Cancro al seno maschile… rompiamo il silenzio

Sono felice e arrabbiato. Sono fiducioso e demotivato. Non soffro di bipolarismo ma manifesto il mio stato d’animo a seguito di una semplice riflessione.

Sono occorsi anni, forse decenni, per sensibilizzare le donne sulla prevenzione del tumore al seno; sono servite migliaia di manifestazioni ed iniziative su questo tema – e servono tutt’ora – per fare in modo che le donne capissero l’importanza degli screening alla mammella; ancora oggi servono le raccolte fondi per sostenere la ricerca, le iniziative volte alla prevenzione ma più che altro all’educazione alla prevenzione, in generale, quindi non solo per il tumore al seno… a questo punto e di questo passo, quanti anni o decenni serviranno per far arrivare agli uomini il messaggio che la prevenzione del cancro al seno è un argomento che riguarda anche loro?

Lo so… si parla sempre di percentuali.

Nell’uomo i casi sono infrequenti: in Italia si ammalano di cancro al seno circa 500 uomini ogni anno (fonte Airtum). Molti di più per cancro alla prostata, testicoli o polmoni.

E allora?

Se continuiamo a fare sterili statistiche su quali tipo di cancro devono essere presi più “in considerazione” rispetto ad altri; se continuiamo a vedere le varie neoplasie come cose a sé e non come un “male comune”, sistemico, figlio del progresso che mira al profitto senza guardare al benessere dell’uomo e della natura – oltretutto vedendo l’uomo come qualcosa di estraneo alla natura – e che in realtà dovrebbe essere affrontato coralmente mettendo in campo mezzi, risorse, persone e soprattutto facendo un’adeguata informazione, non arriveremo a nulla o a poco.

Dovremmo ripensare anche ai nostri stili di vita ma questo è un argomento sul quale potremmo stare mesi a dibattere senza arrivare ad un compromesso; spesso basta metterci in pace con la coscienza acquistando una bottiglietta d’acqua confezionata in un contenitore realizzato in “bioplastica”, senza sapere nulla di “bioplastica”, né quanta energia e quali fonti di energia sono servite per realizzare quel contenitore, per trasportarlo, per smaltirlo… con l’aggravante che, almeno in Toscana, in provincia di Firenze e Prato, ad oggi non si sa come trattare le bioplastiche nel processo di smaltimento… Ve lo dicevo che era un discorso lungo e forse anche tedioso.

Quindi… il cancro è la “peste di questo secolo”. Si può guarire più di prima e meglio e lo si può fare attraverso metodi sempre meno invasivi ma, guarda strano, il cancro è in aumento; dati AIOM e ARTUM Leggi QUI.

Se non mettiamo in campo politiche adeguate, tese ad offrire un’informazione corretta e capillare sul cancro, fin dalle scuole, sugli stili di vita da adottare, sull’alimentazione, sulla qualità dell’aria, su come si effettua un’autopalpazione (non solo al seno), sulle metodiche disponibili per effettuare le diagnosi, etc. continueremo ad affrontare il cancro solo quando si è manifestato, dovendo farci carico di tutto ciò che questo comporta.

cancro al seno maschile
Il cancro al seno non è solo roba da femmine

Tornando al cancro al seno, mi chiedo quindi: quanto tempo occorrerà ancora per sentire dire che il cancro al seno “non è solo roba da femmine”?

Ecco che, dopo la meravigliosa serata del 7 settembre, trascorsa a Lamporecchio con AnnaStaccatoLisa – associazione con la quale da qualche mese ho intrapreso una bellissima collaborazione, tesa a dare voce anche agli uomini in questa battaglia contro il cancro al seno – mi sono posto qualche domanda.

Panchina Rosa a Lamporecchio – il richiamo di azzurro è relegato all’interno del fiocco rosa, identificato in un cuoricino di circa 2-3cm di grandezza…

Riflessioni che vengono naturali semplicemente osservando.

Vedo con quale difficoltà i comuni che ospitano le “panchine rosa” tendono ad accogliere la richiesta di dedicare qualche “centimetro di superficie” di questi arredi urbani al colore azzurro (fatte rare eccezioni). Ho proposto la “doga azzurra” come un significativo gesto che porrebbe l’attenzione su un problema trasversale, percentuali a parte, che permetterebbe di affrontare il tema del cancro al seno in modo più sinergico e con un occhio di riguardo anche verso gli uomini.

Mi rivolgo ai Comuni italiani che aderiscono alla meravigliosa iniziativa messa in campo dall’associazione AnnaStaccatoLisa:

“SIATE PIU’ CORAGGIOSI”.

Se l’uomo capisce che il problema del cancro al seno riguarda anche la propria salute, oltre ad avere più attenzione verso se stesso, comprenderà la problematica in ogni suo aspetto: cosa provano le donne, i rischi a cui vanno incontro e, forse, riusciranno anche ad essere più vicini alle loro compagne, sorelle, madri, amiche nel momento in cui si trovano ad affrontare un problema di questo genere.

Il punto è: rosa va benissimo ma perché non sdoganare la questione dal solo, esclusivo “mondo femminile” per coinvolgere anche gli uomini in questo processo d’informazione, di sensibilizzazione, di solidarietà e di reciproca comprensione?

Se continuiamo a dipingere il mondo di rosa – il che va pure bene ma non basta – il problema del cancro al seno resterà sempre e solo un problema di donne.

Ve lo dico amiche mie… è questo il problema vero.

In una società intrisa di falsi buonisti, di false ideologie, di falsi in generale e soprattutto in una società dove ancora esistono differenze di genere in termini di attenzione e di diritti, se il problema del cancro al seno resta relegato alle sole donne, sarà sempre e soltanto un problema femminile. Diversamente se l’uomo comincia ad essere coinvolto, perché interessato direttamente all’argomento (il cosiddetto “sano egoismo” o interesse di parte, chiamatelo come volete), si attiverà prima e meglio affinché la questione venga affrontata e, si spera, anche risolta.

Pia illusione? Utopia? Concetto rivoluzionario?

Allora rilancio ulteriormente…. VIA TUTTI I COLORI E PARLIAMO “SOLO” DI CANCRO. Il cancro deve essere affrontato e sconfitto. Macché fiocchi e giornate speciali. Tutto l’anno dovrebbe essere speciale e ogni occasione dovrebbe essere l’occasione giusta per fare squadra e trattare l’argomento cancro tutti insieme… prostate e ovaie comprese. Io uomo devo essere attento e interessato alla salute della donna e la donna dovrebbe fare altrettanto con la salute dell’uomo. 

Concludo rivolgendomi anche alle associazioni che si occupano di cancro al seno. Siamo prossimi al mese rosa. Ottobre è una grande occasione per parlare di questa neoplasia anche al maschile. Per cortesia, siate più aperte, disponibili e attente anche a quella piccola percentuale di uomini che si ammala di cancro al seno.

Intanto faccio i miei complimenti e ringraziamenti alle associazioni con le quali ho già avuto modo di collaborare – e collaboro tutt’ora – che trattano questo argomento in modo trasversale; in particolare a:

Dal primo di ottobre tutte le associazioni hanno l’opportunità di fare la differenza e di cambiare le cose! FATELO!

Quindi, tornando sul “pianeta Terra”… va bene tutto purché se ne parli e soprattutto purché si agisca in ogni modo, con ogni mezzo e senza perdere altro tempo!

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7 settembre a Lamporecchio per l’inaugurazione di una panchina rosa con un po’ di azzurro

Rilancio volentieri questa iniziativa prendendo in prestito qualche rigo di testo dal sito dell’associazione Anna Staccato Lisa :

L’associazione Intrecci con il Patrocinio del Comune di Lamporecchio, organizza per Sabato 7 settembre 2019 un evento di sensibilizzazione per la ricerca contro il carcinoma mammario: un Aperitivo in Rosa con musica dal vivo in piazza IV Novembre per raccogliere fondi per Annastaccatolisa ONLUS.
Nell’occasione verrà inaugurata, all’interno del Progetto, “La rete delle Panchine Rosa”, la panchina rosa di Lamporecchio.
L’ idea della panchina rosa nasce per sensibilizzare la collettività sul tema della prevenzione del tumore al seno, ricordando l’importanza di prendersi cura ogni giorno della propria salute e di non dimenticare quanto sia fondamentale la prevenzione per permettere, nei casi di risposta positiva, di effettuare una diagnosi precoce.

Continua su www.annastaccatolisa.org

Ed io aggiungo che sarò presente all’inaugurazione della “panchina rosa” che avrà un “tocco di azzurro” per ricordare che ogni anno in Italia 500 uomini si ammalano di cancro al seno e che dobbiamo sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema. Porterò la mia testimonianza per promuovere attenzione verso il carcinoma mammario anche verso gli uomini.

Sarà una serata di solidarietà e di festa e pertanto vi invito a partecipare a cominciare dall’apericena. Il ricavato della serata sarà devoluto all’Associazione Anna Staccato Lisa.

Scarica la locandina dell’evento Aperitivo Rosa 2019

 

 

 

 

 

 

Vi aspetto!

Storie e Rinascimento per raccontare con l’arte la prevenzione del cancro al seno

Vi racconto una storia nata per caso, ma nemmeno più di tanto…

Nell’ottobre 2018 contattai la LILT di Prato per cercare di trovare una sinergia con una delle realtà che si occupa di prevenzione dei tumori tra le più conosciute e radicate in tutta Italia. Il mio intento era di poter riuscire, col contributo LILT, a sensibilizzare il più possibile le persone sul tema del cancro al seno maschile. Desideravo mettere a disposizione la mia esperienza di vita per aiutare gli uomini a conoscere, prevenire e affrontare questa neoplasia.

Fui positivamente accolto dalla LILT di Prato e il presidente, il Dott. Roberto Benelli, mi invitò a partecipare ad una serata LILT che si sarebbe tenuta a Prato in occasione del “mese rosa”; mese dedicato, in buona parte del pianeta, alla prevenzione del cancro al seno. Accolsi l’invito e durante la serata ebbi modo di raccontare agli ospiti presenti  la mia esperienza, in veste di testimonial, quindi portatore consapevole e autorevole di un messaggio di prevenzione.

Noto sempre lo stupore degli astanti quando racconto la mia testimonianza. Da quando ne parlo in pubblico spesso apro i miei interventi intervistando chi ho davanti, rivolgendo una semplice domanda: “Quanti di voi sapevano che il cancro al seno colpisce anche gli uomini?”. La stragrande maggioranza delle persone non lo sa.

Nei giorni seguenti a quell’evento mi sono rivisto col Dott. Benelli per gettare le basi della nostra collaborazione che, in pratica, aveva già iniziato a manifestarsi proprio attraverso l’invito che avevo ricevuto. Di lì a poco mi palesò l’interesse di realizzare un calendario per il 2020 dedicato alla prevenzione del tumore al seno.

Vi evito tutti i passaggi; vi basti sapere che proposi alla LILT di Prato di conferirmi l’incarico pro bono per occuparmi di questo progetto, accennando l’idea che avevo in mente. Nei mesi successivi ho presentato alla LILT di Prato un progetto dettagliato grazie al quale ho ottenuto il beneplacito per sviluppare la mia idea.

Il progetto:

Produrre delle immagini inedite ad alto contenuto artistico, ispirate ai canoni estetici del rinascimento, attraverso le quali raccontare visivamente storie di persone che hanno incontrato il cancro al seno durante il proprio cammino di vita.

Promuovere consapevolezza, attenzione verso se stessi e verso le persone a cui vogliamo bene attraverso la diffusione della cultura della prevenzione del cancro al seno .

Raccontare la prevenzione in modo positivo, senza indugiare sugli aspetti negativi della malattia ma cercando di promuovere “le buone pratiche” per evitare di ammalarsi o per individuare in tempo eventuali neoplasie mammarie.

Promuovere, attraverso un omaggio alla bellezza, il concetto di “rinascita” tramite l’arte (il rinascimento italiano) dal quale le immagini prodotte traggono ispirazione per stile, colore, abbigliamento, composizione, trucco e luci.

Un percorso di ricerca e di “rinascita” della propria “bellezza” ma anche di rinnovata consapevolezza e della “buona pratica” nei confronti della prevenzione.

Per realizzare questo progetto occorrevano due cose fondamentali:

  1. validi professionisti, collaboratori capaci di intravedere nel progetto una finalità positiva e benevola
  2. trovare dei fondi per sviluppare e portare a termine l’iniziativa.

Per il primo punto non ho avuto difficoltà: contattai Francesco Bolognini, mio amico e fotografo, che si occupò ai primi del 2018 di realizzare le due foto che sono diventate la mia campagna di sensibilizzazione sul cancro al seno maschile:

cancro al seno maschile
Il cancro al seno non è solo roba da femmine
Una carezza può salvarti. Fai prevenzione

Per fare un grande progetto occorreva un grande fotografo, e non parlo solo di bravura tecnica ma anche e soprattutto di sensibilità umana.

Francesco fu fin da subito entusiasta della mia idea e sapendo che sarebbero servite location prestigiose e abiti importanti, mi suggerì di coinvolgere nel progetto anche Eleonora Lastrucci, nota stilista di alta moda pratese, e Mirco Rocchi, scenografo e regista riminese ma che vive da diversi anni a Prato.

Le “chiacchiere stanno a zero” e dopo un solo incontro, Francesco, Eleonora, Mirco ed io, abbiamo trovato la giusta alchimia e i presupposti per avviare una collaborazione a carattere artistico filantropico.

Da quell’incontro è nato un brand, ProfessionArts for LILT Prato, con l’intento di rappresentare il quartetto di creativi sotto un’unica egida.

Quindi…

PROFESSIONARTS produrrà 13 scatti fotografici (12 mesi +1 immagine di copertina) che andranno a costituire il calendario LILT PRATO 2020 che prenderà il nome “Il Rinascimento” col sottotitolo “Col seno di poi ”…

Questo calendario sarà il primo a livello nazionale in cui saranno presenti tre uomini interessati direttamente dal problema del cancro al seno e vedrà coinvolti, in totale, 24 modelli (21 donne e 3 uomini); tutte persone che hanno affrontato questa neoplasia e che attraverso la loro presenza dimostrano che questo male, se preso per tempo, può essere sconfitto.

Per il secondo punto, quello che riguarda la raccolta fondi, non mi sono perso d’animo e tramite la piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso ho aperto una pagina dedicata alla presentazione del progetto e alla raccolta di finanziamenti. Non solo, era l’unico modo per poterlo fare in modo trasparente, consentendo di tener traccia di tutti gli introiti, mostrando pubblicamente le donazioni ricevute, (al termine del progetto pubblicheremo tutte le cifre: oltre agli incassi – già visibili consultando la pagina del progetto – anche i costi di produzione).

Ma… mancava ancora qualcosa.

Per fare questo, non potevo assumermi l’onere di gestire gli introiti, né come persona fisica né come partita iva; né io né gli altri tre professionisti coinvolti con me nel progetto. La cosa avrebbe assunto una “strana” connotazione nei confronti dei finanziatori e in termini fiscali. Serviva un’entità super partes, dalla chiara vocazione filantropica, già esistente e operante sul territorio, in grado di farsi carico non solo della promozione del progetto ma anche della gestione degli aspetti fiscali che ne sarebbero derivati. Dopotutto, il nostro intento, del gruppo ProfessionArts for LILT , era di realizzare un progetto artistico capace di attrarre il pubblico, sensibilizzarlo sul tema della prevenzione del cancro al seno e raccogliere fondi, tali da coprire tutte le spese di produzione ma anche sufficienti da produrre un utile, da devolvere alla LILT di Prato. Fermo restando che tutto il materiale prodotto verrà donato alla LILT di Prato per veicolare il suddetto messaggio e per raccogliere a loro volta dei fondi attraverso libere donazioni private.

Anche questa ricerca si è risolta in modo positivo.

Francesco Bolognini ha la sede della propria attività in una zona di Prato che è oggetto di attenzione e di lavoro sul territorio da parte dell’Associazione “Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio”. Francesco mi presentò il presidente dell’associazione, Franco Di Martino dal quale ho avuto subito ampia collaborazione.

L’associazione mira alla riappropriazione e alla valorizzazione delle aree urbane per contrastare il degrado e lo spaccio. Un modo anche questo di parlare di prevenzione, intesa come riconquista del proprio territorio, degli spazi verdi e della promozione di un migliore stile di vita. Tutte condizioni necessarie se vogliamo parlare di prevenzione.

L’associazione è entrata a far parte dei nostri partner e ci sta sostenendo anche per tutti gli aspetti legati al coinvolgimento delle varie istituzioni locali. Approfitto di queste righe per ringraziare l’Associazione “Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio”.

Anche questo risultato è stato raggiunto.

Di fatto, mentre sto scrivendo questo post, mi trovo nella fase di post produzione delle immagini scattate da Francesco.

ProfessionArts for LILT ha realizzato tutti gli scatti fotografici all’interno di una spazio temporale di circa poco più di tre mesi: da marzo a giugno. Abbiamo coinvolto molte realtà che ci hanno dato una mano fornendo location e servizi a titolo gratuito, divenendo nostri partner del progetto; tra questi ci tengo a ringraziare la LILT di Firenze che si è messa a disposizione per fornirci il supporto della Florence Dragon Lady, tramite Alessandro Piccardi, fondatore della squadra fiorentina di dragon boat, caratterizzata dalla presenza di oltre sessanta donne che vi partecipano e che hanno avuto il cancro al seno.

Abbiamo lavorato con persone meravigliose che si sono prestate per essere ritratte nei dodici scatti. Modelle/i per un giorno che hanno dato il massimo, trasferendo le loro emozioni in ciascuna delle foto che abbiamo realizzato. Il progetto partì pensando di coinvolgere 12 persone, una per ogni mese. Strada facendo, tanto è stato il coinvolgimento e l’entusiasmo da parte delle persone alle quali ho raccontato cosa stessimo facendo che, siamo arrivati a 24 partecipanti (provenienti da Prato, Firenze, Pistoia e Gorizia), dovendo mettere, mio malgrado, un fermo al reclutamento altrimenti il progetto sarebbe diventato più complesso da gestire. Vi basti pensare solo agli abiti che Eleonora Lastrucci ha dovuto fornire.

Da un “semplice” calendario siamo passati a realizzare un progetto artistico più ampio, ambizioso che ha coinvolto e sta coinvolgendo tutt’ora moltissime persone a vario titolo. Un’esperienza bellissima che si concretizzerà a fine ottobre con la consegna ufficiale del progetto nelle mani della LILT di Prato.

Ecco un po’ di immagini tratte dal nostro backstage:

Nella scheda di presentazione del progetto su Produzioni dal Basso potrete approfondirne tutti gli aspetti e, se vorrete, potrete contribuire a finanziarlo partendo da un’offerta libera o avvalendovi delle forme di donazione riportate nella pagina di cui sopra. Abbiamo pensato sia ai privati che alle aziende; quest’ultime potranno godere di visibilità all’interno del progetto, in particolare attraverso il calendario LILT Prato 2020: “Il Rinascimento. Col seno di poi…” , e beneficiare dei vantaggi fiscali previsti dalle “donazioni o erogazioni liberali”.

Si sono già occupati della nostra iniziativa filantropica le seguenti testate giornalistiche:

Concludo citando un po’ di enti, persone, realtà che in più modi si sono prodigate per contribuire alla riuscita di questa iniziativa e senza le quali non sarebbe stato possibile realizzare questo progetto; o quantomeno non come sta venendo 🙂

Crediti:

  • Ente beneficiario: Lilt Prato
  • Organizzazione/produzione: PROFESSIONARTS
    Ideatore, art director, grafico, editing foto FX ed editor: Stefano Saldarelli
  • Fotografo: Francesco Bolognini
  • Regista e scenografo: Mirco Rocchi
  • Stilista, responsabile abiti e copricapi: Eleonora Lastrucci
  • Trucco: Isabelle Ceccarelli
  • Consulenza immagine: Graziella Saldarelli

Medici LILT Prato e consulenti scientifici:

  • Dott. Roberto Benelli – Presidente LILT Prato
  • Dott.ssa Maria Chiara Talamo – Psicologa
  • Dott.ssa Irina Bessi – Psicologa/sessuologa

Sostenitori Progetto:

  • Ortopedia Sanital, Prato e Galciana
  • INNOCENTI sas, Prato

Partners e collaborazioni:

  • Netweek (media partner)
  • Tenuta di Artimino (per la concessione della location di prestigio)
  • Associazione Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio (partner per la promozione del progetto)
  • LILT Firenze (coinvolta per la partecipazione delle Florence Dragon Lady)
  • Alessandro Piccardi (per la preziosa collaborazione in ambito organizzativo e logistico. Fondatore della squadra di dragon boat “Florence Dragon Lady”)
  • DroneFly Prato (riprese video con drone)
  • I Fiaccherai fiorentini – Chiara Saviozzi (per la gentile concessione della carrozza e per la sua disponibilità e assistenza tecnica)
  • Istituto Tecnico Buzzi, Prato (per la gentile concessione della sala didattica dei telai tessili)
  • Sartoria Monaco (fornitore camicie da uomo)
  • Società Scherma Prato – Maestro Fausto Colombo (consulenza tecnica e fornitura delle sciabole)
  • Hotel NH di Firenze (per la gentile concessione dei propri spazi per effettuare trucco e cambio di abiti a Firenze)
  • Società Canottieri Firenze (per la gentile concessione dei propri spazi e per la collaborazione tecnica)
  • Renaioli di Firenze (per la gentile concessione del barchetto e per la disponibilità del vogatore a pertica)

Patrocini:

Modelle/i. A loro va il mio più sincero e grande abbraccio per aver condiviso con me questa esperienza e per aver dedicato il loro tempo al progetto:

  • Denise Maria Albanese
  • Anna Berlinghieri
  • Fabiana Biagioni
  • Valentina Brunello
  • Agnese Buraglia
  • Barbara Cerv
  • Giuseppina Di Gangi
  • Maria Cristina Ghelardi
  • Ilaria Grassi
  • Amelia Leung
  • Vania Rita Londi
  • Adriana Mazzoni
  • Francesca Nannelli
  • Elisabetta Morganti
  • Daniela Nuti
  • Catia Pancioni
  • Fabrizio Pirro
  • Nicole Primozic
  • Stefano Saldarelli
  • Sandro Santanni
  • Alessia Silecchia
  • Rachele Susini
  • Elisabetta Tasselli
  • Valeria Vettorel e la sua stupenda figlia Alessia
Riferimenti e pagine ufficiali progetto:

La Food and Drug Administration include anche gli uomini nella ricerca per il cancro al seno

Tumore al seno, Fda: “Includere anche gli uomini nella ricerca”

Una grande ed importante notizia che apprendo con entusiasmo dalle pagine de La Repubblica, Salute Seno del 28 agosto 2019 a firma di MARIA TERESA BRADASCIO e TIZIANA MORICONI.

Finalmente anche l’organo statunitense che si occupa di salute, al pari del nostro Ministero della Salute, ha preso coscienza del problema pubblicando un documento per incoraggiare le aziende farmaceutiche a coinvolgere pazienti di sesso maschile nelle ricerche sul carcinoma mammario.

Anche se gli uomini rappresentano una percentuale bassissima, rispetto alle donne, non sono immuni a questa neoplasia. L’articolo di cui sopra riporta il quadro generale del fenomeno e in queste pagine troverete la mia testimonianza a riguardo.

Ringrazio le giornaliste che hanno firmato l’articolo pubblicato su La Repubblica che hanno citato il mio nome, questo blog e la collaborazione con l’Associazione “Anna Staccato Lisa” in merito alla “Panchina rosa con una doga azzurra”.

Link di approfondimento:

Cancro al seno maschile. Arriva una “doga azzurra” per la panchina rosa inaugurata a Bagno di Gavorrano

Era solo questione di tempo ma sapevo che sarebbe arrivata. Sono felicissimo di condividere con voi questo importante risultato ottenuto grazie alla sensibilità, l’ascolto e al lavoro dell’Associazione Anna Staccato Lisa. Finalmente a Bagno di Gavorrano, lo scorso 21 agosto, è stata inaugurata la panchina rosa con la doga azzurra

Agli inizi di aprile di quest’anno, a seguito dell’inaugurazione della panchina rosa a Prato, contattai l’associazione Anna Staccato Lisa proponendo di allargare anche agli uomini la loro campagna di sensibilizzazione per la prevenzione del tumore al seno, invitando a colorare di azzurro una doga della panchina appena collocata nella città laniera, oltre a colorare di azzurro una doga per ogni panchina rosa che avrebbero installato in seguito.

La risposta positiva da parte del direttivo dell’associazione non si è fatta attendere e di lì a poco ho avuto l’opportunità di conoscere Roberta e Daniela, rispettivamente presidente e vice presidente dell’associazione, in occasione dell’installazione a Larciano della prima panchina rosa con un “richiamo di azzurro“.

Oggi apprendo con grande entusiasmo e felicità che una nuova panchina rosa è stata inaugurata a Bagno di Gavorrano e questa, perdonatemi se sono di parte, ha qualcosa in più rispetto alle altre: ha una doga azzurra, come era da me stato suggerito a suo tempo all’Associazione.

Inaugurazione “Panchina rosa” a Bagno di Gavorrano. Foto di Costanza Priore condivisa sulla pagina di Mamy Roberta

Un importante e rappresentativo cromatismo che caratterizza questo arredo urbano che da qualche tempo è diventato un simbolo per sensibilizzare la collettività sul tema del cancro al seno. In questo caso, la doga azzurra permette di dare voce a quegli uomini che si trovano a dover combattere il cancro al seno, nella totale incredulità, sconcerto, talvolta anche imbarazzo e nel completo silenzio da parte dell’opinione pubblica.

Panchina rosa con doga azzurra a Bagno di Gavorrano.
Foto di Costanza Priore condivisa sulla pagina di Mamy Roberta

Parlarne, di per sé, pare una cosa effimera, che non ha effetti sulla vita quotidiana delle persone, soprattutto se queste devono affrontare un cancro ma vi assicuro che non è così: parlarne alimenta la cultura, la conoscenza di questa neoplasia anche in ambito maschile, oltre che femminile. Molti uomini arrivano a scoprire il cancro al seno in una fase avanzata perché spesso ignorano che il cancro al seno non conosce sesso, età o etnie. Si pensa che riguardi esclusivamente la sfera femminile e ciò alimenta un’ulteriore presa di distanza degli uomini da questa malattia. Distanza che talvolta porta anche la classe medica, non tutta ovviamente, a minimizzare certi sintomi o a ignorarli, con la conseguenza che una volta diagnosticato il cancro al seno il percorso verso la guarigione può essere più impervio e lungo.

Ecco perché sto cercando di trovare sinergie con tutti coloro che possono diventare amplificatori di un segnale che alimenta la consapevolezza e la cultura verso il cancro al seno maschile ed ecco perché ho aperto la pagina Facebook dedicata a questo tema @CancroAlSenoMaschile.

Quindi, ancora una volta, GRAZIE all’Associazione Anna Staccato Lisa che si è prodigata in tal senso, dimostrando la propria apertura, la vicinanza, la sensibilità e la serietà nel portare avanti la mia richiesta e nei confronti del problema del cancro al seno in modo trasversale.

Un grazie sincero grazie va anche al Comune di Gavorrano (GR) che ha accolto l’iniziativa ospitando, nella frazione di Bagno di Gavorrano, la panchina rosa con la doga azzurra.

Per la cronaca: al momento ci stiamo organizzando per colorare di azzurro una doga della panchina rosa già installata a Prato. Recentemente ho avuto occasione di parlarne col sindaco Matteo Biffoni, oltre che con Roberta dell’Associazione Anna Staccato Lisa, e spero che nel mese di ottobre (mese rosa dedicato alla prevenzione del cancro al seno) possa realizzare questo obiettivo, incontrarci col sindaco, Roberta e me per colorare insieme la doga di azzurro.

Link utili:

A Larciano con Annastaccatolisa per la prima panchina rosa con un richiamo di azzurro

Il 30 marzo 2019, a Prato, l’associazione Annastaccatolisa Onlus insieme al Comune, rappresentato dal primo cittadino Matteo Biffoni, hanno inaugurato la “panchina rosa”.

Installata presso la pista ciclabile Gino Bartali, in viale Galilei angolo via Negri, è un simbolo importante e al contempo un arredo urbano pensato con l’intento di creare attenzione e cultura verso la prevenzione del cancro al seno.

Appresa la notizia scrissi al direttivo dell’associazione per proporre loro di intervenire sulla panchina appena installata, e su quelle che in futuro sarebbero state inaugurate dai vari comuni, colorando di azzurro una doga per rappresentare quella piccola ma significativa percentuale di uomini che ogni anno contrae un carcinoma mammario; 500 uomini che si ammalano di cancro al seno, nella totale incredulità, nel silenzio e nel disagio fisico e psicologico. Spesso questi uomini giungono ad una diagnosi in fase avanzata del cancro proprio perché il fenomeno viene ignorato o sottostimato sia da parte degli stessi pazienti, per lo più inconsapevoli che questo fenomeno possa manifestarsi anche nel loro corpo, sia da parte degli stessi medici, che spesso minimizzano il problema rimandando gli accertamenti o non ritenendoli necessari.

Dal direttivo dell’associazione Annastaccatolisa ho ricevuto subito un’unanime approvazione alla mia richiesta.

Ecco che sabato 8 giugno 2019, a Larciano in provincia di Pistoia, alla presenza delle autorità locali, di Roberta e Daniela, rispettivamente presidentessa e vicepresidentessa dell’associazione Annastaccatolisa, delle volontarie dell’associazione e davanti ad un nutrito pubblico, si è tenuta l’inaugurazione della prima panchina rosa col richiamo di azzurro. Sono stato invitato a partecipare a questa inaugurazione e come ho avuto modo di dire durante il mio intervento di ringraziamento, questa è stata una vera conquista.

È stato un primo importante momento che deve essere ricordato come l’inizio di un percorso verso “un’uguaglianza di genere” che la prevenzione del cancro al seno deve raggiungere; pur considerando le dovute proporzioni in termini di frequenza del problema tra donne e uomini.

Guardando in positivo non posso che essere contento di ciò che è avvenuto a Larciano e ringrazio il Comune e l’associazione Annastaccatolisa per aver accolto la mia richiesta e per avermi invitato.

Resta un po’ “mezzo vuoto il bicchiere” perché avrei apprezzato che fosse colorata una doga o un angolo della panchina piuttosto che utilizzare l’azzurro solo come colore per scrivere la frase “La prevenzione è il primo gesto d’amore che dobbiamo a noi stessi”. Questo perché dopo l’inaugurazione, quando “i riflettori” si spengono, i palloncini rosa e azzurri si sgonfiano e tutti tornano a casa, resta una bella panchina rosa con una scritta importante, evocativa ma, chi “non sa”, chi non era all’inaugurazione e chi passerà da quella piazza e magari si siederà su quella panchina, difficilmente capirà che quel tratto azzurro si rivolge e rappresenta quegli uomini a cui deve arrivare l’informazione della prevenzione del cancro al seno. Qui parla il grafico… 

Comunque. ripeto, considero questa panchina rosa, con un tocco di azzurro, un primo grande importante passo avanti. Ora non resta che “aggiustare il tiro” e puntare ad avere la doga azzurra e far sì che le prossime panchine le abbiano “di serie”.

Invito il sindaco Matteo Biffoni a considerare il mio invito e ad adoperarsi in tal senso, insieme all’associazione Annastaccatolisa, per porre “rimedio” alla panchina rosa pratese. Lo invito personalmente a colorare una doga di azzurro, magari lo facciamo insieme, ad ottobre, in occasione del mese rosa; riconosciuto a livello mondiale come il mese dedicato alla prevenzione del cancro al seno.

Grazie a nome mio e di tutti gli uomini.

Superare la malattia stando in salute

L’argomento che affronterò con voi in questo post tratta del “vivere bene” cercando di restare in salute e dei vantaggi che possiamo ottenere se abbiamo adottato un “buon stile vita”; soprattutto se capita di ammalarci.

Mettiamo subito dei punti dai quali possiamo partire con i nostri ragionamenti ed evitare facili illusioni.

Il primo è che se conduco uno stile di vita sano, e poi andremo a stabilire cosa si intende per sano, non mi rendo automaticamente immune da certe malattie. Mi riferisco a quelle Malattie con la “M” maiuscola che spesso arrivano e per le quali non sai darti una spiegazione.

Altro punto: viviamo in un ecosistema e per quanto possiamo impegnarci a fare cose meravigliosamente, bio, eco, green… non possiamo metterci al riparo dal prendere certe malattie; parlo sempre di quelle con la suddetta “M” maiuscola. Questo perché l’ambiente in cui viviamo è comunque inquinato e manipolato dall’uomo e il nostro corpo reagisce di conseguenza. Talvolta si adatta e supera gli ostacoli e altre volte cede e presenta il conto.

“E che caspita! …e allora? Chi me lo fa fare di impegnarmi, talvolta con fatica, per stare in forma, se poi rischio di ammalarmi ugualmente?”

Vi assicuro che questa frase non è buttata là; l’ho sentita in svariate occasioni, almeno ogni qual volta ho avuto l’opportunità di conversare per la prima volta con qualcuno in riferimento al mio stile di vita, per alcuni ritenuto piuttosto ortodosso. Adesso poi che ho avuto un cancro al seno la cosa diventa “più divertente”.

Non divaghiamo, mettiamo il terzo punto: tutto quello che puoi fare in concreto per te e per i tuoi cari, in termini di:

  • prevenzione,
  • alimentazione sana,
  • acqua e aria buona,
  • gestione dello stress,
  • attività fisica,
  • controllo del peso

è da considerarsi un investimento, un patrimonio che può permettere, a te e alle persone alle quali vuoi bene, di affrontare meglio, in salute, senza acciacchi, o con pochi, quella tappa fondamentale della vita che noi umani chiamiamo “vecchiaia”. Questo a prescindere da ciò che potrebbe capitarci e su cui non siamo direttamente responsabili; non avendo il potere di cambiare ciò che molti definiscono “destino” o “sfiga”.

Siamo esseri senzienti, connessi col mondo in modo simbiotico. Non sto parlando di connessione WiFi, 5G o altro del genere ma parlo di connessioni biologiche, spirituali ed energetiche.

Spesso ci dimentichiamo che siamo parte di un sistema. E’ importante capire che la nostra salute passa prima di tutto dai nostri comportamenti, da ciò che facciamo fin da piccoli, da come trattiamo il nostro corpo e, tornando alla sfiga, da come siamo stati progettati in termini di DNA. Su questo punto ci possiamo fare poco o nulla, almeno fino ad oggi.

Il nostro benessere dipende anche da come trattiamo l’ambiente, la natura, il pianeta, cominciando dalle singole azioni quotidiane che possiamo fare per migliorare la nostra qualità della vita e di riflesso quella degli altri. Più riusciamo a trattarci bene, tornando “ai fondamentali” che dovrebbero metterci in relazione e in equilibrio con la natura, e più la natura restituirà benessere all’uomo.

Uno stile di vita sano, secondo natura ci permette di fare una grossa scrematura di molte di quelle che vengono oggi definite, per lo più dalle aziende farmaceutiche, le “malattie della terza età”.

Quarto punto fondamentale: la vecchiaia non è di per sé una malattia e in vecchiaia non sta scritto da nessuna parte che ci si deve assolutamente ammalare, con l’aggravante che ci viene detto: “è l’età… che ci vuoi fare”.

Non a caso esiste una scienza chiamata “anti aging” che si occupa proprio di queste tematiche e della quale avremo modo di parlare in un prossimo post.

Nel mio cammino di vita, fin da ragazzo, ho sempre dato molta importanza alla forma fisica in termini funzionali, prestazionali, estetici e salutistici. Fin da bambino ho praticato sport per arrivare poi all’età di 14 anni circa in cui “mi sono fiondato in palestra” e non ne sono più uscito (tutta colpa del mio amico Arnold).

Roma 25 gennaio 2013 – Hotel Hassler – Conferenza stampa per la presentazione di The Last Stand – L’Ultima Sfida – Foto: Stefano Saldarelli

Nel corso degli anni sono diventato istruttore di bodybuilding e fitness, ho lavorato in molte palestre e ho sempre dato la massima importanza all’alimentazione, all’integrazione alimentare e ovviamente all’esercizio fisico. Nel tempo mi sono dovuto ricredere su tante cose, su quelle “certezze” che all’epoca venivano dispensate come “verità assolute” e che col passare del tempo sono state riviste attraverso le più recenti ricerche scientifiche. Ho sempre cercato, nei limiti del possibile, di arricchirmi culturalmente, con mente aperta, cercando di stimolare il ragionamento logico e critico, senza pregiudizi. Frequento tutt’oggi corsi di alimentazione e convegni medici (di quelli aperti anche al pubblico, ovviamente), leggo e cerco di capire “come funzioniamo”.

Credevo di fare tutto molto bene fino a quando, superati i quarant’anni, mi è stata diagnosticata l’osteomalacia: detto in soldoni è un principio di osteoporosi; insieme a questa “anomalia” sono insorti altri problemi.

“Strano…”, questa è stata la prima reazione. La seconda non ha tardato ad arrivare ed è stata: “O perchè?”

Ho ripreso in mano i libri, ho frequentato corsi di alimentazione mi sono documentato, mi sono consultato con medici fino ad approdare al “mondo” che c’è dietro le malattie autoimmuni spesso innescate dalla cosiddetta sindrome metabolica. Semplificando: mangi per una vita certe cose e poi capisci che queste non sono adatte al tuo organismo… o meglio, non lo sarebbero per tutti gli umani ma poiché da circa diecimila anni a questa parte è “costume” mangiare certe cose, perché sono considerate “sane, buone, nutrienti” e sono alla base della nostra alimentazione o della “dieta mediterranea”, le assumiamo come “alimenti di eccellenza” per l’uomo. Ci crediamo e li mangiamo pensando di fare bene e di fare del nostro meglio per nutrirci in modo corretto e nel rispetto della natura, senza considerare che nel frattempo, nel corso di questi dieci millenni, l’inquinamento, l’impiego di pesticidi, gli allevamenti e l’agricoltura intensivi, l’industrializzazione dei processi produttivi hanno svilito, impoverito e “ammalato” molte di quelle sostanze che crediamo tutt’oggi sane o quantomeno innocue. Abbiamo perso di vista ciò che siamo e l’industria alimentare, il benessere e il consumismo ci hanno portati a cibarci di cose che in realtà non sono “progettate” per l’alimentazione umana.

Dovremmo mangiare secondo un concetto preciso: il cibo deve essere “specie specifico”, quindi ad ogni specie va il suo cibo e non tutto è da considerarsi salubre solo perché lo si è mangiato per millenni o perché oggi viene pubblicizzato in televisione. Non voglio fare l’imbonitore né indossare il camice del medico perché non sono un medico ma mi avvalgo della consulenza di medici esperti nel settore per avere un supporto tecnico scientifico che mi permetta di comprendere meglio i meccanismi che avvengono nel nostro organismo quando assumiamo certe sostanze, soprattutto se lo si fa nel corso di una vita intera.

Vorrei che passasse il messaggio che il cibo deve essere nutriente e compatibile con il nostro organismo e che certi cibi che ingeriamo da una vita, non propriamente specifici per la nostra specie, stanno comunque lavorando, spesso a nostro sfavore, creando nel nostro organismo i presupposti per innescare malattie autoimmuni.

Ci ammaleremo tutti?

No! Ma chiariamo anche questo concetto. Si può essere ammalati senza saperlo perché “la malattia” è asintomatica, quindi non genera dei disturbi rilevanti o li genera in una forma che spesso associamo al “piccolo disturbo” al quale, nel corso della nostra vita, ci abituiamo, ci conviviamo. Come se i segnali del nostro corpo dovessero essere presi più o meno in considerazione a secondo se questi arrivano in punta di piedi o con violenza e dolore.

Altro fattore importante è l’età. Possiamo non avere alcun disturbo perché si è ancora giovani e il fisico sta reagendo bene; ha ancora la forza e le capacità per opporsi ad un progressivo decadimento organico indotto da cibo non idoneo e da uno stile di vita inadeguato. “Fin che regge il fisico” bene, poi arrivano i segnali importanti e talvolta è tardi per porvi rimedio. A me questi segnali sono arrivati superata la soglia dei 40 anni, dopo anni che credevo di mangiare nel modo corretto, pur essendo consapevole di aver “abusato” di certi alimenti, in termini di quantità; in particolare i latticini, i cereali e i legumi.

Poi c’è il DNA. Come abbiamo accennato precedentemente siamo progettati in un certo modo. Ognuno ha corredo genetico che può essere penalizzante o premiante, a seconda delle combinazioni che sono avvenute combinando i geni di mamma e papà. C’è chi può mangiare certi alimenti non idonei per una vita e non ammalarsi ed altri, viceversa, possono mangiare gli stessi alimenti e a 40 anni accusare dei disturbi. Trattasi di “Fattore C”.

Detto questo, ho potuto constatare sulla mia persona che arrivare ad affrontare un periodo difficile in cui devi fare i conti con un cancro, conviene  arrivarci “in forma”, avendo un corpo asciutto, tonico, senza problemi di sovrappeso con livelli ematici corretti e un’ottima eubiosi intestinale. Tutto questo ti permette di fronteggiare il “bombardamento chimico” necessario a sconfiggere il cancro. Se stai bene puoi affrontare il male. Se parti già svantaggiato rischi di dover fare i conti con diversi problemi durante il percorso che deve portarti alla guarigione.

Guarire significa aiutare il proprio organismo a lavorare meglio, a metabolizzare le cure necessarie per ottenere l’auspicata guarigione e permettere una maggiore disintossicazione dai farmaci che lasciano inevitabilmente un carico pesante nel nostro corpo. Non solo, come dicevamo in apertura, siamo un tutt’uno con l’ambiente e il cibo è ambiente. Se ci nutriamo bene il nostro organismo risponde bene. Se ci nutriamo sovraccaricandoci di cibo, di calorie inutili e “sporche”, prima o poi arriveranno i segnali negativi.

Siamo sempre all’interno del concetto di: “fare un investimento in salute”, di compiere i passi quotidiani per mantenere un corpo sano ed efficiente. Se poi, arriva il “carico pesante” (leggi sempre: malattia con la “M” maiuscola), puoi essere pronto per combatterlo e reagire al meglio alla sorte avversa.

Ti faccio un esempio:

se sei un guerriero, un soldato che sta combattendo le sue battaglie e vieni ferito, come pensi di affrontare il nemico se non sei al massimo della tua forma? Diversamente se ti trovi a combattere un avversario ma sei “addestrato”, in forma, reattivo e soprattutto senza ferite, hai tutte le carte in regola per vincere la tua battaglia. Certi alimenti, col passare del tempo, provocano quelle ferite che talvolta non si rimarginano e infiammano l’organismo provocando a catena una serie di disturbi.

Sento molte persone che si lamentano del fatto che “si devono mettere a dieta” considerando questo passo come un trauma, come qualcosa di innaturale da compiere per tentare di risolvere un problema innescato fin dalla giovane età e sul quale non si è posto rimedio tempestivamente. Tant’è che molti ne parlano solamente ma non affrontano il problema, rimandandolo ad oltranza.

Alimentarsi bene non significa fare sacrifici, tutt’altro, anche perché il fisico e il cervello si sintonizzano e ti premiano dandoti come conforto un senso di repulsione per certi alimenti non idonei, semplicemente perché stai bene mangiando bene e il tuo corpo non desidera altro che questo. Alcuni alimenti (cereali, legumi e latticini) creano dipendenza e quindi l’impossibilità a privarsene. Se invece educhi il tuo corpo a non cercarli più starai meglio, poi bene e successivamente ti sentirai in forma. Senza dover considerare la tua alimentazione “una dieta” nel senso più diffuso del termine; senza pensare alla parola dieta come qualcosa di privativo ma di esclusivo, di eccellenza, selezionando cibi idonei, sani, biologici e a bassissimo contenuto di zuccheri. Ecco perché parlo di STILE DI VITA, concetto nel quale rientrano la sana alimentazione secondo natura, un regolare esercizio fisico e il contatto con la natura (rispetto dell’ambiente).

Personalmente da oltre 7 anni cerco di seguire un’alimentazione più possibile specifica per me, in quanto umano di questo pianeta.

Adesso scateno le ire di qualcuno ma credo che questo sia meno rilevante se da queste mie righe possono scaturire ragionamenti critici e curiosità per approfondire questi argomenti.

Seguo un’alimentazione detta “evoluzionistica” o “paleo”. Troverete in rete centinaia di siti web che ne parlano e, ovviamente, tra questi avrete modo di leggere sia quelli che ne parlano bene sia quelli che la demonizzano. Parlerò in prossimo post della paleo dieta, in modo più esaustivo, partendo dalla mia esperienza e coinvolgendo amici esperti del settore.

Intanto, se non ne avete mai sentito parlare di Paleo dieta o se volete approfondire l’argomento senza “girare a vuoto” ma attingendo da una delle fonti più autorevole in materia, vi consiglio il libro di Robb Wolf, La Paleo dieta.

Non lasciatevi ingannare dalla copertina scelta dalla casa editrice Sonzogno. E’ una copertina volutamente commerciale, pensata per catturare l’attenzione di coloro che sono alla disperata ricerca di un rimedio per perdere peso. Non è che la Paleo dieta NON faccia perdere peso, tutt’altro, ma la perdita di peso deve essere considerata come una naturale conseguenza dello stare in salute, non è l’obiettivo primario, a meno che non ci si trovi in sovrappeso o oltre. Potete trovare il libro in quasi tutte le librerie o su Amazon. E’ un libro completo, aiuta a comprendere i principi su cui si fonda questa scelta alimentare secondo natura, ispirata dall’alimentazione che facevano i nostri progenitori del paleolitico, prima della rivoluzione agricola. Ne parleremo più approfonditamente in un prossimo post.

Posso dirvi fin da subito che alimentandomi secondo natura, assumendo cibi biologici, carne grass fed (allevata al pascolo ad erba), eliminando le farine provenienti da cereali/graminacee, eliminando legumi e latticini, da anni non ho più i fastidiosi sintomi da allergie, sono sempre tonico e non mi sento stanco nella fase postprandiale.

Ho affrontato il periodo della chemioterapia andando in palestra. Facevo le chemio tutti i venerdì alle 14.00 e prima di effettuare il trattamento chemioterapico mi allenavo per prepararmi fisicamente ma soprattutto psicologicamente a ciò che il mio corpo doveva assumere tramite endovena. Non ho avuto disturbi gastrici né intestinali. Mai una nausea e tanto meno il vomito. Ho avvertito stanchezza, certo, ma considerate che oltre al cocktail di farmaci che mi sparavano durante la chemio svolgevo comunque la mia attività professionale da imprenditore autonomo. Non ho preso un giorno di ferie, perché le ferie non le ho. Non ho preso un giorno di malattia, perché la malattia non mi viene riconosciuta. Non ho preso una “mazza”, pur pagando l’INPS.

Ops! Sto scivolando nella polemica…

In pratica, fatta eccezione per i due giorni e mezzo di ospedale che sono stati necessari per sottopormi ad una mastectomia, per il resto sono sempre stato in pista.

Quindi… non importa quanti anni hai, non importa ciò che hai fatto (anche perché il passato non lo puoi cambiare), oggi è un giorno nuovo e puoi affrontare la tua vita con un atteggiamento diverso, puoi affrontare il presente e organizzarti per vivere al meglio il tuo futuro. Puoi investire in salute attraverso la comprensione del mondo che ci circonda, dell’alimentazione, di ciò che beviamo e respiriamo.

Non possiamo fare tutto! Non abbiamo poteri speciali se non quelli della conoscenza, del discernimento e della voglia di mettersi in gioco per cercare di capire, porre domande e trovare la strada migliore per se stessi.

Diventa fondamentale e direi anche vitale restare in salute, mantenere il corpo in efficienza per poter affrontare, semmai arrivassero,  eventuali malattie (sempre quelle con la “M” maiuscola) e una vecchiaia il più possibile attiva, sana e gestibile in autonomia. Passa tutto da ciò che facciamo nel corso della nostra vita.

A voi la scelta… Pillola blu o pillola rossa? Se posso scelgo “niente pillole”. Casomai ne avessi bisogno cerco di capire quello che avviene intorno a me per evitare complicazioni in futuro.

Vi consiglio la visione di questo breve estratto da un’intervista su RAI3 in cui si parla di malattie croniche autoimmuni.

Concludo riportando alcuni detti cinesi che trovo calzanti per gli argomenti che ho trattato in questo post:

  • “Il momento migliore per piantare un albero era 20 anni fa. Il secondo miglior momento è ora.”
  • “Il segreto per vivere a lungo è: mangiare la metà, camminare il doppio, ridere il triplo e amare senza misura.”
  • “Le malattie si possono curare, il destino no”.
  • “Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una”.

Grazie per avermi letto fin qui. Lascia un commento!

 

 

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