Droni marini e droni terrestri… Uffa!

Continuo a leggere o sentire indicare, “qualunque cosa” abbia un microchip e che si muove autonomamente, con i termini: DRONE MARINO o DRONE TERRESTRE.

Allora… NON esistono DRONI MARINI o DRONI TERRESTRI.

Eventualmente esistono: rover, robot, veicoli autonomi, USV: Unmanned Surface Vehicle, UTV: Unmanned Transport Vehicle, UUV: Unmanned Underwater Vehicles…

I DRONI volano e basta.

Se hanno microchip sono macchine volanti, quindi APR o UAS, UAV, DRONI, etc. Se non hanno microchip probabilmente sono insetti, più precisamente ci si riferisce al maschio dell’ape.

Pertanto, se senti qualcuno che dice: “drone marino” o “drone terrestre” dagli del “rinDRONATO” e spiegagli la differenza.

Non a caso sul mio blog DRONEVOLUTION ho realizzato un’apposita rubrica che si intitola “DRONI ma non proprio“, per raccogliere alcuni articoli, scritti da giornalisti, che indicano come DRONI della roba che fa di tutto meno che volare.

ape drone

“Campagna di promozione per la cultura in un settore emergente che ha infinitamente bisogno di informazioni chiare e certe.”

Grazie!

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Droni agli arresti domiciliari e il business delle parole…

Blindato, terrorismo, ISIS, foreign fighters e droni. 

Non necessariamente in questo ordine ma spesso, troppo spesso, queste parole vengono accostate tra loro.

Qualche anno fa mi avvicinai al settore dei droni con la convinzione che potesse offrire nuove opportunità di lavoro. Si diceva che le tecnologie dei droni civili erano state “sdoganate” (altro termine abusato) da quelle militari – quindi che erano molto efficienti – e che la ricerca e lo sviluppo delle tecnologie avrebbero portato nel corso degli anni al raggiungimento di incredibili risultati nelle performance degli aeromobili a controllo remoto, parallelamente all’implementazione delle applicazioni in cui impiegarli in ambito civile.

droneMilitare

Io stesso avevo deciso di avvalermi di un SAPR per effettuare riprese, foto e video pubblicitari ma con le prime avvisaglie che preannunciavano l’entrata in vigore del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto capii che le cose si sarebbero decisamente complicate. In parole povere, come si dice a Prato: “ho ripreso ì mì balocchi e son tornato a giocare nì mì uscio”.

“Eppure avevamo detto che i droni sarebbero stati il futuro…”

A tutt’oggi ritengo che avviare in Italia un’attività che implichi l’impiego di APR sia da valutare con la massima attenzione; non solo per tutti gli aspetti burocratici, normativi, legali, sanzionatori, assicurativi, correlati e derivanti da ciò che è riportato su:

a cui si riferiscono le sanzioni emanate dal

e per quanto previsto dalle regole sulla Privacy, in merito alla realizzazione di foto e di video, definite dal:

ma anche per tutto ciò che i media dispensano a loro uso e consumo ipotizzando molteplici utilizzi dei droni in ambito terroristico, talvolta sconfinando nella fantascienza o prospettando scenari apocalittici che paiono dei suggerimenti verso i neo-terroristi.

Posso usare un coltello da cucina per tagliare il pane o la carne ma non divento automaticamente un serial killer e dato che i serial killer e gli assassini utilizzano anche i coltelli per uccidere, non credo che vietandone l’uso si possano eliminare gli omicidi; di sicuro si manderebbero fallite le panetterie, le macellerie, ecc. che utilizzano quotidianamente i coltelli per svolgere il proprio, lecito lavoro.

Torniamo alle parole che in questo momento “vanno per la maggiore” e che i media utilizzano in ogni dove per caratterizzare i propri servizi giornalistici.

BLINDATO: a seguito dei fatti di cronaca accaduti a Parigi è il termine più utilizzato per definire una zona impenetrabile, chiusa, sigillata.

E’ quasi un termine onomatopeico che suona come: “forte”, “ferro”, “serratura”, “sicuro” e che trasposto in un contesto di cronaca dovrebbe darci la garanzia di estrema sicurezza e di massimo controllo laddove però, evidentemente, non si riesce a garantire né l’una e né l’altra cosa se non la limitazione della libertà alle persone comuni e non escludendo in assoluto la possibilità di agire a quelle più scellerate. Oltretutto si procede a “blindare” un’area o un’intera città solo dopo essersi verificato un fatto di estrema gravità che ha prodotto vittime civili. E’ un po’ come voler mettere i soldi in una cassaforte dopo essere stati rapinati.

Prima o poi il livello di attenzione cala inevitabilmente e ciò che si è fatto oggi, con estremo sacrificio, spendendo milioni di Euro in procedure di sicurezza, intelligence, armi e dispositivi vari, diventa praticamente inutile col passare del tempo. Cambiano le strategie dei terroristi, cambiano gli obiettivi, cala l’attenzione da parte delle forze dell’ordine e tutto torna ad assumere una condizione di “normalità”, fino al nuovo fatto di sangue.

Ma a parte questo, il termine BLINDATO piace, va parecchio. Se ci fosse una “borsa delle parole” oggi avrebbe una quotazione altissima.

A fianco o nelle vicinanze di blindato troviamo TERRORISMO, altro termine che evoca nelle menti di ognuno immagini cruente. Vorrei poter abusare del termine che indica l’esatto contrario ma di fatto, il SERENISMO o il FELICISMO o il CALMISMO ma non sono termini in uso; peccato, forse questo è sintomatico ed indica la vera natura dell’uomo.

Poi abbiamo ISIS che è l’acronimo di Islamic State of Iraq and Syria. Che dire in merito… anche nulla. Si è detto e ridetto di tutto e di più e francamente, io che sono un semplice cittadino che subisce come voi il peso delle parole e ancor di più della sostanza prodotta da questo clima di NON PACE, non voglio aggiungere nulla in merito a qualcosa che si autoproclama uno Stato e che di fatto esiste solo per uccidere le persone e annichilire il concetto stesso di cultura e di evoluzione umana.

Da ISIS il passo a FOREIGN FIGHTERS è breve. Altro termine abusato, diventato quasi un titolo altisonante che di fatto vuol dire: “combattente straniero”, anche se in modo più hollywoodiano, usato al posto di qualche appellativo più scurrile, meno giornalistico ma più consono e all’uopo per indicare quell’essere che si cimenta nel terrorismo. Secondo il mio modestissimo parere è un termine anche troppo lusinghiero, soprattutto la seconda parola: FIGHETER che dovrebbe essere associata ad un personaggio come Leonida o ad un Cesare o un lottatore di Wresling o ad uno di Boxe e non a dei fanatici il cui cervello ha pensato bene di dissociarsi e andarsene dal loro corpo da parecchio tempo.

Ma veniamo all’ultimo dei termini che ho elencato in apertura di questo post; quello che francamente riterrei il più innocuo tra questi: DRONI.

Oggi la parola DRONE è abusatissima. Viene indiscriminatamente utilizzata per indicare tutto ciò che è dotato di un’intelligenza artificiale, più o meno evoluta, e che si muove senza un pilota a bordo.

Ho sentito indicare drone:

  • Auto
  • barche
  • robot
  • sottomarini

e anche

  • aerei o elicotteri dal design innovativo ma che a bordo hanno comunque un pilota.

Mi manca solo di sentire qualche idraulico indicare “drone” una lavatrice di ultima generazione e siamo a posto.

Solo per fare chiarezza, un DRONE può essere solo due cose:

  1. il maschio dell’ape
  2. un’aeromobile a controllo remoto (il cui nome deriva proprio dalle caratteristiche fisiche, comportamentali e dal rumore prodotto durante il volo dal suddetto insetto).

Comunque, pare che se non utilizzi i DRONI per fare un po’ di tutto, meno che per quello che servirebbero (viste le restrizioni per l’utilizzo di questi aeromobili in ambito civile), non sei “alla moda”.

Detto ciò, oggi i DRONI pare che siano il pericolo numero uno per le intelligence di tutto il mondo, senza pensare che gli unici droni che fino ad oggi hanno fatto seri danni sono stati solo quelli militari, oltretutto impiegati proprio con l’intento di fare danno.

Comunque, l’associazione delle parole blindato, terrorismo, ISIS, foreign fighters e droni è diventata la miscela vincente per vendere giornali e realizzare talk show improntati esclusivamente su questi argomenti.

Considerando che un terrorista dell’ISIS ambisce per dottrina e lavaggio di cervello, quando non ci ripensa all’ultimo istante, a immolarsi per un distorto “credo religioso”, mi pare molto difficile che possa utilizzare un drone per compiere un attentato.

Comunque, anche se il “suo credo religioso”, edulcorato da fifa, gli suggerisse di mantenere la propria incolumità, non credo che l’interdizione di uno spazio aereo ai droni o agli ultraleggeri possa evitare l’utilizzo di questi aeromobili in ambito terroristico. Francamente non me lo vedo proprio il tizio dell’ISIS che si reca da ENAC per mettersi in regola con tanto di attestati, manuali di volo e documentazioni varie con l’obiettivo di compiere un attentato col proprio APR. Oltretutto in area critica soggetta ad assembramento di persone, su via, non si può proprio. O li usa, a prescindere, o continua ad utilizzare il suoi “bei” Kalashnikov, cinture esplosive e aggeggi vari di morte, acquistati presso i venditori di armi, degli stessi paesi dove poi i terroristi li impiegano; credo oltretutto che vedano questo processo come una sorta di nemesi perfetta.

Parlare delle possibili “strategie del terrore” in termini mediatici ha un maggiore effetto sull’opinione pubblica se vi si associa la parola DRONE.

Un oggetto che vola, pilotato in remoto da chissà chi e da chissà dove, magari carico di esplosivo o di un pericoloso virus letale. “Fa audience”, crea attenzione, si possono chiamare in causa esperti e sedicenti tali in varie trasmissioni televisive per parlare dell’argomento in modo quasi morboso. Le ipotesi si sprecano e gli ascolti salgono e l’opinione che si forma tra la gente in merito ai DRONI è sempre più DRONI = TERRORISMO.

Poi arrivano le contraddizioni.

Qualche giorno fa ho postato sulla mia pagina Facebook DRONE alcuni articoli che riportavano le parole del ministro Angelino Alfano il quale comunicava perentoriamente l’interdizione dello spazio aereo ai DRONI e agli ultraleggeri sulla capitale durante il Giubileo. Il giorno dopo si leggeva sui quotidiani online che le forze di polizia avrebbero utilizzato i DRONI per prevenire attentati. Il giorno dopo ancora il prefetto Gabrielli dichiarava che i droni “sospetti” sarebbero stati abbattuti; “credo che si riferisse a quelli con occhiali da sole e baffi finti”.

In fondo a questo post, se volete, potrete deliziarvi leggendo gli articoli di cui vi ho appena parlato.

Forse mi sono perso qualcosa… ma il volo degli APR sulla capitale o su qualsiasi altra città, prima dell’era ISIS, era possibile? …Mah!

Diciamo pure che se uno prende e vola con un APR in Piazza Navona, per dirne una, o a San Pietro, per dirne un’altra, viola la legge, a meno che non abbia ottenuto da ENAC un “permesso di volo in area critica in scenario misto” e che lo abbia condiviso con le autorità di PS del luogo che hanno l’ultima parola in merito; questo perchè se le autorità di PS, per esempio, avessero autorizzato per quel giorno, a quell’ora “un corteo con la Camusso“, che per l’appunto transita proprio nella zona di volo dell’APR, questo creerebbe non pochi problemi…

Ma tutto questo non fa figo e quindi i media non ne parlano. No, non della Camusso ma delle questioni burocratiche legate all’uso di un APR in città – e non mi riferisco a quelle tre fette di prosciutto con le ali definite DRONI sotto i 300gr. –

Alla fine di tutto questo delirio, chi già aveva difficoltà a lavorare con gli APR, pur con tutte le sue autorizzazioni, assicurazioni, certificazioni varie, oggi si trova ad essere paragonato alla stregua di un Hezbollah fondamentalista guerrafondaio.

vignetta terrorista

Vorrei ricordare che nel mondo il business delle armi supera di gran lunga quello dei droni civili e che un drone civile può essere impiegato in moltissimi scenari per innumerevoli scopi di pace mentre un’arma può solo uccidere, anche se sono impiegate in quelle che definiamo missioni di pace o missioni umanitarie ma che di fatto, spesso, si trasformano in missioni “portatrici di morte”.

Quindi, che futuro potremmo sperare per i droni?

A mio avviso si è spostata la linea di arrivo e di ripartenza o quella che avrebbe dovuto sancire l’apertura di un vero e proprio mercato e del relativo business per il settore dei droni civili. Questo almeno in Italia.

Per quanto ci possiamo impegnare, investire e sperare, vedo che gli APR restano per il momento degli apparecchi in uso ad una nicchia di utenti, troppo pochi per essere definiti un “mercato di riferimento”, troppo pochi per essere ascoltati, troppo pochi per poter fare la differenza in un settore che ha un incredibile potenziale inespresso, sottomesso da regole che limitano chi lavora con coscienza e serietà e risultano poco efficaci per frenare il fenomeno dell’abusivismo.

Si dice che il settore sia ancora acerbo, che dovrà svilupparsi e che i risultati si vedranno nel tempo. A me pare che il settore abbia subito un evidente arresto. Sento parlare più o meno delle stesse cose da circa tre anni e non mi pare di vedere tutti questi droni in cielo o che il mercato dei droni sia effettivamente “decollato”.

Si sente parlare di un boom di vendite di droni e di un incremento di APR che volano in regola.

Nel primo caso il boom si riferisce a quelli venduti spesso dalla grande distribuzione e che oltretutto non dovrebbero essere considerati come dei droni ma degli aeromodelli impiegabili per scopi ludici; anche se qualcuno li usa in modo “promiscuo”, (non previsto dalla legge e quindi per impieghi non proprio regolari).

Nel secondo si parla di un normale incremento dovuto all’ammodernamento e allo sviluppo delle flotte in carico alle aziende produttrici degli stessi APR e di quelle che ne acquistano più di uno per garantire un livello di continuità di servizio nell’ambito della propria professione.

Se a questo ci aggiungiamo il TERRORISMO MEDIATICO unito ad una certa faciloneria nel modo di comunicare della nostra classe politica, penso che la ripartenza del settore sarà roba destinata ad un’élite di “soliti noti”, quelle aziende che potranno permettersi il lusso di gestire appalti pubblici, difesa, sicurezza, intelligence e che sapranno imporre APR ridondatissimi, censitissimi, scatolaneramuniti, transponderati, con sistemi anticollisione, paracadute, airbag, triccheballacche e soprattutto il teletrasporto, almeno se qualcosa deve accadere è meglio che accada lontano da casa nostra; l’importante è parlare, parlare, parlare e i droni civili, quelli che avrebbero potuto e dovuto creare migliaia di posti di lavoro, avranno sempre ampio risalto nelle cronache dei giornali, per il diletto di qualche giornalista o politico che si diverte a “fare la guerra” con le parole, preferendo parlare o straparlare di droni ad uso civile invece di affrontare seriamente il problema delle armi vere ad uso incivile.

 

Articoli di approfondimento:

 

 

DronItaly 2014 – due giorni a Milano tra droni e positività

Mi ha fatto bene andare al DronItaly. E’ stata una manifestazione interessante e soprattutto mi ha dato una sferzata di energia positiva.

Si sa, ce lo dicono e ripetono tutti, tutti i santi giorni… C’è crisi, non si va, che si fa, ecc. Ebbene, la crisi è una condizione innegabile ma l’abbrutimento che si legge nei volti di tante persone, causato da questo status di malessere diffuso, al DronItaly 2014 non era minimamente presente. Energia,  voglia di fare, di mostrare e dimostrare che l’Italia ha tanto da offrire, secondo la mia impressione, sono stati gli elementi caratterizzanti di questo evento milanese.

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Ho incontrato decine di persone e ho letto negli occhi di imprenditori, tecnici, utilizzatori, operatori del settore, un senso di fiducia e di orgoglio. Parlando con queste persone ho apprezzato le competenze di ognuno nei vari campi nei quali operano avendo l’impressione, anzi la certezza, di essere circondato dalle eccellenze del settore.

Dronitaly successo di pubblico

Ma facciamo qualche passo indietro.

Venerdi 24 ottobre mattina. Arrivo a Milano. Solito intreccio di strade, tangenziali, svincoli. Sono accompagnato dal navigatore che con voce perentoria e accento tipo ragazza dell’est europa mi conduce, in un modo o nell’altro, davanti al Centro Congressi NH Milanofiori.

FB_IMG_14141672479335599Come entro noto subito che l’evento ha suscitato un innegabile interesse. Tanta gente proveniente da tutta Italia. Ritiro il mio pass e mi dirigo immediatamente verso la sala Zeta-Omega, presso la quale è iniziato da qualche minuto il convegno di apertura: “Aviazione a controllo remoto: normativa e sviluppi” a cura di Dronitaly, con la partecipazione di ENAC, ENAV e del Garante della Privacy. Trovo la sala, entro e… Urca quanta gente! Sala enorme e gremita. Argomenti interessantissimi. Sicurezza, Privacy, normativa vigente, regole, ecc. Mi trattengo in sala fino alle 12 circa e poi, incuriosito, comincio a girare tra gli stand dei vari espositori.

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Emergono in modo evidente i vari campi di applicazione dei SAPR, tutti o la maggior parte di essi ben rappresentati dalle aziende che espongono. Non solo costruttori di droni ma anche sviluppatori di hardware e software dedicati. Apparecchi fotografici ad alta risoluzione, realtà immersiva, termografia, laser scanner, sistemi di sicurezza per i droni, robot che operano in sinergia con droni per le analisi delle acque… e poi, scuole di formazione per piloti SAPR, compagnie di assicurazione, riviste di settore (a tal proposito saluto gli amici di DroneZine), associazioni, ecc.

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Una manifestazione ricca di eventi e che ha raccolto sotto l’egida Dronitaly i più importanti e autorevoli protagonisti del comparto SAPR – UAV- UAS, italiano. Cinquanta aziende espositrici, convegni, dibattiti, hanno attratto molti visitatori, tra operatori e persone incuriosite da questo settore.

Cosa è emerso da DronItaly?

Un atteggiamento professionale e responsabile che ho riscontrato un po’ ovunque, soprattutto tra gli utilizzatori finali degli aeromobili a pilotaggio remoto che hanno oramai compreso l’importanza e la necessità di regole chiare e condivise per operare bene e in piena sicurezza.

Parlando con i diretti interessati ho rilevato che ENAC è sempre più tesa alla collaborazione e all’ascolto verso gli operatori SAPR, anche se i tempi di risposta non sono ancora celeri ma in fase di miglioramento. A breve, sul sito dell’Ente Nazionale dell’Aviazione Civile, sarà possibile compilare e inviare tutte le pratiche di certificazione e di autorizzazione al volo attraverso un sistema automatizzato che mira a semplificare e accelerare tutte le procedure.  ENAC, nella figura dell’Ing. Carmine Cifaldi ha ribadito la volontà di adoperarsi per soddisfare le singole richieste che pervengono dagli operatori SAPR. Le regole ci sono, vanno rispettate ma è altrettanto vero che talvolta un contesto operativo particolare e gli accorgimenti presi dagli operatori per garantire la sicurezza, possono creare condizioni favorevoli, tali da permettere di effettuare voli in situazioni apparentemente non consone. L’invito è di comunicare con ENAC e di non vedere questo Ente come un ostacolo ma come una figura con la quale dialogare e trovare delle soluzioni.

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Stessa cosa per quanto riguarda le forze dell’ordine, in particolare l’intervento del Sostituto Commissario della Polizia di Stato, Luca Tagliagambe, ha permesso di mettere in luce alcuni aspetti. Tra questi l’interesse della Polizia nel porre al centro del proprio operato l’ordine pubblico, la sicurezza e la repressione e prevenzione degli atti criminali ma, di principio, non certo essere da ostacolo a chi opera con i SAPR, purché si rispettino le regole. Tra le cose da sapersi, in virtù del codice di navigazione aerea, sussiste l’obbligo di comunicare la presenza di qualsiasi aeromobile (droni compresi) in una specifica area, riferendo all’autorità di PS (questore, commissario, sindaco) l’apertura di “un’aviosuperficie occasionale”. E’ una mera segnalazione che viene fatta dall’operatore SAPR comunicando per scritto il luogo designato a tale scopo. Sarà poi cura dell’autorità di PS verificare se ci sono le condizioni minime necessarie per autorizzare o meno l’apertura dell’aviosuperficie occasionale o se eventualmente adoperarsi per suggerire eventuali ulteriori adempimenti per rendere l’area più sicura per effettuare le operazioni di volo e atterraggio necessarie.  Il permesso per l’atterraggio e l’uso dell’area designata ad aviosuperficie occasionale deve essere richiesto anche al proprietario del terreno (privato o Comune).

In pratica, chi fino a oggi è entrato in un negozio di aeromodellismo e ha comprato un drone per poi andare a fare voli sulla testa delle persone, sopra luoghi sensibili, in aree critiche in generale, si deve rendere conto che ha per le mani un potenziale “catalizzatore di danni”, se non utilizzato nel modo corretto e secondo i termini previsti dalla legge. Insomma, cari papà e mamme che questo Natale comprerete il drone a vostro figlio, fatelo, no problem, ma sappiate che quel drone potrete farlo usare alla vostra prole sotto la vostra responsabilità, solo se vi recherete in un campo aperto e meglio se vostro. Diversamente dovrete chiedere il permesso al proprietario per volarvi sopra o, in alternativa, recarvi presso un campo di volo per aeromodellisti e divertirvi in tutta sicurezza, magari coadiuvati da persone più esperte di voi che troverete presso queste strutture. Non al parco in città, al mare, in campagna vicino alle case, negli stadi e luoghi pubblici, chiese, dighe, fabbriche, caserme, luna park, vie cittadine, ecc.

Il drone è un aeromobile e come tale viene considerato dalle autorità competenti.

Per quanto concerne la questione Privacy, Cosimo Comella, Direttore Dipartimento di informatica e tecnologie, Garante per la protezione dei
dati personali, ha spiegato in dettaglio alcuni passaggi del provvedimento in materia di Videosorveglianza a cui si rimandano gli operatori del settore SAPR per tutte le questioni legate alle immagini (foto e video) riprese con droni.

Il settore ove vengono utilizzati i droni civili si allarga continuamente rendendo questi apparecchi strumenti di lavoro sempre più efficaci, sicuri, economici e, per certi versi, indispensabili . E’ altrettanto chiaro che i nostri cieli non potranno essere dominio incontrollato dei droni. L’Italia tra è tra le prime nazioni europee ad aver redatto un regolamento sui droni e a breve entrerà in vigore quello europeo. Il processo di regolamentazione, gestione e controllo di questi mezzi è sicuramente molto più lento rispetto all’evoluzione delle tecnologie e la diffusione delle stesse. Sta a chi opera con questi apparecchi capire e responsabilizzarsi in virtù di uno sviluppo e impiego consapevole, professionale e sicuro dei droni, a beneficio di nuovi posti di lavoro che si svilupperanno, caratterizzati da competenze multidisciplinari.

Devo riconoscerlo. Nelle settimane antecedenti all’evento mi ero fatto una strana impressione sul DronItaly, più che altro condizionata dalla scelta della location. Parliamo di droni, di aeromobili a pilotaggio remoto, di qualcosa che per definizione dovrebbe volare e dominare gli spazi aperti. Sapere che la manifestazione si sarebbe tenuta dentro a un Centro Congressi, per quanto ampio potessi immaginarmi, paragonavo la situazione a ciò che avrebbe potuto provare un appassionato naturalista in visita a un parco per osservare la fauna in libertà, ritrovandosi poi, suo malgrado, a osservare animali impagliati. Bè, quest’immagine che avevo impressa nella mente è sparita poco dopo aver varcato la soglia del DronItaly trovandomi nel mezzo di un “meraviglioso serraglio” caratterizzato da proposte tecnologiche di tutti i tipi e servizi innovativi per chi opera con i droni.

Bella esperienza. Complimenti all’organizzazione dell’evento, Mirumir che ha saputo ben rappresentare il concetto di WorkShop contribuendo a valorizzare e promuovere il comparto dei droni civili in Italia.

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