Volare con i droni è possibile ma rispettando tutte le regole

Tra regole, scuole di pilotaggio e polizze assicurative pare impossibile per un “dronista” comprendere come poter operare in modo corretto e nel pieno rispetto della legge, ma pare che si intraveda la “la luce in fondo al tunnel”. 

Negli ultimi due weekend mi sono fatto un full-immmersion tra i workshop italiani interamente dedicati ai droni civili.

dronexpoIl primo, DronExpo, si è svolto in Toscana in provincia di Lucca presso l’areoporto di Capannori nei giorni 16 e 17 maggio.  Nel corso della due giorni  si sono avvicendati numerosi tecnici e relatori che hanno parlato di droni, della sicurezza, delle tecnologie, delle assicurazioni e, non per ultimo, del regolamento ENAC.

La manifestazione ritengo sia stata un successo. Pur presentandosi come prima manifestazione del genere, quindi alla prima edizione, ha saputo condensare e trasferire numerose informazioni, utili a tutti coloro che si vogliono cimentare con le tecnologie dei droni per impieghi civili e diventare piloti professionisti.

Poiché l’argomento è piuttosto sentito e di un certo interesse, vado immediatamente a parlare delle cose più rilevanti che sono emerse nel corso della due giorni lucchese.

Ciò che è emerso fin da subito è il tema della sicurezza, intesa come il fulcro sul quale deve ruotare tutta l’attività di pilota di droni. Sicurezza intesa come gestione e conoscenza del proprio aeromobile, indipendentemente dalla grandezza e costo del drone, e sicurezza intesa come cultura, apprendimento e applicazione di tutte le regole di comportamento, in gran parte riportate nel regolamento dell’aria e, più recentemente, dal 30 aprile scorso, definite nello specifico per i droni attraverso il nuovo Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, redatto da ENAC.

DronExpo01Luca Mariotti, ingegnere e responsabile di Cam, coadiuvato da Valerio Badalassi, nel corso del proprio intervento, ha fatto un rapido excursus sulla storia dei droni, dai loro albori ad oggi. Inoltre ha simulato, per sommi capi, la costruzione di un drone open source del quale è possibile scaricare i progetti di costruzione direttamente dal sito della Zefiro Ricerca Innovazione dove possiamo vedere integralmente l’intervento di Mariotti durante la manifestazione. Per chi fosse interessato ecco il link.

Questo primo intervento è stato particolarmente utile per mostrare le componenti di un drone evidenziando fin da subito alcuni aspetti che ritengo siano ineludibili per chi opera con i droni, in particolare la scelta dei materiali e le tecniche di costruzione. Di fatto i droni sono equiparati ad aeromobili, a tutti gli effetti. Come tali, anche i materiali e le procedure di costruzione, devono rispettare gli standard aeronautici in modo da escludere criticità nei processi di costruzione e l’uso di materiali ed elettroniche di “dubbia provenienza” o comunque derivanti dall’aeromodellismo. E’ stato messo in luce che ad oggi, gran parte dei droni che sono in commercio, quelli acquistati online o assemblati, utilizza un’elettronica paragonabile a quella dei telecomandi e dei televisori di casa. Siamo decisamente lontani da ciò che viene richiesto in ambito di progettazione e costruzione nel settore aeronautico.

Emerge che i droni dovranno essere realizzati con ridondanze di sistemi (le parti elettroniche in particolare), dispositivi data link  (semplificando: radiocomando e ricevente) in grado di operare in qualsiasi condizione, sistemi di prossimità e dispositivi di “abbandono missione” (Sistema di terminazione del Volo in modo manuale), in grado di intervenire sui motori del drone per fermarlo e farlo precipitare. Perderete il drone ma magari eviterete di recare danni a cose o persone in caso di emergenze, avarie, ecc.

Quindi, già il primo punto sancisce di fatto l’esigenza di avvalersi di nozioni tecniche specialistiche come costruttore di droni o di avvalersi di una struttura specializzata in grado di fornire droni certificabili come aeromobili, non come aeromodelli, costruiti secondo i più rigorosi standard del settore.

Le assicurazioni. L’intervento di Alessandro Terzani, broker assicurativo, ha manifestato al pubblico l’esigenza da parte delle compagnie assicurative, di acquisire dati ed esperienze che gli stessi operatori del settore potranno e dovranno fornire, al fine di poter elaborare prodotti mirati e dai costi più contenuti possibile. Attualmente ci sono dei prodotti assicurativi derivanti da esperienze di altri paesi, come l’Inghilterra e la Francia, ma con polizze che tengono conto dei regolamenti in vigore nei Paesi in questione e con una casistica di rischio piuttosto esigua. Polizze che si aggirano dai 600 Euro ai 2000 a seconda del settore di impiego del drone e del relativo rischio da assicurare.

In sintesi, i prodotti assicurativi per i droni civili operanti in italia, sono attualmente in fase di definizione o saranno comunque oggetto di revisione e perfezionamento nel corso del tempo, proprio perchè il settore in particolare è praticamente agli albori e non ha ancora generato dati sufficienti su cui basare prodotti assicurativi adeguati.

Argomento sentitissimo e partecipato, è stata la Circolare ENAC Mezzi aerei a pilotaggio Remoto che ha visto come relatore l’Ing. Carmine Cifaldi, Direttore della Direzione Regolazione Certificazione Prodotti Aeronautici ENAC.

A mio modesto parere sono stati chiariti alcuni spetti emersi con la pubblicazione della Circolare e del Regolamento ad essa collegato. Purtroppo però, data la quantità di argomenti di cui discutere e la non facile comprensione di alcuni punti riportati nella suddetta documentazione, sono emerse ulteriori incertezze e dubbi tra i presenti.

Riassumendo:

il pilota di droni deve certificare il proprio operato attraverso un corso di apprendimento delle regole dell’aria, riconosciuto da ENAC. Questi corsi sono accessibili presso gli Aeroclub riconosciuti attraverso i quali è possibile iscriversi anche solo alla parte teorica del corso per diventare piloti di ultraleggeri o di volo a vela.

Da non dimenticare che un pilota di SAPR deve essere in possesso e in corso di validità del certificato medico di seconda classe in accordo al Regolamento ENAC. A tal proposito ecco l’Elenco Esaminatori Aeromedici (AME) presenti in Italia e in grado di rilasciare il certificato.

Un pilota di drone non opera mai da solo ma deve avvalersi di una struttura adeguata e preparata. Questo a partire dall’OPERATORE, figura enigmatica di dubbia collocazione in questo contesto che, da quel che ho capito e si legge dal Regolamento Enac, trattasi di una figura diversa dal pilota e che si assume tutte le responsabilità civili e penali derivanti dall’attività in questione. Inoltre esiste una terza figura che è l’OSSERVATORE SAPR che coadiuva il PILOTA REMOTO durante le operazioni di volo. In pratica, la propria organizzazione deve essere composta da almeno tre figure distinte.

Differenze sostanziali tra uso di droni in ambito sportivo/ricreativo e per uso professionale. In pratica, l’aeromodellista può volare con un drone, solo all’interno di spazi confinati, detti campi di volo autorizzati da ENAC, dove di solito operano le associazioni di aeromodellismo locali e nazionali. Il pilota aeromodellista deve comunque stipulare un’assicurazione che spesso è compresa all’interno della quota d’iscrizione all’associazione aeromodellistica. Comunque sia, anche il pilota aeromodellista deve possedere un’assicurazione di responsabilità civile. In tal caso si parla di poche decine d’euro.

Cambia la questione per coloro che operano in ambito professionale e che devono stipulare un’assicurazione adeguata alla propria attività.

Il drone deve essere certificato. Anche questo punto è ancora un po’ “nebuloso”. Se da una parte viene detto che l’operatore SAPR può avviare una procedura di certificazione del proprio mezzo, che poi sottoporrà all’attenzione dell’ENAC, dall’altra viene evidenziato che i droni dovrebbero essere costruiti secondo i criteri dettati dagli standard aeronautici. Oltretutto in questo momento chi costruisce e chi certifica può essere la medesima azienda o persona…

DronExpo02Altro punto fondamentale da sapersi, è la questione delle sanzioni per il mancato rispetto delle regole dell’aria in generale e più nello specifico del Regolamento dei mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto. Durante l’intervento del Dott. Francesco Trozzi, Vice Questore della Polizia di Stato, 8° Reparto volo Firenze, Questura di Firenze. sul tema “La compatibilità tra l’uso dei SAPR e le leggi di Pubblica Sicurezza” è emerso, tra l’altro, che l’inosservanza di quanto riportato nei suddetti Regolamenti è sanzionabile applicando l’Art. 650 del Codice Penaleche invito a leggere integralmente attraverso il link che ho riportato. Quindi, per coloro che fino ad ora pensavano che, se il Regolamento non riporta sanzioni “posso operare comunque tanto non mi fanno nulla”, è bene che comprenda anche questo punto, oltre a tutte le conseguenze possibili che possono verificarsi in materia di sicurezza derivanti dall’inosservanza del Regolamento ENAC.

La due giorni del DronExpo ha portato all’attenzione una serie di argomenti tutti molto interessanti e utili che richiedono ulteriori approfondimenti.

Merita una citazione la presentazione del progetto toscano IDINTOS, l’idrovolante biposto, progettato dall’Università di Pisa e finanziato dalla Regione Toscana per la promozione di un polo aeronautico in Toscana. Un progetto unico e avveniristico che pone l’eccellenza italiana, e soprattutto toscana, lasciatemelo dire con un po’ di sano campanilismo, a competere a pieno diritto con le più grandi realtà internazionali che operano nella costruzione di aeromobili per l’aviazione civile. Per coloro che fossero interessati ad approfondire l’argomento consiglio di visitare il sito IDINTOS.

Concludendo sulla DronExpo di Capannori. Un bel 10 e lode per gli argomenti trattati, per il livello e numero di relatori che sono intervenuti e per la location che non poteva essere più appropriata di quella offerta dall’Aeroporto di Capannori.

Mi scusino tutti gli altri relatori che non ho citato e che sono intervenuti alla manifestazione, contribuendo con la loro presenza a renderla ricca e di alto livello ma il mio scopo, attraverso questi post, è di dare delle puntuali e pratiche informazioni, cercando di essere il più esaustivo possibile, a coloro che, “adesso, devono prendere il loro drone e uscire di casa per andare a lavorare”.

Detto ciò, questo vale anche per gli argomenti che tratterò riferiti alla manifestazione romana dedicata ai droni. Quindi…

Roma Drone Expo & Show:

RomaDroneExpoShow

Come era immaginabile, la manifestazione ha destato un incredibile interesse palesato dall’elevatissima affluenza di visitatori. Posso raccontare della mia esperienza del sabato, non mi sono trattenuto oltre per motivi vari,  ma lascio volentieri spazio a tutti coloro che vogliono aggiungere qualcosa in merito a ciò che emerso durante gli interventi della domenica.

Location: Stadio Alfredo Berra messo a disposizione dall’Università Roma 3. Ottimo sotto il profilo delle aree verdi, per la grandezza della location che ha permesso di contenere i numerosi stand, le aree convegno e soprattutto il numero incredibile di visitatori. Pensate che per entrare sono rimasto in coda per circa quaranta minuti.

DronExpo03

Veniamo al dunque, come piace fare a me.

Nel corso dei workshop si è parlato a lungo del tema sicurezza. Come per l’evento di Capannori. La cosiddetta “Safety” è stato l’argomento più dibattuto e sentito. Da circa 5 anni la Commissione Europea si sta occupando dei droni civili, degli aspetti assicurativi e della sicurezza in generale. Entro il 2016 i cieli europei saranno solcati da droni civili con un peso superiore ai 150Kg e questo, come è immaginabile, comporta, da parte di tutti gli attori del comparto, un lavoro decisamente immane per poter operare tra un paio d’anni con questo tipo di aeromobili a controllo remoto, nel pieno rispetto delle regole e soprattutto per garantire la massima sicurezza dei cittadini e la salvaguardia dei beni pubblici e privati.

Anche a Roma è emerso che le compagnie assicurative al momento non sono preparate adeguatamente ad affrontare un mercato che sta avendo un’espansione incredibile e che conta ad oggi circa il 10% del fatturato generale derivante dal comparto aeronautico civile. Mancano dati attendibili e una casistica di incidenti (ahimè questo è un fatto) utili a determinare tutti i rischi possibili e a formulare i prodotti più adatti per il settore. Diciamo pure che le compagnie assicurative,  in attesa di comprendere meglio tutti i fattori di rischio, al momento mantengono una posizione conservativa offrendo premi assicurativi piuttosto elevati, soprattutto in rapporto a quelli che già esistono per gli aeromobili “tradizionali”.

Quindi, in materia di polizze per i droni, ci sono dei prodotti, esistono, variano a seconda dell’uso che viene fatto del drone e comunque, al momento, i costi sono piuttosto elevati.

Nel corso delle conferenze è stato ribadito che in caso di incidente col drone risponde l’operatore SAPR e che presto le polizze assicurative saranno basate anche e soprattutto sulle caratteristiche tecniche del drone stesso. Tra cui, come richiede l’Europa, la presenza a bordo di sistemi anti collisione e di un adeguato sistema di sicurezza delle comunicazioni (data-link).

Un occhio particolare sarà dedicato alla Privacy che a seconda dell’impiego che verrà fatto del drone avrà incidenze diverse e altrettante ripercussioni pratiche.

La presenza dell’Ing. Cifaldi dell’ENAC è stata motivo di un lungo alternarsi di domande e risposte che in linea di massima hanno dato sì soddisfazione al numeroso pubblico composto da operatori del settore e dai membri degli organi della stampa ma hanno anche suscitato altrettanti dubbi e domande le cui risposte si spera possano arrivare presto. Scenario simile a quello visto a Capannori.

Una notizia positiva e importante per tutti gli operatori SAPR arriva proprio dall’ENAC che con l’Università La Sapienza di Roma in “Gestione dell’Aviazione Civile”, in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma e l’Istituto Superiore Antincendi, organizza un ​Workshop di aggiornamento sul Regolamento “Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto” che si terrà a ROMA il 10 giugno. Sarà un appuntamento attraverso il quale il legislatore offrirà agli operatori del settore tutti i chiarimenti del caso, adoperandosi anche come ricettore di suggerimenti e di critiche costruttive tese a migliorare il Regolamento, oggetto del workshop. Pertanto, vi consiglio di mettere in agenda questo appuntamento e di visitare il sito ENAC dal quale potrete prendere gli aggiornamenti relativi agli orari e alla sede dove si svolgerà il workshop.

Molto interessante, a mio parere, è stato l’intervento del Comandante Arturo Radini responsabile della Task Force Tecnica della Fondazione 8 ottobre 2011 la cui significativa e competente presenza ha permesso di sollevare corrette osservazioni che ho colto come ulteriori spunti di riflessione, rivolti soprattutto all’attenzione dell’ENAC, oltre che a tutti i convenuti. In particolare è stato evidenziato che chi costruisce non dovrebbe essere anche il certificatore del mezzo costruito e che tutta la filiera di costruzione del drone dovrebbe ricalcare in qualche modo quella del settore aeronautico civile.

In altre parole, questo è come l’ho interpretata io: ad un operatore SAPR, non è possibile (e aggiungerei non è corretto) affidare la responsabilità tecnico costruttive di un apparato che di fatto è un aeromobile. Servono delle competenze e pur avendo queste competenze non si può essere certificatori di se stessi, occorre un certificatore esterno in grado di omologare i droni al volo e di affidare agli operatori SAPR prodotti sicuri. Da adesso in poi credo che le case costruttrici italiane, ma soprattutto quelle straniere che hanno imperversato sul web e che hanno venduto centinaia di droni “ad uso professionale” solo perché magari erano in grado di trasportare una reflex o perché avevano 6 – 8 rotori e un po’di carbonio, dovranno seriamente mettersi a lavorare per certificarsi come azienda di costruzioni aeronautiche civili e produrre droni di alto livello qualitativo. E’ ovvio che in tutto questo scenario, lo Stato italiano, attraverso l’ENAC e gli enti preposti al controllo e alla certificazione, dovrà munirsi di strutture e di un’organizzazione adeguata all’omologazione dei droni. “Troppo facile” addossare tutte le responsabilità al pilota o all’operatore SAPR che oggi si vede indicato anche come costruttore e certificatore del proprio mezzo. Perdonate la nota “leggermente polemica”.

La parte SHOP di questo evento è stata caratterizzata dalla nutrita presenza sia di costruttori di droni sia di operatori e tecnici che già lavorano nel settore. Ho percepito, dal livello degli espositori, una grande competenza e conoscenze tecniche che lasciano ben sperare in un imminente arrivo di droni omologati e pronti al volo, magari proprio made in Italy, me lo auguro vivamente.

Durante la manifestazione, nonostante le prime notizie che davano “droni tutti a terra”, ENAC ha autorizzato delle esibizioni di volo, in un’apposita area delimitata e controllata, ad una quota piuttosto bassa ampiamente al di sotto delle cime degli alberi. Ovviamente questo è andato a beneficio del pubblico che ha potuto assistere e gradire la dimostrazione di alcuni droni davvero particolari che vengono impiegati in vari ambiti.

DronExpo05Nel nutrito corollario di droni civili presenti all’Expo romano, spiccava tra tutti uno in particolare, ad ala fissa, ad uso militare appartenente all’Esercito Italiano. Orgoglio per il nostro Paese ed evidente testimonianza dell’alto livello tecnico, preparazione e di equipaggiamento delle nostre forze armate.

So che al termine di questo lungo e forse tedioso excursus sui due workshop dedicati ai droni, molti di voi avrebbero voluto risposte più precise. So anche che ad alcuni di voi verrebbe la voglia di dire “mollo tutto” ma, attraverso il mio modo appassionato, sicuramente non giornalistico (senza alcuna pretesa di esserlo) e talvolta ironico, cerco di dare anche un segnale positivo.

Nella quantità di informazioni e dati che stanno confluendo all’interno del settore dei droni, comincio a intravedere “qualche schiarita”.

La mia conclusione, al momento, resta quella che ho riportato in altri post dedicati all’argomento droni, ovvero, che l’attività del “dronista” non potrà essere appannaggio di un singolo ma sarà caratterizzata dalla presenza sul territorio di strutture specializzate e capaci di reggere investimenti. Non più droni derivanti da tecnologie aeromodellistiche ma droni costruiti secondo gli standard aeronautici, quindi altre caratteristiche e altri costi. A questo vanno aggiunte le assicurazioni, le certificazioni, la manutenzione della propria flotta e i costanti aggiornamenti. E’ comprensibile che il “piccolo imprenditore” non avrà molte possibilità di competere con le realtà più grandi a meno che non si prepari adeguatamente per essere capace di mettersi a disposizione del mercato per collaborare o “farsi assorbire” dalle realtà più grandi che saranno costantemente alla ricerca di operatori capaci e qualificati.

I want to believe…

Voglio crederci!
Voglio crederci!

Ovviamente resto disponibile per eventuali precisazioni, interventi, rettifiche e integrazioni da parte dei diretti interessati e di coloro che desiderano lasciare su questo post la propria testimonianza o commento.

Link utili:

Altri post su questo blog dedicati ai droni:

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Droni per tutti ma il rischio è di lasciarli a terra

Chi si sta avvicinando al settore o chi già lavora con i droni sa che dal 30 aprile 2014 entrerà in vigore il regolamento ENAC che disciplina l’uso di questi meravigliosi oggetti volanti.

Da una parte abbiamo l’ENAC che per il ruolo che riveste e la funzione che svolge si è pronunciata in materia di SAPR, Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto.

Dall’altra troviamo centinaia di operatori che da anni lavorano con i droni e molti altri che si stanno avvicinando a questo settore.

Il problema, come spesso accade, è cercare di conciliare le regole con l’applicabilità delle stesse, principalmente laddove, nel settore dei droni, fino ad oggi bastavano una buona attrezzatura, l’esperienza e soprattutto il buon senso.

Regole e droni. La necessità di trovare il giusto compromesso, altrimenti... "tutti a terra".
Regole e droni. La necessità di trovare il giusto compromesso, altrimenti… “tutti a terra”.

Non è assolutamente facile trovare un punto d’incontro. Le regole dell’aria sono legittime ma mal si applicano nel momento in cui l’operatore, il cosiddetto Pilota Remoto, deve effettuare delle Operazioni Specializzate (dal regolamento ENAC: si intendono le attività che prevedono l’effettuazione, con un SAPR, di un servizio a titolo oneroso o meno, quale ad esempio sorveglianza del territorio o di impianti, monitoraggio ambientale, impieghi agricoli, fotogrammetria, pubblicità, ecc..), praticamente tutte quelle contemplabili ad uso professionale.

Ammettiamo pure che tale operatore, nonché pilota remoto, operi nell’ambito di situazioni “Non critiche“. Lo sono quelle che NON prevedono il sorvolo di Aree Congestionate; pensate a qualsiasi luogo in cui sono presenti persone (centri urbani, aree sportive in cui si svolgono manifestazioni, concerti, ecc), Aree riservate ai fini della sicurezza di Stato (caserme, basi militari, edifici governativi, questure, centrali di polizia, ecc), Linee e Stazioni ferroviarie, autostrade e impianti industriali.

Fin qui, diciamo che gran parte di queste indicazioni avrebbero pure senso. E’ ovvio che se prendo un drone e lo faccio volare su una base militare, non è proprio una trovata da geni. A parte il fatto che su alcune basi militari potreste anche non vederlo tornare a casa perché abbattuto prima, comunque, diciamo che questa indicazione ha senso ed è condivisibile.

Avrebbe senso anche l’indicazione di NON sorvolo di aree congestionate, magari intese come concerti, nei quali la densità delle persone presenti in uno spazio limitato è tale che qualsiasi eventuale manovra di emergenza da effettuare col drone non garantirebbe l’incolumità delle persone che si trovano all’interno dello spazio di volo (o di non volo perché il drone, in tal caso, sta precipitando).

Diventa meno “condivisibile” la questione qualora il vostro lavoro preveda, come nel caso di fotografi e videomakers matrimonialisti, un volo col drone davanti al sagrato di una chiesa, gremito di gente invitata dalla coppia di sposi, per effettuare le riprese video dell’alto.

Cercando di interpretare alla lettera quanto riportato dal regolamento ENAC, sareste in difetto in almeno due punti.

Il primo: state sorvolando un’area congestionata in quanto sul sagrato sono presenti diverse persone ed è molto probabile che quella chiesa non si trovi in una collinetta sperduta ma in città, quindi,  per definizione, siete in un’area congestionata in quanto centro urbano.

Il secondo: dovreste volare tenendo conto del volume di spazio “V70” che non definisce solo le distanze tra il vostro drone, le cose e le persone (in questo caso, massima altezza di 70mt e un raggio di azione dall’operatore di 200mt) ma anche che l’operazione di volo deve essere condotta, sempre citando il regolamento ENAC: “ad una distanza orizzontale di sicurezza adeguata dalle aree congestionate, ma non inferiore a 150 m, e ad una distanza di almeno 50 m da persone e cose, che non siano sotto il diretto controllo dell’operatore”.

Cerchiamo di semplificare il tutto per capire meglio.

Dovete volare ad un’altezza massima di 70 metri e non spingere il vostro drone ad una distanza da voi di oltre i 200mt. Fin qui, è chiaro. A questo punto il regolamento introduce un nuovo parametro che è la distanza ORIZZONTALE di sicurezza adeguata dalle aree congestionate che non deve essere inferiore a 150 mt e almeno 50mt da cose e persone.

Quindi, pur rientrando in uno spazio di controllo del drone V70, vi trovereste a dover riprendere con la videocamera installata sul drone, gli invitati e soprattutto gli sposi, ad almeno 51mt di distanza da loro in quanto andrebbero a costituire, di fatto, un’area congestionata (ricordo che la definizione di area congestionata è: “aree o agglomerati usati come zone residenziali, industriali, commerciali, sportive, e in generale aree dove si possono avere assembramenti, anche temporanei di persone.”

Quindi, a meno che il vostro drone non sia dotato di teleobiettivo (piuttosto potente) e un altrettanto potente stabilizzatore d’immagine, a 51mt di distanza da quelle persone riprenderete ben poco.

E’ sotto inteso che, in tutto questo bel discorso, abbia dato per scontato che il vostro drone sia dotato di telemetria, altrimenti “a occhio” scordatevi di poter valutare le distanze.

Questo è solo una minima parte del regolamento ENAC che disciplina l’utilizzo dei droni. Le questioni però non si limitano a questo. Facciamo un altro esempio.

Ammettiamo che decidiate di evitare in toto le aree congestionate e di utilizzare il vostro drone fuori dai centri abitati e dove non ci sono persone. Rimanendo sempre nel settore dei videomakers, ipotizziamo che vi specializziate in riprese di paesaggi, campagne, montagne, mare, agriturismi, ecc. Il vostro committente è una APT (Agenzia di Promozione Turistica) che vi commissiona delle riprese delle zone agresti per effettuare un video promozionale del territorio in cui si esaltano le bellezze naturali del Comune, ma non, ovviamente, quelle all’interno della suddetta area congestionata.

Prendete il vostro bel drone, andate tra le colline ricche di coltivazioni, vigneti, ulivi, ecc e vi fate la vostra bella ripresa video. Tenete a mente il V70, verificate che intorno a voi non ci sia nessuno nel raggio di 50mt e vi fate il vostro bel volo con tanto di ripresa video. Domanda: “siete sicuri di non essere all’interno di un’area ATZ (Aerodrome Traffic Zone)” o ad almeno 8km dal perimetro di un aeroporto e dai sentieri di avvicinamento e decollo di/da un aeroporto?

Francamente io non saprei nemmeno come fare a calcolare tali distanze. Da un aeroporto si può anche facilmente calcolare ma dai sentieri di avvicinamento e decollo? Come fare?

Che stress, mi è entrato il mal di testa…

Ovviamente non finisce qui. Stiamo ancora parlando di operazioni specializzate non critiche, sempre loro, quelle di cui abbiamo parlato fino ad ora. Volete che accenni a quelle critiche? Sono tutte quelle operazioni che PREVEDONO il sorvolo di aree congestionate o prossime alle ATZ e comunque a meno di 8Km dal perimetro di un aeroporto o dai relativi sentieri di avvicinamento e decollo.

Hummm…

E se vi voleste impelagare con queste operazioni, come dovreste fare?

“Auguri”, dovreste inoltrare all’ENAC una richiesta di utilizzo dello spazio aereo e attendere il responso. Lo so che avete un drone, ma stando al rispettabilissimo regolamento ENAC, pur avendo un drone, se volete fare il vostro lavoro, ad esempio in città o a un po’ meno di 8Km da un aeroporto, dovreste chiedere il permesso di volo come se foste un Boeing 747. Ironizzo un po’ per darvi modo di prender fiato davanti a queste limitazioni che di fatto riducono, se non annullano, le possibilità di utilizzo del drone ad uso professionale.

Voi utilizzate un drone per lavoro, avete investito, ve la “menate” con le regole e assicurazioni (di cui parliamo più avanti), ecc… e c’è chi si compra un drone “per giocarci” che non si pone minimamente la questione, svolazzando ovunque. Magari è proprio “lui” che crea quei problemi che certi regolamenti tentano di evitare. Regolamenti che in realtà disciplinano anche l’utilizzo di droni e/o aeromodelli a scopo ricreativo (sezione V Art. 23 del regolamento ENAC) ma di cui, mi immagino, nessun essere umano normodotato si sognerebbe mai di leggere a meno che non “viva” (stile Tom Hanks in Viktor Navorski nel film The Terminal) o lavori in un aeroporto e quindi abbia una certa “sensibilità” all’argomento. Sempre che poi venga a sapere dell’esistenza di questo regolamento.

Lasciando perdere questo “sottile velo di polemica”, andiamo avanti sul regolamento.

L’articolo 20, definisce la questione polizze assicurative. In pratica, dice che chi usa un drone deve avere una copertura assicurativa concernente la responsabilità verso terzi, adeguata allo scopo e non inferiore ai massimali minimi di cui alla tabella dell’articolo 7 del Regolamento (CE) n. 785/2004.

Ovviamente per complicare la vita alle persone, uno (io), deve andare a leggersi quell’articolo 7 del Regolamento CE e verificare cosa riporta. Poiché vi voglio bene, anche solo per il fatto che siete arrivati a leggere questo post fin in qui, vi comunico che ciò che riguarda i droni, nel suddetto articolo, è riportato nella Categoria 1, ovvero quella che comprende i velivoli MTOM (Maximum Take-Off Mass: massa operativa o massa al decollo) inferiore ai 500Kg la cui Copertura minima da prevedere è di 0,75 milioni di DSP. Sarebbe stato più facile esprimerla in Euro ma così non è, quindi beccatevi i Diritti Speciali di Prelievo e la tediosissima spiegazione che ne segue che potete “apprezzare” grazie all’inesauribile preziosissima fonte d’informazioni che è Wikipedia. Il vostro assicuratore potrà esservi più preciso dandovi cifre alla mano più comprensibili.

Detto ciò, non ho esaurito l’argomento REGOLAMENTO ma ho esaurito le mie e, probabilmente, vostre forze. Ciò che ho riportato è riscontrabile studiandosi con attenzione il Regolamento Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto di cui riporto in fondo all’articolo il link e quelli dei relativi allegati. Considerate che tali disposizioni diventeranno legge dal 30 aprile 2014 e che riguardano tutti i droni (e non solo) di massa massima al decollo minore di 25 kg. Se avete intenzione di utilizzare droni aventi una massa massima al decollo maggiore o uguale a 25 kg, sappiate che oltre dover tener conto di numerosi ulteriori adempimenti, dovrete dotare il vostro drone di una serie di dispositivi citati all’Art. 18 (Equipaggiamenti).

L‘Art. 8 della Sez. II  – Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto con mezzi aerei di massa massima al decollo minore di 25 kg, al punto 18 è riportato: “L’ENAC può prevedere procedure semplificate per i SAPR con massa massima al decollo minore o uguale a 2 kg.” Questo punto non sancisce di fatto una totale esclusione da tutti gli adempimenti richiesti dal regolamento per droni che pesano sotto ai 2Kg, ma dice semplicemente che l’Enac “può prevedere” procedure semplificate. Il che vuol dire che attualmente non ci sono e che non è detto neppure che un domani vi siano e comunque riguarderebbero esclusivamente quadricotteri “normodotati”.

A seguito della pubblicazione del regolamento, l’ENAC ha rilasciato una serie di documenti che teoricamente dovrebbero di fatto agevolare gli adempimenti richiesti per lavorare in piena regola. E’ stato rilasciato un documento che permette un’autocertificazione attraverso la quale si attesta che ciò che stiamo facendo, in sostanza, è perfettamente in linea con quanto richiesto dall’ENAC. Se da una parte tale procedura agevola l’utente, dall’altra lo pone sul piano del limbo e salva l’ENAC e le compagnie assicurative da qualsiasi problema.

In soldoni cosa accade?

L’Enac dice. Tu puoi fare un’autocertificazione nella quale dichiari che hai il drone a norma e che volerai in aree consentite o comunque entro i parametri riportati dal Regolamento ENAC. Perfetto. Se mai dovesse accadere qualcosa, classico incidente, e per puro caso anche uno dei numerosi requisiti tecnici o regole previste dall’Enac non venissero rispettate, anche solo per puro caso o difficoltà di comprensione della norma o dell’applicazione nello specifico, di fatto:

  1. – hai dichiarato il falso
  2. – non sei coperto da assicurazione

A fronte di un danno causato dall’impatto del drone con cose o persone, la compagnia assicuratrice invia il perito e la prima cosa che farà sarà quella di accertare se le operazioni di volo e l’apparecchio rientravano nei requisiti richiesti da Enac e con quanto dichiarato nell’autocertificazione. Se così non fosse, fine della giostra… l’assicurazione potrebbe anche decidere di non liquidare il danno.

Se le cose non cambiamo il lavoro del “dronista” sarà possibile solo per realtà strutturate, con flotte di droni, operatori coadiuvati da assistenti di volo e una segreteria in grado di occuparsi di gestire le pratiche.

Si spera che nell’ambito della prima fiera del settore interamente dedicata al mondo dei droni, che si terrà a maggio a Roma, si affronti la questione e che si trovino delle soluzioni alla portata di tutti, per coloro che desiderano lavorare in un settore che apre interessanti possibilità professionali. La fiera in questione è ROMA DRONE EXPO & SHOW di cui trovate tutti i riferimenti in fondo a questo articolo.

Le scuole di pilotaggio droni.

Altro argomento spinoso. Fino ad oggi, NESSUNA SCUOLA in Italia è in grado di rilasciare attestati o diplomi certificati dall’ENAC come pilota di drone. Ci sono numerose realtà che organizzano corsi di questo tipo ma in sostanza rilasciano un attestato o diploma che non ha alcun valore se non quello di aver frequentato un corso che ti ha insegnato qualcosa. In effetti il regolamento ENAC palesa la necessità di possedere un’adeguata preparazione per pilotare un SAPR. Dal regolamento ENAC, alla Sezione IV – Disposizioni Generali per i Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto, Art. 17 (Pilota), al Punto 4, viene riportato quanto segue, cito testualmente: Ai fini dell’idoneità psicofisica, il pilota deve essere in possesso e in corso di validità del certificato medico di seconda classe in accordo al Regolamento ENAC “Organizzazione Sanitaria e certificazioni mediche d’idoneità per il conseguimento delle licenze e degli attestati aeronautici”.

Non essendoci ancora scuole certificate ENAC per il pilotaggio di droni resta da capire, dal 30 aprile, come poter lavorare senza incorrere in problemi o quantomeno poter lavorare con una certa serenità.

La cosa che lascia ancor più stupiti è che non solo non è stato definito ancora nulla in merito alle scuole certificate ma naturalmente non si è parlato neppure di costi da sostenere per mettersi in regola. Il rischio, in certi casi, è di pagare più di oneri vari per mettersi in regola che per acquistare il drone e l’attrezzatura necessaria al proprio lavoro.

E la mia affermazione non è campata in aria. Andando a spulciare sul web ho trovato un articolo pubblicato il 26 febbraio 2014 su “L’Espansione la voce viva delle imprese” che riporta un’intervista all’ingegnere Enea Guccini, Direttore Centrale Standardizzazione Sicurezza dell’Enac. Vi consiglio di leggere tutto l’articolo (che trovate al termine di questo post) e soprattutto la risposta dell’ingegnere alla quarta domanda postagli dall’intervistatore.

Le notizie non sono rosee come pensavate, lo immagino. Purtroppo questa è la situazione. Dobbiamo prenderne atto, continuare a informarci e capire come meglio muoverci. Dal canto mio cercherò di tenervi informati, aggiornandovi su quanto stanno facendo le varie associazioni di settore, composte da piccole e medie realtà, impegnate a trovare soluzioni per la semplificazione della regolamentazione di un settore che ha tutto l’interesse a operare nel rispetto della legge ma ha anche tutto l’interesse ad operare…

…e se tutto questi vi pare già abbastanza, sappiate che entro quest’anno entrerà in gioco anche l’Aesa, l’Agenzia europea di sicurezza aerea che si pronuncerà in merito alle regole sull’uso dei droni civili (leggi articolo sotto riportato dal Corriere delle Comunicazioni).

 

Approfondimenti:

ENAC:

Prime denunce per utilizzo di droni senza autorizzazioni:

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