Droni – Nella Zona Franca nessuno può sentirti urlare – T-shirt Dronevolution

Dronevolution

La passione per i droni riassunta in quattro fasi evolutive riprodotte su una t-shirt.

01 Gestation - Dronevolution(GESTATION) La Gestazione: è il momento in cui la scintilla si accende nella tua mente, scatta l’idea anche se ancora è in una fase gestazionale. Da fuori appare solo come un involucro, un guscio, un “semplice uovo” ma che nasconde all’interno molto di più. Sai che sei interessato ai droni, non sai perché, boh! Forse sono solo “ganzi”; ancora non hai capito bene cosa sono, cosa ci puoi fare e soprattutto… ma di che idea stiamo parlando?


 

02 Jump Out - Dronevolution(JUMP OUT) Balza fuori: è la fase in cui capisci che l’idea c’è ed è interessante ma occorre perfezionarla. Tenti di reprimerla ma lei torna sempre alla mente, balza fuori continuamente. Capisci che devi realizzare un sogno, non puoi mentire a te stesso, è il momento in cui devi passare alla fase successiva.


 

03 Embryonic Stage - Dronevolution(EMBRYONIC STAGE) Stadio embrionico: sta prendendo forma, ti ha avviluppato in pieno e non ti molla, adesso devi FARE qualcosa altrimenti non hai pace. Devi concretizzare un progetto, senti di essere sulla strada giusta; sei quasi allo stadio finale dell’evoluzione, ti manca davvero poco…


 

04 Symbiosis - Dronevolution(SYMBIOSIS) Simbiosi: è giunto il momento, sei una cosa sola col tuo drone. Non c’è altro, niente che possa separarvi. Lo senti, avverti ogni vibrazione. Adesso gestisci gli stick del tuo radiocomando senza neanche pensarci. Istinto puro, collegamento mentale, potresti governarlo col pensiero. Il processo è completato, hai attraversato tutte le fasi della…

DRONEVOLUTION

T-shirt Dronevolution
Nella Zona Franca nessuno può sentirti urlare…

 

Da grafico e appassionato di fantascienza ho celebrato a modo mio uno dei film cult del genere attraverso la realizzazione di una grafica per una t-shirt che reinterpreta  le fasi evolutive del famoso Alieno del cinema. Agli ingredienti “alieni” di base vi ho aggiunto “un pizzico di dronite”.

Parafrasando la celebre frase che accompagnava il film Alien, il claim di questa t-shirt potrebbe essere: “Nella Zona Franca nessuno può sentirti urlare”. Anche perché i droni saranno sempre più reattivi e veloci e se l’area da delimitare come zona franca deve essere proporzionalmente ampliata per poter operare col proprio SAPR in sicurezza, beh… alla fine sarai così distante dalla prima persona con cui potresti avere a che fare che anche se urlerai, nessuno potrà sentirti…

Questa è proprio da “dronisti” e “nerds”.

La grafica che ho realizzato è stampata ad un colore con la tecnica della serigrafia su una maglietta della JRC realizzata con un tessuto 100% cotone pettinato Slubby; che poi ‘sto slubby sarebbe l’effetto fiammato. Mi piaceva questo modello perché è molto attuale, ha un colletto basso e ampio. Il risvolto sulla manica è cucito in 4 punti e nel suo insieme questa t-shirt  colpisce subito per lo stile moderno e per la qualità del prodotto.

dronevolution logo

Ho vissuto personalmente tutti gli step descritti nella grafica della mia maglietta. Era il lontano 2012 quando il primo stadio dell’evoluzione cominciò a germinare nella mia mente.

Oggi mi occupo di droni, o SAPR per i più avvezzi, in modo “teorico”; non ho più il mio drone da quando ENAC ha deciso di fare le cose in grande. Vedremo in seguito se acquistarne un altro ma solo se la normativa permetterà di operare in modo più agevole. Detto ciò, attualmente, mi trovo ad una “fase 5” della Dronevolution, non compresa in questa t-shirt ma palesata in un’altra che ho chiamato MI GIRANO e di cui tratto in un altro post, anche se già il titolo che le ho dato potrà darvi un’idea di come sia caratterizzata la “fase 5”.

Potrei definirla “Separazione”, una condizione “paragonabile” a quella che puoi provare quando il tuo partner ti dice: “è finita ma possiamo restare amici”… bella fregatura!

Dato che sono abituato ad avere una visione delle cose da “bicchiere mezzo pieno”, ho preso la mia passione per i droni, vi ho aggiunto il mio lato creativo e ho realizzato accessori di design pensati per chi opera con gli aeromobili a pilotaggio remoto.

Un modo “mio” per vivere il contesto SAPR da grafico.

Teorizzando sulla questione droni mi sono aperto una pagina Facebook dedicata all’argomento che non poteva che chiamarsi DRONE, all’interno della quale puoi trovarci la rassegna stampa quotidiana dedicata al comparto UAV, UAS, SAPR, RPAS, ecc. Ti invito a visitarla e a cliccare Mi Piace per seguirla.

Tutte le T-shirt DRONE le puoi trovare sul mio sito web, area SHOP “Drone for Fun”, cliccando qui.

Sull’argomento droni ho scritto diversi articoli che puoi trovare su questo blog nella categoria DRONI E DRONISTI.

Grazie per la tua visita sul mio blog. Se questa t-shirt ti è piaciuta, condividila sulla tua pagina Facebook.

Oh!… Non ti ho mica detto di comprarla, ma almeno condividila 🙂

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Quella Zona Franca… Le operazioni specializzate critiche in scenari misti

Droni e SAPR, cosa fare per effettuare operazioni specializzate critiche?

Il 17 dicembre 2014 è stata pubblicata sul sito ENAC la “Nota esplicativa n. 2”. Un documento che si pone di chiarire e definire alcuni aspetti che riguardano gli operatori qualificati SAPR (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto) che intendono volare con i propri aeromobili in determinati contesti, genericamente definibili “a rischio”.

Quali sono questi ambiti operativi?

Semplificando sono tutti quelli che restano al di fuori degli scenari “non critici”, quindi sono le aree in cui insistono infrastrutture di tipo industriale, strutture e infrastrutture civili e quelle particolari situazioni che possono mettere a rischio la sicurezza delle persone o l’integrità delle cose in caso di incidente con un SAPR, ovvero caduta o collisione incontrollata (per la definizione completa e corretta vedi pag. 9 punto 5 del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto).

Al punto 1 della Nota Esplicativa n. 2, sono riportati chiaramente i criteri da adottare, le definizioni, le generalità dello Scenario Misto e della Zona Franca.

Sempre per cercare di semplificare, lo “Scenario misto” si palesa quando all’interno di una zona critica si individua un’area di sicurezza che deve essere ben segnalata, transennata e deve “ospitare” al proprio interno, per tutta la sua area in superficie e la sua proiezione in altezza, lo spazio in cui il drone / SAPR opererà. Questo spazio tridimensionale è definito Zona Franca.

Ma come potrà operare il SAPR all’interno della Zona Franca?

Ci sono un paio di modalità indicate dal legislatore.

La prima: con un terminatore di volo che deve lavorare con un hardware e una frequenza radio diversi dal sistema primario di controllo del SAPR, che deve comunque prevedere un sistema di “go home” o anche detto di “fail safe”. A questo deve essere affiancato un paracadute o un sistema simile per attutire la caduta che si verificherà tramite terminatore di volo per lo spegnimento dei motori.

La seconda: cavo di ritenzione. Ovvero, legare il SAPR ad un cavo che andrà assicurato a terra. La lunghezza del cavo dovrà permettere di mantenere il SAPR all’interno della Zona Franca e il cavo dovrà essere testato nella condizione più “estrema” di volo, ovvero, lanciando il SAPR alla massima velocità in una determinata direzione (si presume verso l’alto e in una direzione parallela al terreno dal punto di ancoraggio a terra) e col massimo peso trainato (payload massimo trasportabile). Test che andranno effettuati più volte e i cui risultati e metodi andranno a costituire parte integrante del Manuale delle Operazioni sul quale l’operatore dovrà riportare anche tutte le procedure adottate per definire e assicurare la Zona Franca.

Inoltre, al fine di minimizzare il rischio potenziale, ENAC indica un “parametro di esposizione al rischio”, ovvero il tempo di volo massimo del SAPR all’interno della Zona Franca.  Questo tempo è stato indicato in 10 minuti.

E’ inteso che qualsiasi operazione specializzata da effettuarsi in Area Critica, deve essere valutata e autorizzata da ENAC. Pertanto, fino a quando non sarà attivo il servizio online che metterà a disposizione ENAC sul proprio sito, si spera a breve, le Domande e le Dichiarazioni riguardanti le operazioni specializzate dovranno essere prodotte in bollo, unitamente ai documenti richiesti (preferibilmente in formato elettronico) e indirizzate a: ENAC Direzione Regolazione Navigabilità – Viale Castro Pretorio 118 – 00185 Roma o alla PEC: protocollo@pec.enac.gov.it

Per ulteriori approfondimenti vi consiglio di leggere la “Nota Esplicativa n. 2″ attraverso questo link. e la Nota esplicativa ai fini dell’applicazione del Regolamento” attraverso questo link

Buon lavoro.


 Fino ad ora ho fatto il ragazzo serio e bravo, adesso mi sfogo un po’…

“La Franca… che bazzica nella sua zona, è piuttosto strana…”

Dai diciamolo, via. ENAC ce la mette tutta per fare le cose per bene e seriamente; questo dobbiamo pur dirlo. Ciò che però non le riesce proprio è cercare di farle semplici e chiare. Sarà un mio limite, sarà quel che sarà ma continuo a trovare la comunicazione ENAC molto distante da ciò che “la gente” si aspetta. Una delle poche certezze che ho della vita è che se vuoi che una regola venga rispettata deve essere chiara, semplice, comprensibile e soprattutto facilmente applicabile.

Se ti dico: “all’incrocio, non passare col rosso perchè è pericoloso” lo capisci bene, è chiaro, il messaggio di avvertenza è comprensibile.

Se invece ti scrivo (riporto fedelmente dalla Nota Esplicativa n. 2 al punto 3 Zona Franca): La “zona franca” è costituita dall’area delle operazioni, determinata dall’esigenza dell’operatore, cui va aggiunto il buffer. L’ampiezza minima del buffer, d=d1+d2, è calcolata considerando che l’attivazione del secondo sistema di terminazione del volo da parte del pilota, tenuto conto di un tempo di reazione medio di 3 sec, avvenga con un ritardo di 5 sec rispetto all’accadimento dell’avaria che rende incontrollabile il sistema.
Al fine di considerare il caso peggiore, nel calcolo va considerata la possibilità che l’avaria si manifesta alla massima velocità al suolo del SAPR pertanto, d1(m)=Vmax(m/s)x5(s). Tempi di attivazione superiori determinano valori delle dimensioni del buffer maggiori. I tempi di attivazione devono essere validati durante l’attività sperimentale. A tale valore d1 può essere aggiunto un valore d2 per tenere conto dell’eventuale traiettoria balistica che il SAPR potrebbe seguire durante la caduta e l’effetto del vento. Il valore d2 può essere determinato durante l’attività sperimentale.

…a me viene lo sconforto, ve lo giuro! Non so a voi ma qui di ESPLICATIVO mi pare che ci sia ben poco o quantomeno il concetto di ESPLICATIVO è applicabile agli ingegneri.

Dimmelo, dai! Non devo volare. Lo posso anche capire. Fai come la FAA che in America ha detto che non si vola ma non mi dire che vuoi rendere semplici le cose, che vuoi venire incontro agli operatori SAPR, ecc. e poi mi fai una “Nota Esplicativa” che per capirla e applicarla devo portarmi a seguito un ingegnere.

Oppure, per esempio, se ho la necessità di volare con un SAPR in città, dimmi che devo avvertire le autorità del luogo chiedendo un supporto per gestire l’ordine pubblico e che devo delimitare la “famosa Franca” per un raggio di 50, 60, 100mt.

Questa potrebbe essere una procedura sufficiente, se ovviamente il mio drone fosse omologato direttamente da ENAC.

Dico OMOLOGATO non a caso perchè ricordo a tutti gli operatori SAPR che fino ad oggi i droni certificati per le operazioni NON CRITICHE e quei due o tre anche per le OPERAZIONI CRITICHE, hanno una “nullaosta” ad operare sulla base della mera presentazione di una documentazione cartacea; ben redatta, completa di tutto quel che volete ma sempre e solo di carte stiamo parlando. NESSUNO ad ENAC vede quel drone né quel pilota SAPR. ENAC verifica l’aspetto formale della documentazione e non la sostanza.

Pertanto… le scuole, i certificati medici di II classe, il manuale operativo, quello delle operazioni, il drone/SAPR, le domande di autorizzazione, auto dichiarazioni/certificazioni, l’assicurazione, ecc… sono solo CARTA, da una parte, e TANTE, TROPPE beghe per l’OPERATORE SAPR dall’altra, che di fatto si assume in toto ogni tipo di responsabilità civile e nella peggiore delle ipotesi anche penale.

Non solo, e qui fate come volete ma lo devo dire… Voglio vedere se le assicurazioni resteranno “buone e tranquille” nel caso in cui un SAPR che precipita (o altro incidente) causa un danno a cose o persone. La compagnia assicuratrice pagherà sicuramente il danno, risarcendo il malcapitato ma, l’assicurato, siamo sicuri che non subirà una rivalsa da parte della compagnia assicuratrice?

Perchè?

Perchè tutto ciò che hai fatto per certificare te e il tuo SAPR lo hai fatto tu, con la tua esperienza, magari anche coadiuvato da qualche esperto ma sei sempre tu che pur in buona fede e pur seguendo pedissequamente tutti i passi richiesti, hai redatto tutto e hai presentato la documentazione. Se domani, per caso, cambi un dado che serra un elica, o non cambi un motore dopo un “tot” di ore di volo e, se lo fai, non effettui un’attività sperimentale atta a determinare l’affidabilità di quel dado o elica o motore e non lo comunichi al “mondo” (ENAC in primis) a suon di carte bollate, vuoi che il perito dell’assicurazione non ti pianti un casino dell’80 per questa cosa, in caso di incidente?

Dopo tanti convegni a cui ho assistito sull’argomento regole, regolamenti e droni, non ho ancora sentito nessuno sollevare la questione in modo perentorio. Ma come si fa a chiedere ad un operatore SAPR, che magari fino a ieri era solo un fotografo o un grafico, come me, ad arrogarsi il titolo di esperto aeronautico, ingegnere aerospaziale, perito assicurativo o certificatore di qualità, meteorologo, quando l’ENAC stessa di fatto non lo fa?

E’ come se domani mi prendessi quattro assi di legno, “di quello bono”, come si dice in Toscana, ci piantassi quattro ruote, un motore e poi, con tutta la mia prosopopeica, ridondanza lessicale, virtuosismo linguistico e qualche supercazzola (vedi il video qui sotto), scrivessi un tomo su cui decanto pregi e affidabilità del mio “mezzo” (magari perchè ne sono pure convinto, non parlo di mala fede), e presentassi tutto alla Motorizzazione Civile per chiedere di andare su strada con quel “coso”. Quella fantomatica Motorizzazione Civile, che non vede quel coso ma legge solo le carte, mi dice: “Stiga! Tanta roba… questo ha fatto sicuramente un gran bel lavoro. Diamogli l’autorizzazione a circolare”.

Io prendo il mio “coso”, vado in autostrada e mi schianto. Ovviamente ho stipulato a monte la mia bella assicurazione – previa compilazione di un rigorosissimo questionario sul quale, sempre in buonissima fede, ri-decanto pregi e affidabilità del “mio coso” – e con quella in pugno vado dal mio assicuratore a dirgli che era tutto in regola ma che mi è successo un incidente.

Arriva il perito, guarda “il coso” e dice: “bello, bello davvero. O via, su… al malcapitato che hai falcidiato con ì tù coso gli paghiamo il sinistro ma…  ma con te e dobbiamo fare un discorsino”…

Non a caso la Motorizzazione Civile – quella vera e non quella del mio fanta-esempio – prima di rilasciare l’autorizzazione e il libretto di circolazione, appunto, che autorizza la circolazione di un mezzo, lo controlla tramite le proprie strutture e una rete di tecnici qualificati. Non solo, dopo 4 anni dall’immatricolazione quel veicolo deve passare una revisione. Se ha più di 4 anni, dopo ogni 2 deve essere sottoposto a revisione obbligatoria periodica.

Mi pare chiaro, semplice ed efficace…

Noi no… Ci facciamo tutto in casa, come gli gnocchi. Crediamo pure di aver fatto tanta roba, perchè di fatto è davvero tanta. Poi, mandiamo le nostre belle carte a ENAC che cheta, cheta, con i suoi tempi, ci dice se ciò che abbiamo scritto gli garba oppure no e se gli garba, comunque sia, tutte le responsabilità sono nostre!

Concludo con queste riflessioni.

Ma… per garantire la sicurezza in un ambito operativo specializzato, critico, in scenario misto, non c’era altro modo che indicare all’operatore che in caso di pericolo deve “schiantare a terra” il SAPR o preventivamente “legarlo a un guinzaglio come si fa con un cane”? Oltretutto, dopo che ho speso qualche migliaio di euro per avvalermi di un SAPR con ridondanze elettroniche, sensori, magari otto eliche, ecc…

Drone al guinzaglio
Drone al guinzaglio

Ricordo che a pagina 5 del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto al punto 3, lettera (b) è riportato che “Non sono altresì assoggettati alle previsioni del presente Regolamento i SAPR che hanno caratteristiche di progetto tali per cui il pilota non ha la possibilità di intervenire nel controllo del volo“. Paradossi interpretativi. In primo luogo se di SAPR stiamo parlando (Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto) un “Pilota Remoto” deve pur esserci da qualche parte e in quanto tale potrà intervenire sul volo di quell’oggetto volante da meglio identificare. Inoltre, parrebbe evidente che più controlli prevedo più sono assoggettato al regolamento. Meno controlli metto, o meglio, nessuno, e di questo regolamento posso anche non tenerne di conto. Sbaglio?

Bello, bello davvero, accadeva in via dei matti, al numero zero…