Riflessione sulle “Linee guida per stabilire le CARATTERISTICHE DI INOFFENSIVITÀ di un APR”

Credo che a breve verrà pubblicato un documento col quale si emenderà il regolamento che abrogherà tutti i divieti per poi riformulare delle eccezioni di cui all’articolo, del comma, del paragrafo, del capitolo, della “supercazzola prematurata” attraverso la quale potrai sempre far volare altissimo il tanto invocato, istigato, inevitabile MOCCOLO.

Non so se rispetterà tutti i criteri di inoffensività ma di sicuro volerà o sta già volando in varie parti d’Italia…

Cari amici “dronisti”, non spaventatevi di tutti questi regolamenti. Lavorate e non fatevi intimorire; studiate, preparatevi, siate prudenti ma non mollate l’osso.

Siamo solo agli inizi di un lungo e tortuoso cammino che non potrà essere fermato né da ENAC  né da nessun altro. Si chiama sviluppo tecnologico, evoluzione, progresso e, ci metto pure, conoscenza. Dalla conoscenza nascono belle cose, dall’ignoranza solo ignoranza.

Mi domando: “ENAC, come potrà ritenere “offensivo”, stando a quanto ha appena pubblicato, un drone per il quale si è presentata ad ENAC la dichiarazione di rispondenza?” Di fatto i multicotteri tra i 301gr e i 2Kg non hanno molte chance per rispondere alle “caratteristiche di inoffensività” richieste da ENAC ma, all’art. 12 del Regolamento Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, paragrafo 1, si dice, riporto fedelmente: “Le operazioni specializzate condotte con SAPR di massa operativa al decollo minore o uguale a 2 kg sono considerate non critiche in tutti gli scenari operativi, a condizione che gli aspetti progettuali e le tecniche costruttive dell’APR abbiano caratteristiche di inoffensività, precedentemente accertate dall’ENAC o da soggetto da esso autorizzato“.

“Se hai accertato in precedenza che sono inoffensivi, adesso come puoi ritenere i medesimi droni “offensivi” o non rispondenti ai “criteri di inoffensività”?

Giriamo la domanda: “ENAC, come può stabilire dei “requisiti di inoffensività”, quando questi non trovano alcun riscontro nelle centinaia di quadricotteri già ritenuti inoffensivi dalla stessa ENAC?”

Vuoi vedere che adesso, per correre ai ripari, tireranno fuori qualcosa tipo la “classe ambientale” per le auto (i vari Euro 1, 2, 3, etc) per cui gli APR certificati fino ad una certa data potranno volare o non volare in virtù di tutta una serie di ulteriori paletti, giustificazioni, leggi e classificazioni “non-sense”?

Tipo: “Gli APR certificati da ENAC fino ad oggi potranno volare solo il sabato mattina dalle 10.45 alle 11.00 ma solo se capita il 29 febbraio mentre quelli che verranno certificati da domani in poi, se ritenuti inoffensivi grazie ai paraeliche in gommapiuma, meglio se fatte di aria ma non troppo compressa, eliche di brigidino e scocca realizzata col popcorn, potranno volare liberamente”.

Dovremmo ringraziare ENAC.

Grazie ai faldoni prodotti fino ad oggi è stata in grado di far spremere le meningi ai nostri bravi ingegneri, costruttori e tecnici nel tentativo di realizzare qualcosa che ancora non si è mai visto e che neppure ENAC, evidentemente, sa come deve essere fatto.

Che ENAC emendi pure, che riveda, abroghi, pubblichi circolari, faccia quello che gli pare (dopotutto come ha sempre fatto) ma ciò che è scritto resta e prima o poi, probabilmente, qualcuno che ha voglia di “perdere un po’ del proprio tempo” e che avrà titolo per farlo, impugnerà ogni rigo scritto da ENAC e dimostrerà che “chi di spada ferisce di spada perisce”.

Dall’aprile 2014, data in cui è entrato in vigore il primo Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, ad oggi, ENAC ha scritto fiumi di parole e ascoltato poco o nulla le aziende e le associazioni di settore coinvolte a vario titolo in materia di APR. Sento sempre un gran parlare di ENAC e dei suoi regolamenti; vedo un gran avvicendarsi di referenti ENAC, tutti contenti e ben disposti a partecipare a tavoli, conferenze, workshop. Pronti a fare roboanti annunci, a rendersi disponibili a rivedere in meglio le regole e… ZAC! Puntualmente, non solo tutto resta uguale, “magari”, ma spesso va a peggiorare.

Risultato?

Vedo aziende che chiudono, piloti che decidono di “far festa”, o peggio, decidono di lavorare “a prescindere” (leggi: abusivamente).

Tutto questo a chi giova o a chi gioverà? Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?

I nostri Piloti e gli Operatori saranno costantemente impegnati nel rivedere i propri protocolli di lavoro, le proprie filiere di costruzione degli APR perché le regole verranno continuamente cambiate?

Vogliamo farci passare avanti dal resto del mondo anche in questa magnifica sfida dove l’italia potrebbe eccellere, come in altri moltissimi campi, solo “limitandosi” a fare bene quello che sa fare?

Vogliamo emigrare tutti all’estero per “risolvere” il problema delle leggi che non permettono di lavorare in Italia?

Oppure…

Vogliamo veramente impegnarci per concertare delle strategie di “difesa” e di “contrattacco” per dimostrare, fattivamente, che stiamo parlando troppo e agendo pochissimo? I droni commerciali  sono oramai una realtà mondiale e noi, nel tentativo di districarci tra le regole sempre più ingarbugliate e commistionate tra loro, non rischiamo di scordarci questioni più pratiche che coinvolgono seriamente temi come “security” e “safety”?

Le regole sono alla base della nostra civiltà, servono, sono indispensabili ma devono essere giuste e pensate per tutelare e non per limitare l’operatività degli addetti ai lavori e delle persone interessate dall’uso diretto o indiretto di certi dispositivi, in questo caso degli APR.

Sappiate comunque che il nuovo documento ENAC si pone come una LINEA GUIDA che, come tale, (riporto dicitura presente in testa al suddetto documento): “Le Linee Guida contengono elementi di dettaglio di tipo interpretativo o procedurale per facilitare l’utente nella dimostrazione di rispondenza ai requisiti normativi. Sono generalmente associate a Circolari. Dato il loro carattere non regolamentare, i contenuti delle Linee Guida (LG) non possono essere ritenuti di per se obbligatori. Quando l’utente interessato sceglie di seguire le indicazioni fornite nelle LG, ne accetta esplicitamente le implicazioni sul proprio impianto organizzativo da esse come risultante ed esprime il proprio forte impegno a mantenersi aderente ad esse ai fini della continua rispondenza al requisito normativo interessato. I destinatari sono invitati ad assicurare che le presenti Linee Guida siano portate a conoscenza di tutto il personale interessato.”

confusione

In altre parole… se non la seguite non succede nulla ma se la seguite.. Ooooh! dovete mantenervi aderenti a quanto riportato.

Detto ciò, siate professionisti, siate professionali, siate di larghe vedute e lungimiranti ma non abbrutitevi davanti alle decisioni del legislatore. Ricordiamoci che ogni “senso unico” è caratterizzato da un “divieto di accesso” da un lato e da un “senso consentito” dal lato opposto; talvolta basta fare il giro dell’isolato per arrivare all’obiettivo.

“…e se proprio vi scappa un take-off di un moccolo, cercate almeno di evitare assembramenti di persone” 🙂

Approfondimenti: 

 

Quella Zona Franca… Le operazioni specializzate critiche in scenari misti

Droni e SAPR, cosa fare per effettuare operazioni specializzate critiche?

Il 17 dicembre 2014 è stata pubblicata sul sito ENAC la “Nota esplicativa n. 2”. Un documento che si pone di chiarire e definire alcuni aspetti che riguardano gli operatori qualificati SAPR (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto) che intendono volare con i propri aeromobili in determinati contesti, genericamente definibili “a rischio”.

Quali sono questi ambiti operativi?

Semplificando sono tutti quelli che restano al di fuori degli scenari “non critici”, quindi sono le aree in cui insistono infrastrutture di tipo industriale, strutture e infrastrutture civili e quelle particolari situazioni che possono mettere a rischio la sicurezza delle persone o l’integrità delle cose in caso di incidente con un SAPR, ovvero caduta o collisione incontrollata (per la definizione completa e corretta vedi pag. 9 punto 5 del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto).

Al punto 1 della Nota Esplicativa n. 2, sono riportati chiaramente i criteri da adottare, le definizioni, le generalità dello Scenario Misto e della Zona Franca.

Sempre per cercare di semplificare, lo “Scenario misto” si palesa quando all’interno di una zona critica si individua un’area di sicurezza che deve essere ben segnalata, transennata e deve “ospitare” al proprio interno, per tutta la sua area in superficie e la sua proiezione in altezza, lo spazio in cui il drone / SAPR opererà. Questo spazio tridimensionale è definito Zona Franca.

Ma come potrà operare il SAPR all’interno della Zona Franca?

Ci sono un paio di modalità indicate dal legislatore.

La prima: con un terminatore di volo che deve lavorare con un hardware e una frequenza radio diversi dal sistema primario di controllo del SAPR, che deve comunque prevedere un sistema di “go home” o anche detto di “fail safe”. A questo deve essere affiancato un paracadute o un sistema simile per attutire la caduta che si verificherà tramite terminatore di volo per lo spegnimento dei motori.

La seconda: cavo di ritenzione. Ovvero, legare il SAPR ad un cavo che andrà assicurato a terra. La lunghezza del cavo dovrà permettere di mantenere il SAPR all’interno della Zona Franca e il cavo dovrà essere testato nella condizione più “estrema” di volo, ovvero, lanciando il SAPR alla massima velocità in una determinata direzione (si presume verso l’alto e in una direzione parallela al terreno dal punto di ancoraggio a terra) e col massimo peso trainato (payload massimo trasportabile). Test che andranno effettuati più volte e i cui risultati e metodi andranno a costituire parte integrante del Manuale delle Operazioni sul quale l’operatore dovrà riportare anche tutte le procedure adottate per definire e assicurare la Zona Franca.

Inoltre, al fine di minimizzare il rischio potenziale, ENAC indica un “parametro di esposizione al rischio”, ovvero il tempo di volo massimo del SAPR all’interno della Zona Franca.  Questo tempo è stato indicato in 10 minuti.

E’ inteso che qualsiasi operazione specializzata da effettuarsi in Area Critica, deve essere valutata e autorizzata da ENAC. Pertanto, fino a quando non sarà attivo il servizio online che metterà a disposizione ENAC sul proprio sito, si spera a breve, le Domande e le Dichiarazioni riguardanti le operazioni specializzate dovranno essere prodotte in bollo, unitamente ai documenti richiesti (preferibilmente in formato elettronico) e indirizzate a: ENAC Direzione Regolazione Navigabilità – Viale Castro Pretorio 118 – 00185 Roma o alla PEC: protocollo@pec.enac.gov.it

Per ulteriori approfondimenti vi consiglio di leggere la “Nota Esplicativa n. 2″ attraverso questo link. e la Nota esplicativa ai fini dell’applicazione del Regolamento” attraverso questo link

Buon lavoro.


 Fino ad ora ho fatto il ragazzo serio e bravo, adesso mi sfogo un po’…

“La Franca… che bazzica nella sua zona, è piuttosto strana…”

Dai diciamolo, via. ENAC ce la mette tutta per fare le cose per bene e seriamente; questo dobbiamo pur dirlo. Ciò che però non le riesce proprio è cercare di farle semplici e chiare. Sarà un mio limite, sarà quel che sarà ma continuo a trovare la comunicazione ENAC molto distante da ciò che “la gente” si aspetta. Una delle poche certezze che ho della vita è che se vuoi che una regola venga rispettata deve essere chiara, semplice, comprensibile e soprattutto facilmente applicabile.

Se ti dico: “all’incrocio, non passare col rosso perchè è pericoloso” lo capisci bene, è chiaro, il messaggio di avvertenza è comprensibile.

Se invece ti scrivo (riporto fedelmente dalla Nota Esplicativa n. 2 al punto 3 Zona Franca): La “zona franca” è costituita dall’area delle operazioni, determinata dall’esigenza dell’operatore, cui va aggiunto il buffer. L’ampiezza minima del buffer, d=d1+d2, è calcolata considerando che l’attivazione del secondo sistema di terminazione del volo da parte del pilota, tenuto conto di un tempo di reazione medio di 3 sec, avvenga con un ritardo di 5 sec rispetto all’accadimento dell’avaria che rende incontrollabile il sistema.
Al fine di considerare il caso peggiore, nel calcolo va considerata la possibilità che l’avaria si manifesta alla massima velocità al suolo del SAPR pertanto, d1(m)=Vmax(m/s)x5(s). Tempi di attivazione superiori determinano valori delle dimensioni del buffer maggiori. I tempi di attivazione devono essere validati durante l’attività sperimentale. A tale valore d1 può essere aggiunto un valore d2 per tenere conto dell’eventuale traiettoria balistica che il SAPR potrebbe seguire durante la caduta e l’effetto del vento. Il valore d2 può essere determinato durante l’attività sperimentale.

…a me viene lo sconforto, ve lo giuro! Non so a voi ma qui di ESPLICATIVO mi pare che ci sia ben poco o quantomeno il concetto di ESPLICATIVO è applicabile agli ingegneri.

Dimmelo, dai! Non devo volare. Lo posso anche capire. Fai come la FAA che in America ha detto che non si vola ma non mi dire che vuoi rendere semplici le cose, che vuoi venire incontro agli operatori SAPR, ecc. e poi mi fai una “Nota Esplicativa” che per capirla e applicarla devo portarmi a seguito un ingegnere.

Oppure, per esempio, se ho la necessità di volare con un SAPR in città, dimmi che devo avvertire le autorità del luogo chiedendo un supporto per gestire l’ordine pubblico e che devo delimitare la “famosa Franca” per un raggio di 50, 60, 100mt.

Questa potrebbe essere una procedura sufficiente, se ovviamente il mio drone fosse omologato direttamente da ENAC.

Dico OMOLOGATO non a caso perchè ricordo a tutti gli operatori SAPR che fino ad oggi i droni certificati per le operazioni NON CRITICHE e quei due o tre anche per le OPERAZIONI CRITICHE, hanno una “nullaosta” ad operare sulla base della mera presentazione di una documentazione cartacea; ben redatta, completa di tutto quel che volete ma sempre e solo di carte stiamo parlando. NESSUNO ad ENAC vede quel drone né quel pilota SAPR. ENAC verifica l’aspetto formale della documentazione e non la sostanza.

Pertanto… le scuole, i certificati medici di II classe, il manuale operativo, quello delle operazioni, il drone/SAPR, le domande di autorizzazione, auto dichiarazioni/certificazioni, l’assicurazione, ecc… sono solo CARTA, da una parte, e TANTE, TROPPE beghe per l’OPERATORE SAPR dall’altra, che di fatto si assume in toto ogni tipo di responsabilità civile e nella peggiore delle ipotesi anche penale.

Non solo, e qui fate come volete ma lo devo dire… Voglio vedere se le assicurazioni resteranno “buone e tranquille” nel caso in cui un SAPR che precipita (o altro incidente) causa un danno a cose o persone. La compagnia assicuratrice pagherà sicuramente il danno, risarcendo il malcapitato ma, l’assicurato, siamo sicuri che non subirà una rivalsa da parte della compagnia assicuratrice?

Perchè?

Perchè tutto ciò che hai fatto per certificare te e il tuo SAPR lo hai fatto tu, con la tua esperienza, magari anche coadiuvato da qualche esperto ma sei sempre tu che pur in buona fede e pur seguendo pedissequamente tutti i passi richiesti, hai redatto tutto e hai presentato la documentazione. Se domani, per caso, cambi un dado che serra un elica, o non cambi un motore dopo un “tot” di ore di volo e, se lo fai, non effettui un’attività sperimentale atta a determinare l’affidabilità di quel dado o elica o motore e non lo comunichi al “mondo” (ENAC in primis) a suon di carte bollate, vuoi che il perito dell’assicurazione non ti pianti un casino dell’80 per questa cosa, in caso di incidente?

Dopo tanti convegni a cui ho assistito sull’argomento regole, regolamenti e droni, non ho ancora sentito nessuno sollevare la questione in modo perentorio. Ma come si fa a chiedere ad un operatore SAPR, che magari fino a ieri era solo un fotografo o un grafico, come me, ad arrogarsi il titolo di esperto aeronautico, ingegnere aerospaziale, perito assicurativo o certificatore di qualità, meteorologo, quando l’ENAC stessa di fatto non lo fa?

E’ come se domani mi prendessi quattro assi di legno, “di quello bono”, come si dice in Toscana, ci piantassi quattro ruote, un motore e poi, con tutta la mia prosopopeica, ridondanza lessicale, virtuosismo linguistico e qualche supercazzola (vedi il video qui sotto), scrivessi un tomo su cui decanto pregi e affidabilità del mio “mezzo” (magari perchè ne sono pure convinto, non parlo di mala fede), e presentassi tutto alla Motorizzazione Civile per chiedere di andare su strada con quel “coso”. Quella fantomatica Motorizzazione Civile, che non vede quel coso ma legge solo le carte, mi dice: “Stiga! Tanta roba… questo ha fatto sicuramente un gran bel lavoro. Diamogli l’autorizzazione a circolare”.

Io prendo il mio “coso”, vado in autostrada e mi schianto. Ovviamente ho stipulato a monte la mia bella assicurazione – previa compilazione di un rigorosissimo questionario sul quale, sempre in buonissima fede, ri-decanto pregi e affidabilità del “mio coso” – e con quella in pugno vado dal mio assicuratore a dirgli che era tutto in regola ma che mi è successo un incidente.

Arriva il perito, guarda “il coso” e dice: “bello, bello davvero. O via, su… al malcapitato che hai falcidiato con ì tù coso gli paghiamo il sinistro ma…  ma con te e dobbiamo fare un discorsino”…

Non a caso la Motorizzazione Civile – quella vera e non quella del mio fanta-esempio – prima di rilasciare l’autorizzazione e il libretto di circolazione, appunto, che autorizza la circolazione di un mezzo, lo controlla tramite le proprie strutture e una rete di tecnici qualificati. Non solo, dopo 4 anni dall’immatricolazione quel veicolo deve passare una revisione. Se ha più di 4 anni, dopo ogni 2 deve essere sottoposto a revisione obbligatoria periodica.

Mi pare chiaro, semplice ed efficace…

Noi no… Ci facciamo tutto in casa, come gli gnocchi. Crediamo pure di aver fatto tanta roba, perchè di fatto è davvero tanta. Poi, mandiamo le nostre belle carte a ENAC che cheta, cheta, con i suoi tempi, ci dice se ciò che abbiamo scritto gli garba oppure no e se gli garba, comunque sia, tutte le responsabilità sono nostre!

Concludo con queste riflessioni.

Ma… per garantire la sicurezza in un ambito operativo specializzato, critico, in scenario misto, non c’era altro modo che indicare all’operatore che in caso di pericolo deve “schiantare a terra” il SAPR o preventivamente “legarlo a un guinzaglio come si fa con un cane”? Oltretutto, dopo che ho speso qualche migliaio di euro per avvalermi di un SAPR con ridondanze elettroniche, sensori, magari otto eliche, ecc…

Drone al guinzaglio
Drone al guinzaglio

Ricordo che a pagina 5 del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto al punto 3, lettera (b) è riportato che “Non sono altresì assoggettati alle previsioni del presente Regolamento i SAPR che hanno caratteristiche di progetto tali per cui il pilota non ha la possibilità di intervenire nel controllo del volo“. Paradossi interpretativi. In primo luogo se di SAPR stiamo parlando (Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto) un “Pilota Remoto” deve pur esserci da qualche parte e in quanto tale potrà intervenire sul volo di quell’oggetto volante da meglio identificare. Inoltre, parrebbe evidente che più controlli prevedo più sono assoggettato al regolamento. Meno controlli metto, o meglio, nessuno, e di questo regolamento posso anche non tenerne di conto. Sbaglio?

Bello, bello davvero, accadeva in via dei matti, al numero zero…

Droni, quando le cose si complicano

Potevo anche intitolare questo post “Cara ENAC ti scrivo” ma mi pareva troppo confidenziale…

…ho quindi deciso di dialogare con voi sull’argomento Regolamento Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto per fare quattro chiacchiere tra amici e colleghi dronisti. Giusto per condividere pareri e scambiare idee in merito ad un argomento che ci lega un po’ tutti.

Non ho usato a caso il termine “lega”, non solo per esprimere il concetto di unione e condivisione di idee, di passioni e lavoro ma anche per ribadire uno status che ci accomuna, la sensazione di avere “le mani legate”. Nonostante tutti i buoni propositi, la comprensiva e condivisibile necessità di regolamentare un settore, ecc, ecc. dopo alcuni mesi dall’uscita del suddetto Regolamento ENAC ricevo qui sul mio blog e sulla pagina Facebook DRONE, richieste di spiegazioni su cosa fare per mettersi in regola, su quali scuole frequentare, se si può volare in una zona piuttosto che su un’altra, se esistono droni in commercio già omologati, ecc.

“Non sono il Sig.ENAC”, quindi più che offrire indicazioni e consigli derivanti dalla mia esperienza personale non posso fare ma, per quanto abbia letto e compreso di questo regolamento, dopo aver assistito a qualche convegno dove erano presenti referenti ENAC e avuto modo di parlare con persone che ne sanno più di me sull’argomento, ritengo che tale Regolamento abbia prodotto una serie di sottovalutati eventi a catena, o di “effetti collaterali”.

Di fatto dopo il 30 aprile 2014, data in cui è entrato in vigore il Regolamento Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, giorno memorabile per tutti i possessori di un drone, si è creato un doppio mercato separato da una linea netta e anche piuttosto evidente.

Da una parte troviamo le aziende, più o meno grandi, che operano con uno, due o addirittura con flotte di droni. Aziende che si sono messe in regola secondo il Regolamento ENAC dopo un lungo e tedioso iter che gli ha permesso di legittimare la loro operatività. In questo gruppo ci inserisco anche i Centri di Ricerca e le Università.

Dall’altra, troviamo una “massa informe di singole entità” che operano a prescindere. Questo secondo gruppo si divide ulteriormente tra coloro che operano ovunque e comunque, fieri di fregarsene delle regole ENAC e altri, più “timidi”, che vivono in una sorta di perenne disagio, che non hanno avviato alcun percorso per mettersi in regola ma utilizzano i droni. Sono coloro che hanno letto e cercato di applicare il regolamento ENAC ma poi si sono trovati arresi davanti ad alcune evidenze, rinunciando a fare qualsiasi passo o rimandando ad oltranza ogni decisione in merito.

Tra i suddetti “timidi”, o forse è meglio definirli come “operatori non autorizzati ma propensi a farlo se solo tutto fosse più semplice e chiaro” vi troviamo i cosiddetti: “piccoli imprenditori” che si si sono trovati un investimento “fermo” di qualche migliaio di euro effettuato per dotarsi di drone ma poi si sono arresi o operano poco poiché abbrutiti dopo l’uscita del Regolamento Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, timorosi di incorrere in sanzioni, sequestri del drone, gogna e derisione in pubblica piazza.

All’inizio fu il caos…

storm

… ENAC chiede un’assicurazione verso terzi adeguata allo scopo, un’organizzazione tecnica ed operativa adeguata all’attività, un’attività sperimentale condotta ad adeguata distanza da aree congestionate,  operazioni condotte con livello di sicurezza adeguato, un programma di manutenzione adeguato... abusando di un termine che di fatto non misura l’effettiva “adeguatezza” dell’azione richiesta generando utenti che si sono sentiti adeguati di default, perché nella vita lo sono sempre stati, e altri che non hanno ancora capito se il concetto di adeguato vada applicato nello stesso modo con cui si applica il Q.B. nelle ricette di cucina. Accade quindi che chi usa poco sale o per nulla nell’insalata, consideri “adeguato” un valore pari a zero, quindi non fa nulla.

EnacChef

 

Stessa storia per la definizione di PILOTA e di OPERATORE. Quest’ultima ha assunto un ruolo quasi mitologico, un deus ex machina che ha potere assoluto su tutto nell’ambito dell’operatività del drone e su tutti coloro che ci lavorano attorno ma ha anche tutte le responsabilità del caso e pare che di fatto non piloti un bel nulla o potrebbe anche farlo ma dovrebbe dotarsi di un’Organizzazione Specializzata e di un’adeguata formazione da conseguire presso il costruttore del drone.

Le scuole... ENAC in realtà non dice che devi andare a scuola. No non lo dice. Ma dice che è richiesta una conoscenza delle regole dell’aria e che tale conoscenza può essere asseverata dal possesso di una licenza di volo civile o di un attestato di volo sportivo di cui al DPR 133/2010 (citaz. dal Regolamento ENAC) e che, non finisce qui, il pilota deve aver effettuato dal costruttore un programma di addestramento per lo specifico SAPR, ecc, ecc….

Insomma, poiché “nessuno nasce imparato” e certe regole o si imparano o non le si possono apprendere solo attraverso l’esperienza sul campo, un corso lo si deve fare. Quindi, “non occorre farlo ma lo devi fare”…

Ma dove? Da chi? Chi è riconosciuto? Ma ENAC lo sa? Chi mi prepara?

Ho contattato alcuni aeroclub. Dopo aver superato il primo momento di comprensibile smarrimento nell’udire la mia richiesta sulla possibilità di frequentare un mero corso sulle regole dell’aria per pilotare un drone, mi hanno risposto che tale corso non era scindibile da uno completo per l’ottenimento del brevetto VDS (Volo da Diporto Sportivo) o quantomeno non viene rilasciato alcun attestato per la sola parte di corso dedicata alle regole dell’aria.

Bene… oggi, in tutta Italia, sono sorte una decina di scuole autorizzate da ENAC ad operare in ambito formativo in seno al Regolamento Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto.

Ma, anche qui… riparte il caos.

Ci sono scuole che in un weekend rilasciano un attestato e scuole che offrono una formazione più completa che si sviluppa attraverso un arco temporale di 50 – 60 e oltre, ore di lezioni, più un esame (a ragion veduta). Quale scegliere? Mah!

Ma poi salta fuori che, a prescindere dai costi dell’uno o dell’altro corso, chi si forma presso una scuola ottiene un attestato che “lega” il proprio apprendimento al solo drone sul quale la scuola lo ha formato. In pratica, torni a casa, prendi il tuo drone e se non è esattamente la copia di quello del corso sei a metà dell’opera.

Quindi… riborda! Devi fare il corso dal costruttore che magari è in Cina o negli USA e nel frattempo il tuo drone, prima di arrivare nelle tue mani, è passato da quelle di un paio di importatori e rivenditori che vendono e nulla più. Poi vallo a trovare il costruttore del “dronello” da mille euro che ti fa anche il corso.

A Livorno direbbero “Boia dé!”.

Vogliamo parlare anche delle polizze assicurative? Le compagnie di assicurazione, dalla totale ignoranza in materia di droni civili (e non parlo di 10 anni fa ma di solo un anno fa circa), si sono improvvisamente svegliate producendo polizze di tutti i tipi e per tutte le tasche. Il problema è stato proprio quello ed è ancora questo.

Troppe variabili in gioco.

Si parla di famigerati moduli da riempire per profilare il tipo di rischio da assicurare. Un’operazione che alla fine produce un profilo talmente preciso del rischio che in pratica il drone è assicurato solo “durante gli anni bisestili, dopo i pasti, non più tardi delle 18, solo sotto il segno capricorno e presentando l’analisi delle urine del pilota, dell’operatore e di tutta l’organizzazione specializzata”.

Ciò che resta da capire è se casca l’APR e rompe qualcosa o fa male a qualcuno, come va a finire in termini di risarcimento? Ovviamente non tutte le polizze assicurative per i droni hanno questo tipo di caratteristiche ma la maggior parte sì…

Non solo… tutta ‘sta pippa di roba, una volta ottenuta, va comunicata a ENAC allegando un proprio curriculum/relazione, la domanda per essere annoverati tra i piloti SAPR assieme al Manuale Operativo che a tutt’oggi non si capisce bene come sia fatto o come si rediga correttamente. Si narra che alcuni sacerdoti che vivono sull’Himalaya siano i detentori della “tecnica di realizzazione del manuale operativo”. Possono essere contattati organizzando una spedizione con sherpa che vi guiderà fino al loro cospetto. Solo dopo aver superato le prove a cui sarà sottoposto il prescelto, l’adepto  potrà entrare nella grande sala del Manuale Operativo dove si potrà inginocchiare ad ammirarlo. Se risponderà correttamente ad una domanda che solo il sacerdote più anziano è autorizzato a fare, gli sarà svelato il segreto per redigere il manuale operativo.

Sherpa

OK, dopo un po’ di ironia torniamo con “i piedi per terra”.

Ora… dico… scusate… Soprattutto chiedo scusa al Sig. ENAC ma…

…ce lo vedete quel “piccolo imprenditore” che si è acquistato un quadricottero da mille euro (anche meno) per fare “il filmino” sopra le mucche e l’alberguccio di montagna o quello che gira il video del matrimonio del cugino nella piazza del paese oppure quello che riprende il castello in rovina tra i boschi, dover osservare alla lettera tutto quello che è riportato sul Regolamento dei mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto? E pure capirlo?!?

No, non ce lo vedo e infatti, invece, VEDO decine di filmati che ogni giorno vengono caricati in rete e che ritraggono eventi di paese, fiere, matrimoni, concerti, sagre e chi più ne ha più ne metta, ripresi spesso da piccoli droni quadricotteri.

Ecco cosa è accaduto. Una sorta di anarchia, di “moto carbonaro”.

pilota_drone

Alla fine, usando una metafora, è come dire: compro una bicicletta ma se ci voglio andare per strada devo prendere la patente per la moto, saperne mandare una da corsa, saperla montare e smontare e chiedere il permesso alla Motorizzazione Civile ogni volta che la uso. In realtà, avevo comprato una bicicletta… Lo so, qualcuno può dire, la bicicletta non arreca danni a pari livello di un drone. OK, vediamo solo dal 30 di aprile di quest’anno quanti danni sono stati causati dai droni civili in tutto il mondo e quanti incidenti sono avvenuti in bicicletta (a chi le guida e a terzi) e poi vediamo chi fa più danno…

Ok, scusate… questa era polemica.

La questione regolamento è piovuta addosso a tutti i possessori di droni, senza fare distinzione alcuna (o poche). OK, ci può stare, siamo tutti cittadini italiani e le regole devono essere uguali per tutti ma, prima di redigere regolamenti per droni civili, spesso oggetti grandi come una padella da cucina, utilizzati in un raggio di circa 300mt. dal pilota e non più in alto di una cinquantina, non sarebbe stato meglio partire per gradi, con poche, semplici regole, facilmente osservabili da tutti fin da subito? Dal nulla siamo arrivati ad un Regolamento che è complesso, di non facile applicazione, soprattutto per quanto riguarda la certificazione dei piloti, degli operatori e del mezzo; talmente farraginoso che a parità di sforzo, impegno e anche costi, pretenderei che alla fine di tutto l’iter mi venisse dato il brevetto di pilota di linea, altro che per droni.

Ovviamente, da tutto questo discorso sono escluse le operazioni specializzate e i droni sopra i 25Kg. Mi riferisco a gran parte delle esigenze e dei  droni che la maggior parte di noi possiede e vorrebbe usare.

Allora, giochiamo per un momento. Siamo tra amici, facciamo finta di essere seduti attorno al tavolino del bar e di provare a redigere un Regolamento sui Droni, secondo coscienza, buon senso, responsabilità e logica. Deve essere qualcosa che puoi mettere in pratica uscendo dal negozio di droni col tuo bel concentrato di tecnologia volante sotto braccio, sapendo che il primo volo che farai con quel “coso” potrai farlo con una certa serenità, consapevolezza, non facendo male a nessuno, rispettando la privacy e sapendo quali sono i rischi e le caratteristiche di quel velivolo.

Vi invito a scrivere il nostro regolamento. Ognuno di voi può dare un suggerimento, anche breve, anzi meglio! Magari chissà, un giorno potremmo presentarlo a ENAC chiedendo che venga recepito. Utopia? Forse… ma se adesso non possiamo volare con i droni almeno facciamolo con la fantasia.

Non disperiamo! C’è sempre una metà del bicchiere che risulta essere mezza piena, basta cercarla 🙂

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Volare con i droni è possibile ma rispettando tutte le regole

Tra regole, scuole di pilotaggio e polizze assicurative pare impossibile per un “dronista” comprendere come poter operare in modo corretto e nel pieno rispetto della legge, ma pare che si intraveda la “la luce in fondo al tunnel”. 

Negli ultimi due weekend mi sono fatto un full-immmersion tra i workshop italiani interamente dedicati ai droni civili.

dronexpoIl primo, DronExpo, si è svolto in Toscana in provincia di Lucca presso l’areoporto di Capannori nei giorni 16 e 17 maggio.  Nel corso della due giorni  si sono avvicendati numerosi tecnici e relatori che hanno parlato di droni, della sicurezza, delle tecnologie, delle assicurazioni e, non per ultimo, del regolamento ENAC.

La manifestazione ritengo sia stata un successo. Pur presentandosi come prima manifestazione del genere, quindi alla prima edizione, ha saputo condensare e trasferire numerose informazioni, utili a tutti coloro che si vogliono cimentare con le tecnologie dei droni per impieghi civili e diventare piloti professionisti.

Poiché l’argomento è piuttosto sentito e di un certo interesse, vado immediatamente a parlare delle cose più rilevanti che sono emerse nel corso della due giorni lucchese.

Ciò che è emerso fin da subito è il tema della sicurezza, intesa come il fulcro sul quale deve ruotare tutta l’attività di pilota di droni. Sicurezza intesa come gestione e conoscenza del proprio aeromobile, indipendentemente dalla grandezza e costo del drone, e sicurezza intesa come cultura, apprendimento e applicazione di tutte le regole di comportamento, in gran parte riportate nel regolamento dell’aria e, più recentemente, dal 30 aprile scorso, definite nello specifico per i droni attraverso il nuovo Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, redatto da ENAC.

DronExpo01Luca Mariotti, ingegnere e responsabile di Cam, coadiuvato da Valerio Badalassi, nel corso del proprio intervento, ha fatto un rapido excursus sulla storia dei droni, dai loro albori ad oggi. Inoltre ha simulato, per sommi capi, la costruzione di un drone open source del quale è possibile scaricare i progetti di costruzione direttamente dal sito della Zefiro Ricerca Innovazione dove possiamo vedere integralmente l’intervento di Mariotti durante la manifestazione. Per chi fosse interessato ecco il link.

Questo primo intervento è stato particolarmente utile per mostrare le componenti di un drone evidenziando fin da subito alcuni aspetti che ritengo siano ineludibili per chi opera con i droni, in particolare la scelta dei materiali e le tecniche di costruzione. Di fatto i droni sono equiparati ad aeromobili, a tutti gli effetti. Come tali, anche i materiali e le procedure di costruzione, devono rispettare gli standard aeronautici in modo da escludere criticità nei processi di costruzione e l’uso di materiali ed elettroniche di “dubbia provenienza” o comunque derivanti dall’aeromodellismo. E’ stato messo in luce che ad oggi, gran parte dei droni che sono in commercio, quelli acquistati online o assemblati, utilizza un’elettronica paragonabile a quella dei telecomandi e dei televisori di casa. Siamo decisamente lontani da ciò che viene richiesto in ambito di progettazione e costruzione nel settore aeronautico.

Emerge che i droni dovranno essere realizzati con ridondanze di sistemi (le parti elettroniche in particolare), dispositivi data link  (semplificando: radiocomando e ricevente) in grado di operare in qualsiasi condizione, sistemi di prossimità e dispositivi di “abbandono missione” (Sistema di terminazione del Volo in modo manuale), in grado di intervenire sui motori del drone per fermarlo e farlo precipitare. Perderete il drone ma magari eviterete di recare danni a cose o persone in caso di emergenze, avarie, ecc.

Quindi, già il primo punto sancisce di fatto l’esigenza di avvalersi di nozioni tecniche specialistiche come costruttore di droni o di avvalersi di una struttura specializzata in grado di fornire droni certificabili come aeromobili, non come aeromodelli, costruiti secondo i più rigorosi standard del settore.

Le assicurazioni. L’intervento di Alessandro Terzani, broker assicurativo, ha manifestato al pubblico l’esigenza da parte delle compagnie assicurative, di acquisire dati ed esperienze che gli stessi operatori del settore potranno e dovranno fornire, al fine di poter elaborare prodotti mirati e dai costi più contenuti possibile. Attualmente ci sono dei prodotti assicurativi derivanti da esperienze di altri paesi, come l’Inghilterra e la Francia, ma con polizze che tengono conto dei regolamenti in vigore nei Paesi in questione e con una casistica di rischio piuttosto esigua. Polizze che si aggirano dai 600 Euro ai 2000 a seconda del settore di impiego del drone e del relativo rischio da assicurare.

In sintesi, i prodotti assicurativi per i droni civili operanti in italia, sono attualmente in fase di definizione o saranno comunque oggetto di revisione e perfezionamento nel corso del tempo, proprio perchè il settore in particolare è praticamente agli albori e non ha ancora generato dati sufficienti su cui basare prodotti assicurativi adeguati.

Argomento sentitissimo e partecipato, è stata la Circolare ENAC Mezzi aerei a pilotaggio Remoto che ha visto come relatore l’Ing. Carmine Cifaldi, Direttore della Direzione Regolazione Certificazione Prodotti Aeronautici ENAC.

A mio modesto parere sono stati chiariti alcuni spetti emersi con la pubblicazione della Circolare e del Regolamento ad essa collegato. Purtroppo però, data la quantità di argomenti di cui discutere e la non facile comprensione di alcuni punti riportati nella suddetta documentazione, sono emerse ulteriori incertezze e dubbi tra i presenti.

Riassumendo:

il pilota di droni deve certificare il proprio operato attraverso un corso di apprendimento delle regole dell’aria, riconosciuto da ENAC. Questi corsi sono accessibili presso gli Aeroclub riconosciuti attraverso i quali è possibile iscriversi anche solo alla parte teorica del corso per diventare piloti di ultraleggeri o di volo a vela.

Da non dimenticare che un pilota di SAPR deve essere in possesso e in corso di validità del certificato medico di seconda classe in accordo al Regolamento ENAC. A tal proposito ecco l’Elenco Esaminatori Aeromedici (AME) presenti in Italia e in grado di rilasciare il certificato.

Un pilota di drone non opera mai da solo ma deve avvalersi di una struttura adeguata e preparata. Questo a partire dall’OPERATORE, figura enigmatica di dubbia collocazione in questo contesto che, da quel che ho capito e si legge dal Regolamento Enac, trattasi di una figura diversa dal pilota e che si assume tutte le responsabilità civili e penali derivanti dall’attività in questione. Inoltre esiste una terza figura che è l’OSSERVATORE SAPR che coadiuva il PILOTA REMOTO durante le operazioni di volo. In pratica, la propria organizzazione deve essere composta da almeno tre figure distinte.

Differenze sostanziali tra uso di droni in ambito sportivo/ricreativo e per uso professionale. In pratica, l’aeromodellista può volare con un drone, solo all’interno di spazi confinati, detti campi di volo autorizzati da ENAC, dove di solito operano le associazioni di aeromodellismo locali e nazionali. Il pilota aeromodellista deve comunque stipulare un’assicurazione che spesso è compresa all’interno della quota d’iscrizione all’associazione aeromodellistica. Comunque sia, anche il pilota aeromodellista deve possedere un’assicurazione di responsabilità civile. In tal caso si parla di poche decine d’euro.

Cambia la questione per coloro che operano in ambito professionale e che devono stipulare un’assicurazione adeguata alla propria attività.

Il drone deve essere certificato. Anche questo punto è ancora un po’ “nebuloso”. Se da una parte viene detto che l’operatore SAPR può avviare una procedura di certificazione del proprio mezzo, che poi sottoporrà all’attenzione dell’ENAC, dall’altra viene evidenziato che i droni dovrebbero essere costruiti secondo i criteri dettati dagli standard aeronautici. Oltretutto in questo momento chi costruisce e chi certifica può essere la medesima azienda o persona…

DronExpo02Altro punto fondamentale da sapersi, è la questione delle sanzioni per il mancato rispetto delle regole dell’aria in generale e più nello specifico del Regolamento dei mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto. Durante l’intervento del Dott. Francesco Trozzi, Vice Questore della Polizia di Stato, 8° Reparto volo Firenze, Questura di Firenze. sul tema “La compatibilità tra l’uso dei SAPR e le leggi di Pubblica Sicurezza” è emerso, tra l’altro, che l’inosservanza di quanto riportato nei suddetti Regolamenti è sanzionabile applicando l’Art. 650 del Codice Penaleche invito a leggere integralmente attraverso il link che ho riportato. Quindi, per coloro che fino ad ora pensavano che, se il Regolamento non riporta sanzioni “posso operare comunque tanto non mi fanno nulla”, è bene che comprenda anche questo punto, oltre a tutte le conseguenze possibili che possono verificarsi in materia di sicurezza derivanti dall’inosservanza del Regolamento ENAC.

La due giorni del DronExpo ha portato all’attenzione una serie di argomenti tutti molto interessanti e utili che richiedono ulteriori approfondimenti.

Merita una citazione la presentazione del progetto toscano IDINTOS, l’idrovolante biposto, progettato dall’Università di Pisa e finanziato dalla Regione Toscana per la promozione di un polo aeronautico in Toscana. Un progetto unico e avveniristico che pone l’eccellenza italiana, e soprattutto toscana, lasciatemelo dire con un po’ di sano campanilismo, a competere a pieno diritto con le più grandi realtà internazionali che operano nella costruzione di aeromobili per l’aviazione civile. Per coloro che fossero interessati ad approfondire l’argomento consiglio di visitare il sito IDINTOS.

Concludendo sulla DronExpo di Capannori. Un bel 10 e lode per gli argomenti trattati, per il livello e numero di relatori che sono intervenuti e per la location che non poteva essere più appropriata di quella offerta dall’Aeroporto di Capannori.

Mi scusino tutti gli altri relatori che non ho citato e che sono intervenuti alla manifestazione, contribuendo con la loro presenza a renderla ricca e di alto livello ma il mio scopo, attraverso questi post, è di dare delle puntuali e pratiche informazioni, cercando di essere il più esaustivo possibile, a coloro che, “adesso, devono prendere il loro drone e uscire di casa per andare a lavorare”.

Detto ciò, questo vale anche per gli argomenti che tratterò riferiti alla manifestazione romana dedicata ai droni. Quindi…

Roma Drone Expo & Show:

RomaDroneExpoShow

Come era immaginabile, la manifestazione ha destato un incredibile interesse palesato dall’elevatissima affluenza di visitatori. Posso raccontare della mia esperienza del sabato, non mi sono trattenuto oltre per motivi vari,  ma lascio volentieri spazio a tutti coloro che vogliono aggiungere qualcosa in merito a ciò che emerso durante gli interventi della domenica.

Location: Stadio Alfredo Berra messo a disposizione dall’Università Roma 3. Ottimo sotto il profilo delle aree verdi, per la grandezza della location che ha permesso di contenere i numerosi stand, le aree convegno e soprattutto il numero incredibile di visitatori. Pensate che per entrare sono rimasto in coda per circa quaranta minuti.

DronExpo03

Veniamo al dunque, come piace fare a me.

Nel corso dei workshop si è parlato a lungo del tema sicurezza. Come per l’evento di Capannori. La cosiddetta “Safety” è stato l’argomento più dibattuto e sentito. Da circa 5 anni la Commissione Europea si sta occupando dei droni civili, degli aspetti assicurativi e della sicurezza in generale. Entro il 2016 i cieli europei saranno solcati da droni civili con un peso superiore ai 150Kg e questo, come è immaginabile, comporta, da parte di tutti gli attori del comparto, un lavoro decisamente immane per poter operare tra un paio d’anni con questo tipo di aeromobili a controllo remoto, nel pieno rispetto delle regole e soprattutto per garantire la massima sicurezza dei cittadini e la salvaguardia dei beni pubblici e privati.

Anche a Roma è emerso che le compagnie assicurative al momento non sono preparate adeguatamente ad affrontare un mercato che sta avendo un’espansione incredibile e che conta ad oggi circa il 10% del fatturato generale derivante dal comparto aeronautico civile. Mancano dati attendibili e una casistica di incidenti (ahimè questo è un fatto) utili a determinare tutti i rischi possibili e a formulare i prodotti più adatti per il settore. Diciamo pure che le compagnie assicurative,  in attesa di comprendere meglio tutti i fattori di rischio, al momento mantengono una posizione conservativa offrendo premi assicurativi piuttosto elevati, soprattutto in rapporto a quelli che già esistono per gli aeromobili “tradizionali”.

Quindi, in materia di polizze per i droni, ci sono dei prodotti, esistono, variano a seconda dell’uso che viene fatto del drone e comunque, al momento, i costi sono piuttosto elevati.

Nel corso delle conferenze è stato ribadito che in caso di incidente col drone risponde l’operatore SAPR e che presto le polizze assicurative saranno basate anche e soprattutto sulle caratteristiche tecniche del drone stesso. Tra cui, come richiede l’Europa, la presenza a bordo di sistemi anti collisione e di un adeguato sistema di sicurezza delle comunicazioni (data-link).

Un occhio particolare sarà dedicato alla Privacy che a seconda dell’impiego che verrà fatto del drone avrà incidenze diverse e altrettante ripercussioni pratiche.

La presenza dell’Ing. Cifaldi dell’ENAC è stata motivo di un lungo alternarsi di domande e risposte che in linea di massima hanno dato sì soddisfazione al numeroso pubblico composto da operatori del settore e dai membri degli organi della stampa ma hanno anche suscitato altrettanti dubbi e domande le cui risposte si spera possano arrivare presto. Scenario simile a quello visto a Capannori.

Una notizia positiva e importante per tutti gli operatori SAPR arriva proprio dall’ENAC che con l’Università La Sapienza di Roma in “Gestione dell’Aviazione Civile”, in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma e l’Istituto Superiore Antincendi, organizza un ​Workshop di aggiornamento sul Regolamento “Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto” che si terrà a ROMA il 10 giugno. Sarà un appuntamento attraverso il quale il legislatore offrirà agli operatori del settore tutti i chiarimenti del caso, adoperandosi anche come ricettore di suggerimenti e di critiche costruttive tese a migliorare il Regolamento, oggetto del workshop. Pertanto, vi consiglio di mettere in agenda questo appuntamento e di visitare il sito ENAC dal quale potrete prendere gli aggiornamenti relativi agli orari e alla sede dove si svolgerà il workshop.

Molto interessante, a mio parere, è stato l’intervento del Comandante Arturo Radini responsabile della Task Force Tecnica della Fondazione 8 ottobre 2011 la cui significativa e competente presenza ha permesso di sollevare corrette osservazioni che ho colto come ulteriori spunti di riflessione, rivolti soprattutto all’attenzione dell’ENAC, oltre che a tutti i convenuti. In particolare è stato evidenziato che chi costruisce non dovrebbe essere anche il certificatore del mezzo costruito e che tutta la filiera di costruzione del drone dovrebbe ricalcare in qualche modo quella del settore aeronautico civile.

In altre parole, questo è come l’ho interpretata io: ad un operatore SAPR, non è possibile (e aggiungerei non è corretto) affidare la responsabilità tecnico costruttive di un apparato che di fatto è un aeromobile. Servono delle competenze e pur avendo queste competenze non si può essere certificatori di se stessi, occorre un certificatore esterno in grado di omologare i droni al volo e di affidare agli operatori SAPR prodotti sicuri. Da adesso in poi credo che le case costruttrici italiane, ma soprattutto quelle straniere che hanno imperversato sul web e che hanno venduto centinaia di droni “ad uso professionale” solo perché magari erano in grado di trasportare una reflex o perché avevano 6 – 8 rotori e un po’di carbonio, dovranno seriamente mettersi a lavorare per certificarsi come azienda di costruzioni aeronautiche civili e produrre droni di alto livello qualitativo. E’ ovvio che in tutto questo scenario, lo Stato italiano, attraverso l’ENAC e gli enti preposti al controllo e alla certificazione, dovrà munirsi di strutture e di un’organizzazione adeguata all’omologazione dei droni. “Troppo facile” addossare tutte le responsabilità al pilota o all’operatore SAPR che oggi si vede indicato anche come costruttore e certificatore del proprio mezzo. Perdonate la nota “leggermente polemica”.

La parte SHOP di questo evento è stata caratterizzata dalla nutrita presenza sia di costruttori di droni sia di operatori e tecnici che già lavorano nel settore. Ho percepito, dal livello degli espositori, una grande competenza e conoscenze tecniche che lasciano ben sperare in un imminente arrivo di droni omologati e pronti al volo, magari proprio made in Italy, me lo auguro vivamente.

Durante la manifestazione, nonostante le prime notizie che davano “droni tutti a terra”, ENAC ha autorizzato delle esibizioni di volo, in un’apposita area delimitata e controllata, ad una quota piuttosto bassa ampiamente al di sotto delle cime degli alberi. Ovviamente questo è andato a beneficio del pubblico che ha potuto assistere e gradire la dimostrazione di alcuni droni davvero particolari che vengono impiegati in vari ambiti.

DronExpo05Nel nutrito corollario di droni civili presenti all’Expo romano, spiccava tra tutti uno in particolare, ad ala fissa, ad uso militare appartenente all’Esercito Italiano. Orgoglio per il nostro Paese ed evidente testimonianza dell’alto livello tecnico, preparazione e di equipaggiamento delle nostre forze armate.

So che al termine di questo lungo e forse tedioso excursus sui due workshop dedicati ai droni, molti di voi avrebbero voluto risposte più precise. So anche che ad alcuni di voi verrebbe la voglia di dire “mollo tutto” ma, attraverso il mio modo appassionato, sicuramente non giornalistico (senza alcuna pretesa di esserlo) e talvolta ironico, cerco di dare anche un segnale positivo.

Nella quantità di informazioni e dati che stanno confluendo all’interno del settore dei droni, comincio a intravedere “qualche schiarita”.

La mia conclusione, al momento, resta quella che ho riportato in altri post dedicati all’argomento droni, ovvero, che l’attività del “dronista” non potrà essere appannaggio di un singolo ma sarà caratterizzata dalla presenza sul territorio di strutture specializzate e capaci di reggere investimenti. Non più droni derivanti da tecnologie aeromodellistiche ma droni costruiti secondo gli standard aeronautici, quindi altre caratteristiche e altri costi. A questo vanno aggiunte le assicurazioni, le certificazioni, la manutenzione della propria flotta e i costanti aggiornamenti. E’ comprensibile che il “piccolo imprenditore” non avrà molte possibilità di competere con le realtà più grandi a meno che non si prepari adeguatamente per essere capace di mettersi a disposizione del mercato per collaborare o “farsi assorbire” dalle realtà più grandi che saranno costantemente alla ricerca di operatori capaci e qualificati.

I want to believe…

Voglio crederci!
Voglio crederci!

Ovviamente resto disponibile per eventuali precisazioni, interventi, rettifiche e integrazioni da parte dei diretti interessati e di coloro che desiderano lasciare su questo post la propria testimonianza o commento.

Link utili:

Altri post su questo blog dedicati ai droni:

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Soffri di DronePausa? Anche io!

C’è la menopausa, l’andropausa e la dronepausa.

Non entro nel merito alle prime due fasi legate al mutamento del fisico durante il trascorrere degli anni. Ciò di cui vi parlerò oggi è un nuovo disturbo che affligge diverse persone.

La dronepausa si manifesta generalmente nei maschi, di età dai 30 ai 50 anni, di nazionalità italiana e mediamente dediti, chi più e chi meno, all’utilizzo di droni civili a scopo professionale.

Il ceppo virale si è scatenato intorno al 30 di aprile 2014 determinando di fatto una vera emergenza sociale di non facile risoluzione e probabilmente sottovalutata dalle autorità competenti.

Centinaia di operatori di droni, fino ad allora certi o speranzosi che il Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto fosse solo una leggenda metropolitana o un qualcosa di cui non si sarebbe più sentito parlare nel giro di poco tempo, hanno dovuto ricredersi quando, a fine aprile, il suddetto Regolamento è entrato in vigore a tutti gli effetti.

Nel “timore di sbagliare”, molti dronisti hanno parcheggiato il loro bel drone in garage. Da qui, illustri scienziati, hanno classificato lo status che affligge questi portatori sani di inerzia, come dronepausa.

Cari amici dronisti, come vi capisco. Anche io soffro di dronepausa!

La situazione, lo so, non è facile. ENAC ha legiferato, si pensava che il regolamento sui droni, così più semplicemente rinominato dai più, potesse vivere di vita propria rimbalzando nell’etere e sul web tra un rinvio all’altro, non entrando mai in vigore. Ebbene, è entrato in vigore…

Attimo di panico, silenzio, lacrima… Che faccio? E adesso? Mah! Scappo? E se mi trovano?

Tutti noi, nostro malgrado, siamo alla ricerca disperata di un faro, o radio faro (è più appropriato per il settore di cui parliamo), che ci guidi e ci possa dare un briciolo di speranza per poter riuscire a trovare il bandolo della matassa.

Qual’è il problema?

Bé, il problema non è uno ma sono una serie di problemi. Sicuramente il regolamento ENAC è importante e, prima o poi, dato l’interesse evidente dimostrato da tanti per questi meravigliosi oggettini volanti, sarebbe stato opportuno e necessario regolamentare l’uso dei droni civili. Ciò non toglie che il regolamento di cui sopra sia tutt’altro che semplice da comprendere e, oltretutto, nonostante la buona volontà di tanti nel cercare di interpretarlo al meglio, resta lacunoso in alcuni passaggi. Ergo, molti dronisti vivono in una sorta di bolla limbica che non consente loro di lavorare in modo sereno; stando al regolamento ENAC, ad oggi, è meglio che non facciano proprio nulla fin quando le cose non saranno chiarite.

Un punto tra tutti: A CHI RIVOLGERSI PER CONSEGUIRE IL PATENTINO DA DRONISTA CERTIFICATO ENAC?

Pur essendo un fattore imprescindibile per operare con i droni, l’ottenimento della certificazione è praticamente impossibile perché ancora non esiste una scuola in grado di rilasciare questo documento.

Ho avuto altre occasioni per parlare del regolamento ENAC sui droni, vedi riferimenti in basso agli articoli pubblicati in questo blog, ciò che invece desidero fare oggi attraverso questo post è invitare tutti i colleghi dronisti a incontrarci a Roma, nei giorni 24 e 25 maggio p.v., al ROMA DRONE Expo Show. La prima grande manifestazione italiana interamente dedicata al mondo dei droni.

Cliccando l'immagine potrai scaricare la locandina dell'evento.
Cliccando l’immagine potrai scaricare la locandina dell’evento.

Stamattina ho contattato gli organizzatori dell’evento per chiedere ulteriori informazioni rispetto a quelle presenti sul sito ufficiale fino a quel momento. Il mio intento mattutino mirava a conoscere in dettaglio gli eventi in programma, gli orari e le relative modalità di adesione.

Da una semplice richiesta di informazioni come questa sono passato ad una piacevolissima conversazione con il Dott. Luciano Castro presidente della IFIMEDIA l’associazione culturale che assieme alla Mediarké organizza la manifestazione.

Mi ha parlato a lungo dell’evento dandomi la netta sensazione di aver trovato in lui un interlocutore serio, preparato e molto motivato. Dopo aver concluso la conversazione telefonica col Dott. Castro ho raccolto le idee e ho deciso di preparare questo post per darvi delle informazioni utili.

Quindi…

Roma Drone Expo & Show si terrà nella capitale il 24 e 25 maggio. La location è lo  Stadio degli Eucalipti, situato nei pressi dell’Università Roma Tre. GoogleMap aiuta e per coloro che vengono in treno ho visto che è raggiungibile con la metropolitana, dalla stazione Termini, linea B, fermata Marconi. O meglio, io prenderò sicuramente questo mezzo su questa tratta, poi se non mi vedete arrivare mandate un drone a cercarmi.

Il biglietto d’ingresso è di Euro 5,00 e dà accesso alla zona mostra con gli stand delle aziende che operano nel settore, all’area del campo di volo nella quale potrete assistere ad esibizioni e test di volo e all’area workshop dove si terranno incontri, conferenze e tavole rotonde.

Mentre vi scrivo è stato pubblicato il calendario ufficiale dei WorkShop, potete cliccare qui per consultarlo.

E’ un appuntamento importante al quale ogni operatore, piccolo o grande che sia, che utilizza o vorrebbe utilizzare i droni per il proprio lavoro, dovrebbe assolutamente partecipare.

Se siete alla ricerca di risposte, se volete migliorare le vostre conoscenze tecniche, confrontarvi con operatori del settore, vedere le ultime tecnologie sui droni e, soprattutto, approfondire le tematiche sollevate con l’entrata in vigore del Regolamento dei Mezzi Aerei a Controllo Remoto,  Roma Drone Expo & Show è l’appuntamento da segnare in agenda.

Quanto potrete spiegare le vostre ali di dronisti può dipendere anche dalla vostra presenza o meno a questo evento.

Io ci sarò e voi?

Link e riferimenti:

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