Referendum SI o NO? I numeri sui parlamentari sono quelli che ci hanno presentato?

In questi giorni il dibattito politico si è concentrato sul tema referendum, pur senza perdere di vista il Covid-19 e tutto “il teatrino” messo in piedi per le scuole.

Tra banchi con o senza rotelle, arrivati o da arrivare; mascherine fornite, da fornire, non arrivate, meglio che ognuno se le porti da casa; gel disinfettante, come se piovesse; temperatura corporea e relativo dibattito se è preferibile un bel 37.5 o un 37 secco per definire la linea di demarcazione tra un bimbo sano o un possibile untore su scala globale, in tutto questo bailamme, con un crescendo esponenziale che finalmente vedrà una soluzione di continuità dopo il 21 settembre, il tema prevalente della politica è incentrato sul Referendum e su quanto sia importante tagliare il numero dei parlamentari.

Ora, come sempre sono un pignolo e non amo prendere i dati come vengono diffusi, o calati dal’alto; non mi piace. Quando posso mi piace approfondire, capire come stanno le cose e per farlo devo necessariamente informarmi.

Il mio post non vuole schierarsi né a favore del SI né a favore del NO ma a favore della chiarezza d’informazione. Mi occupo di comunicazione visiva e mi piace capire come vengono comunicate certe questioni.

Per dovere di cronaca, si sappia che sono un “Pentastellato deluso” e pertanto, per parlare di numeri, mi allaccio alla comunicazione dei Cinquestelle che continua a massacrarmi pesantemente nonostante la mia presa di distanze dal Movimento. In parole povere mi arrivano direttamente o indirettamente comunicazioni dai M5S all’insegna del SI come se non ci fosse un domani.

Questo qui sotto è uno dei banner che il M5S ha rilasciato in rete e che riassume le differenze abissali tra le varie camere, a loro dire; in particolare tra il numero dei membri dei parlamenti delle nazioni, qui prese ad esempio, messe a confronto con l’Italia.

Banner del Movimento Cinque Stelle sulla riduzione dei parlamentari- referendum del 20 – 21 settembre 2020

Questo è un secondo banner. Ha un po’ più di tempo rispetto al primo ma, instancabile, gira sempre in rete:

Non mi soffermo sul claim riportato sul piede di questo secondo banner: “Meno casta per tutti”. Voglio pensare che sia figlio di un lontano sentimento rimasto sul palco del Vaffa-Day.

Lasciamo stare gli intenti, le ragioni, gli obiettivi invocati a sostegno del SI dai Cinquestelle, dal PD ma anche da altri partiti che votarono favorevolmente le fasi antecedenti a questo referendum e che permetteranno, il 20 e il 21 settembre, di mettere la parola fine su questo tema. Parliamo solo di numeri.

Se prendiamo internet, questa cosa strana che pare contenga anche delle informazioni utili, e andiamo a vedere sui siti dei vari parlamenti e/o su Wikipedia come stanno veramente le cose, vedrete che i numeri sono un po’ diversi da come ci vengono presentati.

Da una prima analisi emerge subito chiara una questione, ovvero, che il M5S ha riportato per l’Italia il numero complessivo dei parlamentari facenti parte delle due camere, ovvero, quello composto da Senatori e da Deputati, per un totale di 945 membri. Per tutti gli altri Paesi citati sono stati riportati i numeri afferenti ad una sola delle due Camere; eccezion fatta per la Germania che ha una struttura parlamentare monocamerale e pertanto non potevano sbagliarsi.

Quindi, per la Francia non vengono contati i 348 membri del Senato; per il Regno Unito non vengono contati i 242 membri della Camera dei Lord e per la Spagna, non so proprio come sia saltato fuori il numero 558.

Ma veniamo al dettaglio di questa verifica:

SPAGNA struttura bicamerale

  • 350 deputati presso il Congresso
  • 265 senatori al Senato
  • 615 in totale
  • 558 sul banner dei Cinquestelle

46,94 milioni di abitanti in Spagna

1 membro ogni 76.325 abitanti


GERMANIA

  • 709 deputati al Bundestag
  • 700 sul banner dei Cinquestelle

83,02 milioni di abitanti Germania

1 membro ogni 117.094 abitanti


FRANCIA struttura bicamerale

  • 577 membri dell’Assemblea nazionale
  • 348 membri al Senato
  • 925 in totale
  • 577 sul banner dei Cinquestelle

66,99 milioni di abitanti in Francia

1 membro ogni 74.421 abitanti


REGNO UNITO struttura bicamerale

66,65 milioni di abitanti nel Regno Unito

1 membro ogni 74.719 abitanti


ITALIA struttura bicamerale

60,36 milioni di abitanti in Italia

1 membro ogni 63.603 abitanti

Ecco come dovrebbe essere rappresentato graficamente il rapporto dei parlamentari tra le nazioni citate dai Cinquestelle in virtù dei “nuovi conteggi”.

e non questo:

Banner del Movimento Cinque Stelle sulla riduzione dei parlamentari- referendum del 20 – 21 settembre 2020

Pertanto, qualora vincesse il SI, ci posizioneremmo all’ultimo posto della classifica con un numero dei parlamentari inferiore rispetto alla Germania, alla Francia, al Regno Unito e alla Spagna che ha 47 milioni di abitanti, contro gli oltre 60 milioni dell’Italia.

Ora, se parliamo di emolumenti sicuramente l’Italia batte tutti , compresi gli USA, ma questo problema poteva essere affrontato con quello che nel 2016 era solo un Disegno Di Legge della Lombardi dei Cinquestelle che mirava a dimezzare gli stipendi dei parlamentari e che oggi sarebbe bastato “rispolverare”, e volere fortemente, per potarlo a compimento.

All’inizio del 2020, a seguito del lockdown, il ministro Di Maio ha proposto nuovamente il taglio degli stipendi ai parlamentari ma pare che l’effetto sortito non sia stato né apprezzato dai parlamentari né apprezzabile dagli italiani, visto il silenzio assoluto che ne è seguito.

Bene, in conclusione, votate quello che vi pare ma per lo meno, adesso, potete farlo avendo un po’ di numeri in ordine.


Aggiornamento del 18 settembre:

Per chiarezza e correttezza d’informazione: per quanto concerne la Camera dei Lords che presiede al parlamento nel Regno Unito, i singoli membri di cui è costituita non percepiscono uno stipendio ma dei “gettoni di presenza” a rimborso spese.

La Vacciniade e i nuovi eroi: NoVax vs. ProVax

Va bene, è arrivato il momento di parlarne. Ho deciso di farlo a modo mio, tanto su questo argomento ognuno dice la sua, Draghi compreso.

Il problema vaccini deve essere affrontato.

Il fatto stesso che il tema vaccini venga gestito come un derby sportivo mi dà parecchio fastidio. Si parte male perché “tu devi avere una posizione” e se la prendi vieni subito inserito in una precisa categoria dalla quale non ne esci più…

Vuoi fare i vaccini? Sei un responsabile, una persona che ha a cuore il bene comune. Sei altruista e sei pure alto, bello e molto intelligente ma poi… “lo dice la scienza, quindi non si discute”.

Non vuoi fare i vaccini? Ma che razza di persona sei? Ma ti rendi conto? Metti a rischio la vita delle persone che ti stanno accanto. Sei un incosciente, stupido, brutto e cattivo. Poi, come se la scatola degli appellativi non avesse un fondo… sei NOVAX, terrapiattista, negazionista, anti 5G, complottista, credi nelle scie chimiche, nei rapimenti alieni e il cambiamento climatico è colpa tua… Oltre a questo “non credi nella scienza”.

Poi la questione passa su un piano meramente politico tra chi è  favore al vaccino obbligatorio e chi non lo vuole rendere obbligatorio. Questo a prescindere dal tipo di vaccino e contro quale virus, dalle implicazioni che certe scelte possono generare nel medio o nel lungo termine e in seno a quale emergenza sanitaria, necessaria o costruita, si voglia proteggere la popolazione.

Ora… al di là dei tanti discorsi che si sentono sui vaccini, la questione che a me lascia sgomento è la superficialità con cui si affronta questo tema. E’ quella superficialità dalla quale poi germinano e si consolidano i suddetti schieramenti che diventano vere e proprie fazioni avverse. Da una parte troviamo il coro della scienza provaccinista, supportata dalle aziende farmaceutiche, dai media nazionali ed internazionali e ovviamente dalla politica; dall’altra troviamo il sussurro della scienza più moderata, più attenta all’uomo, quindi propensa a curarlo nel suo insieme (psiche e soma), non concentrata solo sul sintomo. Quella scienza nonvaccinista (o per lo meno contro alcuni vaccini o contro i cocktail multivaccinali che vengono somministrati ai bambini) che non ha alcuna voce all’interno del mainstream, anzi, se l’alza troppo rischia di essere additata, o peggio, i medici e scienziati che si espongono in tale direzione rischiano di essere sottoposti a provvedimenti disciplinari, fino ad arrivare alla radiazione. Nel mezzo c’è il cittadino che di riflesso si vede appiccicare un’etichetta piuttosto che un’altra, con tutte le conseguenze del caso qualora venga etichettato come NO-VAX.

Ad Agorà Estate su Rai3 , puntata del 1 settembre 2020 (dal 16° minuto) ho sentito il parere del virologo Bassetti e a corollario quelle degli ospiti intervenuti sul tema vaccino per il Covid19 e riapertura delle scuole.

Il Prof. Bassetti è sempre stato un pro-vaccini e da medico virologo ricercatore ha espresso il suo pensiero. Nel suo primo intervento, nel corso della trasmissione, ha dichiarato: “(…) educare e non imporre ad una parte, speriamo piccola, di italiani che è ancora resistente alla vaccinazione. (…) Non si rendono conto che la storia della medicina moderna e dell’umanità è cambiata grazie a due invenzioni: gli antibiotici e i vaccini. Senza queste non arriveremo certo a vivere oltre ottant’anni come viviamo.”

Personalmente avrei aggiunto anche una terza cosa: i condizionatori, ma questa è una mia opinione personale.

Tra gli ospiti è intervenuto Ettore Licheri senatore dei Cinquestelle, il quale ha avuto l’ardire di commentare: “(…) nella storia della farmaceutica, anche delle vicende poco chiare, poco trasparenti talvolta opache che ci sono state; dei conflitti di interesse che in passato sono stati scoperti e questo certamente non ha contribuito a consolidare la fiducia dei cittadini verso queste multinazionali. Anche lì si è sbagliato e anche lì si deve mettere rimedio.”

La trasmissione prosegue, vanno in onda i commenti e le dichiarazioni di vari politici ed esperti fin quando Roberto Vicaretti, giornalista e conduttore di Agorà Estate, rivolge al Prof. Bassetti la domanda: “(…) un caso positivo in una classe, cosa si dovrebbe fare?”

Il Prof. Bassetti interviene nel seguente modo: “Allora, mi faccia dire però una cosa relativa al servizio precedente (in riferimento all’intervento di Licheri, n.d.r). Io credo che il Coronavirus abbia portato all’attenzione un problema che è quello delle fakenews (…) Adesso si diceva in trasmissione, secondo me è molto pericoloso, parlare delle big pharma, parlare dei conflitti d’interesse. Noi abbiamo bisogno di dare una comunicazione univoca perché guardi che gli attacchi che noi riceviamo gli riceviamo proprio come quelli che è stato prima enunciato. Contro le big pharma, il mondo dei cattivi contro il mondo buoni” (…). O la politica si schiera fortemente dalla parte dei vaccini oppure è una partita che è persa. Questa è una partita che noi dovremo combattere nei prossimi tre quattro mesi”.

Avete letto bene: “molto pericoloso parlare delle big pharma, parlare dei conflitti d’interesse” e “O la politica si schiera fortemente dalla parte dei vaccini oppure è una partita che è persa.”

Potete risentire queste affermazioni attraverso RaiPlay. Anche no, ovviamente.

Bassetti fa delle affermazioni, a parer mio, piuttosto discutibili. Affronta la questione in modo assoluto, di parte, senza una minima riflessione e una discussione in merito a quanto ha correttamente sollevato l’onorevole Licheri, ovvero, il problema della credibilità.

La domanda che tutti dobbiamo farci è PERCHE’ la gente è sempre più restia o del tutto contraria a volersi vaccinare?

Non possiamo continuare a parlare di vaccini in modo impositivo: “DOVETE FARE I VACCINI”, senza dare spiegazioni. Se i cosiddetti “novax” sono in aumento, in tutto il mondo, un motivo ci sarà. Lo sono, ed è evidente, altrimenti non se ne parlerebbe e la questione non sarebbe un problema politico.

Non credo che coloro che prima se li facevano e adesso no, siano stati tutti rapiti dagli alieni e riportati sulla terra convinti del contrario, con l’intento di manipolare la razza umana e conquistare la Terra.

Vogliamo affrontare il tema vaccini in modo SERIO una volta per tutte?

Partiamo dal presupposto che le cosiddette BigPharma non sono aziende filantropiche. Sono aziende e basta. Studiano e realizzano dei prodotti, li immettono sul mercato e cercano di farci dei soldi. Punto. Tutto normale e lecito ma se si parla di salute e di speculare sulla salute, e nel tempo sono emersi conflitti d’interesse, manipolazioni di dati per vendere farmaci, metodi di produzione/lotti di farmaci con evidenti problemi, segnalazioni di problemi avversi, denunce, sentenze, risarcimenti…, vogliamo parlarne?

Non si tratta di fare una guerra alle aziende farmaceutiche ma nemmeno di farci inoculare tutto a prescindere, negando o sottacendo che un vaccino possa dare dei problemi avversi. Sarà il caso di soppesare costi/benefici in termini di somministrazione di un vaccino per contrastare un determinato agente patogeno? Vogliamo dare delle risposte alle persone che si pongono il “ragionevole dubbio”, senza additarle come “deficienti” la cui colpa è solo quella di volersi informare e di decidere autonomamente, secondo proprio giudizio?

Se portiamo la scienza o la medicina fin dentro le case delle persone, attraverso radio, TV e giornali, dobbiamo avere anche il coraggio di portare medici, scienziati, ed esperti ma anche politici, giuristi e avvocati di entrambe le posizioni, quelli a favore e quelli contrari ai vaccini. Entrambe le parti lo dovrebbero fare argomentando le loro posizioni, producendo dati, ricerche e ragionando su fatti concreti. Siamo stanchi, ci siamo rotti le scatole di sentire solo quelli che ci dicono che i vaccini vanno fatti, come fosse un dogma da ripetere in continuazione, fino al sfinimento/convincimento, e che non può essere discusso. La SCIENZA SI DISCUTE perché non è una fede, e anche la fede trova modo e spazi per essere discussa, non vedo perché non lo si debba fare con la scienza. Non sarebbe scienza e non ci sarebbe progresso scientifico se non ci fosse un continuo confronto.

Esiste una legge dello Stato, come ho riportato anche nel mio INFLUENZATI, che interviene laddove sia necessario risarcire persone danneggiate da vaccini; esistono sentenze di tribunale che si sono espresse a favore di persone danneggiate da vaccini; esistono persone danneggiate da vaccini. Esistono ricerche scientifiche e protocolli di sviluppo per i vaccini che prevedono anche dieci anni per realizzare un vaccino; adesso, per il Covid19, si parla di averne non uno ma una serie indefinita e nell’arco di pochi mesi, forse un anno al massimo (lasciando perdere per il momento il vaccino russo che pare già pronto dopo soli sette mesi dalla pseudo dichiarazione di pandemia).

Se vogliamo gestire il problema, che poi problema non dovrebbe essere, semmai i vaccini dovrebbero essere una soluzione, allora facciamolo in modo chiaro e facciamolo al più presto.

Fino a quando sentirò parlare di vaccini come un credo che deve essere accettato attraverso un “atto di fede”, non ci sto. La classe medica e gli scienziati si devono immergere in un bel bagno di umiltà e poi scendere tra la gente per rispondere ai tanti, troppi quesiti le cui risposte non sono mai arrivate o sono state liquidate con lapidari e arroganti: “SONO SICURI” o “NON E’ VERO E’ UNA FAKE NEWS!

Tra le domande rimaste senza risposta ci sono quelle relative ai problemi/sintomi avversi causati dai vaccini, sulla loro tossicità, sulla presenza dei metalli, allergeni, delle nanoparticelle di inquinanti, di DNA di feti abortiti, di consenso informato ma in realtà poco informato e di tante altre questioni sollevate da coloro che studiano i vaccini, da coloro che ne hanno subito i danni e da coloro che ritengono, tra gli scienziati, assurdo realizzare un vaccino per un virus basato su RNA a polarità positiva in continua mutazione. Si sta già parlando di dover fare, oltre al vaccino, una serie di richiami perché il vaccino contro il Covid-19 (che ancora non c’è) pare che da solo non basterà e che la sua efficacia sarà di breve durata, per questo si pensa già ai richiami. Non a caso si registrano nel mondo casi di persone che sono state contagiate dal Covid-19, poi guarite, e a distanza di tempo lo hanno contratto nuovamente dimostrando che l’immunità per il Coronavirus, come già si sapeva, è di breve durata.

Per approfondimenti, vedi:

Allora, posso capire di dovermi vaccinare da malattie importanti e per i quali il vaccino funziona davvero ma non capisco perché si continui a instillare paure tra la gente e che in teoria dovrebbero cessare solo dopo un’iniezione di un vaccino che, ripeto, ancora NON C’E’, per un virus che di fatto è poco più virulento di un’influenza stagionale e che non garantirà un’immunità duratura.

Ma poi, vaccino per cosa? Il direttore sanitario dello Spallanzani, Istituto di Ricerca che ha in carico la sperimentazione italiana di uno dei vaccini per il Covid-19, afferma in una recente intervista (qui riportata da Il Messaggero del 4.09.2020) che le fasi due e tre della sperimentazione verranno effettuate in altri paesi perché: “(…) al di là di quello che si dice, in questa fase in Italia non c’è questa catastrofe, non ci sono tutti questi pazienti, tutti questi malati. Andremo in paesi, probabilmente nel latino America, dove invece il virus è in una fase di crescita”.

E oltre a questo, di quale crescita stiamo parlando?

Se si parla di persone asintomatiche, risultate positive al tampone o al test sierologico, evviva Dio! Sai per quanti virus siamo positivi e quanti tamponi dovremmo fare? A me interessa capire se queste persone camminano con le proprie gambe, se stanno bene e se possono creare un pericolo per altre persone. Lo stesso Prof. Bassetti, in più di un’occasione, ha ribadito che positivo non vuol dire essere malato.

Spero che arrivi la ragione prima ancora di un vaccino. Mi auguro che un serio confronto, anche lungo, dibattuto, acceso, possa avviarsi al più presto e arrivare a mettere ordine tra le questioni aperte, da troppo tempo, sul tema vaccini (e BigPharma), anche se ciò comporterebbe dover mettere avanti a tutto la salute delle persone anziché gli interessi politici e/o economici. Se ciò non dovesse accadere, la distanza tra i due schieramenti potrà solo aumentare e i rapporti inasprirsi col passare del tempo.

Parafrasando una celebre frase che echeggia spesso nell’immaginario dei fans di Star Trek, mi auguro di non dover assistere ad una sorta di invasione BORG preceduta dal proclama: “La resistenza è inutile, sarete vaccinati”.

Da TGTrek.com

Ad ogni costo ed in ogni caso, nel rispetto della Costituzione italiana, della libertà di pensiero, di parola e di scelta individuale, nell’ottica di promuovere una scienza corretta, quantomeno non di parte, cercheremo il confronto, lotteremo per la verità e difenderemo le nostre ragioni.

Un conto è volersi vaccinare (lecito, giusto, comprensibile), un altro è obbligare altri a farlo, soprattutto quando non c’è alcun motivo reale per farlo.


Nota: i virgolettati che riportano le affermazioni delle persone sopra citate sono il risultato di trascrizioni audio delle interviste rilasciate ( di cui sono riportate le fonti). Grammatica e punteggiatura ricalcano il più possibile quanto rilevato dalle interviste. Talvolta possono risultare poco aderenti alle regole della lingua italiana ma lo scopo è di riportare più fedelmente possibile ogni contenuto. 

Covid-19. E se fosse tutto sbagliato?

Riflettevo… lo so, lo faccio troppo e troppo spesso ma è una funzione preinstallata che si autoricarica, non posso farci nulla.

Riflettevo, appunto, sulla situazione Covid-19. Siamo ad agosto, non vedo zombi a giro per strada (tranne qualche eccezione ma diciamo che è solo colpa del caldo), mi pare che grazie a Dio siamo ancora qui a “ciarlare” e che l’Italia stia continuando a dibattere su ciò che è di “fondamentale importanza per tutti”…

Di cosa?

… Ma dei ministri scelti dal mazzo, “presi a sorte” (leggete: capri espiatori) che hanno pensato bene di prendersi i 600+600 Euro che INPS ha gentilmente offerto alle P.IVA, previa richiesta al famoso sito web dell’Istituto di Previdenza – di cui ho parlato in passato su questo blog e sul mio libro INFLUENZATI – oggetto di fantomatiche dimostrazioni di inefficienza e di mirabolanti risposte da parte del server. Beh… solo per essere riusciti ad ottenere quei soldi, presentando domanda attraverso il sito dell’INPS, avrebbero tutto il diritto di tenerseli ma… lasciamo perdere le facili ironie che in questo agosto torrido non giovano nemmeno come freddure.

E’ questo il vero problema dell’Italia, no?

Beh, allora vogliamo parlare del presidente Conte che ci assicura che i vaccini non saranno obbligatori e a distanza di due giorni da questa dichiarazione salta fuori Renzi (governo ombra con solo il 2.5% di consensi dai recenti sondaggi) che asserisce l’esatto contrario, invocando una vaccinazione di massa obbligatoria, altrimenti non ci sarà un domani?

Ma no, nemmeno questa è la notiziona ma entrambe sono le notizie create ad arte, ben confezionate per continuare a perpetrare lo sport nazionale e internazionale nella disciplina della “distrazione delle masse” o del “fumo negli occhi”. Sai… le olimpiadi sono saltate e la mancanza di questo grande evento sportivo deve essere compensata in qualche modo.

L’Italia ha molti problemi, stiamo annaspando in una situazione dove il debito pubblico aumenta, il PIL precipita, molte attività commerciali non hanno nemmeno aperto dopo il lockdown, ed altre non si sa se arriveranno a fine anno. La cassa integrazione tarda ad arrivare o non viene erogata, etc. etc. Oramai del MES se ne riparla a dopo le elezioni, almeno su questo credo che i vari esperti di comunicazione al servizio dei partiti siano concordi. Sempre che poi non saltino fuori con qualche mirabolante trovata per vendercelo come Jolly in stile “Giochi senza frontiere” (e qui si vede che ho una certa età).

Oltre a tutto questo, per i media e per certi esperti da palcoscenico, la situazione epidemica attuale, a livello nazionale ma soprattutto internazionale, è grave, preoccupante, tragica! Ma vediamo cosa sta accadendo a casa nostra, giusto per “divertirci con le ultime news”…

Adoro i titolisti dei quotidiani.

Credo che facciano parte di una razza tutta particolare, forse mitologica perché se ne parla da sempre ma nessuno li conosce o li ha mai visti (tranne pochi eletti); eppure la loro presenza è tangibile. “Si narra che un titolista sia passato dopo che Arianna diede il filo a Teseo, col solo scopo di ingarbugliarlo. Tant’é che Teseo, vistosi al perso… in realtà è ancora lì nel labirinto”.

Di cosa stiamo parlando?

Della dose quotidiana di paura, di deformazione delle parole a vantaggio di una neolingua dirompente. Perché, ditemi, vi pare che la Toscana tremi? Che ci sia un incremento di positivi tale da definirsi impennata di casi a Prato, in riferimento a 6 persone? Che lo sia in Italia con un “più 552” o nel Lazio siamo addirittura al boom di casi in una settimana perché ne hanno trovati 118 positivi?

Allora, togli tutta ‘sta roba e ragiona un attimo con me, così, solo per fare due chiacchiere tra amici.

Da oramai oltre sette mesi ci viene detto di tutto sul Covid. Una delle cose che a me manda fuori di testa è la recita quotidiana dei nuovi contagiati. Ad oggi, mentre vi scrivo, sono stati registrati, NEL MONDO, 20.919.243 casi positivi. Cosa vuol dire questo? Facciamo un primo punto.

Con una popolazione mondiale di quasi 8 miliardi di persone (per l’esattezza 7,804,903,823 persone) il suddetto numero di contagiati corrisponde ad un indice di contagiosità dello 0,26%. Oltre a questo va detto che queste persone, sono per un 80% dei casi, asintomatiche. Sono persone che per tutta una serie di motivi sono state sottoposte a tampone, sono risultate positive ma non hanno o non avevano alcun sintomo. Tra queste dobbiamo anche considerare che oggi ci sono persone che non sono più positive e che probabilmente non sono uscite da questa lista (o non tutte). Oltre a questo ci sono gli sbagli, i falsi positivi e i metodi di registrazione delle positività non condivisi e definiti da un protocollo univoco a livello mondiale; tant’è che nel Regno Unito le hanno contate due volte:

Decine di migliaia di test sul coronavirus sono stati contati due volte, ammettono i funzionari” da The Telegraph – 21.05.2020

E COMUNQUE CHI E’ POSITIVO AL CORONAVIRUS NON E’ INFETTO NE NEMMENO UN MORTO CHE CAMMINA!

Decessi?

Nel mondo, sempre ad oggi mentre vi scrivo, si registrano 759.582 casi che corrispondono ad un indice di mortalità dello 0,009%. Anche qui i decessi non è facile stabilire se sono tutti riconducibili (parlo sia in difetto che in eccesso) al Covid-19; sono numeri difficili da gestire poiché per stabilirlo dovrebbe essere effettuata un’autopsia a tutte le persone decedute e, come è risaputo, almeno in Italia, all’inizio dell’Emergenza Covid le autopsie non venivano eseguite e tutti i decessi venivano classificati come morti per Covid-19; questo l’ho abbondantemente riportato nel mio libro “INFLUENZATI. NON SOLO DAL CORONAVIRUS”. Detto ciò, ad oggi nel nostro Paese sono state registrate come decedute per Coronavirus, 35.231 persone. Sono numeri che vi dicono poco? Beh, il paragone si fa presto a farlo. Prendiamo infarto e ictus, uccidono ogni anno 240.000 persone in Italia e rappresentano la prima causa di morte e invalidità. Così, tanto per dire….

Parliamo degli USA… I tanto citati USA che paiono reggersi solo grazie alle sparate di Trump che fanno risalire il buonumore a livello internazionale. Avete sentito quella dei rubinetti, dell’acqua e dello shampoo? No, non è una barzelletta ma vi riporto qui un link almeno se avete voglia di sorridere un po’ potete farlo. Sarà mica un messaggio criptico di Trump diretto ai QAnon? No, dai, non lo dico altrimenti passo per complottista internazionale megagalattico.

Foto da PIXABAY – 2108027

In USA, dicevo, sono decedute 167.298 persone. A sentire i telegiornali pare che gli americani siano tutti condannati o poco ci manca. Così, sempre per mera curiosità, sono andato a prendere qualche numero da Wikipedia per vedere quante persone risiedono nella zona meno popolosa di New York; si tratta di Staten Island nella contea di Richmond. Nel 2017 era stimata una popolazione di 479.458 persone. In pratica, la “grande catastrofe americana” di cui si sente continuamente parlare corrisponde a meno della metà delle persone che sono residenti nell’area meno popolosa della Grande Mela. Occhio… non voglio “sminuire” o “minimizzare” chi sta dietro a questi numeri. Si parla sempre di persone ma stiamo parlando degli Stati Uniti d’America, 50 stati che in totale contano 328 milioni di persone!!!

Avete un’idea di quante persone muoiano ogni anno per il fumo da sigaretta? 8 milioni di persone, e non mi pare che questa sia ritenuta un’emergenza né mondiale né nazionale. Ah, mi dici che queste persone “non sono infette” e quindi “muoiono loro e non tu?” Per la serie “cxxxi loro e chi si è visto si è visto?” Complimentoni per l’altruismo ma allora ti parlo di fumo passivo; di quello che non fumi tu perché magari hai deciso di non fumare ma frequenti fumatori e respiri quello degli altri. Ogni anno, in Italia, 700mila persone muoiono per fumo passivo e qui, credimi, non c’è vaccino che tenga.

Ecco… veniamo alla “renziade” che nonostante tutto continua ad aggiungere capitoli dell’epica saga che ritrae le gesta del “fenomeno di Rignano”. Per sua bocca, e per quella della sua candidata di punta alle regionali per la Toscana Stefania Saccardi, viene invocata l’obbligatorietà del vaccino. Pare essere l’araldo con cui fregiarsi e conquistare la poltrona di governatore della regione; obbligo di vaccinazione!

Foto da PIXABAY – 5073832

Ora, vedi un vaccino anti Covid-19 a giro? No, dico, lo vedi?

Si parla di averne uno forse per l’anno prossimo ma, a parte i discorsi pro-vax, no-vax, free-vax, riflettevo su un fatto molto semplice, forse banale, sicuramente sbagliato (forse anche no)… Se l’obiettivo vaccino è debellare il Covid-19 attraverso l’immunizzazione dell’individuo al quale viene inoculato ma anche ottenere la cosiddetta “immunità di gregge”, ad oggi, metà agosto di questo delirante 2020, dato che gli attuali positivi sono oltre venti milioni, e parrebbe che il numero sia solo destinato a salire, visto che i decessi sono significativamente rallentati, visto che qualche cura si è trovata e che comunque è somministrabile ai sintomatici e che nella maggior parte dei casi evita il ricovero ospedaliero, o peggio,la  terapia intensiva… ma perché non facciamo un bel “bomba libera tutti”?

“O mammina che ha detto il Saldarelli, o che è pazzo?”

Si fa per ragionare… Sarò pure pazzo ma se si parla di immunità di gregge in un senso, questo concetto dovrebbe essere pur valido anche se ci stesse pensando madre natura. In tal caso via tutto, via gli obblighi e via i divieti… Anche e soprattutto perché per il  Covid-19 pare stiano sviluppando diversi tipi di vaccino. E’ mutato una caterva di volte e quindi il problema non è se il vaccino funzionerà e come funzionerà, se sarà sicuro o meno ma anche quale vaccino sarà più efficace rispetto ad un altro, con tutte le conseguenze del caso, soprattutto economiche e del possibile “panico da vaccino fuffa” o “corsa al vaccino top del top annata speciale riserva oro”. Ce la vedo la signora Maria che ragiona al mercato dicendo: “io ho preso quello del Putin, gli’è bello lui con tutte le su’ tigri…” E la signora Marisa: “O che tu dici… io ho preso quello dello Spallanzani, l’è più bono e poi l’è a chilometro zero…”.

Quindi, io faccio solo delle ipotesi, dei ragionamenti del tutto personali e privi di ogni fondamento scientifico. Probabilmente ragiono con quel “sano empirismo” che forse a qualche scienziato fa storcere la bocca ma ricordo che è proprio grazie a certe riflessioni, a continue revisioni delle teorie e all’osservazione delle cose che si ottengono dei risultati. Mi pare che stiamo assistendo, da oramai troppo tempo, ad una messa in campo di risorse economiche spropositate a livello mondiale, nel tentativo di cercare un vaccino per qualcosa che probabilmente non potrà essere “vaccinabile”. I precedenti tentativi di trovare un vaccino per altri virus “famosi”, vedi SARS o MERS, sono stati abbandonati; ci hanno provato ma quando iniziarono le sperimentazioni la malattia non costituiva più un’immediata minaccia ed è stato fermato tutto.

Foto da PIXABAY – 2313286

Quindi… sicuramente occorrerebbe tutelare i più deboli, a partire dagli anziani. Tenere in quel caso la mascherina (sempre che funzioni) se ci si trova in prossimità di persone anziane; per il resto, ricominciare a fare quello che facevamo prima ma meglio, lavandoci le mani, bene, più volte al giorno; evitare di stare addosso alle persone mentre si parla e rispettare comunque quella distanza, che io definisco “margine di rispetto” che l’educazione prevede e che dovrebbe essere adottata nell’ambito dei rapporti interpersonali. A parte questo, vivere. Ripeto, lo affermo alla luce dei dati attuali; forse non lo avrei detto 4-5 mesi fa. Parlo di oggi.

Ecco che mi assegno da solo un nuovo appellativo con un suffisso “ista”, come oggi va di moda affibbiare se qualcuno parla fuori dal coro. Sono un utopista a pensarla così perché tanto ci saranno sempre i titolisti, gli esperti da palcoscenico e le emergenze sanitarie da portare avanti e dietro a questi gli speculatori della finanza e le lobby varie che hanno interesse a vedere le nazioni indebitarsi.

Quindi… e se fosse tutto sbagliato?

 

Un saluto particolare ai miei detrattori ai quali oggi ho dato molto materiale per scannarsi contro di me.

Buona vita, a tutti, detrattori compresi.

 

Influenzati… la copertina

“Influenzati. Non solo dal Coronavirus” edito da Phasar – Luglio 2020, è un progetto editoriale che racconta di noi italiani in epoca Covid-19, di lockdown, dei DPCM e di comunicazione di massa. Ci siamo dentro, ne siamo avvolti, “non ne usciamo”, o così parrebbe stando a ciò che ogni giorno ci viene stradetto.

In questo post desidero parlarvi della copertina del mio libro e delle scelte estetiche che ho fatto per realizzarla.

E’ nata da una sensazione che mi portavo dietro fin dagli inizi del lockdown e che mi ha spinto a scrivere su questo blog in merito ai fatti legati al COVID-19. Dopo qualche post, grazie anche al mio editore PHASAR EDIZIONI che mi ha spronato a scriverlo, ho deciso di realizzare il mio libro. La copertina è nata in parallelo alla stesura delle prime pagine.
Desideravo trovare una sintesi grafica per interpretare la confusione che ha regnato e che regna tutt’ora in questo 2020. Volevo rappresentare il caos, il gran chiasso che è stato fatto intorno al problema del Covid-19; rendere la copertina rumorosa, frastornante e anche un po’ inquietante. Non a caso lo stile che ho evocato è quello che ha caratterizzato la comunicazione visiva a cavallo tra la seconda guerra mondiale fino agli anni ’60, tra “guerra fredda” e “racconti dell’orrore” in stile sci-fi con richiami a “The Twilight Zone”. Vi ricordate le locandine dell’epoca, soprattutto quelle americane, e della paura “dell’altro” che si palesava attraverso la propaganda anti nazista e anti sovietica? Ecco, più o meno l’idea dalla quale sono partito per realizzare la copertina di INFLUENZATI è stata proprio quella del riuscire a rappresentare la “paura di un nemico invisibile e il coinvolgimento totale delle persone all’interno di una situazione tanto coinvolgente quanto incontrollabile, a tratti surreale”.

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Il colore verde “acido” che campeggia sul fondo della copertina rappresenta il virus stesso ma è anche il “vomito”, il “disgusto” ed è il verde delle sale degli ospedali… in altre parole “è la malattia”, il “contagio” che avviene attraverso la comunicazione di massa che dispensa bollettini di guerra e lancia titoli al cardiopalma.
La famiglia è il fulcro dal quale parte tutto e sulla quale tutto viene riversato. Sono trasformati dal COVID-19 a tal punto che la loro testa (quindi la mente), è diventata il virus stesso. Sono ritratti in una condizione di “protezione reciproca” ma la postura, in particolare la testa, è piegata in avanti perché sono abbrutiti, avviliti e “piegati” dalla situazione. Sono vicini tra loro ma ormai INFLUENZATI. Sono circondati dai titoli di quotidiani e dalle immagini televisive che parlano solo e soltanto di COVID-19. Sono avvolti dalla negatività, dalle urla dei media che si contendono il primato della notizia e che nel tentativo di surclassare il concorrente esagerano e diventano beceri.
Ecco perché INFLUENZATI. Ho giocato sul doppio senso che questo termine mi ha offerto. In un caso l’influenzato è il soggetto che ha contratto il virus, nel secondo è la persona che ha subito influenze dall’esterno. Rappresenta la sintesi di una situazione generale e soprattutto di uno stato d’animo. Una sensazione diffusa che a poco a poco abbiamo tutti percepito, anche coloro che trovano in questa sorta di Grande Fratello orwelliano una sensazione di protezione che prima non avvertivano. Sono compiaciuti, rassicurati dalle “gesta del Governo” che in pieno stile Istituto Luce vengono opportunamente rilanciate attraverso una propaganda e uno stile che mira ad enfatizzare le roboanti promesse e le manovre PODEROSE.
So che molti non condivideranno il mio pensiero. Non pretendo nulla se non porre delle domande, esporre dubbi e condividere delle riflessioni, oltre a delle informazioni che ho raccolto in rete e reso disponibili nella mia pubblicazione. Non ho certezze e diffido da chi ne ha e le sbandiera facendosene un vanto. Mi ritengo un libero pensatore che ha sulle spalle qualche anno di esperienza nel campo della comunicazione visiva, e non solo in quella. Ascolto, osservo, amo la vita e sono consapevolmente cosciente che possiamo disporre solo di questa, “almeno da vivi”. Vorrei quindi poterne disporre al meglio, soprattutto vorrei evitare di dovermi difendere da certe scelte e imposizioni che limitano i diritti costituzionali e la libertà personale. Sono dell’idea che siamo su questa Terra per vivere la vita ci è stata donata e non per accontentarci di esistere. Ecco perché scrivo, in generale, ed ecco perché ho scritto questo libro, più in particolare.

Potete trovare “INFLUENZATI. Non solo dal Coronavirus” di Stefano Saldarelli, Phasar Edizioni, su questi store online:

oltre al sito dell’editore:

e presso alcune edicole, facendone richiesta comunicando il codice ISBN 978-88-6358-590-2

Grazie!

 


Riferimenti locandine:

Lettera all’Arma dei Carabinieri

A seguito dei fatti emersi dall’inchiesta sulla “caserma di Piacenza Levante” desidero porgere all’Arma dei Carabinieri la mia solidarietà e vicinanza, in particolare a tutti gli uomini e donne in divisa che svolgono quotidianamente, con dedizione, rispetto e impegno, il proprio compito.
I fatti inqualificabili, di cui le cronache ci stanno dando conto, gettano una profonda ferita nel cuore dei carabinieri e di chi come me in passato ha prestato giuramento al tricolore indossando la divisa dei Carabinieri.
Le persone che hanno osato offendere l’onore dei Carabinieri, svolgendo attività illegali, macchiandosi di infamia e viltà, dovranno pagare per ciò che hanno commesso e di questo sono sicuro che la giustizia farà il proprio corso.
Sono sinceramente sconvolto per quanto accaduto. Per me è una ferita che provoca dolore ma ho la consapevolezza che l’Arma dei Carabinieri non è questa cosa e ciò a cui stiamo assistendo è solo il risultato di singole cellule impazzite.
Dal sito “Belle storie d’Arma”

Mi permetto di rivolgere un invito a tutti i Carabinieri che amo dal profondo del mio cuore. Alzatevi ogni giorno con rinnovato spirito di abnegazione e amore per la patria. L’Italia ha bisogno dei Carabinieri e i Carabinieri sono parte stessa dell’Italia. Dalla più piccola caserma citofonica al battaglione, nucleo operativo, reparti speciali, etc. l’arma si è sempre saputa contraddistinguere per competenza, professionalità, organizzazione, coesione, mantenendo un ruolo di riferimento e di vicinanza col cittadino.

Siate sempre portatori sani di bene e operatori di giustizia. Estirpate tutto ciò che porta infamia alla nostra bandiera e all’Arma dei Carabinieri per rispetto alla divisa, ai tanti Carabinieri che hanno perso la vita per difendere l’Italia e perché credo fermamente, come voi, nel valore di quel giuramento che continua ad accompagnare le mie azioni quotidiane.
Auguro a voi e alle vostre famiglie tutto il bene possibile. Forza!
Nei secoli fedele.

INFLUENZATI. Non solo dal Coronavirus

“E ho detto tutto”, come recitava Peppino De Filippo in “Totò Peppino e la Malafemmina”. Vero è che Totò gli rispondeva: “Ma che dici tu con questo ho detto tutto e non dici mai niente”.

Nel mio caso credo di aver scritto abbastanza, sicuramente non tutto, troppo ancora ci sarebbe da aggiungere ma intanto ho cristallizzato un momento della mia vita, delle nostre vite, che credo valesse la pena fissare per “non dimenticare”. Tutto questo all’interno del libro “INFLUENZATI. Non solo dal Coronavirus”, edito da Phasar Edizioni.

E’ grazie anche alla scrittura che ho potuto affrontare il periodo Covid-19 come un momento di analisi, di riflessione e di rinascita che mi ha permesso di superare questo “ostacolo improvviso” con energia e rinnovato entusiasmo. Nelle difficoltà rendo meglio, non so perché; tendo a incasinarmi la vita proprio perché poi, nel momento più complicato, riesco a mettere in campo tutte le mie risorse e a dare il meglio di me. Che ci volete fare, mi hanno disegnato così. Ovvio, non è detto che ciò che realizzo sia sempre apprezzato e condiviso da tutti ma per lo meno cerco di realizzare ciò che sento e che mi piace fare, al meglio delle mie possibilità…

“E ho detto tutto”.

Ecco che mentre “tentavo di capire cosa fare da grande” (leggete: nel prossimo futuro) e provare a decifrare questo periodo anomalo, mi sono messo a fare delle ricerche in rete sul Covid-19 che mi hanno portato a maturare dei pensieri che poi ho elaborato e in parte trasferito su questo blog.

Parlando con Lapo, mio amico fin dalle scuole elementari, nonché titolare della Phasar Edizioni, quindi anche mio editore, ci è venuta la voglia di realizzare una pubblicazione partendo proprio dal mio blog. Durante una telefonata in pieno lockdown, Lapo mi disse:  “Ma perché non scrivi un libro su questo momento, visto che già scrivi sul tuo blog articoli legati al Coronavirus. Potresti raccogliere ulteriori idee e informazioni, svilupparle e realizzare una tua pubblicazione”.

Beh… dopo un nanosecondo di titubanza ho detto “Sì, dai… casomai mi porti tu le arance in carcere, ok?”. Così, tra una buona dose di sana incoscienza e una dose ancor più forte di investimento di tempo (in effetti col Covid-19 non mi è mancato), ho cercato di sviluppare un “diario di circa sei mesi di esperienza col virus” basandomi sulle informazioni che la rete ci ha dispensato, o meglio, riversato addosso. Sia chiaro, non ho realizzato un diario su Stefano ma su ciò che abbiamo vissuto come “spettatori di professione” e “cittadini modello”. Occupandomi di comunicazione visiva ho cercato di rileggere la comunicazione, le notizie e le affermazioni che i media ci hanno “infuso”; un processo che mi ha ricordato le goccioline di una flebo che nel loro incessante stillicidio arrivano laddove devono arrivare e… colpiscono.

Sono felice e anche un po’ orgoglioso della mia creatura, concedetemelo. Pare una cazzata scrivere un libro ma vi assicuro che non lo è affatto, soprattutto se si trattano argomenti che riguardano una cronaca in pieno svolgimento, se si fanno delle ricerche che necessitano di letture approfondite e si ha come obiettivo “mettere a confronto due verità”: quella dettata dal cosiddetto “mainstream” e quella più osteggiata ma comunque viva e vegeta, dell’anti “mainstream”, che per molti è solo “complottismo”. Ho cercato di sollevare numerosi “perché” con l’intento di stimolare nel lettore qualche domanda alla quale probabilmente ho dato anche qualche risposta, credetemi non le ho tutte, rimandandolo poi ai numerosi approfondimenti che nel libro sono praticamente presenti in ogni pagina. In effetti questa è una pubblicazione che ancor prima di essere tale vanta già un primato: ha più note a piè di pagina che numero di pagine che la compongono. Le prime sono 229 e le pagine sono 170.

Lo so, “non me lo ha ordinato il dottore” (anche perché aveva da fare ben altro), l’argomento è vasto quanto impervio ma dopotutto, “un po’ di azione non guasta”, soprattutto quando sei costretto a restartene a casa. Scrivere un libro, il secondo a dire il vero, era un’esperienza che che andava “ri”fatta e questa è stata l’occasione giusta. Come mi piace pensare, col mio modo di parafrasare la realtà: “Ai POSTER l’ardua sentenza”. Frase che mi immagino potesse aver detto il celebre artista di arte contemporanea Mimmo Rotella, esponente del “decollage”. Questa la capiranno in pochi…

Lascio la parola al mio editore Lapo e alla mia editor Erika che hanno redatto a quattro mani la sinossi che riporto nell’immagine sottostante. Colgo l’occasione per ringraziare entrambi per avermi dedicato il loro tempo e per i numerosi consigli che ho ricevuto durante la stesura del libro.

La copertina? Durante il Coronavirus c’è chi ha sfornato torte mentre io ho realizzato un libro e l’illustrazione della copertina. In un prossimo post vi spiegherò come è nata e le scelte che mi hanno portato a realizzare ciò che vedete… Lo so che preferisci le torte ma puoi mangiartene una fetta leggendo il mio libro.

Dal 30.07.2020 potrete trovare “INFLUENZATI. Non solo dal Coronavirus” di Stefano Saldarelli, Phasar Edizioni, su questi store online:

oltre al sito dell’editore:

e presso alcune edicole, facendone richiesta comunicando il codice ISBN 978-88-6358-590-2

Grazie!

“Massimo rigore”. Anche se in Italia i numeri del contagio hanno registrato un calo nelle ultime ore

Continua la politica del terrore che alimenta paure e destabilizza la nazione.

A poche ore dall’arrivo del nuovo DPCM balzano alla cronaca le notizie su presunti aumenti di contagi Covid-19, poi smentiti, ridimensionati o addirittura del tutto inesistenti, a seconda delle fonti che si interpellano. “Quelle più accreditate” incalzano su cifre e percentuali e il Governo se ne serve magistralmente per apprestarsi ad inasprire le misure di contenimento e con esse lo stato di emergenza che sarà prorogato fino alla fine dell’anno.

Legittimare le restrizioni e la libertà personale a suon di DPCM, in una situazione in cui il concetto di contagiati non è automaticamente riferibile a persone ammalate, ospedalizzate o intubate ma semplicemente è un dato che riporta che sono stati rilevati gli anticorpi del virus su persone per lo più asintomatiche, determina di fatto un oltraggio alla Costituzione italiana, un abuso di potere e con esso un atto criminale. L’attuale emergenza è esclusivamente di carattere economico/sociale e non sanitario. Casomai dovrebbero essere definiti e condivisi protocolli terapeutici sicuri e una volta per tutte dichiarare ufficialmente che nei primi mesi dell’anno sono state sbagliate molte diagnosi, portando ad intervenire sui pazienti con terapie inadatte.

A tal proposito, Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri in un’intervista pubblicata su fondazioneveronesi.it dichiara: “Quello che vorremmo proporre è un protocollo di cure molto semplici ma presumibilmente efficaci da proporre al medico di medicina generale che derivano in parte dalle evidenza della letteratura e in parte dall’esperienza che i medici in queste settimane, in prima linea, hanno “sperimentato sul campo”.

Le politiche di distrazione di massa stanno distogliendo l’attenzione dall’aumento dei suicidi, dalle aziende che non hanno riaperto e una su tre sono a rischio chiusura definitiva. Cassa integrazione ancora ferma a marzo per due milioni di lavoratori. Aiuti dello Stato pochi e mal gestiti, o peggio, non erogati.

Locandina del film “Dirty Dancing” (Balli proibiti) del 1987

Le nuove misure che tra poche ore avremo modo di udire attraverso la dichiarazione di Conte e dei suoi ministri, sotto l’egida di un ennesimo DPCM, col beneplacito dell’invisibile presidente della repubblica Mattarella e in pieno stile Istituto Luce, ma a colori, si annunciano come un nuovo editto partorito dalla mente di persone che non hanno alcun contatto con la realtà.

Le discoteche sono al centro del nuovo provvedimento restrittivo e a differenza di quanto era stato annunciato, pare che la data di riapertura di queste strutture venga ulteriormente rimandata. “Dirty Dancing” sarà la parola d’ordine con la quale verranno bollate?

Sagre e fiere, che sarebbero motivo di sopravvivenza per piccole e medie imprese, sono sotto la lente d’ingrandimento degli esperti. “Fermare i grandi assembramenti”, pare il mantra che in questo momento precede i nuovi moniti del neoregime; a meno che non siano le Regioni a prendersi la briga di allentare le briglie assumendosene la responsabilità… Soliti concetti feudali separatisti che puntualmente arrivano quando c’è da assumere delle responsabilità derivanti dal proprio operato, ovviamente sempre sotto il segno del #insiemecelafaremo.

 


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“PODEROSO”, il nuovo ponte di Genova sarà gestito da Autostrade per l’Italia

“PODEROSO!”…
Sarà che alcuni maestri mi hanno insegnato che “non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione” ma a me viene da pensare che di “occasioni”, per fare buone impressioni, ne abbiamo date tante a questo Governo.
Lo so, ci sarà sempre chi dirà che sono bravi, sono belli, sono buoni, etc. e i miei detrattori diranno che le leggi sono queste e che il Governo non avrebbe potuto fare diversamente e bla, bla e ribla…
Faccio semplici ragionamenti e non credo sia difficile contraddirmi sulla base di questi fatti:
Il 14 agosto del 2018, a seguito del crollo del Ponte Morandi a Genova, MUOIONO 43 persone. 250 metri di ponte, di uno dei tratti autostradali più importanti e trafficati d’Italia, finiscono nell’alveo del torrente Polcevera

Perché il ponte Morandi crolla?

Perché la società che lo aveva in gestione, Autostrade per l’Italia, pare che non abbia effettuato la dovuta manutenzione e pare che abbia falsificato i risultati sui controlli.

Ok, questo è compito dei magistrati.

Adesso abbiamo un ponte nuovo, costruito in tempi record.

Bene, sono contento!

Ora a chi lo facciamo gestire?

Alla Società Autostrade per l’Italia

…mi sono perso qualcosa?

Foto da Corriere della Sera – riferimenti articolo a piè di pagina o link alla foto.

Secondo gli accordi presi nel 2007, lo Stato ha affidato la gestione del ponte, e del tratto autostradale interessato, ad Autostrade per l’Italia, azienda controllata dai Benetton.

Con tutto il bene che posso volere ad Autostrade per l’Italia, soprattutto ogni qual volta mi trovo in coda sull’autostrada a causa di deviazioni di corsia, restringimenti oppure quando pago al casello delle cifre che di fatto dovrebbero annoverare tutti noi automobilisti tra gli azionisti della società in questione – con quello che però dovrebbe conseguirne in termini di dividendi – non capisco e non voglio capire perché si debba rispettare una convenzione che presumo implichi il criterio della buona gestione / manutenzione degli impianti che le sono stati affidati. Altrimenti che gestione sarebbe, solo finalizzata alla riscossione dei dazi? Comodo…

Qualora questo criterio saltasse, e mi pare che un ponte che crolla per “incuria” causando la perdita di 43 vite, dimostri ampiamente che questo criterio sia saltato, il problema non si dovrebbe nemmeno porre.

Invece no!

Questa decisione del Governo pare sia l’unica percorribile, stando all’articolo del Corriere della Sera, e che questo, cito: “sia semplicemente un adempimento tecnico per consentire l’avvio della circolazione sulla rete“.

Se questo è il reale motivo non vedo perché oltre al danno si debba infliggere, e quindi subire, anche la beffa col conseguente “imbarazzo” per tutti gli italiani e più in particolare per famiglie che hanno perso i propri cari in quel disastro del 14 agosto 2018.

Capisco perfettamente che la legge debba essere rispettata e che sicuramente in questo caso i cavilli tecnici siano tanti e tali che metà basterebbero ad incasinare le cose ma, mi chiedo, perché la gestione manutentiva del nuovo ponte non possa essere affidata pro tempore alla Regione Liguria o direttamente ad una società che abbia i requisiti per potersene fare carico. Che ne so… una a caso, chi lo ha costruito, per esempio? E’ un ponte nuovo, lo stanno ancora ultimando, non credo che richieda particolari manutenzioni da qui ai prossimi… diciamo… sei mesi, per stare tranquilli? Intanto finisci quel che devi finire e fai ripartire il traffico.

Non si può?

Allora vorrei dare un bel consiglio al Presidente del Consiglio. Perché non risolve la cosa con un bel DPCM, visto che oramai con questi strumenti, quando vuole, può disporre ed imporre di tutto? In questo caso gli italiani la ringrazierebbero, a differenza dei tanti emanati negli scorsi mesi.

 


Crediti:

 

Coronavirus. Niente sarà più come prima.

C’è chi sentenzia sventolando la bandiera del “Niente sarà più come prima“, quasi fosse una sorta di anatema o di avvertimento.

Vi ricordate la scena del celebre film “Non ci resta che piangere” dove il frate arriva sotto il davanzale dal quale si affaccia Massimo Troisi?

Al sentire “Niente sarà più come prima” mi verrebbe di rispondere “Mo’ me lo segno”, a cui potrebbero seguire tutta una serie di gesti scaramantici.

Preferisco pensare in termini più costruttivi, rispetto a quelli disfattisti evocati da coloro che cercano di riempire pagine dei giornali o i palinsesti televisivi con frasi ad alto contenuto negativo. Vorrei pensare al concetto di opportunità e anche di risorse piuttosto che ad un contesto post bellico o distopico che ultimamente pare andare per la maggiore.

“Niente sarà più come prima” pare un monito, un avvertimento o addirittura una minaccia. Una sorta di mantra negativo che deve essere continuamente ripetuto per creare ulteriore disagio, sconforto e paura; come se il Coronavirus di per sé non fosse già un problema importante a cui pensare. Almeno parrebbe così stando a ciò che spesso segue dopo “Niente sarà più come prima”. Sentiamo solo parlare di mascherine che devono costare 50 Centesimi ma che non si trovano a questa cifra; di come e quando portarle ma poi ogni Regione decide per conto proprio; di distanziamento sociale; di sistema sanitario nazionale che negli ultimi decenni ha subito tagli al bilancio a cui sono seguiti i problemi, evidenti a tutti, nell’ambito della situazione emergenziale legata al Coronavirus; di segno negativo del PIL con cifre che ogni giorno vengono ritoccate al ribasso; di un’Europa che non c’è o che non risponde come dovrebbe e che quando si fa sentire lo fa per batter cassa o imporre restrizioni; di nazioni, come la Germania, che legiferano a loro favore – come mi parrebbe giusto che sia – anche a dispetto delle norme europee – questo mi parrebbe un po’ meno giusto se tali decisioni si riflettono negativamente sulla sorte delle altre nazioni europee – . Sentiamo che alla Caritas sono aumentati i poveri, addirittura raddoppiati; che molti negozi, attività commerciali, aziende e professionisti non riapriranno più; che il Governo vuole regolarizzare chi lavora a nero e gli extracomunitari ma intanto non arriva la cassa integrazione ai regolari; che il debito pubblico italiano è insostenibile e che il rischio di default non è uno scenario impossibile. Potrei continuare ma il mio scopo non è abbrutirvi oltre misura e amplificare l’aura di negatività ma offrire degli strumenti di analisi per comprendere una certa comunicazione che si insinua e pervade le nostre menti e che necessita di una sorta di “antiacido” per essere digerita.

Oramai il COVID-19 è un macro argomento all’interno del quale risiedono temi vari sui quali prevale l’onnipresente catastrofismo legato alla salute caratterizzato dalla conta dei morti, dall’esposizione delle bare e dal susseguirsi di teorie e pratiche mediche che paiono miracolose per sconfiggere il Coronavirus per poi essere subito smentite o considerate addirittura perfette cialtronerie dai soliti indefessi e sovraesposti esperti che continuano, sempre e comunque, a parlare dell’efficacia del vaccino che non c’è. Con la “Fase 2” si aggiunge il catastrofismo legato all’economia, a quella ripresa che non si riprende e che parte da quel “restiamo tutti a casa” arrivando al “torniamo a lavorare ma non tutti”, comportando, come gli esperti dovrebbero sapere, un gap nella ridistribuzione dei proventi dovuto alla mancanza di alcune categorie produttive che non lavorando non si inseriscono nel circuito economico. L’esempio più lampante è il ristorante che non aprendo non compra vino, pesce, carne, verdure e quindi non dà lavoro alle aziende vitivinicole, agli allevamenti, alle aziende agricole, etc.

C’è un altro modo di vedere il “niente sarà più come prima” ed è il modo dell’atteggiamento pronto al cambiamento.

L’atteggiamento di quella “resilienza fattibile” e non di quella più sterile, continuamente evocata solo perché piace come parola e alla quale non seguono consigli o esempi a cui ispirarsi. Essere resilienti non è facile ma è una caratteristica che ognuno di noi possiede e che può attivare, consciamente o inconsciamente, lavorandoci o semplicemente ascoltandosi. E’ latente e si attiva nel momento in cui arrivano le difficoltà. Ognuno di noi, lungo il proprio cammino di vita, si trova puntualmente ed inevitabilmente ad impattare con situazioni brutte, alle quali apparentemente non trova risposta e via di uscita. La vita è una strada che si caratterizza anche per la presenza di pendenze impervie, scivolose che possono essere affrontate solo attraverso il coraggio e la determinazione. La resilienza è la sorella, di opposto carattere, della disperazione. La prima ti permette di rialzarti più forte e determinato di prima. La seconda è quella che porta alla depressione e poi, se “prende residenza nella mente”, ai gesti più estremi; non è un caso che in questo periodo siano aumentati i suicidi.

Continuare a parlare di male, di crisi, di tragedie, di negatività in generale non fa altro che aumentare la possibilità che la disperazione prevalga sulla resilienza.

Pare un gioco perverso che esiste da sempre ma che in occasione di eventi drammatici tende a rinnovarsi col preciso intento di aumentare la performance dell’aura di negatività diffusa e persistente che tutti avvertiamo. Pare che le notizie cattive facciano vendere di più e catalizzino maggiormente l’attenzione delle persone, almeno rispetto alle buone notizie. Viviamo in una società basata su modelli creati dall’uomo, radicati nella cultura di tutti e che prendiamo come assiomi. Sappiamo che nasciamo, che dobbiamo andare a scuola, poi a lavorare, poi ci sposiamo, compriamo la casa, ci indebitiamo e quindi occorre lavorare ancora di più ma con il desiderio e l’obiettivo di arrivare all’estate per andare al mare e poi a dicembre facciamo l’albero di Natale e poi si invecchia, si va in pensione – forse – e poi si muore. A parte il primo e l’ultimo step, comuni a tutti, questo è ciò che accade; almeno in occidente, con tutte le variazioni sul tema, a seconda delle religioni e delle zone in cui uno vive.

Ma siamo sicuri che questo sia il modello ideale?

Da quando l’uomo calpesta questo pianeta esistono le disparità tra chi sta sopra e chi sta sotto: economicamente, intellettivamente, intellettualmente, militarmente, muscolarmente, geograficamente… Esistono guerre, malattie, carestie, tragedie, anche naturali e non solo create dall’incuria o dalla presunzione dell’uomo, lo sappiamo.

Cosa ci fa percepire il “COVID-19 e dintorni” come una condizione particolarmente tragica, eccezionale e grave?

Sono tre i fattori fondamentali:

  1. ci tocca, lo stiamo vivendo. Quindi il primo è il fattore tempo, siamo coevi a questo casino
  2. l’amplificazione che viene data a questo momento, grazie alla capacità e alla diffusione dei mezzi di comunicazione di cui oggi disponiamo
  3. l’interesse “di chi sta sopra” nel mantenere una condizione di emergenza e di disagio sociale attraverso la quale poter governare, decidere, vendere, comprare, creare ed eliminare…

Allora…

Pensate che la diffusione delle notizie in rete, quelle vere, quelle edulcorate, quelle enfatizzate o le cosiddette fake news, possa portare sulle vostre tavole una qualche differenza? Credete che se oggi la BCE legiferasse a favore dell’Italia o se la Germania “abbassasse la cresta” o se Trump twittasse di meno, o lo facesse evitando di minacciare qualcuno, questo possa cambiare la condizione della vostra salute o del vostro conto in banca? Pensate che la politica dica cose fondamentali, utili e risolutive per l’andamento dell’economia, per la tutela della salute o per lo sviluppo culturale, sociale, demografico, etc.? Sono anni che si continua a tagliare la sanità. Sono anni che sentiamo politici rassicurarci, spendere parole a favore della nostra economia e delle imprese. Sono anni che sentiamo parlare degli F-35 e delle spese militari. Sono anni che ci raccontano che verranno tagliati gli stipendi ai politici e ai dirigenti pubblici. Sono anni che sentiamo parlare anche di alcune tragedie delle quali poi, nella sostanza, non se ne è più occupato nessuno; vedi, più recentemente, l’incendio che si è propagato nei boschi intorno a Chernobyl in pieno Coronavirus, e che ha sollevato una nube radioattiva verso l’Italia. Ne hai sentito parlare?

“Il mondo esiste da sempre” e fino ad oggi lo ha fatto senza troppi problemi. Questi, semmai, li creano gli uomini, come il fatto che ci venga imposto un concetto, peraltro di per sé molto astratto, riassumibile nella frase “Niente sarà più come prima”.

Ma perché? E soprattutto, dico, menomale!

Eh sì, menomale. Tutto cambia, non possiamo pensare che il modello sociale che vi ho descritto sia quello perfetto, definitivo e immutabile. Da cacciatori raccoglitori siamo diventati “divanati ipocondriaci“, bipedi sedentari, fobici per ogni cosa che ci circonda. Non viviamo più se non per difenderci da qualcosa. Dalle malattie, dalla politica, dai ladri, dagli extracomunitari, dai Rom, dai cinesi, dai concorrenti, dai virus informatici, dai virus biologici, dal vicino di casa, dal commerciante, dalle frodi telematiche, dagli hacker, dal sole, dai vegani, dalla musica trap, dai comunisti e …isti di vario genere. Stiamo attenti a tutto, a troppo, arrivando a vivere una condizione di non vita, di perenne allerta. Vigiliamo su tutto e quando si richiede attenzione per qualcosa, di fondamentale, non lo facciamo affatto perché richiede troppa attenzione e rischia di rompere gli schemi (leggi routine o zona di conforto).

Essere resilienti in modo realistico è fattibile, partendo dal dispensare positività, di quella sana, non mielosa fatta di finto buonismo come certe pubblicità in epoca Covid-19 hanno enfatizzato, in cui tutti sono belli, sono bravi, sono impegnati in qualcosa di apparentemente molto utile, tutti hanno la mascherina, insieme ce la faremo, colori caldi, dissolvenza, musica emozionante e poi logo finale del brand in questione. No, parlo di quella positività più testosteronica, fatta di un vero e sano patriottismo dove non occorre nemmeno pensare lontanamente di dover ribadire il concetto che quest’anno faremo le vacanze a casa nostra (chi potrà) perché lo faremo e basta, con orgoglio e soprattutto con piacere; dove non dovremmo nemmeno minimamente pensare di acquistare prodotti alimentari stranieri ma privilegiare, anzi, incentivare i nostri distributori, e prima ancora i nostri produttori, a fornirci prodotti italiani e noi ad acquistarli con altrettanto orgoglio e piacere.

Abbiamo bisogno di più orgoglio nazional popolare condito con una dose di effetto “Gladiatore”, grazie al quale evocare un sano e liberatorio: “Al mio segnale scatenare l’inferno”. Quell’inferno che deve essere pura energia positiva, voglia di fare e di lottare per i propri ideali. Ecco cos’è la resilienza, è la trasformazione di quella “loffiaggine” diffusa che si è amplificata con questa quarantena in una chiamata all’azione collettiva, tesa ad aiutare il più debole e a rinforzare le proprie linee difensive. Parliamo di un’Italia che si è sempre distinta per ingegno e per tenacia. Voglio pensare ad una Nazione e non ad un paese. Voglio pensare alle persone e non alle greggi, alle pecorelle e a tutti questi concetti di transumanza cognitiva in cui la persona viene sostituita all’agnello – che si sa poi che fine fa -. Voglio pensare all’eccellenza individuale che deve emergere e non affondare in un mondo sempre più globalizzato, impegnato in un processo di appiattimento sociale e culturale teso ad omologare tutto e tutti. Siamo individui e vogliamo continuare ad esserlo in un mondo che in realtà è fatto di diversità e dove ognuna è fondamentale per garantirci la bellezza della vita stessa. Che senso avrebbe se tutto fosse uguale da per tutto.

Lo stiamo assistendo da decenni, basta guardare le nostre città. Sono sempre più uguali le une alle altre. Stesse catene di negozi, stessi colori, stesse musiche, stesso cibo. Le piazze principali sono sfregiate dalla presenza di manifesti pubblicitari che rivestono intere pareti di edifici, le vetrine dei negozi hanno le stesse cose, ovunque; compri un souvenir delle nostre città e monumenti e poi vedi che è “made in China”…

Come ritrovare la strada e uscire dalla difficoltà? Il concetto è:

  • diversificare, non pensare al lavoro come ad una cosa stabile e unica ma come ad un insieme di azioni quotidiane che vengono compiute per produrre un reddito.
  • innovazione e tradizione, dare spazio alla creatività, alla manualità, all’unicità del prodotto, all’idea, all’esecuzione attraverso le piattaforme digitali. Non occorre tirare su siti web costosi per farsi conoscere ma occorre farsi conoscere attraverso piattaforme web esistenti.
  • non copiare ma ispirarsi proprio per mantenere unica ogni scintilla creativa dalla quale genera l’idea successiva, un’evoluzione di idee, di menti che devono pensare al bello, al buono e al nuovo, valorizzando le tradizioni e tutelando l’unicità e l’originalità.

In concreto? Beh, non ho la ricetta universale e sicura al 100% ma ho delle indicazioni che possono aiutare e adattarsi un po’ a tutti. Ovvio che poi ognuno deve elaborarle e farle diventare delle “linee guida personali”.

  • Dedica mezz’ora al giorno ad ascoltare le persone. A S C O L T A R E ! ! !
  • Dedica mezz’ora al giorno ad aiutare qualcuno, anche solo infondendogli forza e coraggio; la resilienza è contagiosa, se infondi positività anche gli altri si risollevano. Se hai figli comincia da loro.
  • Non dedicare più di mezz’ora al giorno all’informazione, alle news in generale e soprattutto non farlo dopo le diciotto perché la mente deve cominciare a settarsi per la sera e deve lasciarsi alle spalle le negatività per poi dormire bene e senza interruzioni.
  • Dedica mezz’ora al giorno alla meditazione o alla preghiera. La meditazione serve per rivolgersi all’io e la preghiera per rivolgersi a Dio; se siamo veramente fatti a sua immagine e somiglianza credo che le due cose siano compatibili, complementari, intercambiabili e probabilmente interconnesse.
  • Ricorda che il lavoro ti deve permettere di vivere bene e non è che vivendo per il lavoro potrai stare bene. L’impegno nelle cose è fondamentale ma immolarsi per il lavoro, anche no.
  • Dedica un’ora al giorno alla formazione per imparare cose nuove o per migliorare quelle che sai fare o diventa tu maestro e insegna ai più giovani a fare ciò che hai imparato negli anni.
  • Dedica un’ora al tuo corpo per tenerlo in forma ed efficiente per garantirti una vecchiaia in salute.
  • Il resto della giornata dedicalo alle attività che ti permettono di guadagnare. Non un’attività ma più di una. Non occorre essere tuttologi o tuttofare ma occorre essere lungimiranti e capire cosa richiede il mercato. Se temi la concorrenza, fai cose che la concorrenza non può fare o non lo farebbe nel modo in cui lo faresti tu.
  • Se puoi evita di accendere prestiti. Il credito al consumo ha permesso di acquistare tante cose ma ha creato un indebitamento ad oltranza, facilitato anche dalle metodiche di accesso al credito stesso, sempre più performanti e alla portata di chiunque.
  • Dispensa sorrisi, anche con la mascherina. Se sono sorrisi veri si vedranno dai tuoi occhi. Lavora sul cambiamento di te stesso e sii portatore di positività.
  • Non dimenticare di trovare un po’ di tempo per ammirare la natura. Tu fai parte della natura e se non ti riconcili con essa il tuo corpo e la tua mente non potranno stare bene.
  • Leggi e ascolta musica.
  • Nei fine settimana riposa ma trova il modo di scoprire posti, persone e cose nuove.

Coronavirus o altri problemi, ci sarà sempre modo e occasione per dare la colpa a qualcuno, per sentirti male, a disagio, per non vivere la vita. Se continuiamo ad alimentarci di nefandezze, il nostro corpo, ma ancor prima la nostra mente, ci daranno segnali altrettanto negativi. Allora, nell’affrontare la “Fase 2” o la “3” o addirittura la “33”, ciò che fa o farà la differenza sei e sarai tu. Ecco perché menomale “niente sarà più come prima”.

Non puoi fermare il mondo e riavviarlo, tanto vale è farci più giri possibile cercando di volersi più bene per voler più bene agli altri, godendo di ciò che la vita può offrirci. E’ fondamentale godere di ciò che ci viene offerto dalla vita e non di ciò che siamo costretti a comprare.

 


 

Crediti:

  • Un frammento video tratto dal film “Non ci resta che piangere“, del 1984 – Regia Massimo Troisi, Roberto Benigni – dal canale YouTube di Giuseppe Di Giovanna
  • Mascherine a 50 centesimi introvabili: un “pasticcio di Stato” che danneggia tutti – da QuiFinanza
  • Coronavirus, le stime dell’Ue: ‘In Italia forte recessione, il pil 2020 crollerà del 9,5% – da ANSA.it Europa
  • L’Italia e l’Europa. Le imprese sono la soluzione, non il problema – da LaGazzettadelMezzogiorno.it
  • Germania, sul QE sgambetto alla BCE: è la fine dell’Unione Europea? – da QuiFinanza
  • Emergenza. Caritas: “Raddoppiati i nuovi poveri”. Il virus cambia i servizi diocesani – da Avvenire.it
  • La strage delle imprese che non riapriranno – da AGI, Agenzia Italia
  • Governo, scontro su regolarizzazione lavoro nero. M5S frena, Bellanova minaccia dimissioni – da Sky TG24
  • Cig in deroga, Regioni contro l’Inps: “I ritardi non dipendono da noi” – da Repubblica.it, Economia & Finanza
  • Il debito pubblico dell’Italia è sostenibile? – da Globalist Syndacation
  • Coronavirus, l’incertezza fa una strage: è impennata di suicidi. I numeri del dramma in Italia – da Liberoquotidiano.it
  • Caccia F-35, come prima, peggio di prima – da Il Manifesto
  • Incendio Chernobyl, nube radioattiva arrivata sull’Italia – da Quotidiano.net
  • Foto soldato/gladiatore: spartan-3696073_1280 da Pixabay

Distanziamento sociale

Se distanziamento sociale fosse una frase studiata a tavolino, per sintetizzare un’indicazione o un’imposizione da parte delle autorità nazionali, la riterrei un “progetto di comunicazione” con delle ripercussioni in termini psicologici e sociali piuttosto rilevanti.

Parliamo dell’IO da salvaguardare, grazie all’allontanamento dell’altro, non solo in termini di distanza metrica tra soggetto A e soggetto B ma anche in termini di presa di distanza dai rapporti sociali, che si hanno o che si potrebbero instaurare con gli altri. Lo stillicidio con cui questa affermazione viene continuamente ripetuta, oramai anche involontariamente e senza riflettere sul reale significato, ha metabolizzato la figura dell’altro come qualcosa di pericoloso da cui prendere le dovute distanze: da prima un metro, poi un metro e mezzo, poi un metro e ottanta… Ecco che mi allontano da te, e sempre di più, come persona, parente, amico, partner, come altro essere umano “con cui non voglio più avere nulla a che fare”. L’altro è il pericolo, l’altro è il portatore di male, del virus e pertanto devo distanziarmi, allontanarmi e non curarmi della sua sorte.

Se prima del Covid-19 ci “preoccupavamo” del fatto che l’era digitale e dei social media ci avesse interconnessi ma allo stesso tempo resi distanti l’uno dall’altro, col distanziamento sociale, e grazie ad una manciata di decreti, si apre un nuovo scenario, quello della paura e della diffidenza nei confronti del prossimo. Sconfiggere un “male oscuro” attraverso l’allontanamento sociale, l’isolamento, la modifica delle nostre abitudini, porterà veramente ad esaurire il Coronavirus o porterà solo a distanziarci da tutto ciò che è sociale, quindi ad esaurire solo il concetto stesso di umanità?

Per dare un’idea di ciò che implica il termine “sociale” vi invito a consultare il noto vocabolario Treccani.

Siamo d’accordo che questo virus abbia sconvolto tutto e tutti ma cerchiamo di riconquistare, facendo attenzione e i giusti passi, la nostra “normalità”. Anche questa è una parola tanto abusata ma è intrinsecamente portatrice di una condizione di equilibrio personale che nessuna task force di sedicenti esperti potrà mai capire, e tanto meno valutare, nell’ambito della stesura dei protocolli di sicurezza.

Oltre a questo, tutto il mondo del terzo settore si basa sul sociale.

Se continuiamo a distanziarci socialmente ci troveremo a non poter più sostenere le centinaia di migliaia di associazioni di volontario, ONLUS, oggi Odv (Organizzazioni di volontariato), che si sostengono grazie ai volontari e ai contributi volontari. Associazioni che sono impegnate in attività per il sociale, nella tutela sociale, e che ogni giorno erogano servizi che vanno a sopperire a quelle carenze che lo Stato non riesce a colmare o alle quali non lo riesce a dare tutte le risposte necessarie. Se facciamo nostro il concetto di “distanza o distanziamento sociale” prenderemo le distanze anche dall’associazionismo e dal volontariato, oltre che dal nostro prossimo, più in generale.

Distanziamento sociale non parla di virus ma parla di persone.

E’ un termine che chiude ad ogni rapporto anche per il fatto che è coadiuvato da tutta una serie di ulteriori dispositivi che non migliorano di certo questa aura di negatività, come: la mascherina che mette il bavaglio alla bocca e annulla ogni espressione facciale dagli occhi in giù, o il disinfettante per le mani che ad ogni azione compiuta dal proprio arto fa eseguire il coreografato, catartico rituale che richiama scenari alla Ponzio Pilato.

Vogliamo aggiungere anche cosa si è riusciti a fare col termine: tamponare?

Fino a solo qualche mese fa era una parola relegata al codice della strada o materia per assicuratori mentre adesso questo termine è entrato negli ospedali tra chi deve proteggere e curare la salute dei pazienti: “I medici ci tamponano” o “Voglio essere tamponato”. Vorrei vedere i CID.

Comunque, meglio un tampone oggi che un Coronavirus domani.

Oltre a tutto questo, come se il virus da solo non bastasse, siamo stati travolti da una pletora di parole in lingua inglese che nemmeno i nostri politici riescono a pronunciare correttamente, figuriamoci la gran parte delle persone che non sono avvezze alle lingue straniere; comunque, siamo in Italia e sarebbe bello usare l’italiano. Ma semmai la pronuncia può essere solo un esercizio di ascolto, quindi migliorabile col passare del tempo, è la comprensione del significato di ogni parola straniera che talvolta, per chi non la capisce, può recare disagio e un’ulteriore distanza sociale. Ecco qualche esempio a cui ho affiancato il significato in italiano:

  • lockdown: isolamento, blocco, chiusura, confinamento
  • task force: unità di pronto intervento o unità operativa
  • smart working: con estrema semplificazione è quello che fino a qualche tempo fa chiamavamo telelavoro. In realtà è un’insieme di metodi, un modello organizzativo che consente alle aziende di gestire il lavoro a distanza tramite connessioni remote.
  • mainstream: è la corrente principale di opinione. Nel caso del COVID-19 “il pensiero collettivo” che genera opinione, scaturito dai media e dalla politica e poi amplificato dai social network.
  • recovery fund: termine che riguarda l’economia. E’ un fondo per la ripresa economica dei vari paesi europei colpiti dal Coronavirus.
  • trend: andamento, tendenza, in riferimento al Covid-19 si è sentito spesso ogni qual volta sono stati dati numeri e percentuali sui contagiati, malati e decessi.
  • cluster: elementi e/o oggetti legati tra loro. Nella popolazione si individuano cluster (elementi in comune) che permettono di studiare l’andamento della diffusione dell’infezione da Coronavirus.
  • clinical trial: studio clinico
  • pool: un ristretto gruppo. Spesso dopo pool si aggiunge “di specialisti”.

Ebbene, quale frase avrebbero potuto usare gli esperti del settore per evitare di abusare di distanziamento sociale?

Nel mio mondo, quello della comunicazione visiva, esiste un termine che mi ha sempre affascinato fin da ragazzo quando cominciavo ad avvicinarmi al mestiere di grafico: “margine di rispetto“. Indica uno spazio da lasciare attorno ad un elemento grafico, di solito attorno ad un logo ma non solo, affinché possa essere percepito nel modo migliore. Per fare in modo che “non sia affogato” da altri elementi grafici, quindi possa risaltare ed essere incorniciato da uno spazio adeguato. Quando viene realizzato un logo si definisce questa area facendo degli esempi all’interno di un documento, una linea guida all’uso corretto del logo che viene poi data al cliente.

Ho sempre apprezzato questo termine perché effettivamente indica una forma altruistica di distanza. Il concetto stesso di rispetto è positivo.

Visto che all’inizio di questo post vi ho invitati a verificare sul vocabolario Treccani i significati della parola sociale, adesso vi invito a fare la stessa cosa con la parola rispetto.

Ecco, nell’essere propositivi, invito tutti a sostituire “distanziamento sociale” con “margine di rispetto“, o “distanza di rispetto” intesa, in epoca di Coronavirus, come la giusta distanza da mantenere come forma di rispetto nei confronti del prossimo. E’ implicito che tale forma sia legata alla remota possibilità che sia io il potenziale untore e non l’altro. Si ribalta tutto riguardo alla percezione che si ha dell’altro, non è a priori un pericolo ma mi tengo a distanza da lui perché ne ho rispetto.

Chi usa le parole, talvolta solo perché deve dire qualcosa, utilizza rispetto solo quando deve indicare a noi cittadini di mantenere il “rispetto delle misure di contenimento“. Un’indicazione che potrebbe essere data ad un detenuto e non ad un libero cittadino.

Le parole hanno un significato e un peso. Le parole fanno parte del nostro essere, ci permettono di distinguerci e di comunicare. Le parole trasferiscono idee, concetti, emozioni. Le parole sono importanti e l’uso improprio o l’abuso può nuocere gravemente alla salute.

Vedete come cambiano le cose? Talvolta basta davvero poco per fare la differenza, basta volerlo e pensare al prossimo con rispetto.

 


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