26 ottobre “Italy in a day”

Ho visto… gente diventare improvvisamente registi e attori, produrre ore di girato della propria vita e trovarsi a non riuscire ad inviare nulla sul web perché il proprio video pesa diversi Gb.

Ho_Visto_CoseDedicato a quelli a cui non sono state date indicazioni sulla durata consigliata del filmato, a coloro che non sanno come gestire un file video e soprattutto a coloro che ancora non hanno la banda larga.

Comunque sia… dedicato alle buone intenzioni

Lo spot:

Tranquilla! Vai su internet e dacci le coordinate.

Ho visto… ragazze perdersi nel bosco durante una passeggiata a cavallo e usare il telefonino per chiedere aiuto alle amiche.

Ho_Visto_CoseHa un cavallo, ha il telefonino, ha il GPS, ha la connessione ad internet… Ma deve proprio rompere le scatole alle sue amiche per farsi venire a prendere? Bè, da una che non sa neppure se si trova ancora in Italia che vuoi pretendere.

Dedicato a tutti quelli che si perdono nei boschi della vita e che pur avendo molte vie d’uscita, per loro natura, devono sempre rompere i co…i a qualcuno.

Ma come si fa?: “Vai su internet e dacci le coordinate”

Beccatevi lo spot…

Cuffie e auricolari. Dopo oltre un secolo continuano a evolversi regalandoci sonore emozioni.

Per un orecchio o per due, grandissime o intrauricolari, mono o stereo, l’importante è che permettano di sentire in modo impeccabile. Parliamo delle cuffie auricolari che nell’era digitale sono oramai ovunque e alla portata di tutti, trovando largo impiego in ogni occasione e settore divenendo oggi anche un simpatico e utile oggetto promozionale a basso costo.

Nathaniel Baldwin
Nathaniel Baldwin

Ma quando e dove nascono le cuffie e chi le ha inventate? Dobbiamo fare qualche passo indietro e arrivare verso gli anni ’10 del secolo scorso. Il merito è da attribuire a un mormone americano di nome Nathaniel Baldwin. Tutto nasce da un’esigenza precisa: amplificare il suono laddove era necessario sentire perfettamente la voce dell’oratore, e dove se non durante le funzioni religiose dei mormoni?

Baldwin era un ingegnere e un insegnante di fisica e teologia. La sua ricerca lo portò a concepire un primo prototipo di amplificatore ad aria compressa che poi perfezionò facendolo diventare quello che oggi comunemente definiamo “cuffie”. Ma come spesso accade agli inventori, la sua creatura non suscitò particolari consensi tra il pubblico, fin tanto che, prossimi alla prima guerra mondiale, Nathaniel Baldwin presentò la sua invenzione alla Marina Militare statunitense, presso la quale ricevette tutti i consensi sperati, fornendo loro un cospicuo ordinativo di cuffie che trovarono impiego durante il primo conflitto bellico mondiale. Successivamente l’invenzione di Baldwin venne impiegata in ambito civile.

Fino a tutti gli anni ’50 le cuffie furono impiegate nel settore dei radioamatori, dai centralinisti e negli studi di registrazione musicale.

Negli anni ’60 divennero un oggetto ricercato e indispensabile, nella versione mono auricolare, quando cominciarono ad essere prodotti gli apparecchi radio a transistor “portatili”.

GE P-2710C Radio portatile a transistor (1960). Produzione GE (General Electric)
GE P-2710C Radio portatile a transistor (1960). Produzione GE (General Electric)
Edoardo Vianello durante la registrazione del brano "Il peperone" del 1965 - RCA
Edoardo Vianello durante la registrazione del brano “Il peperone” del 1965 – RCA

Video con Edoardo Vianello da cui è tratta l’immagine qui sopra

"Gli attrezzi del mestiere, anni ’50 -‘60" Le cuffie in dotazione alla SIP alla fine anni ‘60
“Gli attrezzi del mestiere, anni ’50 -‘60”
Le cuffie in dotazione alla SIP alla fine anni ‘60

Negli anni ’70 arriva la disco music e le cuffie si iniziano a vedere nelle discoteche indossate dai deejay più famosi. Il vero boom delle cuffie scoppia alla fine del decennio inaugurando di fatto l’inizio di un’era, quella dei Walkman. Negli anni ’80 il walkman ha caratterizzato il modo di sentire la musica e un’intera generazione. Con oltre 330 milioni di pezzi venduti, la Sony, oltre ad essere stata la prima azienda ad introdurre questo apparecchio sul mercato a livello mondiale, poi copiato da altre, è riuscita a mantenere la propria fetta di mercato per quasi un decennio, durante il quale, cuffie e walkman andavano a spasso insieme.

Walkman TPS-L2 (1979) - autore foto: joho345 - licenza pubblico dominio
Walkman TPS-L2 (1979) – autore foto: joho345 – licenza pubblico dominio

All’epoca le cuffie erano composte da quattro parti fondamentali:

  • I due speaker, di medie dimensioni, sufficienti a coprire quasi il padiglione auricolare, rivestiti da spugnette che permettevano di indossare le cuffie più comodamente
  • Un sottile sostegno a fascetta, in metallo flessibile, che veniva passato sopra la testa e che teneva insieme i due speaker
  • due braccetti in plastica che permettevano di regolare la posizione dei due speacker in rapporto tra la circonferenza della testa con le orecchie
  • un lungo cavo, per lo più nero, che terminava con un jack che veniva inserito nel Walkman
Dj Super X - da Superclassifica Show
Dj Super X – da Superclassifica Show

Qualcuno di voi, gli attuali ultra quarantenni come me, si ricorderanno del DJ Super X che a partire dal 1980, durante la trasmissione televisiva  Superclassifica Show, compariva in video dispensando le classifiche di vendita dei dischi. Misterioso, dalla pelle composta da tanti specchietti, che in realtà costituivano la nota “palla a specchi” da discoteca, un modo di parlare molto particolare e soprattutto le grandissime cuffie nere.

Con lo sviluppo delle tecnologie digitali e col passare delle mode, i walkman sono stati sostituiti dai più performanti e compatti lettori MP3 e Smartphone. Le cuffie si sono sempre più miniaturizzate divenendo oggetti estremamente piccoli e confortevoli, soprattutto per gli amanti del fitness. Il ridotto peso e la possibilità di inserire gli speaker direttamente nella cavità auricolare ha permesso di indossare le cuffie in qualsiasi momento e per parecchie ore, vista anche la durata delle batterie dei vari device da cui fruire la musica.

Corsi e ricorsi della storia arriviamo ad oggi, anni 10 del 2000 in cui le tendenze hanno fatto qualche passo indietro andando a ripescare stili e dimensioni delle cuffie per molti considerate desuete. Sono invece tornate di gran moda le linee dallo stile vintage, dalle dimensioni grandi e colorate in grado di esprimere carattere e, diciamolo, farsi notare.

C’è chi comunque preferisce quelle più piccole che, indossate durante le attività all’aria aperta, sono sicuramente più confortevoli e sicure.

Tra queste arrivano anche le cuffie che per il loro prezzo contenuto e la loro utilità si trasformano in un gadget promozionale molto apprezzato, soprattutto in ambiti come le palestre o centri fitness, nei centri di bellezza e abbronzatura, nei negozi di articoli da viaggio, nei musei, compagnie aeree e ferroviarie e in altri settori in cui piccole, discrete, pratiche e funzionali cuffie possono essere un oggetto indispensabile e quindi anche gradito.

Queste in particolare, trovate sul sito della BusinessOpen, sono cuffie intrauricolari essenziali. Hanno la caratteristica di essere fornite con una pratica confezione che permette, di riporre le cuffie, avvolgendo il cavo senza intrecciarlo e contenere i gommini di ricambio. Inoltre il pratico box che le contiene può essere facilmente personalizzabile col brand dell’azienda che le propone ai propri clienti.

Com meno di 2 Euro per 50 pezzi o addirittura poco più di 1 Euro per oltre i 200 pezzi, è possibile acquistare gli AURICOLARI CON JACK DA 3,5MM – CORT. Sono disponibili in 5 colori e possono essere acquistati anche in piccoli lotti divenendo un ottimo gadget per fidelizzare la propria clientela o un oggetto low cost da rivendere all’interno della propria attività commerciale. Il logo, brand, payoff o quant’altro si voglia riprodurre sulla confezione può essere stampato direttamente i serigrafia ad un colore o applicandovi un adesivo personalizzato a colori.

Se gestite un centro fitness sono il gadget ideale per offrire ai vostri soci un accessorio utile per i propri allenamenti cardiovascolari sul runner, la bike o altre macchine cardiofitness.

Se avete un centro estetico o di abbronzatura, immaginate di poter regalare o vendere queste cuffiette audio stereo all’interno del vostro esercizio commerciale. Non coprono il padiglione auricolare permettendo di lasciare scoperte le orecchie evitando i segni chiari di zone non abbronzate.

Al mare, in montagna, in viaggio sui mezzi pubblici, dovunque si voglia ascoltare musica senza disturbare gli altri e comodamente, gli AURICOLARI CORT sono l’oggetto ideale per comunicare e fidelizzare.

BusinessOpen, azienda leader nella fornitura di prodotti e soluzioni per la personalizzazione per il settore del promozionale, fornisce un servizio efficiente, una preventivazione rapida e una consulenza specifica in merito alla vostra personalizzazione, offrendo prodotti per ogni genere di esigenza e budget.

Per ulteriori info su questo prodotto potete consultare il sito della BusinessOpen www.businessopen.it andando direttamente alla scheda di presentazione degli AURICOLARI CON JACK DA 3,5MM – CORT

Approfondimenti e crediti:

Tutti i marchi appartengono ai legittimi proprietari. Comunicazione contenente parti con finalità commerciali.

QrCode: quella galassia di quadratini che contiene un universo di informazioni

Nato quasi vent’anni fa in Giappone, per soddisfare esigenze di tracciabilità in campo industriale, il Qr Code comincia ad imporsi anche da noi offrendo innumerevoli possibilità per approfondire notizie e avere informazioni a chiunque possegga uno smartphone o un tablet.

Il Codice QR resta per molti ancora un oggetto misterioso. “Cos’è quel quadratino pieno di tanti quadrati più piccoli che viene appiccicato sugli oggetti?”. Non è un tradizionale codice a barre ma di fatto ne è la sua evoluzione anche se per adesso entrambi i sistemi di tracciamento restano codici a sé stanti utilizzati in ambiti differenti.

Capita di vederlo un po’ ovunque ma molti non lo hanno ancora assimilato, non comprendendone l’effettiva funzione e l’utilità che ne deriva dall’uso stesso. Compare su molti prodotti commerciali che acquistiamo ogni giorno permettendo, in tal caso, di fornire utili informazioni al consumatore in merito al prodotto sul quale è apposto. L’utilizzo è semplice e immediato ma è appannaggio solo di chi possiede uno smartphone o un tablet muniti di telecamera e del software dedicato, reperibile gratuitamente sugli store Apple e Android.

Assodato questo potrete cimentarvi in una “caccia al contenuto” degna di un esploratore o un cacciatore di tesori. Una volta fotografato il codice QR con il vostro dispositivo, il software che lo interpreta vi fornirà delle informazioni ottenibili sotto forma di link o di contenuti testuali, quali indirizzi, numeri telefonici, ecc. in poche parole un biglietto da visita del prodotto o della persona che lo utilizza come tale.

Attualmente il codice Qr è utilizzato praticamente per quasi tutto ciò che deve essere facilmente reperito in rete senza dover necessariamente digitare un indirizzo URL. Si fotografa il codice e automaticamente si apre una pagina web che è collegata al prodotto o servizio per cui è stato generato. Il settore del turismo e quello museale si sta adeguando a questa interessante tecnologia offrendo al pubblico percorsi interattivi all’interno di città d’arte o dei musei. Grazie ai QR è possibile consultare informazioni dettagliate su monumenti e opere d’arte rendendo la propria visita un’esperienza completa e approfondita che si spinge oltre la mera osservazione. Pisa è una delle città della Toscana che ha più investito in questa direzione ponendosi come uno dei primi comuni d’Italia ad aver costituito un vero percorso urbano costellato di codici QR.

Leggi articolo da IL TIRRENO – Livorno

Fonte http://www.inboundmarketing.it/
Torre di Pisa con relativo Codice QR

Alcuni esercizi commerciali stanno cominciando a comprendere la validità di questo strumento che pur apparendo estremamente semplice ha in sé la capacità di memorizzare fino a 4.296 caratteri alfanumerici e 7.089 numerici (fonte Wikipedia). Moltissimi se dovete racchiudervi i vostri dati anagrafici, personali e aziendali. Grazie al Codice QR è possibile creare dei percorsi multimediali all’interno di location come negozi, temporary store e show room. Senza dover installare costosi monitor e apparecchi multimediali, semplicemente generando il codice personalizzato e apponendolo dove lo si desidera.

Codice QR apposto sulla facciata di un edificio a scopo commerciale

Pur apparendo un elemento freddo e molto tecnico il codice QR può assumere molteplici funzioni per sviluppare una comunicazione efficace e innovativa. La fantasia e l’uso intelligente del codice permettono insieme di sfruttare un sistema che oltretutto è gratuito ed è efficace anche in ambito ristretto, per migliorare un proprio progetto o per poter offrire ai propri clienti un supporto pratico per approfondire dettagli di qualsiasi genere. Alcuni esempi molto interessanti sull’uso efficace di questo codice possono essere visti attraverso questa pagina Facebook QR Code

Il Codice QR è di libero utilizzo ed possibile generarlo attraverso diversi editor presenti in rete grazie ai quali ognuno può realizzarsi i propri codici personalizzati collegandoli a contenuti video, audio, immagini, grafiche e tutto quello che è possibile far fruire dalla rete.

GoodMooning! il libro che ho scritto nel 2012 e che riporta al suo interno numerosi codici QR

In ambito personale è già qualche anno che utilizzo il codice QR per sviluppare soluzioni per i miei clienti. Ultimamente ho voluto spingermi oltre utilizzando questo codice anche in ambito editoriale includendolo innumerevoli volte all’interno del mio libro GoodMooning! pubblicato da Phasar Edizioni. In questo caso il libro riporta diverse citazioni ed approfondimenti reperibili rapidamente sul web attraverso l’uso del Codice QR.

Un modo nuovo e originale che permette al lettore di trasformare il proprio libro in una nuova esperienza che di fatto lo trasforma in un BookCode che si pone tra il libro cartaceo e l’ebook.

Se sfruttato al meglio il codice QR può diventare un alleato per il vostro business e per comunicare col mondo.

Voglio diventare una App!

Previsioni dal cyberspazio… voglio diventare una App!

cyberspazio
cyberspazio

Non mi considero un pessimista ma vivo a contatto diretto con le tecnologie, per lavoro e per diletto, quindi “sono” e quindi “vedo”…

Sto riflettendo da qualche tempo sul futuro del mio mestiere e di quelli collegati al mio. Svolgo l’attività di grafico (termine quantomai riduttivo ma pur sempre legittimo) e collaboro con molti professionisti che forniscono servizi.

Col diffondersi delle nuove tecnologie, soprattutto in ambito “mobile”, vedi smartphone, tablet e le relative applicazioni che sono sorte negli ultimi anni, mi sto rendendo conto che se il trend di diffusione e sviluppo di questi device si mantiene costante, nel giro di pochi anni il mio mestiere e quello di altri professionisti fornitori di servizi, andranno a sparire; sostituiti da App scaricabili dai vari Market e Store.

Non parlo di ciò che un mestiere comporta, in primis la competenza/formazione e l’esperienza. Parliamo di meri risultati richiesti da un target di massa soprattutto in tempi di crisi.

Definiamo intanto “massa”.

La “massa” sono le persone, solitamente quelle che fanno l’economia. Seguitemi in questo ragionamento estremamente banalizzato ma efficace: Oggi siamo in crisi e questo è un fatto inconfutabile. La crisi rallenta lo sviluppo e l’economia. Anche questo è un fatto. Questo comporta la diminuzione dei consumi e la richiesta di metodi di approvvigionamento (ai vari livelli: alimentare, industriale, commerciale, ecc) di tipo “low cost”. Altro fatto. Quindi, dal momento che non posso permettermi un servizio professionale, come alternativa cosa ho? O non fare nulla, pena blocco totale del proprio business, o farlo in “economia”.

Fino a qualche anno fa, per esempio, per fare un servizio di moda (non parlo di grandi griffe e brand del settore, parlo di moda locale, lavori che capitavano regolarmente per ditte di confezioni e abbigliamento in genere), venivano impiegate decine di maestranze e professionisti, tra cui fotografi, grafici, stilisti, ecc.

Oggi, se si fanno, questi servizi fotografici vengono realizzati con poche persone e pochissime risorse economiche. In tempo di crisi ci siamo inventati metodi e stili che per dare un “tono” al declino generale, sono diventati dei “must”, sono le “soluzioni”. Vedi per esempio le foto e i video girati con fotocamere e telecamere non professionali o semi professionali spacciando il tutto come “voluto” perchè “sa di vero”. Immagini sempre più sgranate, foto con colori sballati, rumore sull’immagine, inquadrature assurde, ecc. La realtà è che quel “sa di vero” è spesso legato al crollo totale del potere di acquisto, anche da parte dei grandi marchi di moda. Per cui, soluzione, si sono inventati metodi per far passare qualcosa di “non professionale” come qualcosa di “voluto e che fa tendenza” e che paradossalmente diventa “professionale”. Le stesse aziende che producevano strumenti professionali oggi hanno dirottato il proprio know-how sulla fascia consumer (altrimenti chiuderebbero), sviluppando le soluzioni che erano appannaggio per i professionisti anche per il mercato “domestico”.

Fino a pochi anni fa era impensabile poter fare una foto panoramica a 360° di un ambiente o di un panorama, ecc. Occorrevano apparecchiature sofisticate, software particolari e questo servizio era fornito esclusivamente da addetti ai lavori. Ora ti scarichi una banalissima App e ti fai tutte le panoramiche a 360° che vuoi. Qualsiasi macchina fotografica di livello consumer ha il software in dotazione e quelle di fascia medio alta hanno l’opzione inclusa direttamente all’interno della macchina che provvede automaticamente a montare le foto scattate in sequenza per svilupparne una sola che offre una vista panoramica a 360°.

E i droni? Oggi ci sono anche i droni e sono una realtà, tanto è vero che l’ENAC si è attivata per regolamentare l’utilizzo di questi dispositivi che spesso oggi vengono utilizzati per fare riprese fotografiche aeree. Altra cosa impensabile fino a poco tempo fa. Riprese che oltretutto possono essere gestite da applicazioni mobile che consentono di pilotare il drone all’interno di ambienti e fare riprese dall’alto. Ieri il drone era roba da militari, oggi è roba da MediaWorld!

Questi sono solo alcuni esempi, potrei andare avanti per ore.

Lo so, qualcuno mi dirà, e lo spero: “ma vuoi mettere se una ripresa a 360° la realizza un professionista con strumenti professionali e con una certa esperienza alle spalle?”

Sì, “voglio mettere”… Ritorniamo alla crisi e alle possibilità che ci vengono offerte dalla tecnologia. La domanda che si fa un imprenditore oggi è: “rinunzio a fare una ripresa a 360° degli ambienti del mio hotel perchè non posso permettermi un servizio professionale o me la realizzo da solo con il mio smartphone?”. A voi la risposta! Oltretutto, se uno ha un po’ di passione e capacità tecniche, è facile che con gli strumenti oggi disponibili possa riuscire a tirar fuori un lavoro dignitoso e comunque utile allo scopo.

Stesso discorso per il grafico. Devi impaginare un libro? Una newsletter, una rivista aziendale? Oppure la solita brochure o catalogo per il suddetto albergo? Sono tutte cose che oggi si possono realizzare con strumenti “home” ottenendo risultati interessanti e comunque utili per perseguire certi obiettivi in tempi di crisi.

In tutto questo ragionamento molti diranno: “ma l’esperienza dove la metti?”. Certo, l’ho scritto all’inizio di questo articolo. L’esperienza è fondamentale ma sempre più viene depauperata del suo effettivo valore e significato.

Trovi clienti che ti chiedono di realizzare cataloghi, schede prodotto, siti web, servizi fotografici, copy, ecc. Prendono il tuo preventivo, quello di altri 5 o 6 referenti che hanno interpellato e guardano (e non ho detto volutamente leggono) il preventivo andando all’ultima pagina, in fondo, dove c’è il prezzo finale. Se un professionista ha prodotto una relazione dettagliata, motivando i costi, spiegando il servizio che offre, che passa da uno studio, da una consulenza che tendono a valorizzare l’immagine del cliente e/o i prodotti, ecc. nella migliore delle ipotesi si sente dire: “ma io non c’ho capito nulla” o “ah! no, non lo avevo letto” e comunque soppesano il tuo lavoro solo attraverso l’unico metodo di paragone che oggi è il più diffuso: il prezzo.

E allora, ne riparleremo tra qualche anno e neppure molti a parer mio, dove troveremo il grafico, il fotografo e forse anche molti altri mestieri come il programmatore di siti web o quello delle stesse App che saranno sostituiti a loro volta da App. Probabilmente a questo punto mi accuserete di soffrire di “Casaleggite acuta” (da Casaleggio e le sue previsioni).

“Ci aspetta un futuro alla Skynet della saga Terminator in cui le macchine prenderanno il controllo su tutto?”.

Forse lo scenario non sarà proprio quello ma di sicuro il mutare dei tempi nella nostra epoca avviene in “micro ere” tali per cui se non siamo estremamente reattivi ai cambiamenti ci troveremmo presto senza una professione da portare avanti.

Per quanto mi riguarda, che dirvi… Se andiamo verso un appiattimento generale delle professioni, all’annichilimento delle capacità individuali banalizzando tutto per far sì che la pochezza assuma un certo valore, allora non farò più il grafico ma diventerò una App, almeno se in tal caso qualcuno deciderà di “scaricarmi” la cosa potrà farmi solo piacere!