Lo spot Alì non è proprio un “babà” ed evoca i 40 ladroni

Lo ammetto, non conoscevo questo brand. Alì supermercati, presenti per lo più in Emilia Romagna e Veneto, grazie ai recenti spot pubblicitari trasmessi sulle ammiraglie RAI è stata capace di amplificare la propria immagine in tutta la penisola.

Le scelte strategiche degli esperti di marketing non sono in discussione, anche se… avendo un’azienda che opera in ambito regionale, non capisco perché investire in una campagna pubblicitaria a livello nazionale. Probabilmente Alì avrà deciso di realizzare nuovi supermercati anche in altre regioni italiane, questo non lo so…

Comunque… navigando sul web ho cercato di capire prima di tutto il perchè di questo nome. Alì è l’abbreviazione di ALImentari; fin qui nulla di strano, anzi. Questa scelta nasce nel 1971, quindi in tempi piuttosto remoti, caratterizzati dal boom economico che ha permesso il proliferare di diverse catene di supermercati in Italia. Da qui, l’esigenza di diversificarsi dalla concorrenza attraverso un nome semplice ed evocativo che ha portato i creativi dell’epoca ad adottare, appunto, il nome ALI’.

2014, arriva lo spot in televisione.

Classico cliché… dipendenti, produttori, impiegati, clienti, tutta la filiera al completo, felice, sorridente, caratterizzata da un’ aura di positività, tipica degli spot pensati per un certo target di utenza e legati soprattutto alla promozione di prodotti alimentari.

Ok, anche qui tutto bene… Guardo e riguardo lo spot ma qualcosa mi stona…

E’ “Lui”, lo so… non è tutta colpa sua. Qualcuno gli ha detto di “metterci la propria faccia” perché funziona, identifica, associa il brand a una persona (anche se non sempre è vincente questa formula) e umanizza un’azienda, soprattutto quando è diventata particolarmente grande e la dimensione, più che conferirle un’immagine di sicurezza, professionalità e serietà, rischia di associare il marchio a “fabbrica, industria, processo di produzione seriale”. Per questo, soprattutto se si parla prevalentemente di prodotti alimentari, attraverso questa strategia si cerca di riportare il tutto su un piano più umano, mostrando un fondatore o il titolare dell’azienda, i dipendenti, ecc. Vedi campagna sughi STAR, o Giovanni Rana per dirne due a caso.

Ma torniamo a “lui”, Francesco Canella, presidente e fondatore del gruppo Alì S.p.A .

Penso che non tutti siano in grado di fare gli attori, i modelli, i ballerini e gli astronauti, e un motivo evidentemente ci sarà. Per quanto possa ammirare e apprezzare l’impegno e gli indiscutibili risultati ottenuti dal lavoro del sig. Canella, trovo la sua presenza all’interno dello spot Alì, alquanto inquietante. Mi scusi Sig. Canella ma non ci posso fare nulla e se le hanno detto che comunque lei funziona e, più spontaneo è, e meglio sarà, le dico che a tutto c’è un limite.

Lo vediamo più volte tra le varie inquadrature, oltretutto spesso avvolto dalla penombra. C’è gente che sorride, persone solari, poi… “lui”. Talvolta glaciale, altre volte angosciante; appare alle spalle della gente. Rare volte accenna un sorriso perché probabilmente il regista deve averglielo detto ma, non ce la fa proprio. Vede che Giovanni Rana lo fa e lui non deve essere da meno ma… non gli viene proprio.

Mi spiace per il Sig. Canella che sono sicuro sia una persona squisita ma, o prova a cambiare regista per i prossimi spot (e direttore della fotografia) o prova a farsi riprendere quando non se lo aspetta; forse, in tal caso, la spontaneità potrebbe dare risultati migliori.

Personalmente, quando vedo gli spot Alì, vuoi per certe inquadrature da film horror, vuoi anche per il nome della catena di supermercati, al quale non sono abituato, lo associo ad Ali Baba e i 40 ladroni, e non mi mette, diciamo così, di buon umore.

E’ solo un mio bug cerebrale o anche a qualcuno di voi fa lo stesso effetto?

Lo spot:

Approfondimenti:

 

Quando il contenitore è più importante del contenuto

Ho visto… uno spot in TV nel quale venivano mostrati tutti i possibili usi creativi di una confezione di un noto snack.

Ho_Visto_CoseRicordo, in un remoto passato, che quei prodotti cosiddetti “alimentari”, venivano promossi in TV attraverso l’esaltazione delle proprietà nutrizionali e organolettiche del prodotto stesso. Gli ingredienti, la genuinità, il sapore, ecc. Quando poi arrivi a non aver più nulla da dire sul prodotto, evidentemente passi a tessere le lodi della confezione che lo contiene, divenendo più importante del prodotto stesso,  trasformando il contenuto in qualcosa da “eliminare” in fretta attraverso il suo consumo, per poter poi utilizzare il contenitore. Evviva!

Proverei a vendere solo il contenitore inserendo come “omaggio” il prodotto alimentare contenuto.

Dedicato a chi, delle confezioni, pensa di non farsene “un tubo”. Dedicato anche a chi, di certe cose, ne può fare tranquillamente a meno. Dedicato a chi preferirebbe sapere cosa mangia, prima di capire come può dare nuova vita al contenitore del prodotto che ha appena mangiato. Dedicato anche a chi vorrebbe che certi contenitori potessero essere smaltiti con più facilità, senza dover perdere troppo tempo per capire cosa va in un cassonetto o cosa in un altro, soprattutto per quelle confezioni realizzate con materiali compositi.

E comunque… W il packaging!

Lo spot: