“Assistenza clienti”

Un giorno l’uomo si rivolse a da Dio per prepararsi al suo trapasso.

L’uomo si raccolse in silenzio, aprì il suo cuore e la sua mente e pensò alle seguenti parole: “Dio, mi conosci, sento che sta arrivando il mio momento, puoi dirmi come posso prepararmi?”.

foglie d’autunno – foto di Stefano Saldarelli

Dopo qualche secondo di silenzio, una voce femminile provocò nell’uomo stupore e attenzione: “Salve! Per trasparenza la informiamo che potrebbe essere contattata da un’operatore fuori dall’Italia e che la sua richiesta, per motivi di trasparenza, potrebbe essere registrata”.

Qualche altro attimo di silenzio, un fruscio di fondo e poi… arrivò all’orecchio dell’uomo una musica celestiale, interrotta solo dopo pochi istanti dalla solita voce che nel frattempo aveva cambiato leggermente il tono rendendosi più formale e distaccata: “Seleziona il tuo Dio dopo il segnale acustico”…. “Beeep!”, “Se vuoi selezionare il DIO dei Cristiani pensa alla croce cristiana. Se vuoi selezionare Allah pensa alla Mecca. Se vuoi selezionare Buddha pensa al Nirvana, se vuoi selezionare…”

Dopo un’ora che l’uomo ascoltava l’elenco, decise di pensare al simbolo della sua religione, concentrandosi ancora più intensamente anche per cercare di non sentire la voce che imperterrita continuava ad elencare i nomi delle varie divinità e dei relativi simboli associati ad ognuna.

La voce si interruppe e dopo altri fruscii tornò a sentire la musica di sottofondo che ad un certo punto lasciò bruscamente spazio ad una nuova voce: “le risponde l’operatore Cloud11 da fuori Italia”. Altro fruscio, voci in lontananza sovrapposte e poi una nuova voce, non proprio chiara ma udibile: “Salve uomo! Sono Cloud11 e la informo che questa conversazione verrà registrata. Quale è il motivo della sua chiamata?”.

L’uomo un po’ frastornato e intimidito, cercò di mantenere la propria concentrazione per non perdere il collegamento con questa presenza.

“Buonasera Cloud11, grazie per avermi risposto”, prese fiato, il cuore gli batteva forte. “Mi sono concentrato per entrare in contatto col mio Dio per sapere quale fosse la procedura per prepararmi… Ho una certa età e vorrei essere pronto per quando arriverà il mio momento”.

Dall’altra parte la voce di Cloud11 rispose nel seguente modo: “Cortesemente, mi dia il suo codice utente, almeno verifico la sua situazione”.

L’uomo, perplesso, chiese quale fosse questo codice, non sapeva di averne uno, come era anche consapevole che nel corso della sua vita gliene avevano affibbiati diversi, a cominciare dalla data di nascita passando al codice fiscale e fino a tutti i codici utente che aveva ricevuto in seguito ad attivazione di servizi, carte, documenti, contratti e utenze varie. Non sapeva a quale pensare e non sapeva che ne servisse uno per parlare col suo Dio.

“Mi scusi Cloud11″, di quale codice parla?”

“Quello che può trovare in alto a sinistra dei suoi pensieri rivolti a Dio”. Di solito è vicino alla frase, non so come fare, aiutami tu o di fianco a ti prego Dio“.

L’uomo rifletté su quelle parole e decise di comunicare a Cloud11 quello che riteneva fosse il suo codice utente: “sonoiltuoumileservitore”, seguito da nome e cognome.

“Perfetto”, rispose Cloud11. “Vedo che qui ha fatto più volte richiesta di cambiare Dio e vedo anche una richiesta di cessazione di fede per passare ad ateismo, poi revocata. Hummm… aspetti un attimo. Mi attende in linea un momento che verifico col mio referente?”.

L’uomo restò in attesa, ripensò a tutti i momenti della sua vita in cui si raccomandò a Dio e in cui pensò che forse Dio fosse solo un’invenzione dell’uomo. Pensò anche che forse non avrebbe dovuto dubitare dell’esistenza di Dio ma che probabilmente aveva scelto o gli era stato assegnato un Dio che non era quello più adatto alle sue necessità.

L’uomo pensò che forse il passaggio ad un altro Dio sarebbe stato sicuramente più conveniente ma che non agì mai in tal senso per via del cosiddetto “timore di Dio”.

Cloud11 tornò a farsi sentire: “grazie per la sua attesa, molto gentile. Allora, ho parlato col mio referente e mi ha detto che è tutto regolare fino alla richiesta di passaggio ad un nuovo Dio. Non avendo formalizzato la richiesta, di fatto non ha specificato con quale Dio voleva andare, ma avendola comunque inoltrata, non le è stato assegnato un nuovo Dio ed è rimasto in una fase intermedia che però non le permette di contattare il suo Dio precedente”.

L’uomo non sapeva cosa dire. Cercò di pronunciare qualche parola, pur sapendo che era tutto nella sua mente e che avrebbe dovuto solo pensare, per comunicare.

“Mi scusi Cloud11, ho sempre cercato di mantenere il mio Dio. Questo fino alla morte di mia moglie. In quel periodo non avevo più fede perchè Dio mi portò via l’amore della mia vita. Da allora ho passato momenti di sconforto, di disperazione, paura, solitudine e non ho più pregato perchè ritenevo Dio il responsabile della mia perdita. Ma comunque… oggi sono qui per cercare di capire come posso fare per prepararmi al mio trapasso e, finalmente, poter congiungermi nuovamente con mia moglie”.

“Bene uomo! Vedo che qui abbiamo un altro problema. Lei sta dicendo che crede nell’aldilà, altrimenti non avrebbe parlato di ricongiungimento con sua moglie. Questo implica che il Dio che ha selezionato all’inizio della sua chiamata non sia quello più idoneo”.

“Ma come?!”, esclamò l’uomo con un tono di rabbia misto a disperazione.

“Io… io vorrei parlare solo con Dio. Sono un uomo vecchio, solo, i miei anni di vita sono oramai trascorsi e vorrei avere qualche parola di conforto dal mio Dio”.

Cloud11: “Comprendo uomo. La metto un attimo in attesa, mi scusi”.

Tornò a farsi sentire la musica che però adesso aveva un altro “sapore”. Sembrava più metallica, gracchiante, lontana. Non aveva più nulla di celestiale.

Dopo tre passaggi della stessa traccia musicale, che si ripeteva ogni minuto circa, Cloud11 tornò a farsi sentire: “Grazie uomo per aver atteso e per la sua pazienza. Le sto mandando un messaggio attraverso il quale potrà ricontattarci qualora ce ne fosse bisogno”.

“Ma come?!” esclamò nuovamente l’uomo. “Non siamo arrivati a nulla. Non ha risolto il mio problema”.

Cloud11: “Mi spiace uomo, ha sbagliato a rivolgersi a noi, deve chiamare l’assistenza dell’anima e concentrarsi su – recesso anticipato -. Grazie per averci contattato. A breve riceverà un messaggio col quale potrà esprimere la sua opinione in merito al nostro servizio. Potrà indicare da 0 a 10 dove 10 è il punteggio massimo. Grazie e buona giornata”.

Il segnale con Cloud11 si interruppe e l’uomo rimase all’interno di in un vuoto assordante, quasi chiuso dentro una bolla, svuotato, privo di qualsiasi idea e di pensiero.

Passarono alcuni minuti e l’uomo cominciò a riorganizzare la sua mente. Poi guardò verso l’alto e improvvisamente sentì una nuova voce: “Salve uomo. Ha mai pensato di cambiare Dio? Lo sa che nella prossima settimana un nostro incaricato potrebbe venire a trovarla? E’ proprio nella sua zona. Se mi procura tutte le sue preghiere, raccomandazioni inoltrate fino ad oggi al suo Dio, potremmo confrontarle con quelle che gestisce il nostro. In questo modo potrà vedere che convenienza avrà nell’aderire alla nostra proposta: pensi… per gli utenti come lei che hanno la sua età, abbiamo riservato un pacchetto che include tutto: un Dio che ascolta, con canale riservato per qualsiasi richiesta e/o miracolo; un referente tecnico per la gestione delle imprecazioni e… forniamo un kit, che le arriverà comodamente a casa sua, che include tutto il necessario per effettuare un trapasso nel migliore dei modi. Se però decide di aderire alla nost…”.

Il segnale si interruppe. L’uomo cercò di concentrarsi per riprendere il collegamento ma tutto fu inutile. Non seppe mai come prepararsi per il suo trapasso ma comprese che qualsiasi cosa facesse sarebbe stata una grossa perdita di tempo.

Decise di non attendere ma di affrontare ciò che gli restava da vivere pensando che forse, un giorno, una giustizia divina avrebbe accompagnato il suo percorso verso l’aldilà, dandogli ragione per i torti subiti e forse, offrendogli una mano per comprendere i propri errori.

L’uomo capì e non attese più. Decise che ogni cambiamento avrebbe comportato delle conseguenze e che comunque, la vita, deve essere vissuta anche quando l’età offre tutti i presupposti per pensare prevalentemente al cosiddetto trapasso.

L’uomo visse ancora per molti altri anni da quella singolare conversazione. Non sentì più nessuna voce, solo perché decise di non rispondere alle numerose chiamate che quotidianamente continuavano ad arrivargli. Ascoltò il suo cuore e trovò le risposte che cercava nel suo dIO.


Nota per il lettore:

Abbi pazienza. Questo racconto è scaturito nella mia mente dopo dell’incontro odierno al CORECOM per un contenzioso con Vodafone. Avrei voluto risolvere il problema dal conciliatore della regione Toscana. Purtroppo non è andata come speravo e il “giramento di zibidei” che si è innescato ho cercato di canalizzarlo nella scrittura, una delle cose che mi piace fare e che mi da’ soddisfazione; quantomeno mi scarica dalle tensioni negative. Detto questo… grazie per avermi letto fin qui. Spero di non aver offeso nessuno. Cerco solo di usare l’ironia in tutte le cose che faccio e di vedere il bicchiere mezzo pieno anche quando, talvolta, non c’è modo di vedere neppure il bicchiere. Comunque sia, la vita è bella! 🙂

 

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Droni marini e droni terrestri… Uffa!

Continuo a leggere o sentire indicare, “qualunque cosa” abbia un microchip e che si muove autonomamente, con i termini: DRONE MARINO o DRONE TERRESTRE.

Allora… NON esistono DRONI MARINI o DRONI TERRESTRI.

Eventualmente esistono: rover, robot, veicoli autonomi, USV: Unmanned Surface Vehicle, UTV: Unmanned Transport Vehicle, UUV: Unmanned Underwater Vehicles…

I DRONI volano e basta.

Se hanno microchip sono macchine volanti, quindi APR o UAS, UAV, DRONI, etc. Se non hanno microchip probabilmente sono insetti, più precisamente ci si riferisce al maschio dell’ape.

Pertanto, se senti qualcuno che dice: “drone marino” o “drone terrestre” dagli del “rinDRONATO” e spiegagli la differenza.

Non a caso sul mio blog DRONEVOLUTION ho realizzato un’apposita rubrica che si intitola “DRONI ma non proprio“, per raccogliere alcuni articoli, scritti da giornalisti, che indicano come DRONI della roba che fa di tutto meno che volare.

ape drone

“Campagna di promozione per la cultura in un settore emergente che ha infinitamente bisogno di informazioni chiare e certe.”

Grazie!

VLT o non VLT? Questo è il dilemma!

VLT: acronimo di Video Lottery Terminal o più comunemente detta, sala da gioco o “delle macchinette ruba soldi”.

Nonostante il titolo del post, non parlerò di gioco d’azzardo pur tenendo ad esprimere la mia contrarietà in merito a questa pratica e pur rispettando chi è avvezzo a questo genere di attività, sempre che lo faccia per propria scelta, con consapevolezza, con moderazione e senza coinvolgere il patrimonio familiare. Non aggiungo altro altrimenti scadiamo nella polemica e potremmo parlare per mesi sull’argomento “gioco d’azzardo” e Sale VLT. Ciò che invece voglio trattare nel mio articolo è una vicenda legata ad una sala VLT in particolare, sorta poco distante da casa mia.

Scandaloso? Normale?

Non sono qui per lamentarmi della presenza di questo esercizio; Prato oramai è piena di questi luoghi. Mi chiedo solo se sia normale dare i permessi per aprirle e poi, dopo qualche mese, si revochino perchè “ci si accorge” che questa sala dista a meno di 500mt da una scuola materna, quindi considerata “area sensibile”.

Non voglio sapere chi ha dato il primo permesso e chi lo ha revocato successivamente. Resta il fatto che mi pare si stia perdendo il senso della ragione e della misura.

Un imprenditore resta tale sia se vende mandarini al mercato sia se apre una Sala VLT. Ogni imprenditore investe un capitale con un preciso obiettivo sperando di recuperarlo e di poter trarre dalla propria attività un utile d’impresa. Semplice e lecito fino a quando si rispettano le regole.

Ma se ti chiedo il permesso per aprire un esercizio commerciale, mi autorizzi ad aprirlo, lo apro, assumo personale, investo capitali e solo dopo qualche mese me lo fai chiudere perchè ritieni che lì non poteva sorgere, permettimi di “dissentire un po’”…

Mi riferisco in particolar alla Sala VLT di Via Galileo Ferraris a Prato.

La scuola c’era anche prima dell’apertura della sala gioco in questione e chi ha dato tutti i pareri positivi alla sua apertura credo che dovrebbe assumersi qualche responsabilità ma, poichè questo accade di rado nel nostro Paese, voglio farvela più semplice…

Se di scuola primaria si parla, o materna, dato che sono piuttosto vicine l’una all’altra, come può sussistere un problema di convivenza e vicinanza tra sala VLT e bambini ospitati nelle scuole se l’accesso ad una sala VLT è vietato ai minori di 18 anni? Potrei capire se la sala in questione fosse stata aperta vicino ad un’istituto superiore con una popolazione di studenti prossima o con più di 18 anni, ma qui?

Ripeto, non sono contento per la presenza di questo “coso” oscuro, oltretutto dotato di vetri satinati che impediscono di vedere all’interno del locale, lasciando immaginare che vi si svolga  “qualsiasi attività”. Sono solo perplesso su come si agisca in modo così compartimentale, a scatole chiuse, senza concertare la gestione dei permessi o dei divieti e su come certe regole vengano applicate, a posteriori, sulla base di criteri piuttosto discutibili.

Perdonate l’ironia, ma… se vogliamo parlare di “preservare la salute e l’incolumità” dei bambini, ritengo che faccia “più danni” la pasticceria che è a qualche decina di metri dalla scuola, aperta a tutti e senza divieto alcuno, piuttosto che una Sala VLT il cui accesso è consentito solo ai maggiorenni oltretutto dotata di vetri oscurati, quindi non si vede neppure ciò che si svolge al suo interno. Cosa opposta per la pasticceria che giustamente mette in mostra la propria merce a beneficio degli occhi degli avventori più golosi.

La cronaca ci riporta risultati allarmanti in merito all’obesità infantile, ergo, bisognerebbe educare i propri figli a mangiare sano e a tenersi lontani dagli zuccheri semplici, dalle merendine, succhi di frutta e… perdonatemi, probabilmente anche dalle pasticcerie. Luoghi in cui, comunque, possono entrare e acquistare in un attimo zuccheri e grassi saturi.

Non ho trovato in rete alcun dato che riguarda il coinvolgimento, tantomeno patologico, di minorenni in età da scuola primaria, affetti da ludopatia indotta dalla presenza di sale VLT. Non ci sono perchè è impossibile. Non possono entrarvi; punto e basta.

Morale della “favola”.

Meno moralismi e più pragmatismo. Non si vuole il gioco? Si abolisce, mi pare semplice. Lo si tollera perchè lo Stato incamera denaro? Allora che sia chiaro il regolamento a tutti, a partire dal primo funzionario della filiera che deve valutare le autorizzazioni per l’apertura di un esercizio fino all’ultimo che viene a controllare se gli estintori sono in regola.

La storia come andrà a finire?

Che come sempre l’imprenditore ci rimetterà un sacco di soldi; i ludopati migreranno altrove alimentando comunque la loro dipendenza, data la prossimità tra una sala VLT e l’altra e i bambini… i bambini non si accorgeranno di nulla, con o senza la sala VLT. L’importante è far vedere che si agisce nel nome della legge, più o meno conosciuta e applicata anche a posteriori e che la morale buonista prevalga sul buon senso.

Approfondimenti e crediti:

 

Sci e roba sospesa

Pare che il binomio “SCI e riprese aeree” abbia qualche difficoltà a trovare un equilibrio.

Poco più di un anno fa, durante i mondiali di sci a Madonna di Campiglio, si verificò uno degli incidenti più singolari e discussi degli ultimi anni, almeno in ambito sportivo. Un drone, col quale venivano effettuate delle video riprese aeree, cade rovinosamente a terra sfiorando per soli 3 centesimi di secondo lo sciatore Marcel Hirscher nel corso della sua manche. Una vera “tragedia mancata” ma di sicuro un buon motivo per dibattere in merito all’uso dei droni in ambito sportivo.

“Apriti cielo”, fu proprio il caso di dirlo. Di questo fatto se ne è parlato per giorni. Il pericolo, la sicurezza, chi avesse o meno autorizzato tale attività specializzata, con l’aggravante che era svolta di notte, etc. Un gran polverone che finì col portare la federazione di Sci, la FIS, a dichiarare che in futuro non si sarebbe più avvalsa di droni per effettuare riprese televisive, almeno “fino a quando non potesse essere garantito un funzionamento completamente sicuro”. Vedi notizia

Bene… si torna alle spidercam, quelle videocamere montate su carrelli che corrono lungo cavi sospesi sopra gli impianti sportivi, ampiamente utilizzate nel calcio ma anche durante gli eventi di particolare rilevanza e interesse per offrire immagini aeree a bassa quota.

Sicuri che in questo modo non si sarebbero più verificati incidenti, nel corso delle Olimpiadi di Rio 2016 una spidercam installata presso il Parco Olimpico, cade al suolo a causa della rottura di alcuni cavi che la sostenevano. Esito rovinoso per la spidercam, per l’emittente televisiva che gestisce le riprese video dei giochi olimpici (OBS – Olympic Broadcasting Services) e soprattutto per il danno provocato ad alcune persone che si trovavano sotto la perpendicolare di questo dispositivo di ripresa. Tutto viene rapidamente ridimensionato per non dare troppa eco alla notizia in favore della sempre magica atmosfera dei giochi olimpici. Vedi notizia

Ma torniamo allo sci col quale ho aperto questo post.

Notizia di oggi: a Saint Moriz, nel corso dell’ennesimo mondiale di sci, una spidercam cade al suolo a causa di un cavo tranciato da – pare una barzelletta – dal passaggio della pattuglia acrobatica svizzera. Vedi notizia

Ora mi chiedo… Vogliamo vietare il vietabile in nome della sicurezza o cominciamo ad utilizzare la testa? Che sicurezza sia ma, in questo caso, o la spidercam era stata montata ad un’altezza tale da diventare un pericolo per gli stessi aerei della pattuglia acrobatica svizzera o quest’ultimi volavano un “tantino” basso, tanto da creare un problema di turbolenze nei confronti della stabilità e della relativa sicurezza di questa camera su cavi.

Allora, sono i droni un pericolo? Le spidercam? Gli aerei? Missili, satelliti? O vogliamo tornare un attimo con “i piedi per terra”, concertare le iniziative, mettere a conoscenza tutte le parti interessate su ciò che è in corso e, soprattutto, utilizzare procedure condivise, sicure e testate?

Gli incidenti capitano ma spesso sono causati da incompetenze, negligenze e disattenzioni. Non è tanto il mezzo il pericolo ma quanto chi lo governa che spesso non è attento e sufficientemente competente.

Vogliamo parlarne?

Approfondimenti e crediti:

Ci stiamo complicando la vita

Vado in edicola per acquistare una rivista e…

Mannaggia, mi rendo conto che il numero che cerco non c’è più e che in distribuzione c’è già quello successivo. Va beh… chiedo all’edicolante se è possibile ordinare l’arretrato.

In effetti avrei potuto richiedere la copia ma solo ad una condizione, così è emerso nel corso della breve ma illuminante conversazione che ho tenuto con l’esperto del settore:

comunicandogli il codice a barre presente sul numero della rivista che desideravo acquistare.

E’ un po’ come accade quando vai in banca a chiedere un prestito: te lo danno se hai soldi o beni per garantirlo. Se avevo soldi non sarei venuto in banca a chiederti un prestito, giusto?

Stessa cosa.

Dovrei avere una copia della rivista che desidero acquistare, annotarmi il codice a barre stampato in copertina e comunicarlo all’edicolante. Solo in questo modo si avvierebbe la procedura di riordino del periodico tramite l’edicola ma… se avessi quel codice avrei anche la rivista e cosa mi importerebbe di ordinarla all’edicolante?

codice-a-barreE’ incredibile come si riesca a complicare la vita delle persone in nome dello “sviluppo tecnologico” o del “progresso”; soprattutto come conseguenza del non saper ottimizzare i processi tecnologici a vantaggio dell’utenza. Se investi in tecnologia per migliorare i tuoi processi di produzione fai in modo che il miglioramento ti garantisca vantaggi su tutta la linea oppure non abbandonare le “vecchie” procedure.

Permettimi di comunicare con “te” attraverso un linguaggio più immediato, di facile comprensione e soprattutto: CONSOLIDATO. La rivista riporta un numero progressivo e un anno di pubblicazione. Se comunico all’edicolante il nome della testata, quello della casa editrice, il numero della rivista e l’anno, (come si faceva un tempo), non sarebbe più che sufficiente?

E lascia il tuo bel codice a barre ad uso e consumo degli addetti ai lavori (casa editrice – distribuzione – edicolanti).

Capisco che tu abbia le tue procedure a barre, quadretti o righine ma non potendo, io utente, accedere ad un database con l’elenco di tutti i codici di tutte le riviste di tutte le case editrici e recuperare il codice del numero della rivista che voglio acquistare, come pensi che possa fare per ordinarti questa copia arretrata?

Non resta che andare sul sito web della casa editrice e ordinare la rivista online dovendo pagare anche i costi di spedizione. Magari mi stampo pure la rivista on-demand, che dici?

E’ un brutto segno o comunque un ulteriore segnale che i tempi stanno inesorabilmente mutando. Demandiamo tutto alla tecnologia, venendo meno il rapporto umano e fiduciario che, in questo caso, si veniva a creare e consolidava negli anni tra cliente ed edicolante. E’ chiaro che il segnale è: “caro edicolante, o ti evolvi o soccombi”.

Droni e trapani sono solo tools per il lavoro

Ci siamo sbagliati? Non è come avevamo pensato? Il boom dei droni c’è stato, lo stiamo vivendo o deve ancora manifestarsi?

Toc! Toc! Qualcuno sa che fine hanno fatto i droni? 

Sono ovunque ma in nessun posto in particolare. Se ne continua a parlare ma in pochi li utilizzano; lasciando perdere i balocchi acquistabili nella grande distribuzione.

mini-droneNon parlo dei “dronelli” quasi “usa e getta” che riempiono gli scaffali dei negozi o le vetrine online dei siti web specializzati. Quelli destinati a finire in un cassetto o un ripostiglio dopo qualche “dronellata”. Lasciamo perdere quelli nati per farsi le selfie, che poi non puoi utilizzarli ovunque come vogliono farci credere. Lasciamo perdere anche tutti quelli che vengono acquistati all’estero, magari attraverso siti web che hanno la propria sede nei paradisi fiscali e quindi si permettono di vendere senza far pagare l’iva, o giù di lì. Lasciamo perdere, quindi, le migliaia di unità importate senza lasciar traccia, se non su qualche carta prepagata.

…e adesso di cosa parliamo?

Dove sono finiti quei droni che avrebbero dovuto rivoluzionare il modo di lavorare, di pensare al trasporto delle merci, alla sicurezza, al controllo del nostro territorio, etc? Parliamo quindi di quei droni che rientrano nella categoria degli APR o SAPR; quegli aeromobili a pilotaggio remoto, detti ad uso professionale, relegati ad effettuare operazioni specializzate e pilotati da personale qualificato che ha conseguito l’attestazione di PILOTA DI APR?

Parliamo quindi anche dei Piloti; quei pochi, irriducibili, coraggiosi, meravigliosi, affascinanti, forse anche un po’ “temerari delle macchine volanti”. Quelle persone che si creano il proprio futuro e che ragionano con lungimiranza, intercettando tendenze e opportunità, magari ricavandone un reddito…

Reddito e Profitto… termini quantomai abusati in questo settore.

Riavvolgiamo il nastro un attimo per capire meglio cosa sta accadendo in Italia in questo momento per uscire dalla fantascienza e immergerci in uno scenario più realistico, sicuramente meno affascinante ma forse più obiettivo e plausibile. Diciamo che con questo articolo il mio intento è demolire per ricostruire! E come dicono a Livorno… BOIA DE’!

Allora… nel “lontano” aprile 2014 entrò in vigore il Regolamento dei Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, redatto da ENAC. Sì, lo so, molti di voi sanno già tutto; è la solita storia, le regole, gli abusivi… chissene…

No, non è la solita storia. Non voglio puntare il dito su nessuno. Non ho da “ridire qualcosa su ENAC” (anche perchè non so se mi basterebbero i Gb messi a disposizione da WordPress per potermi sfogare), ma voglio solo “tornare con i piedi per terra” e osservare il cosiddetto settore dei droni professionali da un altro punto di vista. Non quello che ci viene raccontato dei media, immerso in uno scenario fatto di “lustrini e pailettes”, nella migliore delle ipotesi, o adducibile ad appartenenti al sedicente califfato, nella peggiore, ma mettendomi più semplicemente e realisticamente dalla parte di chi deve confrontarsi quotidianamente col mondo del lavoro.

Quindi, dicevo… entrato in vigore il sopra citato regolamento, in Italia, ciò che era già una professione per qualcuno o una grande passione per altri e una possibile opportunità di lavoro per altri ancora, subì inevitabilmente una drastica “mutazione” o un “momentaneo arresto”. E’ un dato oggettivo: prima si volava, quasi a prescindere, dopo il 30 aprile 2014, chi credeva e crede tutt’ora che un Paese civile sia tale anche perchè si rispettano le regole, ha dovuto rivedere un po’ i propri piani, soprattutto quelli di volo. Diciamo che dalla logica del “fare” si è passati a quella del “si potrà fare?”, derivata soprattutto dalle continue modifiche al regolamento italiano che non permettono un reale sviluppo del settore.

Ma dicevo, bando alle polemiche e via alle riflessioni. Non rivanghiamo il passato e vediamo, oggi, cosa ci propone lo scenario italiano dei droni.

Organizzazioni di addestramento.

Detto così ha qualcosa di marziale, ma a parte la definizione di estrazione militare questo termine indica le scuole che formano i Piloti di APR all’uso dell’aeromobile e alla conoscenza delle regole necessarie per volare in sicurezza.

Erano più di 100, non ne restò nessuna, riapparvero in 7 e adesso sono qualche decina. Mah!

Non si è capito bene, o lo si è capito benissimo, lascio a voi la riflessione in merito, ma di fatto fino a un annetto fa c’erano più di 100 scuole che formavano con una certa regolarità i Piloti di APR, ci stavamo abituando ed erano diventate un punto di riferimento; poi, Ctrl+Alt+Canc e il sistema è stato riavviato. Fine delle scuole, tutti a casa, annessi e connessi (compreso personale, dipendenti, etc…) e dopo un lungo silenzio si è ripartiti con queste Organizzazioni di Addestramento. Almeno fino alla prossima puntata.

Incredibilmente, non so se è per una coincidenza ma le modifiche al regolamento dei mezzi aerei a pilotaggio remoto sono caratterizzate da una puntualità che ha dell’imbarazzante e che condiziona in modo significativo “la stagione lavorativa”. Quando si vola prevalentemente con i droni? In inverno sotto l’acqua? Con la neve? Se non ti chiami Croce Rossa Italiana o Vigili del Fuoco sarà difficile avere la necessità di volare con condizioni meteo non proprio invitanti. Questo anche perchè il payload del drone lavorerà al meglio se il tempo è favorevole, la visibilità è buona e il pilota non congela o non si inzuppa d’acqua. Insomma, si vola prevalentemente in primavera, estate e una parte dell’autunno (dipende dalle zone), diciamo che sono le stagioni più consone all’utilizzo degli APR eeeeeeeZac! esce il regolamento il 30 Aprile 2014, a primavera. Escono le bozze per le modifiche a luglio dell’anno dopo. Avrebbero dovuto rinascere le scuole, come la Fenice, dopo la loro chiusura, sempre ad aprile/maggio del 2016 ma fino a settembre non se ne è saputo nulla, quindi anche tutta la stagione 2016 è saltata, almeno per chi voleva diventare Pilota di APR.

Ma No dai, gli emendamenti seguono la tendenza moda autunno – inverno. E’ vero, dimenticavo… Dicembre 2015 e dicembre 2016…

Per non pensare male mi attendo verso aprile l’ennesima “circolarona” che rivoluzionerà ancora una volta questo “settore”. Ah! Dici che ci sarà? Quale? EASA? Il regolamento europeo? Si parla di una bozza del regolamento Europeo sui Droni entro Marzo 2017, quindi tenetevi pronti. Per come la vedo io il regolamento europeo entrerà in vigore, i paesi membri dovranno recepirlo, si elaboreranno le dovute modifiche / integrazioni ai regolamenti interni ad ogni paese e ci ritroveremo magicamente verso ottobre/novembre del 2017 a ipotizzare i nuovi scenari futuri o futuristici per il “sedicente settore” (non a caso questo termine abusatissimo va a braccetto col califfato). Nel frattempo, a giugno, scadranno gli attestati di Pilota di APR che avevano come termine ultimo il 31 dicembre 2016. In tutto questo trambusto avremo una categoria di droni “borderline” che per l’Italia è quella sotto i 300gr mentre per l’Europa e l’EASA, è quella sotto i 250gr. Categoria che “fa gola” a chi si occupa di journalism o giornalismo (ma fa più figo chiamarlo journalism) ma anche di monitoraggio e rilievi (video e foto) di strutture urbane all’interno delle cosiddette aree critiche. Insomma, se prima chi “non voleva troppi problemi” si dotava di un drone sotto i 300gr, quello che ironicamente ho sempre definito come “le tre fette di prosciutto con quattro eliche”, adesso dovrà vedersela con due fette e mezzo e quattro eliche purché siano rese inoffensive; forse grazie a qualche midolla di pane da utilizzare come para eliche, purché sia senza glutine.

OK, bel guazzabuglio di informazioni ma, a te che stai leggendo che te ne viene? Anche nulla, fino ad ora. Diciamo che questa analisi molto approssimativa, sommaria, estremamente superficiale si pone come “sintesi o chiacchiera da bar” rispetto ad una più ampia e seria analisi che dovrebbe essere condotta da eruditi addetti ai lavori in merito a questi argomenti. “Quindi è molto più interessante la mia, no?”

Ma torniamo a parlare di chi deve lavorare.

E’ questo il nodo cruciale del problema. Fino ad oggi chi voleva utilizzare un drone partiva dall’idea del drone, dal fascino che suscita questo oggetto volante, dall’immaginario che evoca l’appellativo di PILOTA e tutto ciò che ne deriva. Un’aura di magnificenza che ha saputo richiamare scenari alla TOP GUN o, se paragonata a qualcosa di reale e più nostrale, alle Frecce Tricolore. Poi, dopo tutta questa emanazione di ferormoni si torna alla lucidità e con freddezza ci si pone la classica domanda:

Col drone che ci faccio?

E’ qui che molti si sono resi conto per la prima volta che questo incredibile oggetto, ipertecnologico, che vola pure e che fa ZZZZzzzzz come un drone – che poi è il maschio dell’ape – che si chiama proprio drone, doveva servire a qualcosa, oltre che a volare e a consumare un sacco di energia.

Passati gli entusiasmi delle prime “dronate” ludico ricreative al limite dell’illecito forse sì o forse no (dipende se lo usi per lavoro o per gioco ma se lo usi per gioco con l’intento poi di lavorarci o ci giochi dopo il lavoro o …. lasciamo fare), dal mero TOOL si passa alla PROFESSIONE.

E’ un po’ come comprare un trapano, le punte, il carica batterie o le prolunghe, dischi per smerigliare, guanti, etc. e poi non si è né muratori, né carpentieri, bricoman, idraulici, aggiustatutto e, oltretutto, non si sa nemmeno cosa farci se non praticare qualche buco qua e là.

Ecco che da qui parte la mission.

Ho il drone, ho finalmente preso anche l’attestato di PILOTA DI APR e ora che professione mi invento? Escludendo da questo ragionamento i veri professionisti come i geologi, ingegneri, agronomi, veri fotografi, archeologi etc. che hanno finalmente capito che il drone è un ottimo tool per il proprio lavoro, ancora tanti si improvvisano dronisti senza sapere “cosa faranno da grandi”. E’ un po’ come definirsi “trapanatisti” o “scartatori” o “pennellanti”… va beh, lasciamo perdere tutti i commenti che possono derivare da queste definizioni.

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A distanza di qualche anno da quando ho cominciato ad occuparmi di droni, mi rendo sempre più conto che presi dalla novità, dalla voglia di fare, dalla necessità di reinventarsi, abbiamo attribuito al drone un’eccessivo ruolo e un’altrettanta importanza nell’ambito della nostra vita e del nostro lavoro.

Se da una parte le regole ci insegnano qualcosa, una per tutte che il drone è potenzialmente un oggetto pericoloso che può cadere o entrare in collisione con un altro aeromobile e far danno, dall’altra non ci insegnano nulla in merito al suo uso nei vari ambiti professionali.

Il PILOTA DI APR ha un drone, che risente di un’obsolescenza tecnologica che si palpa mente si fa il corso. In pratica ti compri il drone, ti iscrivi al corso e quando sei pilota di APR il drone è già vetusto, e pensa: di media un corso dura solo due o tre weekend. Nel frattempo non si è capito ancora cosa ci si può fare e dove si può volare.

Non solo, compro tutti gli accessori perchè potrebbero servirmi. Quindi acquisto 28 batterie, 150 eliche, una decina di gilet ad alta visibilità (qui mi tiro la mazzata sui piedi da solo) e borse su borse. Tutto all’insegna dell’essere “professional”, “advanced”, “plus” e chi più ne ha più ne metta. Poi mi ricambiano le regole, oggi piove, domani nevica, fa freddo, dopodomani dovrò pur cercarmi un cliente per fare queste benedette foto all’agriturismo che tutti adesso fanno e soprattutto senza essere Piloti di APR, e… l’importante è essere convinti.

Quindi, ribadisco, a parte quei professionisti che prima sono tali e poi si sono accorti dell’utilità del drone, per tutti gli altri consiglio vivamente di:

Pensare al drone come ad un trapano.

E’ un tool per svolgere il proprio lavoro, punto e basta. Quindi, prima di tutto, che lavoro fai? Cosa devi fare col drone? e soprattutto, sai quali mercati aggredire per proporre il tuo / tuoi servizi?

Ho conosciuto persone che sono diventate Pilota di APR, hanno svolto una cifra mostruosa di ore di test col proprio drone, hanno apportato migliorie, modificato qualcosa e poi, non hanno ancora un cliente perchè “devono migliorarsi” o “hanno paura di sbagliare” o peggio ancora “non sanno a chi rivolgersi”.

Ridondare

quando hai pensato al drone come ad un trapano ti renderai conto di quanto possa essere utile ma ti accorgerai anche che dovrai ridondarlo. Se lavori non puoi permetterti di avere un solo trapano. Se non funziona? Se ti si rompe mentre fai il foro e ne devi fare altri 100 nella stessa giornata? Insomma, quando pensi al drone pensa al plurale, quindi ai droni e alle possibili conseguenze che potrebbero derivare dal non poter disporre del tuo drone durante un servizio pianificato da tempo e che non è possibile rimandare. Quindi dovrai possedere almeno una mini flotta di due droni con relativi payload.

Pilota full-time?

Tornando al nostro bel trapano, quante volte pensi di usarlo in una normale attività di carpenteria o se fai l’arredatore, il muratore, l’elettricista, etc? Alcune volte lo userai per diverse volte al giorno e altre anche nulla. Ecco… stessa cosa col drone. Devi pensare di inserire il drone nella tua attività o in quella che andrai a fare e non creare un’attività tutta incentrata solo e soltanto sul drone. Ripeto, è come se ti presentassi da un cliente per dire che hai il trapano e che fai dei bellissimi fori ma vorrai pur dare un servizio più completo e in grado di produrre un guadagno per la tua attività? Quindi… SI’ per pilotare un drone ad uso professionale devi seguire l’iter che ENAC richiede ma devi pensare che non puoi aspettare clienti tutto il giorno solo per far volare il tuo drone; a meno che tu non riesca a farti pagare per un solo volo diverse migliaia di euro.

Il mercato dei droni sei tu e non quello che “strombazzano” le riviste

Pensa che il mercato dei droni sei tu. Che vuol dire mercato? Rifletti su quali sono le tue competenze o quali potresti acquisire facendo dei corsi professionali e/o di specializzazione. Nel frattempo analizza il bacino d’utenza a cui puoi proporre determinati servizi. Fai un sondaggio e prendi contatti con le realtà che operano negli ambiti lavorativi di cui vuoi occuparti.

Non tutti possono fare gli operatori per la RAI, Mediaset o SKY e non tutti possono andare a lavorare a Melaverde o a fare le riprese col drone per Don Matteo. Dovrai pur capire che se vuoi usare il drone, ad esempio, in agricoltura, dovrai parlare la lingua degli agronomi, degli agricoltori, dei florovivaisti e probabilmente delle varie ConfQualcosa. Quindi, al di là di ciò che le riviste patinate “strillano”, il vero mercato dei droni NON E’ ANCORA DECOLLATO, fatta eccezione per alcuni ambiti particolari e altamente specialistici, quindi non è un mercato ma una nicchia di mercato. Inoltre, quando ci sarà il vero mercato dei droni, quello dei grandi numeri – attenzione a quello che ti dico – probabilmente tu non ne farai parte! I grandi numeri sono appannaggio delle grandi realtà. I grandi numeri sono fatti anche da tanti piccoli numeri ma sempre riconducibili e rappresentati da delle egide, delle associazioni, delle imprese, delle corporazioni, delle organizzazioni, delle industrie, delle major. Quindi, se di MERCATO DEI DRONI si vuol parlare, devi puntare in alto, alle grandi compagnie che “un domani” dovranno avvalersi di piloti di APR, sempre che poi non sia tutto demandato o demandabile a sistemi completamente autonomi.

Ecco che urge farsi il proprio mercato o mini mercato. Se non c’è domanda a cui offrire il proprio servizio, fai in modo che questa domanda scaturisca. Come?

Facendo cultura e promuovendo progetti attraverso sinergie

Caspita! Hai un amico professionista che potrebbe avvalersi dei tuoi servizi? Parlo dell’amico ingegnere o anche dell’antennista, dell’amministratore di condominio, del manutentore, di quello che installa pannelli fotovoltaici e termici, quello che ha le mucche in Maremma o quell’altro che ha una risaia nel Vercellese. Yes!! Lui/loro sono quelli a cui dovrai rivolgerti.

E’ tutto nuovo, tutto da disegnare.

Fai ricerca, sviluppa una soluzione e quindi un servizio allineato alle reali esigenze di chi opera in quel settore. Fai una chiacchierata con quell’amico che ha le mucche in Maremma. Cerca di capire cosa potrebbe essergli utile per il proprio lavoro. Magari, solo parlando e capendo come si sviluppa la sua attività, cercando di capire quali sono le sue problematiche, potresti individuare una soluzione al problema che, guarda tu che botta di cul…, potresti risolvere grazie al fatto che hai un drone o che potresti averlo. Ci pensi? Attacchi al drone un naso elettronico e sniffi le emanazioni di metano prodotte del letame delle mucche e ne determini la concentrazione dei vari elementi e quindi anche lo stato di salute della Carolina o il potenziale calorico ottenibile attraverso l’uso di quel gas in un contesto di produzione di energia (centrali a a biogas).

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Magari quel progetto non lo farai mai con quel tuo amico maremmano ma lui potrebbe farti conoscere un veterinario che a sua volta potrebbe manifestarti alcune considerazioni proprio sul tema del letame e della concentrazione di alcuni elementi chimici piuttosto di altri in relazione allo stato di salute delle mucche, dell’alimentazione, etc.

Magari quel veterinario ti farà conoscere un agronomo che ti parlerà di foraggio, di terreno coltivato, di allevamenti grass fed e ti parlerà di un progetto a cui pensava, finanziabile attraverso fondi europei ma che per intercettarli occorre costituire una start’up… Tutto questo utilizzando anche un drone che ancora NON hai comprato ma che potrai acquistare e finanziare con i suddetti fondi ma soprattutto avendo la consapevolezza di ciò che ti potrà servire per il tuo lavoro. Saprai che quel drone dovrà trasportare alcuni sensori, lo dovrà fare per un tot di tempo al giorno o alla settimana o magari solo una volta al mese e che lo dovrà fare per 10 minuti o per 1 ora o per tutta la giornata. Apri il web, cerchi tutti i riferimenti del caso, (case history) e ti studi la materia.

A proposito, ti ricordo che DRONEVOLUTION Blog è nato anche per assolvere a questo compito; provalo: digita per esempio AGRICOLTURA DI PRECISIONE sul motore di ricerca e vedrai quante risposte otterrai.

Torniamo alle mucche.

Allora… prendi il tuo amico maremmano, il suo veterinario e l’agronomo, ti metti con loro attorno ad un tavolo e cominci a tessere le basi per la tua start’up o per una collaborazione tra aziende e/o professionisti.

Potevo farti anche l’esempio dell’amico nella risaia nel vercellese ma per puro spirito campanilistico ho preferito fare quello dell’amico maremmano.

Tutto questo per dirti che non occorre che il veterinario o l’agronomo diventino dei PILOTI DI APR; il loro mestiere è un altro e fare il PILOTA non gli converrebbe o non gli interesserebbe ma a te forse SI’. L’esempio, sempre da bar, vuol farti capire che alle volte le opportunità sono attorno a noi e nemmeno ce ne accorgiamo. Da un incontro, da una conversazione puoi sviluppare un progetto dal quale far partire il TUO MERCATO DEI DRONI.

Dici che non posso paragonare il drone ad un trapano perchè per pilotare un drone occorrono autorizzazioni e un corso presso un’organizzazione di addestramento riconosciuta da ENAC mentre per utilizzare un trapano non occorre nulla?

“Probabilmente i governi e gli enti che legiferano in materia di armi non se ne sono ancora resi conto. Avevano in mano un’opportunità incredibile che si sono lasciati scappare. Sai quanti porto d’armi per trapani hanno perso?”

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Comunque, senza divagare troppo, ribadisco l’importanza della formazione, delle regole e della sicurezza ma sono anche un sostenitore della libera iniziativa, della voglia di fare e di promuovere idee, cosa che si è un po’ persa nella nostra bella Italia da un po’ di tempo a questa parte.

Droni made in Italy o Cina?

Pare che il mondo dei droni ruoti prevalentemente attorno a DJI. Per carità… ottimi prodotti, non c’è dubbio ma, vuoi lavorare in Italia? Vuoi sviluppare un business all’interno di un settore di nicchia altamente specializzato? Rivolgiti alle aziende italiane! Ci sono poche ma buonissime aziende che producono aeromobili a pilotaggio remoto studiati per assolvere a diversi compiti. Se vuoi sviluppare un business affidati a chi può ascoltarti, studiare la personalizzazione del drone e seguirti lungo tutto il tuo percorso di formazione e assistenza tecnica durante l’impiego del drone nell’ambito della tua attività.

Doppia F: Federazioni e Fiere

In varie occasioni ho detto e scritto che le varie federazioni/associazioni che rappresentano i Piloti di droni, dovrebbero essere loro stesse “portatrici sane di opportunità” per i propri associati. Creare incontro, stimolare la domanda, promuovere progetti, coinvolgere le associazioni professionali e quelle di categoria come le “ConfQualcosa” che accennavo sopra. I tavoli tecnici con ENAC sono importanti ma lo sono di più quelli con chi ha interesse ad utilizzare i droni nel proprio ambito lavorativo/professionale.

Stessa cosa per le fiere sui droni che fin dall’inizio hanno creduto in questo strumento di lavoro ma che fin dall’inizio hanno trovato difficoltà a ricondurre questo “oggetto” in un ambito più pratico e quotidiano. I primi progetti sui droni erano di derivazione militare o svolti in ambito di ricerca universitaria; roba da nerd o comunque poco apprezzabile o molto lontana da un impiego diffuso e dalle immediate ricadute. Oggi i tempi sono maturi. Non è più il caso di attendere che le regole cambino o che si “stabilizzino”; se attendiamo questo possiamo parcheggiare i nostri droni. Quindi, rilancio l’invito agli organizzatori delle fiere di settore per non fare solo “fiere di droni” (quindi di trapani) ma fiere di opportunità, invitando a partecipare attivamente amministratori di condominio, sindaci, assessori al turismo, allevatori, agronomi, fotografi, architetti, ingegneri, esperti nella sicurezza, impresari edili, trasportatori, etc. Promuovere progetti, invitare start’up, aziende, srl, reti di impresa che stanno svolgendo lavori o che sono in procinto di svolgerli. Molto si sta facendo in tal senso ma molto di più deve essere fatto.

E’ necessario essere camaleontici e cavalcare il cambiamento.

Essere mutevoli, reattivi, acquisendo nozioni, facendosi forti delle esperienze pregresse, delle regole che sono mutate, rimutate e che muteranno ulteriormente. L’importante è capire che questo drone è uno strumento che deve essere ben impiegato. O si capisce fin da subito come e dove impiegarlo o si è destinati all’oblio.

Finisci di comprare punte per il trapano! Stacca la prolunga, riponi i  tuoi tools e pensa a quale sarà il tuo prossimo obiettivo. Hai la fortuna incredibile che non esiste il settore dei droni ma c’è un mondo che ha bisogno di cose e di servizi. Se in questo contesto sei capace di inserire in modo puntuale, competente e soprattutto indispensabile il tuo drone, allora avrai le tue soddisfazioni.

Ah… dimenticavo, consegnare la pizza col drone o la posta o gli acquisti a domicilio, sono tutti bei progetti che rientrano in quella categoria di cose detta: “fare comunicazione”. Tu non sei Amazon, non sei Domino’s Pizza o Dpdgroup. Fatti il tuo progetto sulla base di reali esigenze che puoi intercettare sul territorio. Sviluppa il progetto coadiuvandoti di persone esperte negli ambiti dove andrai ad operare e sviluppa una soluzione. Poi penserai al resto.

W i trapani, W i droni e W chi ha voglia di fare!

Buon atterraggio!

Spot di Natale Carrefour. Ditemi che non è finito, vi prego!

E’ arrivato, l’ennesimo spot mieloso in chiave natalizia…

Da sempre la pubblicità fa leva sugli stereotipi legati alla cosiddetta “magia del Natale” per promuovere il consumo di prodotti ad hoc. Stereotipi che tra l’altro spesso nascono dal mondo della pubblicità; vedi per esempio CocaCola con il suo Babbo Natale che oggi è conosciuto in tutto il mondo come “IL” Babbo Natale per eccellenza.

Insomma, lo sappiamo e non ci stupisce più di tanto assistere in questo periodo dell’anno ad un teatrino più o meno visto e rivisto che propone ambienti innevati, musiche che richiamano atmosfere disneyane, neve, luci colorate, bambini, famiglie felici e… IL PRODOTTO: Panettoni, spumanti, bevande, offerte su ricariche telefoniche, etc.

Nulla di strano, tutto come da copione ma…

Eccolo, arriva quello spot che cerca, tenta, annaspa, richiama, evoca tutte le caratteristiche del perfetto spot natalizio ma… qualcosa non va. Parlo della pubblicità televisiva della Carrefour Italia che sta andando in onda in questi giorni.

Questa:

Orsetto di peluche in primo piano, musichetta da perfetta “magia di Natale” e voce di fanciullo. Mentre parla il bimbo si intravedono i suoi piedini scalzi che lo conducono all’albero di Natale presso il quale è seduto un grosso orso di peluche che qualche istante dopo verrà calorosamente abbracciato dal bambino.

Mentre si consuma questa liturgia, che fa venire il diabete da quanto è sdolcinata (ma può anche starci, dopotutto è Natale), ascoltiamo le parole del bimbo:

“Caro Babbo Natale… quest’anno vorrei tanto…un bambino con cui giocare…”

Poi… dopo questa agghiacciante affermazione arriva la pausa che probabilmente serve all’attonito spettatore per riprendersi un attimo. Cerca di capire se ha udito bene; magari la parola non era BAMBINO ma TRENINO: “VORREI TANTO UN TRENINO CON CUI GIOCARE”. Il tempo non è sufficiente per elaborare ulteriori considerazioni. Ecco che arriva subito una seconda voce. Questa volta è di un uomo, calda. Proferisce le seguenti parole:

“A Natale esaudiamo i desideri di tutti. Negli ipermercati Carrefour spendi e riprendi il 50% sui giocattoli.”

Ma come?!?! Vi prego! Ditemi che questo spot non è stato finito o che è solo il primo una serie in chiave natalizia firmata Carrefour. C’è un seguito, vero? C’è una spiegazione a questo dramma consumato tra le pareti domestiche?

Come si fa???? 

  1. Questo bambino non ha un amico? Che problemi ha? E’ stato sequestrato? Vive in una landa desolata? Non lo fanno uscire di casa? Non va a scuola?!?! I genitori sono dei serial killer? Dove vive ‘sto bimbo… TELEFONO AZZURROOOO!
  2. Chiede a Babbo Natale UN AMICO? E l’orso lo abbraccia pure perchè “capisce” che il bimbo “non sta tanto bene”.
  3. OK, ci avete sparato la bomba… nel resto dello spot come la rimediate? Con un bel “A NATALE ESAUDIAMO I DESIDERI DI TUTTI”??? Quindi, o Babbo Natale rapisce bambini e il 25 dicembre porta a questo disgraziato un’altra vittima inconsapevole di questa presunta tratta di bambini oppure Carrefour vende anche bambini nei propri impermercati, “programmati” per diventare amici del suddetto disperato.
  4. Se a Natale Carrefour esaudisce i desideri di tutti, temo che quest’anno avranno la fila fuori dagli ipermercati. Si troveranno alle casse persone che chiederanno un LAVORO, la CASA perchè TERREMOTATA, DENARO, SICUREZZA…

Ma un bel… “DA CARREFOUR UN BUON NATALE A TUTTI E IN PARTICOLARE AI BAMBINI. ACQUISTA (e non spendi) NEI NOSTRI IPERMERCATI E RIPRENDI IL 50% IN GIOCATTOLI.” Senza la voce del bimbo e con le stesse immagini e musica, non andava bene?

Uno spot di 15″ che fa rimpiangere questo:

Nel nome dell’arte fate vibrare le corde!

Venerdì 4 novembre 2016 – Girato durante lo spettacolo “Acquagranda” presso il teatro La Fenice di Venezia.

Questo video, che gira in rete da alcune ore, lo dedico a tutti coloro che lavorano nei teatri italiani con la speranza che sia il “segnale di un inizio”, che possa nascere presto qualcosa di importante, un nuovo periodo, un nuovo rinascimento.

Fino ad allora…

Invito queste stupende persone, non solo quelle che lavorano alla Fenice di Venezia ma tutte quelle che lavorano nei teatri d’Italia, a riflettete bene su chi le ha messe in questa situazione. Quando rinnoverete la tessera al vostro sindacato o quando andrete a votare, pensate a cosa state facendo.

Il cambiamento comincia da voi.

Portate l’arte nelle piazze e parlate alla gente di ciò che sta veramente accadendo nei teatri italiani. I media non si occupano dei vostri problemi perché sono veri problemi che possono destabilizzare certi poteri, gli stessi che mantengono certi giornali che a loro volta mantengono certi politici al governo. La politica, se non mutuata da figure di spessore, intelligenti, spinte da una visione lungimirante, e oserei dire, da una certa sensibilità, utilizza l’arte e la cultura come mezzi di potere per gestire i propri interessi, a danno di chi lavora nei musei e nei teatri italiani e a danno della stessa cultura.

Fino ad ora sindacati e partiti hanno perpetrato la politica del “divide et ‘impera” creando divisioni interne tra musicisti e maestranze, tra tecnici e maschere, etc. come se il teatro potesse andare avanti solo con qualcuno in particolare o come se i problemi dell’uno non fossero gli stessi dell’altro o come se i DIRITTI dei lavoratori – di tutti – non fossero tali a prescindere.

Il teatro è come un motore alimentato da tante anime pulsanti che lavorano all’unisono e che a loro volta si nutrono d’arte. Il teatro è una macchina complessa che non funziona se manca un pezzo. Mille sigle sindacali e mille fazioni non portano altro che a rafforzare il potere di chi divide, di chi “impera”.

Unitevi in nome dell’arte e se non lo volete fare in nome dell’arte fatelo almeno per tutelare il vostro posto di lavoro.

Fate sentire la vostra voce dal nord al sud d’Italia. Mi permetto di dare un suggerimento:

Organizzate uno spettacolo in 20 tappe, o meglio, in “20 atti”, quante sono le regioni d’italia, sviluppando un’opera corale che abbia come palcoscenico tutto il territorio nazionale. Potrebbero essere coinvolti anche i musei (luoghi d’arte e/ archeologici in generale), come location, all’interno o all’esterno dei quali sviluppare questo progetto. Un evento di protesta civile, direi di rinascita culturale, da trasmettere live sul web, realizzato senza appoggi da parte di egide sindacali o di partito. Non vi mancano i tecnici per realizzarlo; non vi mancano i musicisti, i maestri d’orchestra e i registi per dirigere e coordinare tutte le parti; non vi mancano costumisti e scenografi per abbellirlo. Create una pagina Facebook attraverso la quale lanciare il progetto, magari legata ad una piattaforma di Crowdfunding per finanziarne la promozione e la produzione. Sono sicuro che poi arriveranno anche le televisioni e i giornali per parlarne e rilanciare l’evento, quelli stranieri di sicuro.

Fate sentire la vostra voce, fate vibrare le corde, date voce all’arte e fate tacere i mestieranti della politica. Coinvolgete gli italiani in un progetto che li faccia sentire parte integrante del progetto stesso.

Vissi d’arte, vissi d’amore!

Crediti:

  • Teatro La Fenice – Venezia – ACQUAGRANDA
  • Il video postato è reperibile su Facebook, non ne conosco la fonte. Resto disponibile per inserire eventuali crediti, riferimenti, note d’autore.

DAMMI UN VACCINO e VAI A VOTARE, più o meno è la stessa cosa…

Comunicare… Raramente ci soffermiamo ad ascoltare, a dare il giusto peso alle parole e alle immagini che ci pervadono la mente attraverso i nostri sensi. Sono troppe e arrivano con un flusso continuo!

Comunichiamo tutti, a più livelli, adottiamo metodi diversi per farlo, linguaggi verbali e non verbali, immagini, suoni, parole, tecniche di persuasione, “leve psicologiche”… ci sono svariati modi per comunicare ma soprattutto una moltitudine di canali attraverso i quali poter veicolare un messaggio.

La comunicazione si evolve, condiziona ed è a sua volta condizionata dagli stili, dalle mode e dall’ambito sociale in cui viviamo.

Internet, televisione, radio, cinema, stampa, smartphone, installazioni pubblicitarie, cartelli, insegne, circondano e condizionano la nostra esistenza imponendoci ritmi sempre più frenetici che richiedono elevate capacità di saper filtrare le informazioni, sempre più affinate e precise ma sempre di più e provenienti da svariati canali.

Siamo bombardati dalla comunicazione, rimbalza ovunque…

L’effetto farfalla riassume in una metafora il principio di causa ed effetto, il legame che c’è, e le conseguenze che ne derivano, tra cosa facciamo e cosa può accadere compiendo una determinata azione. Nel caso della farfalla viene descritto il battito dell’insetto come elemento innescante di un possibile uragano dall’altra parte del mondo.

La comunicazione ha lo stesso potere; basti guardare l’effetto che ha nei confronti dell’andamento dei titoli in borsa. Se un’agenzia batte la notizia che un certo ministro o un tecnico esperto in economia ha parlato di crescita zero del proprio paese, nel giro di poche ore si potrà assistere al tracollo in borsa di certi titoli o all’accaparramento di certi altri. Solo grazie, o per colpa, di una notizia diffusa. Potremmo fare decine di esempi su questo argomento.

Oggi assisto da spettatore a due campagne istituzionali, entrambe volte ad informare il cittadino, presumibilmente in modo trasversale, preciso con l’intento di offrire delle informazioni utili a formulare un proprio pensiero, prendere delle decisioni e agire in un certo modo.

Dovrebbero entrambe essere un fulgido esempio di come deve essere fatta la comunicazione, soprattutto verso il cittadino.

Ciò che noto in entrambe è un comune denominatore, caratterizzante dei nostri tempi ma fuorviante se pensiamo alle possibili conseguenze che possono derivare da scelte “sbagliate” indotte da un’eccessiva semplificazione o banalizzazione di certi argomenti.

Si può decidere di comunicare in modo semplice ma questo non deve estremizzare il concetto di facile, buono e utile a tutti i costi.

Lo posso accettare se parliamo di beni di largo consumo ma se ci rivolgiamo ai cittadini per parlare di vaccinazioni o di referendum costituzionale e per entrambi chiedi che siano prese delle decisioni importanti, non puoi mortificare il messaggio e soprattutto non può essere di parte.

DAMMI UN VACCINO

E’ la campagna istituzionale pro vaccini, promossa dalla Regione Toscana in collaborazione con l’azienda ospedaliera universitaria del Meyer di Firenze.

Questa è l’immagine:

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Dal sito Toscana Notizie, Agenzia di informazione della Giunta regionale toscana, leggo e riporto fedelmente:

“La campagna di comunicazione istituzionale, elaborata con un team di esperti e rivolta in particolare ai genitori, è finalizzata alla diffusione della corretta informazione sui vaccini, in linea con l’obiettivo specifico del programma “Prevenire le malattie infettive” previsto dal Piano Regionale di Prevenzione 2014-2018.”

Personalmente trovo che sia un messaggio estremamente semplicistico che tende a banalizzare quello che invece dovrebbe passare come un messaggio importante ed esaustivo. Non voglio entrare nel merito se sia giusto o sbagliato vaccinarsi, ma voglio cercare di COMUNICARVI il mio invito a riflettere su questa campagna.

Non parliamo di un gelato, di un ovetto di cioccolato o di un giocattolo ma di vaccinazioni e di tutto ciò che questa pratica implica, nel bene e nel “meno bene”.

Non si può e non si deve banalizzare o veicolare il messaggio “a senso unico”. Puoi invitare i genitori a rivolgersi al proprio medico (come effettivamente invita a fare la versione in video di questa campagna) per prendere informazioni in merito alle vaccinazioni; magari sarebbe anche opportuno specificare di quali stiamo parlando. Non puoi invitare le persone, nel caso specifico i genitori che dovrebbero convincersi a fare un vaccino ai propri figli, così, come se invitassi un amico a mangiare una pizza o a prendere un caffè.

Si fa presto a dire vaccino…

Nella versione in video di questa campagna certi concetti vengono espletati meglio ma passano attraverso una formula che si basa sulla “comunicazione del terrore” che li induce ad una scelta obbligata. In pratica: o fai il vaccino a tuo figlio o potrebbe incorrere in malattie pericolose che possono essere anche mortali o invalidanti.

Credo solo che ognuno debba fare una scelta consapevole e che le istituzioni siano obbligate a dare le informazioni in modo corretto, chiaro, trasversale e obiettivo. Se i vaccini fossero SICURI perché sottoposti a VERIFICHE PERMANENTI, come recita lo spot, credo che non ci sarebbe bisogno di star qui a parlare se fare o meno un vaccino. Penso anche che non ci sarebbe motivo di allegare alla confezione del vaccino un “bugiardino” grande come un plaid.

Ma poi, che si intende per sicuri? Si è sicuri che facendolo non si hanno contro indicazioni? Si è sicuri che dentro non vi siano eccipienti dannosi per la salute? Sicuri che “tocca farli”? Sono sicuri…

Mere riflessioni da “uomo della strada”…

Questa campagna è costata 205 mila euro di cui 130mila erogati dalla Regione Toscana e 75 mila dal Meyer. Lo stesso Meyer che riceve fondi e donazioni dai cittadini per aiutare i bambini che hanno bisogno di cure, medici e apparecchiature atte a migliorare la loro salute. Forse avrei speso quei soldi in modo più utile e concreto, senza nulla togliere al lavoro egregio che svolge quotidianamente il Meyer.

Altra questione, che nel modo di porsi direi che è simile a quella appena descritta.

REFERENDUM COSTITUZIONALE, LO SPOT RAI

Gli italiani vengono chiamati ad esprimere un parere, con un SI o con un NO, in merito alla riforma costituzionale attraverso un referendum che si terrà il 4 dicembre.

Di fatto potresti rispondere con un’affermazione o con una negazione a domande tipo: “Ti piace la pizza?” e già potresti rispondere: “Si ma solo la capricciosa” o “No se non è Vegan” o “Si tutte” o “No perchè mi gonfia”.

… e stiamo parlando solo di pizza.

Potresti rispondere con un SI o con un NO ad una domanda tipo: “Vuoi vedere la televisione?” e anche in questo caso potresti rispondere “SI ma non ora” o “No perché non mi piace” o anche solo SI o solo NO.

Fin qui, tanto danno non si fa.

Il Governo ci chiede di esprimerci attraverso un SI o un NO in merito alla modifica di oltre 40 articoli della Costituzione italiana. Oltretutto lo fa utilizzando anche la RAI e lo fa col suddetto metodo, quello della banalizzazione dei concetti fondamentali, l’estremizzazione della semplificazione “perchè, detto da esperti, più il messaggio è semplice e meglio arriva a tutti”.

Se mi dici: “Vuoi un vitalizio?” Cosa pensi che possa risponderti?

Ma se poi leggo “il contratto” nel quale mi scrivi: “in cambio ci devi dare tua moglie, i tuoi figli, il cane e” scritto più in grande “LA SUOCERA” e continui scrivendo “E NON PAGHERAI LE TASSE”. Poi continuando a leggere: “solo le tasse maturate dal 30 al 31 febbraio e per quanto riguarda la suocera solo se ha più di 99 anni”…

In tal caso, forse, qualche titubanza ad esprimere un mero SI potrei averla.

Battute a parte, analizziamo questa cosiddetta comunicazione istituzionale. Qui trovate il filmato

Intanto cosa vedo? Nell’immagine in cui vengono mostrati il SI e il NO noto subito che il SI è su campo bianco e il NO su campo nero. In chiave cromatica, interpretando il significato dei colori, si evince che:

  • BIANCO: E’ il simbolo della purezza, verginità, candore, spiritualità e divinità. E’ il colore degli angeli, dell’eternità e del Paradiso. Nel matrimonio le spose sono vestite di bianco così come bianco è il vestitino del battezzando.
  • NERO: E’ il colore del buio, del mistero. Spesso quando ci va tutto storto, diciamo che è una giornata nera. Se muore un parente ci si veste di nero perché tale colore è il simbolo della morte, almeno nei paesi occidentali.

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Ripetuto per mesi, visto decine di volte, il messaggio si sedimenta e l’inconscio agisce di conseguenza. Sarebbe bastato riportare il SI e il NO solo e soltanto come compaiono sulla scheda del referendum, così:

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Proseguiamo. Ascoltiamo le parole pronunciate dallo speaker che dice:

“Il quesito riguarda le disposizioni per:

  • superare del bicameralismo paritario
  • ridurre il numero dei parlamentari e i costi delle istituzioni
  • sopprimere il Cnel e
  • ridefinire le competenze dello stato e delle regioni

L’elettore traccerà un segno sulla scritta SI se vorrà approvare la riforma, traccerà un segno sulla scritta No se vorrà respingerla.”

Conclude dicendo:

“Il 4 dicembre vai a votare”.

Ci mancava che aggiungessero: “In regalo una batteria di pentole antiaderenti” e la telepromozione a favore del SI era completa.

So bene che uno spot di pochi secondi non può esprimere in toto un concetto articolato e importante come quello sul referendum costituzionale o sulla campagna pro vaccini ma con la stessa obiettività ritengo che non sia corretto utilizzare tali mezzi per fare mera propaganda. Invito solo alla riflessione, con serenità, informandosi attraverso più fonti, ad aprire occhi e orecchie, a ragionare con la propria testa evitando di subire passivamente ciò che ci viene, semplicemente e continuamente “somministrato”.

Approfondimenti:

 

5 motivi e oltre per andare a DRONITALY

DRONITALY 2016 – 30 settembre 1 ottobre. L’evento tanto atteso sta arrivando…

Un evento di grande importanza perchè riunirà a Modena, sotto un unico grande e prestigioso luogo, gli operatori e i principali protagonisti della filiera italiana dei droni.

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Perchè partecipare a DRONITALY?

Ci sono ottimi motivi per farlo se si ha un drone, se si è intenzionati ad acquistarlo o se più semplicemente si è sentito parlare di droni ma la propria curiosità è tale da dover essere appagata con un coinvolgimento ulteriore verso una direzione più interessante e qualificante.

Dato che DRONITALY è una manifestazione che ho vissuto da spettatore, da blogger e da espositore, come mi appresterò a fare anche nel corso di questa edizione, posso ritenermi un “esperto fruitore” di questo strumento di aggregazione culturale, sociale ed economica che svolge un ruolo importante e attivo all’interno del settore unmanned italiano.

Veniamo ai motivi per i quali dovreste partecipare a DRONITALY.

Motivo n. 1: Due percorsi distinti ma convergenti:

Nell’arco dei giorni di DRONITALY potrete scegliere il percorso più adatto alle vostre esigenze tra:

  • FUN, dedicato a chi ama i droni e li usa per diletto o per sport ed è in cerca di emozioni forti
  • PRO che è riservato ai professionisti, a coloro che sono già piloti o che vogliono diventarlo.

Nulla vieta, anzi, di poter percorrere entrambe le strade acquistando un biglietto che permetterà di vivere DRONITALY al 100% avendo l’opportunità di accedere liberamente ai due padiglioni che ospitano distintamente le due aree.

Motivo n. 2: A DRONITALY facciamo il “punto della situazione”

Come sta andando il mercato dei droni in Italia? Quali sono le prospettive future? Quale è la situazione normativa italiana e come si evolverà nei prossimi mesi? Queste ed altre questioni di carattere tecnico, economico e normativo saranno oggetto di discussione e di approfondimento durante i convegni e i workshop che si svolgeranno a DRONITALY. Sarà un’occasione per fare domande e ottenere delle risposte dai relatori ma anche da tutti gli operatori protagonisti presenti in fiera che espongono e si trovano a DRONITALY a presentare le proprie soluzioni, offrire servizi e coadiuvare il pubblico nel trovare le risposte che cerca.

Motivo n. 3 Eventi, convegni, espositori ma anche SHOP

Quest’anno, tra le novità presentate in questa terza edizione di DRONITALY, troviamo una delle più attese. Un’edizione non più solo rivolta esclusivamente al mercato B2B ma anche a quello B2C quindi a chi è intenzionato ad acquistare in fiera, dalla tshirt al drone passando per il prodotto assicurativo fino ad arrivare al sensore di precisione o alla videocamera. A DRONITALY gli espositori che vorranno rivolgersi al pubblico anche con vendita al minuto lo potranno fare dando la possibilità di acquistare in fiera a prezzi sicuramente vantaggiosi.

Motivo n. 04: La location raggiungibile e ben servita

DRONITALY nasce a Milano e le prime due edizioni hanno avuto luogo nel capoluogo lombardo. Quest’anno Mirumir, società organizzatrice dell’evento, ha puntato su una location che per sua mission svolge il ruolo di Ente Fieristico, con strutture e servizi adeguati allo scopo, inseriti all’interno di un sistema fieristico tra città che coinvolge oltre a Modena anche Bologna e Ferrara. ModenaFiere è facilmente raggiungibile in auto, in aereo e in treno e attraverso il sito DRONITALY viene offerta la possibilità di viaggiare con Trenitalia e Italo a prezzi scontatissimi, a partire da un giorno prima dell’inaugurazione della fiera fino al giorno dopo la chiusura.

Motivo n. 05: Dronitaly oltre al PRO e al FUN è anche un DRONE SHOW

L’FPV come non lo avete mai visto… Sfrecciano a oltre 130Km/h. Ronzano come insetti di grosse dimensioni (da qui il termine drone). Hanno le luci a led e sono manovrati da piloti di tutte le età equipaggiati ciascuno con un controller (radiocomando), un visore (monitor o appositi occhialoni) che ne permette il pilotaggio in FPV (First Person View) e soprattutto hanno riflessi da campioni. Tutto si svolge col massimo rigore e professionalità perchè solo “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”…

Un commentatore professionista illustrerà le varie fasi delle corse coinvolgendo il pubblico descrivendo le manovre dei piloti e le caratteristiche dei droni che sfrecciano all’interno del circuito indoor. Le immagini acquisite dalla videocamere montate sulle prue dei droni vengono rilanciate sui visori dei piloti e in contemporanea sui grandi schermi a beneficio del pubblico. Tutto è completato da un impianto di gara attentamente studiato e completato da effetti speciali che rendono le evoluzioni più suggestive e impegnative per ogni partecipante. Il pubblico potrà assistere in sicurezza a momenti di grande divertimento, all’insegna del sano sport e dello spirito di squadra. Un appuntamento che non conosce età, piace ai piccoli ma anche, e in certi casi soprattutto, ai più grandi.

Quindi:

Per chi è interessato ad impiegare un drone per lavoro, o meglio, un APR Aeromobile a Pilotaggio Remoto; per chi vuole ampliare le proprie conoscenze in questo ambito ed è in cerca delle giuste informazioni per avere accesso ad una formazione adeguata e riconosciuta; per chi ritiene di avere delle idee e dei progetti che richiedono l’impiego di un SAPR ed è in cerca di operatori e piloti specializzati; per chi è interessato al settore droni in generale perchè incuriosito dalla tecnologia unmanned, per chi desidera conoscere le soluzioni payload più evolute; per chi vuole provare dei droni, parlare con gli addetti ai lavori, acquistare droni ma anche prodotti e accessori studiati per il settore; per chi desidera partecipare ai convegni e ai workshop in programma, DRONITALY è la manifestazione per voi.

Adesso… anche solo per curiosità, il 30 settembre e il 1 ottobre non prendere altri impegni, ti aspetto al DRONITALY e non dire che non lo sapevi!

PS. Mi trovi nell’area FUN, Stand A14 insieme alla ICT Cube. Fatti riconoscere 🙂

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Per tutte le informazioni consulta il Sito web ufficiale DRONITALY