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C’era una volta il Corona Virus

Arrivò da un Paese lontano, lontano per creare scompiglio e tanto baccano…

Eppure mi pare davvero una favola, forse a tratti inquietante, come ogni favola che si rispetti.

Non so ancora quale sia il finale, non è stato ancora scritto o non ci è stato raccontato, “ma è già un successo di pubblico a livello planetario”.

Abbiamo sentito ogni cosa su questo virus.

Ho fatto la collezione di affermazioni più o meno deliranti su come è nato e come si è diffuso; sull’emivita del virus che variava ad ogni telegiornale andando da un massimo di undici giorni, sugli oggetti toccati da persone infette, ad un minimo di pochi minuti; sulla ricerca del “paziente zero”; sulle scuole, musei, teatri e pure stazioni ferroviarie chiuse; sul coinvolgimento dell’esercito per gestire l’emergenza; sulle zone rosse…

Si è detto che è un virus altamente contagioso, pareva quasi che solo a pensarci ci si poteva infettare, poi ci è stato riferito che è difficilissimo da prendere declassandolo a “poco più di un’influenza stagionale”additando quest’ultima come responsabile di molti più morti (allora sì che stiamo tranquilli).

Ci hanno consigliato di usare la mascherina protettiva, sì quella che adesso costa come un foulard di una nota griffe di alta moda e che pareva fosse la panacea di tutti i mali mentre adesso, si sente dire, che serva solo se sei già infetto ad evitare di contagiare gli altri ma… se sei infetto, e non lo sai, evidentemente non la indosserai e se sai di esserlo, molto probabilmente, sei in ospedale o a casa in quarantena, quindi vedo poco utile l’impiego di questo dispositivo se non a farti notare dalla massa impaurita come il possibile untore.

Dimenticavo alcune raccomandazioni fondamentali: “Non toccatevi occhi, bocca e naso con le mani“, come se l’atto di toccarsi possa essere compiuto anche tramite proboscide, eventualità che in tal caso concordo che richiederebbe una puntualizzazione sull’uso dell’arto di cui sopra.

Comunque, non voglio aggiungermi alla lunga lista dei sedicenti esperti anche perché non sono un virologo, tantomeno un esperto virologo e nemmeno un opinionista o un giornalista.

Il giornalista… “figura mitologica”. Si narra che scriva articoli documentandosi, verificando le fonti, intervistando, facendo inchieste, agendo in prima linea e soprattutto seguendo un codice deontologico. Non generalizziamo, qualche bravo giornalista c’è ma resta una voce fuori dal coro e, come tale, “stona”. Viene messo da parte o invitato a “non limitarsi a riportare LA notizia reale perché non farebbe notizia”.

Oggi, in un mondo sempre più connesso, dove la notizia deve essere diffusa rapidamente – pena essere superati dalla concorrenza e non chiudere contratti con gli sponsor – è indispensabile scriverla ancora prima che la notizia sia tale e quindi ancor prima che l’evento di cui si parla sia accaduto.

Oggi la stampa si occupa di futuro, un po’ come faceva Tom Cruise in Minority Report. Attraverso un complesso sistema riusciva a prevedere gli omicidi e a fermare gli assassini prima che questi commettessero l’atto criminale.

Oggi la notizia deve essere sensazionale, deve rompere ogni indugio. I titoli devono essere dirompenti, parossistici, altrimenti non è notizia e soprattutto non vendi i giornali o non inchiodi il pubblico davanti allo schermo della televisione. I talk e gli speciali in tv non fanno che trattare l’argomento Corona Virus. Se ne straparla cercando di portare tutto sul piano del catastrofismo. Si intervista chiunque pur di catturare l’attenzione dello spettatore ma soprattutto per prendere del tempo durante il quale “sperare” che nel corso della diretta qualcuno cada a terra stecchito, magari accadrà pure, per stanchezza, o stroncato da un infarto per via delle lunghissime dirette, non certo per il virus; ma vuoi mettere riuscire a trasformare quella diretta in una cronaca in diretta?

Il brodo è sempre più annacquato e la notizia cresce, cresce, cresce e poi, ad un certo punto, tutto si sgonfia.

Da qualche ora pare che il Corona Virus non sia più così letale.

“Chi muore lo fa perché non aveva più voglia di campare. L’influenza stagionale fa più danni della grandine ed è tutta colpa dei cambiamenti climatici. Greta lo diceva ma voi non avete ascoltato le sue parole e adesso dovete farvi la coda ai supermercati per comprarvi 70kg di pasta – che si mangeranno le farfalle o le locuste, meglio quest’ultime, ai fini della notizia sensazionalistica – pur sapendo che l’indomani potrete trovarne altri 70kg, al solito supermercato perché di fatto non siamo, fortunatamente, né in guerra né in carestia”.

Detto ciò… se vogliamo davvero capire cosa accade ai giorni del Corona Virus, basta girare per le città e avere a che fare con le realtà lavorative colpite da questa piaga, questa peste o malattia dilagante che si chiama sciacallaggio mediatico, amplificato dai social network.

“Sto leggendo cose che voi giornalisti non avreste mai dovuto scrivere”, parafrasando parte di una celebre frase tratta dal film Blade Runner.

Sabato scorso, verso l’ora di pranzo, mi trovavo al centro commerciale I GIGLI a Campi Bisenzio (FI). Ripeto, sabato, giornata tipica per fare compre e altrettanto tipica per restare imbottigliati nelle code alle casse o in fila ai parcheggi di qualsiasi centro commerciale. Tutt’altro, c’erano pochissime persone e trovavi tutti i posti che volevi per lasciare l’auto.

A distanza di una settimana pensavo che le cose si sarebbero un po’ calmate o almeno che fossero rientrate in una sorta di “normalità”.Ieri sera, VENERDI, quindi serata di weekend, nuova giratina a I Gigli. Mi aspettavo di trovare un turbinio di persone e il solito clima da fine settimana. Invece… pareva un film di Romero dove i pochi sopravvissuti si guardavano l’un l’altro impauriti nell’attesa dell’arrivo degli zombie; nel nostro caso, almeno tra gli esercenti, il pensiero che ho interpretato era: “Siamo a fine mese e da almeno 15 giorni non battiamo chiodo… Affitto, tasse, stipendi…chi li paga?”. Questo era lo zombie che vagava tra le corti del noto centro commerciale.

Mia moglie ed io abbiamo cenato a “I Banchi”, l’area dedicata alla gastronomia, sita al secondo piano de I Gigli. E’ un luogo carino, a noi piace perché sviluppato con in format in stile “mercato” dove trovi varie specialità, per lo più preparate sul momento, che puoi acquistare e mangiare sul posto. Beh… Vorrei postare qualche foto e un breve video girato sul momento, VENERDI 28 febbraio, intorno alle venti per mostrarvi la situazione assurda che si è palesata ai nostri occhi. Evito di postare questi file perché potrei essere, io, denunciato per aver pubblicato foto non autorizzate dalla direzione del centro commerciale… Vi invito a credermi sulla parola, o meglio, vi esorto a non credermi e a tornare a frequentare I Gigli come tutti gli altri negozi della vostra città.

La paura è comprensibile, soprattutto se fomentata da chi dovrebbe informare e non terrorizzare ma, il mondo va avanti e il coraggio, non l’incoscienza, deve prevalere sulla paura.Tornate a frequentare teatri, musei e cinema. Fate solo più attenzione a come vi muovete cercando di mantenere un livello di igiene personale (generale, non solo per le mani) adeguato ad un popolo cosiddetto civile e in perenne contatto con molti suoi simili.

Lancio un appello ai comici italiani… C’è bisogno urgente di voi, più dell’Amuchina.

La gente ha bisogno di ridere perché ha paura e la risata è il miglior vaccino contro la paura. Comici italiani, fatevi sentire attraverso i social e tornando nei teatri, soprattutto in quelli più piccoli che in questo momento stanno durando una fatica pazzesca per restare aperti.

Invito le persone di cultura a fare cultura a dispensare pensieri positivi ad elevare la paura allo stato di bellezza parlando di arte e di sentimenti positivi.

Dopotutto la storia insegna: dopo periodi bui ne seguono altri di luce.

Che la risata sia con noi… Che l’ironia sia nostra maestra di vita. Che la bellezza pervada i nostri cuori e le paure ci insegnino ad apprezzare ciò che abbiamo e ciò che siamo, con tutti i nostri pregi e limiti, da persone libere e capaci di intelletto…

Questo è il finale che vorrei leggere di: “C’era una volta il Corona Virus”…

Drone mania. 12 cose da sapere se vuoi diventare un dronista

Se ne sente parlare ovunque. In rete girano decine di video. In televisione vengono impiegati per effettuare riprese dall’alto spesso in sostituzione degli elicotteri. L’ENAC ha dovuto considerare la questione in modo serio, per definire un regolamento su l’utilizzo di droni civili o “Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto”.

I droni sono una realtà con la quale ci stiamo confrontando da pochi anni ma che col passare del tempo diventerà una consuetudine, paragonabile all’impiego di qualsiasi altro device utilizzato per lavoro, come il tablet, la macchina fotografica o il computer.

In effetti la sinergia degli strumenti sopra citati è utile e a volte indispensabile all’uso del drone e tra poco ne parleremo. Intanto definiamo la parola DRONE.

Il drone è velivolo a controllo remoto, quindi senza pilota, utilizzato per impieghi di vario genere. Ha le eliche ma non è un elicottero. Alcuni hanno  anche le ali ma in tal caso non possono stazionare in cielo in “un punto fisso”. Le forme con cui sono realizzati sono diverse a seconda dell’utilizzo che ne viene fatto. Quelli con 4 o più eliche si assomigliano ma possono differire per potenza, capacità di carico, sistemi di controllo e autonomia.

La tecnologia è ovviamente di provenienza militare, sdoganata e riadattata ad un impiego civile per ambiti molto diversi tra loro. Monitoraggio, sorveglianza, mappatura del territorio, protezione civile. I droni coadiuvano tecnici e personale specializzato in operazioni di messa in sicurezza del territorio, telesoccorso, rilevamenti fotografici, video riprese, cinema, ecc…

Da qualche tempo anche io mi sono avvicinato al mondo dei droni per un impiego professionale. Diciamo che sono diventato un “dronista”. Fare il “tronista” mi era impossibile per tutta una serie di motivi che vi lascio immaginare. Ho quindi optato per affibbiarmi l’etichetta di “dronista” che ritengo, oltre che divertente, anche calzante.

A settembre 2013 ho deciso di dotarmi di un drone per effettuare riprese video dall’alto.

Esperienza interessante, non indolore, piena di insidie e allo stesso tempo molto affascinante. Come ogni acquisto che si rispetti, le possibilità di scelta possono essere tante, tutte interessanti ma, spesso, la scelta, è subordinata ad un budget in relazione agli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Quel che consiglio è di cominciare per gradi. Ironizzando mi piace usare l’espressione “voliamo basso” con gli investimenti…

Sono un libero professionista, sono “io e la mia giubba” e ogni investimento che faccio cerco di ponderarlo a lungo e se possibile farlo senza strangolarmi. Detto ciò, i droni si possono acquistare anche con 100 Euro ma, tenetevi forte, possono arrivare anche a costare decine di migliaia di euro. Un motivo ci sarà, no? Pertanto, scegliete bene e riflettete sulle vostre scelte.

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In questo post vi elencherò 12 cose che è utile sapere se volete anche voi avvicinarvi a questo settore. Vi dirò cose semplici ma che nella mia esperienza di “dronista” sono state importanti e tutt’ora utili per svolgere il mio lavoro. Sono consigli che per la maggior parte si rivolgono ad altrettanti liberi professionisti come me. Fotografi, video maker, grafici, ecc.

Intanto, eccovi un video che ho girato col mio drone il 26 gennaio a Monteriggioni (SI).

Siete pronti? Allora partiamo, anzi, decolliamo!

1) cosa volete fare con il drone? Pare una domanda sciocca ma è importante focalizzare l’obiettivo. Volete giocare o lavorare? Nel primo caso vi assicuro che dagli 80 Euro in su troverete una vastissima gamma di oggettini davvero interessanti. Vi divertirete come matti, anche a salire sugli alberi per recuperare il vostro gingillino volante che si sarà impigliato tra i rami. Roba che potete pilotare con un piccolo radiocomando o direttamente dal vostro smartphone utilizzando delle App nate allo scopo e rilasciate direttamente dai produttori. Nel secondo caso, se volete lavorare col drone, dovete chiedervi per quali scopi volete impiegarlo. Desiderate fare mappature del territorio? Foto aeree? Riprese video? Per ogni utilizzo ci sono varie soluzioni. Dovete confrontarvi, cercare in rete, vedere dei test e valutare il costo dell’investimento.

2) se non avete esperienza di elettronica, di aeromodellismo e di meccanica, affidatevi a un rivenditore specializzato che abbia la sede vicino alla vostra e le competenze nel settore. Online si compra di tutto e anche molto bene ma ricordate che un drone vola e se non avete sviluppato doti particolari, il drone, tanto più sale, quanto più fa il botto se lo si lascia scendere, in assenza di controllo o mal funzionamenti. Comunque sia, se non è oggi, sarà domani, il drone subirà qualche danno e dovrete ripararlo. Avere al vostro fianco delle persone esperte vi eviterà di prendere il drone, imballarlo, spedirlo al fornitore e sperare che ve lo ripari. Senza considerare tempi e spese di spedizione e giorni di mancato utilizzo dell’apparecchio. Il mio consiglio è di rivolgervi ad un rivenditore di aeromodelli facendovi prima un’idea in rete di cosa fa al caso vostro e poi rivolgetevi al negozio specializzato. Per rivenditore specializzato intendo negozi di aeromodellismo o negozi che si sono specializzati nell’assemblaggio e vendita di droni, cominciano ad essere piuttosto diffusi anche in Italia. Questo è importante anche per tutte le implementazioni che vorrete fare  al vostro drone in futuro. Col passare del tempo, col migliorare della vostra esperienza e appena avrete maturato una serie di esigenze, sentirete la necessità di inserire nuovi dispositivi, cambiare quelli che avete o permutare il vostro drone con uno di livello superiore.

3) esercitatevi ogni volta che potete. Nonostante i sistemi di volo assistito e tutti i dispositivi di controllo che potrete installare sul drone, resta di primaria importanza la vostra esperienza di pilota. Il drone va fatto volare pensando in primis alla sicurezza (vostra, di chi gravita nel raggio di azione del drone e del drone stesso), quindi dovrete avere padronanza del mezzo in ogni condizione. Esercitatevi ogni volta che potete ma mai in luoghi affollati o comunque in presenza di assembramenti di persone. Cercate un campo o uno spazio aperto, assicuratevi che non vi siano cavi della corrente elettrica, di non essere vicini ad un aeroporto e provate, provate e provate, anche se vi sentite “pronti” o “esperti”.

4) parola d’ordine GIMBAL. Se utilizzate il drone per effettuare riprese foto o video uno degli investimenti più importanti che dovrete fare è sul gimbal. Il gimbal è un supporto che permette alla videocamera o fotocamere di mantenere l’asse orizzontale rispetto al volo del drone, stabilizzandola e assorbendo le vibrazioni. Il gimbal può essere a due o tre assi. Se state cominciando adesso con l’esperienza da “dronista”, acquistatene uno a due assi (movimento verticale gestito da remoto tramite radiocomando e movimento orizzontale gestito dal sistema elettronico di bordo) è più economico e anche se con un po’ di difficoltà, potrete comandarlo da soli col vostro radiocomando. Il gimbal a tre assi permette di controllare anche la rotazione sull’asse orizzontale ottenendo un controllo praticamente completo della telecamera/fotocamera indipendentemente della direzione del drone. Personalmente ho cambiato tre gimbal a due assi prima di trovare quello che meglio si adattava alle mie esigenze.

5) controllo video da remoto. Pensavo si potesse evitare o rimandare a lungo invece non è così. Se utilizzate il drone per fare fotografie o video dovete avere a terra il controllo della trasmissione video. Non potete riprendere alla cieca. Pertanto dovrete munirvi di trasmettitore video da installare sul drone. Ricevente video da installare a terra (nei pressi o sul radiocomando) e un buon monitor con parasole. In assenza di questi dispositivi non farete nulla o poco.

6) no WiFi. Molti droni sono dotati di telecamera munita di WiFi o lo sono le stesse telecamere che monterete sul vostro gimbal. La mia telecamera è dotata del suo bel WiFi ma tutto quello che faccio col WiFi è settare le impostazioni di ripresa e dare Play e lo Stop al video tramite il mio smartphone agendo direttamente sull’App del produttore, nulla di più. La trasmissione video in WiFi ha un ritardo che varia a seconda della potenza del segnale, dell’antenna del vostro device e del processore che elabora le immagini. Di solito si va da 2 a 3 secondi di ritardo. Se volete fare delle riprese video sono un’eternità. Inoltre considerate che oltre i 25 – 30 mt al massimo il WiFi lo perdete. Fate finta che il WiFi non ci sia proprio.

Video realizzato a Pratolino (Vaglia – Firenze) il 6 gennaio 2014

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7) scorta di eliche.  le romperete. Non potrete farci nulla. Prima o poi il drone cadrà o semplicemente farete un atterraggio “non proprio perfetto” per cui si accascerà su una parte mentre i motori sono ancora in funzione. Il motore raramente si sciupa, a meno che non lo fracassiate contro qualcosa. Di solito a partire sono le eliche che automaticamente frenano la rotazione del motore, sempre che voi non continuiate a dare “gas” dal vostro radiocomando; in tal caso qualche danno in più lo farete. Nella migliore delle ipotesi se il vostro drone si accascia su una parte impattando su un prato, probabilmente zapperete solo un po’ la terra o sciuperete l’elica potendola utilizzare ancora qualche volta. Alla lunga anche lei dirà basta cominciando a presentare evidenti segni di usura o rottura. Se invece farete atterrare il drone sull’asfalto, mettete subito in conto che l’elica che andrà a collidere con la superficie sarà destinata a soccombere, quindi, acquistate subito una scorta di eliche destre e sinistre (non sono tutte uguali) e imparate a capire come sostituirle.

8) Batterie. Scordatevi di volare con una batteria sola. Potete farlo ma poi dovrete star fermi per il tempo necessario alla ricarica (di media un ora). inoltre, se prendete un drone per lavoro, la cosa che non deve mancare è l’energia per  farlo volare. Considerate anche che d’inverno le batterie durano molto meno che d’estate. La mia esperienza mi porta a dirvi che la durata di una batteria nei mesi dell’anno più freddi si riduce di circa un 25% rispetto all’estate. Quindi, dotatevi di almeno 3 o 4 pacchi di batterie LiPo e un buon carica batterie. Di solito un pacco batterie offre al drone un’autonomia che varia dagli 8 ai 12 minuti. E’ possibile mettere più pacchi batterie in parallelo per aumentare l’autonomia di volo ma ricordatevi che più carico mettete sul drone e più consuma o non si alzerà neppure.

9) Sicurezza. Non fate i fenomeni. L’ENAC ha in parte già definito molti aspetti in merito all’utilizzo dei droni, soprattutto per i SAPR Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto (quelli controllati da un computer il cui programma di volo è programmato preventivamente attraverso un apposito software) ma entro poco un po’ tutti i droni saranno sottoposti a regole, senza eccezione alcuna. Pertanto, prima di tutto usare il buon senso. Soprattutto MAI volare in un’area dove sono presenti bambini, sono attratti come calamite da “qualsiasi oggetto volante non identificato”. Uno degli investimenti che dovrete fare è l’altimetro. Dovete assolutamente sapere a quanti metri d’altezza vi trovate. No potete sparare il drone dove vi pare. Non è un satellite NASA e non potete mandarlo all’interno dello spazio aereo. Inoltre, occhio al vento!

10) Assistente. Quando e se vi sarà possibile, utilizzando il drone per effettuare riprese video o foto dovrete dotarvi di un assistente. All’inizio vi farete un “film” in cui vi vedrete al centro di una consolle di comando ibrida, un mix tra un radiocomando e un jostick, sul quale agirete con la destrezza di Tom Cruise in Minority Report tra i suoi touch screen. Nulla di più falso. E’ bello volare, soprattutto con la fantasia. Ovviamente ci sono persone particolarmente dotate e predisposte ad un multitasking di questo tipo ma credetemi se ve lo dico. O pensate a volare o pensate a comandare la videocamera. I droni professionali solitamente hanno in dotazione due radiocomandi. Uno per pilotare il drone e l’altro per controllare la videocamera, o meglio, il gimbal su cui è installata la video o fotocamera. Preparerete una strategia di ripresa analizzando la location, il meteo e il soggetto da riprendere e poi ognuno penserà a gestire ciò che gli compete, uno controllerà il volo e l’altro il gimbal.

Se volete approfondire l’argomento DRONI e FOTOGRAFIA vi consiglio questo libro “Foto e video con i droni. Fotografia e videografia aerea” di Eric Cheng . Si pone come una vera e propria guida per imparare quali sono le attrezzature utili e aggiornate, le videocamere per droni e come si diventa operatori di droni competenti

Potete trovarlo su AMAZON cliccando QUI

11) Assicuratevi. L’assicurazione non vi salva da una denuncia penale o civile ma per lo meno vi permette, qualora vi schiantaste col drone su cose, o peggio, su persone, di poter quantomeno ripagare i danni causati e le spese legali. Magra consolazione però certe cose vanno previste. Anche l’ENAC indica nel suo regolamento che l’uso dei droni è subordinato alla stipula di polizze assicurative. Molte compagnie assicurative non hanno la benché minima idea di cosa vogliate assicurare. Alla frase “vorrei assicurare un drone” vedrete delle espressioni meravigliose. Cercate in giro, ci sono compagnie serie e competenti. Io ne ho consultate cinque prima di trovare quella in grado di assicurare eventuali danni a cose e persone causati dal drone.

12) volo indoor. Pensavo fosse facile ma non è così. Altro film che mi sono fatto mesi fa. Mi dissi: “Chi se ne frega se d’inverno piove, tira vento, ecc. Trovo dei clienti che sono interessati a fare delle riprese dall’alto al chiuso (palestre, centri commerciali, grandi magazzini, autosaloni, ecc) e il business è fatto!”. Non son tutte rose e fiori. Ecco cosa accade quando volate al chiuso:

  • Primo problema. Al chiuso non funziona il GPS, quindi non avete volo assistito, tutto volo manuale.
  • Secondo problema. Se il drone è dotato di 6 o 8 motori, produce un cono d’aria davvero impressionante. Questo crea dei vortici e turbolenze che al chiuso si disperdono male creando delle interferenze col volo del drone. Occhio! Una stanza molto grande o un capannone diventano incredibilmente piccoli quando il vostro drone comincia a fluttuare all’impazzata in tutte le direzioni. Ogni volta che compensate da una parte il flusso d’aria si somma a quello precedente e così via, creando un gioco esponenziale di correnti d’aria che sottopone il vostro drone a continue oscillazioni. Incredibilmente le pareti dell’ambiente in cui volerete vi sembreranno sempre più strette e vicine al vostro drone.
  • Terzo problema, si riallaccia al secondo. Se dovete compiere una traiettoria da un punto A ad un punto B, diciamo in linea retta, e sotto al drone ci sono degli oggetti da riprendere, ammettiamo dei solidi come macchinari scaffali, ecc, in prossimità di ogni solido il drone riceverà una spinta d’aria opposta a quella da lui generata e più o meno forte rispetto all’altezza del drone dal solido. In altre parole, anche se voi pilotate il drone partendo da una certa altezza verso il vostro obiettivo, l’altezza del drone risentirà dei flussi d’aria di ritorno costringendovi a compensare.
  • Quarto problema, se dovete riprendere oggetti dall’alto e avete ostacoli che pendono dal soffitto (tubature dell’aria/climatizzazione, lampade, cartelli di corsia/reparto, ecc) per pilotare il drone dovrete posizionarvi ad un’altezza che vi permetta di valutare bene la distanza che intercorre tra il drone e l’ostacolo che lo sovrasta. Praticamente non da terra ma su un rialzo. Dovete controllare cosa c’è sotto e cosa c’è sopra al drone e mantenere le giuste distanze. Non potete e non dovete fare affidamento sulla telecamera che avete a bordo del drone. Se la utilizzate per fare delle riprese non potete usarla per un volo in soggettiva. Inoltre il gran d’angolo della fotocamera (spesso lo si usa), falsa le distanze.

Per un volo indoor consiglio droni piccoli, quadricotteri con eliche dal diametro ridotto che producono meno turbolenze d’aria. Dovrete fare molti test prima di cimentarvi in un volo indoor per realizzare riprese professionali.

Non è impossibile fare riprese video col drone indoor ma è più complicato di quanto sembri, ve lo assicuro.

Far volare un drone non è difficile, si impara piuttosto in fretta. Farlo volare per lavoro cercando di effettuare della riprese video, in sicurezza e riportando a casa drone e filmati utilizzabili, è tutta un’altra cosa. Dovrete anche imparare a dire: “Questo non sono in grado di farlo”. Meglio perdere un lavoro se non si è sicuri delle proprie capacità tecniche che prenderlo rischiando di causare anche dei danni, oltre a fare delle pessime figure.

Altro libro interessante, fondamentale da leggere e studiare se volete diventare degli operatori qualificati e PILOTI APR, è questo “Manuale sull’impiego dei droni. (Sistemi aeromobili a pilotaggio remoto)” di Giampiero De Meis che potete trovate su AMAZON cliccando QUI

Buon lavoro se deciderete di acquistare un drone per un uso professionale. Buon divertimento se volete baloccarvi con un oggettino altamente tecnologico. Lunga vita e prosperità se volete arrivare là dove nessuno è mai arrivato prima.

Spero di esservi stato utile! Se avete dubbi, volete consigli, avete suggerimenti da dare, scrivetemi!!!

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Ultimo aggiornamento 30.09.2018

Link utili:

Su questo blog: Tutti gli articoli dedicati ai droni

Ender’s Games – interessante ma non indimenticabile, da vedere ma anche no. Primo post: “emozionale”.

Vuoi la ricetta per preparare un buon Ender’s Games?

Eccola:

  1. Prendi una manciata di Wargames – Giochi di guerra – del 1983.
  2. Aggiungi una bella tazza di Starship Troopers – Fanteria dello spazio – del 1997.
  3. Mescoli bene, aggiungendo delicatamente un pizzico di A.I. – Intelligenza artificiale – del 2001.
  4. Quando tutto sta montando ci gratti un po’ di Kobayashi Maru preso da uno Star Trek d’annata. Nel caso non fosse disponibile quello più stagionato lo puoi prendere più fresco dal penultimo Star Trek di J.J. Abrams.
  5. Quando il preparato è ben coeso versi il tutto in un recipiente capiente e aggiungi , q.b., dell’ottimo 2001 Odissea nello spazio, giusto perché va sempre usato in questi casi.
  6. Prendi una scorza di Minority Report del 2002 e mettila a bagnomaria. Poi il succo lo versi nel recipiente insieme agli altri ingredienti.
  7. L’aggiunta di un Tron Legacy del 2010 non ci starebbe male, secondo i gusti ovviamente, c’è a chi piace e ce lo mette.
  8. Indispensabile è del succo, ben spremuto e filtrato, di Indipendence day del 1996.
  9. Per finire, versa un bicchiere del buon, irrinunciabile Alien del 1979. E’ importante quest’ultimo ingrediente per dare al tutto quel particolare aroma Gigeriano.
Il gioco da tavolo Simon degli anni '80

Il gioco da tavolo Simon degli anni ’80

Ah! Dimenticavo… per fare le cose veramente bene dovrai usare un elettrodomestico indispensabile, anche se un po’ datato. Un bel Simon degli anni ’80. Se non altro ti divertirai a giocare con i colori.

L’Ender’s Games è pronto, buona visione.

Questo per commentare il film senza far danno con spoiler vari. So che chi non l’ha visto mi darà di matto ma sono qui, a disposizione, per offrirvi la mia consulenza di “Master Chef” della fantacelluloide.

Non ho scritto a caso questa “ricetta”, ogni ingrediente corrisponde ad una o più scene, citazioni, omaggi… presenti nel film. Per come la vedo io Ender’s Games è un film che non lascerà un gran segno nell’immaginario collettivo,  soprattutto tra i cinefili amanti della fantascienza, però si è dato da fare per essere ricordato.

Ender's Games

Ender’s Games

Sì, lo so, Ender’s Games è tratto da un libro che ha pure vinto dei premi. E allora? Non è detto che se una storia viene presa da un libro sia assolutamente un capolavoro nella trasposizione cinematografica.

Va comunque spezzata una lancia in favore di Ender’s Games. Dopo aver visto Gravity di Alfonso Cuarón, come ho scritto nel mio post dedicato a questo film, credo che sia molto difficile poter sorprendere cercando di riprodurre l’effetto dell’assenza di gravità in modo assolutamente perfetto e credibile come è riuscito a fare il regista messicano. Detto ciò, chi si cimenta in questa esperienza visiva ha l’obbligo di confrontarsi con Gravity. Dato che però i due film sono praticamente “coetanei”, posso abbonare ad Ender’s Games qualche “sporcatura” presente nelle scene in cui ci vengono mostrati gli effetti dell’assenza di gravità, soprattutto a bordo degli shuttle che partono dalla Terra verso la stazione spaziale e viceversa.

Sfuggono al controllo le guance di Harrison Ford che subiscono gli effetti della normale gravità presente in qualsiasi set cinematografico. Sfuggono al controllo del regista anche gli effetti delle accelerazioni al decollo che dovrebbero essere impresse sui passeggeri degli shuttle in modo assolutamente più evidente.

Se scegli di far decollare una navetta come un “normale” razzo attualmente in uso alla NASA si presume che gli effetti dell’accelerazione all’interno delle navette dovrebbero essere paragonabili a quelli che gli astronauti provano ad ogni decollo. Si parla di diversi G che in Ender’s Games non sono paragonabili neppure agli effetti di accelerazione di una Fiat 500 durante un sorpasso in una zona a traffico limitato. E’ ancor più “grave” se giri diversi minuti di scene all’interno di queste navette. Non te la puoi cavare mostrando i postumi dell’esperienza “post accelerazione” utilizzando l’espediente del giovane passeggero che fa seguire al conato di vomito il risultato fisiologico più ovvio. Bastava non scegliere come mezzo di trasporto uno shuttle simile a quelli veri ma affidarsi alle più evolute tecnologie che i film di fantascienza ci hanno abituato ad ammirare. Grazie a queste, possiamo vedere sfrecciare sul grande schermo mezzi spaziali a propulsione “indefinita”, dalle forme più disparate e che decollano e viaggiano con la leggerezza di una libellula, in barba a tutti i principi di fisica/aerodinamica. Quindi, se stilisticamente ti piace lo shuttle come mezzo di collegamento tra la Terra e la stazione spaziale mi va bene ma non puoi mostrarci i passeggeri immuni da vibrazioni, come gli spettatori al cinema che assistono al film.

Solo se usi navette a propulsioni fantaqualcosa e dal design ipergalattico allora puoi permetterti di fare quello che vuoi.

Altre due cosette sulle quali mi devo assolutamente sfogare.

  1. Non si può far atterrare uno shuttle come è partito. Se parti da una rampa di lancio, NON PUOI ATTERRARE SU UNA RAMPA DI LANCIO! Uffa!
  2. Non puoi creare due ambienti, uno a gravità zero e l’altro con gravità, facendo un madornale errore: inquadratura esterna dello scafo della stazione spaziale. E’ evidente che la stazione è caratterizzata da due macro moduli a sezioni separate, pur collegate tra loro. Praticamente una parte ruota, in cui è presente  la gravità, dove si trovano gli alloggi, le aree didattiche, i corridoi, ecc. L’altra parte non ruota, dove è situata l’area di gioco, caratterizzata appunto da gravità zero. Perché ci fai vedere i giocatori che si recano fin sull’orlo della porta di accesso all’area di gioco, che fino a quel punto risentono della gravità, e un metro dopo, dentro il campo di gioco, sono a gravità zero e… e…. e non ci mostri l’effetto tra la sezione che ruota sull’altra che è ferma dall’interno della stazione? Ma come si fa?

Perdonate lo sfogo.

Per chi fosse interessato a conoscere qualche segreto di Ender’s Games celato dietro la macchina da presa ho realizzato un secondo post, più tecnico, dedicato al film: Ender’s Games – Secondo post: “tecnico”

Crediti: