Storie e Rinascimento per raccontare con l’arte la prevenzione del cancro al seno

Vi racconto una storia nata per caso, ma nemmeno più di tanto…

Nell’ottobre 2018 contattai la LILT di Prato per cercare di trovare una sinergia con una delle realtà che si occupa di prevenzione dei tumori tra le più conosciute e radicate in tutta Italia. Il mio intento era di poter riuscire, col contributo LILT, a sensibilizzare il più possibile le persone sul tema del cancro al seno maschile. Desideravo mettere a disposizione la mia esperienza di vita per aiutare gli uomini a conoscere, prevenire e affrontare questa neoplasia.

Fui positivamente accolto dalla LILT di Prato e il presidente, il Dott. Roberto Benelli, mi invitò a partecipare ad una serata LILT che si sarebbe tenuta a Prato in occasione del “mese rosa”; mese dedicato, in buona parte del pianeta, alla prevenzione del cancro al seno. Accolsi l’invito e durante la serata ebbi modo di raccontare agli ospiti presenti  la mia esperienza, in veste di testimonial, quindi portatore consapevole e autorevole di un messaggio di prevenzione.

Noto sempre lo stupore degli astanti quando racconto la mia testimonianza. Da quando ne parlo in pubblico spesso apro i miei interventi intervistando chi ho davanti, rivolgendo una semplice domanda: “Quanti di voi sapevano che il cancro al seno colpisce anche gli uomini?”. La stragrande maggioranza delle persone non lo sa.

Nei giorni seguenti a quell’evento mi sono rivisto col Dott. Benelli per gettare le basi della nostra collaborazione che, in pratica, aveva già iniziato a manifestarsi proprio attraverso l’invito che avevo ricevuto. Di lì a poco mi palesò l’interesse di realizzare un calendario per il 2020 dedicato alla prevenzione del tumore al seno.

Vi evito tutti i passaggi; vi basti sapere che proposi alla LILT di Prato di conferirmi l’incarico pro bono per occuparmi di questo progetto, accennando l’idea che avevo in mente. Nei mesi successivi ho presentato alla LILT di Prato un progetto dettagliato grazie al quale ho ottenuto il beneplacito per sviluppare la mia idea.

Il progetto:

Produrre delle immagini inedite ad alto contenuto artistico, ispirate ai canoni estetici del rinascimento, attraverso le quali raccontare visivamente storie di persone che hanno incontrato il cancro al seno durante il proprio cammino di vita.

Promuovere consapevolezza, attenzione verso se stessi e verso le persone a cui vogliamo bene attraverso la diffusione della cultura della prevenzione del cancro al seno .

Raccontare la prevenzione in modo positivo, senza indugiare sugli aspetti negativi della malattia ma cercando di promuovere “le buone pratiche” per evitare di ammalarsi o per individuare in tempo eventuali neoplasie mammarie.

Promuovere, attraverso un omaggio alla bellezza, il concetto di “rinascita” tramite l’arte (il rinascimento italiano) dal quale le immagini prodotte traggono ispirazione per stile, colore, abbigliamento, composizione, trucco e luci.

Un percorso di ricerca e di “rinascita” della propria “bellezza” ma anche di rinnovata consapevolezza e della “buona pratica” nei confronti della prevenzione.

Per realizzare questo progetto occorrevano due cose fondamentali:

  1. validi professionisti, collaboratori capaci di intravedere nel progetto una finalità positiva e benevola
  2. trovare dei fondi per sviluppare e portare a termine l’iniziativa.

Per il primo punto non ho avuto difficoltà: contattai Francesco Bolognini, mio amico e fotografo, che si occupò ai primi del 2018 di realizzare le due foto che sono diventate la mia campagna di sensibilizzazione sul cancro al seno maschile:

cancro al seno maschile
Il cancro al seno non è solo roba da femmine
Una carezza può salvarti. Fai prevenzione

Per fare un grande progetto occorreva un grande fotografo, e non parlo solo di bravura tecnica ma anche e soprattutto di sensibilità umana.

Francesco fu fin da subito entusiasta della mia idea e sapendo che sarebbero servite location prestigiose e abiti importanti, mi suggerì di coinvolgere nel progetto anche Eleonora Lastrucci, nota stilista di alta moda pratese, e Mirco Rocchi, scenografo e regista riminese ma che vive da diversi anni a Prato.

Le “chiacchiere stanno a zero” e dopo un solo incontro, Francesco, Eleonora, Mirco ed io, abbiamo trovato la giusta alchimia e i presupposti per avviare una collaborazione a carattere artistico filantropico.

Da quell’incontro è nato un brand, ProfessionArts for LILT Prato, con l’intento di rappresentare il quartetto di creativi sotto un’unica egida.

Quindi…

PROFESSIONARTS produrrà 13 scatti fotografici (12 mesi +1 immagine di copertina) che andranno a costituire il calendario LILT PRATO 2020 che prenderà il nome “Il Rinascimento” col sottotitolo “Col seno di poi ”…

Questo calendario sarà il primo a livello nazionale in cui saranno presenti tre uomini interessati direttamente dal problema del cancro al seno e vedrà coinvolti, in totale, 24 modelli (21 donne e 3 uomini); tutte persone che hanno affrontato questa neoplasia e che attraverso la loro presenza dimostrano che questo male, se preso per tempo, può essere sconfitto.

Per il secondo punto, quello che riguarda la raccolta fondi, non mi sono perso d’animo e tramite la piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso ho aperto una pagina dedicata alla presentazione del progetto e alla raccolta di finanziamenti. Non solo, era l’unico modo per poterlo fare in modo trasparente, consentendo di tener traccia di tutti gli introiti, mostrando pubblicamente le donazioni ricevute, (al termine del progetto pubblicheremo tutte le cifre: oltre agli incassi – già visibili consultando la pagina del progetto – anche i costi di produzione).

Ma… mancava ancora qualcosa.

Per fare questo, non potevo assumermi l’onere di gestire gli introiti, né come persona fisica né come partita iva; né io né gli altri tre professionisti coinvolti con me nel progetto. La cosa avrebbe assunto una “strana” connotazione nei confronti dei finanziatori e in termini fiscali. Serviva un’entità super partes, dalla chiara vocazione filantropica, già esistente e operante sul territorio, in grado di farsi carico non solo della promozione del progetto ma anche della gestione degli aspetti fiscali che ne sarebbero derivati. Dopotutto, il nostro intento, del gruppo ProfessionArts for LILT , era di realizzare un progetto artistico capace di attrarre il pubblico, sensibilizzarlo sul tema della prevenzione del cancro al seno e raccogliere fondi, tali da coprire tutte le spese di produzione ma anche sufficienti da produrre un utile, da devolvere alla LILT di Prato. Fermo restando che tutto il materiale prodotto verrà donato alla LILT di Prato per veicolare il suddetto messaggio e per raccogliere a loro volta dei fondi attraverso libere donazioni private.

Anche questa ricerca si è risolta in modo positivo.

Francesco Bolognini ha la sede della propria attività in una zona di Prato che è oggetto di attenzione e di lavoro sul territorio da parte dell’Associazione “Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio”. Francesco mi presentò il presidente dell’associazione, Franco Di Martino dal quale ho avuto subito ampia collaborazione.

L’associazione mira alla riappropriazione e alla valorizzazione delle aree urbane per contrastare il degrado e lo spaccio. Un modo anche questo di parlare di prevenzione, intesa come riconquista del proprio territorio, degli spazi verdi e della promozione di un migliore stile di vita. Tutte condizioni necessarie se vogliamo parlare di prevenzione.

L’associazione è entrata a far parte dei nostri partner e ci sta sostenendo anche per tutti gli aspetti legati al coinvolgimento delle varie istituzioni locali. Approfitto di queste righe per ringraziare l’Associazione “Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio”.

Anche questo risultato è stato raggiunto.

Di fatto, mentre sto scrivendo questo post, mi trovo nella fase di post produzione delle immagini scattate da Francesco.

ProfessionArts for LILT ha realizzato tutti gli scatti fotografici all’interno di una spazio temporale di circa poco più di tre mesi: da marzo a giugno. Abbiamo coinvolto molte realtà che ci hanno dato una mano fornendo location e servizi a titolo gratuito, divenendo nostri partner del progetto; tra questi ci tengo a ringraziare la LILT di Firenze che si è messa a disposizione per fornirci il supporto della Florence Dragon Lady, tramite Alessandro Piccardi, fondatore della squadra fiorentina di dragon boat, caratterizzata dalla presenza di oltre sessanta donne che vi partecipano e che hanno avuto il cancro al seno.

Abbiamo lavorato con persone meravigliose che si sono prestate per essere ritratte nei dodici scatti. Modelle/i per un giorno che hanno dato il massimo, trasferendo le loro emozioni in ciascuna delle foto che abbiamo realizzato. Il progetto partì pensando di coinvolgere 12 persone, una per ogni mese. Strada facendo, tanto è stato il coinvolgimento e l’entusiasmo da parte delle persone alle quali ho raccontato cosa stessimo facendo che, siamo arrivati a 24 partecipanti (provenienti da Prato, Firenze, Pistoia e Gorizia), dovendo mettere, mio malgrado, un fermo al reclutamento altrimenti il progetto sarebbe diventato più complesso da gestire. Vi basti pensare solo agli abiti che Eleonora Lastrucci ha dovuto fornire.

Da un “semplice” calendario siamo passati a realizzare un progetto artistico più ampio, ambizioso che ha coinvolto e sta coinvolgendo tutt’ora moltissime persone a vario titolo. Un’esperienza bellissima che si concretizzerà a fine ottobre con la consegna ufficiale del progetto nelle mani della LILT di Prato.

Ecco un po’ di immagini tratte dal nostro backstage:

Nella scheda di presentazione del progetto su Produzioni dal Basso potrete approfondirne tutti gli aspetti e, se vorrete, potrete contribuire a finanziarlo partendo da un’offerta libera o avvalendovi delle forme di donazione riportate nella pagina di cui sopra. Abbiamo pensato sia ai privati che alle aziende; quest’ultime potranno godere di visibilità all’interno del progetto, in particolare attraverso il calendario LILT Prato 2020: “Il Rinascimento. Col seno di poi…” , e beneficiare dei vantaggi fiscali previsti dalle “donazioni o erogazioni liberali”.

Si sono già occupati della nostra iniziativa filantropica le seguenti testate giornalistiche:

Concludo citando un po’ di enti, persone, realtà che in più modi si sono prodigate per contribuire alla riuscita di questa iniziativa e senza le quali non sarebbe stato possibile realizzare questo progetto; o quantomeno non come sta venendo 🙂

Crediti:

  • Ente beneficiario: Lilt Prato
  • Organizzazione/produzione: PROFESSIONARTS
    Ideatore, art director, grafico, editing foto FX ed editor: Stefano Saldarelli
  • Fotografo: Francesco Bolognini
  • Regista e scenografo: Mirco Rocchi
  • Stilista, responsabile abiti e copricapi: Eleonora Lastrucci
  • Trucco: Isabelle Ceccarelli
  • Consulenza immagine: Graziella Saldarelli

Medici LILT Prato e consulenti scientifici:

  • Dott. Roberto Benelli – Presidente LILT Prato
  • Dott.ssa Maria Chiara Talamo – Psicologa
  • Dott.ssa Irina Bessi – Psicologa/sessuologa

Sostenitori Progetto:

  • Ortopedia Sanital, Prato e Galciana
  • INNOCENTI sas, Prato

Partners e collaborazioni:

  • Netweek (media partner)
  • Tenuta di Artimino (per la concessione della location di prestigio)
  • Associazione Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio (partner per la promozione del progetto)
  • LILT Firenze (coinvolta per la partecipazione delle Florence Dragon Lady)
  • Alessandro Piccardi (per la preziosa collaborazione in ambito organizzativo e logistico. Fondatore della squadra di dragon boat “Florence Dragon Lady”)
  • DroneFly Prato (riprese video con drone)
  • I Fiaccherai fiorentini – Chiara Saviozzi (per la gentile concessione della carrozza e per la sua disponibilità e assistenza tecnica)
  • Istituto Tecnico Buzzi, Prato (per la gentile concessione della sala didattica dei telai tessili)
  • Sartoria Monaco (fornitore camicie da uomo)
  • Società Scherma Prato – Maestro Fausto Colombo (consulenza tecnica e fornitura delle sciabole)
  • Hotel NH di Firenze (per la gentile concessione dei propri spazi per effettuare trucco e cambio di abiti a Firenze)
  • Società Canottieri Firenze (per la gentile concessione dei propri spazi e per la collaborazione tecnica)
  • Renaioli di Firenze (per la gentile concessione del barchetto e per la disponibilità del vogatore a pertica)

Patrocini:

Modelle/i. A loro va il mio più sincero e grande abbraccio per aver condiviso con me questa esperienza e per aver dedicato il loro tempo al progetto:

  • Denise Maria Albanese
  • Anna Berlinghieri
  • Fabiana Biagioni
  • Valentina Brunello
  • Agnese Buraglia
  • Barbara Cerv
  • Giuseppina Di Gangi
  • Maria Cristina Ghelardi
  • Ilaria Grassi
  • Amelia Leung
  • Vania Rita Londi
  • Adriana Mazzoni
  • Francesca Nannelli
  • Elisabetta Morganti
  • Daniela Nuti
  • Catia Pancioni
  • Fabrizio Pirro
  • Nicole Primozic
  • Stefano Saldarelli
  • Sandro Santanni
  • Alessia Silecchia
  • Rachele Susini
  • Elisabetta Tasselli
  • Valeria Vettorel e la sua stupenda figlia Alessia
Riferimenti e pagine ufficiali progetto:
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A Larciano con Annastaccatolisa per la prima panchina rosa con un richiamo di azzurro

Il 30 marzo 2019, a Prato, l’associazione Annastaccatolisa Onlus insieme al Comune, rappresentato dal primo cittadino Matteo Biffoni, hanno inaugurato la “panchina rosa”.

Installata presso la pista ciclabile Gino Bartali, in viale Galilei angolo via Negri, è un simbolo importante e al contempo un arredo urbano pensato con l’intento di creare attenzione e cultura verso la prevenzione del cancro al seno.

Appresa la notizia scrissi al direttivo dell’associazione per proporre loro di intervenire sulla panchina appena installata, e su quelle che in futuro sarebbero state inaugurate dai vari comuni, colorando di azzurro una doga per rappresentare quella piccola ma significativa percentuale di uomini che ogni anno contrae un carcinoma mammario; 500 uomini che si ammalano di cancro al seno, nella totale incredulità, nel silenzio e nel disagio fisico e psicologico. Spesso questi uomini giungono ad una diagnosi in fase avanzata del cancro proprio perché il fenomeno viene ignorato o sottostimato sia da parte degli stessi pazienti, per lo più inconsapevoli che questo fenomeno possa manifestarsi anche nel loro corpo, sia da parte degli stessi medici, che spesso minimizzano il problema rimandando gli accertamenti o non ritenendoli necessari.

Dal direttivo dell’associazione Annastaccatolisa ho ricevuto subito un’unanime approvazione alla mia richiesta.

Ecco che sabato 8 giugno 2019, a Larciano in provincia di Pistoia, alla presenza delle autorità locali, di Roberta e Daniela, rispettivamente presidentessa e vicepresidentessa dell’associazione Annastaccatolisa, delle volontarie dell’associazione e davanti ad un nutrito pubblico, si è tenuta l’inaugurazione della prima panchina rosa col richiamo di azzurro. Sono stato invitato a partecipare a questa inaugurazione e come ho avuto modo di dire durante il mio intervento di ringraziamento, questa è stata una vera conquista.

È stato un primo importante momento che deve essere ricordato come l’inizio di un percorso verso “un’uguaglianza di genere” che la prevenzione del cancro al seno deve raggiungere; pur considerando le dovute proporzioni in termini di frequenza del problema tra donne e uomini.

Guardando in positivo non posso che essere contento di ciò che è avvenuto a Larciano e ringrazio il Comune e l’associazione Annastaccatolisa per aver accolto la mia richiesta e per avermi invitato.

Resta un po’ “mezzo vuoto il bicchiere” perché avrei apprezzato che fosse colorata una doga o un angolo della panchina piuttosto che utilizzare l’azzurro solo come colore per scrivere la frase “La prevenzione è il primo gesto d’amore che dobbiamo a noi stessi”. Questo perché dopo l’inaugurazione, quando “i riflettori” si spengono, i palloncini rosa e azzurri si sgonfiano e tutti tornano a casa, resta una bella panchina rosa con una scritta importante, evocativa ma, chi “non sa”, chi non era all’inaugurazione e chi passerà da quella piazza e magari si siederà su quella panchina, difficilmente capirà che quel tratto azzurro si rivolge e rappresenta quegli uomini a cui deve arrivare l’informazione della prevenzione del cancro al seno. Qui parla il grafico… 

Comunque. ripeto, considero questa panchina rosa, con un tocco di azzurro, un primo grande importante passo avanti. Ora non resta che “aggiustare il tiro” e puntare ad avere la doga azzurra e far sì che le prossime panchine le abbiano “di serie”.

Invito il sindaco Matteo Biffoni a considerare il mio invito e ad adoperarsi in tal senso, insieme all’associazione Annastaccatolisa, per porre “rimedio” alla panchina rosa pratese. Lo invito personalmente a colorare una doga di azzurro, magari lo facciamo insieme, ad ottobre, in occasione del mese rosa; riconosciuto a livello mondiale come il mese dedicato alla prevenzione del cancro al seno.

Grazie a nome mio e di tutti gli uomini.

VLT o non VLT? Questo è il dilemma!

VLT: acronimo di Video Lottery Terminal o più comunemente detta, sala da gioco o “delle macchinette ruba soldi”.

Nonostante il titolo del post, non parlerò di gioco d’azzardo pur tenendo ad esprimere la mia contrarietà in merito a questa pratica e pur rispettando chi è avvezzo a questo genere di attività, sempre che lo faccia per propria scelta, con consapevolezza, con moderazione e senza coinvolgere il patrimonio familiare. Non aggiungo altro altrimenti scadiamo nella polemica e potremmo parlare per mesi sull’argomento “gioco d’azzardo” e Sale VLT. Ciò che invece voglio trattare nel mio articolo è una vicenda legata ad una sala VLT in particolare, sorta poco distante da casa mia.

Scandaloso? Normale?

Non sono qui per lamentarmi della presenza di questo esercizio; Prato oramai è piena di questi luoghi. Mi chiedo solo se sia normale dare i permessi per aprirle e poi, dopo qualche mese, si revochino perchè “ci si accorge” che questa sala dista a meno di 500mt da una scuola materna, quindi considerata “area sensibile”.

Non voglio sapere chi ha dato il primo permesso e chi lo ha revocato successivamente. Resta il fatto che mi pare si stia perdendo il senso della ragione e della misura.

Un imprenditore resta tale sia se vende mandarini al mercato sia se apre una Sala VLT. Ogni imprenditore investe un capitale con un preciso obiettivo sperando di recuperarlo e di poter trarre dalla propria attività un utile d’impresa. Semplice e lecito fino a quando si rispettano le regole.

Ma se ti chiedo il permesso per aprire un esercizio commerciale, mi autorizzi ad aprirlo, lo apro, assumo personale, investo capitali e solo dopo qualche mese me lo fai chiudere perchè ritieni che lì non poteva sorgere, permettimi di “dissentire un po’”…

Mi riferisco in particolar alla Sala VLT di Via Galileo Ferraris a Prato.

La scuola c’era anche prima dell’apertura della sala gioco in questione e chi ha dato tutti i pareri positivi alla sua apertura credo che dovrebbe assumersi qualche responsabilità ma, poichè questo accade di rado nel nostro Paese, voglio farvela più semplice…

Se di scuola primaria si parla, o materna, dato che sono piuttosto vicine l’una all’altra, come può sussistere un problema di convivenza e vicinanza tra sala VLT e bambini ospitati nelle scuole se l’accesso ad una sala VLT è vietato ai minori di 18 anni? Potrei capire se la sala in questione fosse stata aperta vicino ad un’istituto superiore con una popolazione di studenti prossima o con più di 18 anni, ma qui?

Ripeto, non sono contento per la presenza di questo “coso” oscuro, oltretutto dotato di vetri satinati che impediscono di vedere all’interno del locale, lasciando immaginare che vi si svolga  “qualsiasi attività”. Sono solo perplesso su come si agisca in modo così compartimentale, a scatole chiuse, senza concertare la gestione dei permessi o dei divieti e su come certe regole vengano applicate, a posteriori, sulla base di criteri piuttosto discutibili.

Perdonate l’ironia, ma… se vogliamo parlare di “preservare la salute e l’incolumità” dei bambini, ritengo che faccia “più danni” la pasticceria che è a qualche decina di metri dalla scuola, aperta a tutti e senza divieto alcuno, piuttosto che una Sala VLT il cui accesso è consentito solo ai maggiorenni oltretutto dotata di vetri oscurati, quindi non si vede neppure ciò che si svolge al suo interno. Cosa opposta per la pasticceria che giustamente mette in mostra la propria merce a beneficio degli occhi degli avventori più golosi.

La cronaca ci riporta risultati allarmanti in merito all’obesità infantile, ergo, bisognerebbe educare i propri figli a mangiare sano e a tenersi lontani dagli zuccheri semplici, dalle merendine, succhi di frutta e… perdonatemi, probabilmente anche dalle pasticcerie. Luoghi in cui, comunque, possono entrare e acquistare in un attimo zuccheri e grassi saturi.

Non ho trovato in rete alcun dato che riguarda il coinvolgimento, tantomeno patologico, di minorenni in età da scuola primaria, affetti da ludopatia indotta dalla presenza di sale VLT. Non ci sono perchè è impossibile. Non possono entrarvi; punto e basta.

Morale della “favola”.

Meno moralismi e più pragmatismo. Non si vuole il gioco? Si abolisce, mi pare semplice. Lo si tollera perchè lo Stato incamera denaro? Allora che sia chiaro il regolamento a tutti, a partire dal primo funzionario della filiera che deve valutare le autorizzazioni per l’apertura di un esercizio fino all’ultimo che viene a controllare se gli estintori sono in regola.

La storia come andrà a finire?

Che come sempre l’imprenditore ci rimetterà un sacco di soldi; i ludopati migreranno altrove alimentando comunque la loro dipendenza, data la prossimità tra una sala VLT e l’altra e i bambini… i bambini non si accorgeranno di nulla, con o senza la sala VLT. L’importante è far vedere che si agisce nel nome della legge, più o meno conosciuta e applicata anche a posteriori e che la morale buonista prevalga sul buon senso.

Approfondimenti e crediti:

 

THE URBAN DEAD – Liberi di volare o imprigionati senza saperlo?

Nasce dalla passione per la serie televisiva The Walking Dead.

Guardi gli episodi, ne apprezzi gli sviluppi narrativi, la fotografia, la musica, i personaggi e in qualche modo comincia a sedimentare nel tuo subconscio contribuendo ad arricchire il tuo bagaglio culturale.

Poi dall’altra parte vivi il quotidiano fatto di tante cose, di svariati momenti trascorsi anche nella tua città, fatta di strade, negozi e scorci che ti restano impressi nella mente per ciò che sono e che riescono a comunicarti.

Sommi la passione per il cinema e la tv, in questo caso per The Walking Dead, e ne esce un esperimento creativo che si colloca tra un omaggio alla serie televisiva e una “denuncia” nei confronti del “degrado urbano” di cui siamo silenti testimoni e protagonisti ogni giorno.

The Walking Dead parla di sopravvissuti che tentano di mantenersi in vita nonostante la presenza di un “virus” pandemico che rende i morti degli zombie.

Ho visto un’analogia tra gli zombie di The Walking Dead, i sopravvissuti che tentano di rimandare la loro sorte – apparentemente inevitabile se non trovando il modo “preventivamente” di spappolarsi il cervello per evitare che “lo zombismo” prenda il sopravvento una volta defunti – e la nostra civiltà.

Viviamo tutti insieme nelle città ma allo stesso tempo siamo distanti anni luce l’uno dall’altro. Non parliamo, o poco, con i nostri vicini di casa. Ci scansiamo se vediamo qualcuno che “all’apparenza non ci piace”, che “è diverso”. Siamo diffidenti, releghiamo le nostre vite ai social network preferendoli spesso al rapporto umano diretto.

La città è un concentrato di umanità dissociata che non interagisce, spesso si sopporta a malapena.

Cerchi di spostarti in auto ma è traffico ovunque. Ti suonano il clacson se non riparti immediatamente dopo il verde o se ti sei fermato appena vedi il giallo. Passi ore in fila a respirare smog, ad abbrutirti all’interno dell’abitacolo della tua vettura. Quando riesci a muoverti osservi la città, vedi il degrado urbano, i negozi chiusi perché la crisi si è mangiata anche quella speranza che ti permetteva di “tenere duro”, di vedere la luce in fondo al tunnel. Oggi si ha l’impressione che si sia mangiata anche il tunnel e la relativa luce.

Vedi i barboni nel centro della città vagare in cerca di qualcosa o di qualcuno a cui affidare la propria sopravvivenza.

Meretrici asiatiche che si aggirano nelle piazze e per le vie del centro, in pieno giorno, in cerca di un profitto da una botta e via.

Auto abbandonate lungo le strade o nelle piazzette adiacenti ai condomini o addirittura davanti la caserma dei Vigili del Fuoco.

Il mio amico Francesco, durante una pausa mentre realizziamo le riprese di THE URBAN DEAD. L'auto è parcheggiata, abbandonata, davanti la caserma dei Vigili del Fuoco di Prato (sullo sfondo).
Il mio amico Francesco, in una pausa durante le riprese di THE URBAN DEAD. L’auto è parcheggiata, abbandonata, davanti la caserma dei Vigili del Fuoco di Prato (sullo sfondo). Foto scattata il 6.6.2015

Rifiuti ovunque, arredi urbani decadenti privi di manutenzione o completamente abbandonati al degrado.

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La chiamano civiltà, una parola che risuona in modo roboante se pronunciata all’interno di un contesto pubblico, magari durante qualche discorso fatto da un palco sul quale si alternano politici, massmediologi o sedicenti esperti di qualcosa.

Abbiamo esasperato il nostro modello di “CIVILTA'” deformandone il significato.

The Urban Dead - Stefano Saldarelli

Il mio THE URBAN DEAD fotografa un lato della mia città, Prato, ma rappresenta anche “il lato oscuro” di molte altre città METROPOLITANE – adesso si chiamano così – sparse per il nostro stivale (e non solo).

Metropolitane… fa più figo chiamarle in questo modo, edulcora la decadenza dilagante proiettandole in uno futuro lastricato di demagogia e di appalti che non guardano di certo all’interesse dei cittadini. Cementifichiamo all’insegna del progresso snaturando sempre più il rapporto tra uomo e natura, come se l’uomo di per sé non facesse parte di questo grande e delicato sistema che si chiama NATURA.

Siamo parte di un grande sistema e anche le cose che ci appaiono piccole o “insignificanti” hanno delle ripercussioni su scala globale.

Siamo la civiltà che respinge gli immigranti o che deve discutere con le DEMOCRAZIE CIVILI per stabilire le sorti di poveri sciagurati, diventati tali per mano dei governi di quei Paesi che adesso rifiutano il prodotto del loro stesso operato.

Siamo la civiltà che emargina gli emarginati, che produce emarginazione e che istiga alla solitudine.

Siamo la civiltà che si adopera per arricchire i ricchi e impoverire sempre di più le classi meno abbienti.

Siamo la civiltà delle contraddizioni che sviluppa il proprio benessere attorno al concetto di CONSUMO, che di per sé è un termine negativo e che di fatto può solo produrre cose negative.

Siamo la civiltà delle persone che muoiono per l’inquinamento, per mafia, per corruzione, per affari sporchi che partoriscono cantieri e altri appalti mangia soldi.

Siamo l’Italia di Italia ’90 – per partire con un esempio tra i tanti – che passa poi dai Mondiali di nuoto di Roma, alle Olimpiadi invernali di Torino, con l’esperienza di Tangentopoli che crea il modello degli scandali di Roma Mafia Capitale, Mose di Venezia, Expo 2015

Allora mi chiedo… chi è più ZOMBIE? Chi sono i “veri morti viventi”? Noi o quelli delle fiction o dei comics?

THE URBAN DEAD – Liberi di volare o imprigionati senza saperlo?

Questo è il mio THE URBAN DEAD:

 

Questo è l’intro della serie televisiva The Walking Dead da cui ho preso ispirazione:

e adesso… tutti a vedere I Griffin per sdrammatizzare un po’ 🙂


 

Approfondimenti e crediti:

  • The Walking Dead – sito ufficiale 
  • La traccia audio utilizzata nel video è: Main Title Theme Song (UNKLE Remix) – The Walking Dead Soundtrack – Bear McCreary
  • The Walking Dead su Wikipedia
  • Le riprese di THE URBAN DEAD sono state realizzate con Smartphone SONY Xperia Z e NIKON D5200 – Montaggio video con SONY VEGAS 12
  • Ringrazio Antonella Manganelli (mia moglie) e Francesco Galati (grande amico) per l’assistenza e il supporto materiale e morale nello sviluppo di questo progetto.

Vado l’ammazzo e torno. L’operazione ombra di Publiacqua

Educazione, responsabilità, professionalità, buon senso e rispetto per i clienti, tutte cose che evidentemente Publiacqua non conosce.
Cambiano i contatori dell’acqua. Ok, siamo tutti d’accordo che sia una cosa importante da farsi se effettivamente si guastano o diventano obsoleti.
Peccato però che nessuno avvisi gli utenti che è in atto una campagna di sostituzione di questi dispositivi.
acqua
Per chiedere spiegazioni in merito telefono al numero verde di Publiacqua (800 238 238 Informazioni e Pratiche).
Mi risponde un’operatrice la quale mi riferisce che è normale l’intervento di sostituzione dei contatori da parte di Publiacqua.
In linea di massima sono concorde con quanto riferitomi ma faccio presente che è la modalità con cui viene eseguito l’intervento che non è corretta, anche se è richiede pochi minuti.
Ho fatto presente che sarebbe bastato scrivere in fattura che Publiacqua ha in corso una campagna di sostituzione dei contatori a seguito della quale:
  1. Tecnici autorizzati Publiacqua si recheranno presso le utenze (dicesi abitazioni) per la sostituzione dei contatori.
  2. Che a seguito di ciò si verificheranno brevi interruzioni della fornitura dell’acqua e… magari… CI SCUSIAMO CON I CLIENTI PER IL DISAGIO MA TALI INTERVENTI SONO NECESSARI PER MIGLIORARE IL SERVIZIO…bla, bla, bla…
Tutto qui.
Semplice, no?!
L’operatrice al telefono mi ha fatto presente che stavo facendo un reclamo e in tal caso avrei dovuto scrivere a PUBLIACQUA per riferire il mio disappunto.
IO devo scrivere?
Vieni a casa mia, mi cambi il contatore, mi stacchi l’acqua e se chiedo spiegazioni, manifestando delle perplessità su come operi, IO devo scrivere a TE?
Riceviamo fatture piene di fogli con un’infinità di numeri, note, rimandi, tabelle, dati, ecc. e non vi preoccupate di riportarvi gli avvisi utili all’utenza?
Non informate i clienti sui prossimi interventi di manutenzione agli impianti, delle possibili ricadute che avranno sui cittadini e, magari, se sono interventi gratuiti o se ci dobbiamo anche aspettare delle sorprese in bolletta?
OTTIMO SERVIZIO!
GRAZIE PUBLIACQUA!!!
Ecco, ho scritto, ma qui sul mio blog almeno ho informato i cittadini pratesi di una cosa della quale avrebbe dovuto farsi carico Publiacqua.
Sicuramente dopo questo giochino di Publiacqua farò molta attenzione se in fattura saranno addebitati agli utenti i costi per la sostituzione del contatore, allora sì che si partirà con i reclami.
Forse abbiamo smascherato “l’operazione ombra Publiacqua”.
“Spectre ha i giorni conta…tori”.

CorelDraw a Prato, il corso dedicato agli operatori della grafica

Per coloro che operano nel settore della grafica questo è un appuntamento da non perdere! CorelDraw, il software per la grafica professionale tra i più potenti e diffusi al mondo, sarà oggetto del corso che si svolgerà a Prato il 2 aprile 2014.

Il corso sarà tenuto da Roberto Capuozzo, Corel Specialist Italia ed è organizzato da COM&TEC, Associazione Italiana per la Comunicazione Tecnica con sede in Via Valentini 14 c/o Palazzo dell’Industria.

Nell’arco di un’intera giornata i professionisti che operano nel settore della arti grafiche potranno assistere ad un corso teorico e pratico di grande valore. Saranno approfondite numerose tematiche volte a sfruttare al meglio le incredibili potenzialità che Corel Draw X6 offre ai propri utenti professionali.

CorelDrawX6Il corso ruoterà principalmente sull’ottimizzazione dei processi di lavoro finalizzata alla realizzazione di files di stampa, leggeri, distribuibili e capaci di mantenere integre tutte le caratteristiche di progettazione. Una particolare attenzione sarà rivolta alle tematiche legate alla gestione del colore e alla relativa fedeltà cromatica degli elaborati grafici in fase di stampa, alla gestione delle trasparenze (canale alpha) e dei gradienti. Un training per addetti ai lavori ma anche per appassionati che desiderano approfondire la conoscenza di questo software professionale, indispensabile strumento di lavoro per molti grafici e operatori del settore.

Personalmente lavoro con tutta la suite grafica CorelDraw da una ventina d’anni e non rimpiango mai di aver fatto questa scelta. Ho impostato tutta la mia attività su CorelDraw e ritengo che sia uno strumento di lavoro di incredibile potenza e dalle molteplici possibilità di utilizzo.

Non esiste un solo modo per fare le cose con CorelDraw ma infiniti modi attraverso i quali arrivare a realizzare i propri progetti. Solo utilizzando al meglio il software e comprendendone tutte le potenzialità sarà possibile personalizzare i processi di lavoro e ridurre i tempi di realizzazione dei propri layout.

Libera la creatività e la tua fantasia abbattendo tutte le barriere, spesso dettate da personali limitazioni tecniche, scoprendo le molteplici potenzialità che CorelDraw ti offre. Questo corso può fare la differenza tra il saper fare o non saper fare una cosa o tra il farla in un’ora o in pochi minuti.

CSI_italiaRoberto Capuozzo, nell’arco delle 7 ore di corso, vi fornirà gli strumenti per sfruttare al meglio il vostro CorelDraw X6 mettendo subito in pratica quanto appreso durante lo svolgimento della lezione. Il corso prevede che i partecipanti portino il proprio PC sul quale sarà necessario pre-installare la versione “trial” di CorelDraw, se non è già installata quella con licenza in uso dall’utente.

Per conoscere nel dettaglio le condizioni e il programma del corso, potete consultare il sito della COM&TEC attraverso questo LINK

Per scaricare la versione trial di CorelDraw X6 cliccate qui

Fate presto! Le iscrizioni al corso dovranno pervenire entro il 24 marzo p.v. 

Ulteriori approfondimenti:

A Prato apre l’ufficio postale per cinesi

Come se gli altri uffici postali fossero interdetti ai cinesi…

Facciamo qualche passo indietro. Parliamo di Prato, ridente (una volta) cittadina bagnata dalle lacrime di molti imprenditori che si sono visti portare via il lavoro dalla manovalanza a basso costo, leggi a nero, “offerta” in gran parte dai cittadini cinesi trapiantati nella suddetta città toscana. E’ inutile girarci intorno, la situazione più o meno è questa.

Pare che la notizia abbia del sensazionalistico, come parecchie delle notizie che passano dagli organi d’informazione. Di solito sono precedute da parole pesanti come STRAGE, GUERRA, LOTTA o ancora BOMBA, anche se quest’ultima è stata sdoganata dai soli eventi delittuosi divenendo in uso, in largo uso, in ambito meteo-giornalistico.

Poiché qui, per fortuna, non c’è nulla di imperativo o grave legato ad una particolare tragedia, non vedo perché si debba distorcere l’informazione per caratterizzarla in modo così assurdo. A Prato ha aperto il primo ufficio postale per i Cinesi. Evviva! Adesso sì che possiamo dire che siamo aperti all’integrazione. “Non so se avviene anche nelle altre città italiane”,  ma a Prato, negli uffici postali ma anche in qualsiasi altro ufficio pubblico, possono recarvisi i cittadini di qualsiasi nazionalità e tutti ricevere pari servizio e attenzione.

Diciamo che in realtà la notizia sarebbe la seguente: A Prato ha aperto un ufficio postale che ha sviluppato dei servizi e un’accoglienza per i clienti di etnia cinese, con personale che parla il cinese e una segnaletica in doppia lingua. Fermo restando che e gli italiani NON sono esclusi da questo ufficio (e ci mancherebbe altro).

Comunque, che c’era proprio bisogno di aprire un ufficio di così fatta natura e destinazione d’uso? Magari sarebbe bastato mettere negli uffici postali esistenti qualche persona in grado di parlare il cinese e farla schiodare dalla sedia ogni qual volta un cinese, che ben si sogna di imparare l’italiano in Italia, (che usi strani che abbiamo), mostrasse evidenti difficoltà di comprensione durante l’interazione col dipendente di Poste Italiane, che per l’appunto non sa il cinese (ignorante atavico). Forse sarebbe bastato ma questo non avrebbe “fatto notizia”.

Aggiungo… I cinesi a Prato rappresentano la prima etnia, come numero di persone straniere in città. Dopo i cinesi vengono gli albanesi, i rumeni e i pakistani. Ora… devo aspettarmi uffici postali specializzati per ogni etnia (e ho citato solo quelle più numerose, in realtà se ne contano in città oltre 100) o magari, scusate se sono “antico”, vogliamo aprire più scuole d’italiano per stranieri?

Lancio questa proposta a Poste Italiane. Se proprio, che apra lei o aiuti i Comuni delle città italiane a finanziare l’apertura di scuole per stranieri invece di creare uffici postali che rischiano di emarginare invece d’integrare.

Mi chiedo, e rivolgo questa domanda a chi legge questo post, ma negli altri Paesi sono presenti uffici postali o uffici pubblici dedicati agli italiani dove si parla italiano e i cartelli sono tradotti anche nella nostra lingua?

Onore al TG3 RAI Toscana che nell’edizione delle ore 14:00 del 10 dicembre ha dato la notizia con un servizio firmato da Sara Polica nel quale è stato specificato che l’ufficio postale di Via Borgioli a Prato è bilingue e che al suo interno ci son 3 operatori di madre lingua cinese. Sempre nel servizio veniva mostrato l’ufficio postale aperto anche gli italiani che usufruivano dei normali servizi erogati da tutti gli uffici postali della nostra penisola.

Approfondimenti sulla notizia: