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Drone Pilots – la t-shirt che strizza l’occhio ad una futura Federazione Unita di Piloti di Droni

Ricerca, sorveglianza e applicazioni civili. Sono le tre macro aree operative attorno alle quali si fonda la “United Federation of Drone Pilots” riassunta nell’acronimo UFPD.

Futuro prossimo venturo.

Sono passati diversi anni dall’introduzione dei primi regolamenti locali nati per disciplinare l’uso dei droni civili. Oggi si affronta la costituzione della Federazione Unita di Piloti di Droni che sotto un’unica egida si propone di rappresentare e riunire piloti, regole e intenti.

Tutti gli stati membri sono oramai concordi che l’impiego degli UAV (Unmanned Aerial Vehicle) sia fondamentale per l’intera umanità e ancor di più per le numerose ricadute che ne potranno derivare negli anni a venire.

I sistemi a controllo remoto sono oramai una realtà. I robot terrestri e quelli acquatici hanno già avuto ampio riconoscimento attraverso i rispettivi organi di gestione e di controllo e da anni sono largamente impiegati in vari ambiti.

Non è stato così immediato anche per gli UAV a causa delle regole dell’aria, più restrittive e oggettivamente più vincolate a questioni complesse legate alla sicurezza, sia nell’ambito della safety che in quello della security. Sono state motivo di accese discussioni tra gli operatori e i legislatori, tali per cui, almeno fino ad oggi, non era stato possibile introdurre un regolamento globale e ancor meno definire una formazione per i piloti civili di UAV in seno ad un syllabus condiviso e adottato da tutti.

I sistemi di sicurezza e i protocolli operativi messi a punto nel corso dell’ultimo decennio hanno permesso di impiegare più diffusamente gli UAV decretandoli a tutti gli effetti come mezzi indispensabili, sempre più affidabili, grazie anche all’introduzione di alcuni dispositivi che prevedono interventi di self repair durante la fase di volo.

Le statistiche di incidenti sono drasticamente calate e l’opinione pubblica in merito all’uso degli UAV ha assunto un atteggiamento positivo; questo anche grazie all’introduzione degli airbag intelligenti e del Sistema Elettronico di Gestione della Terminazione di Volo (EMSTF Electronic Management System for the Termination of Flight), in grado di guidare automaticamente gli UAV, in caso di avaria, in aree isolate facendoli atterrare o precipitare in modo controllato, limitando i danni alle cose, alle persone, agli stessi UAV e alla merce e/o apparecchiature trasportate.

L’elettronica ridondata, il sistema di controllo e trasmissione dati del UAV, ad uso esclusivo di questi aeromobili, l’alimentazione basata su batterie a polimeri di alluminio ricaricabili attraverso i pannelli fotovoltaici installati  e il recupero dell’energia, hanno permesso di sviluppare flotte di UAV commerciali dalle altissime prestazioni ed estremamente sicure.

Nasce oggi la United Federation of Drone Pilots, un’unica federazione mondiale, capillare, presente in ogni stato membro che oramai ha coinvolto la quasi totalità delle Nazioni del nostro pianeta.

Uomini e donne che condividono progetti, intenti e tecnologie per portare avanti lo sviluppo e l’impiego degli UAV in moltissimi ambiti.

In seno all’UFPD il settore della sorveglianza è quello tra i più articolati e impiega la maggior parte del personale. In questo ambito l’UFPD ha sviluppato strumenti e metodologie dedicate all’osservazione del territorio per la prevenzione dei dissesti idrogeologici, per il monitoraggio dell’ambiente, dell’inquinamento, per la prevenzione degli ecoreati ma anche per la repressione di atti criminosi, per l’ordine pubblico, la protezione civile, la lotta al terrorismo e per l’intelligence.

UFPD Surveillance opera a stretto contatto con gli enti di ricerca, le università ma anche con le forze di polizia e militari coadiuvando interventi mirati, offrendo un supporto tecnico, logistico, mezzi e persone.

In questo ambito il personale UFPD è equipaggiato in modo adeguato e la t-shirt camouflage col logo United Federation of Drone Pilots fa parte della dotazione personale.

United Federation of Drone Pilots


No, non mi faccio di sostanze proibite, a meno che il Kefir non rientri tra queste a mia insaputa.

Comunque, come si evince dal mio racconto, la passione per i DRONI ma anche per la fantascienza, emergono dalla mia storia. L’immaginario creato dalla mente di Gene Roddenberry col suo meraviglioso Star Trek mi ha portato a sviluppare una futuribile Federazione Unita di Piloti di Droni, in linea con quella in cui opera la Flotta Astrale che Star Trek ci ha regalato – attraverso i film e le serie TV – in quasi 50 anni di intrattenimento, descrivendoci in ogni dettaglio un futuro di pace, d’intesa, di sviluppo culturale e tecnologico, di condivisione tra popoli di ogni razza e provenienza. Anche se spesso sono “botte e schianti” tra un quadrante della galassia e un altro.

La t-shirt United Federation of Drone Pilots è realizzata in cotone pettinato stampato con effetto Camouflage Grey, prodotta dalla JRC. Il logo UFDP è stampato in serigrafia, colore bianco.

UFDP logo

Per tutte le info su questo prodotto potete cliccare qui.

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In questo blog troverete la categoria DRONI E DRONISTI all’interno della quale sono pubblicati diversi articoli dedicati all’argomento.

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Droni – da 0 a 100 in 5 mesi

“Lentini, vero?” Direi di sì se stessi parlando di velocità, distanze percorse e performance di volo. Invece vi parlerò di regole e sanzioni e di cosa fare per operare con i droni, oggi, a 6 mesi circa dall’entrata in vigore del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto. 

enac30 Aprile 2014, giornata significativa per tutti i possessori di un drone… Entra in vigore il Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto – ENAC. Ho visto gente tagliarsi le vene con le eliche del proprio drone e altre gioire perché finalmente tutto sarebbe stato chiarito e definito. Forse…

Ma facciamo qualche passetto indietro.

All’inizio di quest’anno si parlava di “regole dell’aria”. Un regolamento che riguarda tutti gli aeromobili e a cui i dronisti, in mancanza di uno “dedicato a loro”, avrebbero dovuto attenersi. Roba che per i più era solo qualcosa riconducibile a un tomo da guardare con sospetto (e non ho usato questo verbo a caso). Chi poi si è messo a leggere “quelle regole”, e non ha mai avuto a che fare con qualcosa di serio in grado di volare, ha preso quel documento e lo ha declassificato a “roba che non mi interessa, tanto io ho un drone”.

Poi si è cominciato a parlare di Regolamento dei mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto. Prima a livello di bozza, già comparsa nel 2013, poi con le integrazioni e le modifiche varie si è arrivati alla versione “più o meno” definitiva. O meglio, quella pubblicabile e sulla quale iniziare a definire un modus operandi ufficiale in materia di droni. Insomma, come comportarsi, dove si può o non si può volare, certificazioni, assicurazioni, operazioni critiche e non critiche, massa al decollo sopra o sotto i 25Kg, ecc. Per molti, me compreso lo ammetto, a quel tempo quel documento fu ritenuto più che altro una “linea guida”, qualcosa che magari, un giorno, forse, chissà, se, mah.. sarebbe diventato anche una “cosa seria” da applicare ma… “adesso no”. Il tutto rafforzato dai soliti luoghi comuni del tipo: “siamo in Italia, sai quanti rinvii faranno a questo regolamento prima che venga applicato” o anche : “tanto è un regolamento e non è una legge, quindi non ci sono sanzioni”.

Su quest’ultimo punto ci torniamo più avanti.

ExplosionBOOM! 30 Aprile 2014, il Regolamento viene pubblicato. Senza rinvii, se e ma. A ruota cominciano a fioccare circolari che dovrebbero, secondo l’autorevolissimo e rispettabilissimo parere dei tecnici ENAC, chiarire il suddetto Regolamento. Con una certa ironia e passatemi un “pizzico” di polemica, vi invito a prendere visione dal sito ENAC del documento: “Bozza della Circolare NAV “Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto” e a leggere, in particolare, quanto è riportato da pagina 32 a pagina 34. Poi un giorno qualcuno di voi, più preparato di me, mi farà capire di cosa stiamo parlando…

Ad ogni circolare pubblicata sul sito ENAC, come se non bastassero gli effetti manifestati leggendo il Regolamento stesso, ho visto nelle facce di coloro che posseggono un drone una sorta di sconforto, mutato poi in disperazione, virato al pessimismo e al catastrofismo per poi involversi, alimentato da istinti latenti primordiali insiti in ciascun individuo, in rabbia e ribellione. Da qui derivano i famosi “carbonari del drone”, individui elica muniti che a prescindere da tutto volano, ovunque, in barba alle decine di pagine da leggere, da capire, da interpretare e poi provare ad applicare all’interno della propria attività di dronista.

Da 0 a 100 in cinque mesi, anzi 113mila…

chianinaMi riferisco ai modi, ai tempi e metodi con cui si sono evolute le cose ma soprattutto mi riferisco alle SANZIONI. Fino a “poche ore fa”, parlare di assicurazioni per chi operava con i droni era come parlare di qualità della carne Chianina con un vegano. Anzi, credo che un vegano avrebbe potuto dirmi qualcosa sulla “ciccia” ma l’assicuratore sulle polizze per droni, no. Con chi lavora in campo assicurativo era quasi un’eresia parlare di coperture assicurative per dronisti. Questo fino a pochi mesi fa. Il nulla più assoluto, o quasi. Poi, ad un tratto, arrivano le compagnie d’assicurazione, addirittura “equipaggiate” con prodotti assicurativi formulati nientepopodimenoche dai Lloyds di Londra.

Ancora si stanno definendo alcuni aspetti di queste polizze che ZAC!  Eccoti le sanzioni.

policeMa come? Ancora non ho capito cosa devo fare e arrivano già le sanzioni? Ebbene si, caro mio lettore. Tu, proprio tu che stai leggendo questo post e che con la coda dell’occhio guardi il tuo dronello parcheggiato sotto al tavolo, pronto a fare qualche ripresa video, sappi che, se non hai l’assicurazione e “ti beccano”, rischi dai 56mila ai 113mila euro di multa (vedi per approfondimenti QuadricotteroNews). Stiamo parlando di un utilizzo professionale del SAPR. Se vai al campo di volo per aeromodellisti ti basta l’assicurazione del “capo famiglia” o quella prevista per attività ludico sportive in campo aeromodellistico (poche decine d’euro).

Considera anche che in generale, l’inosservanza del Regolamento ENAC è sanzionabile con Art. 650 del Codice Penale (per approfondimenti ulteriori invito a leggere il mio post “Volare con i droni è possibile ma rispettando tutte le regole“).

Poi, un bel giorno, perchè non bastava, sempre per noi dronisti salta fuori un altro Regolamento, fino ad ora misconosciuto ai più (intendo a chi non è solitamente avvezzo all’uso di un Boeing).

aereo

Arriva il “Codice della navigazione aerea” che di fatto è in vigore da quando esistono i voli civili. Riassume e definisce le regole a cui devono attenersi le compagnie, i piloti e le flotte aeree (nonché sancisce i diritti dei passeggeri; anche se su questo tema, per fortuna, possiamo esimerci dal doverlo approfondire). Poiché i droni sono aeromobili, tale regolamento, insieme alle regole dell’aria e al Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, costituisce di fatto l’impianto normativo che disciplina il settore dei droni. Quindi anche il quadro sanzionatorio si allarga equiparando il volo di un drone, nella peggiore delle ipotesi in area critica, a quello di un aereo di linea che sorvolasse un centro abitato a bassa quota. Di fatto viene paragonato il danno che potrebbe fare un drone che precipita in area critica a quello che potrebbe succedere se precipitasse un aereo di linea su un centro abitato.

Pensavi di avere un quadricottero e ti sei trovato un surrogato di un Airbus A380

E non finisce qui… “dai, lo sai, devi certificarti pilota SAPR e devi certificare il tuo DRONE. Via, adesso le scuole ci sono e non hai più scuse”.

E tu mi dirai: “Lo so, caro Stefano, le scuole ci sono, magari non tante e ben distribuite in tutto il territorio ma ci sono. Ma poi che faccio una volta che ho frequentato una scuola che mi rilascia un attestato di frequenza o diploma che dice che ho appreso le regole dell’aria? Ovvero, che faccio dopo un corso di 33 ore per la sola parte teorica?”.

Ci fai ancora poco ma è un ottimo inizio, caro il mio lettore. Poi devi…

Opzione 1: Rivolgerti al tuo costruttore di droni e chiedergli di farti il corso pratico sul drone che andrai ad acquistare (incrocia le dita che sia certificabile ENAC), redigere il manuale tecnico e quello operativo, facendo prima l’attività sperimentale che serve a stabilire i requisiti minimi di sicurezza dell’aeromobile e tutte le procedure necessarie per garantirle e metterle in atto.

Opzione 2: Alcune scuole che formano i futuri piloti SAPR effettuano anche corsi di formazione alla parte pratica. Anche se sul o sui droni della scuola, quindi la successiva certificazione a pilotare un drone vincolerà quel pilota ad usare quel SAPR della scuola sul quale ha effettuato il corso pratico. Spesso però queste scuole possono anche insegnare a redigere il manuale tecnico, quello operativo e a seguire l’operatore e il pilota in tutto l’iter necessario a ottenere la certificazione da ENAC.

Opzione 3: Affidarvi ad una società di consulenza che sulla base dei vostri obiettivi e analizzando il settore in cui andrete a operare, vi seguirà consigliandovi e ottimizzando i processi che vi porteranno alla certificazione (flotta di droni, piloti e operatori). In tal caso si parla di consulenze dedicate esclusivamente a professionisti e società, come ingegneri, architetti, agronomi, viticoltori, ecc. Queste società di consulenza cominciano ad essere una realtà sempre più presente nel territorio italiano.  Operano attraverso team di tecnici e personale che solitamente vanta una lunga esperienza in campo ingegneristico e aeronautico.

Opzione 4: Ti auto-investi “Auto Costruttore”, che non ha nulla a che vedere con gli AutoBot dei Transformers. E’ una definizione tecnica prevista da ENAC che ti permetterebbe di assemblare (auto costruire, per l’esattezza) un drone e di condurre tutta l’attività sperimentale, ecc. Ovviamente tale investitura prevede una dichiarazione di rispondenza al Regolamento Enac e “un minimo” di conoscenze tecniche. In realtà, sempre stando a quanto afferma ENAC, emerso anche recentemente da uno dei convegni organizzati al DronItaly, non saresti obbligato a certificare i singoli componenti elettronici, meccanici e strutturali del drone acquistati da terze parti ma l’assemblaggio in toto. Diciamo che se fossi un sarto non dovresti garantire la qualità della stoffa e del filo utilizzati ma quella del vestito finito.

E tu mi dirai… “Sì, e se poi mi casca il drone per un problema dovuto a una centralina, al GPS o altro del genere? Chi è responsabile?”

E qui casca il drone e l’asino…

“Ora, e tù vorresti sapè troppe cose nini mio”.

Diciamo che il problema a questo punto andrebbe analizzato da vari punti di vista. In realtà se ENAC certifica il tuo drone, quel drone ha le carte in regola per operare. Se cade l’aeromobile e il problema è riconducibile ad un componente del drone, che comunque ENAC al momento della valutazione delle carte che hai presentato e che riguardano il tuo drone nel suo insieme ha ritenuto valido, in ambito assicurativo la questione “dovrebbe” essere liquidata senza problemi.

E qui ho detto la caz…

“Senza problemi” è una parola grossa ma ragioniamo un momento. Tu sei certificato pilota SAPR insieme al tuo SAPR. Puoi operare in aree non critiche, hai l’assicurazione, ti cade il drone (sempre quello che hai certificato con ENAC e non un altro) per un problema meramente tecnico. Se hai gestito l’operazione non critica osservando scrupolosamente quanto hai dichiarato sul  manuale tecnico e su quello operativo, rispettando quanto riportato dal Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, in caso di incidente, quindi di danno, sei coperto dalla tua polizza assicurativa. Se poi la compagnia d’assicurazioni troverà il modo di cavillare su questioni tecniche sollevate dal perito, questo non posso certamente prevederlo, anche se, onestamente parlando, messa nei modi che abbiamo descritto fino ad ora, presumo che in tal caso qualche notte in bianco tu debba metterla in bilancio.

Allora… che fare?

Domandona… Una prima risposta che mi viene di darti, amico mio dronista, è di investire su te stesso. Vai ai seminari di formazione sull’argomento droni (in generale), imparati le regole dell’aria. Fatti un corso presso una scuola certificata da ENAC, cerca di capire con esattezza in quale ambito vorresti operare con i SAPR. Contatta le aziende che producono droni. Ti consiglio di prendere contatti con quelle italiane, dammi retta. Per quanto siano belli, fighi, massicci, funzionali e diffusi i droni asiatici, resta il fatto che le aziende italiane che costruiscono droni (anche questi belli e fighissimi, te lo assicuro), lo fanno con nozione di causa. Sanno cosa chiede ENAC e si adoperano per realizzare prodotti in grado di essere certificati.

Investire su se stessi vuol dire crescere, prima di tutto. Conoscere un settore, un mercato e le leggi che lo governano. Adesso ci sono fiere dedicate, convegni, workshop, seminari e corsi sui droni. Prima di fare passi in una direzione, magari prevalentemente spinti dalla forza della passione o dalla voglia di cavalcare un settore che, almeno sulla carta, appare come quello tra i più interessanti del momento sotto il profilo delle opportunità di lavoro, “stoppati” un attimo e impara. Ascolta, confrontati con chi è del settore.

Cerca di capire che operi o stai pensando di farlo all’interno di un comparto lavorativo fortemente caratterizzato dalla tecnologia, da competenze in campo aeronautico e influenzato dalle decisioni ENAC e presto anche da quelle dell’EASA. Cerca di capire che le Autorità di Pubblica Sicurezza operano per garantire la sicurezza dei cittadini e per prevenire e reprimere eventuali atti che contravvengono ai dispositivi di legge. Se prendi un drone e pretendi di andare a fare rilievi termografici in prossimità di una facciata di un edificio, in pieno centro città, senza autorizzazioni, senza aver adottato procedure di sicurezza, ecc., poi non chiederti perché la volante della Polizia è intervenuta.

Pertanto, se hai investito un po’ di soldi in un drone e sai già che quel modello difficilmente potrà essere certificato da ENAC come SAPR per le attività in aree non critiche, vola in aree segregate o campi di volo per aeromodellisti ma parallelamente, se vuoi diventare un professionista di questo settore, comincia a pensare da pilota. Formati e poi specializzati nei campi di applicazione a te più congeniali.

soldiLavorare con i droni non vuol dire “fare tutto” col drone e inoltre occorre dotarsi di un’organizzazione per operare con questi  “cosi”. Diciamo pure che tra le tante incertezze che ancora aleggiano in questo settore, di sicuro è emerso che il Pilota SAPR non può volare da solo. Non a caso esiste anche la figura dell’Operatore SAPR. Inoltre, ti invito a riflettere, se parliamo di droni certificati, di percorsi formativi, di crescita personale e, soprattutto, di costituire un’impresa attorno alla quale sviluppare un’attività professionale, occorrerà entrare nell’ottica di dover affrontare degli investimenti.

Allora, amico mio dronista, non ancora Pilota SAPR. Ti faccio la domandona del secolo: “Vuoi usare i droni perché ti piace svolazzare e magari fare anche le riprese video o vuoi seriamente affrontare l’argomento per fondare un’attività imprenditoriale?”

Nel primo caso, da amico, ti consiglio di tenerti il tuo dronello e, come ho già detto, limitati a volare e divertirti in aree segregate, meglio se sopra un bel campo, meglio ancora se tuo e ancor meglio se lontano, parecchio, dagli aeroporti. Oppure fallo presso i campi di volo per aeromodellisti.

Nel secondo caso. Frugati in tasca e investi il tuo tempo e non mi venire a chiedere consigli su quale drone acquistare per la tua attività di videomaker professionista proponendomi  un budget di spesa massimo di 300 Euro perché, dopo tutti i post che ho scritto sull’argomento e questo articolo in particolare, mi FARESTI GIRARE LE PALE! 🙂

 

Droni per tutti ma il rischio è di lasciarli a terra

Chi si sta avvicinando al settore o chi già lavora con i droni sa che dal 30 aprile 2014 entrerà in vigore il regolamento ENAC che disciplina l’uso di questi meravigliosi oggetti volanti.

Da una parte abbiamo l’ENAC che per il ruolo che riveste e la funzione che svolge si è pronunciata in materia di SAPR, Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto.

Dall’altra troviamo centinaia di operatori che da anni lavorano con i droni e molti altri che si stanno avvicinando a questo settore.

Il problema, come spesso accade, è cercare di conciliare le regole con l’applicabilità delle stesse, principalmente laddove, nel settore dei droni, fino ad oggi bastavano una buona attrezzatura, l’esperienza e soprattutto il buon senso.

Regole e droni. La necessità di trovare il giusto compromesso, altrimenti... "tutti a terra".

Regole e droni. La necessità di trovare il giusto compromesso, altrimenti… “tutti a terra”.

Non è assolutamente facile trovare un punto d’incontro. Le regole dell’aria sono legittime ma mal si applicano nel momento in cui l’operatore, il cosiddetto Pilota Remoto, deve effettuare delle Operazioni Specializzate (dal regolamento ENAC: si intendono le attività che prevedono l’effettuazione, con un SAPR, di un servizio a titolo oneroso o meno, quale ad esempio sorveglianza del territorio o di impianti, monitoraggio ambientale, impieghi agricoli, fotogrammetria, pubblicità, ecc..), praticamente tutte quelle contemplabili ad uso professionale.

Ammettiamo pure che tale operatore, nonché pilota remoto, operi nell’ambito di situazioni “Non critiche“. Lo sono quelle che NON prevedono il sorvolo di Aree Congestionate; pensate a qualsiasi luogo in cui sono presenti persone (centri urbani, aree sportive in cui si svolgono manifestazioni, concerti, ecc), Aree riservate ai fini della sicurezza di Stato (caserme, basi militari, edifici governativi, questure, centrali di polizia, ecc), Linee e Stazioni ferroviarie, autostrade e impianti industriali.

Fin qui, diciamo che gran parte di queste indicazioni avrebbero pure senso. E’ ovvio che se prendo un drone e lo faccio volare su una base militare, non è proprio una trovata da geni. A parte il fatto che su alcune basi militari potreste anche non vederlo tornare a casa perché abbattuto prima, comunque, diciamo che questa indicazione ha senso ed è condivisibile.

Avrebbe senso anche l’indicazione di NON sorvolo di aree congestionate, magari intese come concerti, nei quali la densità delle persone presenti in uno spazio limitato è tale che qualsiasi eventuale manovra di emergenza da effettuare col drone non garantirebbe l’incolumità delle persone che si trovano all’interno dello spazio di volo (o di non volo perché il drone, in tal caso, sta precipitando).

Diventa meno “condivisibile” la questione qualora il vostro lavoro preveda, come nel caso di fotografi e videomakers matrimonialisti, un volo col drone davanti al sagrato di una chiesa, gremito di gente invitata dalla coppia di sposi, per effettuare le riprese video dell’alto.

Cercando di interpretare alla lettera quanto riportato dal regolamento ENAC, sareste in difetto in almeno due punti.

Il primo: state sorvolando un’area congestionata in quanto sul sagrato sono presenti diverse persone ed è molto probabile che quella chiesa non si trovi in una collinetta sperduta ma in città, quindi,  per definizione, siete in un’area congestionata in quanto centro urbano.

Il secondo: dovreste volare tenendo conto del volume di spazio “V70” che non definisce solo le distanze tra il vostro drone, le cose e le persone (in questo caso, massima altezza di 70mt e un raggio di azione dall’operatore di 200mt) ma anche che l’operazione di volo deve essere condotta, sempre citando il regolamento ENAC: “ad una distanza orizzontale di sicurezza adeguata dalle aree congestionate, ma non inferiore a 150 m, e ad una distanza di almeno 50 m da persone e cose, che non siano sotto il diretto controllo dell’operatore”.

Cerchiamo di semplificare il tutto per capire meglio.

Dovete volare ad un’altezza massima di 70 metri e non spingere il vostro drone ad una distanza da voi di oltre i 200mt. Fin qui, è chiaro. A questo punto il regolamento introduce un nuovo parametro che è la distanza ORIZZONTALE di sicurezza adeguata dalle aree congestionate che non deve essere inferiore a 150 mt e almeno 50mt da cose e persone.

Quindi, pur rientrando in uno spazio di controllo del drone V70, vi trovereste a dover riprendere con la videocamera installata sul drone, gli invitati e soprattutto gli sposi, ad almeno 51mt di distanza da loro in quanto andrebbero a costituire, di fatto, un’area congestionata (ricordo che la definizione di area congestionata è: “aree o agglomerati usati come zone residenziali, industriali, commerciali, sportive, e in generale aree dove si possono avere assembramenti, anche temporanei di persone.”

Quindi, a meno che il vostro drone non sia dotato di teleobiettivo (piuttosto potente) e un altrettanto potente stabilizzatore d’immagine, a 51mt di distanza da quelle persone riprenderete ben poco.

E’ sotto inteso che, in tutto questo bel discorso, abbia dato per scontato che il vostro drone sia dotato di telemetria, altrimenti “a occhio” scordatevi di poter valutare le distanze.

Questo è solo una minima parte del regolamento ENAC che disciplina l’utilizzo dei droni. Le questioni però non si limitano a questo. Facciamo un altro esempio.

Ammettiamo che decidiate di evitare in toto le aree congestionate e di utilizzare il vostro drone fuori dai centri abitati e dove non ci sono persone. Rimanendo sempre nel settore dei videomakers, ipotizziamo che vi specializziate in riprese di paesaggi, campagne, montagne, mare, agriturismi, ecc. Il vostro committente è una APT (Agenzia di Promozione Turistica) che vi commissiona delle riprese delle zone agresti per effettuare un video promozionale del territorio in cui si esaltano le bellezze naturali del Comune, ma non, ovviamente, quelle all’interno della suddetta area congestionata.

Prendete il vostro bel drone, andate tra le colline ricche di coltivazioni, vigneti, ulivi, ecc e vi fate la vostra bella ripresa video. Tenete a mente il V70, verificate che intorno a voi non ci sia nessuno nel raggio di 50mt e vi fate il vostro bel volo con tanto di ripresa video. Domanda: “siete sicuri di non essere all’interno di un’area ATZ (Aerodrome Traffic Zone)” o ad almeno 8km dal perimetro di un aeroporto e dai sentieri di avvicinamento e decollo di/da un aeroporto?

Francamente io non saprei nemmeno come fare a calcolare tali distanze. Da un aeroporto si può anche facilmente calcolare ma dai sentieri di avvicinamento e decollo? Come fare?

Che stress, mi è entrato il mal di testa…

Ovviamente non finisce qui. Stiamo ancora parlando di operazioni specializzate non critiche, sempre loro, quelle di cui abbiamo parlato fino ad ora. Volete che accenni a quelle critiche? Sono tutte quelle operazioni che PREVEDONO il sorvolo di aree congestionate o prossime alle ATZ e comunque a meno di 8Km dal perimetro di un aeroporto o dai relativi sentieri di avvicinamento e decollo.

Hummm…

E se vi voleste impelagare con queste operazioni, come dovreste fare?

“Auguri”, dovreste inoltrare all’ENAC una richiesta di utilizzo dello spazio aereo e attendere il responso. Lo so che avete un drone, ma stando al rispettabilissimo regolamento ENAC, pur avendo un drone, se volete fare il vostro lavoro, ad esempio in città o a un po’ meno di 8Km da un aeroporto, dovreste chiedere il permesso di volo come se foste un Boeing 747. Ironizzo un po’ per darvi modo di prender fiato davanti a queste limitazioni che di fatto riducono, se non annullano, le possibilità di utilizzo del drone ad uso professionale.

Voi utilizzate un drone per lavoro, avete investito, ve la “menate” con le regole e assicurazioni (di cui parliamo più avanti), ecc… e c’è chi si compra un drone “per giocarci” che non si pone minimamente la questione, svolazzando ovunque. Magari è proprio “lui” che crea quei problemi che certi regolamenti tentano di evitare. Regolamenti che in realtà disciplinano anche l’utilizzo di droni e/o aeromodelli a scopo ricreativo (sezione V Art. 23 del regolamento ENAC) ma di cui, mi immagino, nessun essere umano normodotato si sognerebbe mai di leggere a meno che non “viva” (stile Tom Hanks in Viktor Navorski nel film The Terminal) o lavori in un aeroporto e quindi abbia una certa “sensibilità” all’argomento. Sempre che poi venga a sapere dell’esistenza di questo regolamento.

Lasciando perdere questo “sottile velo di polemica”, andiamo avanti sul regolamento.

L’articolo 20, definisce la questione polizze assicurative. In pratica, dice che chi usa un drone deve avere una copertura assicurativa concernente la responsabilità verso terzi, adeguata allo scopo e non inferiore ai massimali minimi di cui alla tabella dell’articolo 7 del Regolamento (CE) n. 785/2004.

Ovviamente per complicare la vita alle persone, uno (io), deve andare a leggersi quell’articolo 7 del Regolamento CE e verificare cosa riporta. Poiché vi voglio bene, anche solo per il fatto che siete arrivati a leggere questo post fin in qui, vi comunico che ciò che riguarda i droni, nel suddetto articolo, è riportato nella Categoria 1, ovvero quella che comprende i velivoli MTOM (Maximum Take-Off Mass: massa operativa o massa al decollo) inferiore ai 500Kg la cui Copertura minima da prevedere è di 0,75 milioni di DSP. Sarebbe stato più facile esprimerla in Euro ma così non è, quindi beccatevi i Diritti Speciali di Prelievo e la tediosissima spiegazione che ne segue che potete “apprezzare” grazie all’inesauribile preziosissima fonte d’informazioni che è Wikipedia. Il vostro assicuratore potrà esservi più preciso dandovi cifre alla mano più comprensibili.

Detto ciò, non ho esaurito l’argomento REGOLAMENTO ma ho esaurito le mie e, probabilmente, vostre forze. Ciò che ho riportato è riscontrabile studiandosi con attenzione il Regolamento Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto di cui riporto in fondo all’articolo il link e quelli dei relativi allegati. Considerate che tali disposizioni diventeranno legge dal 30 aprile 2014 e che riguardano tutti i droni (e non solo) di massa massima al decollo minore di 25 kg. Se avete intenzione di utilizzare droni aventi una massa massima al decollo maggiore o uguale a 25 kg, sappiate che oltre dover tener conto di numerosi ulteriori adempimenti, dovrete dotare il vostro drone di una serie di dispositivi citati all’Art. 18 (Equipaggiamenti).

L‘Art. 8 della Sez. II  – Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto con mezzi aerei di massa massima al decollo minore di 25 kg, al punto 18 è riportato: “L’ENAC può prevedere procedure semplificate per i SAPR con massa massima al decollo minore o uguale a 2 kg.” Questo punto non sancisce di fatto una totale esclusione da tutti gli adempimenti richiesti dal regolamento per droni che pesano sotto ai 2Kg, ma dice semplicemente che l’Enac “può prevedere” procedure semplificate. Il che vuol dire che attualmente non ci sono e che non è detto neppure che un domani vi siano e comunque riguarderebbero esclusivamente quadricotteri “normodotati”.

A seguito della pubblicazione del regolamento, l’ENAC ha rilasciato una serie di documenti che teoricamente dovrebbero di fatto agevolare gli adempimenti richiesti per lavorare in piena regola. E’ stato rilasciato un documento che permette un’autocertificazione attraverso la quale si attesta che ciò che stiamo facendo, in sostanza, è perfettamente in linea con quanto richiesto dall’ENAC. Se da una parte tale procedura agevola l’utente, dall’altra lo pone sul piano del limbo e salva l’ENAC e le compagnie assicurative da qualsiasi problema.

In soldoni cosa accade?

L’Enac dice. Tu puoi fare un’autocertificazione nella quale dichiari che hai il drone a norma e che volerai in aree consentite o comunque entro i parametri riportati dal Regolamento ENAC. Perfetto. Se mai dovesse accadere qualcosa, classico incidente, e per puro caso anche uno dei numerosi requisiti tecnici o regole previste dall’Enac non venissero rispettate, anche solo per puro caso o difficoltà di comprensione della norma o dell’applicazione nello specifico, di fatto:

  1. – hai dichiarato il falso
  2. – non sei coperto da assicurazione

A fronte di un danno causato dall’impatto del drone con cose o persone, la compagnia assicuratrice invia il perito e la prima cosa che farà sarà quella di accertare se le operazioni di volo e l’apparecchio rientravano nei requisiti richiesti da Enac e con quanto dichiarato nell’autocertificazione. Se così non fosse, fine della giostra… l’assicurazione potrebbe anche decidere di non liquidare il danno.

Se le cose non cambiamo il lavoro del “dronista” sarà possibile solo per realtà strutturate, con flotte di droni, operatori coadiuvati da assistenti di volo e una segreteria in grado di occuparsi di gestire le pratiche.

Si spera che nell’ambito della prima fiera del settore interamente dedicata al mondo dei droni, che si terrà a maggio a Roma, si affronti la questione e che si trovino delle soluzioni alla portata di tutti, per coloro che desiderano lavorare in un settore che apre interessanti possibilità professionali. La fiera in questione è ROMA DRONE EXPO & SHOW di cui trovate tutti i riferimenti in fondo a questo articolo.

Le scuole di pilotaggio droni.

Altro argomento spinoso. Fino ad oggi, NESSUNA SCUOLA in Italia è in grado di rilasciare attestati o diplomi certificati dall’ENAC come pilota di drone. Ci sono numerose realtà che organizzano corsi di questo tipo ma in sostanza rilasciano un attestato o diploma che non ha alcun valore se non quello di aver frequentato un corso che ti ha insegnato qualcosa. In effetti il regolamento ENAC palesa la necessità di possedere un’adeguata preparazione per pilotare un SAPR. Dal regolamento ENAC, alla Sezione IV – Disposizioni Generali per i Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto, Art. 17 (Pilota), al Punto 4, viene riportato quanto segue, cito testualmente: Ai fini dell’idoneità psicofisica, il pilota deve essere in possesso e in corso di validità del certificato medico di seconda classe in accordo al Regolamento ENAC “Organizzazione Sanitaria e certificazioni mediche d’idoneità per il conseguimento delle licenze e degli attestati aeronautici”.

Non essendoci ancora scuole certificate ENAC per il pilotaggio di droni resta da capire, dal 30 aprile, come poter lavorare senza incorrere in problemi o quantomeno poter lavorare con una certa serenità.

La cosa che lascia ancor più stupiti è che non solo non è stato definito ancora nulla in merito alle scuole certificate ma naturalmente non si è parlato neppure di costi da sostenere per mettersi in regola. Il rischio, in certi casi, è di pagare più di oneri vari per mettersi in regola che per acquistare il drone e l’attrezzatura necessaria al proprio lavoro.

E la mia affermazione non è campata in aria. Andando a spulciare sul web ho trovato un articolo pubblicato il 26 febbraio 2014 su “L’Espansione la voce viva delle imprese” che riporta un’intervista all’ingegnere Enea Guccini, Direttore Centrale Standardizzazione Sicurezza dell’Enac. Vi consiglio di leggere tutto l’articolo (che trovate al termine di questo post) e soprattutto la risposta dell’ingegnere alla quarta domanda postagli dall’intervistatore.

Le notizie non sono rosee come pensavate, lo immagino. Purtroppo questa è la situazione. Dobbiamo prenderne atto, continuare a informarci e capire come meglio muoverci. Dal canto mio cercherò di tenervi informati, aggiornandovi su quanto stanno facendo le varie associazioni di settore, composte da piccole e medie realtà, impegnate a trovare soluzioni per la semplificazione della regolamentazione di un settore che ha tutto l’interesse a operare nel rispetto della legge ma ha anche tutto l’interesse ad operare…

…e se tutto questi vi pare già abbastanza, sappiate che entro quest’anno entrerà in gioco anche l’Aesa, l’Agenzia europea di sicurezza aerea che si pronuncerà in merito alle regole sull’uso dei droni civili (leggi articolo sotto riportato dal Corriere delle Comunicazioni).

 

Approfondimenti:

ENAC:

Prime denunce per utilizzo di droni senza autorizzazioni:

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