Appello agli operatori del settore palestre

Conosco il settore da circa quarant’anni.

Ho frequentato molte strutture, ancor prima di immaginare parole come Wellness o Fitness Center. Mi sono allenato in spazi belli, ampi, luminosi e con attrezzature moderne ma anche in luoghi vetusti con attrezzi che presentavano segni di ossidazione, muffe alle pareti e odore di sudore.
Ho sempre notato, seppur con delle differenze dettate dalle mode del momento, tanta passione e coinvolgimento per ciò che veniva proposto e all’interno di questi luoghi; “belli” o “meno belli” ma mai brutti. Non esiste “brutto” in un luogo dove si insegna a stare bene con se stessi e con gli altri.

Ho visto persone migliorare e raggiungere i propri obiettivi. Ne ho viste altre accanirsi per uno scopo, magari senza raggiungerlo ma provandoci ad ogni costo. Ho visto istruttori dedicarsi con impegno alla preparazione dei propri clienti, qualsiasi fosse l’obiettivo. Certo… ho visto anche dei cretini, sia dalla parte degli istruttori che dei clienti, ma onestamente erano e sono comunque soggetti che tendenzialmente durano poco in certi ambienti. La palestra ha la capacità, come un grande organismo biologico, di eliminare chi è fonte di problemi.

La palestra è fatica. La palestra è adrenalina, coinvolgimento, passione, emozioni, salute. Forgia il carattere, educa, disciplina, crea persone più sane e consapevoli del proprio corpo e dalla propria salute e questo si riverbera sulle persone che poi gravitano accanto a chi frequenta una palestra, creando nella comunità un effetto domino di consapevolezza e di atteggiamenti positivi che portano a loro volta a frequentare palestre o a spingere le persone a svolgere un’attività fisica.

La palestra offre lavoro a migliaia di persone e muove un giro d’affari enorme che coinvolge settori apparentemente inimmaginabili, tutti interconnessi tra loro.
La palestra è comunità, aggregazione, è un luogo dove tutti sono accettati, dove nascono amori (ho conosciuto mia moglie in palestra), amicizie (ho decine di amici che ho conosciuto in palestra), opportunità di lavoro (ho lavorato come istruttore per molti anni e successivamente ho trovato clienti come grafico all’interno del settore fitness).

La palestra è un microcosmo nel quale tutti possono trovare uno spazio per sentirsi bene, migliorare il proprio fisico, il proprio sistema immunitario e l’autostima.

Non esiste che le palestre si pieghino ad un subdolo strumento di controllo teso a mettere distanze tra le persone. Non esiste che qualcuno possa essere discriminato in una palestra. Non esiste che chi è vaccinato, ed è comunque potenziale portatore sano, possa entrare e chi non lo è non possa farlo.
Non esiste che alla reception vi mettiate a fare da controllori per conto del “Ministero della Verità” per discriminare i vostri clienti che, oltretutto, non resteranno tali per molto tempo e vi chiederanno rimborsi. Non esiste che mettiate al bando le persone che vi hanno sostenuto economicamente, vi hanno dato fiducia per anni, vi hanno visto come un punto di riferimento che ha saputo cogliere il vuoto lasciato dalla politica e dalla religione, ciò che un tempo era rappresentato da Peppone e da Don Camillo e che nel corso degli ultimi cinquant’anni ha trovato modo di sostituirsi con la pochezza, col nulla più assoluto, fatta eccezione per gli spazi della salute, le palestre, che sono stati in grado di intercettare milioni di persone verso luoghi capaci di dare sostegno, conforto, confronto, dialogo e BENESSERE.

Mi rivolgo a tutti gli operatori del settore. Siate capaci di vedere davvero dove sta il bene e dove si cela il male sotto mentite spoglie. Qui non si tratta di presentare un certificato di sana e robusta costituzione ma di pretendere che i vostri clienti vi presentino un lasciapassare che con la salute non ha nulla a che fare. Viene premiato solo chi si fa inoculare qualcosa a scapito di chi ha deciso di non farlo, a prescindere dal proprio stato di salute e dai motivi presi da ciascuno nell’ambito di questa scelta.

Abbiate la forza, la capacità, la lungimiranza di opporvi a questo regime e, se non volete farlo per i vostri clienti, fatelo almeno per un “sano egoismo”. Avete accettato ogni sopruso, vi sono state imposte regole che vi hanno costretti a sostenere ingenti investimenti, a stravolgere il vostro menage quotidiano per poi costringervi a chiudere e a farvi riaprire a stagione conclusa, con la scusa che col caldo il virus sarebbe scomparso ma ben sapendo che le varianti avrebbero sostituito un “mero Covid19” a vantaggio di un rebranding fantapandemico che ad ogni lettera dell’alfabeto greco tende a rinnovare lo stato di emergenza.

NO AL GREENPASS o a qualsiasi altro sistema teso a discriminare le persone. La storia vi dovrebbe insegnare qualcosa…

Foto da https://www.nextquotidiano.it/antisemitismo-italia/

Lo hai fatto il vippino?

Hai fatto il vippino?

Non si parla d’altro. Mi capita anche quando parlo con clienti o fornitori.

“Lo hai fatto?” Cerco di evitare il discorso, schivo qualche colpo, divago o resto vago, provo a rimanere centrato sull’argomento principe del nostro incontro ma, no… Si torna lì. Se rispondi che non l’hai fatto, per chi hai davanti rappresenti il nulla e al contempo la “minaccia globale”. Potresti essere un impavido vigile del fuoco che sta salvando una creatura inerme, svenuta e circondata dalle fiamme e te che la porti in braccio uscendo vittorioso da una densa coltre di fuliggine nera (immaginati la scena a rallentatore) ma, se hai pronunciato il fatidico “no”, di te non passa che l’immagine de “La minaccia fantasma”. Lo sguardo del tuo interlocutore assume una gamma espressiva molto ampia che parte dalla supponenza, passando ad uno stato di grazia – perché si sente un eletto che ha ricevuto la dose miracolosa – a quello di sfida, fino a quello del disgusto a cui solitamente segue un’affermazione del tipo “IO l’ho fatto per altruismo” oppure “perché questo è l’unico modo per uscirne”, il che, per differenza, incornicia automaticamente il tuo “no” nella sfera del “sei un egoista e un incosciente”.

Al di là delle reciproche convinzioni personali, ritengo che questo atteggiamento potrebbe essere di per sé motivo di allontanamento dal contesto in cui avviene il “simpatico siparietto”. Purtroppo non sempre è possibile farlo e pertanto la mia reazione si modula in virtù del mio interlocutore e del livello di confidenza che ho con questa persona. Resta il fatto che sarebbe eventualmente gradito evitare l’argomento, se non altro per mero buon gusto. Fermo restando che chi sceglie di farsi somministrare il siero ha tutto il mio rispetto; gradirei che anche dall’altra parte si palesasse tale riconoscimento. Ovviamente in questo post parlo dei “fondamentalisti della vacciniade”, non sto generalizzando. So già che fin qui ho accumulato un buon punteggio come NoVax, complottista, negazionista e “ista” qualcosa.

Parlo quindi di quei fondamentalisti che si sentono dei VIP, da qui il neologismo “Vippino”. Sono quelli che si collocano di diritto nella sfera degli eletti, quelle persone devote a “SantaPharma da OMS” che, con ossequiosa riverenza, si prostrano davanti ad ogni divina pratica di inoculazione, mutuata da assiomi e mantra ripetuti all’infinito e che rasentano il fanatismo. La lunga schiera di sedicenti esperti da palcoscenico contribuisce ad alimentare la eco sul tema, conferendo al siero miracoloso ogni sorta di funzione e di potere taumaturgico. I media mainstream rilanciano teorie fantascientifiche o producono affermazioni che nessuno ha mai pronunciato ma che vengono attribuite ad un politico o ad un esperto blasonato per poi venire fagocitate da questi, per imbarazzo o per convenienza oppure perché deve essere detto così, riappropriandosene a pieno titolo.

Evidentemente ogni inoculazione ha il potere, in primis, di cancellare la memoria. I fedeli non rammentano più le varie fasi che hanno accompagnato, dagli esordi fino ad oggi, questa campagna vaccinale che definirei una “scampagnata vaccinale”, intesa come spensierata pratica tesa ad allontanare ogni ragionevole dubbio o, sarebbe stato più interessante e gradito, ogni dibattito con contraddittorio sul tema in questione. Tutto si risolve con quattro dogmi e un paio di anatemi dal sapore lontanamente scientifico per poi ritrovarci ad assistere ai cosiddetti “spot istituzionali” che in realtà sono roba da avanspettacolo di basso livello in cui altri VIP praticano l’esercizio del proselitismo, o dell’imbonitore, fate vobis o fate Bonolis, annaffiando tutto con un frizzante slogan “RIPRENDIAMOCI IL GUSTO DEL FUTURO” pronunciato da Amadeus. Si chiude così il teatrino dei suddetti VIP che si alternano in questo gioiello della comunicazione attraverso cui ci viene offerta ogni sorta di motivazione logica e sensata per cui sarebbe il caso di farlo (ironizzo).

Un “RIPRENDIAMOCI IL GUSTO DEL FUTURO” sulla falsa riga di “Enjoy Coca Cola” o del vecchio slogan della Kodak “E’ bello sapere che c’è” o della Kraft “Cose buone dal mondo” (come si vede che ho una certa, eh?!) che pone il messaggio alla stregua di un prodotto commerciale di largo consumo da acquistare alla grande distribuzione, si intende portare un messaggio agli italiani attraverso i VIP del mondo dello spettacolo; forse pensando di recuperare il danno che quelli della scienza da show business hanno generato da un anno e mezzo a questa parte. Come se non bastasse, a corollario di questa pletora di immagini e di suoni mal combinati, arriva la “simpatica coreografia” che farebbe imbarazzare qualsiasi ballerino RAI degli anni ’80 che allietava i sabato sera, a partire da un lontano “Canzonissima” fino ad un indimenticabile “Fantastico” (e qui ribadisco che ho una certa..)

Torniamo alla perdita di memoria; siamo passati da un “Sono sicuri, sono testati, nessuno muore con i vippini”, a leggere di qualche decesso di persone neo vaccinate e giustificarlo con “Rapporto rischio beneficio a favore del beneficio” per sconfinare con “Ritiriamo AstraZeneca” poi lo ridiamolo ma solo a chi è alto biondo e bello, possibilmente sano. Senza dimenticare del “nessuna correlazione”, assimilabile ad un “ricorda fratello che devi morire”, legata ad ogni decesso (e ce ne sono tanti) o a menomazione di vario grado e durata, fino all’invalidità permanente, per raggiungere l’apoteosi a sostegno della tesi per cui, dato il fallimento annunciato dei cosiddetti vaccini – ma mai dichiarato o dichiarabile -, per battere le varianti occorre praticare “l’eterologa” che, detto così, pare una cosa seria ma in realtà è il termine fantascientifico con cui si vuol far passare l’idea che dei farmaci, di per sé poco testati e i cui effetti di ciascuno sono tutt’ora allo studio (attraverso chi si sta vaccinando), possano essere mescolati come un cocktail preparato da un barman di uno dei peggiori bar di Caracas, utilizzando prodotti di brand diversi. E’ come se prendessi il cofano della Panda e volessi metterlo sulla Stelvio e ti dicessi a tutti che così è meglio. Mah…

Davanti a cotanta potenza di fuoco non mi resta che concludere ribadendo il mio rispetto verso tutti, in questo caso in particolar modo verso coloro che si vaccinano; liberi di fare ciò che volete ma tra i tanti mantra che si sentono h24 e ovunque, aggiungo il mio che prendo in prestito dal grande Gigi Proietti: “nun me rompe er cà”.

Crediti:

Quel “tour in terapia intensiva”

Social network…

Cosa c’è di “social” nell’inveire contro altre persone solo perché la pensano in modo diverso?

Ho letto su Facebook, più di una volta e da più fonti, di persone che augurano un “tour in terapia intensiva” a chi si oppone ai coprifuoco, ai lockdown, alle restrizioni e desidera tornare alla “normalità”.

Trovo disumano augurare una cosa simile ma ancora più essere arrivati a questo punto. E’ un comportamento preoccupante e perverso che promuove un “distanziamento sociale” che va ben oltre quello che si è costretti ad applicare, per esempio, in coda al supermercato; è un distanziamento dalle emozioni e dal rispetto verso il prossimo che va sempre più prendendo piede.

Il paradosso è che questi atteggiamenti sono mutuati da una falsa percezione di essere nel giusto, o giustizialisti, e da un qualche senso civico e morale di nuova concezione.

Chi è convinto che il mondo debba essere immerso nella varechina e che il Covid sia un’entità pensante si aggrappa a questa idea. Ha la convinzione che tutti i provvedimenti che ruotano attorno alla “privazione” siano giusti, anzi, il ragionamento che ne segue è: “più restrizioni vengono attuate e più possibilità abbiamo di sopravvivere e quindi occorre promuovere e sostenere queste misure”. E’ una sorta di espiazione  che pare possa portare al ritorno alla normalità, secondo queste persone, solo attraverso dolore, sofferenza e privazione. Non basta la loro, che se autoinflitta è solo affare di chi sceglie questa strada, ma è fondamentale che questo processo sia condiviso dalla maggior parte delle persone, o di quel gregge a cui molti ambiscono appartenere poiché solo col gregge è possibile auspicare ad un’immunità. Ricordo che molti agnelli vengono sacrificati prima di diventare parte di un vero gregge, anche se questo probabilmente renderà orgogliosi coloro che intendono immolarsi per la giusta causa.

Sono persone convinte che chiudere un parco pubblico sia più logico e intelligente che restare chiusi in casa.

Sono quelle che ritengono fondamentale chiudere un ristorante per la cena e nei weekend e che è corretto e logico tenerlo aperto per pranzo perché lo ha detto il Governo, il CTS e soprattutto la TV.

Sono quelle che ritengono determinante chiudere cinema, teatri e palestre perché “lì ci si può contagiare, quindi ammalare e morire”; poi li trovi in fila dal tabaccaio a comprare le sigarette…

Sono quelle che vorrebbero riporsi in un cassetto e non uscirne più, insieme a quella “biancheria buona” che mai verrà usata perché non è mai il momento giusto per farlo, altrimenti si sciupa.

Batman/Catwoman, by Tom King, Clay Mann, Tomeu Morey and Clayton Cowles, edited by Jamie S. Rich and Brittany Holzherr Da https://www.dccomics.com/blog/2020/09/10/batmancatwoman-begins

Sono quelle che vorrebbero mettere la mascherina anche al gatto… “Perché? Non lo so ma non si sa mai. Qualcuno ha detto che anche i felini possono prendere il Covid e poi… è un virus venuto da un pipistrello e Catwoman se la faceva con Batman, quindi…”.

Ecco…

A queste persone voglio ricordare che ogni momento che viviamo, o nel quale siamo in grado di percepire questa idea, è un momento in più che ci viene concesso. A prescindere dal Covid19, influenze, cancro, “forfora acuta”… dovreste pensare di poter donare luce e non di sottrarla riversando le vostre energie – o paure – per augurare le tenebre al vostro prossimo.

Fuori esiste un mondo che merita di essere scoperto e usato a fin di bene. Se per paura di morire avete scelto di non vivere… almeno lasciate questo arduo compito a chi ha il coraggio di farlo, senza necessariamente augurargli di finire in una terapia intensiva.

 

Crediti immagini:

  • Immagine di apertura (letto ospedale) da Pixabay
  • Illustrazione Batman e Catwoman da DC Comics

Buon Natale e tutti a pranzo dai parenti?

Quindi, volendo farla semplice, semplice, se in auto ci si sposta in due per recarsi a casa di parenti, lo si può fare anche nei giorni su cui è stato applicato il bollino rosso?

Decreto Legge 18 dicembre 2020

“Tanto rumor per nulla”.

Hanno impiegato mesi e ci siamo dovuti sorbire un carosello di politici ed esperti chiamati a diffondere teorie e panico su tutto, per poi dirci che a Natale possiamo andare a trovare i parenti?

Questa è la carota ma dopo l’epifania arriverà sicuramente il bastone, come da copione, e con esso i soliti appellativi di “irresponsabili” e “incoscienti” (o anche di nuovi, la fantasia e i neologismi in epoca Covid19 si sprecano) sui quali il media mainstream sbraiterà contro coloro che avranno mangiato i tortellini con qualche parente, guardandosi l’un latro un po’ intimoriti e sentendosi in imbarazzo per cotanta libertà, o nei confronti di chi il 31 sera avrà brindato con qualche zio o nonna cercando di lasciarsi alle spalle un 2020 da dimenticare.

In tutto questo scenario da “magico Natale” si aggiungeranno gli eventi spot, quelli organizzati in stile proibizionismo o in odore di carboneria che scoperti nottetempo dalle forze dell’ordine, dronate a dovere, faranno da capro espiatorio, amplificando il mal contento da parte di coloro che non avranno osato varcare la soglia delle proprie abitazioni e che vedranno in quegli “sciroccati” la possibilità di una catarsi attraverso la recitazione del mantra: “per colpa loro siamo costretti a…”

Tutto questo avverrà con il contributo dei soliti tamponi farlocchi o della conta farlocca dei soliti tamponi farlocchi che contribuiscono a generare una massa di numeri tale da manipolare la percezione sulla reale situazione fanta-pandemica. Ricordo che NUOVI CASI o NUOVI CONTAGI non vuol dire NULLA se non viene specificato quanti sono gli asintomatici, quanti i paucisintomatici, i sintomatici curati a casa, quanti in ospedale e quanti in terapia intensiva.

Comunque, mettiti in pace, dopo l’epifania arriverà la terza ondata. Non ci credi? Lo ha detto la televisione!!! Poi sei andato dai parenti a Natale quindi sarà sicuramente anche colpa tua.

Ricordo che ogni giorno guariscono, (o si negativizzano, fa più trend), migliaia di persone, vedi dati da “Panoramica dei casi” di Google

Ad oggi, solo in Italia, sono GUARITI dal Covid19 ben 1.23 milioni di persone! Ma manco per il cavolo viene detto ai TG… Piuttosto si parla dei 67.894 decessi sui quali ancora oggi ci sono diverse ombre sulle reali cause di morte. Ci hai fatto caso, per esempio, che di altre influenze non ci si ammala o non si muore più?

In questo momento in Italia stanno girando diversi ceppi influenzali. Ogni anno le influenze stagionali provocano nel nostro Paese, in media, 8000 decessi; cito da Epicentro ISS: “Per questo motivo diversi studi pubblicati utilizzano differenti metodi statistici per la stima della mortalità per influenza e per le sue complicanze. È grazie a queste metodologie che si arriva ad attribuire mediamente 8000 decessi per influenza e le sue complicanze ogni anno in Italia.”

Beh…Siamo giunti alla fine del 2020. Il 2021 sarà l’anno in cui potrete fare la differenza. Avrete un’importante occasione per farlo; no, non parlo di farvi il vaccino per essere coscienziosi, altruisti, “PER IL BENE DI TUTTI NOI” (come recita il nuovo meme accompagnato dall’immancabile nuovo hashtag #iomivaccino)… ma del nuovo cambio del sistema di trasmissione televisivo che richiederà televisori nuovi, o dovrete assicurarvi che quelli acquistati col precedente passaggio al digitale terrestre vi consentiranno di ricevere il nuovo standard di trasmissione, DVB-S2 (Digital Video Broadcasting – Satellite second generation). Ecco… se non riuscirete a vedere più nulla, pensateci prima di acquistare un nuovo televisore… non comprarlo potrebbe aiutarvi a vivere meglio…

Intanto buon Natale, ovunque vorrete, come potrete e con chi vorrete trascorrerlo…

Vaccinazione anti-Covid 19. Quello spot suadente che mi ricorda qualcosa

Come fare a convincere le persone a vaccinarsi contro il Coronavirus?

Il fatto che si debba “convincere” qualcuno a fare qualcosa dovrebbe far riflettere. Ma a prescindere dal fatto che, in questo caso, parlando di vaccino anti-Covid19, vi sia una profonda motivazione nel voler fare del bene alla popolazione (…), ribadisco la domanda di apertura di questo post: “Come fare a convincere le persone a vaccinarsi contro il Coronavirus?”

Con dibattiti televisivi tenuti da autorevoli giornalisti durante i quali intervistano esperti del settore, autorizzati dal Governo e dal Ministero della Salute, per dare spiegazioni puntuali in merito alla sicurezza e all’efficacia di questi farmaci?

Con la distribuzione di materiale informativo ai cittadini attraverso il quale mettere a conoscenza la popolazione sulla ricerca che è stata svolta, sull’efficacia, sulla sicurezza e sull’innovazione tecnologica che si cela alla base di questi nuovi ritrovati della scienza, oltretutto basati su una metodica mai adottata prima d’ora per realizzare un vaccino?

Oppure grazie ad una serie di spot dove il messaggio del controllo, della garanzia e della sicurezza di questi vaccini passa attraverso le parole di medici e di scienziati che oltre alla loro competenza ed autorevolezza mettono la loro faccia, cercando di infondere fiducia e serenità verso qualcosa che al momento pare tutto meno che realizzato secondo protocolli e tempistiche riconducibili alla produzione di un vaccino?

No, si è scelto di veicolare un messaggio tramite il lavoro di un noto architetto, Stefano Boeri, che ha realizzato una struttura modulare, un presidio medico da campo in versione fashion, sulla cui copertura risalta il disegno di una primula stilizzata. Struttura che verrà realizzata in centinaia di copie e allestita nelle maggiori piazze italiane o presso i presidi ospedalieri, ove al suo interno verrà effettuata la vaccinazione contro il Coronavirus; una sorta di suadenti salotti adibiti alla vaccinazione di massa.

Immagine tratta dallo spot “l’Italia rinasce con un fiore, vaccinazione anti-Covid 19”

Logo GURU – http://www.guru.it

Un progetto che di per sé potrebbe essere interessante, architettonicamente parlando, anche se noto un design che strizza l’occhio a brand “modaioli”, volutamente, come potrebbe essere GURU che nel 1999 adottò come logo una grossa margherita.

Trovo molto discutibile l’approccio che il Governo ha ritenuto utile adottare per convincere la popolazione a vaccinarsi.

Con “L’Italia rinasce con un fiore, vaccinazione anti-Covid19” si tenta di far passare l’idea del vaccino (ricordo che è un farmaco) come quella di un prodotto di marca, di largo consumo, che fonda le sue radici su messaggi come “rinascita”, “primavera”, “il momento è arrivato”, “abbandonare l’incertezza”, “schiudere i nostri colori alla luce del sole”. Nulla che faccia riferimento ai punti che ho riportato all’inizio di questo post e che ci aspetteremmo di sentire qualora il vero intento fosse informare seriamente la popolazione in merito all’efficacia e alla sicurezza del vaccino anti-Covid19.

Quello che invece ci viene proposto è un messaggio che si basa prevalentemente su una comunicazione fatta di fiori e di primavera, di design e di “grandi packaging” che confezionano l’idea di buono e di bello ma di cui, almeno fino ad ora, non ci è dato sapere se funzionerà contro il Covid 19 (tralasciando per adesso l’argomento: possibili effetti collaterali?) basando tutto su un programma vaccinale che pare volere inoculare, almeno vedendo questo spot, una miracolosa essenza di petali di primule, come fosse un elisir di lunga vita.

Ecco lo spot:

Detto ciò, a me tutto questo evoca scenari che la fantascienza ci ha già regalato. Vi ricordate di “Umbrella Corp.” e del “Regenerate Cream”?

Tratto dal film Resident Evil: Apocalypse, del 2004 di Alexander Witt – Constantin Film, Impact Pictures

 

 

 

 

 

DPCM e zone colorate.

Un tempo

Un tempo…

…esisteva l’arte, la letteratura, il teatro, il cinema.

Un tempo si rideva; si vedeva e si sentiva.

Un tempo si piangeva; si vedeva e si sentiva.

Un tempo c’era la televisione di intrattenimento. Oggi sei trattenuto dalla televisione in una sorta di bolla depressiva.

Un tempo si poteva abbracciare un amico, un parente, si davano due baci sulle guance e dopo averlo fatto ci sentivamo bene, un tempo…

Un tempo si poteva parlare di tanti argomenti anche di quel calcio, alle volte insopportabile, che ti permetteva di gioire, di esultare o d’incazzarti se la tua squadra ti deludeva. Lo facevi allo stadio, al bar e a casa con gli amici. Ora il suono delle notifiche del tuo smartphone sovrasta quello di un goal. Ora non sai nemmeno se la partita verrà giocata.

Un tempo le squadre sportive erano in ritiro, adesso sono in quarantena.

Un tempo si faceva all’amore, ci si guardava negli occhi, ci si baciava e si provavano sensazioni e pensieri che erano anni luce dal “mi avrà contagiato/a”?

Un tempo si facevano feste, si ballava insieme, più o meno stretti, come ci andava, senza troppi freni. Un tempo…

Un tempo se ti fermavano le forze dell’ordine esibivi patente e libretto, adesso mascherina e certificato medico col responso negativo del tampone. Probabilmente se non indossi la cintura di sicurezza non frega più a nessuno, basta che indossi la mascherina, da solo, in auto…

Un tempo se entravi in una banca dovevi essere riconoscibile, adesso sei ben accetto solo se ti copri naso e bocca e se soprattutto vai a chiedere un finanziamento garantito dallo Stato.

Un tempo andavi a correre e qualcuno ti diceva: “beata gioventù” o “che atleta”, alle volte sfottendo, alle volte a ragion veduta. Oggi se vai a correre ti mandano contro droni e forze dell’ordine.

Un tempo “asintomatico” era una persona che stava bene e che poteva condurre una vita normale. Oggi è il nuovo malato, quello dal quale bisogna stare lontani e per qualcuno anche da isolare.

Un tempo entravo in un negozio e facevo la fila alle casse. Oggi faccio la fila per entrare e spesso alle casse non c’è nessuno.

Un tempo andavi in un ospedale per farti curare, oggi ci vai per sperare di non farti intubare e se devi curarti, spesso, non puoi; esami e interventi chirurgici sono rimandati. Oggi si tratta solo chi ha a che fare col Covid o chi col Covid vuol avere a che fare.

Un tempo facevi la fila in auto per andare al mare, oggi la fai per farti fare un tampone, dopo aver respirato smog per ore e facendoti infilare dal finestrino un bacchetto nel naso e nella gola.

Un tempo da quel finestrino, ai drive in, arrivavano belle ragazze su pattini a rotelle che ti portavano vassoi con sopra dei gustosi milk shake da gustare. Un tempo…

Oggi se parli di prevenzione, di sistema immunitario, di microbioma intestinale, di Vitamina C, D3, K2, Zinco… sei un tipo strano, newage, un po’ hippy, nella migliore delle ipotesi, altrimenti sei un bufalaro, antiscientista, incosciente, irresponsabile e se sei medico sei sicuramente da radiare.

Un tempo se cercavi di capire, conoscere, approfondire e dibattere su ciò che avevi compreso, eri una persona intelligente. Oggi sei un negazionista, a prescindere, o ti allinei e accetti tutto o sei un pericolo per la società, e poi “cosa vuoi capirne tu di queste cose, non sei uno scienziato.”

Un tempo c’erano le gare di rutti… fallo oggi con la mascherina. Un tempo, c’erano anche concerti e cantanti. Adesso canti in doccia, da un balcone o da una terrazza, da solo ma purché rigorosamente in streaming video.

Un tempo salivi su un mezzo pubblico pensando che il problema potesse essere la mano sul culo o un portafogli scippato. Adesso devi pensare ad indossare la mascherina e mettere il gel disinfettante cercando di essere accorto… alla distanza che tieni col tuo prossimo, non si sa mai che sia “infetto”.

Un tempo i bimbi andavano a scuola e alla ricreazione giocavano insieme, si rotolavano per terra, si sbucciavano le ginocchia, q.b., prendendosi anche qualche rimproverata dalle maestre, poi anche a casa dai genitori. Adesso i bimbi sono avvolti in un packaging a prova di tutto purché nulla sia possibile fare.

Un tempo i bimbi a scuola mangiavano a mensa, oggi seduti al proprio banco senza potersi alzare.

Un tempo i bimbi andavano alle feste di compleanno e stavano insieme, ridevano, scherzavano, crescevano insieme, riconoscendosi e riconoscendo le reciproche emozioni, guardandosi in volto e ascoltandosi mentre interagivano. Un tempo…

Un tempo dopo il volto della mamma e del papà i bimbi ricordavano il volto delle loro maestre, oggi ricordano il colore della mascherina che indossano. Un domani, da adulti, diranno: “come era bella… la mascherina della mia maestra delle elementari”.

Un tempo i militari erano al servizio e a difesa del cittadino, oggi sono chiamati dallo Stato a intimare di indossare la mascherina e, come se ciò non bastasse, anche a sanzionare i liberi respiratori.

Un tempo entravi in un ristorante e ti chiedevano dove volevi sedere e cosa desideravi mangiare. Oggi ti chiedono di mettere il disinfettante, di misurare la temperatura, di indossare la mascherina e di lasciare un recapito, non per indagini sulla qualità del servizio ma per rintracciarti nel caso in cui fosse rilevata una positività al Covid.

Un tempo, in un ristorante, se ti alzavi per andare in bagno, lo facevi e basta… oggi ti alzi e devi indossare la mascherina, pensando di fermare un virus semplicemente spiazzandolo, giocando a nascondino stando in piedi o mostrandosi stando da seduti. Non so se “lui” ci casca ma noi ne siamo convinti, questo evidentemente basta, scientificamente parlando.

Un tempo…

Tornerà quel tempo e forse anche un tempo migliore di quello che era. Tornerà se torneremo a vivere. Tornerà se metteremo la mascherina alla televisione e ai giornali. Tornerà se decideremo che l’evidenza è scienza e che non è scienza quella che non si confronta con le evidenze. Tornerà se prenderemo quella manciata di numeri e cominceremo a leggerli come devono essere letti e compresi e non come ci limitiamo a sentire, accettando tutto di buon grado.

Tornerà se metteremo d’accordo ragione e cuore.

Tornerà se vorremo farlo tornare, se capiremmo che la vita è una e che merita di essere vissuta ogni giorno, intensamente. Non c’è modo di rivivere ieri ma solo sperare di poter vivere il domani. L’oggi merita un investimento di tutto il nostro essere per poterlo vivere con gioia, regalando gioia.

Non ti sentire in colpa nel voler vivere ma solo se vivrai senza aver vissuto.

Ottobre, mese rosa con un po’ di azzurro

Ci siamo!

1 ottobre, si apre ufficialmente il “mese rosa“, riconosciuto a livello internazionale come il mese dedicato alla prevenzione del cancro al seno.

Non tutti lo sanno ma il cancro al seno è una neoplasia che in Italia colpisce circa 53 mila donne e 500 uomini all’anno.

Censimento ufficiale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica-AIOM, dell’Associazione Italiana Registri Tumori-AIRTUM, di Fondazione AIOM e di PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), PASSI d’Argento e della Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica (SIAPEC-IAP) giunto alla nona edizione (riferimento anno 2019)

Dal 2017, anno in cui sono stato personalmente coinvolto in questa esperienza, ho dedicato una parte del mio tempo a cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso iniziative personali, impegnandomi per trovare sinergie col mondo della politica e con le associazioni di settore, nel tentativo di allargare il concetto di cultura della prevenzione del cancro al seno anche verso gli uomini.

Lo so, per l’uomo è considerata una malattia rara ma essendo tale è foriera di molti problemi, in primis occorre fare i conti con una ricerca scientifica più limitata e una farmacologia che di riflesso deriva dall’esperienza femminile, trasferita all’uomo adattando le terapie sulla base di poche evidenze scientifiche o di osservazioni dirette.

Fino a pochi anni fa il cancro al seno nell’uomo non era nemmeno un dato censito, proprio perché i numeri erano bassissimi. Nel corso dell’ultimo decennio, non solo in Italia e nel mondo sono aumentati i casi ma si è abbassata drasticamente l’età in cui viene diagnosticata questa neoplasia nell’uomo. Si è passati dai 60-65 ai 40-45 anni.

E’ mio intento rivolgermi alle istituzioni e alle associazioni dedite alla lotta contro il cancro al seno affinché possano “spendere una parola” nei confronti dell’uomo per far capire che è importante prendere coscienza di questo problema, se pur nelle dovute proporzioni rispetto ai numeri che interessano le donne. Almeno durante il “mese rosa” vi invito ad impegnarvi in tal senso. Basta aggiungere al rosa un punto di azzurro e inserire nella retorica di rito anche la parola “uomo” o “maschile” per far scattare un minimo di attenzione verso questo problema.

E’ fondamentale far capire che “il cancro al seno non è solo roba da femmine”, come recita il claim della mia pagina Facebook dedicata alla sensibilizzazione e all’informazione su questo tema @CancroAlSenoMaschile

Non c’è da vergognarsi di nulla, non è un problema di esclusiva pertinenza femminile e non implica un coinvolgimento diretto con un ginecologo. Questo per dissipare subito ogni dubbio e tabù . E’ importante far capire agli uomini che eventuali problemi riscontrati alla mammella sono di pertinenza del medico senologo al quale compete l’esame e la diagnosi di tutto ciò che avviene al seno. Prima ancora di arrivare al senologo, per qualsiasi informazione o dubbio, rivolgetevi al vostro medico curante che potrà valutare e consigliarvi e, se necessario, prescrivervi una visita senologica.

Lo so… all’uomo non piace definire “seno” o “mammella” il proprio petto villoso ma tecnicamente, contrariamente a quanto si possa pensare, anche Arnold Schwarzenegger ha un “seno”, oltre a dei fantastici pettorali (fino a qualche anno fa) che hanno contribuito a farlo diventare il personaggio che tutti conosciamo.

Il pettorale è il muscolo che caratterizza la forma del petto, soprattutto nell’uomo; il seno o la mammella è l’insieme di tessuti e di ghiandole che nella donna permettono di allattare. Quindi, uomini, se avete un paio di capezzoli sopra i vostri bei pettorali, sappiate che quella parte è comunque definibile “seno” o “mammella”.

Mi rivolgo anche alle donne affinché si prendano cura del proprio corpo. Siate attente ai cambiamenti e trasmettete questa attenzione ai vostri uomini, mariti, partner, figli, compagni di vita, etc. affinché imparino a fare altrettanto col loro corpo. Imparare a fare l’autopalpazione è un gesto semplice ma importantissimo per poter cogliere sul nascere ogni segnale atipico che si può manifestare.

Approfitto di questo post per comunicare che la pagina Facebook @CancroAlSenoMaschile collabora con l’associazione @VolendoContinuare di Savogna d’Isonzo (Gorizia) attraverso la quale organizza iniziative dedicate alla prevenzione e verso questo tema. L’anno scorso Volendo Continuare è stata protagonista di un’importante iniziativa di sensibilizzazione sul cancro al seno femminile e maschile, nel corso del mese rosa. Vedi “Fare la differenza è possibile anche attraverso un gesto semplice”

Oltre a questo, negli ultimi anni, @CancroAlSenoMaschile collabora con l’associazione @AnnaStaccatoLisa con la quale è stata avviata un’iniziativa che si è sviluppata in corso d’opera, rispetto ai programmi dell’associazione avviati da tempo, sapendosi distinguere e affermare sul territorio toscano. La panchina rosa è diventata, nel corso della nostra collaborazione, la panchina rosa con la doga azzurra, a simboleggiare quella piccola ma importante percentuale di uomini a cui si riferisce il colore azzurro e con esso il tema della prevenzione del cancro al seno.

Alle istituzioni non si chiede di attivare percorsi di screening o protocolli particolari per contrastare il cancro al seno maschile ma è fondamentale sensibilizzare anche gli uomini ad informarsi e a fare prevenzione, dato che sono in pochi ad essere consapevoli della possibilità che l’uomo possa avere un cancro al seno. Solo tramite la consapevolezza e la corretta informazione è possibile prevenire.

Nel corso del mese rosa invito tutti a mettere sulle proprie pagine social uno dei banner che trovate qui sotto, come vostra testimonianza di sensibilità e di disponibilità nel voler diffondere cultura sul tema del cancro al seno in entrambi i sessi e più che mai verso l’uomo. Taggate la nostra pagina in modo da ricevere un ringraziamento ufficiale su @CancroAlSenoMaschile.

Siate ambasciatori/trici della prevenzione e diffondete questi banner collegandoli alla pagina Facebook @CancroAlSenoMaschile

GRAZIE!


Per scaricare il PDF de “I NUMERI DEL CANCRO IN ITALIA 2019”, cliccare QUI

Referendum SI o NO? I numeri sui parlamentari sono quelli che ci hanno presentato?

In questi giorni il dibattito politico si è concentrato sul tema referendum, pur senza perdere di vista il Covid-19 e tutto “il teatrino” messo in piedi per le scuole.

Tra banchi con o senza rotelle, arrivati o da arrivare; mascherine fornite, da fornire, non arrivate, meglio che ognuno se le porti da casa; gel disinfettante, come se piovesse; temperatura corporea e relativo dibattito se è preferibile un bel 37.5 o un 37 secco per definire la linea di demarcazione tra un bimbo sano o un possibile untore su scala globale, in tutto questo bailamme, con un crescendo esponenziale che finalmente vedrà una soluzione di continuità dopo il 21 settembre, il tema prevalente della politica è incentrato sul Referendum e su quanto sia importante tagliare il numero dei parlamentari.

Ora, come sempre sono un pignolo e non amo prendere i dati come vengono diffusi, o calati dal’alto; non mi piace. Quando posso mi piace approfondire, capire come stanno le cose e per farlo devo necessariamente informarmi.

Il mio post non vuole schierarsi né a favore del SI né a favore del NO ma a favore della chiarezza d’informazione. Mi occupo di comunicazione visiva e mi piace capire come vengono comunicate certe questioni.

Per dovere di cronaca, si sappia che sono un “Pentastellato deluso” e pertanto, per parlare di numeri, mi allaccio alla comunicazione dei Cinquestelle che continua a massacrarmi pesantemente nonostante la mia presa di distanze dal Movimento. In parole povere mi arrivano direttamente o indirettamente comunicazioni dai M5S all’insegna del SI come se non ci fosse un domani.

Questo qui sotto è uno dei banner che il M5S ha rilasciato in rete e che riassume le differenze abissali tra le varie camere, a loro dire; in particolare tra il numero dei membri dei parlamenti delle nazioni, qui prese ad esempio, messe a confronto con l’Italia.

Banner del Movimento Cinque Stelle sulla riduzione dei parlamentari- referendum del 20 – 21 settembre 2020

Questo è un secondo banner. Ha un po’ più di tempo rispetto al primo ma, instancabile, gira sempre in rete:

Non mi soffermo sul claim riportato sul piede di questo secondo banner: “Meno casta per tutti”. Voglio pensare che sia figlio di un lontano sentimento rimasto sul palco del Vaffa-Day.

Lasciamo stare gli intenti, le ragioni, gli obiettivi invocati a sostegno del SI dai Cinquestelle, dal PD ma anche da altri partiti che votarono favorevolmente le fasi antecedenti a questo referendum e che permetteranno, il 20 e il 21 settembre, di mettere la parola fine su questo tema. Parliamo solo di numeri.

Se prendiamo internet, questa cosa strana che pare contenga anche delle informazioni utili, e andiamo a vedere sui siti dei vari parlamenti e/o su Wikipedia come stanno veramente le cose, vedrete che i numeri sono un po’ diversi da come ci vengono presentati.

Da una prima analisi emerge subito chiara una questione, ovvero, che il M5S ha riportato per l’Italia il numero complessivo dei parlamentari facenti parte delle due camere, ovvero, quello composto da Senatori e da Deputati, per un totale di 945 membri. Per tutti gli altri Paesi citati sono stati riportati i numeri afferenti ad una sola delle due Camere; eccezion fatta per la Germania che ha una struttura parlamentare monocamerale e pertanto non potevano sbagliarsi.

Quindi, per la Francia non vengono contati i 348 membri del Senato; per il Regno Unito non vengono contati i 242 membri della Camera dei Lord e per la Spagna, non so proprio come sia saltato fuori il numero 558.

Ma veniamo al dettaglio di questa verifica:

SPAGNA struttura bicamerale

  • 350 deputati presso il Congresso
  • 265 senatori al Senato
  • 615 in totale
  • 558 sul banner dei Cinquestelle

46,94 milioni di abitanti in Spagna

1 membro ogni 76.325 abitanti


GERMANIA

  • 709 deputati al Bundestag
  • 700 sul banner dei Cinquestelle

83,02 milioni di abitanti Germania

1 membro ogni 117.094 abitanti


FRANCIA struttura bicamerale

  • 577 membri dell’Assemblea nazionale
  • 348 membri al Senato
  • 925 in totale
  • 577 sul banner dei Cinquestelle

66,99 milioni di abitanti in Francia

1 membro ogni 74.421 abitanti


REGNO UNITO struttura bicamerale

66,65 milioni di abitanti nel Regno Unito

1 membro ogni 74.719 abitanti


ITALIA struttura bicamerale

60,36 milioni di abitanti in Italia

1 membro ogni 63.603 abitanti

Ecco come dovrebbe essere rappresentato graficamente il rapporto dei parlamentari tra le nazioni citate dai Cinquestelle in virtù dei “nuovi conteggi”.

e non questo:

Banner del Movimento Cinque Stelle sulla riduzione dei parlamentari- referendum del 20 – 21 settembre 2020

Pertanto, qualora vincesse il SI, ci posizioneremmo all’ultimo posto della classifica con un numero dei parlamentari inferiore rispetto alla Germania, alla Francia, al Regno Unito e alla Spagna che ha 47 milioni di abitanti, contro gli oltre 60 milioni dell’Italia.

Ora, se parliamo di emolumenti sicuramente l’Italia batte tutti , compresi gli USA, ma questo problema poteva essere affrontato con quello che nel 2016 era solo un Disegno Di Legge della Lombardi dei Cinquestelle che mirava a dimezzare gli stipendi dei parlamentari e che oggi sarebbe bastato “rispolverare”, e volere fortemente, per potarlo a compimento.

All’inizio del 2020, a seguito del lockdown, il ministro Di Maio ha proposto nuovamente il taglio degli stipendi ai parlamentari ma pare che l’effetto sortito non sia stato né apprezzato dai parlamentari né apprezzabile dagli italiani, visto il silenzio assoluto che ne è seguito.

Bene, in conclusione, votate quello che vi pare ma per lo meno, adesso, potete farlo avendo un po’ di numeri in ordine.


Aggiornamento del 18 settembre:

Per chiarezza e correttezza d’informazione: per quanto concerne la Camera dei Lords che presiede al parlamento nel Regno Unito, i singoli membri di cui è costituita non percepiscono uno stipendio ma dei “gettoni di presenza” a rimborso spese.