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E venne il giorno… Da oggi i droni civili devono sottostare al regolamento ENAC e Bruxelles ha allo studio le regole europee

Ci siamo! Da oggi, poiché ENAC non ha comunicato l’elenco delle scuole abilitate al rilascio di “patentini” per “piloti di droni”, chi usa uno di questi meravigliosi oggettini volanti, di fatto, è fuori regola.

E’ come dire…

Mi compro l’auto, la guido, la uso anche per lavoro ma ancora non è stata creata una sola scuola guida in grado di rilasciarmi la patente. Non solo. Chi si è comprato quell’auto e la usa per lavoro si ritrova, dopo anni di gloriosa carriera e d’uso del suddetto mezzo, a dover mettere in garage il proprio veicolo perché non è autorizzato ad utilizzarlo.

In sostanza questa è la situazione da oggi per il settore dei droni in Italia.

Non solo, secondo il Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, redatto da ENAC, alla Sezione IV – Disposizioni Generali per i Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto, Art. 17 – Pilota, Punto 4, si legge: “Ai fini dell’idoneità psicofisica, il pilota deve essere in possesso e in corso di validità del certificato medico di seconda classe in accordo al Regolamento ENAC -Organizzazione Sanitaria e certificazioni mediche d’idoneità per il conseguimento delle licenze e degli attestati aeronautici-”.

Morale della “favola”, chi desiderasse utilizzare un drone per lavoro, oggi non potrebbe farlo. Dovrebbe mettersi comodo in poltrona, magari davanti alla televisione a guardarsi un bel film, tipo Oblivion per esempio, dove i droni, di altro tipo, sono onnipresenti, e attendere che ENAC si pronunci. Con comodo eh!? Per carità.

Sul sito ENAC, presso questo LINK, si legge “…non è stato emesso alcun riconoscimento ad operatori del settore e ad organizzazioni che forniscono supporto, incluse attività di formazione a piloti“, questo inciso fa parte di un discorso un po’ più lungo estratto da un comunicato ENAC del 14 aprile scorso e aggiornato successivamente (nella data ma non nei contenuti).

Quindi, cari amici, magari proprio voi che pensavate di aver trovato un settore nuovo e in grado di darvi un ottimo sbocco professionale, sappiate che, come aprirete quella scatola al cui interno troverete il vostro bellissimo drone, apparterrete automaticamente alla categoria “dei fuori legge”, a meno che nel frattempo non abbiate maturato nel vostro curriculum una gloriosa carriera di comandante di un Airbus A380 o di pilota delle Frecce tricolore.

Cari “dronisti” italiani, riassumo velocemente quanto dovrete fare per intraprendere regolarmente la vostra professione. Ricordatevi che per utilizzare un drone civile…

  • è indispensabile stipulare un’assicurazione verso terzi (che potrebbe costarvi più del drone).
  • dovrete possedere i certificati del costruttore in grado di attestare la conformità, in merito alle disposizioni di legge italiane, di ogni componente del drone
  • dovrete apporre sul drone e sulle apparecchiature ad esso collegate a terra le apposite targhette identificative.
  • non potrete volare nei centri abitati e in tutte quelle aree definite “congestionate” (sì lo so, proprio tu che stavi pensando di fare il filmino col drone al matrimonio di tuo fratello, scordatelo! )
  • dovrete mantenervi ad almeno 8Km di distanza da aeroporti e sempre a 8Km di distanza dai corridoi di decollo e atterraggio degli aerei da e verso gli aeroporti (anche se volate a un 1 mt. di altezza e comunque, se vi fate due conti, sottraendo le aree congestionate, sottraendo gli 8Km dagli aeroporti, sottraendo gli 8Km dai corridoio di atterraggio e decollo degli aerei, vi resta il tinello e la cucina, purché non abbiate un terrazzo adiacente)
  • non potrete stare a meno di 50 metri dalle persone (anche se sono vostra mamma, la zia e il nonno e quest’ultimo indossa l’elmetto dell’ultima guerra)
  • non potrete volare oltre i 70mt di altezza (e che cacchio!)
  • dovrete possedere “un’organizzazione tecnica ed operativa adeguata all’attività” (avevo in mente Kirk, Spock e McCoy, secondo voi andranno bene?)
  • dovrete essere dotati di un manuale di volo “o documento equivalente” (ho le schede tecniche della USS Enterprise e della USS Voyager di StarTrek, secondo voi, basteranno?)
  • dovete sottoporvi ad una “visita medica di seconda classe” (e già grasso che cola se il medico mi rilascia il certificato medico sportivo non agonistico per la palestra…)
  • dovrete prendere un patentino di pilota di drone che… udite, udite, non potete prenderlo perché non ci sono ancora scuole che lo rilasciano. Forte no?

Vi consiglio di leggere questo documento, sempre a firma ENAC “NOTA ESPLICATIVA AI FINI DELL’APPLICAZIONE DEL REGOLAMENTO“. Diciamo che servirebbe per far comprendere meglio il regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto. e a rendere “più pratiche” certe procedure…

Come ciliegina sulla torta, vi suggerisco anche questa lettura, sempre che ancora vogliate proseguire in questa attività di dronista che vi condurrà a breve ad essere dei veri Robin Hood. E’ un articolo tratto da Formiche.net : “Bruxelles studia regole più rigorose per i droni civili

Le cose si dovranno assestare ma non sono per nulla semplici. Utilizzare i droni per lavoro sarà un vero lavoro a tutti gli effetti, di quelli “all’italiana” in cui tutti i rischi sono vostri/nostri e chi “casca da ritto” (è proprio il caso di dirlo) sono le compagnie di assicurazione che, di fatto, assieme ad ENAC, manterranno in costante equilibrio e piena efficienza la normativa sui droni. Il regolamento si autososterrà senza neppure avere la necessità di prevedere eventuali sanzioni per coloro che non la rispettano. Di fatto, se cade il drone e fa danno, non avendo rispettato anche solo una delle regole che ENAC ha riportato nel regolamento, nessuna compagnia assicuratrice risarcirà il danno.

La bella notizia?

ENAC ha previsto per gli APR di massa al decollo massima minore di 25 kg, utilizzati in operazioni di volo non critiche, l’autocertificazione. Per tale tipo di operazioni, la responsabilità è lasciata all’operatore che valuta la criticità e l’idoneità del sistema.

Facile!

Vi consiglio vivamente di leggere il documento ENAC: “Dichiarazione di Rispondenza al Regolamento ENAC “Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto”. che dovrebbe aprirvi un mondo in merito all’autocertificazione.

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Mi spiace cari piccoli imprenditori. Il gioco è stato bello fin che è durato. O vi fate la vostra bella start’up “dronante”, con tanto di tecnici, attrezzature, staff, ecc… o vi fate “assorbire” da quelle già esistenti o provate ad addentrarvi nei settori di ricerca e sviluppo che ruotano attorno al settore e che la Comunità Europea sostiene attraverso dei finanziamenti specifici. Il che vuol dire tornare al punto di partenza: realizzare una start’up e cercare di accedere ai finanziamenti europei per poi lavorare con i droni in ambiti specialistici, ristretti e dall’alto valore aggiunto.

Altrimenti, da oggi, potrete utilizzare tranquillamente il vostro bel drone come taglia erba, frullatore, ventilatore e asciugabiancheria, purché ovviamente abbiate ottenuto l’abilitazione di astronauta, abbiate condotto un paio di missioni su qualche velivolo militare assegnato alla portaerei Cavour e, soprattutto, che abbiate prove tangibili che dimostrino che da piccoli siete stati capaci di costruire un aereoplanino di carta in grado di volare.

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