Droni e trapani sono solo tools per il lavoro

Ci siamo sbagliati? Non è come avevamo pensato? Il boom dei droni c’è stato, lo stiamo vivendo o deve ancora manifestarsi?

Toc! Toc! Qualcuno sa che fine hanno fatto i droni? 

Sono ovunque ma in nessun posto in particolare. Se ne continua a parlare ma in pochi li utilizzano; lasciando perdere i balocchi acquistabili nella grande distribuzione.

mini-droneNon parlo dei “dronelli” quasi “usa e getta” che riempiono gli scaffali dei negozi o le vetrine online dei siti web specializzati. Quelli destinati a finire in un cassetto o un ripostiglio dopo qualche “dronellata”. Lasciamo perdere quelli nati per farsi le selfie, che poi non puoi utilizzarli ovunque come vogliono farci credere. Lasciamo perdere anche tutti quelli che vengono acquistati all’estero, magari attraverso siti web che hanno la propria sede nei paradisi fiscali e quindi si permettono di vendere senza far pagare l’iva, o giù di lì. Lasciamo perdere, quindi, le migliaia di unità importate senza lasciar traccia, se non su qualche carta prepagata.

…e adesso di cosa parliamo?

Dove sono finiti quei droni che avrebbero dovuto rivoluzionare il modo di lavorare, di pensare al trasporto delle merci, alla sicurezza, al controllo del nostro territorio, etc? Parliamo quindi di quei droni che rientrano nella categoria degli APR o SAPR; quegli aeromobili a pilotaggio remoto, detti ad uso professionale, relegati ad effettuare operazioni specializzate e pilotati da personale qualificato che ha conseguito l’attestazione di PILOTA DI APR?

Parliamo quindi anche dei Piloti; quei pochi, irriducibili, coraggiosi, meravigliosi, affascinanti, forse anche un po’ “temerari delle macchine volanti”. Quelle persone che si creano il proprio futuro e che ragionano con lungimiranza, intercettando tendenze e opportunità, magari ricavandone un reddito…

Reddito e Profitto… termini quantomai abusati in questo settore.

Riavvolgiamo il nastro un attimo per capire meglio cosa sta accadendo in Italia in questo momento per uscire dalla fantascienza e immergerci in uno scenario più realistico, sicuramente meno affascinante ma forse più obiettivo e plausibile. Diciamo che con questo articolo il mio intento è demolire per ricostruire! E come dicono a Livorno… BOIA DE’!

Allora… nel “lontano” aprile 2014 entrò in vigore il Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, redatto da ENAC. Sì, lo so, molti di voi sanno già tutto; è la solita storia, le regole, gli abusivi… chissene…

No, non è la solita storia. Non voglio puntare il dito su nessuno. Non ho da “ridire qualcosa su ENAC” (anche perchè non so se mi basterebbero i Gb messi a disposizione da WordPress per potermi sfogare), ma voglio solo “tornare con i piedi per terra” e osservare il cosiddetto settore dei droni professionali da un altro punto di vista. Non quello che ci viene raccontato dei media, immerso in uno scenario fatto di “lustrini e pailettes”, nella migliore delle ipotesi, o adducibile ad appartenenti al sedicente califfato, nella peggiore, ma mettendomi più semplicemente e realisticamente dalla parte di chi deve confrontarsi quotidianamente col mondo del lavoro.

Quindi, dicevo… entrato in vigore il sopra citato regolamento, in Italia, ciò che era già una professione per qualcuno o una grande passione per altri e una possibile opportunità di lavoro per altri ancora, subì inevitabilmente una drastica “mutazione” o un “momentaneo arresto”. E’ un dato oggettivo: prima si volava, quasi a prescindere, dopo il 30 aprile 2014, chi credeva e crede tutt’ora che un Paese civile sia tale anche perchè si rispettano le regole, ha dovuto rivedere un po’ i propri piani, soprattutto quelli di volo. Diciamo che dalla logica del “fare” si è passati a quella del “si potrà fare?”, derivata soprattutto dalle continue modifiche al regolamento italiano che non permettono un reale sviluppo del settore.

Ma dicevo, bando alle polemiche e via alle riflessioni. Non rivanghiamo il passato e vediamo, oggi, cosa ci propone lo scenario italiano dei droni.

Organizzazioni di addestramento.

Detto così ha qualcosa di marziale, ma a parte la definizione di estrazione militare questo termine indica le scuole che formano i Piloti di APR all’uso dell’aeromobile e alla conoscenza delle regole necessarie per volare in sicurezza.

Erano più di 100, non ne restò nessuna, riapparvero in 7 e adesso sono qualche decina. Mah!

Non si è capito bene, o lo si è capito benissimo, lascio a voi la riflessione in merito, ma di fatto fino a un annetto fa c’erano più di 100 scuole che formavano con una certa regolarità i Piloti di APR, ci stavamo abituando ed erano diventate un punto di riferimento; poi, Ctrl+Alt+Canc e il sistema è stato riavviato. Fine delle scuole, tutti a casa, annessi e connessi (compreso personale, dipendenti, etc…) e dopo un lungo silenzio si è ripartiti con queste Organizzazioni di Addestramento. Almeno fino alla prossima puntata.

Incredibilmente, non so se è per una coincidenza ma le modifiche al regolamento dei mezzi aerei a pilotaggio remoto sono caratterizzate da una puntualità che ha dell’imbarazzante e che condiziona in modo significativo “la stagione lavorativa”. Quando si vola prevalentemente con i droni? In inverno sotto l’acqua? Con la neve? Se non ti chiami Croce Rossa Italiana o Vigili del Fuoco sarà difficile avere la necessità di volare con condizioni meteo non proprio invitanti. Questo anche perchè il payload del drone lavorerà al meglio se il tempo è favorevole, la visibilità è buona e il pilota non congela o non si inzuppa d’acqua. Insomma, si vola prevalentemente in primavera, estate e una parte dell’autunno (dipende dalle zone), diciamo che sono le stagioni più consone all’utilizzo degli APR eeeeeeeZac! esce il regolamento il 30 Aprile 2014, a primavera. Escono le bozze per le modifiche a luglio dell’anno dopo. Avrebbero dovuto rinascere le scuole, come la Fenice, dopo la loro chiusura, sempre ad aprile/maggio del 2016 ma fino a settembre non se ne è saputo nulla, quindi anche tutta la stagione 2016 è saltata, almeno per chi voleva diventare Pilota di APR.

Ma No dai, gli emendamenti seguono la tendenza moda autunno – inverno. E’ vero, dimenticavo… Dicembre 2015 e dicembre 2016…

Per non pensare male mi attendo verso aprile l’ennesima “circolarona” che rivoluzionerà ancora una volta questo “settore”. Ah! Dici che ci sarà? Quale? EASA? Il regolamento europeo? Si parla di una bozza del regolamento Europeo sui Droni entro Marzo 2017, quindi tenetevi pronti. Per come la vedo io il regolamento europeo entrerà in vigore, i paesi membri dovranno recepirlo, si elaboreranno le dovute modifiche / integrazioni ai regolamenti interni ad ogni paese e ci ritroveremo magicamente verso ottobre/novembre del 2017 a ipotizzare i nuovi scenari futuri o futuristici per il “sedicente settore” (non a caso questo termine abusatissimo va a braccetto col califfato). Nel frattempo, a giugno, scadranno gli attestati di Pilota di APR che avevano come termine ultimo il 31 dicembre 2016. In tutto questo trambusto avremo una categoria di droni “borderline” che per l’Italia è quella sotto i 300gr mentre per l’Europa e l’EASA, è quella sotto i 250gr. Categoria che “fa gola” a chi si occupa di journalism o giornalismo (ma fa più figo chiamarlo journalism) ma anche di monitoraggio e rilievi (video e foto) di strutture urbane all’interno delle cosiddette aree critiche. Insomma, se prima chi “non voleva troppi problemi” si dotava di un drone sotto i 300gr, quello che ironicamente ho sempre definito come “le tre fette di prosciutto con quattro eliche”, adesso dovrà vedersela con due fette e mezzo e quattro eliche purché siano rese inoffensive; forse grazie a qualche midolla di pane da utilizzare come para eliche, purché sia senza glutine.

OK, bel guazzabuglio di informazioni ma, a te che stai leggendo che te ne viene? Anche nulla, fino ad ora. Diciamo che questa analisi molto approssimativa, sommaria, estremamente superficiale si pone come “sintesi o chiacchiera da bar” rispetto ad una più ampia e seria analisi che dovrebbe essere condotta da eruditi addetti ai lavori in merito a questi argomenti. “Quindi è molto più interessante la mia, no?”

Ma torniamo a parlare di chi deve lavorare.

E’ questo il nodo cruciale del problema. Fino ad oggi chi voleva utilizzare un drone partiva dall’idea del drone, dal fascino che suscita questo oggetto volante, dall’immaginario che evoca l’appellativo di PILOTA e tutto ciò che ne deriva. Un’aura di magnificenza che ha saputo richiamare scenari alla TOP GUN o, se paragonata a qualcosa di reale e più nostrale, alle Frecce Tricolore. Poi, dopo tutta questa emanazione di ferormoni si torna alla lucidità e con freddezza ci si pone la classica domanda:

Col drone che ci faccio?

E’ qui che molti si sono resi conto per la prima volta che questo incredibile oggetto, ipertecnologico, che vola pure e che fa ZZZZzzzzz come un drone – che poi è il maschio dell’ape – che si chiama proprio drone, doveva servire a qualcosa, oltre che a volare e a consumare un sacco di energia.

Passati gli entusiasmi delle prime “dronate” ludico ricreative al limite dell’illecito forse sì o forse no (dipende se lo usi per lavoro o per gioco ma se lo usi per gioco con l’intento poi di lavorarci o ci giochi dopo il lavoro o …. lasciamo fare), dal mero TOOL si passa alla PROFESSIONE.

E’ un po’ come comprare un trapano, le punte, il carica batterie o le prolunghe, dischi per smerigliare, guanti, etc. e poi non si è né muratori, né carpentieri, bricoman, idraulici, aggiustatutto e, oltretutto, non si sa nemmeno cosa farci se non praticare qualche buco qua e là.

Ecco che da qui parte la mission.

Ho il drone, ho finalmente preso anche l’attestato di PILOTA DI APR e ora che professione mi invento? Escludendo da questo ragionamento i veri professionisti come i geologi, ingegneri, agronomi, veri fotografi, archeologi etc. che hanno finalmente capito che il drone è un ottimo tool per il proprio lavoro, ancora tanti si improvvisano dronisti senza sapere “cosa faranno da grandi”. E’ un po’ come definirsi “trapanatisti” o “scartatori” o “pennellanti”… va beh, lasciamo perdere tutti i commenti che possono derivare da queste definizioni.

drill-drone

A distanza di qualche anno da quando ho cominciato ad occuparmi di droni, mi rendo sempre più conto che presi dalla novità, dalla voglia di fare, dalla necessità di reinventarsi, abbiamo attribuito al drone un’eccessivo ruolo e un’altrettanta importanza nell’ambito della nostra vita e del nostro lavoro.

Se da una parte le regole ci insegnano qualcosa, una per tutte che il drone è potenzialmente un oggetto pericoloso che può cadere o entrare in collisione con un altro aeromobile e far danno, dall’altra non ci insegnano nulla in merito al suo uso nei vari ambiti professionali.

Il PILOTA DI APR ha un drone, che risente di un’obsolescenza tecnologica che si palpa mente si fa il corso. In pratica ti compri il drone, ti iscrivi al corso e quando sei pilota di APR il drone è già vetusto, e pensa: di media un corso dura solo due o tre weekend. Nel frattempo non si è capito ancora cosa ci si può fare e dove si può volare.

Non solo, compro tutti gli accessori perchè potrebbero servirmi. Quindi acquisto 28 batterie, 150 eliche, una decina di gilet ad alta visibilità (qui mi tiro la mazzata sui piedi da solo) e borse su borse. Tutto all’insegna dell’essere “professional”, “advanced”, “plus” e chi più ne ha più ne metta. Poi mi ricambiano le regole, oggi piove, domani nevica, fa freddo, dopodomani dovrò pur cercarmi un cliente per fare queste benedette foto all’agriturismo che tutti adesso fanno e soprattutto senza essere Piloti di APR, e… l’importante è essere convinti.

Quindi, ribadisco, a parte quei professionisti che prima sono tali e poi si sono accorti dell’utilità del drone, per tutti gli altri consiglio vivamente di:

Pensare al drone come ad un trapano.

E’ un tool per svolgere il proprio lavoro, punto e basta. Quindi, prima di tutto, che lavoro fai? Cosa devi fare col drone? e soprattutto, sai quali mercati aggredire per proporre il tuo / tuoi servizi?

Ho conosciuto persone che sono diventate Pilota di APR, hanno svolto una cifra mostruosa di ore di test col proprio drone, hanno apportato migliorie, modificato qualcosa e poi, non hanno ancora un cliente perchè “devono migliorarsi” o “hanno paura di sbagliare” o peggio ancora “non sanno a chi rivolgersi”.

Ridondare

quando hai pensato al drone come ad un trapano ti renderai conto di quanto possa essere utile ma ti accorgerai anche che dovrai ridondarlo. Se lavori non puoi permetterti di avere un solo trapano. Se non funziona? Se ti si rompe mentre fai il foro e ne devi fare altri 100 nella stessa giornata? Insomma, quando pensi al drone pensa al plurale, quindi ai droni e alle possibili conseguenze che potrebbero derivare dal non poter disporre del tuo drone durante un servizio pianificato da tempo e che non è possibile rimandare. Quindi dovrai possedere almeno una mini flotta di due droni con relativi payload.

Pilota full-time?

Tornando al nostro bel trapano, quante volte pensi di usarlo in una normale attività di carpenteria o se fai l’arredatore, il muratore, l’elettricista, etc? Alcune volte lo userai per diverse volte al giorno e altre anche nulla. Ecco… stessa cosa col drone. Devi pensare di inserire il drone nella tua attività o in quella che andrai a fare e non creare un’attività tutta incentrata solo e soltanto sul drone. Ripeto, è come se ti presentassi da un cliente per dire che hai il trapano e che fai dei bellissimi fori ma vorrai pur dare un servizio più completo e in grado di produrre un guadagno per la tua attività? Quindi… SI’ per pilotare un drone ad uso professionale devi seguire l’iter che ENAC richiede ma devi pensare che non puoi aspettare clienti tutto il giorno solo per far volare il tuo drone; a meno che tu non riesca a farti pagare per un solo volo diverse migliaia di euro.

Il mercato dei droni sei tu e non quello che “strombazzano” le riviste

Pensa che il mercato dei droni sei tu. Che vuol dire mercato? Rifletti su quali sono le tue competenze o quali potresti acquisire facendo dei corsi professionali e/o di specializzazione. Nel frattempo analizza il bacino d’utenza a cui puoi proporre determinati servizi. Fai un sondaggio e prendi contatti con le realtà che operano negli ambiti lavorativi di cui vuoi occuparti.

Non tutti possono fare gli operatori per la RAI, Mediaset o SKY e non tutti possono andare a lavorare a Melaverde o a fare le riprese col drone per Don Matteo. Dovrai pur capire che se vuoi usare il drone, ad esempio, in agricoltura, dovrai parlare la lingua degli agronomi, degli agricoltori, dei florovivaisti e probabilmente delle varie ConfQualcosa. Quindi, al di là di ciò che le riviste patinate “strillano”, il vero mercato dei droni NON E’ ANCORA DECOLLATO, fatta eccezione per alcuni ambiti particolari e altamente specialistici, quindi non è un mercato ma una nicchia di mercato. Inoltre, quando ci sarà il vero mercato dei droni, quello dei grandi numeri – attenzione a quello che ti dico – probabilmente tu non ne farai parte! I grandi numeri sono appannaggio delle grandi realtà. I grandi numeri sono fatti anche da tanti piccoli numeri ma sempre riconducibili e rappresentati da delle egide, delle associazioni, delle imprese, delle corporazioni, delle organizzazioni, delle industrie, delle major. Quindi, se di MERCATO DEI DRONI si vuol parlare, devi puntare in alto, alle grandi compagnie che “un domani” dovranno avvalersi di piloti di APR, sempre che poi non sia tutto demandato o demandabile a sistemi completamente autonomi.

Ecco che urge farsi il proprio mercato o mini mercato. Se non c’è domanda a cui offrire il proprio servizio, fai in modo che questa domanda scaturisca. Come?

Facendo cultura e promuovendo progetti attraverso sinergie

Caspita! Hai un amico professionista che potrebbe avvalersi dei tuoi servizi? Parlo dell’amico ingegnere o anche dell’antennista, dell’amministratore di condominio, del manutentore, di quello che installa pannelli fotovoltaici e termici, quello che ha le mucche in Maremma o quell’altro che ha una risaia nel Vercellese. Yes!! Lui/loro sono quelli a cui dovrai rivolgerti.

E’ tutto nuovo, tutto da disegnare.

Fai ricerca, sviluppa una soluzione e quindi un servizio allineato alle reali esigenze di chi opera in quel settore. Fai una chiacchierata con quell’amico che ha le mucche in Maremma. Cerca di capire cosa potrebbe essergli utile per il proprio lavoro. Magari, solo parlando e capendo come si sviluppa la sua attività, cercando di capire quali sono le sue problematiche, potresti individuare una soluzione al problema che, guarda tu che botta di cul…, potresti risolvere grazie al fatto che hai un drone o che potresti averlo. Ci pensi? Attacchi al drone un naso elettronico e sniffi le emanazioni di metano prodotte del letame delle mucche e ne determini la concentrazione dei vari elementi e quindi anche lo stato di salute della Carolina o il potenziale calorico ottenibile attraverso l’uso di quel gas in un contesto di produzione di energia (centrali a a biogas).

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Magari quel progetto non lo farai mai con quel tuo amico maremmano ma lui potrebbe farti conoscere un veterinario che a sua volta potrebbe manifestarti alcune considerazioni proprio sul tema del letame e della concentrazione di alcuni elementi chimici piuttosto di altri in relazione allo stato di salute delle mucche, dell’alimentazione, etc.

Magari quel veterinario ti farà conoscere un agronomo che ti parlerà di foraggio, di terreno coltivato, di allevamenti grass fed e ti parlerà di un progetto a cui pensava, finanziabile attraverso fondi europei ma che per intercettarli occorre costituire una start’up… Tutto questo utilizzando anche un drone che ancora NON hai comprato ma che potrai acquistare e finanziare con i suddetti fondi ma soprattutto avendo la consapevolezza di ciò che ti potrà servire per il tuo lavoro. Saprai che quel drone dovrà trasportare alcuni sensori, lo dovrà fare per un tot di tempo al giorno o alla settimana o magari solo una volta al mese e che lo dovrà fare per 10 minuti o per 1 ora o per tutta la giornata. Apri il web, cerchi tutti i riferimenti del caso, (case history) e ti studi la materia.

A proposito, ti ricordo che DRONEVOLUTION Blog è nato anche per assolvere a questo compito; provalo: digita per esempio AGRICOLTURA DI PRECISIONE sul motore di ricerca e vedrai quante risposte otterrai.

Torniamo alle mucche.

Allora… prendi il tuo amico maremmano, il suo veterinario e l’agronomo, ti metti con loro attorno ad un tavolo e cominci a tessere le basi per la tua start’up o per una collaborazione tra aziende e/o professionisti.

Potevo farti anche l’esempio dell’amico nella risaia nel vercellese ma per puro spirito campanilistico ho preferito fare quello dell’amico maremmano.

Tutto questo per dirti che non occorre che il veterinario o l’agronomo diventino dei PILOTI DI APR; il loro mestiere è un altro e fare il PILOTA non gli converrebbe o non gli interesserebbe ma a te forse SI’. L’esempio, sempre da bar, vuol farti capire che alle volte le opportunità sono attorno a noi e nemmeno ce ne accorgiamo. Da un incontro, da una conversazione puoi sviluppare un progetto dal quale far partire il TUO MERCATO DEI DRONI.

Dici che non posso paragonare il drone ad un trapano perchè per pilotare un drone occorrono autorizzazioni e un corso presso un’organizzazione di addestramento riconosciuta da ENAC mentre per utilizzare un trapano non occorre nulla?

“Probabilmente i governi e gli enti che legiferano in materia di armi non se ne sono ancora resi conto. Avevano in mano un’opportunità incredibile che si sono lasciati scappare. Sai quanti porto d’armi per trapani hanno perso?”

drill-time

 

Comunque, senza divagare troppo, ribadisco l’importanza della formazione, delle regole e della sicurezza ma sono anche un sostenitore della libera iniziativa, della voglia di fare e di promuovere idee, cosa che si è un po’ persa nella nostra bella Italia da un po’ di tempo a questa parte.

Droni made in Italy o Cina?

Pare che il mondo dei droni ruoti prevalentemente attorno a DJI. Per carità… ottimi prodotti, non c’è dubbio ma, vuoi lavorare in Italia? Vuoi sviluppare un business all’interno di un settore di nicchia altamente specializzato? Rivolgiti alle aziende italiane! Ci sono poche ma buonissime aziende che producono aeromobili a pilotaggio remoto studiati per assolvere a diversi compiti. Se vuoi sviluppare un business affidati a chi può ascoltarti, studiare la personalizzazione del drone e seguirti lungo tutto il tuo percorso di formazione e assistenza tecnica durante l’impiego del drone nell’ambito della tua attività.

Doppia F: Federazioni e Fiere

In varie occasioni ho detto e scritto che le varie federazioni/associazioni che rappresentano i Piloti di droni, dovrebbero essere loro stesse “portatrici sane di opportunità” per i propri associati. Creare incontro, stimolare la domanda, promuovere progetti, coinvolgere le associazioni professionali e quelle di categoria come le “ConfQualcosa” che accennavo sopra. I tavoli tecnici con ENAC sono importanti ma lo sono di più quelli con chi ha interesse ad utilizzare i droni nel proprio ambito lavorativo/professionale.

Stessa cosa per le fiere sui droni che fin dall’inizio hanno creduto in questo strumento di lavoro ma che fin dall’inizio hanno trovato difficoltà a ricondurre questo “oggetto” in un ambito più pratico e quotidiano. I primi progetti sui droni erano di derivazione militare o svolti in ambito di ricerca universitaria; roba da nerd o comunque poco apprezzabile o molto lontana da un impiego diffuso e dalle immediate ricadute. Oggi i tempi sono maturi. Non è più il caso di attendere che le regole cambino o che si “stabilizzino”; se attendiamo questo possiamo parcheggiare i nostri droni. Quindi, rilancio l’invito agli organizzatori delle fiere di settore per non fare solo “fiere di droni” (quindi di trapani) ma fiere di opportunità, invitando a partecipare attivamente amministratori di condominio, sindaci, assessori al turismo, allevatori, agronomi, fotografi, architetti, ingegneri, esperti nella sicurezza, impresari edili, trasportatori, etc. Promuovere progetti, invitare start’up, aziende, srl, reti di impresa che stanno svolgendo lavori o che sono in procinto di svolgerli. Molto si sta facendo in tal senso ma molto di più deve essere fatto.

E’ necessario essere camaleontici e cavalcare il cambiamento.

Essere mutevoli, reattivi, acquisendo nozioni, facendosi forti delle esperienze pregresse, delle regole che sono mutate, rimutate e che muteranno ulteriormente. L’importante è capire che questo drone è uno strumento che deve essere ben impiegato. O si capisce fin da subito come e dove impiegarlo o si è destinati all’oblio.

Finisci di comprare punte per il trapano! Stacca la prolunga, riponi i  tuoi tools e pensa a quale sarà il tuo prossimo obiettivo. Hai la fortuna incredibile che non esiste il settore dei droni ma c’è un mondo che ha bisogno di cose e di servizi. Se in questo contesto sei capace di inserire in modo puntuale, competente e soprattutto indispensabile il tuo drone, allora avrai le tue soddisfazioni.

Ah… dimenticavo, consegnare la pizza col drone o la posta o gli acquisti a domicilio, sono tutti bei progetti che rientrano in quella categoria di cose detta: “fare comunicazione”. Tu non sei Amazon, non sei Domino’s Pizza o Dpdgroup. Fatti il tuo progetto sulla base di reali esigenze che puoi intercettare sul territorio. Sviluppa il progetto coadiuvandoti di persone esperte negli ambiti dove andrai ad operare e sviluppa una soluzione. Poi penserai al resto.

W i trapani, W i droni e W chi ha voglia di fare!

Buon atterraggio!

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“Messaggio agli ALIENI: se decidete di tornare sulla Terra cercate di venire più organizzati”

Ho letto un articolo su Tom’s Hardware dal titolo: “Hawking, incontrare gli alieni potrebbe essere rischioso“.

A parte il fatto che prima di lui lo hanno detto e scritto in tanti, lungi da me contraddire o screditare il grande fisico Stephen Hawking, secondo me le considerazioni da farsi sono ben altre.


Facciamo sempre dei paragoni basaTI sull’osservazione del comportamento umano.

Se noi invadiamo un continente anche un alieno dovrà invadere il nostro pianeta, per forza. Non contempliamo assolutamente che un essere superiore, e in quanto tale, potrebbe avere un’indole molto più tranquilla e rilassata rispetto alla nostra, possa semplicemente arrivare sulla Terra e OFFRIRE PACE, ARMONIA o indicarci una strada per darci l’opportunità di “PROGREDIRE”.

Partiamo dall’assunto che se un “alieno” arriva sul nostro pianeta dovrà per forza essere “superiore” a noi. Di fatto ci stiamo ancora chiedendo “se esistono o meno gli alieni” mentre “lui” ci viene addirittura a far visita; a meno che non sia un troglodita, abitante di qualche remoto pianeta che, suo malgrado, si trova invischiato in un portale spazio temporale che per puro caso lo fa arrivare fino a noi.


Ritengo che il concetto di “superiorità” andrebbe approfondito e rivisto.
In pratica, si è “superiori” solo perché si posseggono tecnologie più evolute?
Probabilmente in termini di “potenza di fuoco” lo si è ma in termini di intelletto, logica, coscienza, altruismo e raziocinio ho serie difficoltà a definire un popolo o delle entità superiori ad altre solo perchè sono capaci di sottomettere. Un assassino o uno stupratore è “superiore” rispetto alle proprie vittime? Magari quest’ultime plurilaureate, scienziate, tecno-fornite e tecno-dotate ma sottomesse, rispetto al bruto che ne ha abusato e che magari è un semi analfabeta ma carico di odio, di cattiveria alimentata di più bassi istinti primordiali?
Allo stesso modo tutte le persone colte, intelligenti, istruite e che hanno accesso a tecnologie evolute, devono essere per forza dei conquistatori che sottomettono chi non ha le possibilità e la fortuna di studiare, lavorare, progredire…?
Mah…
Magari un alieno, un dio, una divinità, dipende dall’era in cui si va a caccia di entità celesti, potrebbe dare una risposta a ciò che sta accadendo nel mondo.

Dopotutto un “alieno” ci provò, circa 2000 anni fa.

Non aveva intenzione di invaderci o di sopraffarci, o almeno non gli abbiamo dato il tempo per farlo. OK, non è arrivato con un’astronave grande come un continente, quindi “paura non ne poteva fare”, anche se si incazzò di brutto in varie occasioni e si cimentò nella “pratica del miracolo” ma evidentemente questo non bastò a rimetterci in carreggiata.

E’ “semplicemente” nato, ha provato a indicarci un percorso e noi, pur “esseri inferiori”, 33 anni dopo la sua nascita lo abbiamo crocifisso e poi, come se non bastasse, intorno alla sua immagine ci abbiamo costruito un business chiamato chiese cristiane.


Ora… mi rivolgo agli alieni…
la prossima volta, quando deciderete di tornare sulla Terra:
  1. intanto reclamate le royalties per ciò che vi è stato rubato per oltre due millenni
  2. organizzatevi un po’ meglio. Vi consiglio di venire con qualche “effetto speciale” in più e magari con un buon “talent scout”.

Viviamo in un mondo dove “non basta più aver fede”.
Tutto corre sull’onda dell’effimero, del “mordi e fuggi”, del “fast food” e anche del “fast and furious“.
C’è ancora IL GRANDE FRATELLO, adesso in versione VIP (commento omissis)
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o reality dove si va a letto con degli sconosciuti ma con l’intento di “conoscersi” – andando a letto – ripresi dalle telecamere (Undressed)
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o quelli in cui ti mandano in un isola “deserta”, gnudo, e ti fanno incontrare con un’altra persona, gnuda, con la quale devi instaurare un rapporto… magari guardandola solo negli occhi (L’isola di Adamo ed Eva – alle origini dell’amore), ovviamente sempre ripresi dalle telecamere che ti seguono tutto il giorno. Ma non era deserta quell’isola? Mah!
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Comunichiamo avvertenze attraverso dei consigli (vedi mio post Bambini dimenticati e negazioni abolite) o consigliamo cose che oramai è risaputo che sono insostenibili per l’uomo e per l’ambiente:
Non si sa più come e quando votare e quando ci viene data la possibilità di farlo non ci rechiamo alle urne.
Viviamo in un mondo che produce guerre inflitte in nome della pace o promuoviamo la pace a suon di guerre, o peggio, facciamo guerre in nome di Dio.
Ci sono aziende che fanno business sfruttando i bambini e le donne che restano vittime della criminalità, stuprate (vedi Bordertown) e spesso finiscono in loschi traffici di organi umani.
Ci sono persone che devono pagare per lavorare, col denaro, con la dignità o con la propria vita.
Ci sono nazioni che chiudono la porta ai profughi che scappano dalle guerre che sono state volute o non evitate proprio da quelle stesse nazioni che erigono muri, virtuali o reali ma sempre muri sono.
Ci sono persone che fanno business con la tratta dei profughi e con il mercato delle armi.
Ci sono persone che uccidono per il gusto di uccidere, uomini e animali.
Ci sono nazioni “unite contro la guerra” che mandano caccia bombardieri a mietere vittime in altri paesi, ovviamente per fermare la guerra e promuovere la “pace”.
Ci sono nazioni “unite per sconfiggere la fame nel mondo” e poi devastano foreste pluviali per coltivarci canna da zucchero, mais e colza  per produrre bio-carburanti e materiali biodegradabili.
Ci sono “sedicenti stati” che esistono per mantenere il caos all’interno del quale poter perpetuare i propri interessi, sempre in nome di Dio o contro altri “alieni” detti “infedeli”.
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C’è chi mette etichette su tutto e tutti pur di mantenere divisione e creare gli alieni in casa propria: uomo, donna, gay, omosessuali, lesbiche, gender, bianchi, gialli, neri, extracomunitari, migranti, emigranti, immigranti, poi coppie di fatto, single, divorziati, separati e…
…omicidi, femminicidi, infanticidi, regicidi (oramai pochi).
Ci sono gli xenofobi, gli omofobi.

Siamo noi gli esseri alieni. Alieni di noi stessi e Alieni nel modo in cui ci illudiamo di essere uniti, di cooperare, di socializzare: ognuno a casa propria, lontano dagli occhi ma soprattutto lontano dal cuore. E pensare che siamo solo, tutti: ESSERI UMANI o PERSONE.


Allora, caro alieno che presumibilmente dovresti arrivare da un altro pianeta… ti chiedo: “chi te lo fa fare di venire qui ?”
 A meno che tu non decida di prenderti qualche anno sabbatico al fine di rimettere le cose al loro posto, se un posto certe cose lo hanno mai avuto, avrai il tuo bel da fare. Il tuo predecessore è durato 33 anni e guarda come è finito; regolati!
Considera anche che se pensi di arrivare qui e dispensare pace potresti finire immediatamente in qualche laboratorio segreto, tagliuzzato e poi messo in qualche barattolo, in nome della scienza o per “garantire la sicurezza e la sopravvivenza del genere umano”.
Quindi, non venire da noi così, a caso… fatti un bel piano, trova le parole giuste e vedi di esprimerti in modo chiaro. No, non ti lasciare ingannare dai film di fantascienza. Nella realtà, qui da noi, non ci sono le Jodie Foster di turno che nel giro di poco sanno come decifrare un linguaggio alieno (film Contact). Da noi è più roba da ET l’extraterrestre, dove i terrestri prima che tu dica qualcosa ti mettono in un sacco e se non scappi in tempo ti fanno crepare. A proposito, finiscila di dire “telefono casa”, non ti ascolterà nessuno perchè qui da noi abbiamo: “PERSOO!”.
 PS (aggiornato il25.09.2016)
“Tiratina d’orecchie” per la redazione di  Tom’s Hardware.
L’impietosa scelta di accostare la foto del fisico Stephen Hawking all’esoscheletro del Terminator, non è giustificata in alcun modo. Se il Terminator voleva rappresentare il concetto di “alieno”, inteso come “extraterrestre”, dovete prendere atto dell’errore madornale. Nell’immaginario della saga fantascientifica Terminator è una macchina terrestre, nata nel futuro a seguito della presa di coscienza del sistema informatico di difesa che prende il nome di Skynet sviluppato dalla Cyberdyne Systems. Il resto della storia potrete approfondirlo vedendovi i film…
Detto ciò se l’intento era di andare a pescare dall’iconografia cinematografica un alieno “cattivo”, veramente extraterrestre e tecnologicamente evoluto, avrei decisamente optato per Predator.
predator-1
Crediti e approfondimenti:
Foto: reality “Grande Fratello VIP” dal sito correttainformazione.it
Foto: reality “Undressed” dal sito ibtimes.co.uk
Foto: reality “L’Isola di Adamo ed Eva” dal sito it.blastingnews.com
Foto: bandiera ISIS dal sito interris.it
Video: spot “Olio di palma sostenibile” dal canale YouTube advinfo2013
Approfondimenti sull’olio di Palma da oliodipalmainsostenibile.it
Video: spot “Vodafone – Bruce Willis” dal canale YouTube ideeideasit
Foto: Predator da JustNerd.it

Drone Pilots – la t-shirt che strizza l’occhio ad una futura Federazione Unita di Piloti di Droni

Ricerca, sorveglianza e applicazioni civili. Sono le tre macro aree operative attorno alle quali si fonda la “United Federation of Drone Pilots” riassunta nell’acronimo UFPD.

Futuro prossimo venturo.

Sono passati diversi anni dall’introduzione dei primi regolamenti locali nati per disciplinare l’uso dei droni civili. Oggi si affronta la costituzione della Federazione Unita di Piloti di Droni che sotto un’unica egida si propone di rappresentare e riunire piloti, regole e intenti.

Tutti gli stati membri sono oramai concordi che l’impiego degli UAV (Unmanned Aerial Vehicle) sia fondamentale per l’intera umanità e ancor di più per le numerose ricadute che ne potranno derivare negli anni a venire.

I sistemi a controllo remoto sono oramai una realtà. I robot terrestri e quelli acquatici hanno già avuto ampio riconoscimento attraverso i rispettivi organi di gestione e di controllo e da anni sono largamente impiegati in vari ambiti.

Non è stato così immediato anche per gli UAV a causa delle regole dell’aria, più restrittive e oggettivamente più vincolate a questioni complesse legate alla sicurezza, sia nell’ambito della safety che in quello della security. Sono state motivo di accese discussioni tra gli operatori e i legislatori, tali per cui, almeno fino ad oggi, non era stato possibile introdurre un regolamento globale e ancor meno definire una formazione per i piloti civili di UAV in seno ad un syllabus condiviso e adottato da tutti.

I sistemi di sicurezza e i protocolli operativi messi a punto nel corso dell’ultimo decennio hanno permesso di impiegare più diffusamente gli UAV decretandoli a tutti gli effetti come mezzi indispensabili, sempre più affidabili, grazie anche all’introduzione di alcuni dispositivi che prevedono interventi di self repair durante la fase di volo.

Le statistiche di incidenti sono drasticamente calate e l’opinione pubblica in merito all’uso degli UAV ha assunto un atteggiamento positivo; questo anche grazie all’introduzione degli airbag intelligenti e del Sistema Elettronico di Gestione della Terminazione di Volo (EMSTF Electronic Management System for the Termination of Flight), in grado di guidare automaticamente gli UAV, in caso di avaria, in aree isolate facendoli atterrare o precipitare in modo controllato, limitando i danni alle cose, alle persone, agli stessi UAV e alla merce e/o apparecchiature trasportate.

L’elettronica ridondata, il sistema di controllo e trasmissione dati del UAV, ad uso esclusivo di questi aeromobili, l’alimentazione basata su batterie a polimeri di alluminio ricaricabili attraverso i pannelli fotovoltaici installati  e il recupero dell’energia, hanno permesso di sviluppare flotte di UAV commerciali dalle altissime prestazioni ed estremamente sicure.

Nasce oggi la United Federation of Drone Pilots, un’unica federazione mondiale, capillare, presente in ogni stato membro che oramai ha coinvolto la quasi totalità delle Nazioni del nostro pianeta.

Uomini e donne che condividono progetti, intenti e tecnologie per portare avanti lo sviluppo e l’impiego degli UAV in moltissimi ambiti.

In seno all’UFPD il settore della sorveglianza è quello tra i più articolati e impiega la maggior parte del personale. In questo ambito l’UFPD ha sviluppato strumenti e metodologie dedicate all’osservazione del territorio per la prevenzione dei dissesti idrogeologici, per il monitoraggio dell’ambiente, dell’inquinamento, per la prevenzione degli ecoreati ma anche per la repressione di atti criminosi, per l’ordine pubblico, la protezione civile, la lotta al terrorismo e per l’intelligence.

UFPD Surveillance opera a stretto contatto con gli enti di ricerca, le università ma anche con le forze di polizia e militari coadiuvando interventi mirati, offrendo un supporto tecnico, logistico, mezzi e persone.

In questo ambito il personale UFPD è equipaggiato in modo adeguato e la t-shirt camouflage col logo United Federation of Drone Pilots fa parte della dotazione personale.

United Federation of Drone Pilots


No, non mi faccio di sostanze proibite, a meno che il Kefir non rientri tra queste a mia insaputa.

Comunque, come si evince dal mio racconto, la passione per i DRONI ma anche per la fantascienza, emergono dalla mia storia. L’immaginario creato dalla mente di Gene Roddenberry col suo meraviglioso Star Trek mi ha portato a sviluppare una futuribile Federazione Unita di Piloti di Droni, in linea con quella in cui opera la Flotta Astrale che Star Trek ci ha regalato – attraverso i film e le serie TV – in quasi 50 anni di intrattenimento, descrivendoci in ogni dettaglio un futuro di pace, d’intesa, di sviluppo culturale e tecnologico, di condivisione tra popoli di ogni razza e provenienza. Anche se spesso sono “botte e schianti” tra un quadrante della galassia e un altro.

La t-shirt United Federation of Drone Pilots è realizzata in cotone pettinato stampato con effetto Camouflage Grey, prodotta dalla JRC. Il logo UFDP è stampato in serigrafia, colore bianco.

UFDP logo

Per tutte le info su questo prodotto potete cliccare qui.

Se volete restare aggiornati sui DRONI in generale potete visitare la mia pagina Facebook DRONE e cliccare Mi Piace.

In questo blog troverete la categoria DRONI E DRONISTI all’interno della quale sono pubblicati diversi articoli dedicati all’argomento.

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Doctor Who Vs. Don Matteo?

Ho visto… i soldati della corona inglese cimentarsi in una marcia a suon di fanfara esibendosi nel brano musicale della celebre sigla della serie televisiva inglese Doctor Who.

Il video parla chiaro e anche chi non conosce Doctor Who troverà questa esibizione singolare e piuttosto divertente.

Riflettevo su quale pezzo potrebbe essere suonato in Italia da una banda militare. Sono andato a pescare la sigla di una delle serie televisive di punta della RAI.

Ce la vedreste la nostra banda dei Carabinieri suonare questa?

DoctorWhoVsDonMatteo

Dedicato a chi ama le bande militari. Dedicato a chi pensa che “ogni scarrafone sia bello ‘a mamma soia”.

A proposito di Doctor Who, sempre su questo blog

Ringrazio il mio amico Lapo per avermi segnalato il video della banda dei soldati della regina d’Inghilterra (The Queen’s Guards) che suona la sigla del Dottore 🙂

La fantascienza al cinema nel 2014

Quali film di fantascienza vedremo quest’anno al cinema?

Eccovi qualche anticipazione. Devo dire che qualche pellicola è davvero interessante, non tutte ma qualcosa da vedere sul grande schermo c’è. Il cinema della fantascienza sta vivendo un momento interessante:

Aurora:

  • Scritto e diretto da: Robert Kouba
  • Interpreti: Jeannine Wacker, Julian Schaffner

Transcendence:

  • Diretto da: Wally Pfister
  • Scritto da: Jack Paglen
  • Interpreti: Johnny Depp, Kate Mara, Morgan Freeman

Edge Of Tomorrow:

  • Diretto da: Doug Liman
  • Scritto da: Christopher McQuarrie, Jez Butterworth
  • Interpreti: Tom Cruise, Emily Blunt, Bill Paxton

Interstellar:

  • Diretto da: Christopher Nolan
  • Scritto da: Jonathan Nolan, Christopher Nolan
  • Interpreti: Matthew McConaughey, Jessica Chastain, Anne Hathaway

Monsters: Dark Continent

  • Diretto da: Tom Green
  • Scritto da: Jay Basu
  • Interpreti: Joe Dempsie, Johnny Harris, Sofia Boutella

The Last Days on Mars

  • Diretto da: Ruairi Robinson
  • Scritto da: Sydney J. Bounds (short story), Clive Dawson (screenplay)
  • Interpreti: Liev Schreiber, Elias Koteas, Romola Garai

RoboCop

  • Diretto da: José Padilha
  • Scritto da: Joshua Zetumer (screenplay), Edward Neumeier, 1 more credit »
  • Interpreti: Joel Kinnaman, Douglas Urbanski, Abbie Cornish

The Machine

  • Diretto da: Caradog W. James
  • Scritto da: Caradog W. James
  • Interpreti: Caity Lotz, Toby Stephens, Denis Lawson


Jupiter Ascending

  • Diretto da: Andy Wachowski, Lana Wachowski
  • Scritto da: Andy Wachowski, Lana Wachowski
  • Interpreti: Mila Kunis, Channing Tatum, Sean Bean

Meritano di essere citati anche un altro paio di film che non ritengo classificabili proprio di fantascienza pura ma rientrano in quel genere “fanta qualcosa” che comunque desta interesse e probabilmente è meritevole di una certa attenzione… o forse no, giudicheremo quando li avremo visti.

Capitan Harlock

  • Diretto da: Shinji Aramaki
  • Scritto da: Leiji Matsumoto (manga), Harutoshi Fukui (screenplay)

Welcome To Yesterday

  • Diretto da: Dean Israelite
  • Scritto da: Jason Pagan, Andrew Stark
  • Interpreti: Sir Maejor, Ginny Gardner, Sofia Black-D’Elia

51 The Movie

  • Diretto da: Giovanni Sticco, James Taylor
  • Scritto da: Giovanni Sticco
  • Interpreti: Daisy De La Hoya, Mark Anthony Justice, Maria Manco

Buona visione!

Ender’s Games – Secondo post: “tecnico”

Eccoci insieme per parlare nuovamente di cinema e soprattutto di effetti visivi e di quello che si nasconde dietro la cinepresa. Questa volta tocca a Ender’s Games di Gavin Hood.

Mi piace approfondire alcuni aspetti legati alla realizzazione dei film, soprattutto dove vengono impiegati gli effetti speciali. Quei film che una volta usciti dalla sala amiamo commentare con gli amici e con i quali viene da chiederci: “ma come hanno fatto a realizzare quella scena?”. Ecco, domandandomi spesso questa cosa e non piacendomi restare con un punto di domanda impresso in volto, cerco delle risposte in rete.

Ender's Games
Ender’s Games

Entriamo quindi nel mondo degli effetti speciali di Ender’s Games. Per tutti i commenti al film, quelli più emozionali e meno tecnici, vi rimando al mio precedente post: Ender’s Games – interessante ma non indimenticabile, da vedere ma anche no. Primo post: “emozionale”.

Innanzitutto va detto che il film è co-prodotto dalla Digital Domain, azienda leader nel settore degli effetti visivi con diverse sedi in California e Canada. DD è impegnata da anni nella produzione di effetti digitali per il cinema, la pubblicità e i games. Una decisione che ha permesso di contenere i costi di realizzazione del film a fronte di un grosso contributo tecnico coordinato dal supervisore degli effetti visivi Matthew Butler.

Sono molte le scene che hanno coinvolto la Digital Domanin tra cui la “palestra di addestramento” a zero G, le scene nella grotta di simulazione di guerra immersiva, il pianeta dei Formic, le battaglie nello spazio e quella sulla Terra tra le nubi, ingaggiata tra i caccia da combattimento terrestri e le navette da guerra dei Formic. Per chi non avesse visto ancora il film i Formic sono gli alieni simili a formiche giganti.

Ender's Games - Backstage su ComingSoon.it
Ender’s Games – Backstage su ComingSoon.it

Le scene nella camera a zero G hanno richiesto da parte degli attori una particolare preparazione atletica coadiuvata da personal coach reclutati direttamente dal cast del Cirque du Soleil . Ma non solo, i giovani attori sono stati addestrati anche presso lo Space Camp della U.S. Space & Rocket Center in Huntsville e assistiti da astronauti veri.

Asa Butterfield e Khylin Rhambo durante le simulazioni spaziali allo Space Camp in preparazione per le riprese di "Ender's Game"
Asa Butterfield e Khylin Rhambo durante le simulazioni spaziali allo Space Camp in preparazione per le riprese di “Ender’s Game”

Le particolari coreografie eseguite dagli attori su cavi, su tappeti e braccia meccaniche sono state riprese con telecamere in grado di girare col formato sorgente RedCode RAW in 5K (5120×2700 pixel) trasferite successivamente in 2K (2048x1080pixel) per la realizzazione del master. Il sistema Red, oltretutto, permette di girare mantenendo le caratteristiche del file digitale simili a quelle del file RAW nella fotografia. Un file “nativo” o “grezzo” elaborabile in post produzione grazie al quale è possibile ottenere una gestione completa sull’esposizione e il bilanciamento del bianco. Un sistema che ha permesso di girare interamente in digitale verificando le scene in tempo reale.

L’impiego della performance capture ha permesso di riprendere i corpi e i volti degli attori e di utilizzarli separatamente. In post produzione sono stati ricostruiti i modelli 3D degli attori che sono stati integrati nelle scene e animati “ricalcando” i movimenti reali compiuti sul set. Sui corpi digitali sono stati inseriti i volti degli attori e le scene sono state completata inserendovi le scenografie virtuali e/o parti di scenografia reali. In sostanza, nelle sequenze in cui si vedono gli addestramenti a zero G le uniche parti reali della scena sono i volti degli attori e l’elemento scenografico che caratterizza il portale di accesso dalla zona con la gravità a quella a zero G. Spesso anche i cristalli dei caschi che proteggono i volti degli attori sono stati ricostruiti grazie alla computer grafica. Questo ha permesso di tenere sotto il controllo dinamico computerizzato riflessi e luci sulla superficie trasparente sincronizzando il movimento dell’illuminazione reale a LED con quella delle luci virtuali generate in post produzione.

La sala della guerra, realizzata nella grotta dei Formic, è praticamente un ambiente per lo più realizzato in computer grafica. Le interazioni tra personaggi, l’ambiente e le scene olografiche della battaglia hanno richiesto molte ore di lavoro da parte dei tecnici della Digital Domain. Oltre 27 miliardi di poligoni compongono i solidi presenti nella scena dalla battaglia nella quale sono presenti circa 300,000 navi, tra droni e astronavi, tutti da renderizzare per diversi minuti di battaglia.

Un film di grande impatto visivo anche se a tratti risulta non essere proprio originale riportando alla mente un’iconografia che pesca direttamente da film di genere fantascientifico che lo hanno preceduto.

Crediti e Link di approfondimento::

Location del film:

Software 3D e motori rendering:

Effetti Speciali:

Europa Report. La fantascienza senza mostri.

Europa Report, uscito nelle sale USA lo scorso giugno e a ottobre in versione DVD/Blu-Ray.

Europa Report - locandina
Europa Report – locandina

Al momento non ho notizia dell’esistenza di un distributore nazionale interessato a questo prodotto. Ciò non vuol dire che il film non sia interessante, anzi. Ritengo, dalle scene che ho visto in rete e da ciò che ho letto, che si tratti di un prodotto ben fatto, originale per molti aspetti e meritevole d’attenzione.

Il regista ecuadoriano Sebastián Cordero porta sullo schermo un film che trae spunto dalle notizie che giungono dalla comunità scientifica, in particolare dalla NASA, in merito al ritrovamento di acqua sotto i ghiacci di Europa, il quarto satellite di Giove e alla possibile presenza di vita primordiale.

Le novità in questa pellicola sono piuttosto evidenti e possono essere riassunte nel seguente modo. La prima, è dovuta alla location presso la quale si svolge la storia. Europa, una delle quattro lune di Giove. Non un pianeta misterioso extra solare o il solito, più inflazionato Marte. La seconda non è una presenza ma un’assenza. Non ci sono alieni, mostri né altre scomode presenze ad angosciare lo spettatore e a riportarlo per l’ennesima volta nella “fantascienza cliché” che negli ultimi anni siamo stati abituati a vedere.

Europa Report parla della missione terrestre verso il satellite di Giove, in cerca di quelle forme di vita che potenzialmente l’acqua potrebbe celare sotto diverse decine di metri di ghiaccio che ricoprono la superficie di Europa.

Ingaggiati dalla compagnia privata Europa Ventures, i sei esperti astronauti dell’equipaggio impegnati nella missione su Europa, si troveranno a dover gestire l’imprevedibile. Il fulcro della storia è proprio la paura di non tornare a casa, di trovarsi in una situazione di estremo pericolo in cui tutto dipende da come sapranno affrontare la perdita di uno dei membri dell’equipaggio, il guasto alla radio di bordo che li isola dalla Terra e la scoperta scientifica che il satellite di ghiaccio ha riservato per loro.

L’imprevisto è qualcosa che gli astronauti veri provano almeno una volta durante le loro missioni nello spazio. Ovviamente in modi differenti. Per quanto una missione possa essere pianificabile, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo.

Cito “l’episodio della penna” che caratterizzò e risolse una parte cruciale della missione Apollo 11. Aldrin e Armstrong, rientrati a bordo del LEM, si accorsero di aver danneggiato con le loro tute extraveicolari il pulsante che avrebbe innescato i razzi di spinta che li avrebbero dovuti sollevare dalla superficie lunare. Grazie ad una penna, che Aldrin ha poi conservato con cura, riuscirono ad azionare l’interruttore che permise al LEM e al suo prezioso carico di vite umane di lasciare la Luna e ricongiungersi con il modulo orbitale per poi rientrare sani e salvi sulla Terra.

Pur essendo un prodotto low budget, Europa Report riesce a trasmettere le atmosfere delle missioni spaziali, parlo di quelle vere per chi come me segue quelle a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Gli interni della nave spaziale sembrano proprio quelli della ISS o dello Space Shuttle.

Tra gli attori ritroviamo il volto noto di Sharlto Copley (District 9 ed Elysium). che veste i panni dell’astronauta James Corrigan.

Speriamo che il film, almeno in DVD / BluRay, esca anche in Italia. Per adesso dobbiamo accontentarci del trailer.

Trailer del film:

Crediti:

Approfondimenti sul regista Sebastián Cordero:

Altri link.

Skinwalker Ranch. Sci-fi e paranormale in chiave documentaristica.

Skinwalker Ranch, in uscita negli USA il 30 ottobre.

Skinwalker Ranch - poster del film
Skinwalker Ranch – poster del film

La regia è dell’attore, produttore e ovviamente regista Devin McGinn

Un film tratta dell’argomento UFO, alieni e di presunti abduction o, per chi non mastica termini da nerds, “rapiti dagli alieni”. Ennesimo film, pseudo documentaristico ispirato a fatti realmente accaduti.

Il film ruota attorno all’episodio più eclatante di una lunga serie a cui la famiglia americana, proprietaria dello Skinwalker Ranch, ha dovuto assistere e di cui è stata vittima. Avvistamenti UFO, mutilazioni di bestiame e, infine, il rapimento del figlio Cody di 11 anni.

Per certi versi questo film si riallaccia ad altre pellicole simili, più o meno celebri. Senza andare a scomodare quelle più conosciute come “Incontri ravvicinati del terzo tipo” (titolo originale: “Close Encounters of the Third Kind”). Parlo invece di quei film più di nicchia, che pare escano da un cassetto degli X-Files, fatti solo per “gli intenditori” o “appassionati” di mistero e ufologia. Quei film girati con budget limitati e  “che hanno il sapore di vero”. Per esempio: “Il quarto tipo” (titolo originale “The Fourth Kind”) del 2009 in cui fenomeni di abduction, avvenuti in un paesino dell’Alaska, venivano indagati attraverso l’ipnosi da uno psicologo. Oppure, altro interessante film che riprende l’argomento UFO e abduction, il più datato: “Bagliori nel buio” (titolo originale: “Fire in the Sky”) del 1992, che vede come protagonisti tre boscaioli dell’Arizona  testimoni di un evento che mette al centro della pellicola la scomparsa di uno dei tre, catturato da un raggio di luce. I due rimasti sconvolti per l’accaduto vengono sospettati dalla polizia di omicidio ma dopo una settimana, il collega e amico, ricompare, confuso e privo di ricordi della settimana appena trascorsa.

Skinwalker Ranch non è certo uno di quei film in cui gli effetti visivi sono i protagonisti assieme agli attori, talvolta, in assoluto. Il taglio documentaristico, le riprese con la camera a spalla, volutamente mosse, e la bassa qualità delle immagini che richiama ai filmati “domestici”, contribuiscono a rendere questo film “più vero” e a creare un ulteriore alone di mistero intorno alla vicenda,  tutt’oggi ancora inspiegabile. Per molti aspetti lo stile di ripresa ricorda “Paranormal activity” o, tornando più indietro nel tempo a “The Blair Witch Project” il film che ha aperto le porte al genere dei film “live cam”.

Questo è il trailer:

Crediti:

Approfondimenti sugli eventi avvenuti allo Skinwalker Ranch:

  • Sito web che raccoglie documenti interviste foto e video sugli eventi accaduti nella zona a partire dagli anni 1970.

The last days on Mars. Un veloce sguardo al lungometraggio fantascientifico di Ruairi Robinson


The last days on Mars
, in uscita nelle sale cinematografiche, almeno in quelle americane, il 6 dicembre 2013
The last days of Mars - locandina del film
The last days of Mars – locandina del film

Il film è diretto dal regista irlandese Ruairi Robinson, nominato alla  Academy Award per il suo corto Fifty Percent Grey. Vi consiglio di vedere alcuni lavori realizzati da Robinson. In fondo a questo post trovate i links.

Non conoscevo questo regista e ammetto che nel vedere i suoi precedenti lavori non posso che aspettarmi per il suo lungometraggio The last days on Mars, un film inquietante e piuttosto forte, anche “splatter”, soprattutto se si guarda il secondo trailer inserito nell’articolo.

Il film narra gli ultimi giorni di una spedizione scientifica terrestre su Marte. Una serie di eventi imprevisti sconvolgono le vite dell’equipaggio. L’insubordinazione di uno dei membri della missione, che decide di suo conto di approfondire alcune ricerche presso un sito marziano in cui sono state ritrovate tracce biologiche fossili, trasforma la missione sul pianeta rosso in un incubo. Tutto pare precipitare ma la speranza di uscire vivi è riposta nell’imminente arrivo della nave spaziale Aurora.

Un film che non credo lascerà un segno particolare nel panorama della cinematografia di fantascienza. Alcune scene richiamano alla mente pietre miliari del genere che pare debbano essere puntualmente evocate in ogni film in cui c’è un equipaggio, astronavi e lo spazio infinito. Temo sia “roba già vista”. Resta da capire, solo dopo aver visto il film, se il regista sarà stato capace di miscelare bene tutti gli elementi regalando al pubblico almeno qualche fugace momento in cui poter esclamare: “non male!”, Esclamazione non equiparabile al: “Wow!”, all’americana. Diffuso come termine ma sempre meno in uso per scarsità di pellicole meritevoli di tale esclamazione.

Primo trailer:

Per il Secondo trailer vi inserisco il link, senza preview perchè l’immagine scelta per presentare su YouTube il video è piuttosto cruenta:

Crediti:

Approfondimenti sul regista Ruairi Robinson:

Corti e spot commerciali girati da Ruairi Robinson:

Omaggio, plagio o copia?

Fin dagli albori della civiltà l’uomo ha preso ispirazione per le proprie creazioni osservano l’ambiente che lo circondava e ciò che altri suoi simili avevano già realizzato. Col progredire della cultura, delle arti e, più recentemente, con l’avvento della fotografia e del cinema, ogni qual volta vediamo, leggiamo o sentiamo qualcosa che ci porta alla memoria immagini e suoni già codificati e inseriti nel nostro bagaglio culturale, si ripropone l’annoso dibattito: “Ci troviamo davanti a un omaggio, un plagio o ad una copia?”.

Non sempre si tratta di déjà vu. Spesso ci troviamo a vivere un’esperienza reale in cui il nostro cervello associa e confronta eventi già vissuti con altri più recenti ritenuti simili e automaticamente messi a confronto.

Poiché mi occupo di grafica e comunicazione visiva mi piace trattare questo argomento confrontando le immagini e, nello specifico, appagarmi e appagare gli appassionati, prendendo in prestito quelle tratte da film di fantascienza.

Parlare in termini di plagio o copia è materia di chi gestisce e regolamenta il diritto d’autore. Coloro che parlano di “omaggio” spesso mettono le mani avanti per evitare problemi  legali, a meno che tale affermazione non sia preceduta da particolari accordi tra chi ha creato il primo “modello di riferimento” e chi lo ha succeduto proponendo qualcosa di simile per omaggiare il lavoro altrui.

In questo post non mi interessano aspetti potenzialmente discutibili in sede di tribunale. L’esercizio che invece mi piacerebbe fare con voi è semplice. Voglio sottoporre al vostro spirito d’osservazione alcune immagini riferite a scene di film che per alcuni aspetti estetici tendono ad essere molto simili tra loro. Per quanto mi riguarda la chiamo “deformazione professionale”. Vedo, confronto, ricordo ed elaboro in continuazione. Lo so, “non sto tanto bene”. A parte il mio stato di salute mentale, che paleso in modo che eventuali accuse sollevate dalle major cinematografiche nei miei confronti possano essere mitigate, vi chiedo…

Qual’è il vostro pensiero in merito?

Into Darkness - StarTrek - 2013
Into Darkness – StarTrek – 2013
Spazio 1999 - serie televisiva del 1975
Spazio 1999 – serie televisiva del 1975

Interior design: in questo caso gli elementi a confronto sono le scenografie dei due ambienti in cui si stanno svolgendo le rispettive scene. La prima immagine è tratta da una scena di Into Darkness del 2013, la seconda dalla serie televisiva degli anni ’70, Spazio 1999. Secondo voi, è sufficiente modificare il raggio della curvatura dei vertici dei rettangoli luminosi presenti sulle pareti di sfondo per creare qualcosa di “diverso” o di “non visto”, quindi originale?

Volti misteriosi e androidi: adesso vi mostro alcune immagini in sequenza appartenenti a film diversi. Il primo più in alto è un fotogramma tratto da The Prototype, film che uscirà nel 2014. A seguire trovate 9 del 2009, HellBoy del 2004, StarWars del 1975, Doctor Who, nato nel 1963 a tutt’oggi in programmazione e  Metropolis del 1927.

Potremmo parlare di evoluzione di uno stile? Di semplice ispirazione? O, almeno in alcuni casi, di copia?

prototype
“The Prototype” del 2014
9
“9” del 2009
HellBoy del 2004
“HellBoy” del 2004
starwars
“StarWars” del 1975
doctor_who
“Doctor Who” serie televisiva nata nel 1963 tutt’ora in produzione
metropolis
“Metropolis” del 1927

Astronavi: adesso parliamo di astronavi e prendiamo in esame la Prometheus, dell’omonimo film del 2013 e la Serenity dalla serie televisiva Firefly del 2002. Ovviamente quest’ultima è stata creata con budget decisamente limitati rispetto alla Prometheus, quindi effetti, rendering e orpelli vari fanno la differenza ma per quanto riguarda “il telaio”, le forme più caratterizzanti, e qualche proporzione alterata, le due navi spaziali come vi sembrano?

Prometheus del 2012
Prometheus del 2012
Serenity da Firefly del 2002
Serenity da Firefly del 2002

Vetrate: in Pandorum del 2009, ritroviamo la “croce” come elemento stilistico di particolare rilevanza, soprattutto in relazione a dove è stato adottato e per tutte le volte che viene portato all’attenzione dello spettatore. In questo caso, la croce, è stata impiegata per dare la sagoma ad una vetrata di una camera di stasi o ibernazione. La croce evoca la crocifissione e in quanto tale il dolore, la sofferenza. Tale espediente è stato adottato in precedenza da Punto di non ritorno del 1997, sempre per realizzare una vetrata. Questa volta appartiene a quella del ponte di comando della nave spaziale Event Horizon, uno degli ambienti fulcro dell’intero film. E’ ovvio che la croce la ritroviamo in ogni dove ma nel caso specifico abbiamo due film di fantascienza, entrambi evocano scenari da incubo e in entrambi i casi la croce è impiegata per realizzare una vetrata che caratterizza una scena ben precisa divenendo elemento importante e simbolico, nel contesto specifico.

Locandina del film "Pandorum" del 2009
Locandina del film “Pandorum” del 2009
"Punto di non ritorno" del 1997 - vetrata della Event Hrizon
“Punto di non ritorno” del 1997 – vetrata della Event Hrizon

Fortezze volanti: confrontiamo tre pellicole in cui questi imponenti e affascinanti dispositivi bellici e di difesa troneggiano nei cieli dei film di fantascienza. Per lo più sono piste per aerei volanti, tipo portaerei, che a loro volta possono volare. Nella mia esperienza di appassionato cinefilo, ho avuto modo di paragonarne almeno tre. Stiamo prendendo in esame comunque 3 fortezze volanti, quindi nate per soddisfare le medesime esigenze in contesti simili, questo per spezzare una lancia a favore dei creativi che le hanno concepite. Se poi vogliamo tirare questa lancia a qualcuno di questi creativi, vediamo di capire se ci troviamo davanti a copie o concept differenti dello stesso manufatto.

Le prime due immagini che vi mostro ritraggono la fortezza volante presente nel film The Avengers del 2012. Le successive tre, quelle più seppiate, sono tratte da Sky Captain and the World Tomorrow del 2004. Le due ultime immagini sono estratte da Il suono dei tamburi e L’ultimo signore del tempo da Doctor Who

The Avengers - la fortezza volante "Helicarrier"
The Avengers – la fortezza volante “Helicarrier”
The Avengers - la fortezza volante "Helicarrier"
The Avengers – la fortezza volante “Helicarrier”
Sky Captain and the World Tomorrow  fortezza "Manta"
Sky Captain and the World Tomorrow fortezza “Manta”
Sky Captain and the World Tomorrow  fortezza "Manta"
Sky Captain and the World Tomorrow fortezza “Manta”
Sky Captain and the World Tomorrow  fortezza "Manta"
Sky Captain and the World Tomorrow fortezza “Manta”
Doppio episodio del Doctor Who:  "Il suono dei tamburi " e "L'ultimo signore del tempo"
Doppio episodio del Doctor Who: “Il suono dei tamburi ” e “L’ultimo signore del tempo”
Doppio episodio del Doctor Who:  "Il suono dei tamburi " e "L'ultimo signore del tempo"
Doppio episodio del Doctor Who: “Il suono dei tamburi ” e “L’ultimo signore del tempo”

Questa analisi potrebbe continuare all’infinito. Per non tediarvi ulteriormente mi fermo qui ma qualora voleste indicarmi scene di film da comparare, sono qua per portare avanti questo interessante argomento con voi.

Crediti e approfondimenti:

Le immagini presenti in questo post hanno il mero scopo di supportare una discussione attraverso una documentazione iconografica adeguata. Con questo post non si ha alcuna intenzione di infrangere il diritto d’autore. Tutte le immagini e marchi appartengono ai legittimi proprietari.