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Beni di prima necessità. Le leggi, il buon senso, la logica e il COVID-19

Diario di bordo. Data terrestre: 16 marzo 2020.

Tra le notizie che leggo stamani mi è capitata questa…

Coronavirus, nei supermercati vietato l’acquisto di quaderni, pennarelli e biancheria: “Non sono beni di prima necessità” da la Repubblica, edizione di Milano

Foto Fb/Daniela Salvetti dall’articolo su “la Repubblica” edizione di Milano

Non fermatevi al titolo, leggete tutto l’articolo, prendete fiato, contate fino a dieci e poi esprimete un vostro giudizio, se volete.

Il mio pensiero, dopo aver contato ben oltre il dieci, parte da un ragionamento semplice.

Quella scatola di pennarelli o l’album con i fogli per disegnare oppure quel paio di mutande che qualcuno “non considera beni di prima necessità”, lo fa secondo un proprio giudizio o sulla base di un ragionamento oggettivo?

In questo momento, nelle case degli italiani e non solo in quelle, ci sono milioni di bambini reclusi tra le quattro mura da circa dieci giorni, in una condizione di perenne “crisi da inattività”. Non vanno a scuola, non fanno sport, non escono a giocare con gli amici, “NON” in generale.

La condizione che stiamo vivendo mal si confà ad un adulto, figuriamoci per un bambino/adolescente che è privato di ogni sorta di sfogo. Restano le consolle, i videogiochi in generale, gli smartphone, computer, tablet e TV. Tutte cose utili, necessarie ma anche lontane da quelle cose e azioni che ti permettono di essere creativo, efficiente e forse anche bambino.

Tornando a quei pennarelli, vogliamo ritenerli un bene di “non primaria necessità” in un contesto come quello in cui ci troviamo forzatamente a vivere? Non vogliamo fare in modo che la creatività dei ragazzi possa essere manifestata liberamente anche attraverso l’uso del pennarello, dei colori, delle matite, degli acquerelli, etc?

Consideriamo anche l’aspetto psicologico: un bambino dovrà pur sfogarsi, esprimere le proprie emozioni anche attraverso il disegno.

Un insegnante che adesso deve inventarsi nuovi approcci didattici, tutti da remoto, volete che non impieghi anche il disegno per dare vita ad un progetto scolastico, ora più che mai importante e necessario per condividere e raccontare?

Ma poi… se quei pennarelli servissero ad un commerciante di cinquant’anni che in questo momento è costretto a scrivere ed affiggere un cartello col quale comunicare che è chiuso, è da considerarsi una “non necessità”?

Se quei pennarelli servissero per scrivere su dei camici bianchi il proprio nome, magari quello di un infermiere che lavora in un ospedale? Se quei pennarelli servissero per scrivere su delle etichette che poi andranno apposte su delle fiale contenenti campioni di sangue che dovranno andare in un laboratorio? Se quei pennarelli servissero per…

Tutto serve, nella misura in cui mi dici che puoi tenere aperto un tabaccaio, perché evidentemente il fumo in questo momento lo ritieni una cosa necessaria o addirittura per taluni indispensabile.

Serve nella misura in cui posso sentirmi ancora libero di comprare dei pennarelli o delle mutande perché magari ne ho bisogno o più semplicemente perché mi voglio sentire bene con me stesso e perché voglio acquistarli.

Serve ed è necessario perché nonostante le emergenze, le disposizioni, le leggi, i decreti e nel rispetto dei lavoratori, se prendo una scatola di pennarelli o di mutande, non credo che cambi molto la questione o non è di certo questo il tipo di acquisto che potrà fare la differenza in termini di rispetto e/o di sicurezza per i lavoratori o che sia l’elemento determinante che causa l’allungamento delle file di attesa al supermercato.

Semmai, la differenza, la potrebbe fare il potenziamento dell’infrastruttura tecnologica della grande distribuzione, Esselunga in particolare che ha il proprio e-commerce “al collasso”. Comprensibile, tutto si è palesato “in un quarto d’ora” ma è anche vero che il problema non può essere il pennarello quando io non posso ordinare online perché si interrompe il pagamento, con tanto di pagina con errore del server, o perché la data di consegna più vicina per avere la spesa a casa è solo tra dieci giorni. Dico Esselunga ma è l’unica che, bene o male, ha una piattaforma e-commerce con consegna a domicilio capillare, almeno su una parte del territorio ma Conad, Coop, Carrefour, PAM, Auchan o i discount come Lidl, Penny e gli altri marchi famosi che fanno? Chiedo a questi di comunicare, di “strillare” i servizi che hanno approntato in questo momento di crisi per offrire soluzioni tese a limitare le code presso i punti vendita, ad attivarsi con spesa a domicilio o col ritiro sul punto vendita tramite acquisto online (quindi niente code), etc… Uffici marketing, fateci sapere!

Detto ciò… Sai come andrà a finire questa storia?

Che il cartolaio che vende quei pennarelli chiuderà definitivamente, perché lui non può tenere aperto, non può per legge, senza sé e senza ma. La grande distribuzione “fatica ma festeggia” perché in questo periodo, per loro, è sempre vigilia di Natale, con o senza quei pennarelli. Chi emergerà sopra a tutti è “l’inossidabile schiacciasassi” chiamata AMAZON che non solo ti permette di acquistare da casa pennarelli, matite, album, mutante, rastrelli, sexy toys, cacciaviti, prodotti tecnologici, libri e qualsiasi altra cosa ma ti dà musica e film gratis (se sei abbonato a Prime), compresi i cartoni animati per i bambini.

Questa esperienza col COVID-19, in termini economici, decreterà molti perdenti e due grandi vincitori: la grande distribuzione da una parte e i big delle vendite online dall’altra, Amazon in testa a tutti.

Morale di questa storia dobbiamo ricorrere, come sempre e come è giusto che sia, all’intelligenza, alla lungimiranza e alla resilienza.

E’ presto per trarre tutte le conclusioni del caso ma sono sicuro che la prima lezione che l’Italia ha ricevuto da questa esperienza è che è rimasta indietro con la propria infrastruttura tecnologica, col tele lavoro (o smart working), l’e-commerce e l’approccio individuale (leggi cultura) all’uso consapevole della rete, oltre al mero uso dei social network. Per non parlare poi della copertura della fibra a livello nazionale.

Non che tutto debba essere rivoluzionato o trasformato “in un nanosecondo”.

I negozi continueranno ad esserci e mi auguro che possano aprirne altri, anche e soprattutto di piccoli dove trovare o rinnovare il rapporto umano, la cortesia e la consulenza all’acquisto (fattori primari per tenere in vita un esercizio commerciale fisico che si vede portare via il terreno sotto ai piedi dalla concorrenza online).

Ciò che però non dobbiamo perdere di vista è l’opportunità che abbiamo davanti a noi.

Adesso è il momento ideale per ampliare il proprio business sul web. Quella concorrenza online di cui parlavamo prima potreste essere voi. Se Amazon può essere visto come “il male assoluto”, per lo meno da una gran parte dei commercianti che conosco, dall’altra è una grande occasione per ampliare la clientela e fare affari in rete. Vedetela come una complementarietà alla vostra attività e non come un limite. Dopotutto, o fai questo o cosa fare in tempi di crisi o di limitazioni alla propria libertà? Si accettano proposte, si apre il dibattito.

Dimenticavo… Avete preso fiato, avete contato fino a dieci?

Bene… adesso, se volete, esprimete la vostra opinione su quei pennarelli e su quelle mutante che… secondo qualcuno, non sono necessari. “Invito i mutandifici a farsi sentire” 🙂

Grazie!

A tutto GAS. Aiutiamoci a fare acquisti in modo intelligente

Al tempo del Corona Virus accade che… ti tocca uscire per fare la spesa e ti rendi conto che inevitabilmente ti trovi al supermercato nel bel mezzo di un ASSEMBRAMENTO.

Dopotutto dobbiamo mangiare.

Sto cercando di attrezzarmi con integratori e tanta buona volontà ma qualcosa si deve pur mettere in pancia. Ecco che sorge il problema: “Dove vado ad approvvigionarmi? A che ore mi conviene andare? Chi sarà aperto?”

Tutte domande lecite e che in queste ore ci stiamo ponendo un po’ tutti. Qualcuno non se le pone affatto e si butta all’avventura tentando la carta della “botta di cu..”. Purtroppo, vuoi che siamo nel 2020, anno bisestile, vuoi che ci stiamo confrontando con qualcosa che nemmeno i Maya avevano presagito, ritengo che le azioni che in questo momento dovremmo compiere debbano essere mutuate attraverso un sano raziocinio coadiuvato da qualche “piano B”.

Ricordiamoci che esistono anche i piccoli o i medi negozi che vendo generi alimentari, non c’è solo la grande distribuzione.

Da qualche mese abito a Seano, nel comune di Carmignano. Bellissimo posto, sito tra colline, vigneti e tanta natura ma… all’interno del Comune – caratterizzato da un insieme di frazioni collegate da strade di campagna – se vuoi fare “la spesa”, intesa come carrellata di roba di ogni genere, devi andare alla Coop. Nulla in contrario verso la Coop o nei confronti della grande distribuzione in generale. Il problema è che in questo momento tutti si recano principalmente, per comodità o per mancanza apparente di alternative, presso questi “parallelepipedi dispensatori di cibarie”.

Ora… so per certo che a Carmignano, come in molti altri piccoli comuni ma anche nel quartiere della vostra città, esistono negozi di generi alimentari, regolarmente aperti sulla base del Decreto Governativo, per offrire alla popolazione la possibilità di effettuare la spesa. Il problema è trovarli, se non sei autoctono e, anche se lo sei, prima di uscire avresti bisogno di sapere se quel determinato negozio è aperto, se è fornito e se devi fare la coda come in tempo di guerra… o come adesso…

Diamoci una mano e cerchiamo di essere più efficienti e solidali gli uni con gli altri.

Primo consiglio:

Negozianti, fate sapere che ci siete.

Organizzatevi, postate sulle pagine e gruppi Facebook il nome della vostra attività, cosa vendete, l’indirizzo e l’orario di apertura del vostro negozio. Indicate anche le fasce orarie in cui siete meno frequentati.

Su Facebook esistono gruppi caratterizzati dal sano campanilismo locale, come quelli che prendono il nome: “Sei di NomeLuogo, se…”. All’interno di questi gruppi potete postare la vostra scheda di presentazione; ripeto, bastano due righe, un link a GoogleMap ma anche no, non importa. Può essere molto utile a tutti anche a chi opera nella protezione civile, nelle emergenze o a chi in questo momento è costretto comunque a lavorare e a spostarsi fuori comune. Se veniamo informati sui negozi aperti possiamo recarci a colpo sicuro “ed evitare di vagare ed essere arrestati per vagabondaggio, prima ancora di essere multati perché trovati a giro”.

Altro consiglio…

Torniamo ad organizzare i GAS: Gruppi di Acquisto Solidale.

Uno o due persone vanno a fare la spesa per 10 o 20 persone e poi si divide l’importo e la spesa. Si raccolgono gli ordini tramite pagine dedicate, aperte appositamente su Facebook, organizzate per condomini (amministratori di condominio, è il momento per fare qualcosa di veramente utile che vi permette di non essere infamati. Agevolate questo processo), per quartieri, contrade o nuclei familiari estesi… Si fa una bella lista; si raccolgono i soldi o lo si fa dopo con scontrino alla mano (dipende dai rapporti che uno ha con il prossimo). A turno, o chi può per motivi di disponibilità, capienza dell’auto, ecc., ci si reca a fare la spesa per sé e anche per gli altri.

Pensate anche agli anziani che vivono da soli.

E’ comunque inutile spostarsi in 10 per fare 10 spese con 10 auto in 10 persone in fila prima durante e dopo gli acquisti al supermercato. Tanto vale organizzarci e mandare “un temerario” ad affrontare l’arena per approvvigionare tutti.

Non occorre entrare a stretto contatto con le persone. Mascherina, guanti e via. La spesa si lascia fuori dalla porta e i soldi si prendono con i guanti. Agli anziani si chiede di lasciare la lista della spesa insieme ai soldi, fuori dalla porta o nella cassetta postale di chi avrà l’incarico di fare la spesa.

“Che fatica… vi do dei consigli ma poi dovete usare un po’ la testa e organizzarvi”…

In questo modo potremmo evitare di affollare i negozi e al contempo evitare di trovarci in un ASSEMBRAMENTO.

Non solo… consiglio ai negozianti di organizzarsi con le consegne a domicilio, per chi può ovviamente. Stesso metodo: nessun contatto fisico o di prossimità ma tutto deve essere gestito alla dovuta distanza.

Agli esercenti più avvezzi all’uso delle tecnologie, se non lo avete ancora fatto vi consiglio di dotarvi di un conto PayPal Business e di un POS tipo SumUp per consentire pagamenti con carte elettroniche. Questo vi permette di ampliare il vostro business e di agevolarvi nei pagamenti con consegne a domicilio. E’ fattibile e senza dover spendere chissà quali cifre. La rete è piena di risorse da utilizzare per permettere a tutti di gestire da casa un ordine e ad un commerciante di elaborarlo; non occorre costruire piattaforme di e-commerce, almeno non adesso.

Potete anche attivare un servizio online (basta una posta elettronica dedicata e una pagina Facebook per mostrare la disponibilità dei vostri prodotti) per prenotare la spesa. Si paga online (con PayPal, PostePay, etc), si fissa l’orario per il ritiro e si passa a prenderla al volo direttamente in negozio. “Tipo rapina: uno aspetta in auto e l’altro scende e prende il malloppo”.

In questo modo si evita la fila e il contatto con gli altri.

Ci troviamo in un momento storico che necessità prima di tutto una buona terapia: apertura mentale, disponibilità ad apprendere nuovi metodi (o a riscoprirne qualcuno), un po’ d’ingegno e comprensione verso le reali esigenze delle persone. Cambiano i consumi, facciamo prevalentemente acquisti di beni di primissima necessità. Allora, agevoliamo questo processo affinché questo momento di difficoltà sia meno pesante e sfruttiamolo in modo positivo per avviare un processo di miglioramento, in generale.

Buona spesa, buona vita, a tutto GAS!

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Lo spot Alì non è proprio un “babà” ed evoca i 40 ladroni

Lo ammetto, non conoscevo questo brand. Alì supermercati, presenti per lo più in Emilia Romagna e Veneto, grazie ai recenti spot pubblicitari trasmessi sulle ammiraglie RAI è stata capace di amplificare la propria immagine in tutta la penisola.

Le scelte strategiche degli esperti di marketing non sono in discussione, anche se… avendo un’azienda che opera in ambito regionale, non capisco perché investire in una campagna pubblicitaria a livello nazionale. Probabilmente Alì avrà deciso di realizzare nuovi supermercati anche in altre regioni italiane, questo non lo so…

Comunque… navigando sul web ho cercato di capire prima di tutto il perchè di questo nome. Alì è l’abbreviazione di ALImentari; fin qui nulla di strano, anzi. Questa scelta nasce nel 1971, quindi in tempi piuttosto remoti, caratterizzati dal boom economico che ha permesso il proliferare di diverse catene di supermercati in Italia. Da qui, l’esigenza di diversificarsi dalla concorrenza attraverso un nome semplice ed evocativo che ha portato i creativi dell’epoca ad adottare, appunto, il nome ALI’.

2014, arriva lo spot in televisione.

Classico cliché… dipendenti, produttori, impiegati, clienti, tutta la filiera al completo, felice, sorridente, caratterizzata da un’ aura di positività, tipica degli spot pensati per un certo target di utenza e legati soprattutto alla promozione di prodotti alimentari.

Ok, anche qui tutto bene… Guardo e riguardo lo spot ma qualcosa mi stona…

E’ “Lui”, lo so… non è tutta colpa sua. Qualcuno gli ha detto di “metterci la propria faccia” perché funziona, identifica, associa il brand a una persona (anche se non sempre è vincente questa formula) e umanizza un’azienda, soprattutto quando è diventata particolarmente grande e la dimensione, più che conferirle un’immagine di sicurezza, professionalità e serietà, rischia di associare il marchio a “fabbrica, industria, processo di produzione seriale”. Per questo, soprattutto se si parla prevalentemente di prodotti alimentari, attraverso questa strategia si cerca di riportare il tutto su un piano più umano, mostrando un fondatore o il titolare dell’azienda, i dipendenti, ecc. Vedi campagna sughi STAR, o Giovanni Rana per dirne due a caso.

Ma torniamo a “lui”, Francesco Canella, presidente e fondatore del gruppo Alì S.p.A .

Penso che non tutti siano in grado di fare gli attori, i modelli, i ballerini e gli astronauti, e un motivo evidentemente ci sarà. Per quanto possa ammirare e apprezzare l’impegno e gli indiscutibili risultati ottenuti dal lavoro del sig. Canella, trovo la sua presenza all’interno dello spot Alì, alquanto inquietante. Mi scusi Sig. Canella ma non ci posso fare nulla e se le hanno detto che comunque lei funziona e, più spontaneo è, e meglio sarà, le dico che a tutto c’è un limite.

Lo vediamo più volte tra le varie inquadrature, oltretutto spesso avvolto dalla penombra. C’è gente che sorride, persone solari, poi… “lui”. Talvolta glaciale, altre volte angosciante; appare alle spalle della gente. Rare volte accenna un sorriso perché probabilmente il regista deve averglielo detto ma, non ce la fa proprio. Vede che Giovanni Rana lo fa e lui non deve essere da meno ma… non gli viene proprio.

Mi spiace per il Sig. Canella che sono sicuro sia una persona squisita ma, o prova a cambiare regista per i prossimi spot (e direttore della fotografia) o prova a farsi riprendere quando non se lo aspetta; forse, in tal caso, la spontaneità potrebbe dare risultati migliori.

Personalmente, quando vedo gli spot Alì, vuoi per certe inquadrature da film horror, vuoi anche per il nome della catena di supermercati, al quale non sono abituato, lo associo ad Ali Baba e i 40 ladroni, e non mi mette, diciamo così, di buon umore.

E’ solo un mio bug cerebrale o anche a qualcuno di voi fa lo stesso effetto?

Lo spot:

Approfondimenti:

 

Allora Luca, qual è la sorpresa…

Ho visto… i numerosi spot Findus…

Lo so, è come sparare sulla Croce Rossa. Ho provato a resistere. Mi sono detto: “Stefano, non farlo, vai avanti”. Il problema è che continuano a massacrarmi i cabasisi (cit. da Commissario Montalbano) con gli spot Findus e in particolare con quello di Luca…

E sì… Luca, quel Luca che invita la mamma a pranzo/cena per presentargli Gianni, che per l’appunto non è solo il suo co-inquilino ma anche il suo compagno.

E come in ogni casa normale, anche in quella della mamma Findus, “lei” lo sapeva già che suo figlio è gay e “lei”, sempre “lei”, ne è anche felice. Perchè si sa, le mamme sono sempre felici quando ricevono una secchiata d’acqua gelida sul viso dai propri figli. Poi, il fatto che non ci sia anche il padre di Luca a pranzo/cena questo fa un po’ riflettere ma… soprassediamo sugli incastri familiari gestiti tra piramidi e microonde. Non mi interessa l’orientamento sessuale di Luca, non è questo il punto. Trovo eccessivo, ridicolo, anche offensivo per certi versi, mercificare e portare tutto alla stregua di un surgelato, pur di vendere una piramide di tagliolini da cuocere col microonde.

In uno spot da 30″ non si può parlare di surgelati, di qualità, di gusto e metterci nel mezzo anche una coppia gay e la mamma felice per la scelta di coppia che ha fatto suo figlio Luca; il tutto condito dalla voce fuori campo “Findus 4 salti presenta – Microonde e gustose sorprese, giocando sul doppio senso delle sorprese.

30″ per sdoganare in tv l’omosessualità e renderla un veicolo per traghettare nelle case degli italiani un prodotto commerciale, alimentare. Bella trovata!

“Mamma… c’è un’altra piccola sopresa”, dice Luca. La mamma risponde: “C’è anche il risotto”, cercando di deviare il discorso “gaio” riportandolo su un livello più commerciale. Dopotutto ‘sta donna dovrà pur parlare in questo spot di risotto, zucchine e gamberetti, no?

“Gianni non è solo il mio co-inquilino, è anche il mio compagno”, replica prontamente Luca.

E “lei”… la mamma… picchietta la mano di Luca gongolando, fiera e gioconda per la lieta notizia, dicendogli: “Tesoro mio lo avevo capito… ed è un ottimo cuoco”, prendendo per i fondelli il figlio e soprattutto Gianni che ha tirato fuori dal freezer una piramide surgelata schiantandola nel microonde per servire un pasto già pronto. Per carità… sicuramente buonissimo ma, asserire che Gianni è un “ottimo cuoco”… Mah!

findus

Non lo so… certe cose ho difficoltà a farle passare come “normali” a prescindere.

Ho qualcosa contro i gay?

No, assolutamente no ma non mi va di far passare un argomento come questo come una cosa da due soldi che si può buttare là nelle case degli italiani attraverso uno spot da 30″, incastrato tra quello di un dentifricio, uno di stura cessi e altri due o tre che promuovono portali web per trovare le proprie vacanze.

Fare comunicazione non è facile e trovare nuove strategie per vendere lo è ancora di meno, lo so, soprattutto in tempi di crisi e in un momento in cui, nonostante tutto, siamo circondati dall’eccesso di comunicazione e di prodotti. Credo però che per promuovere un surgelato non occorra scomodare mamme figli e gay…

Chiudo con una riflessione più tecnica.

Lo storytelling è una scelta strategica interessante ma in questo caso propone allo spettatore troppi elementi, diventa tutto confuso, veloce, eccessivo. Il risultato che se ne ottiene è un mix di situazioni che deriva dalla summa di tutti gli spot FINDUS, e forse anche di qualcun’altro che passa prima e dopo, da cui salta fuori un miscuglio di petti di pollo al limone, risotti, gamberetti, detersivi e “un ragazzo da adottare”… ma questa è un’altra storia.

Ottima la fotografia, ben studiata ed efficace. Per fortuna riesce a compensare le falle dei soggetti e dei testi proposti. Meno parole e un montaggio meno frenetico e sarebbero stati degli still life meravigliosi da gustare con gli occhi.

Lo spot:

Altro post su spot Findus: Povero piccolo… che famiglia di racconta balle!