Forse non ho capito bene… analizziamo lo spot

Da spettatori e consumatori siamo spesso “vittime inermi” dei messaggi pubblicitari. In questo periodo possiamo essere lieti di aggiungere alla nostra “passività” anche un’anomalia piuttosto imbarazzante che emerge guardando uno spot televisivo che promuove l’efficacia di un dentifricio studiato per combatte le infiammazioni gengivali.

Per avvalorare le incredibili proprietà e dissipare ogni dubbio sull’efficacia del dentifricio compare “l’esperto” che ci propone “la prova”. In questo caso “la prova del filo interdentale”.

colgIn poche parole, se ti sanguinano le gengive mentre ti passi il filo interdentale probabilmente hai le gengive infiammate, diversamente, se usi regolarmente “Colgate Total Pro Gengive Sane” questo problema non si verificherà.

Nulla da eccepire sulla tanto decantata efficacia del prodotto, ci mancherebbe altro. La cosa che desta un certo imbarazzo è ciò che viene detto durante questo spot.

Si verifica una situazione a dir poco assurda che trasmette al consumatore un’immagine del prodotto “piuttosto disgustosa”. Se non si fa particolare attenzione alla parte visiva, ma molta attenzione, e ci si limita ad ascoltare solo ciò che viene pronunciato dal suddetto esperto, riceviamo un invito a usare il suo filo interdentale utilizzato per fare la prova gengive. Tutto questo perché “è pulito”. Ma come dargli torto. Perché buttarlo via e non offrirlo a terzi se non è insanguinato, no?

Ascoltate bene lo spot, soprattutto nella seconda parte dai 19 secondi in poi e ditemi se non è vero.

Se ascoltate soltanto non avete molto scampo, vi tocca usare il “suo” filo interdentale. Il soggetto della frase è “il filo”. Se oltre ad ascoltare vi capita pure di guardare, potrete ammirare un’inquadratura nella quale l’esperto mostra felice il suo filo interdentale. In questo preciso punto del promo “lui” pronuncia: “Visto? Il mio è pulito”, riferendosi chiaramente, verbalmente e visivamente, al suo filo.

L’inquadratura successiva è una panoramica della sala riunioni nella quale, in fondo, leggermente fuori fuoco, sul lato destro dello schermo (fosse stato almeno a sinistra l’occhio lo avrebbe “letto” per primo tra tutti gli altri presenti nella scena), incorniciato da due elementi di colore rosso: un monitor e il logo Golgate, c’è sempre “lui” con in mano una confezione del dentifricio. Peccato che si veda poco il gesto che dovrebbe in teoria dirottare l’attenzione dello spettatore sul prodotto mettendo la confezione a favore della camera.

Ma non basta. A distogliere l’attenzione dello spettatore dal prodotto, contribuiscono vari elementi presenti nella scena, tra cui:

– una libreria sul lato sinistro dello schermo

– una persona che passa sullo sfondo mentre attraversa un corridoio con la parete adorna di quadri.

– un tavolo con varie confezioni Colgate buttate alla rinfusa

– 8 persone intorno al tavolo che si sbracciano per la voglia di provarlo (secondo me il suo filo e non il dentifricio)

– 2 sedie rosse in basso a destra dell’inquadratura

pro01E’ qui che l’esperto, drammaticamente e irrimediabilmente, pronuncia: “chi vuol provarlo?”. Il problema è che la frase è praticamente attaccata alla precedente trasformandosi in: Visto? Il mio è pulito, chi vuole provarlo?”.

Francamente, non so voi, ma io sono tentato di rispondere: “No, grazie, no!”

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