Sci e roba sospesa

Pare che il binomio “SCI e riprese aeree” abbia qualche difficoltà a trovare un equilibrio.

Poco più di un anno fa, durante i mondiali di sci a Madonna di Campiglio, si verificò uno degli incidenti più singolari e discussi degli ultimi anni, almeno in ambito sportivo. Un drone, col quale venivano effettuate delle video riprese aeree, cade rovinosamente a terra sfiorando per soli 3 centesimi di secondo lo sciatore Marcel Hirscher nel corso della sua manche. Una vera “tragedia mancata” ma di sicuro un buon motivo per dibattere in merito all’uso dei droni in ambito sportivo.

“Apriti cielo”, fu proprio il caso di dirlo. Di questo fatto se ne è parlato per giorni. Il pericolo, la sicurezza, chi avesse o meno autorizzato tale attività specializzata, con l’aggravante che era svolta di notte, etc. Un gran polverone che finì col portare la federazione di Sci, la FIS, a dichiarare che in futuro non si sarebbe più avvalsa di droni per effettuare riprese televisive, almeno “fino a quando non potesse essere garantito un funzionamento completamente sicuro”. Vedi notizia

Bene… si torna alle spidercam, quelle videocamere montate su carrelli che corrono lungo cavi sospesi sopra gli impianti sportivi, ampiamente utilizzate nel calcio ma anche durante gli eventi di particolare rilevanza e interesse per offrire immagini aeree a bassa quota.

Sicuri che in questo modo non si sarebbero più verificati incidenti, nel corso delle Olimpiadi di Rio 2016 una spidercam installata presso il Parco Olimpico, cade al suolo a causa della rottura di alcuni cavi che la sostenevano. Esito rovinoso per la spidercam, per l’emittente televisiva che gestisce le riprese video dei giochi olimpici (OBS – Olympic Broadcasting Services) e soprattutto per il danno provocato ad alcune persone che si trovavano sotto la perpendicolare di questo dispositivo di ripresa. Tutto viene rapidamente ridimensionato per non dare troppa eco alla notizia in favore della sempre magica atmosfera dei giochi olimpici. Vedi notizia

Ma torniamo allo sci col quale ho aperto questo post.

Notizia di oggi: a Saint Moriz, nel corso dell’ennesimo mondiale di sci, una spidercam cade al suolo a causa di un cavo tranciato da – pare una barzelletta – dal passaggio della pattuglia acrobatica svizzera. Vedi notizia

Ora mi chiedo… Vogliamo vietare il vietabile in nome della sicurezza o cominciamo ad utilizzare la testa? Che sicurezza sia ma, in questo caso, o la spidercam era stata montata ad un’altezza tale da diventare un pericolo per gli stessi aerei della pattuglia acrobatica svizzera o quest’ultimi volavano un “tantino” basso, tanto da creare un problema di turbolenze nei confronti della stabilità e della relativa sicurezza di questa camera su cavi.

Allora, sono i droni un pericolo? Le spidercam? Gli aerei? Missili, satelliti? O vogliamo tornare un attimo con “i piedi per terra”, concertare le iniziative, mettere a conoscenza tutte le parti interessate su ciò che è in corso e, soprattutto, utilizzare procedure condivise, sicure e testate?

Gli incidenti capitano ma spesso sono causati da incompetenze, negligenze e disattenzioni. Non è tanto il mezzo il pericolo ma quanto chi lo governa che spesso non è attento e sufficientemente competente.

Vogliamo parlarne?

Approfondimenti e crediti:

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Riflessione sulle “Linee guida per stabilire le CARATTERISTICHE DI INOFFENSIVITÀ di un APR”

Credo che a breve verrà pubblicato un documento col quale si emenderà il regolamento che abrogherà tutti i divieti per poi riformulare delle eccezioni di cui all’articolo, del comma, del paragrafo, del capitolo, della “supercazzola prematurata” attraverso la quale potrai sempre far volare altissimo il tanto invocato, istigato, inevitabile MOCCOLO.

Non so se rispetterà tutti i criteri di inoffensività ma di sicuro volerà o sta già volando in varie parti d’Italia…

Cari amici “dronisti”, non spaventatevi di tutti questi regolamenti. Lavorate e non fatevi intimorire; studiate, preparatevi, siate prudenti ma non mollate l’osso.

Siamo solo agli inizi di un lungo e tortuoso cammino che non potrà essere fermato né da ENAC  né da nessun altro. Si chiama sviluppo tecnologico, evoluzione, progresso e, ci metto pure, conoscenza. Dalla conoscenza nascono belle cose, dall’ignoranza solo ignoranza.

Mi domando: “ENAC, come potrà ritenere “offensivo”, stando a quanto ha appena pubblicato, un drone per il quale si è presentata ad ENAC la dichiarazione di rispondenza?” Di fatto i multicotteri tra i 301gr e i 2Kg non hanno molte chance per rispondere alle “caratteristiche di inoffensività” richieste da ENAC ma, all’art. 12 del Regolamento Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, paragrafo 1, si dice, riporto fedelmente: “Le operazioni specializzate condotte con SAPR di massa operativa al decollo minore o uguale a 2 kg sono considerate non critiche in tutti gli scenari operativi, a condizione che gli aspetti progettuali e le tecniche costruttive dell’APR abbiano caratteristiche di inoffensività, precedentemente accertate dall’ENAC o da soggetto da esso autorizzato“.

“Se hai accertato in precedenza che sono inoffensivi, adesso come puoi ritenere i medesimi droni “offensivi” o non rispondenti ai “criteri di inoffensività”?

Giriamo la domanda: “ENAC, come può stabilire dei “requisiti di inoffensività”, quando questi non trovano alcun riscontro nelle centinaia di quadricotteri già ritenuti inoffensivi dalla stessa ENAC?”

Vuoi vedere che adesso, per correre ai ripari, tireranno fuori qualcosa tipo la “classe ambientale” per le auto (i vari Euro 1, 2, 3, etc) per cui gli APR certificati fino ad una certa data potranno volare o non volare in virtù di tutta una serie di ulteriori paletti, giustificazioni, leggi e classificazioni “non-sense”?

Tipo: “Gli APR certificati da ENAC fino ad oggi potranno volare solo il sabato mattina dalle 10.45 alle 11.00 ma solo se capita il 29 febbraio mentre quelli che verranno certificati da domani in poi, se ritenuti inoffensivi grazie ai paraeliche in gommapiuma, meglio se fatte di aria ma non troppo compressa, eliche di brigidino e scocca realizzata col popcorn, potranno volare liberamente”.

Dovremmo ringraziare ENAC.

Grazie ai faldoni prodotti fino ad oggi è stata in grado di far spremere le meningi ai nostri bravi ingegneri, costruttori e tecnici nel tentativo di realizzare qualcosa che ancora non si è mai visto e che neppure ENAC, evidentemente, sa come deve essere fatto.

Che ENAC emendi pure, che riveda, abroghi, pubblichi circolari, faccia quello che gli pare (dopotutto come ha sempre fatto) ma ciò che è scritto resta e prima o poi, probabilmente, qualcuno che ha voglia di “perdere un po’ del proprio tempo” e che avrà titolo per farlo, impugnerà ogni rigo scritto da ENAC e dimostrerà che “chi di spada ferisce di spada perisce”.

Dall’aprile 2014, data in cui è entrato in vigore il primo Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, ad oggi, ENAC ha scritto fiumi di parole e ascoltato poco o nulla le aziende e le associazioni di settore coinvolte a vario titolo in materia di APR. Sento sempre un gran parlare di ENAC e dei suoi regolamenti; vedo un gran avvicendarsi di referenti ENAC, tutti contenti e ben disposti a partecipare a tavoli, conferenze, workshop. Pronti a fare roboanti annunci, a rendersi disponibili a rivedere in meglio le regole e… ZAC! Puntualmente, non solo tutto resta uguale, “magari”, ma spesso va a peggiorare.

Risultato?

Vedo aziende che chiudono, piloti che decidono di “far festa”, o peggio, decidono di lavorare “a prescindere” (leggi: abusivamente).

Tutto questo a chi giova o a chi gioverà? Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?

I nostri Piloti e gli Operatori saranno costantemente impegnati nel rivedere i propri protocolli di lavoro, le proprie filiere di costruzione degli APR perché le regole verranno continuamente cambiate?

Vogliamo farci passare avanti dal resto del mondo anche in questa magnifica sfida dove l’italia potrebbe eccellere, come in altri moltissimi campi, solo “limitandosi” a fare bene quello che sa fare?

Vogliamo emigrare tutti all’estero per “risolvere” il problema delle leggi che non permettono di lavorare in Italia?

Oppure…

Vogliamo veramente impegnarci per concertare delle strategie di “difesa” e di “contrattacco” per dimostrare, fattivamente, che stiamo parlando troppo e agendo pochissimo? I droni commerciali  sono oramai una realtà mondiale e noi, nel tentativo di districarci tra le regole sempre più ingarbugliate e commistionate tra loro, non rischiamo di scordarci questioni più pratiche che coinvolgono seriamente temi come “security” e “safety”?

Le regole sono alla base della nostra civiltà, servono, sono indispensabili ma devono essere giuste e pensate per tutelare e non per limitare l’operatività degli addetti ai lavori e delle persone interessate dall’uso diretto o indiretto di certi dispositivi, in questo caso degli APR.

Sappiate comunque che il nuovo documento ENAC si pone come una LINEA GUIDA che, come tale, (riporto dicitura presente in testa al suddetto documento): “Le Linee Guida contengono elementi di dettaglio di tipo interpretativo o procedurale per facilitare l’utente nella dimostrazione di rispondenza ai requisiti normativi. Sono generalmente associate a Circolari. Dato il loro carattere non regolamentare, i contenuti delle Linee Guida (LG) non possono essere ritenuti di per se obbligatori. Quando l’utente interessato sceglie di seguire le indicazioni fornite nelle LG, ne accetta esplicitamente le implicazioni sul proprio impianto organizzativo da esse come risultante ed esprime il proprio forte impegno a mantenersi aderente ad esse ai fini della continua rispondenza al requisito normativo interessato. I destinatari sono invitati ad assicurare che le presenti Linee Guida siano portate a conoscenza di tutto il personale interessato.”

confusione

In altre parole… se non la seguite non succede nulla ma se la seguite.. Ooooh! dovete mantenervi aderenti a quanto riportato.

Detto ciò, siate professionisti, siate professionali, siate di larghe vedute e lungimiranti ma non abbrutitevi davanti alle decisioni del legislatore. Ricordiamoci che ogni “senso unico” è caratterizzato da un “divieto di accesso” da un lato e da un “senso consentito” dal lato opposto; talvolta basta fare il giro dell’isolato per arrivare all’obiettivo.

“…e se proprio vi scappa un take-off di un moccolo, cercate almeno di evitare assembramenti di persone” 🙂

Approfondimenti: 

 

Droni agli arresti domiciliari e il business delle parole…

Blindato, terrorismo, ISIS, foreign fighters e droni. 

Non necessariamente in questo ordine ma spesso, troppo spesso, queste parole vengono accostate tra loro.

Qualche anno fa mi avvicinai al settore dei droni con la convinzione che potesse offrire nuove opportunità di lavoro. Si diceva che le tecnologie dei droni civili erano state “sdoganate” (altro termine abusato) da quelle militari – quindi che erano molto efficienti – e che la ricerca e lo sviluppo delle tecnologie avrebbero portato nel corso degli anni al raggiungimento di incredibili risultati nelle performance degli aeromobili a controllo remoto, parallelamente all’implementazione delle applicazioni in cui impiegarli in ambito civile.

droneMilitare

Io stesso avevo deciso di avvalermi di un SAPR per effettuare riprese, foto e video pubblicitari ma con le prime avvisaglie che preannunciavano l’entrata in vigore del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto capii che le cose si sarebbero decisamente complicate. In parole povere, come si dice a Prato: “ho ripreso ì mì balocchi e son tornato a giocare nì mì uscio”.

“Eppure avevamo detto che i droni sarebbero stati il futuro…”

A tutt’oggi ritengo che avviare in Italia un’attività che implichi l’impiego di APR sia da valutare con la massima attenzione; non solo per tutti gli aspetti burocratici, normativi, legali, sanzionatori, assicurativi, correlati e derivanti da ciò che è riportato su:

a cui si riferiscono le sanzioni emanate dal

e per quanto previsto dalle regole sulla Privacy, in merito alla realizzazione di foto e di video, definite dal:

ma anche per tutto ciò che i media dispensano a loro uso e consumo ipotizzando molteplici utilizzi dei droni in ambito terroristico, talvolta sconfinando nella fantascienza o prospettando scenari apocalittici che paiono dei suggerimenti verso i neo-terroristi.

Posso usare un coltello da cucina per tagliare il pane o la carne ma non divento automaticamente un serial killer e dato che i serial killer e gli assassini utilizzano anche i coltelli per uccidere, non credo che vietandone l’uso si possano eliminare gli omicidi; di sicuro si manderebbero fallite le panetterie, le macellerie, ecc. che utilizzano quotidianamente i coltelli per svolgere il proprio, lecito lavoro.

Torniamo alle parole che in questo momento “vanno per la maggiore” e che i media utilizzano in ogni dove per caratterizzare i propri servizi giornalistici.

BLINDATO: a seguito dei fatti di cronaca accaduti a Parigi è il termine più utilizzato per definire una zona impenetrabile, chiusa, sigillata.

E’ quasi un termine onomatopeico che suona come: “forte”, “ferro”, “serratura”, “sicuro” e che trasposto in un contesto di cronaca dovrebbe darci la garanzia di estrema sicurezza e di massimo controllo laddove però, evidentemente, non si riesce a garantire né l’una e né l’altra cosa se non la limitazione della libertà alle persone comuni e non escludendo in assoluto la possibilità di agire a quelle più scellerate. Oltretutto si procede a “blindare” un’area o un’intera città solo dopo essersi verificato un fatto di estrema gravità che ha prodotto vittime civili. E’ un po’ come voler mettere i soldi in una cassaforte dopo essere stati rapinati.

Prima o poi il livello di attenzione cala inevitabilmente e ciò che si è fatto oggi, con estremo sacrificio, spendendo milioni di Euro in procedure di sicurezza, intelligence, armi e dispositivi vari, diventa praticamente inutile col passare del tempo. Cambiano le strategie dei terroristi, cambiano gli obiettivi, cala l’attenzione da parte delle forze dell’ordine e tutto torna ad assumere una condizione di “normalità”, fino al nuovo fatto di sangue.

Ma a parte questo, il termine BLINDATO piace, va parecchio. Se ci fosse una “borsa delle parole” oggi avrebbe una quotazione altissima.

A fianco o nelle vicinanze di blindato troviamo TERRORISMO, altro termine che evoca nelle menti di ognuno immagini cruente. Vorrei poter abusare del termine che indica l’esatto contrario ma di fatto, il SERENISMO o il FELICISMO o il CALMISMO ma non sono termini in uso; peccato, forse questo è sintomatico ed indica la vera natura dell’uomo.

Poi abbiamo ISIS che è l’acronimo di Islamic State of Iraq and Syria. Che dire in merito… anche nulla. Si è detto e ridetto di tutto e di più e francamente, io che sono un semplice cittadino che subisce come voi il peso delle parole e ancor di più della sostanza prodotta da questo clima di NON PACE, non voglio aggiungere nulla in merito a qualcosa che si autoproclama uno Stato e che di fatto esiste solo per uccidere le persone e annichilire il concetto stesso di cultura e di evoluzione umana.

Da ISIS il passo a FOREIGN FIGHTERS è breve. Altro termine abusato, diventato quasi un titolo altisonante che di fatto vuol dire: “combattente straniero”, anche se in modo più hollywoodiano, usato al posto di qualche appellativo più scurrile, meno giornalistico ma più consono e all’uopo per indicare quell’essere che si cimenta nel terrorismo. Secondo il mio modestissimo parere è un termine anche troppo lusinghiero, soprattutto la seconda parola: FIGHETER che dovrebbe essere associata ad un personaggio come Leonida o ad un Cesare o un lottatore di Wresling o ad uno di Boxe e non a dei fanatici il cui cervello ha pensato bene di dissociarsi e andarsene dal loro corpo da parecchio tempo.

Ma veniamo all’ultimo dei termini che ho elencato in apertura di questo post; quello che francamente riterrei il più innocuo tra questi: DRONI.

Oggi la parola DRONE è abusatissima. Viene indiscriminatamente utilizzata per indicare tutto ciò che è dotato di un’intelligenza artificiale, più o meno evoluta, e che si muove senza un pilota a bordo.

Ho sentito indicare drone:

  • Auto
  • barche
  • robot
  • sottomarini

e anche

  • aerei o elicotteri dal design innovativo ma che a bordo hanno comunque un pilota.

Mi manca solo di sentire qualche idraulico indicare “drone” una lavatrice di ultima generazione e siamo a posto.

Solo per fare chiarezza, un DRONE può essere solo due cose:

  1. il maschio dell’ape
  2. un’aeromobile a controllo remoto (il cui nome deriva proprio dalle caratteristiche fisiche, comportamentali e dal rumore prodotto durante il volo dal suddetto insetto).

Comunque, pare che se non utilizzi i DRONI per fare un po’ di tutto, meno che per quello che servirebbero (viste le restrizioni per l’utilizzo di questi aeromobili in ambito civile), non sei “alla moda”.

Detto ciò, oggi i DRONI pare che siano il pericolo numero uno per le intelligence di tutto il mondo, senza pensare che gli unici droni che fino ad oggi hanno fatto seri danni sono stati solo quelli militari, oltretutto impiegati proprio con l’intento di fare danno.

Comunque, l’associazione delle parole blindato, terrorismo, ISIS, foreign fighters e droni è diventata la miscela vincente per vendere giornali e realizzare talk show improntati esclusivamente su questi argomenti.

Considerando che un terrorista dell’ISIS ambisce per dottrina e lavaggio di cervello, quando non ci ripensa all’ultimo istante, a immolarsi per un distorto “credo religioso”, mi pare molto difficile che possa utilizzare un drone per compiere un attentato.

Comunque, anche se il “suo credo religioso”, edulcorato da fifa, gli suggerisse di mantenere la propria incolumità, non credo che l’interdizione di uno spazio aereo ai droni o agli ultraleggeri possa evitare l’utilizzo di questi aeromobili in ambito terroristico. Francamente non me lo vedo proprio il tizio dell’ISIS che si reca da ENAC per mettersi in regola con tanto di attestati, manuali di volo e documentazioni varie con l’obiettivo di compiere un attentato col proprio APR. Oltretutto in area critica soggetta ad assembramento di persone, su via, non si può proprio. O li usa, a prescindere, o continua ad utilizzare il suoi “bei” Kalashnikov, cinture esplosive e aggeggi vari di morte, acquistati presso i venditori di armi, degli stessi paesi dove poi i terroristi li impiegano; credo oltretutto che vedano questo processo come una sorta di nemesi perfetta.

Parlare delle possibili “strategie del terrore” in termini mediatici ha un maggiore effetto sull’opinione pubblica se vi si associa la parola DRONE.

Un oggetto che vola, pilotato in remoto da chissà chi e da chissà dove, magari carico di esplosivo o di un pericoloso virus letale. “Fa audience”, crea attenzione, si possono chiamare in causa esperti e sedicenti tali in varie trasmissioni televisive per parlare dell’argomento in modo quasi morboso. Le ipotesi si sprecano e gli ascolti salgono e l’opinione che si forma tra la gente in merito ai DRONI è sempre più DRONI = TERRORISMO.

Poi arrivano le contraddizioni.

Qualche giorno fa ho postato sulla mia pagina Facebook DRONE alcuni articoli che riportavano le parole del ministro Angelino Alfano il quale comunicava perentoriamente l’interdizione dello spazio aereo ai DRONI e agli ultraleggeri sulla capitale durante il Giubileo. Il giorno dopo si leggeva sui quotidiani online che le forze di polizia avrebbero utilizzato i DRONI per prevenire attentati. Il giorno dopo ancora il prefetto Gabrielli dichiarava che i droni “sospetti” sarebbero stati abbattuti; “credo che si riferisse a quelli con occhiali da sole e baffi finti”.

In fondo a questo post, se volete, potrete deliziarvi leggendo gli articoli di cui vi ho appena parlato.

Forse mi sono perso qualcosa… ma il volo degli APR sulla capitale o su qualsiasi altra città, prima dell’era ISIS, era possibile? …Mah!

Diciamo pure che se uno prende e vola con un APR in Piazza Navona, per dirne una, o a San Pietro, per dirne un’altra, viola la legge, a meno che non abbia ottenuto da ENAC un “permesso di volo in area critica in scenario misto” e che lo abbia condiviso con le autorità di PS del luogo che hanno l’ultima parola in merito; questo perchè se le autorità di PS, per esempio, avessero autorizzato per quel giorno, a quell’ora “un corteo con la Camusso“, che per l’appunto transita proprio nella zona di volo dell’APR, questo creerebbe non pochi problemi…

Ma tutto questo non fa figo e quindi i media non ne parlano. No, non della Camusso ma delle questioni burocratiche legate all’uso di un APR in città – e non mi riferisco a quelle tre fette di prosciutto con le ali definite DRONI sotto i 300gr. –

Alla fine di tutto questo delirio, chi già aveva difficoltà a lavorare con gli APR, pur con tutte le sue autorizzazioni, assicurazioni, certificazioni varie, oggi si trova ad essere paragonato alla stregua di un Hezbollah fondamentalista guerrafondaio.

vignetta terrorista

Vorrei ricordare che nel mondo il business delle armi supera di gran lunga quello dei droni civili e che un drone civile può essere impiegato in moltissimi scenari per innumerevoli scopi di pace mentre un’arma può solo uccidere, anche se sono impiegate in quelle che definiamo missioni di pace o missioni umanitarie ma che di fatto, spesso, si trasformano in missioni “portatrici di morte”.

Quindi, che futuro potremmo sperare per i droni?

A mio avviso si è spostata la linea di arrivo e di ripartenza o quella che avrebbe dovuto sancire l’apertura di un vero e proprio mercato e del relativo business per il settore dei droni civili. Questo almeno in Italia.

Per quanto ci possiamo impegnare, investire e sperare, vedo che gli APR restano per il momento degli apparecchi in uso ad una nicchia di utenti, troppo pochi per essere definiti un “mercato di riferimento”, troppo pochi per essere ascoltati, troppo pochi per poter fare la differenza in un settore che ha un incredibile potenziale inespresso, sottomesso da regole che limitano chi lavora con coscienza e serietà e risultano poco efficaci per frenare il fenomeno dell’abusivismo.

Si dice che il settore sia ancora acerbo, che dovrà svilupparsi e che i risultati si vedranno nel tempo. A me pare che il settore abbia subito un evidente arresto. Sento parlare più o meno delle stesse cose da circa tre anni e non mi pare di vedere tutti questi droni in cielo o che il mercato dei droni sia effettivamente “decollato”.

Si sente parlare di un boom di vendite di droni e di un incremento di APR che volano in regola.

Nel primo caso il boom si riferisce a quelli venduti spesso dalla grande distribuzione e che oltretutto non dovrebbero essere considerati come dei droni ma degli aeromodelli impiegabili per scopi ludici; anche se qualcuno li usa in modo “promiscuo”, (non previsto dalla legge e quindi per impieghi non proprio regolari).

Nel secondo si parla di un normale incremento dovuto all’ammodernamento e allo sviluppo delle flotte in carico alle aziende produttrici degli stessi APR e di quelle che ne acquistano più di uno per garantire un livello di continuità di servizio nell’ambito della propria professione.

Se a questo ci aggiungiamo il TERRORISMO MEDIATICO unito ad una certa faciloneria nel modo di comunicare della nostra classe politica, penso che la ripartenza del settore sarà roba destinata ad un’élite di “soliti noti”, quelle aziende che potranno permettersi il lusso di gestire appalti pubblici, difesa, sicurezza, intelligence e che sapranno imporre APR ridondatissimi, censitissimi, scatolaneramuniti, transponderati, con sistemi anticollisione, paracadute, airbag, triccheballacche e soprattutto il teletrasporto, almeno se qualcosa deve accadere è meglio che accada lontano da casa nostra; l’importante è parlare, parlare, parlare e i droni civili, quelli che avrebbero potuto e dovuto creare migliaia di posti di lavoro, avranno sempre ampio risalto nelle cronache dei giornali, per il diletto di qualche giornalista o politico che si diverte a “fare la guerra” con le parole, preferendo parlare o straparlare di droni ad uso civile invece di affrontare seriamente il problema delle armi vere ad uso incivile.

 

Articoli di approfondimento:

 

 

Droni – La t-shirt Alien Drone

Teschi, teschi dappertutto. Sulle borse, magliette, cover per telefoni e tablet, teschi ovunque.

Anche nel settore dei droni.

Il classico teschio pirata è comparso tra i SAPR, anche se caratterizzato dai quattro bracci del quadricottero anziché avere le due tibie incrociate, più fedeli al classico disegno del teschio pirata che tutti abbiamo in mente.

Allora?

Allora vediamo se si può fare qualcosa di diverso, pur sempre intrigante, enigmatico, misterioso, affascinante… o forse anche di più, dato che non dovrebbe essere il solito teschio visto e rivisto che oramai è inflazionato e che ha perso tutto il suo fascino.

Quindi che si fa?

Mah, intanto cominciamo a disegnare. Riparto dal mio drone quadricottero, quello che avevo già realizzato tempo fa per altre grafiche. Inspessisco alcuni elementi, aggiungo qualche particolare e al centro, al posto del solito teschio, ci inserisco il volto di un alieno che nasce dalle geometrie con cui ho realizzato il resto del disegno. Elementi paralleli, cerchi concentrici, incroci, sovrapposizioni, ed ecco che balza fuori il volto dell’alieno.

alien drone pittogramma

Testa ovoidale, mento allungato e sfuggente, grandi occhi, è lui, proprio quello che ho visto quella nott…

…lasciamo perdere.

Mi piace. Ora ho il mio alieno. Manca ancora qualcosa.

Beh… intanto diamogli un nome. Qualcosa di semplice, diretto, chiaro, inconfondibile: “ALIEN DRONE”.

Boia dé che fantasia.

E lo so ma è un nome che tutti possono ricordare.

Va beh ma facciamo di più…

Uff… sei sempre così pedante? Allora… le eliche ci sono, la testa dell’alieno pure, la dicitura Alien Drone l’abbiamo messa, cosa manca? Ah! Sì, intanto la “I” di ALIEN la caratterizziamo un po’. Ci metto al suo posto un’elica.

Ottimo. Poi?

Parlo con il mio amico Daniele, quello che stampa materialmente le mie grafiche sulle magliette. Ha un laboratorio artigiano a Lucca dove realizza prodotti promozionali, stampe, gadget, e tanto altro. BusinessOpen è il nome della sua attività. Parlo con lui, gli chiedo se ha qualcosa da consigliarmi per rendere ancor più intrigante la mia grafica.

Mi guarda, sorride e poi esclama: “Questo!” indicandomi un rotolo di materiale che a prima vista mi pareva un vinile adesivo comunissimo. Poi mi spiega che è una pellicola termosaldabile sensibile alla luce. Si carica di luce e la rilascia col buio; insomma è luminescente.

Figo! E’ quello che ci vuole per caratterizzare il mio alieno.

Stampiamo tutta la grafica in serigrafia e gli occhi dell’alieno, solo quelli, li realizziamo con questo materiale, almeno al buio si vedono gli occhioni illuminati, proprio come quelli dell’alieno che vidi quella nott…

Azz… ci sono ricascato.

Ma su quale maglietta realizziamo il tutto?

Sempre su consiglio di Daniele ci orientiamo verso una t-shirt JRC nera con effetto fiammato, insomma, con quello che i modaioli definiscono slubby. E’ un tipo di maglietta molto attuale, con vestibilità fashion, collo ampio, colletto basso, ottimo cotone, ecc, ecc.

Ecco il risultato alla luce.

Alien Drone - t-shirted ecco il risultato al buio:

Alien Drone - t-shirt al buio

Fatto! Ecco una nuova creazione, direttamente dalla fucina del creativo, che poi sono io, sotto “l’intrigante” nome di ACHROM. Come ogni eroe mascherato anche io ho il mio alias… Poi non guardare che faccio il grafico ma, sai com’è, già faccio un mestiere che viene identificato col nome di un qualcosa che a poco o nulla a che fare col mestiere stesso, fammi almeno un po’ giocare…

Dai che hai capito… l’orafo fa il gioiello, il mestiere non si chiama “gioiello”, il muratore non si chiama “mattone” o “calce”; il medico o dottore non si chiama “brufolo” o “appendicite”; insomma, io faccio il grafico e nella mia oramai quasi ventennale carriera avrò probabilmente disegnato uno o due grafici al massimo ma sono comunque un grafico.

E’ dura la vita caro mio lettore o lettrice.

Via, approfitto per ricordarti, dopo questo ultimo delirante passaggio, che la mia passione per i droni mi ha portato a realizzare una pagina Facebook nella quale posto quotidianamente la rassegna stampa che raccolgo dalla rete, ovviamente per quello che concerne l’argomento SAPR. Ti invito ad andare a visitare DRONE e a cliccare Mi Piace per restare aggiornato.

Su questo blog trovi la categoria DRONI E DRONISTI all’interno della quale ho postato diversi articoli sull’argomento.

Se questo post ti è piaciuto ti invito a condividerlo col mondo! Mille grazie e alla prossima.

PS: se vuoi comprare questa t-shirt, vai sul mio sito web nell’area Drone For Fun dove troverai questa ed altre grafiche.

Drone – Una t-shirt sui droni in chiave X-Files

9 stagioni, quasi un decennio di intrattenimento nel nome del sano e ben fatto sci-fi in TV; almeno fino all’ottava stagione e lasciando perdere i film.

Si chiamavano X-Files e i protagonisti erano i due agenti FBI Mulder e Scully.

Sono passati diversi anni. Alcuni di voi “dronisti” erano appena nati, almeno quelli che oggi svolazzano in regola con un APR e che sono diventati maggiorenni da poco.

Lei, pragmatica, scettica, di formazione scientifica, riflessiva e indagatrice. Lui più aperto all’impossibile, colpito nel personale dalla scomparsa della sorella per mano degli alieni, o così si è pensato per molte stagioni.

Nell’ufficio federale dell’agente Fox Mulder era affisso alla parete un singolare manifesto; quasi un simbolo, un totem, qualcosa che serviva ad esorcizzare le paure e a rendere tangibile il credo in qualcosa di “superiore”. Era il mitico manifesto I WANT TO BELIEVE sul quale campeggiava un disco volante che stazionava sopra le cime degli alberi. Un “dogma” che come tale di scientifico aveva ben poco ma che riassumeva in toto lo spirito dell’agente Mulder, rimasto immutato per tutte le stagioni della serie X-Files.

Oggi, 2015, arrivano i droni. Sono gli UFO del tempo, quelli che in un recente passato facevano parlare di sé tra avvistamenti misteriosi, insabbiamenti, esperimenti militari condotti in gran segreto, Area 51 e tanto mistero e fascino.

Quegli UFO degli anni ’50, ’60 e vi a dicendo, sono diventati gli attuali UAV, RPAS e per noi italiani SAPR. Veri e propri sistemi aeromobili a pilotaggio remoto. Veri concentrati di tecnologia miniaturizzata in grado di sollevare sensori, videocamere e di riprendere porzioni di territorio mappandolo ad altissima definizione e in 3D o di inquadrare dei soggetti in movimento con videocamere in 4K da diverse decine di metri di altezza, tutto in modo automatico o comunque assistito.

Siamo nell’era dei droni e nel mio modo di essere il Mulder dei SAPR mi sono immaginato una grafica per una t-shirt che rappresenta un’ideale situazione, quella del voler credere che i droni possano volare.

Di fatto lo possono fare, tecnologicamente sono in grado di percorrere anche distanze notevoli ma le leggi in materia, almeno in Italia, limitano e condizionano l’uso di questi apparecchi. Probabilmente le generazioni future che si formeranno oggi, troveranno più facile assorbire e fare propri i regolamenti in vigore che disciplinano l’uso dei SAPR; diversamente da “noi più veterani” che da quasi artigiani del volo o “temerari delle macchine volanti a pilotaggio remoto” ci siamo cimentati in “imprese eroiche” fondate spesso sul puro empirismo, nel tentativo di migliorare i nostri apparecchi e le nostre performance, fino a quando poi, volenti o nolenti, abbiamo dovuto accettare – o cominciare a capire come farlo – le Regole dell’Aria, il Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto e una serie di annessi e connessi vari.

Pertanto, ecco il mio I WANT TO… FLY.

T-shirt I want to fly - drone

La grafica omaggia quella serie TV che tanto mi ha fatto compagnia e tanto mi ha fatto sognare ma al tempo stesso è l’evoluzione naturale del messaggio che ci ha lasciato l’agente dell’FBI Fox Mulder, attualizzato al mondo che viviamo, in cui le macchine potenzialmente volanti sono normativamente “stanziali”. Circondati da tanta tecnologia contraddistinta da un’onnipresente e dilagante obsolescenza, spesso programmata, facciamo i conti con un potenziale inespresso, talvolta represso che nel tentativo di poter “spiccare il volo” ci imbriglia a terra in infiniti dibattiti, convegni, workshop su cui disquisiamo fino alla noia su calcoli balistici, formule matematiche ingegneristiche, terminatori di volo, paracadute, ridondanze avioniche, materiali compositi, interpretazioni normative e chi più ne ha più ne metta. In tutto questo scenario pochi volano e molti lo vorrebbero fare. Chi ci rimette è sempre il sistema Paese che “non decolla” restando invischiato nelle parole. Comunque… “dicono” che è solo una questione di tempo… Mah!

Detto ciò… I WANT TO… FLY!

Questa t-shirt è stampata in serigrafia su una maglietta JRC a manica corta, colore blue denim con effetto fiammato. Comoda, 100% cotone pettinato, colletto basso, leggermente ampio. Vestibilità fashion. Per ulteriori info su questa t-shirt puoi visitare la sezione Drone for Fun sul mio sito web.

Se ti interessa l’argomento DRONI -SAPR in generale, tra le tante cose che puoi trovare in rete esiste anche la mia pagina Facebook che ti invito a visitare. Se poi vi clicchi Mi Piace potrai essere costantemente aggiornato sul panorama DRONI attraverso la rassegna stampa quotidiana degli articoli che provengono dal web.

Su questo blog trovi la categoria DRONI E DRONISTI interamente dedicata all’argomento.

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Grazie!

Droni – T-shirt Warning Drone Hazard

Giallo, come i cartelli che segnalano un pericolo letale. Una sola indicazione WARNING DRONEHAZARD.

Il destino dell’umanità è segnato.

Il futuro è oggi e le macchine volanti senza pilota solcano i nostri cieli. In un fanta-scenario che passa da Skynet fino ad arrivare ad Umbrella Corporation, le paure ataviche, come quella per l’ignoto, dilagano e si amplificano attraverso i media. Ovunque imperversano i droni killer gestiti da cyber sistemi senzienti che decidono autonomamente le sorti dell’umanità… Solo un inquietante ronzio anticipa il loro arrivo ma quando li senti… ormai è già tardi.

“Stefanoooo, non lasciare a giro i tuoi minidroni!!!”

Ecco, fine del gioco. Ero immerso nei miei pensieri, nel mio mondo immaginario creato dalla fantasia che si alimenta dalla volontà e dalla capacità di stupirsi per le cose, scoprirle con la meraviglia, la stessa che può manifestare un bambino; lo stesso che poi risiede in ognuno di noi e che ogni adulto dovrebbe riscoprire.

Il mio sta sempre con me 🙂

Disegna un drone, divertiti a duplicarlo e intrecciarlo con i suoi simili. Deformalo un po’, poi ti appare, è lì, o per lo meno gli assomiglia molto. E’ il pittogramma che hai sempre visto nei film, per fortuna solo lì, o al massimo in qualche ospedale ma a ragion veduta sul contenitore per la raccolta delle siringhe usate.

Il BIOHZARD

Caution Biohazard

Al tuo disegno aggiungi una cornice triangolare, metti la scritta WARNING che è più figa di CAUTION e poi…

Poi fondi la parola DRONE con HAZARD, che vuol dire PERICOLO e non è la famosa contea della serie televisiva della prima metà degli anni ’80; quella era HAZZARD, con due “Z”.

Ecco il pittogramma DRONEHAZARD che ha preso forma.

Dronehazard

 

…sotto al pittogramma ho aggiunto la dicitura WARNING DRONEHAZARD, ho reso il tutto più vintage, rovinato, aggiungendo alla grafica un effetto “sciupato” per rendere il tutto più decadente e “drammatico”.

Ecco il risultato finale.

T-shirt Dronehazard

La maglietta su cui ho riprodotto la grafica è rigorosamente gialla. E’ prodotta dalla Russel, realizzata in cotone ring spun da 145gr. La linea è slim ma non eccessivamente attillata. La tecnica di stampa utilizzata è la serigrafia che rimane pressoché inalterata anche dopo molti lavaggi mantenendo la stampa morbida e comoda da indossare.

 La maglietta WARNING DRONEHAZARD rappresenta la “paura” per ciò che non si conosce. I droni, o meglio, i SAPR, sono una risorsa incredibile per l’umanità. Come per altre cose create e gestite dall’uomo, ognuna può essere fonte di utilità o artefice, sempre per mano dell’uomo, di incredibili crudeltà. Nel caso della mia t-shirt ho voluto enfatizzare il concetto di “pericolo” associato a quello della “paura” innescato dalla poca informazione e spesso da una visione molto soggettiva di certe questioni.

Bando alle filosofie e supercazzole da social media. “La mì maglietta”, come si dice da me, in Toscana, “l’è bellina” e se ti piace la puoi acquistare sul mio sito web dove potrai scoprire tutta la serie delle T-Shirt Drone.

Dimenticavo di dirti che se hai un’associazione, un club, una scuola o comunque qualcosa che rappresenta una passione, le mie t-shirt possono essere personalizzate col tuo logo. Contattami e ne parliamo.

La mia passione per i droni mi ha portato a realizzare una pagina Facebook nella quale, ogni giorno, pubblico la rassegna stampa del settore. Ti invito ad andare a visitarla e a cliccare Mi Piace per seguire tutte le news.

Su questo blog troverai diversi articoli dedicati al settore. Visita la categoria DRONI E DRONISTI.

O via, ti ho detto tutto. Grazie per la tua visita e se ti è piaciuto questo post ti chiedo cortesemente di condividerlo sui tuoi canali web.

Alla prossima ! 🙂

Nonostante tutto vuoi ancora fare il dronista? Qualche consiglio per chi desidera lavorare o dilettarsi con i droni

​”… tra voli pindarici e regole campate in aria ora più che mai è indispensabile restare con i piedi per terra”.

Sei qui… stai cercando delle risposte, lo so. Cercherò di non deluderti anche se, ti avverto, l’argomento non è facile da metabolizzare e non esiste “la risposta assoluta”.

Qualche passo indietro nel tempo:

Prima del 30 aprile 2014 a.E. (avanti Enac – per quanto riguarda la normativa sui droni).

Siamo nell’era del “volo a coscienza”, una propulsione spontanea generata in modo del tutto differente in virtù dell’indole del conduttore, o genericamente e impropriamente detto: “PILOTA di drone”.
Siamo in un periodo pionieristico dove le uniche vere regole sono quelle riportate nel Regolamento dell’aria (ENAC) che i più – non piloti di linea o di ultraleggeri – non conoscono. Per tutti gli altri vige “il fare a prescindere”, animato da tante buone intenzioni, prendendo tutta una serie di precauzioni e accorgimenti mutuati da istinto o anche da pura logica “vulcaniana”. Tutto volto a garantire la sicurezza propria, dell’aeromobile e soprattutto di chi vi gravita attorno…
… o anche nulla di tutto questo.
Nell’aria, ed è proprio il caso di dirlo, c’è fermento. I droni volano alti, ovunque, e tutto pare apparentemente roseo e positivo.
C’è chi pensa di fare business, e lo fa anche.
C’è chi pensa di arrotondare uno stipendio affiancando l’attività di dronista alla principale per fornire alla propria clientela un ulteriore servizio a valore aggiunto.
C’è chi vola solo per diletto, spinto dalla moda del momento o da precedenti passioni come l’aeromodellismo che lo hanno portato ad ampliare la propria gamma di esperienze col volo in RC, sperimentando anche quella col drone.
Sono in pochi, ma qualcuno c’è; hanno un bagaglio formativo (ingegneristico, aerospaziale) che gli permette già di operare con i droni in seno a logiche aeronautiche. Merce rara…

Poi venne l’era s.E. (sotto Enac – per quanto riguarda la normativa sui droni – 30 aprile 2014)

I più pensavano che il famigerato Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto fosse una sorta di leggenda, qualcosa che avrebbe coinvolto gli operatori di settore ma in un’altra vita o destinato alle generazioni future.
Si sono sbagliati… è toccato a noi!
Lo sconquasso fu notevole. Non mi dilungo su ciò che è accaduto e che per molti oggi è solo storia recente o un incubo da cui non riescono a svegliarsi oppure una realtà quotidiana con cui confrontarsi. Poi… ci sono quelli che vedono “quel regolamento” come un qualcosa da cui stare alla larga e di cui non preoccuparsi…
Sull’argomento in generale ho scritto diversi post che ti consiglio di leggere percorrendo a ritroso la categoria “Droni e dronisti” in questo blog.


Dopo questo video stai ancora pensando di diventare un dronista? 🙂
Bene… allora ciò che desidero offrirti, attraverso questo post, è un aiuto per fare delle scelte consapevoli attraverso dei suggerimenti; per aiutarti a trovare, “in fondo al tunnel” dell’incertezza e della confusione che è stato eretto in questo fantastico mondo dei DRONI, un po’ di luce e di speranza.
Fatta questa premessa, arriviamo al dunque.
Prima di tutto è importante capire chi sei, cosa fai e cosa vorresti fare all’interno del “comparto droni”.
La prima scelta importante da fare è tra:
  • Usare il drone per lavoro
  • Usare il drone per diletto
Analizziamo entrambe le scelte:

Usare il drone per lavoro

Bene, hai intrapreso la via più articolata. Sei il cosiddetto “temerario delle macchine volanti“. Sappi subito che c’è da confondersi un po’ e da “ciacciarsi” in tasca. Quindi non mi scrivere chiedendomi consigli su quale drone acquistare per fare riprese video spendendo meno di 500 Euro. Non si può! Non esiste… non solo per il mezzo in sé – difficilmente certificabile con questo budget – ma per tutto ciò che occorre fare/adempiere per essere in regola.
Entra nell’ordine d’idee che scegliere di svolgere un’attività professionale di pilota o operatore di droni richiede un atteggiamento mentale positivo e propositivo, molto aperto. Non solo, occorre anche molta umiltà, non avere fretta ed essere disposti ad apprendere una professione dall’alto contenuto tecnico. Se sei disposto ad affrontare tutto questo in modo serio e attento, molto attento, allora puoi continuare su questa strada. Altrimenti, consiglio: lascia perdere e se ti piacciono i droni, usali per diletto (quindi salta questo capitolo e vai al successivo che comunque non esclude che tu conosca le regole minime per l’uso dei droni).

ENAC indica un percorso per mettersi in regola e deve essere seguito scrupolosamente.

Questo per quanto concerne tutto ciò che è di competenza ENAC, ovvero, quello che si alza dal suolo e che è pilotabile, sia da un pilota sull’aeromobile che da un pilota remoto a terra, come nel nostro caso con un drone.
Ci tengo a ribadire che con l’introduzione del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, le Regole dell’Aria non sono svanite, anzi, sono parte fondamentale su cui si poggia tutto l’impianto normativo che disciplina l’uso dei droni e che comprende entrambi i regolamenti. Non a caso i corsi teorici propedeutici per il conseguimento dell’autorizzazione ad operare come pilota di SAPR, sono sviluppati in gran parte sull’apprendimento delle Regole dell’Aria e le sanzioni introdotte anche per i droni si rifanno a quanto riportato nelle Regole dell’Aria.

Quindi, consiglio: i regolamenti non si sfogliano o si leggono ma si studiano e si imparano.

Detto ciò, devi formarti per diventare un pilota di drone e per farlo è necessario intraprendere un percorso caratterizzato da vari step che parte dal “corso teorico di 33 ore”, non obbligatorio ma per molti necessario.
Non obbligatorio perché se hai un’esperienza pregressa che ti ha portato ad acquisire le nozioni riportate nelle Regole dell’Aria, dovresti avere già un bagaglio formativo tale per cui puoi impegnare parte del tuo tempo altrove, quantomeno verso le altre fasi necessarie al conseguimento delle autorizzazioni per operare con i droni.
Anche in questo caso non mi dilungo più dello stretto necessario. Riporto solo una tabella in cui riassumo gli step più rilevanti da affrontare per essere autorizzato ad operare con i SAPR.
  • corso teorico di 33 ore
  • corso pratico presso il costruttore
  • attività sperimentale col SAPR
  • redigere il manuale tecnico e operativo
  • visita medica di II classe
  • adeguamento SAPR ai requisiti minimi di sicurezza richiesti da ENAC
  • presentazione ad ENAC di tutta la documentazione per essere annoverati tra gli Operatori SAPR Autorizzati
  • se operi in aree non critiche devi presentare la “Dichiarazione di Rispondenza al Regolmento ENAC

Il tuo drone deve rispondere a dei requisiti particolari.

Non puoi pensare di volare per lavoro con qualcosa che hai comprato a scatola chiusa in un centro commerciale o attraverso un sito di vendite online.
Prima di tutto il drone deve essere costruito con tecnologie di tipo aeronautico o deve essere modificato per garantire degli standard minimi di sicurezza. Deve avere un’avionica ridondata, sistemi di emergenza – come il paracadute e il terminatore di volo – e… se vuoi veramente lavorare e lavorare bene, dovrai dotarti di una piccola flotta composta da almeno un paio di droni.
Scusa, vuoi andare a fare un lavoro con un solo SAPR (Sistema Aeromobile a pilotaggio Remoto), questo è il suo vero nome, col rischio di non portare a casa nulla perché non riesci a decollare, hai un’avaria, un qualche malfunzionamento che ti impedisce di svolgere il tuo incarico? Non sempre puoi rimandare l’appuntamento al giorno dopo. Se devi effettuare un servizio legato al tempo (sia al clima che ad un calendario preciso) e non hai il SAPR funzionante, rischi di mandare a remare te, la tua attività e di creare un danno al tuo committente. Quindi “two is megl che one” come cita uno spot di un noto gelato.

Poi, cosa c’è da fare?


Devi assicurarti.

Adesso è un po’ più chiara la questione e non più onerosa come appariva fino a pochi mesi fa.
Ci sono compagnie assicurative che sono specializzate in questo ramo e forniscono dei prodotti modulabili sulla base del tipo di attività che andrai a svolgere, quindi con costi proporzionali al livello di rischio a cui ti esponi.
Di solito chi vende il SAPR ad uso professionale sa indicarti anche la compagnia assicurativa alla quale puoi rivolgerti.

OK, sei in regola tu, il drone, hai l’assicurazione, tutte le autorizzazioni ENAC e poi?

E poi dipende dal contesto in cui andrai a lavorare.
Spesso e volentieri devi entrare in contatto con il Prefetto o il Questore, comunque con un’autorità di PS su cui ricade la competenza territoriale.
Devi dichiarare l’apertura di un’aviosuperficie o elisuperficie occasionale palesando le operazioni che effettuerai col SAPR. E’ una comunicazione diretta che non implica protocolli particolari se non rivolgersi, educatamente, ai suddetti funzionari o ai loro diretti referenti.

Ma se lavoro col drone in una vigna o in un campo privato?

Bravo, ottima scelta!
Questo è uno dei settori dove pare che i SAPR troveranno maggior impiego. Meno problemi, meno rischi.
Sei su un campo, voli, fai quello che devi fare e torni indietro, il massimo del danno che puoi arrecare è tritare un po’ di vigna ricavandone un po’ di succo d’uva o fare un po’ di pomarola schiantandoti su una piantagione di pomodori.
Quello dell’agricoltura di precisione è senza alcun dubbio un settore in cui nei prossimi anni ci sarà un importante sviluppo e impiego di droni.
Ovviamente questo non ti esonera da tutto il resto. Il Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto ha effetto e validità anche sopra un campo di cipolle.

E se voglio fare riprese video col drone?

 Bello, sì, mi piacciono un casino ma…
…qui devi aver a che fare anche con il Garante della Privacy. E sì caro mio, se fai video e/o foto a cose, persone, eventi, in cui avvengono dinamiche particolari devi seguire pedissequamente quanto riporta il Garante per la protezione dei dati personali. Comunque, se stai riprendendo qualcuno, dovrai prima essere in grado di farlo all’interno di una “zona franca” opportunamente predisposta, delimitata, segnalata ed entro la quale potrai volare col SAPR e comunque non sopra la testa di chi stai riprendendo.
Sì parlo anche a te “fotografo matrimonialista”, lo so che stai leggendo questo post e che stai storcendo il naso. Non puoi volare a meno di 50mt dalle persone, quindi scordati il primo piano della sposa arrivando col tuo drone a volo d’uccello dalla collina, passando sul tetto della chiesa fino a un metro dal naso della neo sposina.
Ironizzando sulla Zona Franca.

A proposito di “Scenario misto” e di “Zona Franca” ti consiglio di leggere la “Nota esplicativa n. 2” pubblicata da ENAC. Se vuoi puoi eventualmente leggere ciò che ho scritto in merito a questo argomento cliccando qui

Lo so, è tutto molto complesso, nebuloso e anche difficile, soprattutto per te che vuoi avvicinarti a questo settore e non sai da che parte rifarti. Le regole ci sono, non ne possiamo fare a meno e soprattutto non possono essere ignorate. Possono sembrarti “regole campate in aria” ma non ci crederai, hanno pure un senso.
Devi capire che sono scritte da ingegneri aeronautici, professionisti abituati ad avere a che fare con aerei che trasportano centinaia di persone, con regolamenti internazionali, con compagnie aeree, con aeroporti, personale di terra, di aria e con passeggeri.
Pensi che un drone possa spaventare queste persone?
No, di sicuro non le ha spaventate, anzi, forse ci hanno dato dentro un po’ troppo duro ma, ritonfo a dirti… questa è la situazione, adesso, che inevitabilmente è anche destinata a mutare nei prossimi mesi.

Ogni innovazione porta ad un cambiamento e ogni cambiamento porta ad un’ulteriore innovazione.


Non a caso ENAC ha annunciato che verso aprile, maggio 2015 apporterà alcune modifiche al Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto.
Fermo lì, non disperare. C’è tempo per buttarsi a terra, sporcarti tutto, piangere e chiedere aiuto.

Non fare troppi voli pindarici… un po’ va bene ma non troppo.

Fatti prima un piano che deve passare attraverso una ricognizione a tappeto del ventaglio di soluzioni che il mercato italiano offre in questo momento.
Non perderti guardando in rete i video realizzati con i droni, lasciandoti incantare da meravigliosi filmati girati su isole caraibiche, sulle pendici di vulcani più o meno attivi o inseguendo delle fantastiche muscle car super customizzate che sfrecciano e sgommano tra le strade di una metropoli americana.
Tutto molto bello, fighissimo, affascinante ma non in grado di poter essere replicato in Italia, almeno nell’immediato, e soprattutto va saputo gestire passando da una formazione, avvalendosi di consulenti capaci, seri e, ti prego, che siano ITALIANI!!!
Il settore è in fermento, complicato e altamente specialistico, vuoi metterci nel mezzo anche aziende straniere con le quali saresti obbligato a interagire e che magari sanno poco o nulla dei nostri regolamenti?
Attualmente in Italia ci sono decine se non centinaia di aziende che progettano e costruiscono SAPR fantastici, pensati esclusivamente per lavorare, realizzati da ingegneri italiani a cui puoi rivolgerti, fare domande e avere risposte certe che ti permetteranno di raggiungere i tuoi obiettivi.
Solo attraverso un contatto diretto con queste persone potrai capire come sviluppare il tuo business, in modo sicuro, senza perderti nelle carte e tra i meandri vari.

Dove trovi queste aziende?

  • Sul sito dell’ENAC nell’elenco degli Operatori SAPR e delle Organizzazioni di Addestramento.
  • Cercando in rete, consultando i siti web italiani specializzati in droni (vedi elenco in fondo a questo post)
  • Sulla mia pagina DRONE dove pubblico la rassegna stampa quotidiana, compresi i comunicati stampa che arrivano dalle aziende di settore.

header2015

  • Attraverso gli eventi dedicati all’argomento di cui trovi informazioni sempre su DRONE nella sezione EVENTI IN PROGRAMMA o sempre attraverso le testate di settore.

 Ma per la formazione?

Stesso discorso. Molte aziende che producono SAPR fanno anche formazione o si appoggiano a scuole autorizzate da ENAC in grado di offrire una formazione coerente con quanto richiesto dall’Ente.

Tutto è difficile quando non lo si conosce.


Quindi, caro lettore, se vuoi intraprendere la professione di DRONISTA (o come vuoi chiamarla tu), devi imparare. Per farlo, oggi, ci sono gli strumenti. Devi solo cominciare a fare il primo passo verso “la direzione giusta” scegliendo di partire:
  • A) dall’obiettivo finale che ti sei posto, quindi “cosa vorrai fare col drone una volta che avrai assolto tutto l’iter tecnico-burocratico necessario. Per esempio: “GeoMapping”, rivolgiti alle aziende che fanno questo tipo di attività, che forniscono SAPR costruiti per questo ambito e a quelle realtà che costruiscono i payload (materiale trasportabile sul drone) pensati per questo settore. Da qui parti e fai il processo inverso capendo cosa ti occorre per sviluppare un business attorno al rilevamento fotogrammetrico utilizzando i SAPR.
  • B) dalla base, formarti come Pilota SAPR. Per farlo ti occorre frequentare una scuola autorizzata ENAC, detta anche “Organizzazione di Addestramento”. Da qui apprenderai le basi e riceverai gli input che ti porteranno verso i successivi step che ti permetteranno di capire verso quale direzione puntare.
Ricorda anche che questo tipo di attività, qualsiasi svolta con i SAPR, NON PUOI FARLA DA SOLO. Quantomeno dovrai farti affiancare da un operatore o un’osservatore. Scordati di prendere il tuo radiocomando e il drone e di andare, “solo, soletto” a fare riprese video, rilevamenti, monitoraggio, ecc. Occorre un’organizzazione, una struttura che, come tale, necessita prima di tutto di capitale umano oltre che di capitale economico.
Operare con i SAPR non è un’attività da “libero professionista”.

E i soldi? Appunto…

Ma vuoi proprio tutte le risposte?
Lasciando perdere le banche… per dei finanziamenti puoi avere delle indicazioni attraverso le aziende di cui ti ho parlato. Quelle più strutturate e che sviluppano prodotti altamente performanti, sono in grado di fornire informazioni sui vari finanziamenti disponibili, sia a livello locale, regionale che nazionale.
Ti segnalo un paio di opportunità di finanziamento che però prevedono che i richiedenti rispondano a certi requisiti. L’ottenimento dei finanziamenti avviene attraverso un iter che spesso richiede un supporto (consulenza in Europrogettazione) per non farsi respingere le domande di finanziamento.  Ci sono agenzie specializzate che possono essere rintracciate anche dagli uffici di promozione all’imprenditoria presenti nel proprio territorio o cercando in rete. Solitamente sono fondi che si rivolgono alle PMI o alle giovani Start’Up.
Per quanto riguarda il “settore droni” ci sono almeno un paio di opportunità di finanziamento europeo; non nascono per i SAPR ma si prestano a finanziare progetti in cui vengono impiegati:
  • Horizon 2020 – Programma Quadro europeo per la Ricerca e l’Innovazione
  • Life – Programma per l’ambiente e l’azione per il clima
Per questo, nonostante tutto, adesso si può lavorare con i SAPR ma occorre più che mai restare con i piedi per terra.

Usare il drone per diletto:

Ed eccoci alla parte più “fancazzista” 🙂 quella in cui tu vuoi sapere se ti è permesso volare col tuo drone quadricottero classe 250 in FPV in un’area urbana, magari in un parco pubblico.
NO, non puoi.
Anche se potrebbe bastare una risposta così assoluta, lapidaria, è importante dare delle precise motivazioni.

Differenza tra aeromodello e aeromobile. 

Per ENAC un AEROMOBILE è (cito dal Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto):
“Per aeromobile si intende ogni macchina destinata al trasporto per aria di persone o cose.
Sono altresì considerati aeromobili i mezzi aerei a pilotaggio remoto, definiti come tali dalle
leggi speciali, dai regolamenti dell’ENAC e, per quelli militari, dai decreti del Ministero della
Difesa. Le distinzioni degli aeromobili, secondo le loro caratteristiche tecniche e secondo il
loro impiego, sono stabilite dall’ENAC con propri regolamenti e, comunque, dalla normativa
speciale in materia”.
Per ENAC un AEROMODELLO è (cito dal Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto):
“dispositivo aereo a pilotaggio remoto, senza persone a bordo, impiegato
esclusivamente per scopi ricreativi e sportivi, non dotato di equipaggiamenti che ne permettano un volo autonomo, e che vola sotto il controllo visivo diretto e costante dell’aeromodellista, senza l’ausilio di aiuti visivi.”

 In pratica…
se quel drone, semplifichiamo al massimo, è solo “drone”, non ha altro che componenti essenziali che servono per farlo volare e vola mantenendo un controllo a vista, è un AEROMODELLO. In tal caso lo puoi usare in aree segregate come campi di volo per aeromodellisti o in luoghi privati presso i quali hai una qualche autorizzazione ad operare, purché il volo non contravvenga con quanto riportato nel regolamento ENAC (prima di tutto deve essere garantita la distanza minima di 8Km  dagli aeroporti e dai corridoi di atterraggio e decollo e non puoi volare nelle aree congestionate/centri urbani).
Se invece, quel drone ha in più una videocamera, una macchina fotografica o altro dispositivo che ne finalizza l’impiego (in questo caso ripresa video o foto con drone), quello stesso oggetto di cui sopra diventa un SAPR per attività specializzate. Che poi sia un SAPR certificato o che non lo sia questo è un altro punto; resta pur sempre un Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto, quindi, in quanto SISTEMA, è composto da varie parti assemblate e coesistenti per assolvere ad uno scopo.
Di sicuro se fai volare quel drone in un parco pubblico pilotandolo attraverso il tuo smartphone o comunque orientandoti guardando le immagini su un monitor (ripresa in soggettiva) e trasmesse al tuo ricevitore video, ti esponi a sanzioni (anche penali), oltre a mettere in pericolo le persone e le cose che stanno nei paraggi.
Riassumendo…
nel caso dell’esempio appena fatto, avresti un SAPR non certificato, non assicurato, privo di sistemi di sicurezza, pilotato da un sedicente pilota non autorizzato e che vola in un’area pubblica, oltretutto non a vista ma in FPV (First Person View).
Credo proprio che faresti meglio a pensare ad un altro hobby.

Ma in altri Paesi usano l’FPV e fanno le gare di droni.

Ganzissimo!
Lo so… in altri Paesi… e che ci vuoi fare caro mio, è dura la vita.
L’ideale sarebbe poter organizzare delle competizioni di Drone Racing indoor, quindi in aree come palazzetti dello sport o, meglio ancora, all’interno di padiglioni fieristici.
In Italia stenta ad  attecchire questa passione, poiché la normativa non ne permette lo sviluppo, anche se eventi simili, da tempo, mietono ampi consensi in tutto il mondo trasformandosi in vere competizioni agguerritissime. I “cugini” francesi sono un esempio in questo settore.


Ma non solo i francesi.
Il prossimo autunno, in Olanda, presso l’Amsterdam Arena (Olanda) si terrà il primo grande evento spettacolo interamente costituito da droni AIR 2015

Quindi, prendi il tuo drone che hai acquistato su Amazon o presso il centro commerciale vicino a casa tua e…
…volaci solo in aree private, chiuse al pubblico o nei campi di volo per aeromodellisti. Qualsiasi altro luogo tu scelga ti espone a rischi!

Concludendo

Se cominci a pensare di avviare un’attività all’interno della quale l’uso del drone può fare la differenza, lasciati guidare dalle aziende italiane che sono nel settore, che offrono consulenza, che costruiscono droni e che possono anche adattarli alle tue particolari necessità, oltre a manutenerli, certificarli, garantirli, etc…
Ti sapranno aiutare a raggiungere i tuoi obiettivi, senza farti commettere passi falsi, visto che attualmente è anche facile farne.

 Ti riporto un esempio rilevante sotto questo punto di vista dal magazine online “QuadricotteroNews“:

Se vuoi giocare con un drone, paragonalo ad una pistola o fucile a piombini ad aria compressa. Non puoi sparare dove ti pare ma solo in aree deputate a tale scopo chiamate poligoni e in assenza di persone “non autorizzate”.


Che tu voglia usare il drone per lavoro o per gioco, INFORMATI!

Ricorda che la legge non ammette ignoranza per quanto possa apparire farraginosa, assurda e anche iniqua.
Ricorda anche che gli incidenti, in quanto tali, non sono sempre prevedibili, per quanto uno stia accorto.
Se ti informi, segui corsi, seminari, convegni, vai a fiere di settore e fai tutto quello che occorre fare, puoi diventare un quotato e serio professionista o un impareggiabile, virtuoso aeromodellista, in entrambi i casi, sarai una persona cosciente e responsabile e soprattutto senza precedenti penali 🙂
Buon volo!

 Approfondimenti:
Siti web Media specializzati: 
  • DroneMagazine – rivista online specializzata sul mondo dei droni
  • Dronezine – rivista online e su carta specializzata sul mondo dei droni
  • Dronimag.it – rivista su carta specializzata sul mondo dei droni
  • Quadricottero News – rivista online specializzata sul mondo dei droni

Eventi – Convegni e fiere di settore:

Federazioni e Associazioni di categoria:

  • AIDRONI – Associazione Italiana Droni
  • ASSORPAS – Associazione italiana che aggrega le imprese operanti nel settore
  • EDPA – European Drone Pilots Association
  • FIAPR – Federazione Italiana Aeromobili a Pilotaggio Remoto
  • UASIT – Associazione italiana dei sistemi di velivoli senza pilota a bordo

Opportunità di finanziamento  – Europrogettazione:

  • Horizon 2020 – Programma Quadro europeo per la Ricerca e l’Innovazione
  • Horizon 2020 News – informazioni sull’opportunità di finanziamento
  • Life – Programma per l’ambiente e l’azione per il clima
  • Life – Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare

 

Il drone che puoi davvero indossare – Drone JeweL

Drone JeweL è il “drone” che puoi realmente indossare.

Il 2014 è stato “l’anno dei droni”, almeno secondo alcune testate giornalistiche che si occupano di tecnologia e sviluppo sociale. Abbiamo letto e sentito di tutto su questi meravigliosi, affascinanti e talvolta anche discussi oggetti volanti non meglio identificati. C’è chi li chiama semplicemente droni, mettendoci dentro un po’ di tutto e c’è chi invece li definisce con gli acronimi più disparati. Da SAPR (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto) agli UAV (Unmanned Aerial Vehicle), UAS (Unmanned Aerial Systems), RPAS (Remotely Piloted Aircraft Systems), RPA (Remotely piloted aircraft)…

Si è anche parlato molto di tecnologie smart e di SAPR in grado di seguire autonomamente soggetti in movimento, di droni talmente piccoli che stanno in una tasca, altri nel palmo di una mano o addirittura che possono essere “indossati” come un braccialetto, per poi librarsi in cielo comandati da uno smartphone.

Cavalcando la tendenza del momento e proiettando il concetto di indossabile, con particolare riferimento al design dei droni, la Achrom ha realizzato un pendente da uomo e uno da donna che celebrano l’idea del volo attraverso la riproduzione stilizzata di un drone. Il concept creativo, firmato da Stefano Saldarelli, sintetizza il design di un drone esacottero, l’aeromobile a controllo remoto munito di 6 rotori che rappresenta il punto di mezzo tra i più diffusi droni quadricotteri – droni con 4 motori – e gli ottocotteri, meno diffusi ma decisamente pensati per un uso esclusivamente professionale, soprattutto in quei casi in cui il payload richiesto (carico trasportato dal drone) sia tale da richiedere un maggior numero di motori in grado di conferire, oltre che potenza, anche maggiore stabilità e manovrabilità in rapporto al carico e alla dimensione che questo occupa.

DroneJewelI Drone JeweLs nascono con l’idea di creare una linea di accessori moda pensati per coloro che sono appassionati di droni, che lavorano in questo ambito e che vogliono affermare il proprio carattere e stile di vita indossando un oggetto di design, unico e altamente rappresentativo.

Pur non celando all’interno della propria scocca componentistiche di alto livello tecnologico in grado di permetterne il volo, i Drone JeweLs nascono dallo studio di un logo – che è poi diventato l’elemento distintivo di una pagina Facebook dedicata al mondo dei SAPR, il cui nome è appunto DRONE – e l’unione di tecnologie di altissimo livello che partono dalla progettazione dei pendenti attraverso un software di disegno 2D, successivamente alla elaborazione di tutte le parti di cui sono composti e l’ottimizzazione di ognuna su un programma di modellazione 3D per poi arrivare alla prototipazione e alla realizzazione degli stampi per la fusione del metallo attraverso l’impiego di stampanti 3D. Tutti processi che vedono il percorso creativo, progettuale e produttivo per certi versi molto simile a quello necessario per realizzare i veri droni.

Drone JeweL è un accessorio moda di grande impatto visivo, elegante, gioca di anticipo rispetto alle tendenze moda del momento che sicuramente nei prossimi anni attingeranno dal settore dei droni per ispirarsi e realizzare abiti e accessori che sfileranno in passerella o campeggeranno nelle grandi riviste moda.

Drone JeweL è disponibile in due versioni, MAN e WOMAN, simili per forma ma non per dimensioni e finiture.

Particolare delle confezioni dei Drone JeweL by Stefano Saldarelli
Particolare delle confezioni dei Drone JeweL
by Stefano Saldarelli

Drone JeweL Man è di dimensioni contenute, bicolore, minimal ma capace di farsi notare e di attrarre attenzione. Il metallo utilizzato è l’ottone, fuso in appositi stampi. La struttura centrale è trattata in modo da conferirle un color cromo lucido mentre i sei rotori sono in color canna di fucile. Sono completati da una sagola marina regolabile in lunghezza le cui estremità sono caratterizzate e nobilitate dalla presenza di due finali in metallo – sempre realizzati tramite fusione di ottone in stampi prodotti con stampanti 3D – che riproducono i dadi di serraggio delle eliche dei veri droni. Sagola marina di colore nero e i due finali in colore cromo lucido completano il Drone JeweL Man.

Drone JeweL MAN
Drone JeweL MAN

Drone Jewel Woman è più grande rispetto alla versione maschile. Grandezza, lucentezza, design e l’aggiunta di 6 cristalli di dimensioni diverse, posizionati in corrispondenza del fulcro di rotazione dei motori, conferiscono al pendente caratteristiche estetiche uniche.

Drone JeweL WOMAN
Drone JeweL WOMAN

Il particolare sistema di rodiatura, definito BiAchrom, ha permesso di caratterizzare i Drone JeweLs conferendo alle superfici due tonalità cromatiche lucide (cromo e canna di fucile) di grande forza e allo stesso tempo neutre, capaci di adattarsi a qualsiasi colore di pelle, occhi, capelli e abiti indossati.

Drone JeweL WOMAN e MAN
Drone JeweL WOMAN e MAN

Drone JeweL è il regalo unico e originale per ogni occasione speciale.

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Quella Zona Franca… Le operazioni specializzate critiche in scenari misti

Droni e SAPR, cosa fare per effettuare operazioni specializzate critiche?

Il 17 dicembre 2014 è stata pubblicata sul sito ENAC la “Nota esplicativa n. 2”. Un documento che si pone di chiarire e definire alcuni aspetti che riguardano gli operatori qualificati SAPR (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto) che intendono volare con i propri aeromobili in determinati contesti, genericamente definibili “a rischio”.

Quali sono questi ambiti operativi?

Semplificando sono tutti quelli che restano al di fuori degli scenari “non critici”, quindi sono le aree in cui insistono infrastrutture di tipo industriale, strutture e infrastrutture civili e quelle particolari situazioni che possono mettere a rischio la sicurezza delle persone o l’integrità delle cose in caso di incidente con un SAPR, ovvero caduta o collisione incontrollata (per la definizione completa e corretta vedi pag. 9 punto 5 del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto).

Al punto 1 della Nota Esplicativa n. 2, sono riportati chiaramente i criteri da adottare, le definizioni, le generalità dello Scenario Misto e della Zona Franca.

Sempre per cercare di semplificare, lo “Scenario misto” si palesa quando all’interno di una zona critica si individua un’area di sicurezza che deve essere ben segnalata, transennata e deve “ospitare” al proprio interno, per tutta la sua area in superficie e la sua proiezione in altezza, lo spazio in cui il drone / SAPR opererà. Questo spazio tridimensionale è definito Zona Franca.

Ma come potrà operare il SAPR all’interno della Zona Franca?

Ci sono un paio di modalità indicate dal legislatore.

La prima: con un terminatore di volo che deve lavorare con un hardware e una frequenza radio diversi dal sistema primario di controllo del SAPR, che deve comunque prevedere un sistema di “go home” o anche detto di “fail safe”. A questo deve essere affiancato un paracadute o un sistema simile per attutire la caduta che si verificherà tramite terminatore di volo per lo spegnimento dei motori.

La seconda: cavo di ritenzione. Ovvero, legare il SAPR ad un cavo che andrà assicurato a terra. La lunghezza del cavo dovrà permettere di mantenere il SAPR all’interno della Zona Franca e il cavo dovrà essere testato nella condizione più “estrema” di volo, ovvero, lanciando il SAPR alla massima velocità in una determinata direzione (si presume verso l’alto e in una direzione parallela al terreno dal punto di ancoraggio a terra) e col massimo peso trainato (payload massimo trasportabile). Test che andranno effettuati più volte e i cui risultati e metodi andranno a costituire parte integrante del Manuale delle Operazioni sul quale l’operatore dovrà riportare anche tutte le procedure adottate per definire e assicurare la Zona Franca.

Inoltre, al fine di minimizzare il rischio potenziale, ENAC indica un “parametro di esposizione al rischio”, ovvero il tempo di volo massimo del SAPR all’interno della Zona Franca.  Questo tempo è stato indicato in 10 minuti.

E’ inteso che qualsiasi operazione specializzata da effettuarsi in Area Critica, deve essere valutata e autorizzata da ENAC. Pertanto, fino a quando non sarà attivo il servizio online che metterà a disposizione ENAC sul proprio sito, si spera a breve, le Domande e le Dichiarazioni riguardanti le operazioni specializzate dovranno essere prodotte in bollo, unitamente ai documenti richiesti (preferibilmente in formato elettronico) e indirizzate a: ENAC Direzione Regolazione Navigabilità – Viale Castro Pretorio 118 – 00185 Roma o alla PEC: protocollo@pec.enac.gov.it

Per ulteriori approfondimenti vi consiglio di leggere la “Nota Esplicativa n. 2″ attraverso questo link. e la Nota esplicativa ai fini dell’applicazione del Regolamento” attraverso questo link

Buon lavoro.


 Fino ad ora ho fatto il ragazzo serio e bravo, adesso mi sfogo un po’…

“La Franca… che bazzica nella sua zona, è piuttosto strana…”

Dai diciamolo, via. ENAC ce la mette tutta per fare le cose per bene e seriamente; questo dobbiamo pur dirlo. Ciò che però non le riesce proprio è cercare di farle semplici e chiare. Sarà un mio limite, sarà quel che sarà ma continuo a trovare la comunicazione ENAC molto distante da ciò che “la gente” si aspetta. Una delle poche certezze che ho della vita è che se vuoi che una regola venga rispettata deve essere chiara, semplice, comprensibile e soprattutto facilmente applicabile.

Se ti dico: “all’incrocio, non passare col rosso perchè è pericoloso” lo capisci bene, è chiaro, il messaggio di avvertenza è comprensibile.

Se invece ti scrivo (riporto fedelmente dalla Nota Esplicativa n. 2 al punto 3 Zona Franca): La “zona franca” è costituita dall’area delle operazioni, determinata dall’esigenza dell’operatore, cui va aggiunto il buffer. L’ampiezza minima del buffer, d=d1+d2, è calcolata considerando che l’attivazione del secondo sistema di terminazione del volo da parte del pilota, tenuto conto di un tempo di reazione medio di 3 sec, avvenga con un ritardo di 5 sec rispetto all’accadimento dell’avaria che rende incontrollabile il sistema.
Al fine di considerare il caso peggiore, nel calcolo va considerata la possibilità che l’avaria si manifesta alla massima velocità al suolo del SAPR pertanto, d1(m)=Vmax(m/s)x5(s). Tempi di attivazione superiori determinano valori delle dimensioni del buffer maggiori. I tempi di attivazione devono essere validati durante l’attività sperimentale. A tale valore d1 può essere aggiunto un valore d2 per tenere conto dell’eventuale traiettoria balistica che il SAPR potrebbe seguire durante la caduta e l’effetto del vento. Il valore d2 può essere determinato durante l’attività sperimentale.

…a me viene lo sconforto, ve lo giuro! Non so a voi ma qui di ESPLICATIVO mi pare che ci sia ben poco o quantomeno il concetto di ESPLICATIVO è applicabile agli ingegneri.

Dimmelo, dai! Non devo volare. Lo posso anche capire. Fai come la FAA che in America ha detto che non si vola ma non mi dire che vuoi rendere semplici le cose, che vuoi venire incontro agli operatori SAPR, ecc. e poi mi fai una “Nota Esplicativa” che per capirla e applicarla devo portarmi a seguito un ingegnere.

Oppure, per esempio, se ho la necessità di volare con un SAPR in città, dimmi che devo avvertire le autorità del luogo chiedendo un supporto per gestire l’ordine pubblico e che devo delimitare la “famosa Franca” per un raggio di 50, 60, 100mt.

Questa potrebbe essere una procedura sufficiente, se ovviamente il mio drone fosse omologato direttamente da ENAC.

Dico OMOLOGATO non a caso perchè ricordo a tutti gli operatori SAPR che fino ad oggi i droni certificati per le operazioni NON CRITICHE e quei due o tre anche per le OPERAZIONI CRITICHE, hanno una “nullaosta” ad operare sulla base della mera presentazione di una documentazione cartacea; ben redatta, completa di tutto quel che volete ma sempre e solo di carte stiamo parlando. NESSUNO ad ENAC vede quel drone né quel pilota SAPR. ENAC verifica l’aspetto formale della documentazione e non la sostanza.

Pertanto… le scuole, i certificati medici di II classe, il manuale operativo, quello delle operazioni, il drone/SAPR, le domande di autorizzazione, auto dichiarazioni/certificazioni, l’assicurazione, ecc… sono solo CARTA, da una parte, e TANTE, TROPPE beghe per l’OPERATORE SAPR dall’altra, che di fatto si assume in toto ogni tipo di responsabilità civile e nella peggiore delle ipotesi anche penale.

Non solo, e qui fate come volete ma lo devo dire… Voglio vedere se le assicurazioni resteranno “buone e tranquille” nel caso in cui un SAPR che precipita (o altro incidente) causa un danno a cose o persone. La compagnia assicuratrice pagherà sicuramente il danno, risarcendo il malcapitato ma, l’assicurato, siamo sicuri che non subirà una rivalsa da parte della compagnia assicuratrice?

Perchè?

Perchè tutto ciò che hai fatto per certificare te e il tuo SAPR lo hai fatto tu, con la tua esperienza, magari anche coadiuvato da qualche esperto ma sei sempre tu che pur in buona fede e pur seguendo pedissequamente tutti i passi richiesti, hai redatto tutto e hai presentato la documentazione. Se domani, per caso, cambi un dado che serra un elica, o non cambi un motore dopo un “tot” di ore di volo e, se lo fai, non effettui un’attività sperimentale atta a determinare l’affidabilità di quel dado o elica o motore e non lo comunichi al “mondo” (ENAC in primis) a suon di carte bollate, vuoi che il perito dell’assicurazione non ti pianti un casino dell’80 per questa cosa, in caso di incidente?

Dopo tanti convegni a cui ho assistito sull’argomento regole, regolamenti e droni, non ho ancora sentito nessuno sollevare la questione in modo perentorio. Ma come si fa a chiedere ad un operatore SAPR, che magari fino a ieri era solo un fotografo o un grafico, come me, ad arrogarsi il titolo di esperto aeronautico, ingegnere aerospaziale, perito assicurativo o certificatore di qualità, meteorologo, quando l’ENAC stessa di fatto non lo fa?

E’ come se domani mi prendessi quattro assi di legno, “di quello bono”, come si dice in Toscana, ci piantassi quattro ruote, un motore e poi, con tutta la mia prosopopeica, ridondanza lessicale, virtuosismo linguistico e qualche supercazzola (vedi il video qui sotto), scrivessi un tomo su cui decanto pregi e affidabilità del mio “mezzo” (magari perchè ne sono pure convinto, non parlo di mala fede), e presentassi tutto alla Motorizzazione Civile per chiedere di andare su strada con quel “coso”. Quella fantomatica Motorizzazione Civile, che non vede quel coso ma legge solo le carte, mi dice: “Stiga! Tanta roba… questo ha fatto sicuramente un gran bel lavoro. Diamogli l’autorizzazione a circolare”.

Io prendo il mio “coso”, vado in autostrada e mi schianto. Ovviamente ho stipulato a monte la mia bella assicurazione – previa compilazione di un rigorosissimo questionario sul quale, sempre in buonissima fede, ri-decanto pregi e affidabilità del “mio coso” – e con quella in pugno vado dal mio assicuratore a dirgli che era tutto in regola ma che mi è successo un incidente.

Arriva il perito, guarda “il coso” e dice: “bello, bello davvero. O via, su… al malcapitato che hai falcidiato con ì tù coso gli paghiamo il sinistro ma…  ma con te e dobbiamo fare un discorsino”…

Non a caso la Motorizzazione Civile – quella vera e non quella del mio fanta-esempio – prima di rilasciare l’autorizzazione e il libretto di circolazione, appunto, che autorizza la circolazione di un mezzo, lo controlla tramite le proprie strutture e una rete di tecnici qualificati. Non solo, dopo 4 anni dall’immatricolazione quel veicolo deve passare una revisione. Se ha più di 4 anni, dopo ogni 2 deve essere sottoposto a revisione obbligatoria periodica.

Mi pare chiaro, semplice ed efficace…

Noi no… Ci facciamo tutto in casa, come gli gnocchi. Crediamo pure di aver fatto tanta roba, perchè di fatto è davvero tanta. Poi, mandiamo le nostre belle carte a ENAC che cheta, cheta, con i suoi tempi, ci dice se ciò che abbiamo scritto gli garba oppure no e se gli garba, comunque sia, tutte le responsabilità sono nostre!

Concludo con queste riflessioni.

Ma… per garantire la sicurezza in un ambito operativo specializzato, critico, in scenario misto, non c’era altro modo che indicare all’operatore che in caso di pericolo deve “schiantare a terra” il SAPR o preventivamente “legarlo a un guinzaglio come si fa con un cane”? Oltretutto, dopo che ho speso qualche migliaio di euro per avvalermi di un SAPR con ridondanze elettroniche, sensori, magari otto eliche, ecc…

Drone al guinzaglio
Drone al guinzaglio

Ricordo che a pagina 5 del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto al punto 3, lettera (b) è riportato che “Non sono altresì assoggettati alle previsioni del presente Regolamento i SAPR che hanno caratteristiche di progetto tali per cui il pilota non ha la possibilità di intervenire nel controllo del volo“. Paradossi interpretativi. In primo luogo se di SAPR stiamo parlando (Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto) un “Pilota Remoto” deve pur esserci da qualche parte e in quanto tale potrà intervenire sul volo di quell’oggetto volante da meglio identificare. Inoltre, parrebbe evidente che più controlli prevedo più sono assoggettato al regolamento. Meno controlli metto, o meglio, nessuno, e di questo regolamento posso anche non tenerne di conto. Sbaglio?

Bello, bello davvero, accadeva in via dei matti, al numero zero…

@RomaDrone Conference – 19 dicembre, “L’italia dei droni” – introduzione

Un osservatore e tre modi di vivere e di assistere al “Roma Drone Conference” del 19 dicembre 2014.

Locandina dell'evento Roma Drone Conference 19 dicembre 2014“L’Italia dei droni. Sviluppo e prospettive del settore degli APR ad un anno dalla pubblicazione del Regolamento ENAC”.

Con questo titolo, Roma Drone Conference ha fatto il punto su uno degli argomenti più delicati e discussi del 2014 all’interno del panorama italiano dei “droni”.

E’ stato un appuntamento che ha suscitato un grandissimo interesse, dimostrato dall’elevata presenza di partecipanti venuti da tutta Italia che hanno assistito ai vari interventi distribuiti nell’arco della giornata, scanditi da un ricco programma (consultabile qui), tenuti da una rosa di autorevoli relatori.

Tre modi di vivere l’evento perché in effetti ho assistito a questo terzo appuntamento del Roma Drone Conference, ultimo del 2014, in veste di espositore, spettatore e blogger. Direi che ho ben più di qualcosina da raccontarvi su questa attesa conferenza.

Se avrete pazienza e voglia di seguirmi, vi porterò virtualmente con me all’interno dell’evento, offrendovi un tuffo nel recente passato e l’opportunità di scegliere tra le tre modalità di partecipazione alla Conference in una sorta di differita.

A voi la scelta 🙂