Influenzati… la copertina

“Influenzati. Non solo dal Coronavirus” edito da Phasar – Luglio 2020, è un progetto editoriale che racconta di noi italiani in epoca Covid-19, di lockdown, dei DPCM e di comunicazione di massa. Ci siamo dentro, ne siamo avvolti, “non ne usciamo”, o così parrebbe stando a ciò che ogni giorno ci viene stradetto.

In questo post desidero parlarvi della copertina del mio libro e delle scelte estetiche che ho fatto per realizzarla.

E’ nata da una sensazione che mi portavo dietro fin dagli inizi del lockdown e che mi ha spinto a scrivere su questo blog in merito ai fatti legati al COVID-19. Dopo qualche post, grazie anche al mio editore PHASAR EDIZIONI che mi ha spronato a scriverlo, ho deciso di realizzare il mio libro. La copertina è nata in parallelo alla stesura delle prime pagine.
Desideravo trovare una sintesi grafica per interpretare la confusione che ha regnato e che regna tutt’ora in questo 2020. Volevo rappresentare il caos, il gran chiasso che è stato fatto intorno al problema del Covid-19; rendere la copertina rumorosa, frastornante e anche un po’ inquietante. Non a caso lo stile che ho evocato è quello che ha caratterizzato la comunicazione visiva a cavallo tra la seconda guerra mondiale fino agli anni ’60, tra “guerra fredda” e “racconti dell’orrore” in stile sci-fi con richiami a “The Twilight Zone”. Vi ricordate le locandine dell’epoca, soprattutto quelle americane, e della paura “dell’altro” che si palesava attraverso la propaganda anti nazista e anti sovietica? Ecco, più o meno l’idea dalla quale sono partito per realizzare la copertina di INFLUENZATI è stata proprio quella del riuscire a rappresentare la “paura di un nemico invisibile e il coinvolgimento totale delle persone all’interno di una situazione tanto coinvolgente quanto incontrollabile, a tratti surreale”.

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Il colore verde “acido” che campeggia sul fondo della copertina rappresenta il virus stesso ma è anche il “vomito”, il “disgusto” ed è il verde delle sale degli ospedali… in altre parole “è la malattia”, il “contagio” che avviene attraverso la comunicazione di massa che dispensa bollettini di guerra e lancia titoli al cardiopalma.
La famiglia è il fulcro dal quale parte tutto e sulla quale tutto viene riversato. Sono trasformati dal COVID-19 a tal punto che la loro testa (quindi la mente), è diventata il virus stesso. Sono ritratti in una condizione di “protezione reciproca” ma la postura, in particolare la testa, è piegata in avanti perché sono abbrutiti, avviliti e “piegati” dalla situazione. Sono vicini tra loro ma ormai INFLUENZATI. Sono circondati dai titoli di quotidiani e dalle immagini televisive che parlano solo e soltanto di COVID-19. Sono avvolti dalla negatività, dalle urla dei media che si contendono il primato della notizia e che nel tentativo di surclassare il concorrente esagerano e diventano beceri.
Ecco perché INFLUENZATI. Ho giocato sul doppio senso che questo termine mi ha offerto. In un caso l’influenzato è il soggetto che ha contratto il virus, nel secondo è la persona che ha subito influenze dall’esterno. Rappresenta la sintesi di una situazione generale e soprattutto di uno stato d’animo. Una sensazione diffusa che a poco a poco abbiamo tutti percepito, anche coloro che trovano in questa sorta di Grande Fratello orwelliano una sensazione di protezione che prima non avvertivano. Sono compiaciuti, rassicurati dalle “gesta del Governo” che in pieno stile Istituto Luce vengono opportunamente rilanciate attraverso una propaganda e uno stile che mira ad enfatizzare le roboanti promesse e le manovre PODEROSE.
So che molti non condivideranno il mio pensiero. Non pretendo nulla se non porre delle domande, esporre dubbi e condividere delle riflessioni, oltre a delle informazioni che ho raccolto in rete e reso disponibili nella mia pubblicazione. Non ho certezze e diffido da chi ne ha e le sbandiera facendosene un vanto. Mi ritengo un libero pensatore che ha sulle spalle qualche anno di esperienza nel campo della comunicazione visiva, e non solo in quella. Ascolto, osservo, amo la vita e sono consapevolmente cosciente che possiamo disporre solo di questa, “almeno da vivi”. Vorrei quindi poterne disporre al meglio, soprattutto vorrei evitare di dovermi difendere da certe scelte e imposizioni che limitano i diritti costituzionali e la libertà personale. Sono dell’idea che siamo su questa Terra per vivere la vita ci è stata donata e non per accontentarci di esistere. Ecco perché scrivo, in generale, ed ecco perché ho scritto questo libro, più in particolare.

Potete trovare “INFLUENZATI. Non solo dal Coronavirus” di Stefano Saldarelli, Phasar Edizioni, su questi store online:

oltre al sito dell’editore:

e presso alcune edicole, facendone richiesta comunicando il codice ISBN 978-88-6358-590-2

Grazie!

 


Riferimenti locandine:

INFLUENZATI. Non solo dal Coronavirus

“E ho detto tutto”, come recitava Peppino De Filippo in “Totò Peppino e la Malafemmina”. Vero è che Totò gli rispondeva: “Ma che dici tu con questo ho detto tutto e non dici mai niente”.

Nel mio caso credo di aver scritto abbastanza, sicuramente non tutto, troppo ancora ci sarebbe da aggiungere ma intanto ho cristallizzato un momento della mia vita, delle nostre vite, che credo valesse la pena fissare per “non dimenticare”. Tutto questo all’interno del libro “INFLUENZATI. Non solo dal Coronavirus”, edito da Phasar Edizioni.

E’ grazie anche alla scrittura che ho potuto affrontare il periodo Covid-19 come un momento di analisi, di riflessione e di rinascita che mi ha permesso di superare questo “ostacolo improvviso” con energia e rinnovato entusiasmo. Nelle difficoltà rendo meglio, non so perché; tendo a incasinarmi la vita proprio perché poi, nel momento più complicato, riesco a mettere in campo tutte le mie risorse e a dare il meglio di me. Che ci volete fare, mi hanno disegnato così. Ovvio, non è detto che ciò che realizzo sia sempre apprezzato e condiviso da tutti ma per lo meno cerco di realizzare ciò che sento e che mi piace fare, al meglio delle mie possibilità…

“E ho detto tutto”.

Ecco che mentre “tentavo di capire cosa fare da grande” (leggete: nel prossimo futuro) e provare a decifrare questo periodo anomalo, mi sono messo a fare delle ricerche in rete sul Covid-19 che mi hanno portato a maturare dei pensieri che poi ho elaborato e in parte trasferito su questo blog.

Parlando con Lapo, mio amico fin dalle scuole elementari, nonché titolare della Phasar Edizioni, quindi anche mio editore, ci è venuta la voglia di realizzare una pubblicazione partendo proprio dal mio blog. Durante una telefonata in pieno lockdown, Lapo mi disse:  “Ma perché non scrivi un libro su questo momento, visto che già scrivi sul tuo blog articoli legati al Coronavirus. Potresti raccogliere ulteriori idee e informazioni, svilupparle e realizzare una tua pubblicazione”.

Beh… dopo un nanosecondo di titubanza ho detto “Sì, dai… casomai mi porti tu le arance in carcere, ok?”. Così, tra una buona dose di sana incoscienza e una dose ancor più forte di investimento di tempo (in effetti col Covid-19 non mi è mancato), ho cercato di sviluppare un “diario di circa sei mesi di esperienza col virus” basandomi sulle informazioni che la rete ci ha dispensato, o meglio, riversato addosso. Sia chiaro, non ho realizzato un diario su Stefano ma su ciò che abbiamo vissuto come “spettatori di professione” e “cittadini modello”. Occupandomi di comunicazione visiva ho cercato di rileggere la comunicazione, le notizie e le affermazioni che i media ci hanno “infuso”; un processo che mi ha ricordato le goccioline di una flebo che nel loro incessante stillicidio arrivano laddove devono arrivare e… colpiscono.

Sono felice e anche un po’ orgoglioso della mia creatura, concedetemelo. Pare una cazzata scrivere un libro ma vi assicuro che non lo è affatto, soprattutto se si trattano argomenti che riguardano una cronaca in pieno svolgimento, se si fanno delle ricerche che necessitano di letture approfondite e si ha come obiettivo “mettere a confronto due verità”: quella dettata dal cosiddetto “mainstream” e quella più osteggiata ma comunque viva e vegeta, dell’anti “mainstream”, che per molti è solo “complottismo”. Ho cercato di sollevare numerosi “perché” con l’intento di stimolare nel lettore qualche domanda alla quale probabilmente ho dato anche qualche risposta, credetemi non le ho tutte, rimandandolo poi ai numerosi approfondimenti che nel libro sono praticamente presenti in ogni pagina. In effetti questa è una pubblicazione che ancor prima di essere tale vanta già un primato: ha più note a piè di pagina che numero di pagine che la compongono. Le prime sono 229 e le pagine sono 170.

Lo so, “non me lo ha ordinato il dottore” (anche perché aveva da fare ben altro), l’argomento è vasto quanto impervio ma dopotutto, “un po’ di azione non guasta”, soprattutto quando sei costretto a restartene a casa. Scrivere un libro, il secondo a dire il vero, era un’esperienza che che andava “ri”fatta e questa è stata l’occasione giusta. Come mi piace pensare, col mio modo di parafrasare la realtà: “Ai POSTER l’ardua sentenza”. Frase che mi immagino potesse aver detto il celebre artista di arte contemporanea Mimmo Rotella, esponente del “decollage”. Questa la capiranno in pochi…

Lascio la parola al mio editore Lapo e alla mia editor Erika che hanno redatto a quattro mani la sinossi che riporto nell’immagine sottostante. Colgo l’occasione per ringraziare entrambi per avermi dedicato il loro tempo e per i numerosi consigli che ho ricevuto durante la stesura del libro.

La copertina? Durante il Coronavirus c’è chi ha sfornato torte mentre io ho realizzato un libro e l’illustrazione della copertina. In un prossimo post vi spiegherò come è nata e le scelte che mi hanno portato a realizzare ciò che vedete… Lo so che preferisci le torte ma puoi mangiartene una fetta leggendo il mio libro.

Dal 30.07.2020 potrete trovare “INFLUENZATI. Non solo dal Coronavirus” di Stefano Saldarelli, Phasar Edizioni, su questi store online:

oltre al sito dell’editore:

e presso alcune edicole, facendone richiesta comunicando il codice ISBN 978-88-6358-590-2

Grazie!

QrCode: quella galassia di quadratini che contiene un universo di informazioni

Nato quasi vent’anni fa in Giappone, per soddisfare esigenze di tracciabilità in campo industriale, il Qr Code comincia ad imporsi anche da noi offrendo innumerevoli possibilità per approfondire notizie e avere informazioni a chiunque possegga uno smartphone o un tablet.

Il Codice QR resta per molti ancora un oggetto misterioso. “Cos’è quel quadratino pieno di tanti quadrati più piccoli che viene appiccicato sugli oggetti?”. Non è un tradizionale codice a barre ma di fatto ne è la sua evoluzione anche se per adesso entrambi i sistemi di tracciamento restano codici a sé stanti utilizzati in ambiti differenti.

Capita di vederlo un po’ ovunque ma molti non lo hanno ancora assimilato, non comprendendone l’effettiva funzione e l’utilità che ne deriva dall’uso stesso. Compare su molti prodotti commerciali che acquistiamo ogni giorno permettendo, in tal caso, di fornire utili informazioni al consumatore in merito al prodotto sul quale è apposto. L’utilizzo è semplice e immediato ma è appannaggio solo di chi possiede uno smartphone o un tablet muniti di telecamera e del software dedicato, reperibile gratuitamente sugli store Apple e Android.

Assodato questo potrete cimentarvi in una “caccia al contenuto” degna di un esploratore o un cacciatore di tesori. Una volta fotografato il codice QR con il vostro dispositivo, il software che lo interpreta vi fornirà delle informazioni ottenibili sotto forma di link o di contenuti testuali, quali indirizzi, numeri telefonici, ecc. in poche parole un biglietto da visita del prodotto o della persona che lo utilizza come tale.

Attualmente il codice Qr è utilizzato praticamente per quasi tutto ciò che deve essere facilmente reperito in rete senza dover necessariamente digitare un indirizzo URL. Si fotografa il codice e automaticamente si apre una pagina web che è collegata al prodotto o servizio per cui è stato generato. Il settore del turismo e quello museale si sta adeguando a questa interessante tecnologia offrendo al pubblico percorsi interattivi all’interno di città d’arte o dei musei. Grazie ai QR è possibile consultare informazioni dettagliate su monumenti e opere d’arte rendendo la propria visita un’esperienza completa e approfondita che si spinge oltre la mera osservazione. Pisa è una delle città della Toscana che ha più investito in questa direzione ponendosi come uno dei primi comuni d’Italia ad aver costituito un vero percorso urbano costellato di codici QR.

Leggi articolo da IL TIRRENO – Livorno

Fonte http://www.inboundmarketing.it/
Torre di Pisa con relativo Codice QR

Alcuni esercizi commerciali stanno cominciando a comprendere la validità di questo strumento che pur apparendo estremamente semplice ha in sé la capacità di memorizzare fino a 4.296 caratteri alfanumerici e 7.089 numerici (fonte Wikipedia). Moltissimi se dovete racchiudervi i vostri dati anagrafici, personali e aziendali. Grazie al Codice QR è possibile creare dei percorsi multimediali all’interno di location come negozi, temporary store e show room. Senza dover installare costosi monitor e apparecchi multimediali, semplicemente generando il codice personalizzato e apponendolo dove lo si desidera.

Codice QR apposto sulla facciata di un edificio a scopo commerciale

Pur apparendo un elemento freddo e molto tecnico il codice QR può assumere molteplici funzioni per sviluppare una comunicazione efficace e innovativa. La fantasia e l’uso intelligente del codice permettono insieme di sfruttare un sistema che oltretutto è gratuito ed è efficace anche in ambito ristretto, per migliorare un proprio progetto o per poter offrire ai propri clienti un supporto pratico per approfondire dettagli di qualsiasi genere. Alcuni esempi molto interessanti sull’uso efficace di questo codice possono essere visti attraverso questa pagina Facebook QR Code

Il Codice QR è di libero utilizzo ed possibile generarlo attraverso diversi editor presenti in rete grazie ai quali ognuno può realizzarsi i propri codici personalizzati collegandoli a contenuti video, audio, immagini, grafiche e tutto quello che è possibile far fruire dalla rete.

GoodMooning! il libro che ho scritto nel 2012 e che riporta al suo interno numerosi codici QR

In ambito personale è già qualche anno che utilizzo il codice QR per sviluppare soluzioni per i miei clienti. Ultimamente ho voluto spingermi oltre utilizzando questo codice anche in ambito editoriale includendolo innumerevoli volte all’interno del mio libro GoodMooning! pubblicato da Phasar Edizioni. In questo caso il libro riporta diverse citazioni ed approfondimenti reperibili rapidamente sul web attraverso l’uso del Codice QR.

Un modo nuovo e originale che permette al lettore di trasformare il proprio libro in una nuova esperienza che di fatto lo trasforma in un BookCode che si pone tra il libro cartaceo e l’ebook.

Se sfruttato al meglio il codice QR può diventare un alleato per il vostro business e per comunicare col mondo.