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Drone mania. 12 cose da sapere se vuoi diventare un dronista

Se ne sente parlare ovunque. In rete girano decine di video. In televisione vengono impiegati per effettuare riprese dall’alto spesso in sostituzione degli elicotteri. L’ENAC ha dovuto considerare la questione in modo serio, per definire un regolamento su l’utilizzo di droni civili o “Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto”.

I droni sono una realtà con la quale ci stiamo confrontando da pochi anni ma che col passare del tempo diventerà una consuetudine, paragonabile all’impiego di qualsiasi altro device utilizzato per lavoro, come il tablet, la macchina fotografica o il computer.

In effetti la sinergia degli strumenti sopra citati è utile e a volte indispensabile all’uso del drone e tra poco ne parleremo. Intanto definiamo la parola DRONE.

Il drone è velivolo a controllo remoto, quindi senza pilota, utilizzato per impieghi di vario genere. Ha le eliche ma non è un elicottero. Alcuni hanno  anche le ali ma in tal caso non possono stazionare in cielo in “un punto fisso”. Le forme con cui sono realizzati sono diverse a seconda dell’utilizzo che ne viene fatto. Quelli con 4 o più eliche si assomigliano ma possono differire per potenza, capacità di carico, sistemi di controllo e autonomia.

La tecnologia è ovviamente di provenienza militare, sdoganata e riadattata ad un impiego civile per ambiti molto diversi tra loro. Monitoraggio, sorveglianza, mappatura del territorio, protezione civile. I droni coadiuvano tecnici e personale specializzato in operazioni di messa in sicurezza del territorio, telesoccorso, rilevamenti fotografici, video riprese, cinema, ecc…

Da qualche tempo anche io mi sono avvicinato al mondo dei droni per un impiego professionale. Diciamo che sono diventato un “dronista”. Fare il “tronista” mi era impossibile per tutta una serie di motivi che vi lascio immaginare. Ho quindi optato per affibbiarmi l’etichetta di “dronista” che ritengo, oltre che divertente, anche calzante.

A settembre 2013 ho deciso di dotarmi di un drone per effettuare riprese video dall’alto.

Esperienza interessante, non indolore, piena di insidie e allo stesso tempo molto affascinante. Come ogni acquisto che si rispetti, le possibilità di scelta possono essere tante, tutte interessanti ma, spesso, la scelta, è subordinata ad un budget in relazione agli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Quel che consiglio è di cominciare per gradi. Ironizzando mi piace usare l’espressione “voliamo basso” con gli investimenti…

Sono un libero professionista, sono “io e la mia giubba” e ogni investimento che faccio cerco di ponderarlo a lungo e se possibile farlo senza strangolarmi. Detto ciò, i droni si possono acquistare anche con 100 Euro ma, tenetevi forte, possono arrivare anche a costare decine di migliaia di euro. Un motivo ci sarà, no? Pertanto, scegliete bene e riflettete sulle vostre scelte.

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In questo post vi elencherò 12 cose che è utile sapere se volete anche voi avvicinarvi a questo settore. Vi dirò cose semplici ma che nella mia esperienza di “dronista” sono state importanti e tutt’ora utili per svolgere il mio lavoro. Sono consigli che per la maggior parte si rivolgono ad altrettanti liberi professionisti come me. Fotografi, video maker, grafici, ecc.

Intanto, eccovi un video che ho girato col mio drone il 26 gennaio a Monteriggioni (SI).

Siete pronti? Allora partiamo, anzi, decolliamo!

1) cosa volete fare con il drone? Pare una domanda sciocca ma è importante focalizzare l’obiettivo. Volete giocare o lavorare? Nel primo caso vi assicuro che dagli 80 Euro in su troverete una vastissima gamma di oggettini davvero interessanti. Vi divertirete come matti, anche a salire sugli alberi per recuperare il vostro gingillino volante che si sarà impigliato tra i rami. Roba che potete pilotare con un piccolo radiocomando o direttamente dal vostro smartphone utilizzando delle App nate allo scopo e rilasciate direttamente dai produttori. Nel secondo caso, se volete lavorare col drone, dovete chiedervi per quali scopi volete impiegarlo. Desiderate fare mappature del territorio? Foto aeree? Riprese video? Per ogni utilizzo ci sono varie soluzioni. Dovete confrontarvi, cercare in rete, vedere dei test e valutare il costo dell’investimento.

2) se non avete esperienza di elettronica, di aeromodellismo e di meccanica, affidatevi a un rivenditore specializzato che abbia la sede vicino alla vostra e le competenze nel settore. Online si compra di tutto e anche molto bene ma ricordate che un drone vola e se non avete sviluppato doti particolari, il drone, tanto più sale, quanto più fa il botto se lo si lascia scendere, in assenza di controllo o mal funzionamenti. Comunque sia, se non è oggi, sarà domani, il drone subirà qualche danno e dovrete ripararlo. Avere al vostro fianco delle persone esperte vi eviterà di prendere il drone, imballarlo, spedirlo al fornitore e sperare che ve lo ripari. Senza considerare tempi e spese di spedizione e giorni di mancato utilizzo dell’apparecchio. Il mio consiglio è di rivolgervi ad un rivenditore di aeromodelli facendovi prima un’idea in rete di cosa fa al caso vostro e poi rivolgetevi al negozio specializzato. Per rivenditore specializzato intendo negozi di aeromodellismo o negozi che si sono specializzati nell’assemblaggio e vendita di droni, cominciano ad essere piuttosto diffusi anche in Italia. Questo è importante anche per tutte le implementazioni che vorrete fare  al vostro drone in futuro. Col passare del tempo, col migliorare della vostra esperienza e appena avrete maturato una serie di esigenze, sentirete la necessità di inserire nuovi dispositivi, cambiare quelli che avete o permutare il vostro drone con uno di livello superiore.

3) esercitatevi ogni volta che potete. Nonostante i sistemi di volo assistito e tutti i dispositivi di controllo che potrete installare sul drone, resta di primaria importanza la vostra esperienza di pilota. Il drone va fatto volare pensando in primis alla sicurezza (vostra, di chi gravita nel raggio di azione del drone e del drone stesso), quindi dovrete avere padronanza del mezzo in ogni condizione. Esercitatevi ogni volta che potete ma mai in luoghi affollati o comunque in presenza di assembramenti di persone. Cercate un campo o uno spazio aperto, assicuratevi che non vi siano cavi della corrente elettrica, di non essere vicini ad un aeroporto e provate, provate e provate, anche se vi sentite “pronti” o “esperti”.

4) parola d’ordine GIMBAL. Se utilizzate il drone per effettuare riprese foto o video uno degli investimenti più importanti che dovrete fare è sul gimbal. Il gimbal è un supporto che permette alla videocamera o fotocamere di mantenere l’asse orizzontale rispetto al volo del drone, stabilizzandola e assorbendo le vibrazioni. Il gimbal può essere a due o tre assi. Se state cominciando adesso con l’esperienza da “dronista”, acquistatene uno a due assi (movimento verticale gestito da remoto tramite radiocomando e movimento orizzontale gestito dal sistema elettronico di bordo) è più economico e anche se con un po’ di difficoltà, potrete comandarlo da soli col vostro radiocomando. Il gimbal a tre assi permette di controllare anche la rotazione sull’asse orizzontale ottenendo un controllo praticamente completo della telecamera/fotocamera indipendentemente della direzione del drone. Personalmente ho cambiato tre gimbal a due assi prima di trovare quello che meglio si adattava alle mie esigenze.

5) controllo video da remoto. Pensavo si potesse evitare o rimandare a lungo invece non è così. Se utilizzate il drone per fare fotografie o video dovete avere a terra il controllo della trasmissione video. Non potete riprendere alla cieca. Pertanto dovrete munirvi di trasmettitore video da installare sul drone. Ricevente video da installare a terra (nei pressi o sul radiocomando) e un buon monitor con parasole. In assenza di questi dispositivi non farete nulla o poco.

6) no WiFi. Molti droni sono dotati di telecamera munita di WiFi o lo sono le stesse telecamere che monterete sul vostro gimbal. La mia telecamera è dotata del suo bel WiFi ma tutto quello che faccio col WiFi è settare le impostazioni di ripresa e dare Play e lo Stop al video tramite il mio smartphone agendo direttamente sull’App del produttore, nulla di più. La trasmissione video in WiFi ha un ritardo che varia a seconda della potenza del segnale, dell’antenna del vostro device e del processore che elabora le immagini. Di solito si va da 2 a 3 secondi di ritardo. Se volete fare delle riprese video sono un’eternità. Inoltre considerate che oltre i 25 – 30 mt al massimo il WiFi lo perdete. Fate finta che il WiFi non ci sia proprio.

Video realizzato a Pratolino (Vaglia – Firenze) il 6 gennaio 2014

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7) scorta di eliche.  le romperete. Non potrete farci nulla. Prima o poi il drone cadrà o semplicemente farete un atterraggio “non proprio perfetto” per cui si accascerà su una parte mentre i motori sono ancora in funzione. Il motore raramente si sciupa, a meno che non lo fracassiate contro qualcosa. Di solito a partire sono le eliche che automaticamente frenano la rotazione del motore, sempre che voi non continuiate a dare “gas” dal vostro radiocomando; in tal caso qualche danno in più lo farete. Nella migliore delle ipotesi se il vostro drone si accascia su una parte impattando su un prato, probabilmente zapperete solo un po’ la terra o sciuperete l’elica potendola utilizzare ancora qualche volta. Alla lunga anche lei dirà basta cominciando a presentare evidenti segni di usura o rottura. Se invece farete atterrare il drone sull’asfalto, mettete subito in conto che l’elica che andrà a collidere con la superficie sarà destinata a soccombere, quindi, acquistate subito una scorta di eliche destre e sinistre (non sono tutte uguali) e imparate a capire come sostituirle.

8) Batterie. Scordatevi di volare con una batteria sola. Potete farlo ma poi dovrete star fermi per il tempo necessario alla ricarica (di media un ora). inoltre, se prendete un drone per lavoro, la cosa che non deve mancare è l’energia per  farlo volare. Considerate anche che d’inverno le batterie durano molto meno che d’estate. La mia esperienza mi porta a dirvi che la durata di una batteria nei mesi dell’anno più freddi si riduce di circa un 25% rispetto all’estate. Quindi, dotatevi di almeno 3 o 4 pacchi di batterie LiPo e un buon carica batterie. Di solito un pacco batterie offre al drone un’autonomia che varia dagli 8 ai 12 minuti. E’ possibile mettere più pacchi batterie in parallelo per aumentare l’autonomia di volo ma ricordatevi che più carico mettete sul drone e più consuma o non si alzerà neppure.

9) Sicurezza. Non fate i fenomeni. L’ENAC ha in parte già definito molti aspetti in merito all’utilizzo dei droni, soprattutto per i SAPR Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto (quelli controllati da un computer il cui programma di volo è programmato preventivamente attraverso un apposito software) ma entro poco un po’ tutti i droni saranno sottoposti a regole, senza eccezione alcuna. Pertanto, prima di tutto usare il buon senso. Soprattutto MAI volare in un’area dove sono presenti bambini, sono attratti come calamite da “qualsiasi oggetto volante non identificato”. Uno degli investimenti che dovrete fare è l’altimetro. Dovete assolutamente sapere a quanti metri d’altezza vi trovate. No potete sparare il drone dove vi pare. Non è un satellite NASA e non potete mandarlo all’interno dello spazio aereo. Inoltre, occhio al vento!

10) Assistente. Quando e se vi sarà possibile, utilizzando il drone per effettuare riprese video o foto dovrete dotarvi di un assistente. All’inizio vi farete un “film” in cui vi vedrete al centro di una consolle di comando ibrida, un mix tra un radiocomando e un jostick, sul quale agirete con la destrezza di Tom Cruise in Minority Report tra i suoi touch screen. Nulla di più falso. E’ bello volare, soprattutto con la fantasia. Ovviamente ci sono persone particolarmente dotate e predisposte ad un multitasking di questo tipo ma credetemi se ve lo dico. O pensate a volare o pensate a comandare la videocamera. I droni professionali solitamente hanno in dotazione due radiocomandi. Uno per pilotare il drone e l’altro per controllare la videocamera, o meglio, il gimbal su cui è installata la video o fotocamera. Preparerete una strategia di ripresa analizzando la location, il meteo e il soggetto da riprendere e poi ognuno penserà a gestire ciò che gli compete, uno controllerà il volo e l’altro il gimbal.

Se volete approfondire l’argomento DRONI e FOTOGRAFIA vi consiglio questo libro “Foto e video con i droni. Fotografia e videografia aerea” di Eric Cheng . Si pone come una vera e propria guida per imparare quali sono le attrezzature utili e aggiornate, le videocamere per droni e come si diventa operatori di droni competenti

Potete trovarlo su AMAZON cliccando QUI

11) Assicuratevi. L’assicurazione non vi salva da una denuncia penale o civile ma per lo meno vi permette, qualora vi schiantaste col drone su cose, o peggio, su persone, di poter quantomeno ripagare i danni causati e le spese legali. Magra consolazione però certe cose vanno previste. Anche l’ENAC indica nel suo regolamento che l’uso dei droni è subordinato alla stipula di polizze assicurative. Molte compagnie assicurative non hanno la benché minima idea di cosa vogliate assicurare. Alla frase “vorrei assicurare un drone” vedrete delle espressioni meravigliose. Cercate in giro, ci sono compagnie serie e competenti. Io ne ho consultate cinque prima di trovare quella in grado di assicurare eventuali danni a cose e persone causati dal drone.

12) volo indoor. Pensavo fosse facile ma non è così. Altro film che mi sono fatto mesi fa. Mi dissi: “Chi se ne frega se d’inverno piove, tira vento, ecc. Trovo dei clienti che sono interessati a fare delle riprese dall’alto al chiuso (palestre, centri commerciali, grandi magazzini, autosaloni, ecc) e il business è fatto!”. Non son tutte rose e fiori. Ecco cosa accade quando volate al chiuso:

  • Primo problema. Al chiuso non funziona il GPS, quindi non avete volo assistito, tutto volo manuale.
  • Secondo problema. Se il drone è dotato di 6 o 8 motori, produce un cono d’aria davvero impressionante. Questo crea dei vortici e turbolenze che al chiuso si disperdono male creando delle interferenze col volo del drone. Occhio! Una stanza molto grande o un capannone diventano incredibilmente piccoli quando il vostro drone comincia a fluttuare all’impazzata in tutte le direzioni. Ogni volta che compensate da una parte il flusso d’aria si somma a quello precedente e così via, creando un gioco esponenziale di correnti d’aria che sottopone il vostro drone a continue oscillazioni. Incredibilmente le pareti dell’ambiente in cui volerete vi sembreranno sempre più strette e vicine al vostro drone.
  • Terzo problema, si riallaccia al secondo. Se dovete compiere una traiettoria da un punto A ad un punto B, diciamo in linea retta, e sotto al drone ci sono degli oggetti da riprendere, ammettiamo dei solidi come macchinari scaffali, ecc, in prossimità di ogni solido il drone riceverà una spinta d’aria opposta a quella da lui generata e più o meno forte rispetto all’altezza del drone dal solido. In altre parole, anche se voi pilotate il drone partendo da una certa altezza verso il vostro obiettivo, l’altezza del drone risentirà dei flussi d’aria di ritorno costringendovi a compensare.
  • Quarto problema, se dovete riprendere oggetti dall’alto e avete ostacoli che pendono dal soffitto (tubature dell’aria/climatizzazione, lampade, cartelli di corsia/reparto, ecc) per pilotare il drone dovrete posizionarvi ad un’altezza che vi permetta di valutare bene la distanza che intercorre tra il drone e l’ostacolo che lo sovrasta. Praticamente non da terra ma su un rialzo. Dovete controllare cosa c’è sotto e cosa c’è sopra al drone e mantenere le giuste distanze. Non potete e non dovete fare affidamento sulla telecamera che avete a bordo del drone. Se la utilizzate per fare delle riprese non potete usarla per un volo in soggettiva. Inoltre il gran d’angolo della fotocamera (spesso lo si usa), falsa le distanze.

Per un volo indoor consiglio droni piccoli, quadricotteri con eliche dal diametro ridotto che producono meno turbolenze d’aria. Dovrete fare molti test prima di cimentarvi in un volo indoor per realizzare riprese professionali.

Non è impossibile fare riprese video col drone indoor ma è più complicato di quanto sembri, ve lo assicuro.

Far volare un drone non è difficile, si impara piuttosto in fretta. Farlo volare per lavoro cercando di effettuare della riprese video, in sicurezza e riportando a casa drone e filmati utilizzabili, è tutta un’altra cosa. Dovrete anche imparare a dire: “Questo non sono in grado di farlo”. Meglio perdere un lavoro se non si è sicuri delle proprie capacità tecniche che prenderlo rischiando di causare anche dei danni, oltre a fare delle pessime figure.

Altro libro interessante, fondamentale da leggere e studiare se volete diventare degli operatori qualificati e PILOTI APR, è questo “Manuale sull’impiego dei droni. (Sistemi aeromobili a pilotaggio remoto)” di Giampiero De Meis che potete trovate su AMAZON cliccando QUI

Buon lavoro se deciderete di acquistare un drone per un uso professionale. Buon divertimento se volete baloccarvi con un oggettino altamente tecnologico. Lunga vita e prosperità se volete arrivare là dove nessuno è mai arrivato prima.

Spero di esservi stato utile! Se avete dubbi, volete consigli, avete suggerimenti da dare, scrivetemi!!!

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Ultimo aggiornamento 30.09.2018

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Oblivion. E’ lo stato in cui si trova lo spettatore nel vedere il film di Joseph Kosinski

Tom Cruise veste i panni di Jack Harper, un tecnico riparatore di droni che svolge la sua mansione sul pianeta Terra, oramai devastato da molti decenni una catastrofe nucleare causata da un conflitto bellico tra terrestri e una razza aliena di invasori.

Locandina OBLIVION

Locandina OBLIVION

La trama del film è reperibile sul web, quindi non mi addentro nel merito. Ciò che desidero riportare in questo post è il mio senso di compiacimento per un verso e quello di delusione dall’altro che ho provato nel vedere questo film.

Cominciamo dalla prima condizione:

Il compiacimento.

L’ho provato apprezzando il lavoro meticoloso e direi quasi maniacale svolto dai designer e creativi. Mi riferisco in particolar modo a tre elementi fondamentali che oltretutto ritengo siano quelli che fanno di questa pellicola un prodotto accettabile. Accettabile e non eccelso perché poi subentra la seconda condizione che è appunto la delusione, legata alla sceneggiatura del film che tende a riportare il livello di Oblivion, a mio giudizio, su una condizione di “accettabile”.

Procediamo per gradi. Torniamo a parlare del compiacimento. Devo rafforzare questo termine usandone uno più forte per tentare di trasferirvi la sensazione che ho provato nel vedere le soluzioni estetiche adottate in Oblivion. Devo quindi dire che ho goduto nel poter apprezzare il design della navetta da trasporto e ricognizione “bubbleship” utilizzata da Tom Cruise e nel vedere tutti i dettagli stilistici e tecnici che la caratterizzano.

Ho goduto nel momento in cui mi sono lasciato trascinare dalle inquadrature che si insinuavano in ogni angolo dell’abitazione del capitano Jack Harper e della sua compagna Victoria (Andrea Riseborough) potendo apprezzarne non solo l’architettura dell’edificio ma anche tutti gli elementi di interior design.

Ho goduto nel poter vedere il lavoro prodotto dal costume designer, in particolare in merito alla realizzazione delle varie tute e vari indumenti indossati dagli attori.

Devo riconoscere che la scelta del bianco che prevale sui vari oggetti presenti nella scena, conferisce un senso di estrema pulizia e minimalismo. Il bianco rafforza l’esperienza visiva offrendo allo spettatore la sensazione di estrema funzionalità e di assoluta efficienza di ogni manufatto su cui è presente questo colore. Inoltre, il bianco, si lega al colore delle navette spaziali della NASA e da cui tutti i registi di fantascienza si sono ispirati per realizzare i propri caccia stellari, incrociatori, navette da trasporto, ecc.. Diciamo pure che il bianco è il colore che più si associa allo spazio, assieme al suo esatto opposto che è il nero che ne rappresenta la dimensione, l’oscurità e l’ignoto.

Oblivion - BubbleShip

Oblivion – BubbleShip

Il primo a subire il fascino minimal del bianco è la “bubbleship”, la navetta o astronave utilizzata da Tom Cruise per spostarsi velocemente nei cieli del desolato pianeta Terra. Il lavoro dei designer (Daniel Simon)e degli esperti in computer grafica è stato davvero meticoloso. Ogni dettaglio dell’astronave raggiunge livelli di perfezione assoluti allontanando lo spettatore dalla sensazione di artificioso o irreale. Potrei arrivare a dire che la bubbleship sia la coprotagonista del film. E’ presente in moltissime scene e viene inquadrata in ogni dettaglio, sia internamente e sia esternamente. Non solo, l’attenzione dei creativi scende in questioni più vicine alla fisica arrivando a simulare diverse condizioni di volo determinate dalla massa e dalla propulsione del veicolo, dalla sua velocità e dall’altitudine in relazione con le condizioni atmosferiche e con gli elementi circostanti che interferiscono (droni in primis).

Oblivion - motocicletta

Oblivion – motocicletta

Meno curata è la motocicletta impiegata per gli spostamenti a terra attraverso le lande desertiche del nostro pianeta apparentemente morente. E’ una moto che ricorda quelle utilizzate in film “post apocalittici” a basso budget dove per dare un “senso di futuro” ad un design contemporaneo, lo si trasforma applicandovi elementi in plastica del tutto inutili e poco credibili ma dal sapore, evidentemente per qualcuno, dal sapore fantascientifico. Se da un lato troviamo una bubbleship perfetta in ogni dettaglio, dall’altra abbiamo una motocicletta che a parer mio è stata un po’ trascurata nel suo design e sopravvalutata in prestazioni rendendola piuttosto ridicola e non credibile. Faccio riferimento al suo utilizzo come argano di traino e al suo display di controllo che è disallineato come design da tutto il resto.

Oblivion - Drone

Oblivion – Drone

Altra cosa piuttosto scontata è il design dei droni. Soluzione estetica e funzionalità ampiamente viste in Matrix, StarWars, Terminator e, nel sempre onnipresente citato, omaggiato, celebrato, “2001 Odissea nello spazio” da cui ogni regista prende in prestito un “pezzo”. In questo caso l’inquietante occhio scrutatore di Hall 9000 che rivediamo su ogni drone di Oblivion e sul nucleo centrale dell’astronave aliena.

Oblivion - SkyHome

Oblivion – SkyHome

Torniamo velocemente alle cose che mi hanno compiaciuto. Parliamo di architettura e design di interni. La SkyHome di Jack Harper è qualcosa di pazzesco sotto ogni punto di vista. Se vogliamo essere critici possiamo soffermarci sulla struttura che la mantiene al di sopra delle nuvole. Struttura esilissima che francamente conferisce un senso di estrema fragilità e di poca credibilità in termini di efficienza statica. Lasciando perdere questo elemento, spingiamoci verso l’alto, appunto sopra le nuvole, dove si erge l’abitazione dei due controllori di droni che vivono la loro vita apparentemente felice e perfetta. Il design dell’edificio è sicuramente un omaggio, o ne trae ispirazione, alla celebre Fallingwater o “casa sulla cascata” ad opera dell’architetto statunitense Lloyd Wright.

Oblivion - SkyHome e BubbleShip

Oblivion – SkyHome e BubbleShip

Il concept di questa abitazione è basato sulla totale efficienza e il massimo comfort. Non ci sono elementi di disturbo. Le lunghe linee da cui si generano le consolle, i mobili e pensili, sono interrotte solo da elementi curvi che ne deviano la direzione col preciso scopo di offrire la sensazione di trovarci in uno spazio ben concepito, pensato per abitarvi comodamente e lavorarvi efficientemente all’interno di grandi ambienti luminosi e puliti.

Oblivion - sistema di controllo touch screen

Oblivion – sistema di controllo touch screen

Le interfacce software presenti nella sala di controllo di volo, ad uso di Victoria, compagna e assistente di volo di Harper, si “spalmano” su un lungo sistema di monitor a touch screen. Le mansioni svolte da Victoria sono plausibili e riescono a soddisfare qualsiasi utilizzatore di tecnologie evolute, offrendo una carrellata di funzioni e interazioni del tutto credibili. Molto interessante è il “drag and drop” estremamente potenziato e resto efficiente dal sistema operativo in uso, grazie al quale lo spettatore più attento può seguire una serie di azioni che permettono la gestione delle comunicazioni tra la Terra e il centro di controllo nello spazio, l’attivazioni di droni e di seguire e intervenire sulle dinamiche della bubbleship; tutto attraverso il trascinamento di icone da un punto all’altro dello schermo mostrando, in tempo reale, la relativa condizione di ogni sistema.

I costumi.

Oblivion - costume di Jack Harper

Oblivion – costume di Jack Harper

Minimal e funzionali, in  linea con gli elementi architettonici della Skyhouse. Questo vale sia per la tuta di volo di Harper e sia per l’abbigliamento elegante ma formale di Victoria che contribuisce a conferirle un aspetto algido ma anche sexy. Stando sola a casa a seguire le operazioni svolte da Jack Harper attraverso la sua postazione di controllo, il look di Victoria è a totale beneficio dello spettatore che la può ammirare in tutta la sua eleganza e perfezione nell’ambito dello svolgimento delle sue mansioni quotidiane. La tuta di Harper è perfetta. Giacchetto e pantalone bianchi, lievemente usurati a testimoniare un utilizzo frequente, conferendo al personaggio che la indossa carattere e una certa operatività sul campo. Non male anche l’uso delle patch in rilievo poste sul pettorale di Harper che indicano il numero della squadra a cui appartiene.

Adesso mi tocca parlare dei punti dolenti del film. Ecco che arriva il mio senso di delusione che mi appresto a motivarvi.

La delusione

Joseph Kosinski

Joseph Kosinski, che ha diretto nel 2010 “Tron Legacy”, deve avere qualche “sassolino nella scarpa” nei confronti di Duncan Jones, regista del film Moon, del 2009. Se non lo avete ancora fatto vi invito a vedere Moon. E’ un film di fantascienza interessante, ben scritto e altrettanto ben girato. Kosinski deve averlo visto, probabilmente gli è anche piaciuto ma poi deve esserne rimasto turbato a tal punto da esserne plagiato, almeno per buona parte di Oblivion.

Alcuni dettagli che mi portano ad invocare il plagio…

1) All’inizio di Oblivion, dopo le prime scene girate in una NewYork dei nostri giorni, ci troviamo sulla Terra nel 2049 dove possiamo osservare, in cielo, il nostro satellite semi distrutto i cui frammenti, più o meno grandi, fluttuano in orbita. Ho interpretato questa scelta come un chiaro: “No, questo film non c’entra nulla con Moon, infatti distruggo subito la Luna”. Quasi a voler mettere subito i puntini sulle “i”.

2) Il punto 1 non avrebbe alcun senso se non vi trovaste a leggere un punto 2 e i successivi. Jack Harper è un clone e lui non lo sa. Non solo, come lui ce ne sono altri, probabilmente a migliaia. Stessa cosa per Moon. L’attore Sam Rockwell interpreta un operatore addetto ad un impianto minerario. n clone al servizio di una compagnia che lo ha duplicato in migliaia di copie. Tutto questo per assicurare una produzione efficiente e nessuna perdita in vite umane.

3) in Oblivion sono state collocate negli oceani delle piattaforme per l’estrazione dell’acqua per poi trasformarla in energia. Non mi dilungo in spiegazioni ulteriori, vi basti pensare che queste “idrovore” trovano in Moon qualcosa di molto simile dedito alla raccolta di “polvere lunare” dalla quale estrarre, invece dell’acqua, dell’Elio 3, elemento essenziale per la produzione di energia sulla Terra.

4) In Oblivion il comandante Jack Harper si accorge di avere un clone vedendo se stesso svolgere il proprio lavoro in una particolare condizione e circostanza, del tutto imprevista dalla compagnia (ed evidentemente dal clone stesso). In Moon, stessa cosa.

5) In Oblivion Jack Harper e Victoria sono in procinto di lasciare il pianeta Terra per congiungersi agli umani sopravvissuti rifugiati sulla luna di Titano. Durante il film, i messaggi provenienti dalla stazione di controllo missione a cui fanno capo i due protagonisti, confermano a più riprese la condizione di imminente partenza creando un senso di attesa e uno scopo preciso per cui la missione vale la pena condurre al meglio, fino alla fine. In Moon stessa cosa. La compagnia mineraria rassicura costantemente Sam Bell (il protagonista del film) sul fatto che a breve finirà la sua missione e che tornerà sulla Terra. In entrambi i casi tali affermazioni sono solo delle bugie ripetute come una sorta di mantra.

Insomma, Moon si svolge sulla Luna e Oblivion in gran parte sulla Terra ma gli elementi in comune sono parecchi.

Non finisce qui. Lasciamo perdere Moon e dirottiamo l’attenzione sulla seconda parte della sceneggiatura di Oblivion. Diciamo da quando si comincia a capire che Tom Cruise ha un suo bel clone e probabilmente molti altri come lui.

Il regista a questo punto decide di percorrere la traccia di Matrix con un leader stile Morpheus, in chiave Morgan Freeman, alla guida di un gruppo di malconci umani che vagano nelle lande desolate della Terra spacciandosi per alieni. Anche qui non mi dilungo in ulteriori dettagli. Diciamo che l’allegra compagnia di terrestri, anche se mal concepita e stravista in decine di film, è nulla a confronto se paragonata all’inefficienza e idiozia della razza aliena che orbita intorno alla Terra.

Joseph Kosinski si perde in dettagli fantastici offrendo allo spettatore un piano sequenza meraviglioso del comandante Harper all’interno della sua astronave Odyssey, durante la scena in cui prende coscienza di ciò che gli è accaduto una sessantina di anni prima. All’interno di questa nave, simile per alcuni aspetti ad uno Space Shuttle, Tom Cruise fluttua in assenza di gravità tra un ambiente e l’altro nel tentativo di sganciare alcuni moduli che suo malgrado dovrà abbandonare nello spazio. Gli interni della nave sono meravigliosi e ogni dettaglio non è lasciato assolutamente al caso. Si legge infatti, nei titoli di coda, che il regista si è avvalso, non a caso, della consulenza di astronauti NASA rendendo tutto molto realistico e convincente.

Poi…

Poi accade qualcosa. “Joseph Kosinski probabilmente assegna la realizzazione della scena finale del film ad uno stagista o è vittima di un crollo psicologico, non lo so; qualcosa deve essergli accaduto”.

Per tutto il film siamo stati testimoni di una strategia premeditata, pianificata in ogni dettaglio, che ha visto gli alieni, nonostante la loro apparente disfatta, sterminare gran parte dell’umanità, trascinando la Terra nella desolazione. Abbiamo visto tecnologie pazzesche e sistemi di difesa avanzatissimi largamente impiegati da tutti i droni presenti nel film. Sistemi che riescono a rivelare scie di DNA di un individuo riuscendo a tracciarne la traiettoria su cui si è spostato. Tecnologie in grado di scansionare sotto la superficie terrestre, di riconoscere gli individui con sistemi di riconoscimento facciale, ecc.

Tutto ciò accade sulla Terra, figuratevi poi cosa potrebbe accadere sulla nave madre nello spazio. ALmeno questo è quello che si chiede lo spettatore.

Ecco… qui casca tutto.

Harper imbottisce la sua navetta di esplosivo, trasporta un umano all’interno di un’apposita capsula palesando all’entità aliena che si tratta di una donna terrestre che è riuscito a catturare. In realtà si tratta di un uomo, di colore (Morgan Freeman) che è si è sostituito alla donna per compiere il gesto estremo insieme a Jack Harper. L’astronave aliena apre il suo boccaporto all’arrivo della bubbleship lasciando passare il comandante Harper e il suo contenuto. L’astronave riesce ad attraversare vari ambienti della nave madre tra cui uno pieno di droni.  Solo il tono della voce del comandante Harper insospettisce, ma non troppo, l’entità aliena che si limita a chiedere al clone quali fossero le sua intenzioni. Harper rassicura la “voce” la quale gli permette di proseguire il suo viaggio all’interno della nave madre. Interni che oltretutto, annoiano mortalmente riportando alla memoria la parodia di Mel Brooks “Balle spaziali” dove si prendeva in giro Guerre Stellari e l’eccessiva lunghezza degli incrociatori imperiali.

Addirittura in una delle sale in cui transita la bubbleship ci troviamo nella fotocopia della sala in cui Neo e migliaia di umani, in Matrix, sono mantenuti in vita grazie ad un efficientissimo sistema di tecnologie sviluppato dalle “macchine”.

Insomma, gli alieni non si accorgono di nulla a tal punto che il regista, visto che ha osato fin qui, si permette di insultarci consentendo al comandante Harper di adagiare la sua bubbleship a pochi metri dal nucleo centrale del sistema alieno. Di scendere dal velivolo, di sganciare la capsula con l’umano al suo interno, di aprirla, di scambiare due chiacchiere con Morgan Freeman e di schiacciare il pulsante per detonare ogni cosa. Tutto sotto gli occhi “vigili” del nucleo centrale alieno che, ovviamente, viene distrutto e con esso tutta la tecnologia aliena presente nello spazio e sulla Terra.

Oblivion è in realtà lo stato in cui si trova lo spettatore nel vedere questo film, fatta eccezione per pochi attimi di lucidità del regista che ci permettono di apprezzare alcune scelte (scenografie, effetti visivi, fotografia, costumi, musica). Sicuramente chi è appassionato di fantascienza dovrà fare i conti con tutta una serie di richiami ai vari film di questo genere che hanno preceduto Oblivion. Chi non lo particolarmente dovrà comunque rassegnarsi a godere principalmente dell’aspetto visivo che è comunque insufficiente per coprire le scelte maldestre che hanno portato il regista a chiudere il film in questo modo.

Peccato, un’occasione mancata!

Video degli M83 con Susanne Sundfør

 

Crediti e link di approfondimento:

Foto tratte dal film di proprietà della UNIVERSAL PICTURE.

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