Droni – T-shirt Warning Drone Hazard

Giallo, come i cartelli che segnalano un pericolo letale. Una sola indicazione WARNING DRONEHAZARD.

Il destino dell’umanità è segnato.

Il futuro è oggi e le macchine volanti senza pilota solcano i nostri cieli. In un fanta-scenario che passa da Skynet fino ad arrivare ad Umbrella Corporation, le paure ataviche, come quella per l’ignoto, dilagano e si amplificano attraverso i media. Ovunque imperversano i droni killer gestiti da cyber sistemi senzienti che decidono autonomamente le sorti dell’umanità… Solo un inquietante ronzio anticipa il loro arrivo ma quando li senti… ormai è già tardi.

“Stefanoooo, non lasciare a giro i tuoi minidroni!!!”

Ecco, fine del gioco. Ero immerso nei miei pensieri, nel mio mondo immaginario creato dalla fantasia che si alimenta dalla volontà e dalla capacità di stupirsi per le cose, scoprirle con la meraviglia, la stessa che può manifestare un bambino; lo stesso che poi risiede in ognuno di noi e che ogni adulto dovrebbe riscoprire.

Il mio sta sempre con me 🙂

Disegna un drone, divertiti a duplicarlo e intrecciarlo con i suoi simili. Deformalo un po’, poi ti appare, è lì, o per lo meno gli assomiglia molto. E’ il pittogramma che hai sempre visto nei film, per fortuna solo lì, o al massimo in qualche ospedale ma a ragion veduta sul contenitore per la raccolta delle siringhe usate.

Il BIOHZARD

Caution Biohazard

Al tuo disegno aggiungi una cornice triangolare, metti la scritta WARNING che è più figa di CAUTION e poi…

Poi fondi la parola DRONE con HAZARD, che vuol dire PERICOLO e non è la famosa contea della serie televisiva della prima metà degli anni ’80; quella era HAZZARD, con due “Z”.

Ecco il pittogramma DRONEHAZARD che ha preso forma.

Dronehazard

 

…sotto al pittogramma ho aggiunto la dicitura WARNING DRONEHAZARD, ho reso il tutto più vintage, rovinato, aggiungendo alla grafica un effetto “sciupato” per rendere il tutto più decadente e “drammatico”.

Ecco il risultato finale.

T-shirt Dronehazard

La maglietta su cui ho riprodotto la grafica è rigorosamente gialla. E’ prodotta dalla Russel, realizzata in cotone ring spun da 145gr. La linea è slim ma non eccessivamente attillata. La tecnica di stampa utilizzata è la serigrafia che rimane pressoché inalterata anche dopo molti lavaggi mantenendo la stampa morbida e comoda da indossare.

 La maglietta WARNING DRONEHAZARD rappresenta la “paura” per ciò che non si conosce. I droni, o meglio, i SAPR, sono una risorsa incredibile per l’umanità. Come per altre cose create e gestite dall’uomo, ognuna può essere fonte di utilità o artefice, sempre per mano dell’uomo, di incredibili crudeltà. Nel caso della mia t-shirt ho voluto enfatizzare il concetto di “pericolo” associato a quello della “paura” innescato dalla poca informazione e spesso da una visione molto soggettiva di certe questioni.

Bando alle filosofie e supercazzole da social media. “La mì maglietta”, come si dice da me, in Toscana, “l’è bellina” e se ti piace la puoi acquistare sul mio sito web dove potrai scoprire tutta la serie delle T-Shirt Drone.

Dimenticavo di dirti che se hai un’associazione, un club, una scuola o comunque qualcosa che rappresenta una passione, le mie t-shirt possono essere personalizzate col tuo logo. Contattami e ne parliamo.

La mia passione per i droni mi ha portato a realizzare una pagina Facebook nella quale, ogni giorno, pubblico la rassegna stampa del settore. Ti invito ad andare a visitarla e a cliccare Mi Piace per seguire tutte le news.

Su questo blog troverai diversi articoli dedicati al settore. Visita la categoria DRONI E DRONISTI.

O via, ti ho detto tutto. Grazie per la tua visita e se ti è piaciuto questo post ti chiedo cortesemente di condividerlo sui tuoi canali web.

Alla prossima ! 🙂

Voglio diventare una App!

Previsioni dal cyberspazio… voglio diventare una App!

cyberspazio
cyberspazio

Non mi considero un pessimista ma vivo a contatto diretto con le tecnologie, per lavoro e per diletto, quindi “sono” e quindi “vedo”…

Sto riflettendo da qualche tempo sul futuro del mio mestiere e di quelli collegati al mio. Svolgo l’attività di grafico (termine quantomai riduttivo ma pur sempre legittimo) e collaboro con molti professionisti che forniscono servizi.

Col diffondersi delle nuove tecnologie, soprattutto in ambito “mobile”, vedi smartphone, tablet e le relative applicazioni che sono sorte negli ultimi anni, mi sto rendendo conto che se il trend di diffusione e sviluppo di questi device si mantiene costante, nel giro di pochi anni il mio mestiere e quello di altri professionisti fornitori di servizi, andranno a sparire; sostituiti da App scaricabili dai vari Market e Store.

Non parlo di ciò che un mestiere comporta, in primis la competenza/formazione e l’esperienza. Parliamo di meri risultati richiesti da un target di massa soprattutto in tempi di crisi.

Definiamo intanto “massa”.

La “massa” sono le persone, solitamente quelle che fanno l’economia. Seguitemi in questo ragionamento estremamente banalizzato ma efficace: Oggi siamo in crisi e questo è un fatto inconfutabile. La crisi rallenta lo sviluppo e l’economia. Anche questo è un fatto. Questo comporta la diminuzione dei consumi e la richiesta di metodi di approvvigionamento (ai vari livelli: alimentare, industriale, commerciale, ecc) di tipo “low cost”. Altro fatto. Quindi, dal momento che non posso permettermi un servizio professionale, come alternativa cosa ho? O non fare nulla, pena blocco totale del proprio business, o farlo in “economia”.

Fino a qualche anno fa, per esempio, per fare un servizio di moda (non parlo di grandi griffe e brand del settore, parlo di moda locale, lavori che capitavano regolarmente per ditte di confezioni e abbigliamento in genere), venivano impiegate decine di maestranze e professionisti, tra cui fotografi, grafici, stilisti, ecc.

Oggi, se si fanno, questi servizi fotografici vengono realizzati con poche persone e pochissime risorse economiche. In tempo di crisi ci siamo inventati metodi e stili che per dare un “tono” al declino generale, sono diventati dei “must”, sono le “soluzioni”. Vedi per esempio le foto e i video girati con fotocamere e telecamere non professionali o semi professionali spacciando il tutto come “voluto” perchè “sa di vero”. Immagini sempre più sgranate, foto con colori sballati, rumore sull’immagine, inquadrature assurde, ecc. La realtà è che quel “sa di vero” è spesso legato al crollo totale del potere di acquisto, anche da parte dei grandi marchi di moda. Per cui, soluzione, si sono inventati metodi per far passare qualcosa di “non professionale” come qualcosa di “voluto e che fa tendenza” e che paradossalmente diventa “professionale”. Le stesse aziende che producevano strumenti professionali oggi hanno dirottato il proprio know-how sulla fascia consumer (altrimenti chiuderebbero), sviluppando le soluzioni che erano appannaggio per i professionisti anche per il mercato “domestico”.

Fino a pochi anni fa era impensabile poter fare una foto panoramica a 360° di un ambiente o di un panorama, ecc. Occorrevano apparecchiature sofisticate, software particolari e questo servizio era fornito esclusivamente da addetti ai lavori. Ora ti scarichi una banalissima App e ti fai tutte le panoramiche a 360° che vuoi. Qualsiasi macchina fotografica di livello consumer ha il software in dotazione e quelle di fascia medio alta hanno l’opzione inclusa direttamente all’interno della macchina che provvede automaticamente a montare le foto scattate in sequenza per svilupparne una sola che offre una vista panoramica a 360°.

E i droni? Oggi ci sono anche i droni e sono una realtà, tanto è vero che l’ENAC si è attivata per regolamentare l’utilizzo di questi dispositivi che spesso oggi vengono utilizzati per fare riprese fotografiche aeree. Altra cosa impensabile fino a poco tempo fa. Riprese che oltretutto possono essere gestite da applicazioni mobile che consentono di pilotare il drone all’interno di ambienti e fare riprese dall’alto. Ieri il drone era roba da militari, oggi è roba da MediaWorld!

Questi sono solo alcuni esempi, potrei andare avanti per ore.

Lo so, qualcuno mi dirà, e lo spero: “ma vuoi mettere se una ripresa a 360° la realizza un professionista con strumenti professionali e con una certa esperienza alle spalle?”

Sì, “voglio mettere”… Ritorniamo alla crisi e alle possibilità che ci vengono offerte dalla tecnologia. La domanda che si fa un imprenditore oggi è: “rinunzio a fare una ripresa a 360° degli ambienti del mio hotel perchè non posso permettermi un servizio professionale o me la realizzo da solo con il mio smartphone?”. A voi la risposta! Oltretutto, se uno ha un po’ di passione e capacità tecniche, è facile che con gli strumenti oggi disponibili possa riuscire a tirar fuori un lavoro dignitoso e comunque utile allo scopo.

Stesso discorso per il grafico. Devi impaginare un libro? Una newsletter, una rivista aziendale? Oppure la solita brochure o catalogo per il suddetto albergo? Sono tutte cose che oggi si possono realizzare con strumenti “home” ottenendo risultati interessanti e comunque utili per perseguire certi obiettivi in tempi di crisi.

In tutto questo ragionamento molti diranno: “ma l’esperienza dove la metti?”. Certo, l’ho scritto all’inizio di questo articolo. L’esperienza è fondamentale ma sempre più viene depauperata del suo effettivo valore e significato.

Trovi clienti che ti chiedono di realizzare cataloghi, schede prodotto, siti web, servizi fotografici, copy, ecc. Prendono il tuo preventivo, quello di altri 5 o 6 referenti che hanno interpellato e guardano (e non ho detto volutamente leggono) il preventivo andando all’ultima pagina, in fondo, dove c’è il prezzo finale. Se un professionista ha prodotto una relazione dettagliata, motivando i costi, spiegando il servizio che offre, che passa da uno studio, da una consulenza che tendono a valorizzare l’immagine del cliente e/o i prodotti, ecc. nella migliore delle ipotesi si sente dire: “ma io non c’ho capito nulla” o “ah! no, non lo avevo letto” e comunque soppesano il tuo lavoro solo attraverso l’unico metodo di paragone che oggi è il più diffuso: il prezzo.

E allora, ne riparleremo tra qualche anno e neppure molti a parer mio, dove troveremo il grafico, il fotografo e forse anche molti altri mestieri come il programmatore di siti web o quello delle stesse App che saranno sostituiti a loro volta da App. Probabilmente a questo punto mi accuserete di soffrire di “Casaleggite acuta” (da Casaleggio e le sue previsioni).

“Ci aspetta un futuro alla Skynet della saga Terminator in cui le macchine prenderanno il controllo su tutto?”.

Forse lo scenario non sarà proprio quello ma di sicuro il mutare dei tempi nella nostra epoca avviene in “micro ere” tali per cui se non siamo estremamente reattivi ai cambiamenti ci troveremmo presto senza una professione da portare avanti.

Per quanto mi riguarda, che dirvi… Se andiamo verso un appiattimento generale delle professioni, all’annichilimento delle capacità individuali banalizzando tutto per far sì che la pochezza assuma un certo valore, allora non farò più il grafico ma diventerò una App, almeno se in tal caso qualcuno deciderà di “scaricarmi” la cosa potrà farmi solo piacere!