volanti, tipo portaerei, che a loro volta possono volare. Nella mia esperienza di appassionato cinefilo, ho avuto modo di paragonarne almeno tre. Stiamo prendendo in esame comunque 3 fortezze volanti, quindi nate per soddisfare le medesime esigenze in contesti simili, questo per spezzare una lancia a favore dei creativi che le hanno concepite. Se poi vogliamo tirare questa lancia a qualcuno di questi creativi, vediamo di capire se ci troviamo davanti a copie o concept differenti dello stesso manufatto.

Le prime due immagini che vi mostro ritraggono la fortezza volante presente nel film The Avengers del 2012. Le successive tre, quelle più seppiate, sono tratte da Sky Captain and the World Tomorrow del 2004. Le due ultime immagini sono estratte da Il suono dei tamburi e L’ultimo signore del tempo da Doctor Who

The Avengers - la fortezza volante "Helicarrier"
The Avengers – la fortezza volante “Helicarrier”
The Avengers - la fortezza volante "Helicarrier"
The Avengers – la fortezza volante “Helicarrier”
Sky Captain and the World Tomorrow  fortezza "Manta"
Sky Captain and the World Tomorrow fortezza “Manta”
Sky Captain and the World Tomorrow  fortezza "Manta"
Sky Captain and the World Tomorrow fortezza “Manta”
Sky Captain and the World Tomorrow  fortezza "Manta"
Sky Captain and the World Tomorrow fortezza “Manta”
Doppio episodio del Doctor Who:  "Il suono dei tamburi " e "L'ultimo signore del tempo"
Doppio episodio del Doctor Who: “Il suono dei tamburi ” e “L’ultimo signore del tempo”
Doppio episodio del Doctor Who:  "Il suono dei tamburi " e "L'ultimo signore del tempo"
Doppio episodio del Doctor Who: “Il suono dei tamburi ” e “L’ultimo signore del tempo”

Questa analisi potrebbe continuare all’infinito. Per non tediarvi ulteriormente mi fermo qui ma qualora voleste indicarmi scene di film da comparare, sono qua per portare avanti questo interessante argomento con voi.

Crediti e approfondimenti:

Le immagini presenti in questo post hanno il mero scopo di supportare una discussione attraverso una documentazione iconografica adeguata. Con questo post non si ha alcuna intenzione di infrangere il diritto d’autore. Tutte le immagini e marchi appartengono ai legittimi proprietari.

Tazze, mug, cup… stupire, comunicare, decorare e promuovere la propria immagine

Arriva dalla tradizione anglosassone ed è diventata un vero oggetto di culto, piacevole da utilizzare e bella da vedersi. Parliamo della tazzona in ceramica o per chi preferisce MUG all’americana.

Sono solitamente oggetti che hanno una storia a sé, non sono relegati in rigorosi set da 2, 4 o 6 come invece accade per le nostre tazzine da caffè. “Lei” è solitaria, unica, grande. Offre un’ampia area di personalizzazione, chimera di ogni creativo che abbia la voglia di cimentarsi per renderla davvero unica e speciale.

La tazza americana è un oggetto che evoca scenari lontani, film in cui si sorseggiano bevande calde e fumanti che corroborano il corpo mitigando il rigore dei freddi inverni. In ufficio o a casa la tazza mug è onnipresente nella vita degli anglosassoni a tal punto da essere stata prodotta anche nella versione in cartone usa e getta che permette di gustarsi un caffè anche passeggiando all’aperto. L’ho potuta sperimentare a Londra e vi garantisco, se uno non ha mai provato prima, che è roba da grandi ustioni.

Da qualche tempo la mug è diventata anche per noi un oggetto in uso presente nei nostri scaffali o credenze di casa. Magari noi ne facciamo un utilizzo più sporadico come tazza per il caffè usandola in alcuni casi come soprammobile, portapenne, porta matite o addirittura come porta spazzolini da denti. Questo uso differente è dovuto principalmente alla cultura del caffè all’italiana o alla napoletana che richiede un rituale tutto particolare che impone un rigoroso uso della tazzina classica.

Alberto Sordi
Alberto Sordi

Per chi invece come me preferisce “sciacquoni” lunghi “all’americana” la mug è l’ideale per sorseggiare con calma una bevanda calda e non è detto che debba essere per forza caffè; per il tè ad esempio è fantastica.

La tazza mug solitamente è bianca e il suo candore è stato fonte di ispirazione per molti grafici, artisti e designer che hanno deciso di adornarne la superficie con grafiche di ogni genere. Questo ha permesso alla tazza mug di diventare spesso un oggetto da collezione.

Nel settore della pubblicità e promozionale in genere, la tazzona da caffè ha trovato un’importante collocazione che le ha permesso di campeggiare all’interno di negozi di souvenirs oppure è stata ampiamente adottata come branding gadget per regalarla ai clienti e distribuirla all’interno del proprio team di lavoro.

Con l’avvento delle tecnologie digitali, in questo caso della sublimazione, è possibile oggi realizzare una produzione, anche limitata, di tazze personalizzate. Lavorando nel settore della pubblicità e comunicazione visiva ho potuto avvalermi di tali tecnologie e soluzioni potendo realizzare alcune serie limitate di mug con grafiche mie.

Questo è stato fattibile anche grazie alla preziosa collaborazione della Business Open di Lucca. E’ una realtà commerciale che fornisce servizi e prodotti B2B per la promozione in generale. Uno dei punti di forza della Business Open, oltre che offrire la possibilità di attingere ad un catalogo di prodotti promozionali personalizzabili praticamente infinito, è riscontrabile nella capacità di realizzare produzioni limitate. Dalla campionatura fino alla tiratura definitiva mantenendo i costi sotto controllo e producendo in base alle effettive esigenze del committente, senza dover fare magazzino.

La MUG della BusinessOpen è un prodotto interessante per chi opera nel promozionale, nel design, per chi fa branding, marketing, ecc. La stampa in sublimazione permette di riprodurre foto e disegni rispettando fedelmente i colori e mantenendoli inalterati nel tempo, anche se la mug viene sottoposta a lavaggi frequenti in lavastoviglie. Uso spesso le tazze che ho realizzato come campionatura per i miei lavori e a tutt’oggi le grafiche sono ancora perfette.

Data la possibilità di poter realizzare anche pochi pezzi la Business Open può essere un partner interessante per tutte quelle realtà che hanno l’esigenza di comunicare e  rinnovare spesso la propria immagine variando i messaggi pubblicitari. La tazza mug è un prodotto molto attrattivo in grado di suscitare interesse e di resistere nel tempo (fatta eccezione per rotture accidentali) divenendo un prodotto promozionale efficace, elegante e di design.

Se siete alla ricerca di un prodotto promozionale, che dia valore alla vostra immagine, a basso costo di produzione e che possa essere gradito ai vostri interlocutori, la tazza mug è sicuramente l’oggetto che può fare la differenza.

Link correlati: