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Sanremo 2014 – la scenografia di Emanuela Trixie Zitkowsky

Dicono che l’architetto si sia ispirata all’ultimo film di Sorrentino: “La Grande Bellezza”. Altri dicono che lo stile della scenografia attinga dalle architetture e dagli ornamenti del ‘700.

Una sorta di “bello ma decadente” che unisce stili e modi per interpretare il nostro bel Paese. Un tributo all’arte e alla cultura, entrambe bisognose di cure e attenzioni continue. Una sorta di manifesto per sensibilizzare l’opinione pubblica a “non dimenticare” e fare qualcosa per salvaguardare le nostre bellezze sempre più in pericolo per l’incuria, mancanza di fondi e soprattutto di politiche adeguate.

Lodevole intento che merita tutta l’attenzione e il plauso del pubblico del Festival di Sanremo 2014. Peccato però che la scenografia della nota manifestazione canora, almeno in me, non inviti a particolari slanci di apprezzamento. Sarà perchè sono piuttosto ipercritico, sarà che il senso di “riciclato” e poco originale, purtroppo, aleggia un po’ ovunque nelle tante cose che ci circondano, non vedo in questo progetto scenico, firmato dall’Architetto Emanuela Trixie Zitkowsky, elementi esteticamente interessanti, originali o quantomeno caratterizzanti per un evento come il Festival di Sanremo.

A primo impatto, lasciando perdere il sipario che è stato mostrato in apertura della prima serata e che non è riuscito a compiere i movimenti previsti per motivi tecnici, ho spinto il mio occhio su ciò che di fatto costituisce nel suo insieme la scenografia di questo festival per poi analizzarla nei suoi singoli elementi.

Partiamo dalla collocazione dell’orchestra. Da molte edizioni del Festival a questa parte è oggetto di continui esperimenti e virtuosismi acrobatici a cui gli orchestrali sono puntualmente sottoposti dagli scenografi di turno, nell’estenuante esercizio di trovare una degna soluzione per ben collocare strumenti e musicisti all’interno del proscenio. Negli ultimi anni la percezione che ho avuto nel vedere i lavori degli scenografi è stata più assimilabile ad un bel: “e se non ce la mettessimo proprio l’orchestra?” subito ridimensionato dalla direzione RAI che evidentemente ha fatto capire agli scenografi che l’orchestra serve.  Una sorta di “correre ai ripari” che ha costretto i designer a spalmare l’orchestra ovunque ma raramente nei posti più opportuni.

Non capisco perché il tentativo di emergere attraverso “l’osare” non riconduca i creativi verso soluzioni più classiche e consone ad una manifestazione canora, magari facendo appello ai canoni più classici del teatro dove l’orchestra si pone davanti ai cantanti, ai piedi del boccascena, in quella che una volta veniva definita “buca dell’orchestra”. Quello sarebbe un bell’osare.

Troppo facile.

Ma perchè fare le cose semplici e magari anche opportunamente concepite. L’importante è stupire cercando soluzioni al limite dell’impossibile che spesso contribuiscono a dare una sensazione di “già visto”.

Ebbene sì.

Visto che siamo sempre in casa RAI, gli anfratti in cui sono stati collocati gli orchestrali, generosamente rinominati da Luciana Littizzetto come monolocali su cui pagare l’IMU, sono una Ctrl+C e un Ctrl+V (per Windows) della scenografia studiata per la trasmissione I migliori anni, condotta da Carlo Conti.

Queste foto dimostrano chiaramente quanto sostengo.

Scenografia Festival di Sanremo 2014

Scenografia Festival di Sanremo 2014

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Questa originalissima scelta è stata ulteriormente contaminata dalle estetiche che contraddistinguono la sontuosa scenografia di Ballando con le Stelle, sempre trasmissione di punta dell’ammiraglia RAI.

Scenografia Ballando con le Stelle

Scenografia Ballando con le Stelle

Inoltre, la scelta di inserire la scala a chiocciola sulla sinistra, i due portali laterali che incorniciano le ante socchiuse sovrastati da riproduzioni di affreschi, la scala principale da cui entrano gli artisti che appare e scompare, le retroproiezioni, la pavimentazione a scacchi su cui, come se non fosse già abbastanza, vengono proiettate delle immagini, contribuisce a schiacciare pesantemente gli artisti incorniciandoli in una sorta di pesante gabbia che tende, visivamente, a fagocitarli.

Altra nota stonata. Le luci… In questa edizione del Festival la RAI non è incappata nell’errore dell’anno passato, ovvero creare effetti di luce che riflettendosi sul palco disegnavano il logo di X-Factor, vedi il mio post dell’anno passato in cui parlavo di questo “fenomeno”. Quest’anno, nella ricerca di canoni estetici dalle geometrie evocative, si accendono le luci, ed è il caso di dirlo, su una particolare disposizione di alcuni apparati illuminanti che formano dei pittogrammi che evocano recenti passati, non troppo gloriosi ma che presumo, nella loro casuale celebrazione, attingano dai disegni di un antico passato in cui hanno dato sfoggio di sé attraverso la loro riproduzione nelle ceramiche e decorazioni murarie degli antichi Celti, Greci, Etruschi e via dicendo, preferendo fermarmi un po’ prima della fine degli anni ’20 del novecento, periodo segnato dall’inizio di un’era di cui è meglio non celebrare proprio nulla, soprattutto questo simbolo.

Luci di Sanremo 2014

Luci di Sanremo 2014 – in rosso, ai lati, evidenziati i gruppi illuminanti che generano lo strano effetto. Al centro il risultato prodotto dall’unione dei due elementi.

Ho la sensazione che si perda di vista lo scopo per cui si crea qualcosa. Se di Festival di Sanremo parliamo, credo che la scenografia debba valorizzare i cantanti, metterli in evidenza, mostrare il loro look in modo da offrire un ambiente neutro, che vada bene per tutti gli stili musicali, acconciature, vestiti, caratteri dei vari cantanti. Talvolta gli artisti si perdono sul palco, non si distinguono tra i giochi di luci, effetti, proiezioni e scenografie.

Ciò a cui assistiamo è puro vanto della propria arte finalizzato ad un autocelebrazione le cui estetiche non comunicano uno studio commisurato alle esigenze del committente e soprattutto dell’evento ma è finalizzato alla pura ostentazione del proprio operato.

Altra occasione persa per realizzare qualcosa di più sobrio, elegante, rappresentativo e soprattutto funzionale.

Crediti:

Sanremo vs. X-Factor?

Capita che per deformazione professionale l’occhio vada a guardare ciò che magari altri non vedono. A me capita spesso di soffermarmi ad analizzare forme, colori e tutto ciò che riempie uno spazio. Talvolta posso vederci cose interessanti dalle quali prendere spunti, altre volte posso vederci cose negative che prendo comunque in esame come “cose da evitare”.

In tutto questo continuo guardare, scrutare e analizzare, sono arrivato a Sanremo. Non personalmente ma come analisi e riflessioni. E’ ovvio che in questi giorni il festival di Sanremo sia tra gli argomenti di maggiore interesse e di cui un po’ tutti parlano. Lasciando perdere la politica, le dimissioni del Papa, arresti clamorosi e via dicendo, ci resta il nostro 63° festival della canzone italiana.

Non mi considero un appassionato di musica “nostrana” ma inevitabilmente con l’arrivo del Festival di Sanremo, in televisione, cala un sipario sulla qualità dei contenuti trasmessi dalle altre emittenti televisive. Volente o nolente, e anche per un po’ di sana curiosità, mi sono ritrovato a vedere questo Sanremo 2013.

Di cosa potrei parlare se non di grafica, design e comunicazione? E allora, facciamolo e, per non dilungarmi come mio solito, mi soffermo velocemente solo su due aspetti in particolare di questo festival di Sanremo.

La scenografia:

Devo dire che è interessante. Non l’ho ancora “compresa” bene ma posso dire che per lo meno è qualcosa di originale, di nuovo. Un mix particolare di stili e che ricorda anche alcuni film post apocalittici. Forse volutamente, visti i tempi in cui viviamo. La scenografia è stata firmata da Francesca Montinaro. Che poi piaccia o meno questa è una cosa soggettiva. Personalmente devo dire che mi incuriosisce e mi fa riflettere; cosa di per sé già positiva. Devo dire che sono ancora un po’ perplesso in merito alla collocazione dell’orchestra, appollaiata su dei praticabili inclinati a diversi metri d’altezza; non mi convince ancora… Posso dire che sono rimasto positivamente stupito dalla scalinata mobile che pare uscita da un film dei “Transformers”. Ostenta un po’ la voglia di stupire e direi che in questo la RAI e la scenografa ci siano riusciti. Credo anche che sia stata ben pensata per rappresentare la musica. Durante la sua trasformazione, sia in entrata e sia in uscita, ricorda delle mani che suonano una tastiera e anche gli stessi tasti di un pianoforte.  Un interessante mix e un’ottima resa scenica. Molto interessante anche la scelta dei pannelli videowall che propongono, grazie alla loro forma irregolare e attraverso le immagini che vi passano, dei suggestivi effetti cromatici e scenografici.

Le luci:

Anche le luci sono interessanti ma… e qui arriviamo alla questione, probabilmente non sono state opportunamente valutate in fase di progettazione. In  circostanze particolari si verifica un effetto curioso.

La luce crea un messaggio subliminale a vantaggio della concorrenza.

Enigmatica come affermazione, vero? Voglio arrivare al dunque mostrandovi delle immagini. Guardate bene le due foto a seguire che ho catturato dal sito di Sanremo della RAI.

SanRemo vs XFactor 03

SanRemo vs XFactor 02

SanRemo vs XFactor 04

“Non vi pare che l’effetto creato dal gioco di luci sul palco dell’Ariston non sia qualcosa di già visto? Non vi ricorda il logo di X-Factor?”. Questo qui sotto?

SanRemo vs XFactor 04Logo X-Factor

Parlando di musica per entrambi i programmi credo che questo “effetto” su amplifichi ancor di più. E’ una cosa che ho notato dalla prima serata del festival ma non l’avevo messa a fuoco immediatamente. Durante la seconda serata l’occhio mi è andato a cascare su questo effetto ottico causato dalle delle luci che in determinati momenti si riflettono sul palco lucido. Il software che gestisce le luci di Sanremo è programmato per ripetere spesso questo assetto ma l’effetto in questione si verifica solo se la telecamera fronte palco inquadra in quel momento la scena. Sono sicuro che gli spettatori in platea all’Ariston non lo percepiscono e probabilmente neppure quelli in galleria, troppo alti. Lo spettatore da casa lo vede bene perché il suo occhio è quello della telecamera. Una combinazione “micidiale”.

Quindi… domanda ironica: “Sanremo è Sanremo o, in questo caso, è anche un pochino X-Factor?”.

A voi la risposta.