7 settembre a Lamporecchio per l’inaugurazione di una panchina rosa con un po’ di azzurro

Rilancio volentieri questa iniziativa prendendo in prestito qualche rigo di testo dal sito dell’associazione Anna Staccato Lisa :

L’associazione Intrecci con il Patrocinio del Comune di Lamporecchio, organizza per Sabato 7 settembre 2019 un evento di sensibilizzazione per la ricerca contro il carcinoma mammario: un Aperitivo in Rosa con musica dal vivo in piazza IV Novembre per raccogliere fondi per Annastaccatolisa ONLUS.
Nell’occasione verrà inaugurata, all’interno del Progetto, “La rete delle Panchine Rosa”, la panchina rosa di Lamporecchio.
L’ idea della panchina rosa nasce per sensibilizzare la collettività sul tema della prevenzione del tumore al seno, ricordando l’importanza di prendersi cura ogni giorno della propria salute e di non dimenticare quanto sia fondamentale la prevenzione per permettere, nei casi di risposta positiva, di effettuare una diagnosi precoce.

Continua su www.annastaccatolisa.org

Ed io aggiungo che sarò presente all’inaugurazione della “panchina rosa” che avrà un “tocco di azzurro” per ricordare che ogni anno in Italia 500 uomini si ammalano di cancro al seno e che dobbiamo sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema. Porterò la mia testimonianza per promuovere attenzione verso il carcinoma mammario anche verso gli uomini.

Sarà una serata di solidarietà e di festa e pertanto vi invito a partecipare a cominciare dall’apericena. Il ricavato della serata sarà devoluto all’Associazione Anna Staccato Lisa.

Scarica la locandina dell’evento Aperitivo Rosa 2019

 

 

 

 

 

 

Vi aspetto!

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Storie e Rinascimento per raccontare con l’arte la prevenzione del cancro al seno

Vi racconto una storia nata per caso, ma nemmeno più di tanto…

Nell’ottobre 2018 contattai la LILT di Prato per cercare di trovare una sinergia con una delle realtà che si occupa di prevenzione dei tumori tra le più conosciute e radicate in tutta Italia. Il mio intento era di poter riuscire, col contributo LILT, a sensibilizzare il più possibile le persone sul tema del cancro al seno maschile. Desideravo mettere a disposizione la mia esperienza di vita per aiutare gli uomini a conoscere, prevenire e affrontare questa neoplasia.

Fui positivamente accolto dalla LILT di Prato e il presidente, il Dott. Roberto Benelli, mi invitò a partecipare ad una serata LILT che si sarebbe tenuta a Prato in occasione del “mese rosa”; mese dedicato, in buona parte del pianeta, alla prevenzione del cancro al seno. Accolsi l’invito e durante la serata ebbi modo di raccontare agli ospiti presenti  la mia esperienza, in veste di testimonial, quindi portatore consapevole e autorevole di un messaggio di prevenzione.

Noto sempre lo stupore degli astanti quando racconto la mia testimonianza. Da quando ne parlo in pubblico spesso apro i miei interventi intervistando chi ho davanti, rivolgendo una semplice domanda: “Quanti di voi sapevano che il cancro al seno colpisce anche gli uomini?”. La stragrande maggioranza delle persone non lo sa.

Nei giorni seguenti a quell’evento mi sono rivisto col Dott. Benelli per gettare le basi della nostra collaborazione che, in pratica, aveva già iniziato a manifestarsi proprio attraverso l’invito che avevo ricevuto. Di lì a poco mi palesò l’interesse di realizzare un calendario per il 2020 dedicato alla prevenzione del tumore al seno.

Vi evito tutti i passaggi; vi basti sapere che proposi alla LILT di Prato di conferirmi l’incarico pro bono per occuparmi di questo progetto, accennando l’idea che avevo in mente. Nei mesi successivi ho presentato alla LILT di Prato un progetto dettagliato grazie al quale ho ottenuto il beneplacito per sviluppare la mia idea.

Il progetto:

Produrre delle immagini inedite ad alto contenuto artistico, ispirate ai canoni estetici del rinascimento, attraverso le quali raccontare visivamente storie di persone che hanno incontrato il cancro al seno durante il proprio cammino di vita.

Promuovere consapevolezza, attenzione verso se stessi e verso le persone a cui vogliamo bene attraverso la diffusione della cultura della prevenzione del cancro al seno .

Raccontare la prevenzione in modo positivo, senza indugiare sugli aspetti negativi della malattia ma cercando di promuovere “le buone pratiche” per evitare di ammalarsi o per individuare in tempo eventuali neoplasie mammarie.

Promuovere, attraverso un omaggio alla bellezza, il concetto di “rinascita” tramite l’arte (il rinascimento italiano) dal quale le immagini prodotte traggono ispirazione per stile, colore, abbigliamento, composizione, trucco e luci.

Un percorso di ricerca e di “rinascita” della propria “bellezza” ma anche di rinnovata consapevolezza e della “buona pratica” nei confronti della prevenzione.

Per realizzare questo progetto occorrevano due cose fondamentali:

  1. validi professionisti, collaboratori capaci di intravedere nel progetto una finalità positiva e benevola
  2. trovare dei fondi per sviluppare e portare a termine l’iniziativa.

Per il primo punto non ho avuto difficoltà: contattai Francesco Bolognini, mio amico e fotografo, che si occupò ai primi del 2018 di realizzare le due foto che sono diventate la mia campagna di sensibilizzazione sul cancro al seno maschile:

cancro al seno maschile
Il cancro al seno non è solo roba da femmine
Una carezza può salvarti. Fai prevenzione

Per fare un grande progetto occorreva un grande fotografo, e non parlo solo di bravura tecnica ma anche e soprattutto di sensibilità umana.

Francesco fu fin da subito entusiasta della mia idea e sapendo che sarebbero servite location prestigiose e abiti importanti, mi suggerì di coinvolgere nel progetto anche Eleonora Lastrucci, nota stilista di alta moda pratese, e Mirco Rocchi, scenografo e regista riminese ma che vive da diversi anni a Prato.

Le “chiacchiere stanno a zero” e dopo un solo incontro, Francesco, Eleonora, Mirco ed io, abbiamo trovato la giusta alchimia e i presupposti per avviare una collaborazione a carattere artistico filantropico.

Da quell’incontro è nato un brand, ProfessionArts for LILT Prato, con l’intento di rappresentare il quartetto di creativi sotto un’unica egida.

Quindi…

PROFESSIONARTS produrrà 13 scatti fotografici (12 mesi +1 immagine di copertina) che andranno a costituire il calendario LILT PRATO 2020 che prenderà il nome “Il Rinascimento” col sottotitolo “Col seno di poi ”…

Questo calendario sarà il primo a livello nazionale in cui saranno presenti tre uomini interessati direttamente dal problema del cancro al seno e vedrà coinvolti, in totale, 24 modelli (21 donne e 3 uomini); tutte persone che hanno affrontato questa neoplasia e che attraverso la loro presenza dimostrano che questo male, se preso per tempo, può essere sconfitto.

Per il secondo punto, quello che riguarda la raccolta fondi, non mi sono perso d’animo e tramite la piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso ho aperto una pagina dedicata alla presentazione del progetto e alla raccolta di finanziamenti. Non solo, era l’unico modo per poterlo fare in modo trasparente, consentendo di tener traccia di tutti gli introiti, mostrando pubblicamente le donazioni ricevute, (al termine del progetto pubblicheremo tutte le cifre: oltre agli incassi – già visibili consultando la pagina del progetto – anche i costi di produzione).

Ma… mancava ancora qualcosa.

Per fare questo, non potevo assumermi l’onere di gestire gli introiti, né come persona fisica né come partita iva; né io né gli altri tre professionisti coinvolti con me nel progetto. La cosa avrebbe assunto una “strana” connotazione nei confronti dei finanziatori e in termini fiscali. Serviva un’entità super partes, dalla chiara vocazione filantropica, già esistente e operante sul territorio, in grado di farsi carico non solo della promozione del progetto ma anche della gestione degli aspetti fiscali che ne sarebbero derivati. Dopotutto, il nostro intento, del gruppo ProfessionArts for LILT , era di realizzare un progetto artistico capace di attrarre il pubblico, sensibilizzarlo sul tema della prevenzione del cancro al seno e raccogliere fondi, tali da coprire tutte le spese di produzione ma anche sufficienti da produrre un utile, da devolvere alla LILT di Prato. Fermo restando che tutto il materiale prodotto verrà donato alla LILT di Prato per veicolare il suddetto messaggio e per raccogliere a loro volta dei fondi attraverso libere donazioni private.

Anche questa ricerca si è risolta in modo positivo.

Francesco Bolognini ha la sede della propria attività in una zona di Prato che è oggetto di attenzione e di lavoro sul territorio da parte dell’Associazione “Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio”. Francesco mi presentò il presidente dell’associazione, Franco Di Martino dal quale ho avuto subito ampia collaborazione.

L’associazione mira alla riappropriazione e alla valorizzazione delle aree urbane per contrastare il degrado e lo spaccio. Un modo anche questo di parlare di prevenzione, intesa come riconquista del proprio territorio, degli spazi verdi e della promozione di un migliore stile di vita. Tutte condizioni necessarie se vogliamo parlare di prevenzione.

L’associazione è entrata a far parte dei nostri partner e ci sta sostenendo anche per tutti gli aspetti legati al coinvolgimento delle varie istituzioni locali. Approfitto di queste righe per ringraziare l’Associazione “Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio”.

Anche questo risultato è stato raggiunto.

Di fatto, mentre sto scrivendo questo post, mi trovo nella fase di post produzione delle immagini scattate da Francesco.

ProfessionArts for LILT ha realizzato tutti gli scatti fotografici all’interno di una spazio temporale di circa poco più di tre mesi: da marzo a giugno. Abbiamo coinvolto molte realtà che ci hanno dato una mano fornendo location e servizi a titolo gratuito, divenendo nostri partner del progetto; tra questi ci tengo a ringraziare la LILT di Firenze che si è messa a disposizione per fornirci il supporto della Florence Dragon Lady, tramite Alessandro Piccardi, fondatore della squadra fiorentina di dragon boat, caratterizzata dalla presenza di oltre sessanta donne che vi partecipano e che hanno avuto il cancro al seno.

Abbiamo lavorato con persone meravigliose che si sono prestate per essere ritratte nei dodici scatti. Modelle/i per un giorno che hanno dato il massimo, trasferendo le loro emozioni in ciascuna delle foto che abbiamo realizzato. Il progetto partì pensando di coinvolgere 12 persone, una per ogni mese. Strada facendo, tanto è stato il coinvolgimento e l’entusiasmo da parte delle persone alle quali ho raccontato cosa stessimo facendo che, siamo arrivati a 24 partecipanti (provenienti da Prato, Firenze, Pistoia e Gorizia), dovendo mettere, mio malgrado, un fermo al reclutamento altrimenti il progetto sarebbe diventato più complesso da gestire. Vi basti pensare solo agli abiti che Eleonora Lastrucci ha dovuto fornire.

Da un “semplice” calendario siamo passati a realizzare un progetto artistico più ampio, ambizioso che ha coinvolto e sta coinvolgendo tutt’ora moltissime persone a vario titolo. Un’esperienza bellissima che si concretizzerà a fine ottobre con la consegna ufficiale del progetto nelle mani della LILT di Prato.

Ecco un po’ di immagini tratte dal nostro backstage:

Nella scheda di presentazione del progetto su Produzioni dal Basso potrete approfondirne tutti gli aspetti e, se vorrete, potrete contribuire a finanziarlo partendo da un’offerta libera o avvalendovi delle forme di donazione riportate nella pagina di cui sopra. Abbiamo pensato sia ai privati che alle aziende; quest’ultime potranno godere di visibilità all’interno del progetto, in particolare attraverso il calendario LILT Prato 2020: “Il Rinascimento. Col seno di poi…” , e beneficiare dei vantaggi fiscali previsti dalle “donazioni o erogazioni liberali”.

Si sono già occupati della nostra iniziativa filantropica le seguenti testate giornalistiche:

Concludo citando un po’ di enti, persone, realtà che in più modi si sono prodigate per contribuire alla riuscita di questa iniziativa e senza le quali non sarebbe stato possibile realizzare questo progetto; o quantomeno non come sta venendo 🙂

Crediti:

  • Ente beneficiario: Lilt Prato
  • Organizzazione/produzione: PROFESSIONARTS
    Ideatore, art director, grafico, editing foto FX ed editor: Stefano Saldarelli
  • Fotografo: Francesco Bolognini
  • Regista e scenografo: Mirco Rocchi
  • Stilista, responsabile abiti e copricapi: Eleonora Lastrucci
  • Trucco: Isabelle Ceccarelli
  • Consulenza immagine: Graziella Saldarelli

Medici LILT Prato e consulenti scientifici:

  • Dott. Roberto Benelli – Presidente LILT Prato
  • Dott.ssa Maria Chiara Talamo – Psicologa
  • Dott.ssa Irina Bessi – Psicologa/sessuologa

Sostenitori Progetto:

  • Ortopedia Sanital, Prato e Galciana
  • INNOCENTI sas, Prato

Partners e collaborazioni:

  • Netweek (media partner)
  • Tenuta di Artimino (per la concessione della location di prestigio)
  • Associazione Quelli di Piazza Ciardi e delle vie del Serraglio (partner per la promozione del progetto)
  • LILT Firenze (coinvolta per la partecipazione delle Florence Dragon Lady)
  • Alessandro Piccardi (per la preziosa collaborazione in ambito organizzativo e logistico. Fondatore della squadra di dragon boat “Florence Dragon Lady”)
  • DroneFly Prato (riprese video con drone)
  • I Fiaccherai fiorentini – Chiara Saviozzi (per la gentile concessione della carrozza e per la sua disponibilità e assistenza tecnica)
  • Istituto Tecnico Buzzi, Prato (per la gentile concessione della sala didattica dei telai tessili)
  • Sartoria Monaco (fornitore camicie da uomo)
  • Società Scherma Prato – Maestro Fausto Colombo (consulenza tecnica e fornitura delle sciabole)
  • Hotel NH di Firenze (per la gentile concessione dei propri spazi per effettuare trucco e cambio di abiti a Firenze)
  • Società Canottieri Firenze (per la gentile concessione dei propri spazi e per la collaborazione tecnica)
  • Renaioli di Firenze (per la gentile concessione del barchetto e per la disponibilità del vogatore a pertica)

Patrocini:

Modelle/i. A loro va il mio più sincero e grande abbraccio per aver condiviso con me questa esperienza e per aver dedicato il loro tempo al progetto:

  • Denise Maria Albanese
  • Anna Berlinghieri
  • Fabiana Biagioni
  • Valentina Brunello
  • Agnese Buraglia
  • Barbara Cerv
  • Giuseppina Di Gangi
  • Maria Cristina Ghelardi
  • Ilaria Grassi
  • Amelia Leung
  • Vania Rita Londi
  • Adriana Mazzoni
  • Francesca Nannelli
  • Elisabetta Morganti
  • Daniela Nuti
  • Catia Pancioni
  • Fabrizio Pirro
  • Nicole Primozic
  • Stefano Saldarelli
  • Sandro Santanni
  • Alessia Silecchia
  • Rachele Susini
  • Elisabetta Tasselli
  • Valeria Vettorel e la sua stupenda figlia Alessia
Riferimenti e pagine ufficiali progetto:

La Food and Drug Administration include anche gli uomini nella ricerca per il cancro al seno

Tumore al seno, Fda: “Includere anche gli uomini nella ricerca”

Una grande ed importante notizia che apprendo con entusiasmo dalle pagine de La Repubblica, Salute Seno del 28 agosto 2019 a firma di MARIA TERESA BRADASCIO e TIZIANA MORICONI.

Finalmente anche l’organo statunitense che si occupa di salute, al pari del nostro Ministero della Salute, ha preso coscienza del problema pubblicando un documento per incoraggiare le aziende farmaceutiche a coinvolgere pazienti di sesso maschile nelle ricerche sul carcinoma mammario.

Anche se gli uomini rappresentano una percentuale bassissima, rispetto alle donne, non sono immuni a questa neoplasia. L’articolo di cui sopra riporta il quadro generale del fenomeno e in queste pagine troverete la mia testimonianza a riguardo.

Ringrazio le giornaliste che hanno firmato l’articolo pubblicato su La Repubblica che hanno citato il mio nome, questo blog e la collaborazione con l’Associazione “Anna Staccato Lisa” in merito alla “Panchina rosa con una doga azzurra”.

Link di approfondimento:

Cancro al seno maschile. Arriva una “doga azzurra” per la panchina rosa inaugurata a Bagno di Gavorrano

Era solo questione di tempo ma sapevo che sarebbe arrivata. Sono felicissimo di condividere con voi questo importante risultato ottenuto grazie alla sensibilità, l’ascolto e al lavoro dell’Associazione Anna Staccato Lisa. Finalmente a Bagno di Gavorrano, lo scorso 21 agosto, è stata inaugurata la panchina rosa con la doga azzurra

Agli inizi di aprile di quest’anno, a seguito dell’inaugurazione della panchina rosa a Prato, contattai l’associazione Anna Staccato Lisa proponendo di allargare anche agli uomini la loro campagna di sensibilizzazione per la prevenzione del tumore al seno, invitando a colorare di azzurro una doga della panchina appena collocata nella città laniera, oltre a colorare di azzurro una doga per ogni panchina rosa che avrebbero installato in seguito.

La risposta positiva da parte del direttivo dell’associazione non si è fatta attendere e di lì a poco ho avuto l’opportunità di conoscere Roberta e Daniela, rispettivamente presidente e vice presidente dell’associazione, in occasione dell’installazione a Larciano della prima panchina rosa con un “richiamo di azzurro“.

Oggi apprendo con grande entusiasmo e felicità che una nuova panchina rosa è stata inaugurata a Bagno di Gavorrano e questa, perdonatemi se sono di parte, ha qualcosa in più rispetto alle altre: ha una doga azzurra, come era da me stato suggerito a suo tempo all’Associazione.

Inaugurazione “Panchina rosa” a Bagno di Gavorrano. Foto di Costanza Priore condivisa sulla pagina di Mamy Roberta

Un importante e rappresentativo cromatismo che caratterizza questo arredo urbano che da qualche tempo è diventato un simbolo per sensibilizzare la collettività sul tema del cancro al seno. In questo caso, la doga azzurra permette di dare voce a quegli uomini che si trovano a dover combattere il cancro al seno, nella totale incredulità, sconcerto, talvolta anche imbarazzo e nel completo silenzio da parte dell’opinione pubblica.

Panchina rosa con doga azzurra a Bagno di Gavorrano.
Foto di Costanza Priore condivisa sulla pagina di Mamy Roberta

Parlarne, di per sé, pare una cosa effimera, che non ha effetti sulla vita quotidiana delle persone, soprattutto se queste devono affrontare un cancro ma vi assicuro che non è così: parlarne alimenta la cultura, la conoscenza di questa neoplasia anche in ambito maschile, oltre che femminile. Molti uomini arrivano a scoprire il cancro al seno in una fase avanzata perché spesso ignorano che il cancro al seno non conosce sesso, età o etnie. Si pensa che riguardi esclusivamente la sfera femminile e ciò alimenta un’ulteriore presa di distanza degli uomini da questa malattia. Distanza che talvolta porta anche la classe medica, non tutta ovviamente, a minimizzare certi sintomi o a ignorarli, con la conseguenza che una volta diagnosticato il cancro al seno il percorso verso la guarigione può essere più impervio e lungo.

Ecco perché sto cercando di trovare sinergie con tutti coloro che possono diventare amplificatori di un segnale che alimenta la consapevolezza e la cultura verso il cancro al seno maschile ed ecco perché ho aperto la pagina Facebook dedicata a questo tema @CancroAlSenoMaschile.

Quindi, ancora una volta, GRAZIE all’Associazione Anna Staccato Lisa che si è prodigata in tal senso, dimostrando la propria apertura, la vicinanza, la sensibilità e la serietà nel portare avanti la mia richiesta e nei confronti del problema del cancro al seno in modo trasversale.

Un grazie sincero grazie va anche al Comune di Gavorrano (GR) che ha accolto l’iniziativa ospitando, nella frazione di Bagno di Gavorrano, la panchina rosa con la doga azzurra.

Per la cronaca: al momento ci stiamo organizzando per colorare di azzurro una doga della panchina rosa già installata a Prato. Recentemente ho avuto occasione di parlarne col sindaco Matteo Biffoni, oltre che con Roberta dell’Associazione Anna Staccato Lisa, e spero che nel mese di ottobre (mese rosa dedicato alla prevenzione del cancro al seno) possa realizzare questo obiettivo, incontrarci col sindaco, Roberta e me per colorare insieme la doga di azzurro.

Link utili:

A Larciano con Annastaccatolisa per la prima panchina rosa con un richiamo di azzurro

Il 30 marzo 2019, a Prato, l’associazione Annastaccatolisa Onlus insieme al Comune, rappresentato dal primo cittadino Matteo Biffoni, hanno inaugurato la “panchina rosa”.

Installata presso la pista ciclabile Gino Bartali, in viale Galilei angolo via Negri, è un simbolo importante e al contempo un arredo urbano pensato con l’intento di creare attenzione e cultura verso la prevenzione del cancro al seno.

Appresa la notizia scrissi al direttivo dell’associazione per proporre loro di intervenire sulla panchina appena installata, e su quelle che in futuro sarebbero state inaugurate dai vari comuni, colorando di azzurro una doga per rappresentare quella piccola ma significativa percentuale di uomini che ogni anno contrae un carcinoma mammario; 500 uomini che si ammalano di cancro al seno, nella totale incredulità, nel silenzio e nel disagio fisico e psicologico. Spesso questi uomini giungono ad una diagnosi in fase avanzata del cancro proprio perché il fenomeno viene ignorato o sottostimato sia da parte degli stessi pazienti, per lo più inconsapevoli che questo fenomeno possa manifestarsi anche nel loro corpo, sia da parte degli stessi medici, che spesso minimizzano il problema rimandando gli accertamenti o non ritenendoli necessari.

Dal direttivo dell’associazione Annastaccatolisa ho ricevuto subito un’unanime approvazione alla mia richiesta.

Ecco che sabato 8 giugno 2019, a Larciano in provincia di Pistoia, alla presenza delle autorità locali, di Roberta e Daniela, rispettivamente presidentessa e vicepresidentessa dell’associazione Annastaccatolisa, delle volontarie dell’associazione e davanti ad un nutrito pubblico, si è tenuta l’inaugurazione della prima panchina rosa col richiamo di azzurro. Sono stato invitato a partecipare a questa inaugurazione e come ho avuto modo di dire durante il mio intervento di ringraziamento, questa è stata una vera conquista.

È stato un primo importante momento che deve essere ricordato come l’inizio di un percorso verso “un’uguaglianza di genere” che la prevenzione del cancro al seno deve raggiungere; pur considerando le dovute proporzioni in termini di frequenza del problema tra donne e uomini.

Guardando in positivo non posso che essere contento di ciò che è avvenuto a Larciano e ringrazio il Comune e l’associazione Annastaccatolisa per aver accolto la mia richiesta e per avermi invitato.

Resta un po’ “mezzo vuoto il bicchiere” perché avrei apprezzato che fosse colorata una doga o un angolo della panchina piuttosto che utilizzare l’azzurro solo come colore per scrivere la frase “La prevenzione è il primo gesto d’amore che dobbiamo a noi stessi”. Questo perché dopo l’inaugurazione, quando “i riflettori” si spengono, i palloncini rosa e azzurri si sgonfiano e tutti tornano a casa, resta una bella panchina rosa con una scritta importante, evocativa ma, chi “non sa”, chi non era all’inaugurazione e chi passerà da quella piazza e magari si siederà su quella panchina, difficilmente capirà che quel tratto azzurro si rivolge e rappresenta quegli uomini a cui deve arrivare l’informazione della prevenzione del cancro al seno. Qui parla il grafico… 

Comunque. ripeto, considero questa panchina rosa, con un tocco di azzurro, un primo grande importante passo avanti. Ora non resta che “aggiustare il tiro” e puntare ad avere la doga azzurra e far sì che le prossime panchine le abbiano “di serie”.

Invito il sindaco Matteo Biffoni a considerare il mio invito e ad adoperarsi in tal senso, insieme all’associazione Annastaccatolisa, per porre “rimedio” alla panchina rosa pratese. Lo invito personalmente a colorare una doga di azzurro, magari lo facciamo insieme, ad ottobre, in occasione del mese rosa; riconosciuto a livello mondiale come il mese dedicato alla prevenzione del cancro al seno.

Grazie a nome mio e di tutti gli uomini.

Superare la malattia stando in salute

L’argomento che affronterò con voi in questo post tratta del “vivere bene” cercando di restare in salute e dei vantaggi che possiamo ottenere se abbiamo adottato un “buon stile vita”; soprattutto se capita di ammalarci.

Mettiamo subito dei punti dai quali possiamo partire con i nostri ragionamenti ed evitare facili illusioni.

Il primo è che se conduco uno stile di vita sano, e poi andremo a stabilire cosa si intende per sano, non mi rendo automaticamente immune da certe malattie. Mi riferisco a quelle Malattie con la “M” maiuscola che spesso arrivano e per le quali non sai darti una spiegazione.

Altro punto: viviamo in un ecosistema e per quanto possiamo impegnarci a fare cose meravigliosamente, bio, eco, green… non possiamo metterci al riparo dal prendere certe malattie; parlo sempre di quelle con la suddetta “M” maiuscola. Questo perché l’ambiente in cui viviamo è comunque inquinato e manipolato dall’uomo e il nostro corpo reagisce di conseguenza. Talvolta si adatta e supera gli ostacoli e altre volte cede e presenta il conto.

“E che caspita! …e allora? Chi me lo fa fare di impegnarmi, talvolta con fatica, per stare in forma, se poi rischio di ammalarmi ugualmente?”

Vi assicuro che questa frase non è buttata là; l’ho sentita in svariate occasioni, almeno ogni qual volta ho avuto l’opportunità di conversare per la prima volta con qualcuno in riferimento al mio stile di vita, per alcuni ritenuto piuttosto ortodosso. Adesso poi che ho avuto un cancro al seno la cosa diventa “più divertente”.

Non divaghiamo, mettiamo il terzo punto: tutto quello che puoi fare in concreto per te e per i tuoi cari, in termini di:

  • prevenzione,
  • alimentazione sana,
  • acqua e aria buona,
  • gestione dello stress,
  • attività fisica,
  • controllo del peso

è da considerarsi un investimento, un patrimonio che può permettere, a te e alle persone alle quali vuoi bene, di affrontare meglio, in salute, senza acciacchi, o con pochi, quella tappa fondamentale della vita che noi umani chiamiamo “vecchiaia”. Questo a prescindere da ciò che potrebbe capitarci e su cui non siamo direttamente responsabili; non avendo il potere di cambiare ciò che molti definiscono “destino” o “sfiga”.

Siamo esseri senzienti, connessi col mondo in modo simbiotico. Non sto parlando di connessione WiFi, 5G o altro del genere ma parlo di connessioni biologiche, spirituali ed energetiche.

Spesso ci dimentichiamo che siamo parte di un sistema. E’ importante capire che la nostra salute passa prima di tutto dai nostri comportamenti, da ciò che facciamo fin da piccoli, da come trattiamo il nostro corpo e, tornando alla sfiga, da come siamo stati progettati in termini di DNA. Su questo punto ci possiamo fare poco o nulla, almeno fino ad oggi.

Il nostro benessere dipende anche da come trattiamo l’ambiente, la natura, il pianeta, cominciando dalle singole azioni quotidiane che possiamo fare per migliorare la nostra qualità della vita e di riflesso quella degli altri. Più riusciamo a trattarci bene, tornando “ai fondamentali” che dovrebbero metterci in relazione e in equilibrio con la natura, e più la natura restituirà benessere all’uomo.

Uno stile di vita sano, secondo natura ci permette di fare una grossa scrematura di molte di quelle che vengono oggi definite, per lo più dalle aziende farmaceutiche, le “malattie della terza età”.

Quarto punto fondamentale: la vecchiaia non è di per sé una malattia e in vecchiaia non sta scritto da nessuna parte che ci si deve assolutamente ammalare, con l’aggravante che ci viene detto: “è l’età… che ci vuoi fare”.

Non a caso esiste una scienza chiamata “anti aging” che si occupa proprio di queste tematiche e della quale avremo modo di parlare in un prossimo post.

Nel mio cammino di vita, fin da ragazzo, ho sempre dato molta importanza alla forma fisica in termini funzionali, prestazionali, estetici e salutistici. Fin da bambino ho praticato sport per arrivare poi all’età di 14 anni circa in cui “mi sono fiondato in palestra” e non ne sono più uscito (tutta colpa del mio amico Arnold).

Roma 25 gennaio 2013 – Hotel Hassler – Conferenza stampa per la presentazione di The Last Stand – L’Ultima Sfida – Foto: Stefano Saldarelli

Nel corso degli anni sono diventato istruttore di bodybuilding e fitness, ho lavorato in molte palestre e ho sempre dato la massima importanza all’alimentazione, all’integrazione alimentare e ovviamente all’esercizio fisico. Nel tempo mi sono dovuto ricredere su tante cose, su quelle “certezze” che all’epoca venivano dispensate come “verità assolute” e che col passare del tempo sono state riviste attraverso le più recenti ricerche scientifiche. Ho sempre cercato, nei limiti del possibile, di arricchirmi culturalmente, con mente aperta, cercando di stimolare il ragionamento logico e critico, senza pregiudizi. Frequento tutt’oggi corsi di alimentazione e convegni medici (di quelli aperti anche al pubblico, ovviamente), leggo e cerco di capire “come funzioniamo”.

Credevo di fare tutto molto bene fino a quando, superati i quarant’anni, mi è stata diagnosticata l’osteomalacia: detto in soldoni è un principio di osteoporosi; insieme a questa “anomalia” sono insorti altri problemi.

“Strano…”, questa è stata la prima reazione. La seconda non ha tardato ad arrivare ed è stata: “O perchè?”

Ho ripreso in mano i libri, ho frequentato corsi di alimentazione mi sono documentato, mi sono consultato con medici fino ad approdare al “mondo” che c’è dietro le malattie autoimmuni spesso innescate dalla cosiddetta sindrome metabolica. Semplificando: mangi per una vita certe cose e poi capisci che queste non sono adatte al tuo organismo… o meglio, non lo sarebbero per tutti gli umani ma poiché da circa diecimila anni a questa parte è “costume” mangiare certe cose, perché sono considerate “sane, buone, nutrienti” e sono alla base della nostra alimentazione o della “dieta mediterranea”, le assumiamo come “alimenti di eccellenza” per l’uomo. Ci crediamo e li mangiamo pensando di fare bene e di fare del nostro meglio per nutrirci in modo corretto e nel rispetto della natura, senza considerare che nel frattempo, nel corso di questi dieci millenni, l’inquinamento, l’impiego di pesticidi, gli allevamenti e l’agricoltura intensivi, l’industrializzazione dei processi produttivi hanno svilito, impoverito e “ammalato” molte di quelle sostanze che crediamo tutt’oggi sane o quantomeno innocue. Abbiamo perso di vista ciò che siamo e l’industria alimentare, il benessere e il consumismo ci hanno portati a cibarci di cose che in realtà non sono “progettate” per l’alimentazione umana.

Dovremmo mangiare secondo un concetto preciso: il cibo deve essere “specie specifico”, quindi ad ogni specie va il suo cibo e non tutto è da considerarsi salubre solo perché lo si è mangiato per millenni o perché oggi viene pubblicizzato in televisione. Non voglio fare l’imbonitore né indossare il camice del medico perché non sono un medico ma mi avvalgo della consulenza di medici esperti nel settore per avere un supporto tecnico scientifico che mi permetta di comprendere meglio i meccanismi che avvengono nel nostro organismo quando assumiamo certe sostanze, soprattutto se lo si fa nel corso di una vita intera.

Vorrei che passasse il messaggio che il cibo deve essere nutriente e compatibile con il nostro organismo e che certi cibi che ingeriamo da una vita, non propriamente specifici per la nostra specie, stanno comunque lavorando, spesso a nostro sfavore, creando nel nostro organismo i presupposti per innescare malattie autoimmuni.

Ci ammaleremo tutti?

No! Ma chiariamo anche questo concetto. Si può essere ammalati senza saperlo perché “la malattia” è asintomatica, quindi non genera dei disturbi rilevanti o li genera in una forma che spesso associamo al “piccolo disturbo” al quale, nel corso della nostra vita, ci abituiamo, ci conviviamo. Come se i segnali del nostro corpo dovessero essere presi più o meno in considerazione a secondo se questi arrivano in punta di piedi o con violenza e dolore.

Altro fattore importante è l’età. Possiamo non avere alcun disturbo perché si è ancora giovani e il fisico sta reagendo bene; ha ancora la forza e le capacità per opporsi ad un progressivo decadimento organico indotto da cibo non idoneo e da uno stile di vita inadeguato. “Fin che regge il fisico” bene, poi arrivano i segnali importanti e talvolta è tardi per porvi rimedio. A me questi segnali sono arrivati superata la soglia dei 40 anni, dopo anni che credevo di mangiare nel modo corretto, pur essendo consapevole di aver “abusato” di certi alimenti, in termini di quantità; in particolare i latticini, i cereali e i legumi.

Poi c’è il DNA. Come abbiamo accennato precedentemente siamo progettati in un certo modo. Ognuno ha corredo genetico che può essere penalizzante o premiante, a seconda delle combinazioni che sono avvenute combinando i geni di mamma e papà. C’è chi può mangiare certi alimenti non idonei per una vita e non ammalarsi ed altri, viceversa, possono mangiare gli stessi alimenti e a 40 anni accusare dei disturbi. Trattasi di “Fattore C”.

Detto questo, ho potuto constatare sulla mia persona che arrivare ad affrontare un periodo difficile in cui devi fare i conti con un cancro, conviene  arrivarci “in forma”, avendo un corpo asciutto, tonico, senza problemi di sovrappeso con livelli ematici corretti e un’ottima eubiosi intestinale. Tutto questo ti permette di fronteggiare il “bombardamento chimico” necessario a sconfiggere il cancro. Se stai bene puoi affrontare il male. Se parti già svantaggiato rischi di dover fare i conti con diversi problemi durante il percorso che deve portarti alla guarigione.

Guarire significa aiutare il proprio organismo a lavorare meglio, a metabolizzare le cure necessarie per ottenere l’auspicata guarigione e permettere una maggiore disintossicazione dai farmaci che lasciano inevitabilmente un carico pesante nel nostro corpo. Non solo, come dicevamo in apertura, siamo un tutt’uno con l’ambiente e il cibo è ambiente. Se ci nutriamo bene il nostro organismo risponde bene. Se ci nutriamo sovraccaricandoci di cibo, di calorie inutili e “sporche”, prima o poi arriveranno i segnali negativi.

Siamo sempre all’interno del concetto di: “fare un investimento in salute”, di compiere i passi quotidiani per mantenere un corpo sano ed efficiente. Se poi, arriva il “carico pesante” (leggi sempre: malattia con la “M” maiuscola), puoi essere pronto per combatterlo e reagire al meglio alla sorte avversa.

Ti faccio un esempio:

se sei un guerriero, un soldato che sta combattendo le sue battaglie e vieni ferito, come pensi di affrontare il nemico se non sei al massimo della tua forma? Diversamente se ti trovi a combattere un avversario ma sei “addestrato”, in forma, reattivo e soprattutto senza ferite, hai tutte le carte in regola per vincere la tua battaglia. Certi alimenti, col passare del tempo, provocano quelle ferite che talvolta non si rimarginano e infiammano l’organismo provocando a catena una serie di disturbi.

Sento molte persone che si lamentano del fatto che “si devono mettere a dieta” considerando questo passo come un trauma, come qualcosa di innaturale da compiere per tentare di risolvere un problema innescato fin dalla giovane età e sul quale non si è posto rimedio tempestivamente. Tant’è che molti ne parlano solamente ma non affrontano il problema, rimandandolo ad oltranza.

Alimentarsi bene non significa fare sacrifici, tutt’altro, anche perché il fisico e il cervello si sintonizzano e ti premiano dandoti come conforto un senso di repulsione per certi alimenti non idonei, semplicemente perché stai bene mangiando bene e il tuo corpo non desidera altro che questo. Alcuni alimenti (cereali, legumi e latticini) creano dipendenza e quindi l’impossibilità a privarsene. Se invece educhi il tuo corpo a non cercarli più starai meglio, poi bene e successivamente ti sentirai in forma. Senza dover considerare la tua alimentazione “una dieta” nel senso più diffuso del termine; senza pensare alla parola dieta come qualcosa di privativo ma di esclusivo, di eccellenza, selezionando cibi idonei, sani, biologici e a bassissimo contenuto di zuccheri. Ecco perché parlo di STILE DI VITA, concetto nel quale rientrano la sana alimentazione secondo natura, un regolare esercizio fisico e il contatto con la natura (rispetto dell’ambiente).

Personalmente da oltre 7 anni cerco di seguire un’alimentazione più possibile specifica per me, in quanto umano di questo pianeta.

Adesso scateno le ire di qualcuno ma credo che questo sia meno rilevante se da queste mie righe possono scaturire ragionamenti critici e curiosità per approfondire questi argomenti.

Seguo un’alimentazione detta “evoluzionistica” o “paleo”. Troverete in rete centinaia di siti web che ne parlano e, ovviamente, tra questi avrete modo di leggere sia quelli che ne parlano bene sia quelli che la demonizzano. Parlerò in prossimo post della paleo dieta, in modo più esaustivo, partendo dalla mia esperienza e coinvolgendo amici esperti del settore.

Intanto, se non ne avete mai sentito parlare di Paleo dieta o se volete approfondire l’argomento senza “girare a vuoto” ma attingendo da una delle fonti più autorevole in materia, vi consiglio il libro di Robb Wolf, La Paleo dieta.

Non lasciatevi ingannare dalla copertina scelta dalla casa editrice Sonzogno. E’ una copertina volutamente commerciale, pensata per catturare l’attenzione di coloro che sono alla disperata ricerca di un rimedio per perdere peso. Non è che la Paleo dieta NON faccia perdere peso, tutt’altro, ma la perdita di peso deve essere considerata come una naturale conseguenza dello stare in salute, non è l’obiettivo primario, a meno che non ci si trovi in sovrappeso o oltre. Potete trovare il libro in quasi tutte le librerie o su Amazon. E’ un libro completo, aiuta a comprendere i principi su cui si fonda questa scelta alimentare secondo natura, ispirata dall’alimentazione che facevano i nostri progenitori del paleolitico, prima della rivoluzione agricola. Ne parleremo più approfonditamente in un prossimo post.

Posso dirvi fin da subito che alimentandomi secondo natura, assumendo cibi biologici, carne grass fed (allevata al pascolo ad erba), eliminando le farine provenienti da cereali/graminacee, eliminando legumi e latticini, da anni non ho più i fastidiosi sintomi da allergie, sono sempre tonico e non mi sento stanco nella fase postprandiale.

Ho affrontato il periodo della chemioterapia andando in palestra. Facevo le chemio tutti i venerdì alle 14.00 e prima di effettuare il trattamento chemioterapico mi allenavo per prepararmi fisicamente ma soprattutto psicologicamente a ciò che il mio corpo doveva assumere tramite endovena. Non ho avuto disturbi gastrici né intestinali. Mai una nausea e tanto meno il vomito. Ho avvertito stanchezza, certo, ma considerate che oltre al cocktail di farmaci che mi sparavano durante la chemio svolgevo comunque la mia attività professionale da imprenditore autonomo. Non ho preso un giorno di ferie, perché le ferie non le ho. Non ho preso un giorno di malattia, perché la malattia non mi viene riconosciuta. Non ho preso una “mazza”, pur pagando l’INPS.

Ops! Sto scivolando nella polemica…

In pratica, fatta eccezione per i due giorni e mezzo di ospedale che sono stati necessari per sottopormi ad una mastectomia, per il resto sono sempre stato in pista.

Quindi… non importa quanti anni hai, non importa ciò che hai fatto (anche perché il passato non lo puoi cambiare), oggi è un giorno nuovo e puoi affrontare la tua vita con un atteggiamento diverso, puoi affrontare il presente e organizzarti per vivere al meglio il tuo futuro. Puoi investire in salute attraverso la comprensione del mondo che ci circonda, dell’alimentazione, di ciò che beviamo e respiriamo.

Non possiamo fare tutto! Non abbiamo poteri speciali se non quelli della conoscenza, del discernimento e della voglia di mettersi in gioco per cercare di capire, porre domande e trovare la strada migliore per se stessi.

Diventa fondamentale e direi anche vitale restare in salute, mantenere il corpo in efficienza per poter affrontare, semmai arrivassero,  eventuali malattie (sempre quelle con la “M” maiuscola) e una vecchiaia il più possibile attiva, sana e gestibile in autonomia. Passa tutto da ciò che facciamo nel corso della nostra vita.

A voi la scelta… Pillola blu o pillola rossa? Se posso scelgo “niente pillole”. Casomai ne avessi bisogno cerco di capire quello che avviene intorno a me per evitare complicazioni in futuro.

Vi consiglio la visione di questo breve estratto da un’intervista su RAI3 in cui si parla di malattie croniche autoimmuni.

Concludo riportando alcuni detti cinesi che trovo calzanti per gli argomenti che ho trattato in questo post:

  • “Il momento migliore per piantare un albero era 20 anni fa. Il secondo miglior momento è ora.”
  • “Il segreto per vivere a lungo è: mangiare la metà, camminare il doppio, ridere il triplo e amare senza misura.”
  • “Le malattie si possono curare, il destino no”.
  • “Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una”.

Grazie per avermi letto fin qui. Lascia un commento!

 

 

Crediti:

#cancroalsenomaschile Vogliamo parlarne?

“Alzi la mano chi di voi sapeva che ad un uomo poteva venire il cancro al seno…”

Lasciando perdere chi vi scrive, che comunque non sapeva dell’esistenza di questo problema prima che gli capitasse, è assai raro che le persone con cui ho occasione di parlare siano a conoscenza del cancro al seno come un male che può affliggere anche l’uomo, almeno prima di aver trattato l’argomento con me. Ora… non è che mi metto a parlare con tutti di cancro al seno, si badi bene, è che “ultimamente” mi capita di farlo poiché non sono rimasto “al palo” col mio problema ma l’ho affrontato pubblicamente fin da subito.

Il fatto che non si conosca non mette al sicuro nessuno, tantomeno gli uomini che ignorano completamente la cosa. “Pare che a noi non ci tocchi nulla”, figuriamoci se può capitarci “una roba da femmine” come questa. Oltretutto non se ne parla, “figuriamoci se può esistere”…

Noi uomini siamo spesso affetti dalla sindrome dell’Highlander che ci induce a pensare che “il male” non ci possa riguardare. Siamo forti, facciamo sport, abbiamo una vita frenetica e piena d’impegni. Abbiamo da fare… Non abbiamo tempo per ammalarci e soprattutto… “figuriamoci se capita a me”… e con questo pensiamo di aver risolto tutto.

Nel mio percorso di “nuova vita”, perché di fatto la vita ti cambia se non altro perché hai ricevuto la mazzata tra capo e collo che ti fa rendere conto che non sei così indenne da certe cose, ho incontrato degli uomini operati di cancro al seno come me. Più o meno tutti quelli con cui ho parlato, nel raccontarmi la loro storia, hanno manifestato le fasi che ho vissuto anche io: stupore, incredulità, imbarazzo, rassegnazione e pudore o vergogna; io no, come è evidente. Ho commutato queste ultime due fasi in incazzatura e lotta; più che altro perché non ho trovato e non trovo giusto che molte persone, me compreso fino a qualche mese fa, associno il cancro al seno legato alla donna e alla sfera sessuale femminile. Che poi la questione sessuale è marginale. Non è che una donna che ha il cancro al seno si reca dal ginecologo per trattarlo ma va dal senologo e “pare”, udite, udite, che il seno sia presente nelle donne come nell’uomo.

Seno, mammella, capezzolo… che parole eh? A sentirle, noi maschietti, assumiamo quell’aria un po’ inebetita che scaturisce dall’immagine che abbiamo in mente del seno femminile, senza pensare che le stesse parole possono riferirsi alle medesime aree del corpo anche in un uomo.

Aaaagh! Abbiamo il seno? La mammella?!?! Non è possibile!

Eppure, quando ti dicono che hai un cancro al seno, o alla mammella, devi cominciare a farci l’abitudine. Questo ti fa capire come siamo influenzati dalle parole; spesso usate male o solo “in esclusiva” in certi ambiti.

Preso coscienza di questo fatto… di per sé già inquietante, devi entrare in un vortice di eventi che ti portano a rivedere la tua vita, o almeno parte di essa, e a dover accettare tutta una serie di situazioni che fino a poco prima non avresti immaginato minimamente di dover affrontare.

Entra in gioco la resilienza: la capacità di adattarsi ad un evento importante, traumatico, rendendo questo momento come un’esperienza dalla quale poter imparare qualcosa. Riceviamo la botta, la reggiamo, reagiamo e ne facciamo un totem per affrontare le difficoltà della vita. Diciamo pure che tutto il resto assume un aspetto più leggero, meno “urgente” e “importante”.

Allora… se di cancro al seno, anche noi uomini, possiamo ammalarci, non vedo perché non se ne debba parlare.

Ecco perché su questo blog sto trattando questo argomento. Ecco perché ho aperto un gruppo chiuso e una pagina Facebook all’interno delle quali riportare notizie, eventi, fatti che possono essere utili per la collettività. Ecco perché mi batto affinché si possa fare un po’ di luce su questo argomento.

Voglio che sia chiara una cosa: NON VOGLIO FARE PARAGONI UOMO/DONNA. So benissimo che le percentuali di rischio per le donne di riscontrare questo problema siano assolutamente a loro svantaggio, diversamente dall’uomo. So bene che le campagne di sensibilizzazione sono una manna dal cielo e che devono esserci e che non sono mai troppe. Ma una parolina per noi maschietti, vogliamo spenderla?

Criticità:

In primo luogo, un dato certo sull’entità di questo problema non è ancora stato comunicato, o per lo meno non è di così immediata reperibilità se non mettendo insieme più fonti:

  • Contattando la AIRTUM mi è stato riferito che in Italia si registrano in media 133 nuovi casi all’anno, con una leggera prevalenza nelle regioni del Nord Italia.
  • Sempre sul sito AIRTUM è possibile scaricare “I numeri del cancro in Italia 2018” e consultando questo documento, a pagina 23, troviamo la TABELLA 5. “Numero di nuovi casi tumorali, totale e per alcune delle principali sedi, stimati per il 2018 -popolazione italiana residente da previsioni ISTAT – www.demo.istat.it ” con differenze tra uomini e donne. Scorrendo la pagina, verso la metà, si legge: Mammella – Uomini: 500 – Donne: 52.300 
  • Il sito dell’AIRC riporta un dato simile a quello che vedrete riportato da Repubblica (vedi sotto): Cito dal sito AIRC: “Il carcinoma della mammella maschile rappresenta lo 0.5-1 per cento di tutti i tumori della mammella. Si stima che in Italia interessi un uomo ogni 620 circa.” Se le donne che si ammalano di cancro al seno sono circa 50.000 all’anno. Tornerebbe il dato che riporta 500 uomini (l’1% del totale). A pagina 25, invece, si legge il dato più sconcertante che riguarda il “numero di decessi per causa e per sesso osservati in Italia durante l’anno 2015. ISTAT 2015″. Per quanto riguarda i casi di morte per tumori maligni del seno: Uomini: 107 e Donne: 12.274 per un totale di: 12.381 persone.
  • Il sito di Repubblica, articolo a firma di Franz Rossi del 10 Aprile 2018, parla di 500 casi nel 2017
  • Il sito della Fondazione Umberto Veronesi, che peraltro mi ha citato e approfitto per ringraziare pubblicamente, riporta: “Il tumore al seno colpisce all’incirca 300 uomini ogni anno in Italia.

Quindi, primo problema: quanti uomini si ammalano ogni anno di cancro al seno? Quanti di questi vengono trattati per tempo? Ovvero, quanti “se la cavano” come me rinunciando al massimo ad un capezzolo e ad una manciatina di linfonodi, o anche meno?

Quanti sopravvivono?

Facendo una semplice sottrazione, basandoci sui presunti 500 uomini che scoprono di avere il cancro al seno, riportati sul documento dell’AIRTUM, il calcolo è semplice: 500-107= 393 (dati del 2015). Quali regioni d’Italia manifestano maggiori criticità? In tal caso, se così fosse, perché ciò si verifica di più in certe aree piuttosto che in altre?!

Riflessione rapida… non mi pare che siano pochi o così rari i casi di tumore maschile. Cinquecento uomini l’anno non sono da ritenersi una “rarità” o dei “casi eccezionali”.

Tempistiche per la diagnosi.

In Toscana, o per lo meno a Prato, devo dire che tra supporre vagamente che possa esserci qualcosa di sospetto ed essere operato per togliersi qualsiasi dubbio passa poco tempo. L’iter è davvero rapido e il flusso che permette di gestire le varie fasi è ampiamente rodato ed efficiente. Se soventemente parliamo di “mala sanità” devo riconoscere che per lo meno a Prato, almeno in ambito oncologico, le cose funzionano. Il problema probabilmente è nelle altre città o regioni d’Italia. Ho un amico romano che ha dovuto peregrinare per arrivare ad una diagnosi chiara e quando c’è arrivato ha dovuto subire un intervento piuttosto invasivo perché l’estensione del cancro era tale da richiedere il sacrificio anche di una parte del suo muscolo pettorale.

Campagna di prevenzione:

Non si tratta di mettere in piedi un sistema di prevenzione dedicato all’uomo. Si tratta semplicemente di “aggiungere una parolina”: “UOMO” quando si parla di prevenzione nella donna. Non si tratta di creare percorsi dedicati ma di far capire all’uomo che il proprio pettorale, che ospita un seno, deve essere trattato bene, deve essere osservato e palpato per verificare che non vi siano escrescenze, noduli, evidenti asimmetrie, ginecomastie o perdite di liquido dal capezzolo o qualsiasi cosa che fino a poco tempo prima non c’era.

La prevenzione del cancro al seno maschile passa dalla donna!

Questo è quanto ritengo più logico e plausibile. La donna, almeno da qualche anno, viene educata all’autopalpazione, ad osservare i suoi seni, a monitorarsi secondo certi criteri, oltre ad essere sottoposta a mammografie e/o ecografie soprattutto dopo una certa età. L’uomo è ignaro di tutto questo. Ringrazio Dio che mi ha fatto conoscere mia moglie, per tanti motivi ma in particolare per ciò che fece quella sera del 17 agosto del 2017 quando si accorse del nodulo che avevo al mio seno sinistro. Grazie alla sua sensibilità e alla sua capacità di capire subito che quella anomalia doveva essere ulteriormente indagata da medici esperti che oggi molto probabilmente posso dire di poter essere “uscito dal tunnel” con “danni limitati”. Devo a lei la mia vita!

Esorto tute le coppie ad applicarsi nella palpazione reciproca intesa come forma di prevenzione veicolata attraverso un gesto d’amore semplice, importante e serio. Se non sapete come farla vi consiglio di guardare questo video:

Sì, lo so… si parla di seno femminile… ancora non lo avete capito? Cambiano le dimensioni e la forma ma la sostanza è la stessa. Quindi, le donne le invito a fare un “ripassino” sul metodo in questione e gli uomini li esorto a imparare il metodo e ad applicarlo su voi stessi e sulle vostre partner. Vogliamoci un po’ più di bene!

Prevenzione:

Ecco il tasto dolente… la prevenzione del cancro al seno passa da un tipo di prevenzione detta di secondo livello, ovvero, l’autopalpazione in primis e poi recarsi presso un centro specializzato dove effettuano screening per il tumore del seno. Questo in linea di massima e soprattutto vale per le donne. Gli uomini è bene che si applichino nella suddetta tecnica di auto-monitoraggio e, qualora riscontrassero delle anomalie è bene che si rechino da uno specialista. Di solito l’iter è: MEDICO DI BASE > ECOGRAFIA > SENOLOGO ma se occorre potete “passare direttamente dal VIA” facendovi fare almeno un’ecografia in un centro privato. In poco tempo riuscite ad avere una risposta e a costi accessibili.

Con l’ecografia potrete recarvi dallo specialista il quale valuterà il da farsi.

Esistono anche fattori scatenanti di tipo ereditario, le cosiddette mutazioni genetiche, in particolare dei due geni BRCA1 e BRCA2. Se in famiglia avete avuto casi di tumore al seno vi consiglio di effettuare il test genetico, sulla base delle indicazioni che potrà darvi un senologo o un oncologo. Esiste un’associazione italiana che in merito si sta operando per diffondere una corretta informazione e aiutare chi ha una mutazione di questo tipo nel fornire supporto e risposte. L’associazione si chiama www.abrcadabra.it

Stile di vita:

Che ve lo dico a fare… pur non essendo state ancora comprese le dinamiche che provocano il cancro al seno, un buon stile di vita permette di ridurre la soglia di rischio. La prevenzione di primo livello non è applicabile a questo tipo di tumore; es. “non posso dirti di non mangiare una certa cosa perché so che quella è la causa del tumore”. Non ci sono indicazioni di questo tipo perché non se ne conoscono le cause. Quindi… nei prossimi post parleremo anche di una corretta alimentazione, di stile di vita, attività fisica e di integrazione alimentare supportando le mie tesi con dati e autorevoli testimonianze. Tutte cose importantissime per stare bene, vivere il più a lungo possibile e in salute ma… come evitare di ammalarsi di cancro al seno, almeno al momento, non c’è dato sapere.

Terapie ed effetti collaterali

Un altro dei miei obiettivi è, o sarebbe, riuscire a creare un database nazionale o migliorare eventualmente quelli che già ci sono, per condividere in rete, tra “addetti ai lavori” (personale sanitario / ospedaliero / medici oncologi, senologi, endocrinologi) le informazioni sui singoli casi di cancro al seno maschile, sulle terapie adottate e, soprattutto, sugli eventuali effetti collaterali che ne possono derivare. In questo caso la ricerca cosa ci dice? Che non esiste una terapia diversificata uomo/donna ma ad entrambi si somministrano farmaci sulla base dell’esperienza acquisita negli anni dall’utilizzo di questi in ambito femminile. Ora… va bene che abbiamo entrambi un seno (e prima non lo sapevamo) ma “forse”, qualche differenza tra uomo e donna c’è, soprattutto quando entrano in gioco le terapie ormonali.

Non voglio entrare nel merito di cosa debba o non debba essere somministrato ad un uomo o ad una donna che ha avuto il cancro al seno ma, raccogliere informazioni a riguardo, confrontarle e capire, per poi migliorare metodi, farmaci e posologie, sarebbe più che opportuno, senza aspettare che siano le case farmaceutiche a farlo arrivando ad “imporre metodi e farmaci”.

Ecco perché ritengo sia importante creare informazione, fare rete e condividere le esperienze. Ecco perché vorrei che l’opinione pubblica, i media, ma soprattutto chi si occupa di prevenzione, spendessero un po’ del loro tempo per parlare del cancro al seno maschile.

Per quanto mi riguarda, spero, di aver superato il problema e di poterlo vivere come un’esperienza in più che ho maturato nella mia vita. Ciò che desidero è che la popolazione in generale, più che altro quella maschile, possa sapere di questa possibilità. Anche se “rara” è pur sempre una possibilità. Di sicuro è più facile ammalarsi di cancro al seno che vincere un milione di euro con un gratta e vinci. Nel nostro caso, siamo tutti in gioco senza saperlo e chi vince paga pegno.

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