Droni e trapani sono solo tools per il lavoro

Ci siamo sbagliati? Non è come avevamo pensato? Il boom dei droni c’è stato, lo stiamo vivendo o deve ancora manifestarsi?

Toc! Toc! Qualcuno sa che fine hanno fatto i droni? 

Sono ovunque ma in nessun posto in particolare. Se ne continua a parlare ma in pochi li utilizzano; lasciando perdere i balocchi acquistabili nella grande distribuzione.

mini-droneNon parlo dei “dronelli” quasi “usa e getta” che riempiono gli scaffali dei negozi o le vetrine online dei siti web specializzati. Quelli destinati a finire in un cassetto o un ripostiglio dopo qualche “dronellata”. Lasciamo perdere quelli nati per farsi le selfie, che poi non puoi utilizzarli ovunque come vogliono farci credere. Lasciamo perdere anche tutti quelli che vengono acquistati all’estero, magari attraverso siti web che hanno la propria sede nei paradisi fiscali e quindi si permettono di vendere senza far pagare l’iva, o giù di lì. Lasciamo perdere, quindi, le migliaia di unità importate senza lasciar traccia, se non su qualche carta prepagata.

…e adesso di cosa parliamo?

Dove sono finiti quei droni che avrebbero dovuto rivoluzionare il modo di lavorare, di pensare al trasporto delle merci, alla sicurezza, al controllo del nostro territorio, etc? Parliamo quindi di quei droni che rientrano nella categoria degli APR o SAPR; quegli aeromobili a pilotaggio remoto, detti ad uso professionale, relegati ad effettuare operazioni specializzate e pilotati da personale qualificato che ha conseguito l’attestazione di PILOTA DI APR?

Parliamo quindi anche dei Piloti; quei pochi, irriducibili, coraggiosi, meravigliosi, affascinanti, forse anche un po’ “temerari delle macchine volanti”. Quelle persone che si creano il proprio futuro e che ragionano con lungimiranza, intercettando tendenze e opportunità, magari ricavandone un reddito…

Reddito e Profitto… termini quantomai abusati in questo settore.

Riavvolgiamo il nastro un attimo per capire meglio cosa sta accadendo in Italia in questo momento per uscire dalla fantascienza e immergerci in uno scenario più realistico, sicuramente meno affascinante ma forse più obiettivo e plausibile. Diciamo che con questo articolo il mio intento è demolire per ricostruire! E come dicono a Livorno… BOIA DE’!

Allora… nel “lontano” aprile 2014 entrò in vigore il Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, redatto da ENAC. Sì, lo so, molti di voi sanno già tutto; è la solita storia, le regole, gli abusivi… chissene…

No, non è la solita storia. Non voglio puntare il dito su nessuno. Non ho da “ridire qualcosa su ENAC” (anche perchè non so se mi basterebbero i Gb messi a disposizione da WordPress per potermi sfogare), ma voglio solo “tornare con i piedi per terra” e osservare il cosiddetto settore dei droni professionali da un altro punto di vista. Non quello che ci viene raccontato dei media, immerso in uno scenario fatto di “lustrini e pailettes”, nella migliore delle ipotesi, o adducibile ad appartenenti al sedicente califfato, nella peggiore, ma mettendomi più semplicemente e realisticamente dalla parte di chi deve confrontarsi quotidianamente col mondo del lavoro.

Quindi, dicevo… entrato in vigore il sopra citato regolamento, in Italia, ciò che era già una professione per qualcuno o una grande passione per altri e una possibile opportunità di lavoro per altri ancora, subì inevitabilmente una drastica “mutazione” o un “momentaneo arresto”. E’ un dato oggettivo: prima si volava, quasi a prescindere, dopo il 30 aprile 2014, chi credeva e crede tutt’ora che un Paese civile sia tale anche perchè si rispettano le regole, ha dovuto rivedere un po’ i propri piani, soprattutto quelli di volo. Diciamo che dalla logica del “fare” si è passati a quella del “si potrà fare?”, derivata soprattutto dalle continue modifiche al regolamento italiano che non permettono un reale sviluppo del settore.

Ma dicevo, bando alle polemiche e via alle riflessioni. Non rivanghiamo il passato e vediamo, oggi, cosa ci propone lo scenario italiano dei droni.

Organizzazioni di addestramento.

Detto così ha qualcosa di marziale, ma a parte la definizione di estrazione militare questo termine indica le scuole che formano i Piloti di APR all’uso dell’aeromobile e alla conoscenza delle regole necessarie per volare in sicurezza.

Erano più di 100, non ne restò nessuna, riapparvero in 7 e adesso sono qualche decina. Mah!

Non si è capito bene, o lo si è capito benissimo, lascio a voi la riflessione in merito, ma di fatto fino a un annetto fa c’erano più di 100 scuole che formavano con una certa regolarità i Piloti di APR, ci stavamo abituando ed erano diventate un punto di riferimento; poi, Ctrl+Alt+Canc e il sistema è stato riavviato. Fine delle scuole, tutti a casa, annessi e connessi (compreso personale, dipendenti, etc…) e dopo un lungo silenzio si è ripartiti con queste Organizzazioni di Addestramento. Almeno fino alla prossima puntata.

Incredibilmente, non so se è per una coincidenza ma le modifiche al regolamento dei mezzi aerei a pilotaggio remoto sono caratterizzate da una puntualità che ha dell’imbarazzante e che condiziona in modo significativo “la stagione lavorativa”. Quando si vola prevalentemente con i droni? In inverno sotto l’acqua? Con la neve? Se non ti chiami Croce Rossa Italiana o Vigili del Fuoco sarà difficile avere la necessità di volare con condizioni meteo non proprio invitanti. Questo anche perchè il payload del drone lavorerà al meglio se il tempo è favorevole, la visibilità è buona e il pilota non congela o non si inzuppa d’acqua. Insomma, si vola prevalentemente in primavera, estate e una parte dell’autunno (dipende dalle zone), diciamo che sono le stagioni più consone all’utilizzo degli APR eeeeeeeZac! esce il regolamento il 30 Aprile 2014, a primavera. Escono le bozze per le modifiche a luglio dell’anno dopo. Avrebbero dovuto rinascere le scuole, come la Fenice, dopo la loro chiusura, sempre ad aprile/maggio del 2016 ma fino a settembre non se ne è saputo nulla, quindi anche tutta la stagione 2016 è saltata, almeno per chi voleva diventare Pilota di APR.

Ma No dai, gli emendamenti seguono la tendenza moda autunno – inverno. E’ vero, dimenticavo… Dicembre 2015 e dicembre 2016…

Per non pensare male mi attendo verso aprile l’ennesima “circolarona” che rivoluzionerà ancora una volta questo “settore”. Ah! Dici che ci sarà? Quale? EASA? Il regolamento europeo? Si parla di una bozza del regolamento Europeo sui Droni entro Marzo 2017, quindi tenetevi pronti. Per come la vedo io il regolamento europeo entrerà in vigore, i paesi membri dovranno recepirlo, si elaboreranno le dovute modifiche / integrazioni ai regolamenti interni ad ogni paese e ci ritroveremo magicamente verso ottobre/novembre del 2017 a ipotizzare i nuovi scenari futuri o futuristici per il “sedicente settore” (non a caso questo termine abusatissimo va a braccetto col califfato). Nel frattempo, a giugno, scadranno gli attestati di Pilota di APR che avevano come termine ultimo il 31 dicembre 2016. In tutto questo trambusto avremo una categoria di droni “borderline” che per l’Italia è quella sotto i 300gr mentre per l’Europa e l’EASA, è quella sotto i 250gr. Categoria che “fa gola” a chi si occupa di journalism o giornalismo (ma fa più figo chiamarlo journalism) ma anche di monitoraggio e rilievi (video e foto) di strutture urbane all’interno delle cosiddette aree critiche. Insomma, se prima chi “non voleva troppi problemi” si dotava di un drone sotto i 300gr, quello che ironicamente ho sempre definito come “le tre fette di prosciutto con quattro eliche”, adesso dovrà vedersela con due fette e mezzo e quattro eliche purché siano rese inoffensive; forse grazie a qualche midolla di pane da utilizzare come para eliche, purché sia senza glutine.

OK, bel guazzabuglio di informazioni ma, a te che stai leggendo che te ne viene? Anche nulla, fino ad ora. Diciamo che questa analisi molto approssimativa, sommaria, estremamente superficiale si pone come “sintesi o chiacchiera da bar” rispetto ad una più ampia e seria analisi che dovrebbe essere condotta da eruditi addetti ai lavori in merito a questi argomenti. “Quindi è molto più interessante la mia, no?”

Ma torniamo a parlare di chi deve lavorare.

E’ questo il nodo cruciale del problema. Fino ad oggi chi voleva utilizzare un drone partiva dall’idea del drone, dal fascino che suscita questo oggetto volante, dall’immaginario che evoca l’appellativo di PILOTA e tutto ciò che ne deriva. Un’aura di magnificenza che ha saputo richiamare scenari alla TOP GUN o, se paragonata a qualcosa di reale e più nostrale, alle Frecce Tricolore. Poi, dopo tutta questa emanazione di ferormoni si torna alla lucidità e con freddezza ci si pone la classica domanda:

Col drone che ci faccio?

E’ qui che molti si sono resi conto per la prima volta che questo incredibile oggetto, ipertecnologico, che vola pure e che fa ZZZZzzzzz come un drone – che poi è il maschio dell’ape – che si chiama proprio drone, doveva servire a qualcosa, oltre che a volare e a consumare un sacco di energia.

Passati gli entusiasmi delle prime “dronate” ludico ricreative al limite dell’illecito forse sì o forse no (dipende se lo usi per lavoro o per gioco ma se lo usi per gioco con l’intento poi di lavorarci o ci giochi dopo il lavoro o …. lasciamo fare), dal mero TOOL si passa alla PROFESSIONE.

E’ un po’ come comprare un trapano, le punte, il carica batterie o le prolunghe, dischi per smerigliare, guanti, etc. e poi non si è né muratori, né carpentieri, bricoman, idraulici, aggiustatutto e, oltretutto, non si sa nemmeno cosa farci se non praticare qualche buco qua e là.

Ecco che da qui parte la mission.

Ho il drone, ho finalmente preso anche l’attestato di PILOTA DI APR e ora che professione mi invento? Escludendo da questo ragionamento i veri professionisti come i geologi, ingegneri, agronomi, veri fotografi, archeologi etc. che hanno finalmente capito che il drone è un ottimo tool per il proprio lavoro, ancora tanti si improvvisano dronisti senza sapere “cosa faranno da grandi”. E’ un po’ come definirsi “trapanatisti” o “scartatori” o “pennellanti”… va beh, lasciamo perdere tutti i commenti che possono derivare da queste definizioni.

drill-drone

A distanza di qualche anno da quando ho cominciato ad occuparmi di droni, mi rendo sempre più conto che presi dalla novità, dalla voglia di fare, dalla necessità di reinventarsi, abbiamo attribuito al drone un’eccessivo ruolo e un’altrettanta importanza nell’ambito della nostra vita e del nostro lavoro.

Se da una parte le regole ci insegnano qualcosa, una per tutte che il drone è potenzialmente un oggetto pericoloso che può cadere o entrare in collisione con un altro aeromobile e far danno, dall’altra non ci insegnano nulla in merito al suo uso nei vari ambiti professionali.

Il PILOTA DI APR ha un drone, che risente di un’obsolescenza tecnologica che si palpa mente si fa il corso. In pratica ti compri il drone, ti iscrivi al corso e quando sei pilota di APR il drone è già vetusto, e pensa: di media un corso dura solo due o tre weekend. Nel frattempo non si è capito ancora cosa ci si può fare e dove si può volare.

Non solo, compro tutti gli accessori perchè potrebbero servirmi. Quindi acquisto 28 batterie, 150 eliche, una decina di gilet ad alta visibilità (qui mi tiro la mazzata sui piedi da solo) e borse su borse. Tutto all’insegna dell’essere “professional”, “advanced”, “plus” e chi più ne ha più ne metta. Poi mi ricambiano le regole, oggi piove, domani nevica, fa freddo, dopodomani dovrò pur cercarmi un cliente per fare queste benedette foto all’agriturismo che tutti adesso fanno e soprattutto senza essere Piloti di APR, e… l’importante è essere convinti.

Quindi, ribadisco, a parte quei professionisti che prima sono tali e poi si sono accorti dell’utilità del drone, per tutti gli altri consiglio vivamente di:

Pensare al drone come ad un trapano.

E’ un tool per svolgere il proprio lavoro, punto e basta. Quindi, prima di tutto, che lavoro fai? Cosa devi fare col drone? e soprattutto, sai quali mercati aggredire per proporre il tuo / tuoi servizi?

Ho conosciuto persone che sono diventate Pilota di APR, hanno svolto una cifra mostruosa di ore di test col proprio drone, hanno apportato migliorie, modificato qualcosa e poi, non hanno ancora un cliente perchè “devono migliorarsi” o “hanno paura di sbagliare” o peggio ancora “non sanno a chi rivolgersi”.

Ridondare

quando hai pensato al drone come ad un trapano ti renderai conto di quanto possa essere utile ma ti accorgerai anche che dovrai ridondarlo. Se lavori non puoi permetterti di avere un solo trapano. Se non funziona? Se ti si rompe mentre fai il foro e ne devi fare altri 100 nella stessa giornata? Insomma, quando pensi al drone pensa al plurale, quindi ai droni e alle possibili conseguenze che potrebbero derivare dal non poter disporre del tuo drone durante un servizio pianificato da tempo e che non è possibile rimandare. Quindi dovrai possedere almeno una mini flotta di due droni con relativi payload.

Pilota full-time?

Tornando al nostro bel trapano, quante volte pensi di usarlo in una normale attività di carpenteria o se fai l’arredatore, il muratore, l’elettricista, etc? Alcune volte lo userai per diverse volte al giorno e altre anche nulla. Ecco… stessa cosa col drone. Devi pensare di inserire il drone nella tua attività o in quella che andrai a fare e non creare un’attività tutta incentrata solo e soltanto sul drone. Ripeto, è come se ti presentassi da un cliente per dire che hai il trapano e che fai dei bellissimi fori ma vorrai pur dare un servizio più completo e in grado di produrre un guadagno per la tua attività? Quindi… SI’ per pilotare un drone ad uso professionale devi seguire l’iter che ENAC richiede ma devi pensare che non puoi aspettare clienti tutto il giorno solo per far volare il tuo drone; a meno che tu non riesca a farti pagare per un solo volo diverse migliaia di euro.

Il mercato dei droni sei tu e non quello che “strombazzano” le riviste

Pensa che il mercato dei droni sei tu. Che vuol dire mercato? Rifletti su quali sono le tue competenze o quali potresti acquisire facendo dei corsi professionali e/o di specializzazione. Nel frattempo analizza il bacino d’utenza a cui puoi proporre determinati servizi. Fai un sondaggio e prendi contatti con le realtà che operano negli ambiti lavorativi di cui vuoi occuparti.

Non tutti possono fare gli operatori per la RAI, Mediaset o SKY e non tutti possono andare a lavorare a Melaverde o a fare le riprese col drone per Don Matteo. Dovrai pur capire che se vuoi usare il drone, ad esempio, in agricoltura, dovrai parlare la lingua degli agronomi, degli agricoltori, dei florovivaisti e probabilmente delle varie ConfQualcosa. Quindi, al di là di ciò che le riviste patinate “strillano”, il vero mercato dei droni NON E’ ANCORA DECOLLATO, fatta eccezione per alcuni ambiti particolari e altamente specialistici, quindi non è un mercato ma una nicchia di mercato. Inoltre, quando ci sarà il vero mercato dei droni, quello dei grandi numeri – attenzione a quello che ti dico – probabilmente tu non ne farai parte! I grandi numeri sono appannaggio delle grandi realtà. I grandi numeri sono fatti anche da tanti piccoli numeri ma sempre riconducibili e rappresentati da delle egide, delle associazioni, delle imprese, delle corporazioni, delle organizzazioni, delle industrie, delle major. Quindi, se di MERCATO DEI DRONI si vuol parlare, devi puntare in alto, alle grandi compagnie che “un domani” dovranno avvalersi di piloti di APR, sempre che poi non sia tutto demandato o demandabile a sistemi completamente autonomi.

Ecco che urge farsi il proprio mercato o mini mercato. Se non c’è domanda a cui offrire il proprio servizio, fai in modo che questa domanda scaturisca. Come?

Facendo cultura e promuovendo progetti attraverso sinergie

Caspita! Hai un amico professionista che potrebbe avvalersi dei tuoi servizi? Parlo dell’amico ingegnere o anche dell’antennista, dell’amministratore di condominio, del manutentore, di quello che installa pannelli fotovoltaici e termici, quello che ha le mucche in Maremma o quell’altro che ha una risaia nel Vercellese. Yes!! Lui/loro sono quelli a cui dovrai rivolgerti.

E’ tutto nuovo, tutto da disegnare.

Fai ricerca, sviluppa una soluzione e quindi un servizio allineato alle reali esigenze di chi opera in quel settore. Fai una chiacchierata con quell’amico che ha le mucche in Maremma. Cerca di capire cosa potrebbe essergli utile per il proprio lavoro. Magari, solo parlando e capendo come si sviluppa la sua attività, cercando di capire quali sono le sue problematiche, potresti individuare una soluzione al problema che, guarda tu che botta di cul…, potresti risolvere grazie al fatto che hai un drone o che potresti averlo. Ci pensi? Attacchi al drone un naso elettronico e sniffi le emanazioni di metano prodotte del letame delle mucche e ne determini la concentrazione dei vari elementi e quindi anche lo stato di salute della Carolina o il potenziale calorico ottenibile attraverso l’uso di quel gas in un contesto di produzione di energia (centrali a a biogas).

agricoltura-precisione-precision-farming-drone

Magari quel progetto non lo farai mai con quel tuo amico maremmano ma lui potrebbe farti conoscere un veterinario che a sua volta potrebbe manifestarti alcune considerazioni proprio sul tema del letame e della concentrazione di alcuni elementi chimici piuttosto di altri in relazione allo stato di salute delle mucche, dell’alimentazione, etc.

Magari quel veterinario ti farà conoscere un agronomo che ti parlerà di foraggio, di terreno coltivato, di allevamenti grass fed e ti parlerà di un progetto a cui pensava, finanziabile attraverso fondi europei ma che per intercettarli occorre costituire una start’up… Tutto questo utilizzando anche un drone che ancora NON hai comprato ma che potrai acquistare e finanziare con i suddetti fondi ma soprattutto avendo la consapevolezza di ciò che ti potrà servire per il tuo lavoro. Saprai che quel drone dovrà trasportare alcuni sensori, lo dovrà fare per un tot di tempo al giorno o alla settimana o magari solo una volta al mese e che lo dovrà fare per 10 minuti o per 1 ora o per tutta la giornata. Apri il web, cerchi tutti i riferimenti del caso, (case history) e ti studi la materia.

A proposito, ti ricordo che DRONEVOLUTION Blog è nato anche per assolvere a questo compito; provalo: digita per esempio AGRICOLTURA DI PRECISIONE sul motore di ricerca e vedrai quante risposte otterrai.

Torniamo alle mucche.

Allora… prendi il tuo amico maremmano, il suo veterinario e l’agronomo, ti metti con loro attorno ad un tavolo e cominci a tessere le basi per la tua start’up o per una collaborazione tra aziende e/o professionisti.

Potevo farti anche l’esempio dell’amico nella risaia nel vercellese ma per puro spirito campanilistico ho preferito fare quello dell’amico maremmano.

Tutto questo per dirti che non occorre che il veterinario o l’agronomo diventino dei PILOTI DI APR; il loro mestiere è un altro e fare il PILOTA non gli converrebbe o non gli interesserebbe ma a te forse SI’. L’esempio, sempre da bar, vuol farti capire che alle volte le opportunità sono attorno a noi e nemmeno ce ne accorgiamo. Da un incontro, da una conversazione puoi sviluppare un progetto dal quale far partire il TUO MERCATO DEI DRONI.

Dici che non posso paragonare il drone ad un trapano perchè per pilotare un drone occorrono autorizzazioni e un corso presso un’organizzazione di addestramento riconosciuta da ENAC mentre per utilizzare un trapano non occorre nulla?

“Probabilmente i governi e gli enti che legiferano in materia di armi non se ne sono ancora resi conto. Avevano in mano un’opportunità incredibile che si sono lasciati scappare. Sai quanti porto d’armi per trapani hanno perso?”

drill-time

 

Comunque, senza divagare troppo, ribadisco l’importanza della formazione, delle regole e della sicurezza ma sono anche un sostenitore della libera iniziativa, della voglia di fare e di promuovere idee, cosa che si è un po’ persa nella nostra bella Italia da un po’ di tempo a questa parte.

Droni made in Italy o Cina?

Pare che il mondo dei droni ruoti prevalentemente attorno a DJI. Per carità… ottimi prodotti, non c’è dubbio ma, vuoi lavorare in Italia? Vuoi sviluppare un business all’interno di un settore di nicchia altamente specializzato? Rivolgiti alle aziende italiane! Ci sono poche ma buonissime aziende che producono aeromobili a pilotaggio remoto studiati per assolvere a diversi compiti. Se vuoi sviluppare un business affidati a chi può ascoltarti, studiare la personalizzazione del drone e seguirti lungo tutto il tuo percorso di formazione e assistenza tecnica durante l’impiego del drone nell’ambito della tua attività.

Doppia F: Federazioni e Fiere

In varie occasioni ho detto e scritto che le varie federazioni/associazioni che rappresentano i Piloti di droni, dovrebbero essere loro stesse “portatrici sane di opportunità” per i propri associati. Creare incontro, stimolare la domanda, promuovere progetti, coinvolgere le associazioni professionali e quelle di categoria come le “ConfQualcosa” che accennavo sopra. I tavoli tecnici con ENAC sono importanti ma lo sono di più quelli con chi ha interesse ad utilizzare i droni nel proprio ambito lavorativo/professionale.

Stessa cosa per le fiere sui droni che fin dall’inizio hanno creduto in questo strumento di lavoro ma che fin dall’inizio hanno trovato difficoltà a ricondurre questo “oggetto” in un ambito più pratico e quotidiano. I primi progetti sui droni erano di derivazione militare o svolti in ambito di ricerca universitaria; roba da nerd o comunque poco apprezzabile o molto lontana da un impiego diffuso e dalle immediate ricadute. Oggi i tempi sono maturi. Non è più il caso di attendere che le regole cambino o che si “stabilizzino”; se attendiamo questo possiamo parcheggiare i nostri droni. Quindi, rilancio l’invito agli organizzatori delle fiere di settore per non fare solo “fiere di droni” (quindi di trapani) ma fiere di opportunità, invitando a partecipare attivamente amministratori di condominio, sindaci, assessori al turismo, allevatori, agronomi, fotografi, architetti, ingegneri, esperti nella sicurezza, impresari edili, trasportatori, etc. Promuovere progetti, invitare start’up, aziende, srl, reti di impresa che stanno svolgendo lavori o che sono in procinto di svolgerli. Molto si sta facendo in tal senso ma molto di più deve essere fatto.

E’ necessario essere camaleontici e cavalcare il cambiamento.

Essere mutevoli, reattivi, acquisendo nozioni, facendosi forti delle esperienze pregresse, delle regole che sono mutate, rimutate e che muteranno ulteriormente. L’importante è capire che questo drone è uno strumento che deve essere ben impiegato. O si capisce fin da subito come e dove impiegarlo o si è destinati all’oblio.

Finisci di comprare punte per il trapano! Stacca la prolunga, riponi i  tuoi tools e pensa a quale sarà il tuo prossimo obiettivo. Hai la fortuna incredibile che non esiste il settore dei droni ma c’è un mondo che ha bisogno di cose e di servizi. Se in questo contesto sei capace di inserire in modo puntuale, competente e soprattutto indispensabile il tuo drone, allora avrai le tue soddisfazioni.

Ah… dimenticavo, consegnare la pizza col drone o la posta o gli acquisti a domicilio, sono tutti bei progetti che rientrano in quella categoria di cose detta: “fare comunicazione”. Tu non sei Amazon, non sei Domino’s Pizza o Dpdgroup. Fatti il tuo progetto sulla base di reali esigenze che puoi intercettare sul territorio. Sviluppa il progetto coadiuvandoti di persone esperte negli ambiti dove andrai ad operare e sviluppa una soluzione. Poi penserai al resto.

W i trapani, W i droni e W chi ha voglia di fare!

Buon atterraggio!

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Droni – da 0 a 100 in 5 mesi

“Lentini, vero?” Direi di sì se stessi parlando di velocità, distanze percorse e performance di volo. Invece vi parlerò di regole e sanzioni e di cosa fare per operare con i droni, oggi, a 6 mesi circa dall’entrata in vigore del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto. 

enac30 Aprile 2014, giornata significativa per tutti i possessori di un drone… Entra in vigore il Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto – ENAC. Ho visto gente tagliarsi le vene con le eliche del proprio drone e altre gioire perché finalmente tutto sarebbe stato chiarito e definito. Forse…

Ma facciamo qualche passetto indietro.

All’inizio di quest’anno si parlava di “regole dell’aria”. Un regolamento che riguarda tutti gli aeromobili e a cui i dronisti, in mancanza di uno “dedicato a loro”, avrebbero dovuto attenersi. Roba che per i più era solo qualcosa riconducibile a un tomo da guardare con sospetto (e non ho usato questo verbo a caso). Chi poi si è messo a leggere “quelle regole”, e non ha mai avuto a che fare con qualcosa di serio in grado di volare, ha preso quel documento e lo ha declassificato a “roba che non mi interessa, tanto io ho un drone”.

Poi si è cominciato a parlare di Regolamento dei mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto. Prima a livello di bozza, già comparsa nel 2013, poi con le integrazioni e le modifiche varie si è arrivati alla versione “più o meno” definitiva. O meglio, quella pubblicabile e sulla quale iniziare a definire un modus operandi ufficiale in materia di droni. Insomma, come comportarsi, dove si può o non si può volare, certificazioni, assicurazioni, operazioni critiche e non critiche, massa al decollo sopra o sotto i 25Kg, ecc. Per molti, me compreso lo ammetto, a quel tempo quel documento fu ritenuto più che altro una “linea guida”, qualcosa che magari, un giorno, forse, chissà, se, mah.. sarebbe diventato anche una “cosa seria” da applicare ma… “adesso no”. Il tutto rafforzato dai soliti luoghi comuni del tipo: “siamo in Italia, sai quanti rinvii faranno a questo regolamento prima che venga applicato” o anche : “tanto è un regolamento e non è una legge, quindi non ci sono sanzioni”.

Su quest’ultimo punto ci torniamo più avanti.

ExplosionBOOM! 30 Aprile 2014, il Regolamento viene pubblicato. Senza rinvii, se e ma. A ruota cominciano a fioccare circolari che dovrebbero, secondo l’autorevolissimo e rispettabilissimo parere dei tecnici ENAC, chiarire il suddetto Regolamento. Con una certa ironia e passatemi un “pizzico” di polemica, vi invito a prendere visione dal sito ENAC del documento: “Bozza della Circolare NAV “Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto” e a leggere, in particolare, quanto è riportato da pagina 32 a pagina 34. Poi un giorno qualcuno di voi, più preparato di me, mi farà capire di cosa stiamo parlando…

Ad ogni circolare pubblicata sul sito ENAC, come se non bastassero gli effetti manifestati leggendo il Regolamento stesso, ho visto nelle facce di coloro che posseggono un drone una sorta di sconforto, mutato poi in disperazione, virato al pessimismo e al catastrofismo per poi involversi, alimentato da istinti latenti primordiali insiti in ciascun individuo, in rabbia e ribellione. Da qui derivano i famosi “carbonari del drone”, individui elica muniti che a prescindere da tutto volano, ovunque, in barba alle decine di pagine da leggere, da capire, da interpretare e poi provare ad applicare all’interno della propria attività di dronista.

Da 0 a 100 in cinque mesi, anzi 113mila…

chianinaMi riferisco ai modi, ai tempi e metodi con cui si sono evolute le cose ma soprattutto mi riferisco alle SANZIONI. Fino a “poche ore fa”, parlare di assicurazioni per chi operava con i droni era come parlare di qualità della carne Chianina con un vegano. Anzi, credo che un vegano avrebbe potuto dirmi qualcosa sulla “ciccia” ma l’assicuratore sulle polizze per droni, no. Con chi lavora in campo assicurativo era quasi un’eresia parlare di coperture assicurative per dronisti. Questo fino a pochi mesi fa. Il nulla più assoluto, o quasi. Poi, ad un tratto, arrivano le compagnie d’assicurazione, addirittura “equipaggiate” con prodotti assicurativi formulati nientepopodimenoche dai Lloyds di Londra.

Ancora si stanno definendo alcuni aspetti di queste polizze che ZAC!  Eccoti le sanzioni.

policeMa come? Ancora non ho capito cosa devo fare e arrivano già le sanzioni? Ebbene si, caro mio lettore. Tu, proprio tu che stai leggendo questo post e che con la coda dell’occhio guardi il tuo dronello parcheggiato sotto al tavolo, pronto a fare qualche ripresa video, sappi che, se non hai l’assicurazione e “ti beccano”, rischi dai 56mila ai 113mila euro di multa (vedi per approfondimenti QuadricotteroNews). Stiamo parlando di un utilizzo professionale del SAPR. Se vai al campo di volo per aeromodellisti ti basta l’assicurazione del “capo famiglia” o quella prevista per attività ludico sportive in campo aeromodellistico (poche decine d’euro).

Considera anche che in generale, l’inosservanza del Regolamento ENAC è sanzionabile con Art. 650 del Codice Penale (per approfondimenti ulteriori invito a leggere il mio post “Volare con i droni è possibile ma rispettando tutte le regole“).

Poi, un bel giorno, perchè non bastava, sempre per noi dronisti salta fuori un altro Regolamento, fino ad ora misconosciuto ai più (intendo a chi non è solitamente avvezzo all’uso di un Boeing).

aereo

Arriva il “Codice della navigazione aerea” che di fatto è in vigore da quando esistono i voli civili. Riassume e definisce le regole a cui devono attenersi le compagnie, i piloti e le flotte aeree (nonché sancisce i diritti dei passeggeri; anche se su questo tema, per fortuna, possiamo esimerci dal doverlo approfondire). Poiché i droni sono aeromobili, tale regolamento, insieme alle regole dell’aria e al Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, costituisce di fatto l’impianto normativo che disciplina il settore dei droni. Quindi anche il quadro sanzionatorio si allarga equiparando il volo di un drone, nella peggiore delle ipotesi in area critica, a quello di un aereo di linea che sorvolasse un centro abitato a bassa quota. Di fatto viene paragonato il danno che potrebbe fare un drone che precipita in area critica a quello che potrebbe succedere se precipitasse un aereo di linea su un centro abitato.

Pensavi di avere un quadricottero e ti sei trovato un surrogato di un Airbus A380

E non finisce qui… “dai, lo sai, devi certificarti pilota SAPR e devi certificare il tuo DRONE. Via, adesso le scuole ci sono e non hai più scuse”.

E tu mi dirai: “Lo so, caro Stefano, le scuole ci sono, magari non tante e ben distribuite in tutto il territorio ma ci sono. Ma poi che faccio una volta che ho frequentato una scuola che mi rilascia un attestato di frequenza o diploma che dice che ho appreso le regole dell’aria? Ovvero, che faccio dopo un corso di 33 ore per la sola parte teorica?”.

Ci fai ancora poco ma è un ottimo inizio, caro il mio lettore. Poi devi…

Opzione 1: Rivolgerti al tuo costruttore di droni e chiedergli di farti il corso pratico sul drone che andrai ad acquistare (incrocia le dita che sia certificabile ENAC), redigere il manuale tecnico e quello operativo, facendo prima l’attività sperimentale che serve a stabilire i requisiti minimi di sicurezza dell’aeromobile e tutte le procedure necessarie per garantirle e metterle in atto.

Opzione 2: Alcune scuole che formano i futuri piloti SAPR effettuano anche corsi di formazione alla parte pratica. Anche se sul o sui droni della scuola, quindi la successiva certificazione a pilotare un drone vincolerà quel pilota ad usare quel SAPR della scuola sul quale ha effettuato il corso pratico. Spesso però queste scuole possono anche insegnare a redigere il manuale tecnico, quello operativo e a seguire l’operatore e il pilota in tutto l’iter necessario a ottenere la certificazione da ENAC.

Opzione 3: Affidarvi ad una società di consulenza che sulla base dei vostri obiettivi e analizzando il settore in cui andrete a operare, vi seguirà consigliandovi e ottimizzando i processi che vi porteranno alla certificazione (flotta di droni, piloti e operatori). In tal caso si parla di consulenze dedicate esclusivamente a professionisti e società, come ingegneri, architetti, agronomi, viticoltori, ecc. Queste società di consulenza cominciano ad essere una realtà sempre più presente nel territorio italiano.  Operano attraverso team di tecnici e personale che solitamente vanta una lunga esperienza in campo ingegneristico e aeronautico.

Opzione 4: Ti auto-investi “Auto Costruttore”, che non ha nulla a che vedere con gli AutoBot dei Transformers. E’ una definizione tecnica prevista da ENAC che ti permetterebbe di assemblare (auto costruire, per l’esattezza) un drone e di condurre tutta l’attività sperimentale, ecc. Ovviamente tale investitura prevede una dichiarazione di rispondenza al Regolamento Enac e “un minimo” di conoscenze tecniche. In realtà, sempre stando a quanto afferma ENAC, emerso anche recentemente da uno dei convegni organizzati al DronItaly, non saresti obbligato a certificare i singoli componenti elettronici, meccanici e strutturali del drone acquistati da terze parti ma l’assemblaggio in toto. Diciamo che se fossi un sarto non dovresti garantire la qualità della stoffa e del filo utilizzati ma quella del vestito finito.

E tu mi dirai… “Sì, e se poi mi casca il drone per un problema dovuto a una centralina, al GPS o altro del genere? Chi è responsabile?”

E qui casca il drone e l’asino…

“Ora, e tù vorresti sapè troppe cose nini mio”.

Diciamo che il problema a questo punto andrebbe analizzato da vari punti di vista. In realtà se ENAC certifica il tuo drone, quel drone ha le carte in regola per operare. Se cade l’aeromobile e il problema è riconducibile ad un componente del drone, che comunque ENAC al momento della valutazione delle carte che hai presentato e che riguardano il tuo drone nel suo insieme ha ritenuto valido, in ambito assicurativo la questione “dovrebbe” essere liquidata senza problemi.

E qui ho detto la caz…

“Senza problemi” è una parola grossa ma ragioniamo un momento. Tu sei certificato pilota SAPR insieme al tuo SAPR. Puoi operare in aree non critiche, hai l’assicurazione, ti cade il drone (sempre quello che hai certificato con ENAC e non un altro) per un problema meramente tecnico. Se hai gestito l’operazione non critica osservando scrupolosamente quanto hai dichiarato sul  manuale tecnico e su quello operativo, rispettando quanto riportato dal Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, in caso di incidente, quindi di danno, sei coperto dalla tua polizza assicurativa. Se poi la compagnia d’assicurazioni troverà il modo di cavillare su questioni tecniche sollevate dal perito, questo non posso certamente prevederlo, anche se, onestamente parlando, messa nei modi che abbiamo descritto fino ad ora, presumo che in tal caso qualche notte in bianco tu debba metterla in bilancio.

Allora… che fare?

Domandona… Una prima risposta che mi viene di darti, amico mio dronista, è di investire su te stesso. Vai ai seminari di formazione sull’argomento droni (in generale), imparati le regole dell’aria. Fatti un corso presso una scuola certificata da ENAC, cerca di capire con esattezza in quale ambito vorresti operare con i SAPR. Contatta le aziende che producono droni. Ti consiglio di prendere contatti con quelle italiane, dammi retta. Per quanto siano belli, fighi, massicci, funzionali e diffusi i droni asiatici, resta il fatto che le aziende italiane che costruiscono droni (anche questi belli e fighissimi, te lo assicuro), lo fanno con nozione di causa. Sanno cosa chiede ENAC e si adoperano per realizzare prodotti in grado di essere certificati.

Investire su se stessi vuol dire crescere, prima di tutto. Conoscere un settore, un mercato e le leggi che lo governano. Adesso ci sono fiere dedicate, convegni, workshop, seminari e corsi sui droni. Prima di fare passi in una direzione, magari prevalentemente spinti dalla forza della passione o dalla voglia di cavalcare un settore che, almeno sulla carta, appare come quello tra i più interessanti del momento sotto il profilo delle opportunità di lavoro, “stoppati” un attimo e impara. Ascolta, confrontati con chi è del settore.

Cerca di capire che operi o stai pensando di farlo all’interno di un comparto lavorativo fortemente caratterizzato dalla tecnologia, da competenze in campo aeronautico e influenzato dalle decisioni ENAC e presto anche da quelle dell’EASA. Cerca di capire che le Autorità di Pubblica Sicurezza operano per garantire la sicurezza dei cittadini e per prevenire e reprimere eventuali atti che contravvengono ai dispositivi di legge. Se prendi un drone e pretendi di andare a fare rilievi termografici in prossimità di una facciata di un edificio, in pieno centro città, senza autorizzazioni, senza aver adottato procedure di sicurezza, ecc., poi non chiederti perché la volante della Polizia è intervenuta.

Pertanto, se hai investito un po’ di soldi in un drone e sai già che quel modello difficilmente potrà essere certificato da ENAC come SAPR per le attività in aree non critiche, vola in aree segregate o campi di volo per aeromodellisti ma parallelamente, se vuoi diventare un professionista di questo settore, comincia a pensare da pilota. Formati e poi specializzati nei campi di applicazione a te più congeniali.

soldiLavorare con i droni non vuol dire “fare tutto” col drone e inoltre occorre dotarsi di un’organizzazione per operare con questi  “cosi”. Diciamo pure che tra le tante incertezze che ancora aleggiano in questo settore, di sicuro è emerso che il Pilota SAPR non può volare da solo. Non a caso esiste anche la figura dell’Operatore SAPR. Inoltre, ti invito a riflettere, se parliamo di droni certificati, di percorsi formativi, di crescita personale e, soprattutto, di costituire un’impresa attorno alla quale sviluppare un’attività professionale, occorrerà entrare nell’ottica di dover affrontare degli investimenti.

Allora, amico mio dronista, non ancora Pilota SAPR. Ti faccio la domandona del secolo: “Vuoi usare i droni perché ti piace svolazzare e magari fare anche le riprese video o vuoi seriamente affrontare l’argomento per fondare un’attività imprenditoriale?”

Nel primo caso, da amico, ti consiglio di tenerti il tuo dronello e, come ho già detto, limitati a volare e divertirti in aree segregate, meglio se sopra un bel campo, meglio ancora se tuo e ancor meglio se lontano, parecchio, dagli aeroporti. Oppure fallo presso i campi di volo per aeromodellisti.

Nel secondo caso. Frugati in tasca e investi il tuo tempo e non mi venire a chiedere consigli su quale drone acquistare per la tua attività di videomaker professionista proponendomi  un budget di spesa massimo di 300 Euro perché, dopo tutti i post che ho scritto sull’argomento e questo articolo in particolare, mi FARESTI GIRARE LE PALE! 🙂