3 suggerimenti per fare decollare il mercato dei droni in Italia

“Eccolo, è arrivato lui. Ti pareva che Stefano non avesse le risposte per ogni cosa. Ora, stai a vedere… ci sono fior fiore di aziende, federazioni, tecnici a vario titolo che si impegnano ogni giorno per cercare di far decollare il mercato SAPR in Italia e adesso arriva lui con le sue soluzioni…”

Uellà… Nessuno qui ha la bacchetta magica ma posso dire di essere un buon osservatore e, nel caso specifico, al di là del significato che questo termine assume in ambito ENAC, mi posso autoproclamare a pieno titolo OSSERVATORE SAPR o meglio OSSERVATORE del fenomeno SAPR italiano.

Questo perchè guardo, leggo, ascolto e mi rendo sempre più conto che il mercato DRONI in Italia è ancora sulla linea di partenza. Alcuni hanno già abbandonato la gara prima di partire, altri sono già in affanno e alcuni cominciano a studiare le strategie da adottare per affrontare la lunga maratona.

Ebbene sì, il mercato DRONI in Italia è paragonabile ad una maratona dal percorso impervio, in salita e in buona parte ancora da tracciare.

E allora? Ci mancavi solo te Stefano a ciarlare su queste cose. Menagramo che non sei altro! Si sa, è un settore difficile ma che fare?

Partiamo col dire che ENAC fa il suo lavoro. Bene o male non sta a me dirlo; lo fa punto e basta. Lamentele a parte dobbiamo imparare a conviverci e capire che di fatto il mercato dei droni in Italia si è resettato il 30 aprile 2014 con l’entrata in vigore del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto; tutto quello che c’era prima è solo storia. In termini di regole, dopo la suddetta data, si è aperto un libro bianco. Sta a noi capire se lasciare scrivere tutti i contenuti “agli altri” o se essere NOI gli autori del nostro futuro.

Gli operatori e piloti cercano di adeguarsi ai cambiamenti normativi, o per lo meno cercano di farlo rincorrendo le varie “note esplicative” ed “emendamenti natalizi”, impegnandosi con costanza e determinazione per essere in regola, per operare in modo professionale rispettando le leggi.

Le federazioni. Ci sono, lavorano, organizzano tavoli, si adirano con ENAC, propongono soluzioni; Enac dice che prende nota e poi di fatto fa quello che ha sempre fatto, si ritenta col presentare proposte concrete per rendere il regolamento dei mezzi aerei a pilotaggio remoto qualcosa di più “fruibile”, diciamo così, si dibatte e si scrive… tanto, tanta carta, tante parole ma pochi volano.

Le fiere di settore si danno un gran da fare cercando di presentare soluzioni, mettendo in comunicazione i vari operatori, le aziende che lavorano nel comparto droni a vario titolo, coinvolgono qualche associazione di categoria, ecc. Sono vetrine importantissime ma ancora troppo specialistiche; ci arrivo più avanti su questo argomento.

Ma poi?

Poi che accade domani? Domani si cercano i clienti, ognuno fa come meglio crede e come può in base alle proprie competenze, tecnologie e al bacino di utenza che ha a disposizione ma poi, volendo applicare il regolamento alla lettera, lì non si può volare, là sì ma solo se hai un Transformer che di fatto è un terminatore di volo con paracadute sul quale sono state montate delle eliche, anche se sarebbe meglio che non ci fossero così potrebbe essere reso “inoffensivo”. Allora prendo un mini drone da 300gr con para eliche e volo anche in città ma che ci posso fare con tre etti di tecnologia che sta in aria per otto minuti? Tante cose se mi invento il lavoro impiegando queste tecnologie. Magari faccio ispezioni di facciate, grondaie, tetti, ecc… ma eventualmente c’è anche il dirigibile.

Cosa?

Si i “droni gonfiabili”. Quelli sì che sono una novità!

Urca, il conte Ferdinand von Zeppelin ci sta guardando da “lassù” un po’ basito, comunque i dirigibili di oggi non sono certo come gli Zeppelin dei primi del novecento. Oggi le tecnologie sono tali e tante che grazie ad esse è possibile realizzare dei “mini dirigibili” o “droni gonfiabili” capaci di avere un buon payload (carico trasportabile) ed essere sicuri. Un tempo veniva usato l’idrogeno come gas per far volare questi giganti dell’aria, oggi si usa l’elio, un gas inerte, non si incendia. Insomma, prendi un bel drone gonfiabile lo attacchi ad un filo e hai risolto tutti i problemi. O quasi…  “Allarme elio, riserve agli sgoccioli”. Comunque, resta il fatto che i palloni o dirigibili o droni gonfiabili, se legati e assicurati a terra, al momento non sono assoggettati alle previsioni del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio remoto, Art. 2, comma 3, paragrafo (C)

t.hasa - airship - Licenza Creative Commons
t.hasa – airship – Licenza Creative Commons

E dei droni ad ala fissa?

Michael - wing tip - licenza Creative Commons
Michael – wing tip – licenza Creative Commons

Se riesci ad utilizzarli all’interno di un raggio che ti permette di gestirli in VLOS puoi usarli in ambito di Operazione Specializzata NON critica ma così li sfrutti in minima parte rispetto al potenziale che hanno. Se vuoi sfruttarne tutte le capacità dovresti usare il pilotaggio in FPV, ma non è ammesso dal regolamento ENAC, o tramite programmazione del piano di volo con waypoint e pilotaggio automatico o attraverso il controllo dell’APR utilizzando una ground station. Comunque, in entrambi i casi il volo non rientrerebbe nel VLOS ma in BVLOS (Beyond Visual Line Of Sight) e quindi diventano operazioni critiche anche se sorvoli un campo di mais con il nulla attorno per chilometri.

Quindi?

Ci stiamo impallando su una serie di problemi che se affrontati singolarmente – oppure ognuno di noi per conto proprio – non ci permetteranno di andare molto lontano.

Ecco i miei 3 suggerimenti o spunti di riflessione:


 

  • 1) Stiamo andando incontro a uno sbilanciamento tra domanda e offerta. Occorre impegnarsi per fare cultura nei confronti degli utenti finali che possono fruire dei servizi erogabili attraverso i droni altrimenti si verificherà un paradosso che è destinato a portare ad una crisi del settore prima che si possa definire tale: troppa offerta rispetto alla scarsa domanda. 

Ecco che mi riallaccio al discorso delle “fiere di settore”. Fino ad oggi è stato svolto un lavoro egregio soprattutto dalle più “storiche del settore” come Roma Drone e Dronitaly, sotto il profilo dell’informazione tecnico-scientifica e delle proposte commerciali rivolte ad un’utenza di “addetti ai lavori”. Piloti, tecnici, costruttori, videomakers, ingegneri, geologi, referenti della protezione civile, scuole per Piloti di APR, assicuratori, forze dell’ordine…

Si può e si deve fare di più per mettere in contatto DOMANDA con OFFERTA.

L’interesse per le tecnologie droni arriva “dal basso”, da chi ha veramente la necessità di utilizzare i SAPR per migliorare processi di produzione, controllo, vigilanza, monitoraggio, ecc… Se incrementiamo questo interesse non saremo più quelle poche centinaia di persone del settore che cercano di farsi ascoltare da chi fa le leggi.

Se costruisco aerei e formo piloti ma non comunico alle persone che possono anche spostarsi volando – e dei vantaggi che ne derivano – posso tenere gli aerei negli hangar e i piloti a casa, tanto nessuno ne avrà bisogno.

E’ una questione di marketing che va vista anche in termini politici. Allora, propongo:

Lia Reich - Precision agricolture - Licenza Creative Commons
Lia Reich – Precision agricolture – Licenza Creative Commons

Vogliamo parlare di agricoltura di precisione? Creiamo momenti di incontro tra le associazioni di agricoltori, come Confagricoltura, Confederazione Italiana Agricoltori, Associazione Nazionale Giovani Agricoltori, Unione Provinciale Agricoltori, Coldiretti, Associazione Italiana Agricoltura Biologica, ecc… coinvolgiamo gli enologi, gli agronomi, i consorzi dei vini DOC, DOCG, IGT, ecc. il Ministro per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Maurizio Martina e gli attori della filiera droni che hanno sviluppato soluzioni ad hoc per il settore dell’agricoltura di precisione o precision farming. Presentiamo soluzioni tecnologiche impiegabili da domani, mostrando le possibilità che i droni possono offrire nel settore e chiediamo a gran voce un percorso di “facilitazione normativa” all’uso dei droni in ambito agricolo che preveda anche incentivi, detassazioni, recupero d’imposta, una serie di proposte per chi impiega i droni in agricoltura. 

Poi…

Per lanciare davvero il settore dei mini droni sotto i 300 gr., occorre creare momenti di incontro con le associazioni di amministratori di immobili / condominiali come ANACI, ASSIAC, ANAPI, ANAMMI, UNAI, ALAC, ANAIP, GESTICOND, ecc…, coinvolgere i sindaci delle città italiane tramite la ANCI e gli attori della filiera dei minidroni o droni sotto i 300gr, per presentare soluzioni concrete per il monitoraggio/ispezione degli edifici privati e pubblici, dei monumenti, per la prevenzione dei reati, per il controllo ambientale, l’abusivismo edilizio, ecc. mostrando loro come in concreto possono essere affrontati e risolti piccoli e grandi problemi quotidiani, grazie all’impiego di SAPR, coinvolgendo all’incontro le imprese edili, i manutentori, gli ingegneri civili, gli architetti…

Un’altra ancora?

Promozione e tutela del territorio. Altro incontro con gli stessi sindaci italiani, quindi richiami l’ANCI e gli presenti una serie di soluzioni che gli attori della filiera droni possono mettere in campo, in poco tempo e in modo altamente professionale. In tempi di spending review riuscire a valorizzare il proprio territorio attraverso riprese aeree, che possono essere realizzate anche in luoghi non accessibili ad altri aeromobili e soprattutto a costi contenuti, diventa vincente e attrattivo per molti sindaci. Occorre creare un modello di “protocollo di impiego dei SAPR” in aree urbane per la tutela e promozione del territorio, concertato con i sindaci e le autorità di PS locali. Ciò che dico è: “che chiami a fare ENAC per dirle che oggi devi volare su una piazza per fare delle riprese foto / video per il Comune X o che devi perlustrare un’area dove si pensa che vi sia in atto un abuso edilizio o di tipo ambientale?” Deve essere il Comune con le autorità locali di PS a richiedere e autorizzare un intervento puntuale, gestito in piena autonomia e in sicurezza, attraverso operatori specializzati e autorizzati ad operare con regolare Attestato o Licenza di Pilota di APR.

Non solo, sempre nell’ambito della valorizzazione e promozione del territorio, dovrebbero essere coinvolti in particolare i comuni montani che possono mettere a disposizione aree come piste da sci, da motocross, mountain bike, nordic walking, in periodi non interessati alle suddette attività, per studiare, insieme agli attori della filiera degli aeromodelli quadricotteri, un protocollo di impiego dei quadricotteri drone race in FPV, per creare eventi e gare all’interno delle suddette aree. Molto semplicemente, non voli oltre le cime degli alberi e il gioco è fatto. A chi dai noia?! Porti turismo, aumenti l’interesse per i droni race (e i droni in generale), propedeutico anche allo sviluppo di attività professionali nell’ambito SAPR, valorizzi i territori, crei un indotto economico…

Ne vuoi ancora una?

Chiama a raccolta videomakers e weddingplanners. Proponi un “protocollo di impiego dei SAPR” in ambito matrimoni. Trovi delle soluzioni condivise e definisci metodi che permettano di fare le riprese con i droni anche ai matrimoni. Regole base, senza troppi fronzoli. Non voli sulla testa delle persone, devi usare droni con paraeliche e/o cavi per il volo vincolato, devi predisporre aree buffer riservate al volo dei droni e comunichi alle autorità di PS (tramite un contatto facilitato e non oneroso) che un operatore abilitato all’uso del SAPR opererà in una certa zona (giorno e ora) garantendo determinati requisiti di sicurezza.

Drone Journalism. Convoca l’ordine dei giornalisti e mostra cosa sono capaci di fare i droni in ambito giornalistico in situazioni particolari, educando gli operatori che utilizzeranno i droni per il giornalismo alle regole del settore.

John Mills - Flying drones at the Harris Flights - Licenza Creative Commons
John Mills – Flying drones at the Harris Flights – Licenza Creative Commons

 

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Vuoi usare i droni per il trasporto merci? Lascia perdere Amazon con Prime Air o Google con Project Wing, loro fanno già la loro corsa e a loro modo l’hanno già vinta. Crea soluzioni per la logistica dedicata al trasporto di merci di prima necessità come i farmaci, apparecchi medicali (es. defibrillatori) per portarli nelle aree più disagiate. In questo caso coinvolgi anche il Ministero della Salute e gli presenti un progetto ad hoc. Corridoi di volo, quote (altitudine di volo) stabilite, tratte concordate …

Ma tornando al Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio promuovi un tavolo dove mostrare l’utilità dei droni per il monitoraggio delle infrastrutture: ponti, viadotti, strade, ferrovie, autostrade, pipeline, ecc. e visto che ci sei chiami anche la Protezione Civile proponendo un servizio mirato alla prevenzione (tramite monitoraggio periodico di aree a rischio franoso/sismico o soggette ad inondazioni) e all’intervento (in ambito di disastri per monitorare l’area interessata) attraverso squadre specializzate di operatori SAPR in grado di garantire un servizio immediato e specializzato nell’ambito della sicurezza del territorio.

Robert King - licenza Creative Commons
Robert King – licenza Creative Commons

 

  • 2) Organizzazione, nel vero senso del termine. Il concetto di Organizzazione tecnica ed operativa, previsto da ENAC, dovrebbe essere meglio inteso anche dagli stessi operatori di settore.

Occorre fare rete e unire le forze.

Non è un settore da “armata Brancaleone” dove ognuno parte e fa quello che gli pare, pur in buona fede e pur con tutte le preparazioni del caso ma, da soli si fa ben poco. Cento operatori indipendenti che operano nella stessa area sono cento concorrenti che fanno poco o nulla. Pur con tutte le eccezioni e rivisitazioni del caso, occorre pensare guardando alle compagnie aeree. In questo caso Compagnie Sapr; consorzio, rete imprese, società, cooperative, associazioni, chiamale come vuoi, basta che vi decidiate a collaborare. Una struttura, dei tecnici, dei consulenti, officine per l’assistenza tecnica, basi di appoggio, apr dedicati a specifiche operazioni e Piloti addestrati e muniti di Attestato o Licenza di Pilota di APR. Assunti, a partita iva, collaborazioni occasionali, fate quello che volete purchè lo facciate e in fretta. Se oggi vi organizzate ad operare in team, potrete presto competere anche con le organizzazioni europee che attendono a gloria che l’EASA si pronunci a livello europeo per cominciare a fare capolino anche in Italia. Se ci trovano preparati, avranno poche possibilità di competere con noi, diversamente, arriveranno con dei TIR, unità mobili, centri di controllo e assistenza tecnica e inizieranno a fornire servizi altamente professionali anche nel nostro territorio. Oltretutto pensate anche alla situazione inversa: potreste lavorare in tutta Europa, forti di un regolamento che ha messo a dura prova gli operatori italiani che però avranno unito le forze per collaborare insieme per realizzare delle Compagnie SAPR.

Compagnia SAPR

Pensate a tutti i vantaggi. Scuole di formazione interne o convenzionate, consulenti legali e tecnici per assolvere a tutte le pratiche necessarie al conseguimento delle autorizzazioni, acquisti di gruppo per gestire flotte di droni efficienti e in grado di non risentire della obsolescenza tecnologica che incombe in modo pesante sul singolo operatore, ridondanza degli APR, produzione di droni in serie attraverso la certificazione di progetto (Art. 13 del Reg. Mezzi APR) , possibilità di partecipare a gare di appalto pubbliche, definire listini dei servizi, fornire soluzioni personalizzate in tutti gli ambiti operativi, ecc.

Si tratta di trovare SINERGIE per creare un MERCATO a cui fornire SOLUZIONI grazie alle quali generare posti di LAVORO ed essere PROTAGONISTI di quello che sarà il prossimo FUTURO.


 

  • 3) “Volare basso”. L’elevata altitudine crea confusione mentale. Da una parte siete PILOTI DI APR ma dall’altra cercate di restare con i piedi piantati a terra. Sento gente che si atteggia a Top Gun. Vanno bene le regole, va bene essere etichettati Piloti ma prima di tutto occorre molta umiltà, voglia di imparare, di capire e di mettersi in gioco in continuazione. 

Il settore SAPR è in perenne evoluzione. Se penso a quando ho cominciato a interessarmi al settore (poco più di tre anni fa) e lo confronto a oggi, vedo che sono mutate tante cose. Sono cambiate le regole, sono cambiate le tecnologie o quantomeno si sono evolute e perfezionate, è cambiata la percezione del DRONE nell’opinione pubblica o, almeno una parte di essa vede il DRONE anche come una possibile minaccia per la propria privacy o sicurezza.

ENAC indica dei percorsi da seguire per mettersi in regola ed operare con gli APR ma questo non basta per definirsi un PILOTA DI APR.

Il DRONE è un mero mezzo di trasporto e come tale porta oggetti come sensori, fotocamere, videocamere, dispositivi vari. I droni possono essere impiegati in moltissimi settori e non basta dire “ho il drone” quindi faccio fotogrammetria, rilievi 3D, video pubblicitari, controllo del territorio, agricoltura di precisione, monitoraggio ambientale, ricerca dispersi, protezione civile e magari se ho tempo mi dedico al “drone journalism”. E’un po’ come se volessi usare un Canadair per irrorare i campi per debellare la piralide del mais e con lo stesso Canadair volessi fare delle riprese video per la promozione del territorio. Oppure è come se con la mia auto volessi fare servizio ambulanza o di TAXI.

JordiVS - Canadair Cl 215 T Ejercito del Aire Español - Licenza Creative Commons
JordiVS – Canadair Cl 215 T Ejercito del Aire Español – Licenza Creative Commons

Voglio dire che ogni settore richiede una grande competenza e la capacità di intercettare e comprendere le esigenze degli interlocutori a cui ci si rivolge, offrendo servizi puntuali di alto livello. Non si può far tutto, per questo ritorno sul concetto di fare rete. Dieci operatori, specializzati in dieci settori diversi, possono creare una Compagnia SAPR altamente competitiva e capace di intervenire in ogni ambito. Un solo operatore che si improvvisa professionista in vari settori, non potrà mai fare tutto e bene e resterà sempre uno dei “mille” che ENAC deve gestire…

Quindi, invito a riflettere.

Continuo, ancora oggi, a ricevere domande da parte di persone che vogliono avvicinarsi al settore dei droni che mi chiedono come prima cosa: “Stefano, che drone mi consigli? Sai, sono all’inizio”…

Mi abbrutisco ogni volta che mi viene rivolta questa domanda. NON TI CONSIGLIO UN BEL NULLA. CHIARISCITI LE IDEE, FREQUENTA QUALCHE CORSO, VAI ALLE FIERE e poi FAI A TE STESSO LA MEDESIMA DOMANDA. SOLO DOPO, FORSE, POTRAI TROVARE UNA RISPOSTA.

E’ come se ti rivolgessi ad un cuoco e gli chiedessi: “che pentole mi consigli di usare?” Senza sapere cosa vuoi cucinare, per quante persone devi cucinare e cosa devi cucinare e, magari, in realtà volevi solo un “tegamino” per cuocerti un uovo.


 

Chiudo, finalmente, con un invito a tutti, me compreso.

Facciamo in modo che i prossimi incontri, come le Fiere di settore o le conferenze, workshop, ecc, possano essere non solo momenti per mostrare i propri prodotti o parlare in generale su come siamo bravi, su come volano i droni o anche come siamo disperati perchè non riusciamo a volare per via delle regole troppo restrittive, ecc. Occorre scendere ad un livello più pratico, uscire dalla “progettazione”, dalle teorie, dalle giuste ma eccessive riflessioni e creare metodologie e protocolli di lavoro per offrire SOLUZIONI PRATICHE E ATTUABILI FIN DA SUBITO. Coinvolgere di più il mondo “extra-droni”, quindi meno “ce la cantiamo e ce la suoniamo” e più “tirare l’acqua al nostro mulino” attraendo il pubblico, creando interesse, cultura e bisogni.

Quando da poche centinaia passeremo a diverse migliaia di persone a chiedere che i DRONI entrino a far parte “del quotidiano”, state pur sicuri che non dovremo andare a bussare alle porte di nessuno per chiedere che le regole cambino o sperare di volare tranquilli (chi è in regola) senza incorrere in assurde sanzioni. Anche i clienti si rivolgeranno ad aziende, o Compagnie SAPR, autorizzate, competenti e professionali perché saranno clienti informati e consapevoli degli eventuali rischi a cui possono incorrere se ingaggiano personale non in regola; solo così l’abusivismo tenderà a diminuire progressivamente, solo così il mercato droni potrà decollare.

Detto ciò, tenendo un occhio all’EASA e uno all’ENAC, una mano al portafoglio e l’altra pronta a stringere la mano a chi vuole “fare rete”, invito chi ha capacità e voglia di CONDIVISIONE a scendere in campo e a fare il primo passo.

Lo dico ai costruttori di DRONI, alle grandi aziende italiane che hanno investito in ricerca e sviluppo, nella realizzazioni di soluzioni APR e dei relativi Sistemi payload. Vi invito a promuovere iniziative per fare rete cominciando dal coinvolgere i vostri stessi clienti.

Invito gli organizzatori delle Fiere di settore a creare spazi idonei allo scopo. Spazi per la condivisione, per il lancio di idee, per la promozione delle stesse. Coinvolgere il pubblico, non solo attraverso gli aspetti più ludici legati al mondo dei droni ma mostrando nella pratica le ricadute positive nell’utenza finale derivanti dall’impiego di un SAPR, simulando “situazioni tipo” mostrando anche i risultati in termini di risparmio rispetto ad un servizio simile erogato con metodologie tradizionali.

Sarebbe anche bello poter vedere una cooperazione tra le fiere di settore. Uno stand Dronitaly al Roma Drone e uno Roma Drone al Dronitaly. Insisto su queste due in particolare perché vi ho partecipato come espositore, posso dire di conoscerle e di conoscere anche le persone che le organizzano che ritengo, da entrambe le parti, competenti e lungimiranti. Va bene il libero mercato, va bene la sana concorrenza ma il settore in questo momento ha bisogno di CONDIVISIONE e non di DIVISIONE. Utopia? Non credo, si tratterebbe di collaborare per la crescita e consolidamento del settore, nell’interesse di tutti, anche dei singoli. Il mercato ha bisogno di creare opportunità, momenti di confronto, di scambio di idee e di soluzioni. Invito gli organizzatori delle fiere dedicate ai droni a pensare a delle aree espositori per i referenti delle varie regioni italiane o delle società di consulenza che si occupano di intercettare i fondi europei per presentare prodotti e servizi di consulenza e finanziamento. Cooperare con le fiere di altri settori per diffondere cultura, per informare e mettere in contatto l’offerta specializzata con una domanda, che deve essere informata e aumentare esponenzialmente per assorbire le proposte del settore SAPR.

Victor van Dijk - 1 Euro - Licenza Creative Commons
Victor van Dijk – 1 Euro – Licenza Creative Commons

Stessa cosa per le Federazioni di settore (FIAPR. ASSORPAS, AIDRONI, UASIT, EDPA). Vi invito a porvi come “facilitatori o aggregatori d’imprese”, come possibili Operatori con in seno i vostro soci Piloti di APR. Potreste essere le prime vere Compagnie SAPR. Ovviamente come eventuale soluzione da offrire agli affiliati, non certo come un obbligo.

Lavoriamo insieme affinché  la parola ricorrente del 2016 nel settore droni non sia “boom” (ma in realtà solo di aeromodelli) o “terrorismo” (ipotizzando droni civili che si schiantano su obiettivi sensibili) oppure “mania” (per l’interesse che suscitano i droni ma poi in realtà quelli professionali restano a terra) ma deve essere: SINERGIA.

Grazie per avermi letto fino a qui.

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Quella Zona Franca… Le operazioni specializzate critiche in scenari misti

Droni e SAPR, cosa fare per effettuare operazioni specializzate critiche?

Il 17 dicembre 2014 è stata pubblicata sul sito ENAC la “Nota esplicativa n. 2”. Un documento che si pone di chiarire e definire alcuni aspetti che riguardano gli operatori qualificati SAPR (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto) che intendono volare con i propri aeromobili in determinati contesti, genericamente definibili “a rischio”.

Quali sono questi ambiti operativi?

Semplificando sono tutti quelli che restano al di fuori degli scenari “non critici”, quindi sono le aree in cui insistono infrastrutture di tipo industriale, strutture e infrastrutture civili e quelle particolari situazioni che possono mettere a rischio la sicurezza delle persone o l’integrità delle cose in caso di incidente con un SAPR, ovvero caduta o collisione incontrollata (per la definizione completa e corretta vedi pag. 9 punto 5 del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto).

Al punto 1 della Nota Esplicativa n. 2, sono riportati chiaramente i criteri da adottare, le definizioni, le generalità dello Scenario Misto e della Zona Franca.

Sempre per cercare di semplificare, lo “Scenario misto” si palesa quando all’interno di una zona critica si individua un’area di sicurezza che deve essere ben segnalata, transennata e deve “ospitare” al proprio interno, per tutta la sua area in superficie e la sua proiezione in altezza, lo spazio in cui il drone / SAPR opererà. Questo spazio tridimensionale è definito Zona Franca.

Ma come potrà operare il SAPR all’interno della Zona Franca?

Ci sono un paio di modalità indicate dal legislatore.

La prima: con un terminatore di volo che deve lavorare con un hardware e una frequenza radio diversi dal sistema primario di controllo del SAPR, che deve comunque prevedere un sistema di “go home” o anche detto di “fail safe”. A questo deve essere affiancato un paracadute o un sistema simile per attutire la caduta che si verificherà tramite terminatore di volo per lo spegnimento dei motori.

La seconda: cavo di ritenzione. Ovvero, legare il SAPR ad un cavo che andrà assicurato a terra. La lunghezza del cavo dovrà permettere di mantenere il SAPR all’interno della Zona Franca e il cavo dovrà essere testato nella condizione più “estrema” di volo, ovvero, lanciando il SAPR alla massima velocità in una determinata direzione (si presume verso l’alto e in una direzione parallela al terreno dal punto di ancoraggio a terra) e col massimo peso trainato (payload massimo trasportabile). Test che andranno effettuati più volte e i cui risultati e metodi andranno a costituire parte integrante del Manuale delle Operazioni sul quale l’operatore dovrà riportare anche tutte le procedure adottate per definire e assicurare la Zona Franca.

Inoltre, al fine di minimizzare il rischio potenziale, ENAC indica un “parametro di esposizione al rischio”, ovvero il tempo di volo massimo del SAPR all’interno della Zona Franca.  Questo tempo è stato indicato in 10 minuti.

E’ inteso che qualsiasi operazione specializzata da effettuarsi in Area Critica, deve essere valutata e autorizzata da ENAC. Pertanto, fino a quando non sarà attivo il servizio online che metterà a disposizione ENAC sul proprio sito, si spera a breve, le Domande e le Dichiarazioni riguardanti le operazioni specializzate dovranno essere prodotte in bollo, unitamente ai documenti richiesti (preferibilmente in formato elettronico) e indirizzate a: ENAC Direzione Regolazione Navigabilità – Viale Castro Pretorio 118 – 00185 Roma o alla PEC: protocollo@pec.enac.gov.it

Per ulteriori approfondimenti vi consiglio di leggere la “Nota Esplicativa n. 2″ attraverso questo link. e la Nota esplicativa ai fini dell’applicazione del Regolamento” attraverso questo link

Buon lavoro.


 Fino ad ora ho fatto il ragazzo serio e bravo, adesso mi sfogo un po’…

“La Franca… che bazzica nella sua zona, è piuttosto strana…”

Dai diciamolo, via. ENAC ce la mette tutta per fare le cose per bene e seriamente; questo dobbiamo pur dirlo. Ciò che però non le riesce proprio è cercare di farle semplici e chiare. Sarà un mio limite, sarà quel che sarà ma continuo a trovare la comunicazione ENAC molto distante da ciò che “la gente” si aspetta. Una delle poche certezze che ho della vita è che se vuoi che una regola venga rispettata deve essere chiara, semplice, comprensibile e soprattutto facilmente applicabile.

Se ti dico: “all’incrocio, non passare col rosso perchè è pericoloso” lo capisci bene, è chiaro, il messaggio di avvertenza è comprensibile.

Se invece ti scrivo (riporto fedelmente dalla Nota Esplicativa n. 2 al punto 3 Zona Franca): La “zona franca” è costituita dall’area delle operazioni, determinata dall’esigenza dell’operatore, cui va aggiunto il buffer. L’ampiezza minima del buffer, d=d1+d2, è calcolata considerando che l’attivazione del secondo sistema di terminazione del volo da parte del pilota, tenuto conto di un tempo di reazione medio di 3 sec, avvenga con un ritardo di 5 sec rispetto all’accadimento dell’avaria che rende incontrollabile il sistema.
Al fine di considerare il caso peggiore, nel calcolo va considerata la possibilità che l’avaria si manifesta alla massima velocità al suolo del SAPR pertanto, d1(m)=Vmax(m/s)x5(s). Tempi di attivazione superiori determinano valori delle dimensioni del buffer maggiori. I tempi di attivazione devono essere validati durante l’attività sperimentale. A tale valore d1 può essere aggiunto un valore d2 per tenere conto dell’eventuale traiettoria balistica che il SAPR potrebbe seguire durante la caduta e l’effetto del vento. Il valore d2 può essere determinato durante l’attività sperimentale.

…a me viene lo sconforto, ve lo giuro! Non so a voi ma qui di ESPLICATIVO mi pare che ci sia ben poco o quantomeno il concetto di ESPLICATIVO è applicabile agli ingegneri.

Dimmelo, dai! Non devo volare. Lo posso anche capire. Fai come la FAA che in America ha detto che non si vola ma non mi dire che vuoi rendere semplici le cose, che vuoi venire incontro agli operatori SAPR, ecc. e poi mi fai una “Nota Esplicativa” che per capirla e applicarla devo portarmi a seguito un ingegnere.

Oppure, per esempio, se ho la necessità di volare con un SAPR in città, dimmi che devo avvertire le autorità del luogo chiedendo un supporto per gestire l’ordine pubblico e che devo delimitare la “famosa Franca” per un raggio di 50, 60, 100mt.

Questa potrebbe essere una procedura sufficiente, se ovviamente il mio drone fosse omologato direttamente da ENAC.

Dico OMOLOGATO non a caso perchè ricordo a tutti gli operatori SAPR che fino ad oggi i droni certificati per le operazioni NON CRITICHE e quei due o tre anche per le OPERAZIONI CRITICHE, hanno una “nullaosta” ad operare sulla base della mera presentazione di una documentazione cartacea; ben redatta, completa di tutto quel che volete ma sempre e solo di carte stiamo parlando. NESSUNO ad ENAC vede quel drone né quel pilota SAPR. ENAC verifica l’aspetto formale della documentazione e non la sostanza.

Pertanto… le scuole, i certificati medici di II classe, il manuale operativo, quello delle operazioni, il drone/SAPR, le domande di autorizzazione, auto dichiarazioni/certificazioni, l’assicurazione, ecc… sono solo CARTA, da una parte, e TANTE, TROPPE beghe per l’OPERATORE SAPR dall’altra, che di fatto si assume in toto ogni tipo di responsabilità civile e nella peggiore delle ipotesi anche penale.

Non solo, e qui fate come volete ma lo devo dire… Voglio vedere se le assicurazioni resteranno “buone e tranquille” nel caso in cui un SAPR che precipita (o altro incidente) causa un danno a cose o persone. La compagnia assicuratrice pagherà sicuramente il danno, risarcendo il malcapitato ma, l’assicurato, siamo sicuri che non subirà una rivalsa da parte della compagnia assicuratrice?

Perchè?

Perchè tutto ciò che hai fatto per certificare te e il tuo SAPR lo hai fatto tu, con la tua esperienza, magari anche coadiuvato da qualche esperto ma sei sempre tu che pur in buona fede e pur seguendo pedissequamente tutti i passi richiesti, hai redatto tutto e hai presentato la documentazione. Se domani, per caso, cambi un dado che serra un elica, o non cambi un motore dopo un “tot” di ore di volo e, se lo fai, non effettui un’attività sperimentale atta a determinare l’affidabilità di quel dado o elica o motore e non lo comunichi al “mondo” (ENAC in primis) a suon di carte bollate, vuoi che il perito dell’assicurazione non ti pianti un casino dell’80 per questa cosa, in caso di incidente?

Dopo tanti convegni a cui ho assistito sull’argomento regole, regolamenti e droni, non ho ancora sentito nessuno sollevare la questione in modo perentorio. Ma come si fa a chiedere ad un operatore SAPR, che magari fino a ieri era solo un fotografo o un grafico, come me, ad arrogarsi il titolo di esperto aeronautico, ingegnere aerospaziale, perito assicurativo o certificatore di qualità, meteorologo, quando l’ENAC stessa di fatto non lo fa?

E’ come se domani mi prendessi quattro assi di legno, “di quello bono”, come si dice in Toscana, ci piantassi quattro ruote, un motore e poi, con tutta la mia prosopopeica, ridondanza lessicale, virtuosismo linguistico e qualche supercazzola (vedi il video qui sotto), scrivessi un tomo su cui decanto pregi e affidabilità del mio “mezzo” (magari perchè ne sono pure convinto, non parlo di mala fede), e presentassi tutto alla Motorizzazione Civile per chiedere di andare su strada con quel “coso”. Quella fantomatica Motorizzazione Civile, che non vede quel coso ma legge solo le carte, mi dice: “Stiga! Tanta roba… questo ha fatto sicuramente un gran bel lavoro. Diamogli l’autorizzazione a circolare”.

Io prendo il mio “coso”, vado in autostrada e mi schianto. Ovviamente ho stipulato a monte la mia bella assicurazione – previa compilazione di un rigorosissimo questionario sul quale, sempre in buonissima fede, ri-decanto pregi e affidabilità del “mio coso” – e con quella in pugno vado dal mio assicuratore a dirgli che era tutto in regola ma che mi è successo un incidente.

Arriva il perito, guarda “il coso” e dice: “bello, bello davvero. O via, su… al malcapitato che hai falcidiato con ì tù coso gli paghiamo il sinistro ma…  ma con te e dobbiamo fare un discorsino”…

Non a caso la Motorizzazione Civile – quella vera e non quella del mio fanta-esempio – prima di rilasciare l’autorizzazione e il libretto di circolazione, appunto, che autorizza la circolazione di un mezzo, lo controlla tramite le proprie strutture e una rete di tecnici qualificati. Non solo, dopo 4 anni dall’immatricolazione quel veicolo deve passare una revisione. Se ha più di 4 anni, dopo ogni 2 deve essere sottoposto a revisione obbligatoria periodica.

Mi pare chiaro, semplice ed efficace…

Noi no… Ci facciamo tutto in casa, come gli gnocchi. Crediamo pure di aver fatto tanta roba, perchè di fatto è davvero tanta. Poi, mandiamo le nostre belle carte a ENAC che cheta, cheta, con i suoi tempi, ci dice se ciò che abbiamo scritto gli garba oppure no e se gli garba, comunque sia, tutte le responsabilità sono nostre!

Concludo con queste riflessioni.

Ma… per garantire la sicurezza in un ambito operativo specializzato, critico, in scenario misto, non c’era altro modo che indicare all’operatore che in caso di pericolo deve “schiantare a terra” il SAPR o preventivamente “legarlo a un guinzaglio come si fa con un cane”? Oltretutto, dopo che ho speso qualche migliaio di euro per avvalermi di un SAPR con ridondanze elettroniche, sensori, magari otto eliche, ecc…

Drone al guinzaglio
Drone al guinzaglio

Ricordo che a pagina 5 del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto al punto 3, lettera (b) è riportato che “Non sono altresì assoggettati alle previsioni del presente Regolamento i SAPR che hanno caratteristiche di progetto tali per cui il pilota non ha la possibilità di intervenire nel controllo del volo“. Paradossi interpretativi. In primo luogo se di SAPR stiamo parlando (Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto) un “Pilota Remoto” deve pur esserci da qualche parte e in quanto tale potrà intervenire sul volo di quell’oggetto volante da meglio identificare. Inoltre, parrebbe evidente che più controlli prevedo più sono assoggettato al regolamento. Meno controlli metto, o meglio, nessuno, e di questo regolamento posso anche non tenerne di conto. Sbaglio?

Bello, bello davvero, accadeva in via dei matti, al numero zero…