Io ne ho viste cose..., Storie di Prato

VLT o non VLT? Questo è il dilemma!

VLT: acronimo di Video Lottery Terminal o più comunemente detta, sala da gioco o “delle macchinette ruba soldi”.

Nonostante il titolo del post, non parlerò di gioco d’azzardo pur tenendo ad esprimere la mia contrarietà in merito a questa pratica e pur rispettando chi è avvezzo a questo genere di attività, sempre che lo faccia per propria scelta, con consapevolezza, con moderazione e senza coinvolgere il patrimonio familiare. Non aggiungo altro altrimenti scadiamo nella polemica e potremmo parlare per mesi sull’argomento “gioco d’azzardo” e Sale VLT. Ciò che invece voglio trattare nel mio articolo è una vicenda legata ad una sala VLT in particolare, sorta poco distante da casa mia.

Scandaloso? Normale?

Non sono qui per lamentarmi della presenza di questo esercizio; Prato oramai è piena di questi luoghi. Mi chiedo solo se sia normale dare i permessi per aprirle e poi, dopo qualche mese, si revochino perchè “ci si accorge” che questa sala dista a meno di 500mt da una scuola materna, quindi considerata “area sensibile”.

Non voglio sapere chi ha dato il primo permesso e chi lo ha revocato successivamente. Resta il fatto che mi pare si stia perdendo il senso della ragione e della misura.

Un imprenditore resta tale sia se vende mandarini al mercato sia se apre una Sala VLT. Ogni imprenditore investe un capitale con un preciso obiettivo sperando di recuperarlo e di poter trarre dalla propria attività un utile d’impresa. Semplice e lecito fino a quando si rispettano le regole.

Ma se ti chiedo il permesso per aprire un esercizio commerciale, mi autorizzi ad aprirlo, lo apro, assumo personale, investo capitali e solo dopo qualche mese me lo fai chiudere perchè ritieni che lì non poteva sorgere, permettimi di “dissentire un po’”…

Mi riferisco in particolar alla Sala VLT di Via Galileo Ferraris a Prato.

La scuola c’era anche prima dell’apertura della sala gioco in questione e chi ha dato tutti i pareri positivi alla sua apertura credo che dovrebbe assumersi qualche responsabilità ma, poichè questo accade di rado nel nostro Paese, voglio farvela più semplice…

Se di scuola primaria si parla, o materna, dato che sono piuttosto vicine l’una all’altra, come può sussistere un problema di convivenza e vicinanza tra sala VLT e bambini ospitati nelle scuole se l’accesso ad una sala VLT è vietato ai minori di 18 anni? Potrei capire se la sala in questione fosse stata aperta vicino ad un’istituto superiore con una popolazione di studenti prossima o con più di 18 anni, ma qui?

Ripeto, non sono contento per la presenza di questo “coso” oscuro, oltretutto dotato di vetri satinati che impediscono di vedere all’interno del locale, lasciando immaginare che vi si svolga  “qualsiasi attività”. Sono solo perplesso su come si agisca in modo così compartimentale, a scatole chiuse, senza concertare la gestione dei permessi o dei divieti e su come certe regole vengano applicate, a posteriori, sulla base di criteri piuttosto discutibili.

Perdonate l’ironia, ma… se vogliamo parlare di “preservare la salute e l’incolumità” dei bambini, ritengo che faccia “più danni” la pasticceria che è a qualche decina di metri dalla scuola, aperta a tutti e senza divieto alcuno, piuttosto che una Sala VLT il cui accesso è consentito solo ai maggiorenni oltretutto dotata di vetri oscurati, quindi non si vede neppure ciò che si svolge al suo interno. Cosa opposta per la pasticceria che giustamente mette in mostra la propria merce a beneficio degli occhi degli avventori più golosi.

La cronaca ci riporta risultati allarmanti in merito all’obesità infantile, ergo, bisognerebbe educare i propri figli a mangiare sano e a tenersi lontani dagli zuccheri semplici, dalle merendine, succhi di frutta e… perdonatemi, probabilmente anche dalle pasticcerie. Luoghi in cui, comunque, possono entrare e acquistare in un attimo zuccheri e grassi saturi.

Non ho trovato in rete alcun dato che riguarda il coinvolgimento, tantomeno patologico, di minorenni in età da scuola primaria, affetti da ludopatia indotta dalla presenza di sale VLT. Non ci sono perchè è impossibile. Non possono entrarvi; punto e basta.

Morale della “favola”.

Meno moralismi e più pragmatismo. Non si vuole il gioco? Si abolisce, mi pare semplice. Lo si tollera perchè lo Stato incamera denaro? Allora che sia chiaro il regolamento a tutti, a partire dal primo funzionario della filiera che deve valutare le autorizzazioni per l’apertura di un esercizio fino all’ultimo che viene a controllare se gli estintori sono in regola.

La storia come andrà a finire?

Che come sempre l’imprenditore ci rimetterà un sacco di soldi; i ludopati migreranno altrove alimentando comunque la loro dipendenza, data la prossimità tra una sala VLT e l’altra e i bambini… i bambini non si accorgeranno di nulla, con o senza la sala VLT. L’importante è far vedere che si agisce nel nome della legge, più o meno conosciuta e applicata anche a posteriori e che la morale buonista prevalga sul buon senso.

Approfondimenti e crediti:

 

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Grafica e Design, Storie di Prato

THE URBAN DEAD – Liberi di volare o imprigionati senza saperlo?

Nasce dalla passione per la serie televisiva The Walking Dead.

Guardi gli episodi, ne apprezzi gli sviluppi narrativi, la fotografia, la musica, i personaggi e in qualche modo comincia a sedimentare nel tuo subconscio contribuendo ad arricchire il tuo bagaglio culturale.

Poi dall’altra parte vivi il quotidiano fatto di tante cose, di svariati momenti trascorsi anche nella tua città, fatta di strade, negozi e scorci che ti restano impressi nella mente per ciò che sono e che riescono a comunicarti.

Sommi la passione per il cinema e la tv, in questo caso per The Walking Dead, e ne esce un esperimento creativo che si colloca tra un omaggio alla serie televisiva e una “denuncia” nei confronti del “degrado urbano” di cui siamo silenti testimoni e protagonisti ogni giorno.

The Walking Dead parla di sopravvissuti che tentano di mantenersi in vita nonostante la presenza di un “virus” pandemico che rende i morti degli zombie.

Ho visto un’analogia tra gli zombie di The Walking Dead, i sopravvissuti che tentano di rimandare la loro sorte – apparentemente inevitabile se non trovando il modo “preventivamente” di spappolarsi il cervello per evitare che “lo zombismo” prenda il sopravvento una volta defunti – e la nostra civiltà.

Viviamo tutti insieme nelle città ma allo stesso tempo siamo distanti anni luce l’uno dall’altro. Non parliamo, o poco, con i nostri vicini di casa. Ci scansiamo se vediamo qualcuno che “all’apparenza non ci piace”, che “è diverso”. Siamo diffidenti, releghiamo le nostre vite ai social network preferendoli spesso al rapporto umano diretto.

La città è un concentrato di umanità dissociata che non interagisce, spesso si sopporta a malapena.

Cerchi di spostarti in auto ma è traffico ovunque. Ti suonano il clacson se non riparti immediatamente dopo il verde o se ti sei fermato appena vedi il giallo. Passi ore in fila a respirare smog, ad abbrutirti all’interno dell’abitacolo della tua vettura. Quando riesci a muoverti osservi la città, vedi il degrado urbano, i negozi chiusi perché la crisi si è mangiata anche quella speranza che ti permetteva di “tenere duro”, di vedere la luce in fondo al tunnel. Oggi si ha l’impressione che si sia mangiata anche il tunnel e la relativa luce.

Vedi i barboni nel centro della città vagare in cerca di qualcosa o di qualcuno a cui affidare la propria sopravvivenza.

Meretrici asiatiche che si aggirano nelle piazze e per le vie del centro, in pieno giorno, in cerca di un profitto da una botta e via.

Auto abbandonate lungo le strade o nelle piazzette adiacenti ai condomini o addirittura davanti la caserma dei Vigili del Fuoco.

Il mio amico Francesco, durante una pausa mentre realizziamo le riprese di THE URBAN DEAD. L'auto è parcheggiata, abbandonata, davanti la caserma dei Vigili del Fuoco di Prato (sullo sfondo).
Il mio amico Francesco, in una pausa durante le riprese di THE URBAN DEAD. L’auto è parcheggiata, abbandonata, davanti la caserma dei Vigili del Fuoco di Prato (sullo sfondo). Foto scattata il 6.6.2015

Rifiuti ovunque, arredi urbani decadenti privi di manutenzione o completamente abbandonati al degrado.

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La chiamano civiltà, una parola che risuona in modo roboante se pronunciata all’interno di un contesto pubblico, magari durante qualche discorso fatto da un palco sul quale si alternano politici, massmediologi o sedicenti esperti di qualcosa.

Abbiamo esasperato il nostro modello di “CIVILTA'” deformandone il significato.

The Urban Dead - Stefano Saldarelli

Il mio THE URBAN DEAD fotografa un lato della mia città, Prato, ma rappresenta anche “il lato oscuro” di molte altre città METROPOLITANE – adesso si chiamano così – sparse per il nostro stivale (e non solo).

Metropolitane… fa più figo chiamarle in questo modo, edulcora la decadenza dilagante proiettandole in uno futuro lastricato di demagogia e di appalti che non guardano di certo all’interesse dei cittadini. Cementifichiamo all’insegna del progresso snaturando sempre più il rapporto tra uomo e natura, come se l’uomo di per sé non facesse parte di questo grande e delicato sistema che si chiama NATURA.

Siamo parte di un grande sistema e anche le cose che ci appaiono piccole o “insignificanti” hanno delle ripercussioni su scala globale.

Siamo la civiltà che respinge gli immigranti o che deve discutere con le DEMOCRAZIE CIVILI per stabilire le sorti di poveri sciagurati, diventati tali per mano dei governi di quei Paesi che adesso rifiutano il prodotto del loro stesso operato.

Siamo la civiltà che emargina gli emarginati, che produce emarginazione e che istiga alla solitudine.

Siamo la civiltà che si adopera per arricchire i ricchi e impoverire sempre di più le classi meno abbienti.

Siamo la civiltà delle contraddizioni che sviluppa il proprio benessere attorno al concetto di CONSUMO, che di per sé è un termine negativo e che di fatto può solo produrre cose negative.

Siamo la civiltà delle persone che muoiono per l’inquinamento, per mafia, per corruzione, per affari sporchi che partoriscono cantieri e altri appalti mangia soldi.

Siamo l’Italia di Italia ’90 – per partire con un esempio tra i tanti – che passa poi dai Mondiali di nuoto di Roma, alle Olimpiadi invernali di Torino, con l’esperienza di Tangentopoli che crea il modello degli scandali di Roma Mafia Capitale, Mose di Venezia, Expo 2015

Allora mi chiedo… chi è più ZOMBIE? Chi sono i “veri morti viventi”? Noi o quelli delle fiction o dei comics?

THE URBAN DEAD – Liberi di volare o imprigionati senza saperlo?

Questo è il mio THE URBAN DEAD:

 

Questo è l’intro della serie televisiva The Walking Dead da cui ho preso ispirazione:

e adesso… tutti a vedere I Griffin per sdrammatizzare un po’ 🙂


 

Approfondimenti e crediti:

  • The Walking Dead – sito ufficiale 
  • La traccia audio utilizzata nel video è: Main Title Theme Song (UNKLE Remix) – The Walking Dead Soundtrack – Bear McCreary
  • The Walking Dead su Wikipedia
  • Le riprese di THE URBAN DEAD sono state realizzate con Smartphone SONY Xperia Z e NIKON D5200 – Montaggio video con SONY VEGAS 12
  • Ringrazio Antonella Manganelli (mia moglie) e Francesco Galati (grande amico) per l’assistenza e il supporto materiale e morale nello sviluppo di questo progetto.
Storie di Prato

Vado l’ammazzo e torno. L’operazione ombra di Publiacqua

Educazione, responsabilità, professionalità, buon senso e rispetto per i clienti, tutte cose che evidentemente Publiacqua non conosce.
Cambiano i contatori dell’acqua. Ok, siamo tutti d’accordo che sia una cosa importante da farsi se effettivamente si guastano o diventano obsoleti.
Peccato però che nessuno avvisi gli utenti che è in atto una campagna di sostituzione di questi dispositivi.
acqua
Per chiedere spiegazioni in merito telefono al numero verde di Publiacqua (800 238 238 Informazioni e Pratiche).
Mi risponde un’operatrice la quale mi riferisce che è normale l’intervento di sostituzione dei contatori da parte di Publiacqua.
In linea di massima sono concorde con quanto riferitomi ma faccio presente che è la modalità con cui viene eseguito l’intervento che non è corretta, anche se è richiede pochi minuti.
Ho fatto presente che sarebbe bastato scrivere in fattura che Publiacqua ha in corso una campagna di sostituzione dei contatori a seguito della quale:
  1. Tecnici autorizzati Publiacqua si recheranno presso le utenze (dicesi abitazioni) per la sostituzione dei contatori.
  2. Che a seguito di ciò si verificheranno brevi interruzioni della fornitura dell’acqua e… magari… CI SCUSIAMO CON I CLIENTI PER IL DISAGIO MA TALI INTERVENTI SONO NECESSARI PER MIGLIORARE IL SERVIZIO…bla, bla, bla…
Tutto qui.
Semplice, no?!
L’operatrice al telefono mi ha fatto presente che stavo facendo un reclamo e in tal caso avrei dovuto scrivere a PUBLIACQUA per riferire il mio disappunto.
IO devo scrivere?
Vieni a casa mia, mi cambi il contatore, mi stacchi l’acqua e se chiedo spiegazioni, manifestando delle perplessità su come operi, IO devo scrivere a TE?
Riceviamo fatture piene di fogli con un’infinità di numeri, note, rimandi, tabelle, dati, ecc. e non vi preoccupate di riportarvi gli avvisi utili all’utenza?
Non informate i clienti sui prossimi interventi di manutenzione agli impianti, delle possibili ricadute che avranno sui cittadini e, magari, se sono interventi gratuiti o se ci dobbiamo anche aspettare delle sorprese in bolletta?
OTTIMO SERVIZIO!
GRAZIE PUBLIACQUA!!!
Ecco, ho scritto, ma qui sul mio blog almeno ho informato i cittadini pratesi di una cosa della quale avrebbe dovuto farsi carico Publiacqua.
Sicuramente dopo questo giochino di Publiacqua farò molta attenzione se in fattura saranno addebitati agli utenti i costi per la sostituzione del contatore, allora sì che si partirà con i reclami.
Forse abbiamo smascherato “l’operazione ombra Publiacqua”.
“Spectre ha i giorni conta…tori”.
Grafica e Design, Storie di Prato

CorelDraw a Prato, il corso dedicato agli operatori della grafica

Per coloro che operano nel settore della grafica questo è un appuntamento da non perdere! CorelDraw, il software per la grafica professionale tra i più potenti e diffusi al mondo, sarà oggetto del corso che si svolgerà a Prato il 2 aprile 2014.

Il corso sarà tenuto da Roberto Capuozzo, Corel Specialist Italia ed è organizzato da COM&TEC, Associazione Italiana per la Comunicazione Tecnica con sede in Via Valentini 14 c/o Palazzo dell’Industria.

Nell’arco di un’intera giornata i professionisti che operano nel settore della arti grafiche potranno assistere ad un corso teorico e pratico di grande valore. Saranno approfondite numerose tematiche volte a sfruttare al meglio le incredibili potenzialità che Corel Draw X6 offre ai propri utenti professionali.

CorelDrawX6Il corso ruoterà principalmente sull’ottimizzazione dei processi di lavoro finalizzata alla realizzazione di files di stampa, leggeri, distribuibili e capaci di mantenere integre tutte le caratteristiche di progettazione. Una particolare attenzione sarà rivolta alle tematiche legate alla gestione del colore e alla relativa fedeltà cromatica degli elaborati grafici in fase di stampa, alla gestione delle trasparenze (canale alpha) e dei gradienti. Un training per addetti ai lavori ma anche per appassionati che desiderano approfondire la conoscenza di questo software professionale, indispensabile strumento di lavoro per molti grafici e operatori del settore.

Personalmente lavoro con tutta la suite grafica CorelDraw da una ventina d’anni e non rimpiango mai di aver fatto questa scelta. Ho impostato tutta la mia attività su CorelDraw e ritengo che sia uno strumento di lavoro di incredibile potenza e dalle molteplici possibilità di utilizzo.

Non esiste un solo modo per fare le cose con CorelDraw ma infiniti modi attraverso i quali arrivare a realizzare i propri progetti. Solo utilizzando al meglio il software e comprendendone tutte le potenzialità sarà possibile personalizzare i processi di lavoro e ridurre i tempi di realizzazione dei propri layout.

Libera la creatività e la tua fantasia abbattendo tutte le barriere, spesso dettate da personali limitazioni tecniche, scoprendo le molteplici potenzialità che CorelDraw ti offre. Questo corso può fare la differenza tra il saper fare o non saper fare una cosa o tra il farla in un’ora o in pochi minuti.

CSI_italiaRoberto Capuozzo, nell’arco delle 7 ore di corso, vi fornirà gli strumenti per sfruttare al meglio il vostro CorelDraw X6 mettendo subito in pratica quanto appreso durante lo svolgimento della lezione. Il corso prevede che i partecipanti portino il proprio PC sul quale sarà necessario pre-installare la versione “trial” di CorelDraw, se non è già installata quella con licenza in uso dall’utente.

Per conoscere nel dettaglio le condizioni e il programma del corso, potete consultare il sito della COM&TEC attraverso questo LINK

Per scaricare la versione trial di CorelDraw X6 cliccate qui

Fate presto! Le iscrizioni al corso dovranno pervenire entro il 24 marzo p.v. 

Ulteriori approfondimenti:

Storie di Prato

A Prato apre l’ufficio postale per cinesi

Come se gli altri uffici postali fossero interdetti ai cinesi…

Facciamo qualche passo indietro. Parliamo di Prato, ridente (una volta) cittadina bagnata dalle lacrime di molti imprenditori che si sono visti portare via il lavoro dalla manovalanza a basso costo, leggi a nero, “offerta” in gran parte dai cittadini cinesi trapiantati nella suddetta città toscana. E’ inutile girarci intorno, la situazione più o meno è questa.

Pare che la notizia abbia del sensazionalistico, come parecchie delle notizie che passano dagli organi d’informazione. Di solito sono precedute da parole pesanti come STRAGE, GUERRA, LOTTA o ancora BOMBA, anche se quest’ultima è stata sdoganata dai soli eventi delittuosi divenendo in uso, in largo uso, in ambito meteo-giornalistico.

Poiché qui, per fortuna, non c’è nulla di imperativo o grave legato ad una particolare tragedia, non vedo perché si debba distorcere l’informazione per caratterizzarla in modo così assurdo. A Prato ha aperto il primo ufficio postale per i Cinesi. Evviva! Adesso sì che possiamo dire che siamo aperti all’integrazione. “Non so se avviene anche nelle altre città italiane”,  ma a Prato, negli uffici postali ma anche in qualsiasi altro ufficio pubblico, possono recarvisi i cittadini di qualsiasi nazionalità e tutti ricevere pari servizio e attenzione.

Diciamo che in realtà la notizia sarebbe la seguente: A Prato ha aperto un ufficio postale che ha sviluppato dei servizi e un’accoglienza per i clienti di etnia cinese, con personale che parla il cinese e una segnaletica in doppia lingua. Fermo restando che e gli italiani NON sono esclusi da questo ufficio (e ci mancherebbe altro).

Comunque, che c’era proprio bisogno di aprire un ufficio di così fatta natura e destinazione d’uso? Magari sarebbe bastato mettere negli uffici postali esistenti qualche persona in grado di parlare il cinese e farla schiodare dalla sedia ogni qual volta un cinese, che ben si sogna di imparare l’italiano in Italia, (che usi strani che abbiamo), mostrasse evidenti difficoltà di comprensione durante l’interazione col dipendente di Poste Italiane, che per l’appunto non sa il cinese (ignorante atavico). Forse sarebbe bastato ma questo non avrebbe “fatto notizia”.

Aggiungo… I cinesi a Prato rappresentano la prima etnia, come numero di persone straniere in città. Dopo i cinesi vengono gli albanesi, i rumeni e i pakistani. Ora… devo aspettarmi uffici postali specializzati per ogni etnia (e ho citato solo quelle più numerose, in realtà se ne contano in città oltre 100) o magari, scusate se sono “antico”, vogliamo aprire più scuole d’italiano per stranieri?

Lancio questa proposta a Poste Italiane. Se proprio, che apra lei o aiuti i Comuni delle città italiane a finanziare l’apertura di scuole per stranieri invece di creare uffici postali che rischiano di emarginare invece d’integrare.

Mi chiedo, e rivolgo questa domanda a chi legge questo post, ma negli altri Paesi sono presenti uffici postali o uffici pubblici dedicati agli italiani dove si parla italiano e i cartelli sono tradotti anche nella nostra lingua?

Onore al TG3 RAI Toscana che nell’edizione delle ore 14:00 del 10 dicembre ha dato la notizia con un servizio firmato da Sara Polica nel quale è stato specificato che l’ufficio postale di Via Borgioli a Prato è bilingue e che al suo interno ci son 3 operatori di madre lingua cinese. Sempre nel servizio veniva mostrato l’ufficio postale aperto anche gli italiani che usufruivano dei normali servizi erogati da tutti gli uffici postali della nostra penisola.

Approfondimenti sulla notizia:

Storie di Prato

Le luminarie natalizie a Prato. Ora sì, ora no, ora sì, ora no…

Come ogni anno, verso la fine di novembre, tornano puntuali le luminarie natalizie. Ogni città, chi più, chi meno, si veste di luci colorate contribuendo a diffondere il clima natalizio. 

Anche Prato accenderà le proprie luci di Natale anche se i bilanci comunali non permettono di disporre per gli allestimenti degli addobbi cifre equiparabili agli anni passati. Infatti, come si legge su Notizie di Prato, la giunta Cenni ha stanziato poco meno di 83 mila euro, contro i 120 mila investiti negli scorsi anni per addobbare la città a festa.

Mi chiedo… ma nel 2013 c’è bisogno di stanziare cifre di questa portata per addobbare qualche strada del centro quando poi mancano soldi per fare qualsiasi altra cosa? A casa mia 83 mila euro sono sempre tanti soldi che potrebbero fruttare meglio se investiti in modo meno “passivo”, cercando di attivare meccanismi più “social” in grado di coinvolgere i cittadini in un progetto globale di addobbo della città. Fino ad oggi si è pensato solo a stanziare dei soldi per mettere qualche albero di Natale e qualche lucetta qua e là, magari facendo contento qualche negoziante del centro e scontentando quelli appena fuori che spesso sono costretti a consorziarsi tra loro per dare alla propria via una parvenza di festa.

natale

Ma un progetto web sul “Natale 2.0”?  Qualcosa del tipo “Come addobberesti la tua città per questo Natale?” Puntando all’ecologia, al risparmio energetico, all’ottimizzazione delle risorse economiche, al riciclo. Inviterei a partecipare le scuole, i singoli cittadini ma anche le aziende del territorio che magari, grazie alle proprie idee e know-how, potrebbero presentarsi e trovare un’occasione per farsi della sana pubblicità presentando proposte interessanti. In questo modo è la città che verrebbe coinvolta, sia nelle proposte per i nuovi addobbi, sia nella votazione delle idee migliori. L’idea sarebbe quella di riuscire ad addobbare più strade possibili. Non solo il Centro di Prato ma anche le altre zone.

Sono sicuro che un progetto del genere, in chiave social, avrebbe un riscontro incredibile e riuscirebbe a coinvolgere tante persone. Farebbe da cassa di risonanza per altre attività complementari, come il rilancio del territorio in tutte le sue forme, e darebbe modo ad ognuno di sentirsi parte di qualcosa. Non c’è occasione migliore del Natale per sentirsi parte di qualcosa, no?

Inoltre dove c’è visibilità è più facile attrarre soldi. Ecco che potrebbero intervenire gli sponsor che grazie al ritorno mediatico di un’iniziativa ben concertata avrebbero il giusto ritorno d’immagine e nelle casse dei Comuni non uscirebbero ma entrerebbero dei soldi.

Ma tutto questo richiede sforzi. Non tanto economici ma mentali. Probabilmente è più facile stanziare dei soldi per qualche alberello, che poi alla “fine dei giochi” viene messo da parte in un magazzino o gettato in cassonetto, piuttosto che cercare altre strade per rilanciare la città e dare modo a tanti cittadini di vivere il Natale coralmente, magari riuscendo ad addobbare Prato in un modo nuovo e originale. Dai, quelle cose che magari poi finiscono sui giornali nazionali e ne parlano in televisione.

Comunque, oramai il Natale 2013 è alle porte e i vari abeti sono già stati allertati. Visto che per il Natale 2014 c’è un po’ più di tempo e le elezioni amministrative a Prato si terranno l’anno prossimo, chi sa se qualcuno coglierà questa idea per metterla in pratica… Cittadini di Prato unitevi e conservate le vostre idee per il prossimo Natale!

Approfondimenti:

  • Notizie di Prato – Luminarie natalizie, il Comune riduce i fondi. Ecco le strade dove verranno installate
Storie di Prato

Alcon Napapijri. PFP Store rilancia per un autunno all’insegna della moda uomo di marca ma low cost

Si chiama Alcon ed è uno dei capispalla della collezione primavera-estate 2013 Napapijri. Ma perché parlarne adesso? Può essere un valido motivo il prezzo scontato del 50%?

Vestirsi alla moda con abbigliamento di marca in momenti come questi non è proprio facile. Ma se un prodotto di marca può essere acquistato ad un prezzo davvero conveniente non vedo perché pensare alla stagione. Dopotutto, “non ci sono più le mezze stagioni”, no? E allora… che Alcon possa tornare utile in primavera o nel prossimo autunno o addirittura la prossima estate, fa la differenza se oltretutto adesso è possibile acquistarlo a soli 125 Euro anziché 250 Euro?

Parliamo di un giacchetto da uomo davvero comodo, elegante e soprattutto, al di là delle mode, è un “evergreen”, ben indossabile anche a distanza di anni. I colori blu e beige lo rendono un capospalla indossabile in ogni occasione. Il taglio classico stile sahariana si adatta bene ad un abbigliamento sportivo e moderno ma anche ad uno più formale ed elegante.

A questo giacchetto non mancano le tasche, sia interne che esterne. L’interno foderato permette di indossarlo e sfilarlo più comodamente evitando l’attrito con i capi sottostanti conferendo maggiore confort e isolamento termico. E’ impermeabile, ha il cappuccio ed è ovviamente ben rifinito, come tutti i prodotti Napapijri che trovano elevati consensi a livello mondiale per le loro rifiniture curate e le performance di durata, oltre che per il proprio stile, sportivo e pratico, pensato per le persone dinamiche.

Sul taschino, lato cuore, è riportata la patch in tessuto con la bandiera norvegese e la “N” della Napapijri; sulla spalla sinistra la patch circolare col logo Napapijri – Expedition Experience.

Possiamo dire che sono 125 Euro spesi bene e che possono essere ben ammortizzati nel corso degli anni, visto proprio lo stile di questo giubbotto, classico/sportivo e la qualità dei materiali che permettono di utilizzarlo senza problemi per diverse stagioni.

A Prato lo trovate al PFP Store, l’unico rivenditore ufficiale autorizzato Napapijri della città laniera. Provatelo, andate dal titolare dello store, Francesco Paoletti, chiedetegli di poter indossare il capospalla Alcon e vedrete che ne rimarrete entusiasti. Ma affrettatevi, la nuova collezione sta arrivando e presto non troverete più Alcon, soprattutto a questo prezzo!

Dati tecnici prodotto:

  • Nome: Alcon
  • Dettagli: Tela, Cappuccio, Multitasche, Una tasca interna, Zip e automatici, Interno foderato, Logo
  • Composizione: 70% Cotone, 30% Poliammide

Dati rivenditore Napapijri Prato:

Messaggio con finalità commerciali. I marchi appartengono ai legittimi proprietari. Le immagini del giubbotto / capospalla Alcon sono tratte dal sito Napapijri