A questo punto ritengo importante fare chiarezza

Alla luce di alcuni fatti che mi vedono coinvolto, devo fare un po’ di chiarezza; per chi mi conosce, per i miei amici, parenti, verso i miei clienti e partner di lavoro.

Nella vita non finisci mai di imparare e soprattutto di stupirti del comportamento di alcune persone. Non farò nomi per non scadere in giochini ridicoli. Diciamo, per semplificare, che ad un certo punto sono spuntati dei sedicenti professionisti creativi che millantano scintille di genio. Personaggi che si attribuiscono meriti che non hanno se non quello di aver fatto un maldestro “copia e incolla” dei miei prodotti. Personaggi che vantano di creare qualcosa di innovativo, caratterizzato da una particolare attenzione al fattore estetico e qualitativo. Parliamo di articoli di design e accessori “pensati” e realizzati per chi lavora o gioca con i droni. Tutto questo col supporto di altre persone, operanti nel settore droni, che pur conoscendomi bene e pur sapendo che sono sempre stato aperto e disponibile per trovare il modo di fare rete, creare sinergie, si sono ben guardate dal contattarmi o citarmi nei loro soliloqui, anzi, omettendomi del tutto hanno dato per scontato che il lavoro da me svolto fino ad oggi nel settore APR non sia mai esistito.

“Non importa… andiamo avanti”.

Non entro nei dettagli. Desidero solo comunicarvi che io, Stefano Saldarelli, titolare della Achrom (libero professionista nel settore della grafica dal 1998), dalla fine del 2013 ho cominciato a sviluppare una linea di prodotti e accessori dedicati a chi opera nel settore dei droni. Nel 2014 ho avuto modo presentare ufficialmente i miei prodotti ai vari Roma Drone Conference e successivamente ad altri appuntamenti di settore come Dronitaly e ultimamente al Roma Drone Expo&Show e al FlyParty di Montagnana insieme ad Helix Island.

Sono stato il primo in Italia e probabilmente anche in Europa a ideare e realizzare accessori per chi lavora con i droni. Non sono alla ricerca di primati o di onorificenze; cerco solo di far chiarezza. Non pretendo di gestire un monopolio. Sono convinto che le idee aleggino nell’aria e che le menti creative siano in grado di coglierle ed ELABORARLE per poi sviluppare qualcosa di DIVERSO, di ORIGINALE di cui magari andare anche fieri. I veri creativi assorbono energie ed elementi dal mondo che li circonda; si saturano di immagini, suoni, colori, forme che pervadono ogni anfratto della mente. Si ispirano, avviano un processo mentale che li porta ad elaborare qualcosa di NUOVO, di DIVERSO. Se questo non accade in questo modo e ordine allora si parla di PLAGIO o di COPIA.

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Detto ciò, molti di voi mi conoscono, alcuni sono miei clienti da tempo, altri probabilmente avranno modo in futuro di conoscermi personalmente o di acquistare qualche prodotto dal mio shop. Non mi interessa cosa intendono fare questi millantatori di professionalità, voglio solo comunicare che i miei soli partner con i quali collaboro a vario titolo, sono:

Rivenditori ufficiali:

Media:

Fiere di settore:

Aziende partner con scontistiche di acquisto riservate:

Sul mio sito web sono presenti solo ed esclusivamente le mie creazioni, frutto della mia OPERA D’INGEGNO. Prodotti e soluzioni che ho sviluppato, perfezionato nel tempo, grazie anche ai feedback dei miei clienti che ho servito e che continuo a soddisfare, offrendo loro prodotti di qualità, originali e personalizzabili.

Posso affermarlo con orgoglio e i fatti lo dimostrano: i miei prodotti possono essere visti in giro, indossati o utilizzati dai miei clienti PILOTI DI APR o appassionati di droni, hobbysti, aeromodellisti, ecc., Vengono promossi dai miei partner e venduti solo da me o tramite i miei rivenditori HELIX ISLAND e ICT CUBE. Questo lo scrivo a beneficio di coloro che potrebbero cascare nel tranello della “sovrapposizione di informazione” dovuta alla duplicazione di chiavi di ricerca sui motori di ricerca; in pratica “lor signori” non si sono limitati a copiare i prodotti ma anche i nomi. Tentativo perpetuato solitamente da chi ha poco di suo da proporre se non molta arroganza e mancanza di fantasia.

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Comunque, troverete in giro prodotti che a prima vista potrebbero essere “scambiati” per i miei. Appena avrete modo di soffermarvi ad analizzare meglio gli articoli in questione noterete una certa differenza e, badate bene, non dico in meglio o in peggio perchè non spetta a me darmi dei giudizi. Vi dico solo di guardare con molta attenzione gli articoli e di capire che se cercavate i prodotti a marchio DRONE by ACHROM, DRONE 4 FUN o quelli per PILOTI DI APR creati da me, li trovate solo e soltanto sul mio sito http://www.achrom.info e presto su quello di Helix Island, www.helixisland.it e su quello di ICT Cube, http://shop.ictcube.it/.

Trovate informazioni sulle mie attività anche su Quadricottero News, rivista di settore specializzata. Basterà digitare ACHROM sul motore di ricerca presente all’interno del sito di Quadricottero News per ottenere un po’ di informazioni che mi riguardano.

Detto ciò, ben venga la concorrenza quando questa è da stimolo per migliorarsi, per creare nuove cose e spingersi ad affrontare continue sfide. Non approvo chi non ha rispetto, non applica nella vita e nel lavoro i principi fondamentali che distinguono chi fa le cose fatte perbene e chi le fa tanto per fare o per ledere qualcuno, soprattutto quando va a dire in giro che è “farina del proprio sacco”.

Colgo quindi l’occasione per ringraziare chi mi ha dato fiducia fino ad oggi e spero che vorrà continuare a rivolgersi a me per acquistare prodotti e accessori PENSATI per chi lavora o gioca con i droni, ricordando che sono prima di tutto un grafico creativo che sviluppa soluzioni per la comunicazione visiva in generale, quindi non realizzo solo i prodotti presenti nel mio shop ma anche tutta una serie di altre cose e offro servizi di cui potete prendere info navigando sul mio sito.

Ringrazio tanti di voi per le attestazioni di stima che ho ricevuto per email, in chat e durante le fiere a cui ho partecipato dove ho avuto il piacere di stringere la mano a molti di voi e finalmente di poter assegnare, almeno a qualcuno, un volto oltre a un nome e a una voce.

Quindi, il mio blog racconta tanto di quello che faccio e quando è stato fatto in questi anni. La mia pagina Facebook aziendale idem e stessa cosa vale per il mio sito web.

Chiudo con un frase che mi piace attribuire ad un famoso artista, anche se non credo l’abbia mai pronunciata: “Ai POSTER l’ardua sentenza” come avrebbe potuto dire Mimmo Rotella (artista, celebre per aver inventato e proposto attraverso le proprie opere la tecnica del décollage applicata ai poster – trovate sul web tutti i riferimenti del caso).

Stefano Saldarelli

I miei canali web dedicati al settore droni:

  • DRONEVOLUTION Blog – aggregatore di informazioni provenienti dal settore
  • DRONE su Facebook – pagina sulla quale vengono rilanciate le notizie postate su DRONEVOLUTION e quelle provenienti da altri canali social.
  • DRONI E DRONISTI, sezione interna del mio blog

Riflessione sulle “Linee guida per stabilire le CARATTERISTICHE DI INOFFENSIVITÀ di un APR”

Credo che a breve verrà pubblicato un documento col quale si emenderà il regolamento che abrogherà tutti i divieti per poi riformulare delle eccezioni di cui all’articolo, del comma, del paragrafo, del capitolo, della “supercazzola prematurata” attraverso la quale potrai sempre far volare altissimo il tanto invocato, istigato, inevitabile MOCCOLO.

Non so se rispetterà tutti i criteri di inoffensività ma di sicuro volerà o sta già volando in varie parti d’Italia…

Cari amici “dronisti”, non spaventatevi di tutti questi regolamenti. Lavorate e non fatevi intimorire; studiate, preparatevi, siate prudenti ma non mollate l’osso.

Siamo solo agli inizi di un lungo e tortuoso cammino che non potrà essere fermato né da ENAC  né da nessun altro. Si chiama sviluppo tecnologico, evoluzione, progresso e, ci metto pure, conoscenza. Dalla conoscenza nascono belle cose, dall’ignoranza solo ignoranza.

Mi domando: “ENAC, come potrà ritenere “offensivo”, stando a quanto ha appena pubblicato, un drone per il quale si è presentata ad ENAC la dichiarazione di rispondenza?” Di fatto i multicotteri tra i 301gr e i 2Kg non hanno molte chance per rispondere alle “caratteristiche di inoffensività” richieste da ENAC ma, all’art. 12 del Regolamento Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, paragrafo 1, si dice, riporto fedelmente: “Le operazioni specializzate condotte con SAPR di massa operativa al decollo minore o uguale a 2 kg sono considerate non critiche in tutti gli scenari operativi, a condizione che gli aspetti progettuali e le tecniche costruttive dell’APR abbiano caratteristiche di inoffensività, precedentemente accertate dall’ENAC o da soggetto da esso autorizzato“.

“Se hai accertato in precedenza che sono inoffensivi, adesso come puoi ritenere i medesimi droni “offensivi” o non rispondenti ai “criteri di inoffensività”?

Giriamo la domanda: “ENAC, come può stabilire dei “requisiti di inoffensività”, quando questi non trovano alcun riscontro nelle centinaia di quadricotteri già ritenuti inoffensivi dalla stessa ENAC?”

Vuoi vedere che adesso, per correre ai ripari, tireranno fuori qualcosa tipo la “classe ambientale” per le auto (i vari Euro 1, 2, 3, etc) per cui gli APR certificati fino ad una certa data potranno volare o non volare in virtù di tutta una serie di ulteriori paletti, giustificazioni, leggi e classificazioni “non-sense”?

Tipo: “Gli APR certificati da ENAC fino ad oggi potranno volare solo il sabato mattina dalle 10.45 alle 11.00 ma solo se capita il 29 febbraio mentre quelli che verranno certificati da domani in poi, se ritenuti inoffensivi grazie ai paraeliche in gommapiuma, meglio se fatte di aria ma non troppo compressa, eliche di brigidino e scocca realizzata col popcorn, potranno volare liberamente”.

Dovremmo ringraziare ENAC.

Grazie ai faldoni prodotti fino ad oggi è stata in grado di far spremere le meningi ai nostri bravi ingegneri, costruttori e tecnici nel tentativo di realizzare qualcosa che ancora non si è mai visto e che neppure ENAC, evidentemente, sa come deve essere fatto.

Che ENAC emendi pure, che riveda, abroghi, pubblichi circolari, faccia quello che gli pare (dopotutto come ha sempre fatto) ma ciò che è scritto resta e prima o poi, probabilmente, qualcuno che ha voglia di “perdere un po’ del proprio tempo” e che avrà titolo per farlo, impugnerà ogni rigo scritto da ENAC e dimostrerà che “chi di spada ferisce di spada perisce”.

Dall’aprile 2014, data in cui è entrato in vigore il primo Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, ad oggi, ENAC ha scritto fiumi di parole e ascoltato poco o nulla le aziende e le associazioni di settore coinvolte a vario titolo in materia di APR. Sento sempre un gran parlare di ENAC e dei suoi regolamenti; vedo un gran avvicendarsi di referenti ENAC, tutti contenti e ben disposti a partecipare a tavoli, conferenze, workshop. Pronti a fare roboanti annunci, a rendersi disponibili a rivedere in meglio le regole e… ZAC! Puntualmente, non solo tutto resta uguale, “magari”, ma spesso va a peggiorare.

Risultato?

Vedo aziende che chiudono, piloti che decidono di “far festa”, o peggio, decidono di lavorare “a prescindere” (leggi: abusivamente).

Tutto questo a chi giova o a chi gioverà? Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?

I nostri Piloti e gli Operatori saranno costantemente impegnati nel rivedere i propri protocolli di lavoro, le proprie filiere di costruzione degli APR perché le regole verranno continuamente cambiate?

Vogliamo farci passare avanti dal resto del mondo anche in questa magnifica sfida dove l’italia potrebbe eccellere, come in altri moltissimi campi, solo “limitandosi” a fare bene quello che sa fare?

Vogliamo emigrare tutti all’estero per “risolvere” il problema delle leggi che non permettono di lavorare in Italia?

Oppure…

Vogliamo veramente impegnarci per concertare delle strategie di “difesa” e di “contrattacco” per dimostrare, fattivamente, che stiamo parlando troppo e agendo pochissimo? I droni commerciali  sono oramai una realtà mondiale e noi, nel tentativo di districarci tra le regole sempre più ingarbugliate e commistionate tra loro, non rischiamo di scordarci questioni più pratiche che coinvolgono seriamente temi come “security” e “safety”?

Le regole sono alla base della nostra civiltà, servono, sono indispensabili ma devono essere giuste e pensate per tutelare e non per limitare l’operatività degli addetti ai lavori e delle persone interessate dall’uso diretto o indiretto di certi dispositivi, in questo caso degli APR.

Sappiate comunque che il nuovo documento ENAC si pone come una LINEA GUIDA che, come tale, (riporto dicitura presente in testa al suddetto documento): “Le Linee Guida contengono elementi di dettaglio di tipo interpretativo o procedurale per facilitare l’utente nella dimostrazione di rispondenza ai requisiti normativi. Sono generalmente associate a Circolari. Dato il loro carattere non regolamentare, i contenuti delle Linee Guida (LG) non possono essere ritenuti di per se obbligatori. Quando l’utente interessato sceglie di seguire le indicazioni fornite nelle LG, ne accetta esplicitamente le implicazioni sul proprio impianto organizzativo da esse come risultante ed esprime il proprio forte impegno a mantenersi aderente ad esse ai fini della continua rispondenza al requisito normativo interessato. I destinatari sono invitati ad assicurare che le presenti Linee Guida siano portate a conoscenza di tutto il personale interessato.”

confusione

In altre parole… se non la seguite non succede nulla ma se la seguite.. Ooooh! dovete mantenervi aderenti a quanto riportato.

Detto ciò, siate professionisti, siate professionali, siate di larghe vedute e lungimiranti ma non abbrutitevi davanti alle decisioni del legislatore. Ricordiamoci che ogni “senso unico” è caratterizzato da un “divieto di accesso” da un lato e da un “senso consentito” dal lato opposto; talvolta basta fare il giro dell’isolato per arrivare all’obiettivo.

“…e se proprio vi scappa un take-off di un moccolo, cercate almeno di evitare assembramenti di persone”🙂

Approfondimenti: 

 

Io e DRONI MAGAZINE… dal blog alla carta stampata. Un viaggio crossmediale alla scoperta del mondo dei droni

“Non ti ho tradito, credimi… no dai, non fare così. Lo so che ci siamo conosciuti qui e che ti raccontavo tante cose sul mondo dei droni ma… i rapporti cambiano, il tempo passa; sai com’è. Poi arriva una che ti strizza l’occhio, carina, ben rilegata, patinata, tutta presa per i droni… Come potevo dirle di no!”

Scusatemi se ultimamente non sono stato molto presente in queste pagine, quantomeno col fornirvi “notizie fresche”. Diciamo che le cose si sono un po’ evolute negli ultimi tempi.

Riassuntino veloce:

A gennaio di quest’anno ho aperto DRONEVOLUTION BLOG, un aggregatore di informazioni sui droni. L’ho classificato come lo spin-off di DRONE, da cui effettivamente deriva.

Dronevolution_achrom

Su DRONEVOLUTION BLOG aggrego e pubblico le notizie sull’argomento droni provenienti dalle testate online nazionali.

E’ stata un po’ una scelta naturale.

Dopo due anni di DRONE su Facebook notavo che le centinaia di notizie che avevo postavo andavano “perse”, pur risultando importanti e interessanti anche a distanza di tempo, almeno la maggior parte di esse.

Mosso da una sorta di spirito “ambientalista”,  ho deciso di preservare la specie: un patrimonio di informazioni sul tema droni civili, “aggregando” le notizie all’interno di un unico contenitore che ho chiamato: DRONEVOLUTION BLOG. Da qui le informazioni, opportunamente taggate, classificate e indicizzate, sono reperibili a tutti, senza alcun abbonamento, insomma “a grattisse”, semplicemente consultando la piattaforma, navigando attraverso le categorie o interrogando il motore di ricerca.

Da DRONEVOLUTION BLOG i post vengono rilanciati su DRONE (Facebook), sulla mia pagina Twitter, su Google+ e Linkedin… Urca, tanta roba!

drone_achrom

A febbraio ho avuto il piacere di conoscere Fabio Marotta di DRONI MAGAZINE. Dopo una bella chiacchierata telefonica di quasi un’ora siamo approdati ad un bel: “ma allora possiamo collaborare”; in pieno stile: “Si, può, fare” alla Mel Brooks.

“Proviamo!”, ci siamo detti. Così siamo partiti con un esperimento di collaborazione.

Nel numero di aprile-maggio di DRONI MAGAZINE troverete un mio articolo dedicato ai droni da trasporto o DRONE DELIVERY. Ho aperto la finestra sul mondo, ho frugato tra le notizie, consultando anche la mia stessa piattaforma DRONEVOLUTION BLOG. Sono andato a curiosare oltre oceano ad individuare realtà che operano o stanno per cominciare ad operare con i propri SAPR per il trasporto di merci per brevi o lunghe distanze. Dai piccoli droni che trasportano farmaci salva vita ai grandi droni cargo che vedremo presto solcare i cieli di tutto il mondo.

Devo dire che mi sono divertito a scrivere questo pezzo.. Mi ha dato modo di approfondire alcune cose che già conoscevo, di riportare con piacere quelle che sapevo e mi ha permesso di andare a scavare a fondo per trovare cose che fino ad ora non avevo ancora scoperto.

Il bello dello scrivere è anche questo, soprattutto se devi raccontare delle cose che fanno parte della realtà che ci circonda e del mondo che sarà domani.

Ecco a voi il bel paginone di DRONI MAGAZINE che riporta nella parte bassa il focus che rilancia il mio articolo “Il futuro è nelle consegne”

Copertina_Droni Magazine_aprile2016

Vi annuncio che sto lavorando all’articolo per il prossimo numero di DRONI MAGAZINE, che uscirà a giugno (numero di giugno-luglio) e che tratterà di argomenti legati a… per adesso non ve lo dico🙂 siamo in pieno “Work in progress”. Vi aggiornerò più avanti.

Detto ciò… aspetto che leggiate il numero di DRONI MAGAZINE attualmente in edicola (uscito il 19 aprile) e che mi facciate sapere se vi è piaciuto, se avete gradito il mio pezzo e magari di cosa vi piacerebbe che scrivessi nei prossimi numeri. Se poi non vi è piaciuto ditemelo così ho modo di migliorarmi🙂

Pertanto… “non ti ho tradito, ho solo allargato gli orizzonti. Mi vedo anche con altre ma per te ho sempre un certo debole, bloggona mia!”

Ci leggiamo anche in edicola!

Link di approfondimento:

3 suggerimenti per fare decollare il mercato dei droni in Italia

“Eccolo, è arrivato lui. Ti pareva che Stefano non avesse le risposte per ogni cosa. Ora, stai a vedere… ci sono fior fiore di aziende, federazioni, tecnici a vario titolo che si impegnano ogni giorno per cercare di far decollare il mercato SAPR in Italia e adesso arriva lui con le sue soluzioni…”

Uellà… Nessuno qui ha la bacchetta magica ma posso dire di essere un buon osservatore e, nel caso specifico, al di là del significato che questo termine assume in ambito ENAC, mi posso autoproclamare a pieno titolo OSSERVATORE SAPR o meglio OSSERVATORE del fenomeno SAPR italiano.

Questo perchè guardo, leggo, ascolto e mi rendo sempre più conto che il mercato DRONI in Italia è ancora sulla linea di partenza. Alcuni hanno già abbandonato la gara prima di partire, altri sono già in affanno e alcuni cominciano a studiare le strategie da adottare per affrontare la lunga maratona.

Ebbene sì, il mercato DRONI in Italia è paragonabile ad una maratona dal percorso impervio, in salita e in buona parte ancora da tracciare.

E allora? Ci mancavi solo te Stefano a ciarlare su queste cose. Menagramo che non sei altro! Si sa, è un settore difficile ma che fare?

Partiamo col dire che ENAC fa il suo lavoro. Bene o male non sta a me dirlo; lo fa punto e basta. Lamentele a parte dobbiamo imparare a conviverci e capire che di fatto il mercato dei droni in Italia si è resettato il 30 aprile 2014 con l’entrata in vigore del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto; tutto quello che c’era prima è solo storia. In termini di regole, dopo la suddetta data, si è aperto un libro bianco. Sta a noi capire se lasciare scrivere tutti i contenuti “agli altri” o se essere NOI gli autori del nostro futuro.

Gli operatori e piloti cercano di adeguarsi ai cambiamenti normativi, o per lo meno cercano di farlo rincorrendo le varie “note esplicative” ed “emendamenti natalizi”, impegnandosi con costanza e determinazione per essere in regola, per operare in modo professionale rispettando le leggi.

Le federazioni. Ci sono, lavorano, organizzano tavoli, si adirano con ENAC, propongono soluzioni; Enac dice che prende nota e poi di fatto fa quello che ha sempre fatto, si ritenta col presentare proposte concrete per rendere il regolamento dei mezzi aerei a pilotaggio remoto qualcosa di più “fruibile”, diciamo così, si dibatte e si scrive… tanto, tanta carta, tante parole ma pochi volano.

Le fiere di settore si danno un gran da fare cercando di presentare soluzioni, mettendo in comunicazione i vari operatori, le aziende che lavorano nel comparto droni a vario titolo, coinvolgono qualche associazione di categoria, ecc. Sono vetrine importantissime ma ancora troppo specialistiche; ci arrivo più avanti su questo argomento.

Ma poi?

Poi che accade domani? Domani si cercano i clienti, ognuno fa come meglio crede e come può in base alle proprie competenze, tecnologie e al bacino di utenza che ha a disposizione ma poi, volendo applicare il regolamento alla lettera, lì non si può volare, là sì ma solo se hai un Transformer che di fatto è un terminatore di volo con paracadute sul quale sono state montate delle eliche, anche se sarebbe meglio che non ci fossero così potrebbe essere reso “inoffensivo”. Allora prendo un mini drone da 300gr con para eliche e volo anche in città ma che ci posso fare con tre etti di tecnologia che sta in aria per otto minuti? Tante cose se mi invento il lavoro impiegando queste tecnologie. Magari faccio ispezioni di facciate, grondaie, tetti, ecc… ma eventualmente c’è anche il dirigibile.

Cosa?

Si i “droni gonfiabili”. Quelli sì che sono una novità!

Urca, il conte Ferdinand von Zeppelin ci sta guardando da “lassù” un po’ basito, comunque i dirigibili di oggi non sono certo come gli Zeppelin dei primi del novecento. Oggi le tecnologie sono tali e tante che grazie ad esse è possibile realizzare dei “mini dirigibili” o “droni gonfiabili” capaci di avere un buon payload (carico trasportabile) ed essere sicuri. Un tempo veniva usato l’idrogeno come gas per far volare questi giganti dell’aria, oggi si usa l’elio, un gas inerte, non si incendia. Insomma, prendi un bel drone gonfiabile lo attacchi ad un filo e hai risolto tutti i problemi. O quasi…  “Allarme elio, riserve agli sgoccioli”. Comunque, resta il fatto che i palloni o dirigibili o droni gonfiabili, se legati e assicurati a terra, al momento non sono assoggettati alle previsioni del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio remoto, Art. 2, comma 3, paragrafo (C)

t.hasa - airship - Licenza Creative Commons
t.hasa – airship – Licenza Creative Commons

E dei droni ad ala fissa?

Michael - wing tip - licenza Creative Commons
Michael – wing tip – licenza Creative Commons

Se riesci ad utilizzarli all’interno di un raggio che ti permette di gestirli in VLOS puoi usarli in ambito di Operazione Specializzata NON critica ma così li sfrutti in minima parte rispetto al potenziale che hanno. Se vuoi sfruttarne tutte le capacità dovresti usare il pilotaggio in FPV, ma non è ammesso dal regolamento ENAC, o tramite programmazione del piano di volo con waypoint e pilotaggio automatico o attraverso il controllo dell’APR utilizzando una ground station. Comunque, in entrambi i casi il volo non rientrerebbe nel VLOS ma in BVLOS (Beyond Visual Line Of Sight) e quindi diventano operazioni critiche anche se sorvoli un campo di mais con il nulla attorno per chilometri.

Quindi?

Ci stiamo impallando su una serie di problemi che se affrontati singolarmente – oppure ognuno di noi per conto proprio – non ci permetteranno di andare molto lontano.

Ecco i miei 3 suggerimenti o spunti di riflessione:


 

  • 1) Stiamo andando incontro a uno sbilanciamento tra domanda e offerta. Occorre impegnarsi per fare cultura nei confronti degli utenti finali che possono fruire dei servizi erogabili attraverso i droni altrimenti si verificherà un paradosso che è destinato a portare ad una crisi del settore prima che si possa definire tale: troppa offerta rispetto alla scarsa domanda. 

Ecco che mi riallaccio al discorso delle “fiere di settore”. Fino ad oggi è stato svolto un lavoro egregio soprattutto dalle più “storiche del settore” come Roma Drone e Dronitaly, sotto il profilo dell’informazione tecnico-scientifica e delle proposte commerciali rivolte ad un’utenza di “addetti ai lavori”. Piloti, tecnici, costruttori, videomakers, ingegneri, geologi, referenti della protezione civile, scuole per Piloti di APR, assicuratori, forze dell’ordine…

Si può e si deve fare di più per mettere in contatto DOMANDA con OFFERTA.

L’interesse per le tecnologie droni arriva “dal basso”, da chi ha veramente la necessità di utilizzare i SAPR per migliorare processi di produzione, controllo, vigilanza, monitoraggio, ecc… Se incrementiamo questo interesse non saremo più quelle poche centinaia di persone del settore che cercano di farsi ascoltare da chi fa le leggi.

Se costruisco aerei e formo piloti ma non comunico alle persone che possono anche spostarsi volando – e dei vantaggi che ne derivano – posso tenere gli aerei negli hangar e i piloti a casa, tanto nessuno ne avrà bisogno.

E’ una questione di marketing che va vista anche in termini politici. Allora, propongo:

Lia Reich - Precision agricolture - Licenza Creative Commons
Lia Reich – Precision agricolture – Licenza Creative Commons

Vogliamo parlare di agricoltura di precisione? Creiamo momenti di incontro tra le associazioni di agricoltori, come Confagricoltura, Confederazione Italiana Agricoltori, Associazione Nazionale Giovani Agricoltori, Unione Provinciale Agricoltori, Coldiretti, Associazione Italiana Agricoltura Biologica, ecc… coinvolgiamo gli enologi, gli agronomi, i consorzi dei vini DOC, DOCG, IGT, ecc. il Ministro per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Maurizio Martina e gli attori della filiera droni che hanno sviluppato soluzioni ad hoc per il settore dell’agricoltura di precisione o precision farming. Presentiamo soluzioni tecnologiche impiegabili da domani, mostrando le possibilità che i droni possono offrire nel settore e chiediamo a gran voce un percorso di “facilitazione normativa” all’uso dei droni in ambito agricolo che preveda anche incentivi, detassazioni, recupero d’imposta, una serie di proposte per chi impiega i droni in agricoltura. 

Poi…

Per lanciare davvero il settore dei mini droni sotto i 300 gr., occorre creare momenti di incontro con le associazioni di amministratori di immobili / condominiali come ANACI, ASSIAC, ANAPI, ANAMMI, UNAI, ALAC, ANAIP, GESTICOND, ecc…, coinvolgere i sindaci delle città italiane tramite la ANCI e gli attori della filiera dei minidroni o droni sotto i 300gr, per presentare soluzioni concrete per il monitoraggio/ispezione degli edifici privati e pubblici, dei monumenti, per la prevenzione dei reati, per il controllo ambientale, l’abusivismo edilizio, ecc. mostrando loro come in concreto possono essere affrontati e risolti piccoli e grandi problemi quotidiani, grazie all’impiego di SAPR, coinvolgendo all’incontro le imprese edili, i manutentori, gli ingegneri civili, gli architetti…

Un’altra ancora?

Promozione e tutela del territorio. Altro incontro con gli stessi sindaci italiani, quindi richiami l’ANCI e gli presenti una serie di soluzioni che gli attori della filiera droni possono mettere in campo, in poco tempo e in modo altamente professionale. In tempi di spending review riuscire a valorizzare il proprio territorio attraverso riprese aeree, che possono essere realizzate anche in luoghi non accessibili ad altri aeromobili e soprattutto a costi contenuti, diventa vincente e attrattivo per molti sindaci. Occorre creare un modello di “protocollo di impiego dei SAPR” in aree urbane per la tutela e promozione del territorio, concertato con i sindaci e le autorità di PS locali. Ciò che dico è: “che chiami a fare ENAC per dirle che oggi devi volare su una piazza per fare delle riprese foto / video per il Comune X o che devi perlustrare un’area dove si pensa che vi sia in atto un abuso edilizio o di tipo ambientale?” Deve essere il Comune con le autorità locali di PS a richiedere e autorizzare un intervento puntuale, gestito in piena autonomia e in sicurezza, attraverso operatori specializzati e autorizzati ad operare con regolare Attestato o Licenza di Pilota di APR.

Non solo, sempre nell’ambito della valorizzazione e promozione del territorio, dovrebbero essere coinvolti in particolare i comuni montani che possono mettere a disposizione aree come piste da sci, da motocross, mountain bike, nordic walking, in periodi non interessati alle suddette attività, per studiare, insieme agli attori della filiera degli aeromodelli quadricotteri, un protocollo di impiego dei quadricotteri drone race in FPV, per creare eventi e gare all’interno delle suddette aree. Molto semplicemente, non voli oltre le cime degli alberi e il gioco è fatto. A chi dai noia?! Porti turismo, aumenti l’interesse per i droni race (e i droni in generale), propedeutico anche allo sviluppo di attività professionali nell’ambito SAPR, valorizzi i territori, crei un indotto economico…

Ne vuoi ancora una?

Chiama a raccolta videomakers e weddingplanners. Proponi un “protocollo di impiego dei SAPR” in ambito matrimoni. Trovi delle soluzioni condivise e definisci metodi che permettano di fare le riprese con i droni anche ai matrimoni. Regole base, senza troppi fronzoli. Non voli sulla testa delle persone, devi usare droni con paraeliche e/o cavi per il volo vincolato, devi predisporre aree buffer riservate al volo dei droni e comunichi alle autorità di PS (tramite un contatto facilitato e non oneroso) che un operatore abilitato all’uso del SAPR opererà in una certa zona (giorno e ora) garantendo determinati requisiti di sicurezza.

Drone Journalism. Convoca l’ordine dei giornalisti e mostra cosa sono capaci di fare i droni in ambito giornalistico in situazioni particolari, educando gli operatori che utilizzeranno i droni per il giornalismo alle regole del settore.

John Mills - Flying drones at the Harris Flights - Licenza Creative Commons
John Mills – Flying drones at the Harris Flights – Licenza Creative Commons

 

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Vuoi usare i droni per il trasporto merci? Lascia perdere Amazon con Prime Air o Google con Project Wing, loro fanno già la loro corsa e a loro modo l’hanno già vinta. Crea soluzioni per la logistica dedicata al trasporto di merci di prima necessità come i farmaci, apparecchi medicali (es. defibrillatori) per portarli nelle aree più disagiate. In questo caso coinvolgi anche il Ministero della Salute e gli presenti un progetto ad hoc. Corridoi di volo, quote (altitudine di volo) stabilite, tratte concordate …

Ma tornando al Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio promuovi un tavolo dove mostrare l’utilità dei droni per il monitoraggio delle infrastrutture: ponti, viadotti, strade, ferrovie, autostrade, pipeline, ecc. e visto che ci sei chiami anche la Protezione Civile proponendo un servizio mirato alla prevenzione (tramite monitoraggio periodico di aree a rischio franoso/sismico o soggette ad inondazioni) e all’intervento (in ambito di disastri per monitorare l’area interessata) attraverso squadre specializzate di operatori SAPR in grado di garantire un servizio immediato e specializzato nell’ambito della sicurezza del territorio.

Robert King - licenza Creative Commons
Robert King – licenza Creative Commons

 

  • 2) Organizzazione, nel vero senso del termine. Il concetto di Organizzazione tecnica ed operativa, previsto da ENAC, dovrebbe essere meglio inteso anche dagli stessi operatori di settore.

Occorre fare rete e unire le forze.

Non è un settore da “armata Brancaleone” dove ognuno parte e fa quello che gli pare, pur in buona fede e pur con tutte le preparazioni del caso ma, da soli si fa ben poco. Cento operatori indipendenti che operano nella stessa area sono cento concorrenti che fanno poco o nulla. Pur con tutte le eccezioni e rivisitazioni del caso, occorre pensare guardando alle compagnie aeree. In questo caso Compagnie Sapr; consorzio, rete imprese, società, cooperative, associazioni, chiamale come vuoi, basta che vi decidiate a collaborare. Una struttura, dei tecnici, dei consulenti, officine per l’assistenza tecnica, basi di appoggio, apr dedicati a specifiche operazioni e Piloti addestrati e muniti di Attestato o Licenza di Pilota di APR. Assunti, a partita iva, collaborazioni occasionali, fate quello che volete purchè lo facciate e in fretta. Se oggi vi organizzate ad operare in team, potrete presto competere anche con le organizzazioni europee che attendono a gloria che l’EASA si pronunci a livello europeo per cominciare a fare capolino anche in Italia. Se ci trovano preparati, avranno poche possibilità di competere con noi, diversamente, arriveranno con dei TIR, unità mobili, centri di controllo e assistenza tecnica e inizieranno a fornire servizi altamente professionali anche nel nostro territorio. Oltretutto pensate anche alla situazione inversa: potreste lavorare in tutta Europa, forti di un regolamento che ha messo a dura prova gli operatori italiani che però avranno unito le forze per collaborare insieme per realizzare delle Compagnie SAPR.

Compagnia SAPR

Pensate a tutti i vantaggi. Scuole di formazione interne o convenzionate, consulenti legali e tecnici per assolvere a tutte le pratiche necessarie al conseguimento delle autorizzazioni, acquisti di gruppo per gestire flotte di droni efficienti e in grado di non risentire della obsolescenza tecnologica che incombe in modo pesante sul singolo operatore, ridondanza degli APR, produzione di droni in serie attraverso la certificazione di progetto (Art. 13 del Reg. Mezzi APR) , possibilità di partecipare a gare di appalto pubbliche, definire listini dei servizi, fornire soluzioni personalizzate in tutti gli ambiti operativi, ecc.

Si tratta di trovare SINERGIE per creare un MERCATO a cui fornire SOLUZIONI grazie alle quali generare posti di LAVORO ed essere PROTAGONISTI di quello che sarà il prossimo FUTURO.


 

  • 3) “Volare basso”. L’elevata altitudine crea confusione mentale. Da una parte siete PILOTI DI APR ma dall’altra cercate di restare con i piedi piantati a terra. Sento gente che si atteggia a Top Gun. Vanno bene le regole, va bene essere etichettati Piloti ma prima di tutto occorre molta umiltà, voglia di imparare, di capire e di mettersi in gioco in continuazione. 

Il settore SAPR è in perenne evoluzione. Se penso a quando ho cominciato a interessarmi al settore (poco più di tre anni fa) e lo confronto a oggi, vedo che sono mutate tante cose. Sono cambiate le regole, sono cambiate le tecnologie o quantomeno si sono evolute e perfezionate, è cambiata la percezione del DRONE nell’opinione pubblica o, almeno una parte di essa vede il DRONE anche come una possibile minaccia per la propria privacy o sicurezza.

ENAC indica dei percorsi da seguire per mettersi in regola ed operare con gli APR ma questo non basta per definirsi un PILOTA DI APR.

Il DRONE è un mero mezzo di trasporto e come tale porta oggetti come sensori, fotocamere, videocamere, dispositivi vari. I droni possono essere impiegati in moltissimi settori e non basta dire “ho il drone” quindi faccio fotogrammetria, rilievi 3D, video pubblicitari, controllo del territorio, agricoltura di precisione, monitoraggio ambientale, ricerca dispersi, protezione civile e magari se ho tempo mi dedico al “drone journalism”. E’un po’ come se volessi usare un Canadair per irrorare i campi per debellare la piralide del mais e con lo stesso Canadair volessi fare delle riprese video per la promozione del territorio. Oppure è come se con la mia auto volessi fare servizio ambulanza o di TAXI.

JordiVS - Canadair Cl 215 T Ejercito del Aire Español - Licenza Creative Commons
JordiVS – Canadair Cl 215 T Ejercito del Aire Español – Licenza Creative Commons

Voglio dire che ogni settore richiede una grande competenza e la capacità di intercettare e comprendere le esigenze degli interlocutori a cui ci si rivolge, offrendo servizi puntuali di alto livello. Non si può far tutto, per questo ritorno sul concetto di fare rete. Dieci operatori, specializzati in dieci settori diversi, possono creare una Compagnia SAPR altamente competitiva e capace di intervenire in ogni ambito. Un solo operatore che si improvvisa professionista in vari settori, non potrà mai fare tutto e bene e resterà sempre uno dei “mille” che ENAC deve gestire…

Quindi, invito a riflettere.

Continuo, ancora oggi, a ricevere domande da parte di persone che vogliono avvicinarsi al settore dei droni che mi chiedono come prima cosa: “Stefano, che drone mi consigli? Sai, sono all’inizio”…

Mi abbrutisco ogni volta che mi viene rivolta questa domanda. NON TI CONSIGLIO UN BEL NULLA. CHIARISCITI LE IDEE, FREQUENTA QUALCHE CORSO, VAI ALLE FIERE e poi FAI A TE STESSO LA MEDESIMA DOMANDA. SOLO DOPO, FORSE, POTRAI TROVARE UNA RISPOSTA.

E’ come se ti rivolgessi ad un cuoco e gli chiedessi: “che pentole mi consigli di usare?” Senza sapere cosa vuoi cucinare, per quante persone devi cucinare e cosa devi cucinare e, magari, in realtà volevi solo un “tegamino” per cuocerti un uovo.


 

Chiudo, finalmente, con un invito a tutti, me compreso.

Facciamo in modo che i prossimi incontri, come le Fiere di settore o le conferenze, workshop, ecc, possano essere non solo momenti per mostrare i propri prodotti o parlare in generale su come siamo bravi, su come volano i droni o anche come siamo disperati perchè non riusciamo a volare per via delle regole troppo restrittive, ecc. Occorre scendere ad un livello più pratico, uscire dalla “progettazione”, dalle teorie, dalle giuste ma eccessive riflessioni e creare metodologie e protocolli di lavoro per offrire SOLUZIONI PRATICHE E ATTUABILI FIN DA SUBITO. Coinvolgere di più il mondo “extra-droni”, quindi meno “ce la cantiamo e ce la suoniamo” e più “tirare l’acqua al nostro mulino” attraendo il pubblico, creando interesse, cultura e bisogni.

Quando da poche centinaia passeremo a diverse migliaia di persone a chiedere che i DRONI entrino a far parte “del quotidiano”, state pur sicuri che non dovremo andare a bussare alle porte di nessuno per chiedere che le regole cambino o sperare di volare tranquilli (chi è in regola) senza incorrere in assurde sanzioni. Anche i clienti si rivolgeranno ad aziende, o Compagnie SAPR, autorizzate, competenti e professionali perché saranno clienti informati e consapevoli degli eventuali rischi a cui possono incorrere se ingaggiano personale non in regola; solo così l’abusivismo tenderà a diminuire progressivamente, solo così il mercato droni potrà decollare.

Detto ciò, tenendo un occhio all’EASA e uno all’ENAC, una mano al portafoglio e l’altra pronta a stringere la mano a chi vuole “fare rete”, invito chi ha capacità e voglia di CONDIVISIONE a scendere in campo e a fare il primo passo.

Lo dico ai costruttori di DRONI, alle grandi aziende italiane che hanno investito in ricerca e sviluppo, nella realizzazioni di soluzioni APR e dei relativi Sistemi payload. Vi invito a promuovere iniziative per fare rete cominciando dal coinvolgere i vostri stessi clienti.

Invito gli organizzatori delle Fiere di settore a creare spazi idonei allo scopo. Spazi per la condivisione, per il lancio di idee, per la promozione delle stesse. Coinvolgere il pubblico, non solo attraverso gli aspetti più ludici legati al mondo dei droni ma mostrando nella pratica le ricadute positive nell’utenza finale derivanti dall’impiego di un SAPR, simulando “situazioni tipo” mostrando anche i risultati in termini di risparmio rispetto ad un servizio simile erogato con metodologie tradizionali.

Sarebbe anche bello poter vedere una cooperazione tra le fiere di settore. Uno stand Dronitaly al Roma Drone e uno Roma Drone al Dronitaly. Insisto su queste due in particolare perché vi ho partecipato come espositore, posso dire di conoscerle e di conoscere anche le persone che le organizzano che ritengo, da entrambe le parti, competenti e lungimiranti. Va bene il libero mercato, va bene la sana concorrenza ma il settore in questo momento ha bisogno di CONDIVISIONE e non di DIVISIONE. Utopia? Non credo, si tratterebbe di collaborare per la crescita e consolidamento del settore, nell’interesse di tutti, anche dei singoli. Il mercato ha bisogno di creare opportunità, momenti di confronto, di scambio di idee e di soluzioni. Invito gli organizzatori delle fiere dedicate ai droni a pensare a delle aree espositori per i referenti delle varie regioni italiane o delle società di consulenza che si occupano di intercettare i fondi europei per presentare prodotti e servizi di consulenza e finanziamento. Cooperare con le fiere di altri settori per diffondere cultura, per informare e mettere in contatto l’offerta specializzata con una domanda, che deve essere informata e aumentare esponenzialmente per assorbire le proposte del settore SAPR.

Victor van Dijk - 1 Euro - Licenza Creative Commons
Victor van Dijk – 1 Euro – Licenza Creative Commons

Stessa cosa per le Federazioni di settore (FIAPR. ASSORPAS, AIDRONI, UASIT, EDPA). Vi invito a porvi come “facilitatori o aggregatori d’imprese”, come possibili Operatori con in seno i vostro soci Piloti di APR. Potreste essere le prime vere Compagnie SAPR. Ovviamente come eventuale soluzione da offrire agli affiliati, non certo come un obbligo.

Lavoriamo insieme affinché  la parola ricorrente del 2016 nel settore droni non sia “boom” (ma in realtà solo di aeromodelli) o “terrorismo” (ipotizzando droni civili che si schiantano su obiettivi sensibili) oppure “mania” (per l’interesse che suscitano i droni ma poi in realtà quelli professionali restano a terra) ma deve essere: SINERGIA.

Grazie per avermi letto fino a qui.

Droni nello spot della nuova Renault MEGANE

Taglio cinematografico, atmosfere drammatiche, un circuito automobilistico come location, diverse comparse e l’impiego di droni in scena.

“Un team di scienziati ha realizzato un esperimento inedito”, questo è il messaggio che sta alla base dello spot della nuova Renault MEGANE e su cui si sviluppa la storia nell’arco di 1 minuto.

Il montaggio ci regala dettagli dell’auto alternati a immagini che ritraggono il suddetto team di scienziati impegnati nella loro ricerca che vede come soggetti di studio due persone comuni.

Simulatori di guida, tute dotate di sensori, attività fisica, computer, strumenti… un protocollo rigoroso dove nulla viene lasciato al caso. Tutto viene monitorato per preparare i soggetti al test vero e proprio: provare l’auto su strada e analizzarne le reazioni alla guida.

Due auto, due piloti, due direzioni opposte, un espediente narrativo che tende a sottolineare che la Renault MEGANE è un’auto che si colloca all’interno di un segmento di mercato che soddisfa le esigenze di un’ampia fascia di utenti, oltre a voler sottolineare la “scientificità” dell’esperimento in sé.

Le auto partono, i sensori delle tute indossate dai piloti iniziano a trasmettere i dati biometrici alle postazioni di controllo. Lungo il percorso di guida sono dislocati numerosi strumenti in grado di tracciare il passaggio delle auto. Le informazioni raccolte vengono analizzate dagli immancabili tecnici asiatici che con la loro presenza contribuiscono a trasmettere allo spettatore un’elevata connotazione tecnico-scientifica e la “serietà” dell’esperimento stesso.

Come una sorta di “ciliegina sulla torta” a circa metà dello spot entrano i scena i droni. In questo momento storico rappresentano un totem attraverso il quale sintetizzare concetti come tecnologia, scienza, ricerca, monitoraggio e anche fascino per qualcosa di non ancora ben collocato nel quotidiano di molti, soprattutto se prendiamo in esame i droni civili ad uso professionale, come in questo caso.

Renault Megane

Il primo ottocottero compare in secondo piano, fuori fuoco, dietro ad uno dei piloti, inquadrato dal posto del passeggero attraverso il finestrino di guida. Segue la traiettoria dell’auto e supera il soggetto in movimento uscendo immediatamente dall’inquadratura. La scena successiva mostra alcuni tecnici con in mano i radiocomandi necessari per pilotare i droni. Subito dopo vediamo la nuova Renault MEGANE, al centro della scena, con ben quattro droni (a giudicare dalle immagini direi che si tratta di S1000 della DJI) che la circondano e la seguono alla stessa velocità monitorandone le performance, o almeno questa è l’impressione che lo spettatore percepirà nel godersi queste immagini.

Il test prosegue con prove di tenuta su bagnato e al termine dell’esperimento gli scienziati, dopo aver elaborato la mole di dati ricavati, giungono alle loro conclusioni scientifiche…

Una stretta di spalle è la sintesi perfetta che palesa il “team manager” circondato da tutti i tecnici che hanno partecipato al test. L’inquadratura non lascia dubbi in merito alla rassegnazione dell’esperto nell’osservare i risultati ottenuti.

In conclusione: “Vuoi scoprire cosa si prova? Guidala!”. Con questo invito all’azione lo spot passa al quadro finale che mostra l’auto e lancia il claim: “Nuova Renault Megane – Wake up passion”.

Crediti e approfondimenti:

  • Advertising Agency: Publicis Conceil, France
  • Executive Creative Director: Marcelo Vergara
  • Art Director: Thomas Roques
  • Copywriter: Antoine Giraud
  • Account managers: Patrick Lara, Adrien Dumont, Jessy Teboul, Arnault Bernardin, Sacha Garel, Karim Ben Hamida
  • Producers: Pierre Marcus, Nathalie Levincent / Prodigious
  • Director of photography: Paco Femenia
  • Informazioni sullo spot dal sito web: http://adsoftheworld.com/
  • Lo spot TV Renault Megane dal canale YouTube di: Renault Italia
  • L’immagine tratta dello spot “Renault Megane: Wake up your passion” su cui sono inquadrati i droni, dal sito: Just Marketing News

StarWars bubuSETTEte. Più che “Il risveglio della forza”…

…è “L’assopimento della platea”

Trama:

Ci sono dei cattivi, tanto cattivi, che minacciano la galassia. Costruiscono un’innovativa, micidiale indistruttibile arma di distruzione di massa simile alla Morte Nera presente in StarWars IV o somigliante anche a quella in StarWars VI; insomma, è proprio quella ma più grande, ha pure il solito buco fatto di proposito per distruggerla senta troppa fatica.

Bel progettone davvero, originale ed efficientissimo. Dopotutto ‘sti “operatori del male” non avevano mai provato “roba simile”, no? Vorrei proprio sapere chi è l’architetto dei cattivi di StarWars. A confronto Calatrava ha ricevuto meno critiche per i suoi progetti.

Poi…

Ci sono i buoni, tanto buoni ma anche ribelli. Si ribellano ai cattivi che non sono più quelli dell’Impero Galattico ma adesso sono quelli del Primo Ordine, una sorta di PD di concezione Renziana; più fighi e moderni rispetto all’Impero. Pare che facciano tanto ma in realtà chiacchierano e basta, anche se a chiacchiere fanno comunque parecchi danni, proprio come il PD.

Insomma, dicevo, ci sono i buoni che non vogliono che i cattivi distruggano la galassia. Questi buoni, che sono i soliti ribelli degli altri film di StarWars con l’aggiunta di qualche altro proselite, hanno una base su un pianeta e si organizzano per fare un attacco al pianeta stile Morte Nera partendo dalla loro base che in questo capitolo della saga non è su un pianeta di ghiaccio, come ne “L’impero colpisce ancora”, ma è su un pianeta nei pressi di Londra… almeno lì si trova la location dove hanno girato la scena. Insomma vogliono sferrare un attacco a quella non Morte Nera travestita da pianetone. Stesso centro di comando, stessi personaggi, più o meno, con qualche decennio in più sulle spalle ma la situazione è pressochè immutata.

Poi c’è una “fighetta”, neppure tanto ma è pur sempre una che fa la fighetta cercando di essere anche un po’ maschiaccio. Vivacchia sul suo pianeta desertico che pare Tatooine ma non è Tatooine.

OK, però è desertico ugualmente.

Sì ma è un altro.

Ma con tutti i pianeti che potevano inventarsi nell’universo StarWars dovevano farne un altro desertico pressoché identico a Tatooine?

rey-star-wars-force-awakens-163332Evidentemente sì. Comunque, bando ai granelli di sabbia, la “moderata fighetta” si mette occhiali e copricapo a turbante per coprirsi testa e volto quando si aggira negli interni e si toglie tutto quando è fuori in piena luce solare ed esposta alle sabbie del deserto e alla guida del suo Speeder Bike.

daisy-ridley-as-reySì lo sai, è alla luce che è più fighetta del solito, al buio non si vede tanto e quindi può anche indossare qualcosa che le permetta di essere un po’ più alternativa underground compilation

Ok… allora lei raccoglie rottami, a differenza di Luke Skywalker in StarWars III che faceva il contadino su Tatooine.

Vedi? Qui c’è la differenza. Lei fighetta che raccoglie la monnezza e lui è ì biondino che fa il contadino, fa anche rima.

SSSSì.. Fammi continuare, dai.

Allora dicevo: lei raccoglie i rottami di astronavi imperiali precipitate sul suo pianeta.

E che ci fanno le astronavi imperiali sul pianeta della fighetta?

Intanto cominciamo a dare dei nomi: la fighetta si chiama Rey. Quindi, Rey raccoglie questi rottami e… lascia perdere del perchè sono cadute le astronavi imperiali sul pianeta di Rey che si chiama Jakku; come Jocca ma con due “K” e la “u” finale.

Quindi… su Jakku, Rey sopravvive raccogliendo questi rottami e rivendendoli al solito mercante di roba vecchia stile Watto in StarWars I ma più grosso e senza ali. Quindi Rey, una volta legata alla poltrona del cattivo di turno, scopre che ha la forza.

Sieee, bella forza! O come mai tutti i Jedi si fanno un mazzo così per imparare a sentire e usare la forza e lei su un lettino, prende e si sforza così?? Senza sapere neppure cosa sta facendo?!?!

Si ma lei è figlia di qualcuno che aveva la forza, tanta forza e quindi…

Di Yoda! E’ figlia di Yoda, dai!

Ma come fa ad essere figlia di un nanerottolo verde, su! Ti ho detto che è fighetta, allora non mi ascolti.

Allora è figlia di Leila, sì, sì è figlia di Leila e di Luke Skywalker.

Ma come fa ad essere figlia di Leila e Luke? Sono fratelli! Ma sei fuori di testa? Sono entrambi Skywalker o quasi.. urca! Leila fa Organa di cognome; ah no! solo nella versione italiana, in realtà sarebbe Leila Amidala Skywalker.

Allora è figlia di, diiiiiii …. non lo so, mi arrendo.

Ecco, allora lasciami continuare, tanto non ci si capisce nulla lo stesso.

Stewie_as_VaderDicevo che lei, dopo tante peripezie, si trova su un letto, legata, prigioniera del cattivo che non è Dart Fener e neppure Dart Vader e neanche Burt Simpson o Stewie dei Griffin. E’ uno che salta fuori così, alla chetichella… Si chiama Kylo e nonostante il nome non è riuscito a far PESARE il suo carisma. Diciamo pure che aveva più carisma Stewie dei Griffin quando impersonava Dart FenVaderetrocome cavolo si chiama…

kylo-ren-headerComunque, il cattivo c’è, ha una maschera e fin tanto che se la tiene, e non si sa neppure perchè la tenga, è un gran cattivo. Ha anche la vociona. Poi Rey che non si fa gli affari suoi lo sfida a togliersela e lui se la toglie. Un uomo tutto d’un pezzo, non c’è che dire.

In sala eravamo tutti in trepida attesa. Un silenzio glaciale era calato tra il pubblico in attesa di vedere il volto di Kylo e poi…

Ma KyLo ha mandato questo qui?

Ha una faccina a ragazzino, ha pure i nei in volto. Se non fosse per i capelli lunghi assomiglierebbe proprio a Renzi. Questo film mi sembra sempre più la Leopolda.

star-wars-7-kylo-ren-unmasked-picComunque Kylo si è tolto la maschera e ha fatto la frittata. Oramai è fatta e ce lo dobbiamo tenere. Quindi abbiamo pure un cattivo che non ha carisma e col volto di un ragazzotto che si è tolto il casco appena sceso dal motorino e che ostenta le sue belle orecchie a sventola.

Però ha una spada laser che è una roba pazzesca. Spara fiamme rosse e ha pure l’elsa dalla quale si sprigionano altre due fiamme rosse laserate. Nel senso che sono dei laser ma talmente “cattivi” che hanno pure le fiamme.

Allora con questa spada fighissima spacca tutto?

Si, soprattutto gli arredi delle sue astronavi. Sei com’è, il ragazzo è un po’ irascibile, è giovane ma anche vanitoso e presuntuoso. Mi ricorda proprio Re… vabbé, lasciamo perdere questo argomento. Comunque Kylo si arrabbia spesso perchè nessuno lo caga.

Ma come?!

Sì lui vuole fare cose, dire cose, spostare cose ma i suoi soldati gli danno poca retta a cominciare da Finn.

finn-john-boyega-1150x600Finn? Huckleberry Finn??

No Finn, il tesserato che si è ribellato al PD… no scusa, quella è un’altra storia. Finn è un soldato del Primo Ordine che si ribella al Primo Ordine perchè non gli piace mettere Ordine come vogliono fare i cattivi del Primo Ordine.

Chiarissimo!

Finn è un nome che gli è stato dato da Poe Dameron, uno dei ribelli buoni che va a giro con i Caccia ala ad X o X-Wing, se lo vuoi dire alla Lucas. In realtà Fin si chiama FN-2187 ed è un soldato.

Allora è un clone come in StarWars II?

No non è proprio un clone, anzi dovrebbe essere un umanoide ma non ho ben capito di quale razza, sicuramente non caucasica.

Ma Finn che fa?

Scappa poi combatte, poi flirta con Rey ma come in ogni “buon script” che si rispetti quando c’è un gioco di coppia, prima i due si odiano e poi dopo si amano.

Ma allora come Luke e Leila?

Hummmmm! Ti ho detto che i due sono fratelli, anche se “pareva” che flirtassero in StarWars IV. Leila amava Ian Solo.

Ah!.. Ok

Quindi Finn aiuta Rey a fare cose mentre scappano, vanno da un pianeta all’altro e incontrano Edna Mode.

Chi, quella de Gli Incredibili?

Maz-Kanata-1Sì, più o meno, dopotutto StarWars II è della Disney, come Gli Incredibili. Probabilmente alla Pixar Animation Studio avanzava qualche modello 3D di Edna e lo hanno utilizzato per realizzare Maz Kanata, la “locandiera” o “piratessa” spaziale che accoglie il mal’assortito gruppetto di sedicenti buoni della galassia che si accingono ad andare alla base dei ribelli.

Maz Kanata li riceve all’interno di un bar, tipo la Cantina in StarWars IV ma con altri personaggi alieni, simili a quelli della Cantina ma comunque diversi e c’è uno in particolare che sembra Jabba the Hutt con tanto di “donnina allegra” al suo fianco, stile Leila incatenata come compare ne Il Ritorno dello Jedi.

Ma che fa ‘sta Kakata?

Kanata, ho detto Kanata! Già assomiglia a Edna Mode de Gli Incredibili, ad una delle bambole di pezza di “9” o al personaggio Abe Sapien di Hellboy, poi la chiami anche Kakata…

Insomma, Kanata dice cose al gruppetto di turisti e fa in modo che Rey trovi la spada laser di Luke Skywalker che riponeva nella cantina della Cantina in attesa che qualcuno venisse a prendersela.

E che ci fa Rey con la spada laser di Luke?

Si spara un film che è un mix tra il suo passato e una proiezione del futuro, o roba simile. In pratica, come la trova la afferra e nel momento in cui la tocca parte un trip pazzesco di immagini. Diciamo che è da qui che anche lei sospetta che non deve essere tanto normale.

Ma scusa, i vecchi personaggi come Ian Solo, Chewbacca, R2-D2, C-3PO, Leila, Luke, che fine hanno fatto?

Ci sono, ci sono, chi in buona forma, vedi Chewbacca, e chi risente degli anni. Comunque, Ian Solo è tornato a fare l’azzeccagarbugli insieme a Chewbacca. Entrambi vengono reclutati, loro malgrado, da Rey e Finn per andare in cerca della base dei ribelli per consegnare una parte di una mappa spaziale nascosta dentro BB-8 che dovrebbe mostrare dove si è nascosto Luke Skywalker; unico, pare, Jedi della Galassia (almeno tra quelli che hanno il patentino).

BB-8_su_JakkuBB-8?

Sì, è il nuovo droide astromeccanico “palliforme” presente in questo film. Il nuovo trastullo per gli spettatori e il Santo Graal del merchandising Disney.

Dentro BB-8 c’è un dispositivo nascosto da Poe Dameron e che contiene una porzione di quadrante stellare che serve a trovare Luke. Un po’ come accadde tra R2D2 (alias C1-P8 per gli italiani) e Leila che voleva inviare un messaggio a Obi-Wan Kenobi senza farlo finire nella amni dell’Impero; lo inserì in R2D2 e lo mandò a giro per la galassia fin tanto che il droide non raggiunse Obi-Wan Kenobi.

Noi abbiamo gli smartphone e un sacco di altri device che ci connettono costantemente tutti ovunque ci troviamo e “loro”, in una galassia lontana lontana, in un’indefinita data nel futuro, per inviarsi un messaggio devono ricorrere ad un espediente tipo messaggio in bottiglia dove la bottiglia viene sostituita da un droide… Boh! Comunque, il robot palla fa il suo dovere, chi non lo fa è C-3PO.

O questa? Perchè non fa il suo dovere?.

Ma che devo dirti… nel vedere una porzione della mappa contenuta in BB-8 non riesce a confrontarla con nessuna altra mappa stellare contenuta nel suo database. Quando invece R2-D2 si riattiva, dopo una ricarica durata tutto il film, e proietta un’immagine della galassia in cui manca solo il pezzetto che custodiva BB-8, tutto diventa chiaro e comprensibile. Non è che il pezzetto in questione fosse ripiegato tipo origami o fosse sbriciolato e rimescolato in milioni di pezzi, era solo un tassello, tipo puzzle, facente parte di un’immagine più grande. Il droide protocollare non è riuscito a capirci una mazza.

Va bé, insomma, dai, te lo dico… Leila ha tromb… con Ian Solo ed è venuto fuori questo gioiello di ragazzone che è Kylo Ren che voleva fare lo Jedi. Poi sai come vanno a finire queste cose: trovi certi amici, ti fanno storie, conosci qualche ragazza, fai tardi la sera e ZAC! Rinneghi tutto e passi al lato oscuro della forza facendoti un tuo club con tanto di distintivi, affiliati e astronavi galattiche.

Ma chi cacchio gli dà i soldi per fare tutto questo?

Le tessere di partito e i due euro quando fai le primarie, di solito funziona così; poi ci metti qualche festa del Primo Ordine, dove trovi i volontari a vendere tortellini e rosticciane, e il gioco è fatto. Poi ci sono le coop e con quelle lo sai che ci puoi fare tanti soldi. Comunque Kylo Ren si fa il suo bel Impero 2.0 anche perchè alle sue spalle c’è qualcuno di grosso che lo protegge e lo addestra a modino.

Chi? le banche?

star-wars-il-risveglio-della-forza-andy-serkis-smentisce-una-teoria-248692-640x360Macché banche è il Leader Supremo Snoke, alla faccia della modestia… Una sorta di mega ologramma che ogni poco incalza sulla nullafacenza di Kylo Ren e invita a giocare alla guerra il Generale Hux dell’armata del Primo Ordine. Hux è un guerrafondaio che mal se la star-wars-the-force-awakens-domhnall-gleesonintende con Kylo col quale ingaggia spesso dei battibecchi che paiono usciti da Modern Family ma in compenso è tanto bravo ad intrattenere le folle di soldati a cui dispensa discorsi da vero leader fatti di bla e altri bla e perchè noi siamo così e loro sono cosà… Insomma, la solita roba che si sente alla Leopolda.

Comunque, PD a parte, anche qui ci sono botte e schianti ma gli unici due colpi di scena sono…

Dai! Hai spoleirato fino ad ora e adesso che sei alla fine non mi dici il più?!

Va bene.

Il primo è la morte di Ian Solo per mano del suo amato figlioletto Kylo che in una scena originalissima trova la morte su una passerella che collega due lati di questi assurdi luoghi open space che caratterizzano il nulla degli impianti di morte dei cattivi di turno.

Mi chiedo anche, oltre a chi sia l’architetto citato in apertura, di chi si servono i cattivi di StarWars come consulenti per la sicurezza sul lavoro. Mai che ci fosse una ringhiera, un parapetto o due cartelli tipo “attenzione pavimento bagnato” nei pressi dei mega baratri che si aprono in ogni dove all’interno di questi altrettanto mega ambienti inutili ma che fanno tanto: “oh! Si vede che abbiamo soldi e siamo potenti, vero?”

Il secondo vero colpo di scena è la suddetta ciulata tra Solo e Organa da cui è nato, appunto, quel capolavoro di kylo.

Questo me lo avevi già detto.

E lo so ma non c’è mica tanto altro, sai?

Diciamo pure che chi ne esce veramente bene in questo settimo capitolo di StarWars è Chewbacca che ha un ruolo più caratterizzato, ironico e ricco di sfumature.

Ma le astronavi? Almeno quelle ti saranno piaciute?

I modellini della LEGO? Insomma… Lo shuttle di Kylo Ren è la brutta copia dello shuttle imperiale in versione dark a cui sono state tolte le varie stondature e l’alettone centrale dorsale che lo rendevano molto accattivante e moderno. Nello shuttle black di Mr. Kylo, tutto è spigoloso e nero, proprio per renderlo più facile da realizzare con i mattoncini LEGO; altra trovata Disney per dare un bell’aiuto al merchandising.

Le altre astronavi?

Le uniche che si vedono bene sono gli X-Wing dei ribelli e un po’ i caccia TIE del Nuovo Ordine che sono diventati ancora più neri. Gli incrociatori stellari si vedono ma mai nella loro interezza, solo dettagli e mai inquadrature che ne permettano di godere a pieno la loro magnificenza e grandiosità.

OK, e il Millennium Falcon?

Stiga! E’ l’unica macchina che col passare del tempo migliora. Fosse vino lo capirei. Gli stessi eroi di questo StarWars la definiscono un rottame ma nonostante ciò si muove molto meglio rispetto a come lo abbiamo lasciato nei precedenti episodi. Non solo, si permette anche di precipitare sullo pseudo pianeta in stile Morte Nera e non farsi una mazza.

Uffina.. ma almeno i mitici decolli e atterraggi ci sono stati?

Che vuoi decollare… è un po’ come con i droni in Italia. “Tanto rumor per nulla”; non si vede decollare nulla. Una delle cose che davano la sensazione di potenza, di maestosità ma anche di peso e lotta contro la gravità erano proprio i decolli e gli atterraggi del Millennium Falcon come quelli delle altre astronavi viste nei precedenti episodi di Star Wars. In questo tutto si consuma velocemente. Vedi il prima, il dopo e poco o nulla del durante, inteso come atterraggio o decollo vero e proprio.

E va bene, ma almeno Luke Skywalker ha salvato tutto, no?

NO! Credo che a 30″ di presenza in scena non ci arrivi. Non dice una mazza e per giunta si è pure ritirato su uno scoglio, scoglionato pure lui, a non fare praticamente nulla, solo perchè come insegnante Jedi si è dimostrato un fallimento. Facessero così anche i Ministri della Pubblica Istruzione italiana oggi non avremo i problemi della scuola che abbiamo.

Ecco… ci siamo fatti queste due chiacchiere su StarWars VII.

In sintesi ho trovato questo film piuttosto lento nella prima parte e un bel “mappazzone” nella seconda. Mi sono immaginato J.J.Abrams a cui gli veniva detto che avrebbe diretto StarWars. Per non fare cazzate come in Super8 o in Lost che ha fatto? “Copia e incolla” di ciò che ha funzionato nei precedenti episodi riproponendolo in una chiave più attuale. Più che un sequel questo StarWars sembra un remake dei precedenti episodi. Un film a cui manca coralità e magnificenza, privato di quegli ingredienti che ti facevano capire che lo spazio era veramente grande, che era popolato da mondi e creature fantastiche e che tutto aveva un senso perchè quel tutto ruotava attorno al bene e al male alla forza e al lato oscuro di essa. I cattivi erano cazzuti e i buoni erano veramente forti. Ora i buoni sono una ragazzina, un soldato disertore in sovrappeso, un Wookiee e un droide a forma di palla che rotola e sbatte tra un lato e l’altro della galassia. I cattivi sono dei bimbi minchia e un mega ologramma stile LaserShow a Gardaland.

Comunque, diciamo che “andava visto” e che sicuramente, per quanto io, voi, tutti noi possiamo parlarne bene, male, così e così, questo StarWars VII si pone come ennesima pietra miliare nella storia del cinema; gli incassi lo dimostrano e tutto ciò che è stato prodotto e che verrà realizzato in seguito testimoniano quanto sia potente la macchina Lucas, Abrams, Disney…

A me resta solo un lontano, fievole tremito nella forza.

Crediti foto:

La coroncina elettronica. Il Tamagotchi col messaggio del Papa

Argomento spinosissimo come la corona di Cristo. Il confine tra sacro e profano è labile ma non ho cominciato io…

Guardi la TV, anche se sempre più raramente, e improvvisamente ti imbatti in qualcosa di incredibile.

Che oggetto strano. Sul momento mi pareva un Tamagotchi o la sua più attuale versione ma poi ho visto passare l’immagine della Madonna, quella di Gesù e anche del Papa…

A seguire una serie di immagini che ritraevano “lo stato di grazia” dipinto sui volti di persone che avevano utilizzato questo strano oggetto dalla forma ad uovo, simile a un deodorante per ambienti di ultima generazione.

La cosa che mi ha lasciato subito esterrefatto è stata proprio l’espressione sul volto degli attori che hanno interpretato le diverse tipologie di avventori, fedeli, devoti, estremamente soddisfatti dall’utilizzo di questo strano oggetto e che rappresentavano una rosa di “papabili” acquirenti estremamente bisognosi di conforto, pronti a riporre tutte le loro speranze nella Coroncina della divina misericordia.

rosario-coroncinaDi fatto questo oggetto tecno-religioso svolge appunto la funzione di coroncina elettronica, presumo quindi che tenga il conto delle varie preghiere senza dover “snocciolare” il desueto ma più tradizionale rosario. Di questo francamente non ne sono così sicuro. Ad un certo punto dello spot si vede anche l’anacronistica corona, stretta tra le mani di una fedele, ma non so se l’immagine si pone come “elemento comparativo”, per dimostrare l’efficacia del nuovo sistema a svantaggio del più classico, o se l’immagine del vecchio rosario si pone come ulteriore elemento rafforzativo, passando come messaggio che la corona hi-tech “amplifica” gli effetti di quella tradizionale.

Boh… misteri della fede.

Comunque, l’ovetto ha 7 led numerati e l’immagine di un mezzobusto di Gesù incastonato all’interno di  una sede circolare circondata da una serie di solchi disposti a raggiera. Non sono solo incavi decorativi ricavati nella plastica di cui è costituito gran parte dell’ovetto ma celano sul retro, nella parte interna dell’uovo, una piccola cassa audio e le fessure stampate permettono di udire la riproduzione di alcune tracce audio tra cui anche un messaggio vocale di Papa Francesco.

Se smaniate dalla voglia di sapere quante e quali tracce audio sono presenti all’interno della Coroncina Elettronica, visitate il sito ufficiale cliccando qui.

Non so se questo fantastico dispositivo disponga anche di un’ampolla con l’acqua santa e di un dispenser per le ostie ma credo che la futura versione 2.0 di questo prodotto potrà darci grandi soddisfazioni.

Ma torniamo per un istante ai volti dei testimonial che dovrebbero rappresentare varie generazioni e addirittura diversi problemi a cui far fronte e magari risolvere grazie all’utilizzo “dell’ovetto”.

“Direttamente dalla chiesa di Santo Spirito in Sassia a Roma vi presentiamo l’unica e originale coroncina elettronica della divina misericordia, incluso uno speciale messaggio di Papa Francesco.”

Un roboante messaggio lanciato con un’enfasi che potrebbe fare invidia a Carlo Conti durante il Festival di SanRemo mentre annuncia il brano, il cantante e gli autori del pezzo che di lì a poco andremo a sentire.

A questo punto della televendita parte la voce del Papa Francesco e a seguire la prima “testimonianza” di una fedelissima “ovomunita” che ci racconta che “da quando ha la coroncina della divina misericordia le basta stringerla al petto per sentire conforto”,

…o anche Radio Maria.

L’espressione della donna anziana è decisamente “piena di grazia”; viene inquadrata dal basso verso l’alto poi l’inquadratura indugia qualche istante sul volto permettendoci di ammirare la gioia di questa graziosa, anziana signora immortalata nel pieno dell’acme spirituale, con gli occhi rivolti al cielo e un accenno di sorriso che testimonia di aver ottenuto il conforto sperato.

Che oggetto meraviglioso!

Con soli Euro 59,90 potrete acquistare “il simpatico Tamagotchi” che “vi aiuterà a superare dei momenti difficili in famiglia”.

Lo spot continua mostrandoci una madre che è in pensiero per un figlio – non c’è dato sapere per quale motivo in particolare, comunque lui intanto siede sulle scale dell’Eur, tutto imbacuccato per proteggersi dal freddo, poi, sicuramente grazie all’ovetto utilizzato a modino da mamma, il giovine scapestrato fa ritorno a casa. Qui in una sorta di C’è posta per te, assistiamo all’abbraccio commosso tra madre e figlio (o presunti tali) che una volta ritrovati non potranno che ringraziare “l’ovetto”.

Ovviamente la voce fuori campo ci rammenta che: “L’amore vince su tutto, anche quando sembra impossibile. Le parole di Gesù dettate a Santa Faustina saranno il faro nella notte per i vostri amici che si sono persi”.

A questo punto si sente una breve preghiera, una di quelle registrate “nell’ovetto”. Successivamente vediamo un uomo che accarezza una donna e su questa bellissima immagine sentiamo nuovamente la voce fuori campo che si pronuncia in questo modo: “Recitare la coroncina della divina misericordia riaccenderà in voi l’amore dimenticato e vi restituirà la gioia di vivere su questa Terra”.

Subito dopo il tono dello speaker cambia: da voce suadente e calda passa ad un timbro più alto, rapido e incisivo. Con tono da pura televendita ci spiega che la coroncina della divina misericordia è un dispositivo elettronico piccolo, leggero, tascabile e resistente agli urti e, udite, udite, la versione proposta in questa offerta televisiva (si presume quindi che ce ne siano anche altre) è stata curata e personalizzata dalle Edizioni Paoline di Roma

Zac!

è qui che salta fuori una suora ripresa di spalle che si avvia lentamente lungo la navata centrale di una chiesa, poi…

…riborda con la voce del Papa Francesco e infine, ecco l’atteso invito all’azione che recita: “Chiamate il numero che vedete e chiedete informazioni sulla coroncina della divina misericordia, con la voce del nostro amato Papa Francesco”.

In pieno Giubileo gli articoli di merchandising di chiara matrice cattolica trovano terreno fertile tra i pellegrini che si recano a Roma e anche tra gli stanziali televisionemuniti che pellegrinano virtualmente davanti al proprio schermo. Attraverso i soliti clichè che da sempre caratterizzano le televendite viene tele-promossa a pieno titolo anche la Coroncina della divina misericordia.

Nel mondo in cui ci troviamo ci sta dentro anche un dispositivo del genere ma trovo decisamente imbarazzante, per non dire di cattivo gusto, associare una certo tipo di messaggio ad un prodotto commerciale facendo leva sulla fede, sulle fragilità di certe persone e infarcendo il tutto con un’aura di santità che appartiene ad altri luoghi, altri modi di fare religione, senza necessariamente scomodare Gesù, la Madonna e il Papa (sarei curioso di sapere se il Papa è a conoscenza di questo prodotto e del fatto che la sua voce è stata registrata, duplicata su “n” ovetti e sfruttata per scopi commerciali).

Ma che domande mi pongo?!?!

Comunque, cari fedeli e non, il mondo è bello perché è vario, così almeno cita un noto adagio popolare. Direi anche che il mondo è bello perché ognuno può scegliere di fare o non fare certe scelte ma la domanda fondamentale in tutto questo delirio tecno-religioso-televenduto-ovettato è:

con la coroncina della divina misericordia le batterie sono incluse o vanno acquistate a parte?

E adesso godetevi lo spot/televendita:

Approfondimenti:

 

Droni agli arresti domiciliari e il business delle parole…

Blindato, terrorismo, ISIS, foreign fighters e droni. 

Non necessariamente in questo ordine ma spesso, troppo spesso, queste parole vengono accostate tra loro.

Qualche anno fa mi avvicinai al settore dei droni con la convinzione che potesse offrire nuove opportunità di lavoro. Si diceva che le tecnologie dei droni civili erano state “sdoganate” (altro termine abusato) da quelle militari – quindi che erano molto efficienti – e che la ricerca e lo sviluppo delle tecnologie avrebbero portato nel corso degli anni al raggiungimento di incredibili risultati nelle performance degli aeromobili a controllo remoto, parallelamente all’implementazione delle applicazioni in cui impiegarli in ambito civile.

droneMilitare

Io stesso avevo deciso di avvalermi di un SAPR per effettuare riprese, foto e video pubblicitari ma con le prime avvisaglie che preannunciavano l’entrata in vigore del Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto capii che le cose si sarebbero decisamente complicate. In parole povere, come si dice a Prato: “ho ripreso ì mì balocchi e son tornato a giocare nì mì uscio”.

“Eppure avevamo detto che i droni sarebbero stati il futuro…”

A tutt’oggi ritengo che avviare in Italia un’attività che implichi l’impiego di APR sia da valutare con la massima attenzione; non solo per tutti gli aspetti burocratici, normativi, legali, sanzionatori, assicurativi, correlati e derivanti da ciò che è riportato su:

a cui si riferiscono le sanzioni emanate dal

e per quanto previsto dalle regole sulla Privacy, in merito alla realizzazione di foto e di video, definite dal:

ma anche per tutto ciò che i media dispensano a loro uso e consumo ipotizzando molteplici utilizzi dei droni in ambito terroristico, talvolta sconfinando nella fantascienza o prospettando scenari apocalittici che paiono dei suggerimenti verso i neo-terroristi.

Posso usare un coltello da cucina per tagliare il pane o la carne ma non divento automaticamente un serial killer e dato che i serial killer e gli assassini utilizzano anche i coltelli per uccidere, non credo che vietandone l’uso si possano eliminare gli omicidi; di sicuro si manderebbero fallite le panetterie, le macellerie, ecc. che utilizzano quotidianamente i coltelli per svolgere il proprio, lecito lavoro.

Torniamo alle parole che in questo momento “vanno per la maggiore” e che i media utilizzano in ogni dove per caratterizzare i propri servizi giornalistici.

BLINDATO: a seguito dei fatti di cronaca accaduti a Parigi è il termine più utilizzato per definire una zona impenetrabile, chiusa, sigillata.

E’ quasi un termine onomatopeico che suona come: “forte”, “ferro”, “serratura”, “sicuro” e che trasposto in un contesto di cronaca dovrebbe darci la garanzia di estrema sicurezza e di massimo controllo laddove però, evidentemente, non si riesce a garantire né l’una e né l’altra cosa se non la limitazione della libertà alle persone comuni e non escludendo in assoluto la possibilità di agire a quelle più scellerate. Oltretutto si procede a “blindare” un’area o un’intera città solo dopo essersi verificato un fatto di estrema gravità che ha prodotto vittime civili. E’ un po’ come voler mettere i soldi in una cassaforte dopo essere stati rapinati.

Prima o poi il livello di attenzione cala inevitabilmente e ciò che si è fatto oggi, con estremo sacrificio, spendendo milioni di Euro in procedure di sicurezza, intelligence, armi e dispositivi vari, diventa praticamente inutile col passare del tempo. Cambiano le strategie dei terroristi, cambiano gli obiettivi, cala l’attenzione da parte delle forze dell’ordine e tutto torna ad assumere una condizione di “normalità”, fino al nuovo fatto di sangue.

Ma a parte questo, il termine BLINDATO piace, va parecchio. Se ci fosse una “borsa delle parole” oggi avrebbe una quotazione altissima.

A fianco o nelle vicinanze di blindato troviamo TERRORISMO, altro termine che evoca nelle menti di ognuno immagini cruente. Vorrei poter abusare del termine che indica l’esatto contrario ma di fatto, il SERENISMO o il FELICISMO o il CALMISMO ma non sono termini in uso; peccato, forse questo è sintomatico ed indica la vera natura dell’uomo.

Poi abbiamo ISIS che è l’acronimo di Islamic State of Iraq and Syria. Che dire in merito… anche nulla. Si è detto e ridetto di tutto e di più e francamente, io che sono un semplice cittadino che subisce come voi il peso delle parole e ancor di più della sostanza prodotta da questo clima di NON PACE, non voglio aggiungere nulla in merito a qualcosa che si autoproclama uno Stato e che di fatto esiste solo per uccidere le persone e annichilire il concetto stesso di cultura e di evoluzione umana.

Da ISIS il passo a FOREIGN FIGHTERS è breve. Altro termine abusato, diventato quasi un titolo altisonante che di fatto vuol dire: “combattente straniero”, anche se in modo più hollywoodiano, usato al posto di qualche appellativo più scurrile, meno giornalistico ma più consono e all’uopo per indicare quell’essere che si cimenta nel terrorismo. Secondo il mio modestissimo parere è un termine anche troppo lusinghiero, soprattutto la seconda parola: FIGHETER che dovrebbe essere associata ad un personaggio come Leonida o ad un Cesare o un lottatore di Wresling o ad uno di Boxe e non a dei fanatici il cui cervello ha pensato bene di dissociarsi e andarsene dal loro corpo da parecchio tempo.

Ma veniamo all’ultimo dei termini che ho elencato in apertura di questo post; quello che francamente riterrei il più innocuo tra questi: DRONI.

Oggi la parola DRONE è abusatissima. Viene indiscriminatamente utilizzata per indicare tutto ciò che è dotato di un’intelligenza artificiale, più o meno evoluta, e che si muove senza un pilota a bordo.

Ho sentito indicare drone:

  • Auto
  • barche
  • robot
  • sottomarini

e anche

  • aerei o elicotteri dal design innovativo ma che a bordo hanno comunque un pilota.

Mi manca solo di sentire qualche idraulico indicare “drone” una lavatrice di ultima generazione e siamo a posto.

Solo per fare chiarezza, un DRONE può essere solo due cose:

  1. il maschio dell’ape
  2. un’aeromobile a controllo remoto (il cui nome deriva proprio dalle caratteristiche fisiche, comportamentali e dal rumore prodotto durante il volo dal suddetto insetto).

Comunque, pare che se non utilizzi i DRONI per fare un po’ di tutto, meno che per quello che servirebbero (viste le restrizioni per l’utilizzo di questi aeromobili in ambito civile), non sei “alla moda”.

Detto ciò, oggi i DRONI pare che siano il pericolo numero uno per le intelligence di tutto il mondo, senza pensare che gli unici droni che fino ad oggi hanno fatto seri danni sono stati solo quelli militari, oltretutto impiegati proprio con l’intento di fare danno.

Comunque, l’associazione delle parole blindato, terrorismo, ISIS, foreign fighters e droni è diventata la miscela vincente per vendere giornali e realizzare talk show improntati esclusivamente su questi argomenti.

Considerando che un terrorista dell’ISIS ambisce per dottrina e lavaggio di cervello, quando non ci ripensa all’ultimo istante, a immolarsi per un distorto “credo religioso”, mi pare molto difficile che possa utilizzare un drone per compiere un attentato.

Comunque, anche se il “suo credo religioso”, edulcorato da fifa, gli suggerisse di mantenere la propria incolumità, non credo che l’interdizione di uno spazio aereo ai droni o agli ultraleggeri possa evitare l’utilizzo di questi aeromobili in ambito terroristico. Francamente non me lo vedo proprio il tizio dell’ISIS che si reca da ENAC per mettersi in regola con tanto di attestati, manuali di volo e documentazioni varie con l’obiettivo di compiere un attentato col proprio APR. Oltretutto in area critica soggetta ad assembramento di persone, su via, non si può proprio. O li usa, a prescindere, o continua ad utilizzare il suoi “bei” Kalashnikov, cinture esplosive e aggeggi vari di morte, acquistati presso i venditori di armi, degli stessi paesi dove poi i terroristi li impiegano; credo oltretutto che vedano questo processo come una sorta di nemesi perfetta.

Parlare delle possibili “strategie del terrore” in termini mediatici ha un maggiore effetto sull’opinione pubblica se vi si associa la parola DRONE.

Un oggetto che vola, pilotato in remoto da chissà chi e da chissà dove, magari carico di esplosivo o di un pericoloso virus letale. “Fa audience”, crea attenzione, si possono chiamare in causa esperti e sedicenti tali in varie trasmissioni televisive per parlare dell’argomento in modo quasi morboso. Le ipotesi si sprecano e gli ascolti salgono e l’opinione che si forma tra la gente in merito ai DRONI è sempre più DRONI = TERRORISMO.

Poi arrivano le contraddizioni.

Qualche giorno fa ho postato sulla mia pagina Facebook DRONE alcuni articoli che riportavano le parole del ministro Angelino Alfano il quale comunicava perentoriamente l’interdizione dello spazio aereo ai DRONI e agli ultraleggeri sulla capitale durante il Giubileo. Il giorno dopo si leggeva sui quotidiani online che le forze di polizia avrebbero utilizzato i DRONI per prevenire attentati. Il giorno dopo ancora il prefetto Gabrielli dichiarava che i droni “sospetti” sarebbero stati abbattuti; “credo che si riferisse a quelli con occhiali da sole e baffi finti”.

In fondo a questo post, se volete, potrete deliziarvi leggendo gli articoli di cui vi ho appena parlato.

Forse mi sono perso qualcosa… ma il volo degli APR sulla capitale o su qualsiasi altra città, prima dell’era ISIS, era possibile? …Mah!

Diciamo pure che se uno prende e vola con un APR in Piazza Navona, per dirne una, o a San Pietro, per dirne un’altra, viola la legge, a meno che non abbia ottenuto da ENAC un “permesso di volo in area critica in scenario misto” e che lo abbia condiviso con le autorità di PS del luogo che hanno l’ultima parola in merito; questo perchè se le autorità di PS, per esempio, avessero autorizzato per quel giorno, a quell’ora “un corteo con la Camusso“, che per l’appunto transita proprio nella zona di volo dell’APR, questo creerebbe non pochi problemi…

Ma tutto questo non fa figo e quindi i media non ne parlano. No, non della Camusso ma delle questioni burocratiche legate all’uso di un APR in città – e non mi riferisco a quelle tre fette di prosciutto con le ali definite DRONI sotto i 300gr. –

Alla fine di tutto questo delirio, chi già aveva difficoltà a lavorare con gli APR, pur con tutte le sue autorizzazioni, assicurazioni, certificazioni varie, oggi si trova ad essere paragonato alla stregua di un Hezbollah fondamentalista guerrafondaio.

vignetta terrorista

Vorrei ricordare che nel mondo il business delle armi supera di gran lunga quello dei droni civili e che un drone civile può essere impiegato in moltissimi scenari per innumerevoli scopi di pace mentre un’arma può solo uccidere, anche se sono impiegate in quelle che definiamo missioni di pace o missioni umanitarie ma che di fatto, spesso, si trasformano in missioni “portatrici di morte”.

Quindi, che futuro potremmo sperare per i droni?

A mio avviso si è spostata la linea di arrivo e di ripartenza o quella che avrebbe dovuto sancire l’apertura di un vero e proprio mercato e del relativo business per il settore dei droni civili. Questo almeno in Italia.

Per quanto ci possiamo impegnare, investire e sperare, vedo che gli APR restano per il momento degli apparecchi in uso ad una nicchia di utenti, troppo pochi per essere definiti un “mercato di riferimento”, troppo pochi per essere ascoltati, troppo pochi per poter fare la differenza in un settore che ha un incredibile potenziale inespresso, sottomesso da regole che limitano chi lavora con coscienza e serietà e risultano poco efficaci per frenare il fenomeno dell’abusivismo.

Si dice che il settore sia ancora acerbo, che dovrà svilupparsi e che i risultati si vedranno nel tempo. A me pare che il settore abbia subito un evidente arresto. Sento parlare più o meno delle stesse cose da circa tre anni e non mi pare di vedere tutti questi droni in cielo o che il mercato dei droni sia effettivamente “decollato”.

Si sente parlare di un boom di vendite di droni e di un incremento di APR che volano in regola.

Nel primo caso il boom si riferisce a quelli venduti spesso dalla grande distribuzione e che oltretutto non dovrebbero essere considerati come dei droni ma degli aeromodelli impiegabili per scopi ludici; anche se qualcuno li usa in modo “promiscuo”, (non previsto dalla legge e quindi per impieghi non proprio regolari).

Nel secondo si parla di un normale incremento dovuto all’ammodernamento e allo sviluppo delle flotte in carico alle aziende produttrici degli stessi APR e di quelle che ne acquistano più di uno per garantire un livello di continuità di servizio nell’ambito della propria professione.

Se a questo ci aggiungiamo il TERRORISMO MEDIATICO unito ad una certa faciloneria nel modo di comunicare della nostra classe politica, penso che la ripartenza del settore sarà roba destinata ad un’élite di “soliti noti”, quelle aziende che potranno permettersi il lusso di gestire appalti pubblici, difesa, sicurezza, intelligence e che sapranno imporre APR ridondatissimi, censitissimi, scatolaneramuniti, transponderati, con sistemi anticollisione, paracadute, airbag, triccheballacche e soprattutto il teletrasporto, almeno se qualcosa deve accadere è meglio che accada lontano da casa nostra; l’importante è parlare, parlare, parlare e i droni civili, quelli che avrebbero potuto e dovuto creare migliaia di posti di lavoro, avranno sempre ampio risalto nelle cronache dei giornali, per il diletto di qualche giornalista o politico che si diverte a “fare la guerra” con le parole, preferendo parlare o straparlare di droni ad uso civile invece di affrontare seriamente il problema delle armi vere ad uso incivile.

 

Articoli di approfondimento:

 

 

“Quando lo spot arresta la natalità”

Chi lo ha detto che le pubblicità con i bambini sono tutte carine?

Diciamo che in linea generale la cosa può avere un fondamento di verità.

Ci sono spot dove i bambini rendono tutto più tenero, giocoso, simpatico, dolce, ecc… ma ce ne sono altri che sovvertono questa tendenza offrendoci una spiegazione logica del perché la natalità, almeno in Italia, pare che sia in calo.

Prendiamo due spot “a caso”: Lufthansa Nonstop you e Opel OnStar.

Andiamo in ordine e con calma partendo dallo spot della nota compagnia aerea tedesca.

Tre location: auto, aeroporto, aereo.

Protagonista: bambina scassapa… saputella, con doppiatrice toscana, precisazione che da toscano mi sento in dovere di fare vista la pronuncia della frase di apertura che si conclude con un bel “questione di fisica” che lascia intuire che l’abbia proferita una mia vicina di casa.

Prima scena: la bambina è in auto col padre o con lo zio o con un assistente sociale che ha l’incarico di portare “l’essere” in un altro paese per farlo adottare, visto che a casa sua non lo sopporta più nessuno. Lei è seduta, guarda dal finestrino e vede un aereo in cielo; lo spettatore lo può apprezzare attraverso l’immagine riflessa sul vetro dell’auto. La bimba, che altro non è che una scienziata del CERN sottoposta ad uno speciale raggio “anti age”, si gira verso l’adulto e gli rivolge questa frase: “La spinta è creata dalla propulsione, è questione di fisiaaa”; è qui che si sente la “c” aspirata.

Seconda scena: siamo all’aeroporto, zona d’attesa. “L’essere”, con sembianze da bambina, vede da una grande vetrata gli aerei in sosta in prossimità dei vari gates di imbarco. Ispirata da cotanta bellezza tecnologica si sente in dovere di andare a rompere le scatole ad una malcapitata che è a pochi passi da lei, tranquilla, seduta, intenta a leggersi una rivista. La piccola si avvicina alla signora e liscia, liscia, pare unta, perentoriamente le dice queste parole: “L’aerodinamica di un aereo è questione di fisica”. Ovviamente la tipa che la ascolta, suo malgrado, resta basita offrendo a beneficio della camera uno sguardo di stupore, misto a perplessità, condito con un “ma chi l’ha sciolta questa, aiuto, dove sono i genitori, vado via, scappo”.

Terza ed ultima scena: la giovane aliena è seduta al suo posto sull’aeromobile Lufthansa. E’ notte, luci soffuse. Lei copre il suo peluche con la copertina (quante cose potrebbe dire quel peluche e quante cose farebbe se solo potesse). Lei si avvicina al pupazzetto e infierisce contro di lui dicendogli sottovoce: “E quanti si sentono a proprio agio a bordo…”. La frase viene interrotta, per fortuna, dal provvidenziale intervento della hostess che intenzionata a confinare la bimba nel deposito bagagli riesce per un istante a reprimere il proprio istinto rivolgendosi alla piccina con soave proferir: “Questo è questione di chimica”, alludendo probabilmente a una qualche sostanza da impiegare per dare una “gasatina” alla fenomena.  La hostess sorride alla bambina offrendo alla camera un volto solare e incantevole ma che nel contempo esalta ancora di più “la minaccia fantasma” appena enunciata. La hostess si allontana, l’inquadratura passa sul volto della bambina, aliena, scienziata tappa… che ci regala l’ultimo secondo e mezzo del suo bel faccino sul quale è sparita qualunque traccia di saccenza per lasciare spazio ad un’espressione da punto interrogativo grosso quanto l’aereo.

O beccati questa!

Altro spot… sempre roba tedesca. Mah! Comincio ad insospettirmi della coincidenza.

Casa Opel. Non si parla di un’auto in particolare ma di un servizio che la nota casa automobilistica tedesca propone ai propri clienti.

Location principale: area carrabile antistante alcune villette a schiera in zona residenziale.

Un tizio esce di casa e sta per salire sulla propria auto. Un ragazzino, vicino di casa, nullafacente e scassagiuggiole è lì, a non fare niente in modo professionale. Come vede il vicino, senza un buongiorno o un buonasera, si complimenta con lui per l’acquisto della nuova auto. Dopo averlo fatto cascare nella trappola micidiale che stava tessendo da tempo, prosegue nel suo intento folle e cinico mutuato dalla propria nullafacenza cronica infierendo di brutto verso il suo sfortunato interlocutore rivolgendogli una raffica di domande:

  • Ce l’ha il WiFi?
  • Si può comandare con l’app?
  • E se fa un incidente, chiama aiuto da sola?

Dopo una serie di risposte al negativo ricevute dal suo sfortunato interlocutore, il ragazzino conclude con la mazzata finale; tipo Daitarn 3 nella scena finale di ogni episodio quando invocava: “Attacco solare, energia…”, ve lo ricordate? (Roba da ultra quarantenni come me, perdonate la divagazione).

Ecco che parte l’attacco…

  • Ma non poteva comprarsi una Opel?

Il vicino disgraziato a quel punto non pensa più alla sua auto, sulla quale pendono moltissime rate da pagare, ma pensa immediatamente a cambiare casa. Si abbrutisce, dipinge sul proprio volto un’immagine di uomo distrutto ed esce di scena. A quel punto entra in gioco il padre figo che non redarguisce il figlio, frutto delle proprie colpe e incoscienze di gioventù, ma con fare scanzonato e tutto sorridente se lo carica in auto e comincia a spippolare tutti i pulsanti della sua Opel per attivare e ostentare i dispositivi di cui è dotata, gli stessi appena citati dalla sua prole fatta di carne e antipatia.

Ora ditemi che le pubblicità con i bambini sono tutte carine e che improvvisamente vi è venuto in mente di mettere in cantiere un figlio🙂

Crediti e link:

  • Spot Lufthansa da canale YouTube ManiaSpot
  • Info sulla campagna media Lufthansa “Sempre ospiti mai solo passeggeri” da YouMark!
  • Spot Opel OnStar da canale YouTube Opel Italia

Dronitaly, album fotografico della due giorni milanese dedicata ai droni

Veni, vidi, vinsi…

almeno in termini di contenuti, contatti, opportunità e per il piacere di aver potuto parlare con tante persone, tutte molto motivate nel portare avanti i propri progetti all’interno del settore droni.

Dronitaly 2015

25 e 26 settembre 2015, Centro Congressi Ata Hotel Expo Fiera Milano. Una due giorni intensa caratterizzata dalla presenza di molti espositori del settore ed esperti impegnati nei numerosi convegni in programma.

Un Dronitaly ricco di connessioni positive tra aziende e pubblico, appassionati e professionisti, produttori e tecnici, piloti di APR e anche hobbisti e curiosi.

badgeDevo dire che mi sono divertito; da espositore non è facile vivere una fiera in modo rilassato ma nonostante la comprensibile e prevedibile stanchezza ho trovato molto piacevole e rigenerante poter parlare con le persone che ho incontrato presso i loro stand, le aree convegni e quelle che sono venute a trovarmi presso la mia area espositiva.

Con questo post vorrei ringraziare tutti.

Tutti chi?

Prima di tutto gli organizzatori di Dronitaly: lo staff Mirumir che si è prodigato per soddisfare le esigenze degli espositori, comprese le mie. Poi voglio ringraziare il pubblico, senza il quale un evento come questo non avrebbe ragione di esistere. Infine voglio ringraziare gli espositori, quelli che ho incontrato e quelli con cui non ho potuto parlare per ragioni di tempo ma i cui sforzi e le rispettive professionalità sono emerse grazie a ciò che hanno presentato in fiera e che ho potuto documentare.

Ho fatto qualche foto per ricordare Dronitaly 2015 e per contribuire, nel mio piccolo, a dare visibilità a coloro che erano in fiera a lavorare. Riporterò a seguire un “album fotografico” indicando il nome dell’azienda a cui si riferiscono le foto e i rispettivi marchi rappresentati. Magari chi leggerà questo post sarà interessato a contattarne qualcuna con l’intento di avviare un rapporto di lavoro, chissà🙂

Ecco il mio Virtual Dronitaly 2015. Se avessi involontariamente dimenticato qualche azienda, vi prego di perdonarmi e di segnalarmi l’eventuale mancanza.

3D Target – Headwall – Teax – Tetracam – Velodyne – Flir – NcTech

 

Accademia del Volo

 

Achrom (io)

 

ADPM

 

Aermatica – Archidron – Dronetech UAV

 

Aerodron – Pix4D

 

AerRobotix – Fotovolante

 

AiviewGroup – Aibotix Italia – Dedrone – Lehmann Aviation

 

Amabilia

 

AprFlyTech

 

Assorpas

 

Aviosuperficie Club Astra

 

Consorzio in-Remote – Cinefly – Fly In – North West Service

 

DroneInside

 

Dronezine

 

Euro USC International – Euro USC Italia

 

Eye Drone – Mikrokopter – Allianz

 

FIAPR

 

FlyTop

 

FlyValue – MultirotorSystems

 

Foto-Notiziario

 

Geoskylab – Cabi Broker di Assicurazioni

 

Gruppo Securitas

 

HdB Insurance Broker

 

Helicampro – Micropilot

 

HobbyHobby Italia – DJI – Walkera – GoPro

 

iDroni – Mesodrone – Husban – Eadrone – JJRC

 

Italdron – Zerotech

 

Menci Software – SenseFly

 

MicroGeo – Aeromax – Agisoft – iFly

 

Momicon & Partners

 

Pagnanelli Risk Solutions LTD

 

Pro S3 Unmanned Technologies – Studio Associato R3D

 

Progetto S3T

 

Sal Engineering

 

Polizia di Stato II Reparto Volo Milano Malpensa

 

Sharper Shape LTD

Siralab

 

Skyrobotic

 

Topoprogram & Service

 

Al-To-Drones – Trimble Geospatial – Service Drone-Multirotor

 

Yuneec Europe

 

Zefiro Ricerca & Innovazione

 

A tutti voi… un saluto e GRAZIE!

UUn saluto in perfetto stile vulcaniano dal Dronitaly2015
Un saluto in perfetto stile vulcaniano dal Dronitaly2015 – termocamera montata su SAPR allo stand “Sal Engineering”

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