Oblivion. E’ lo stato in cui si trova lo spettatore nel vedere il film di Joseph Kosinski

Tom Cruise veste i panni di Jack Harper, un tecnico riparatore di droni che svolge la sua mansione sul pianeta Terra, oramai devastato da molti decenni una catastrofe nucleare causata da un conflitto bellico tra terrestri e una razza aliena di invasori.

Locandina OBLIVION
Locandina OBLIVION

La trama del film è reperibile sul web, quindi non mi addentro nel merito. Ciò che desidero riportare in questo post è il mio senso di compiacimento per un verso e quello di delusione dall’altro che ho provato nel vedere questo film.

Cominciamo dalla prima condizione:

Il compiacimento.

L’ho provato apprezzando il lavoro meticoloso e direi quasi maniacale svolto dai designer e creativi. Mi riferisco in particolar modo a tre elementi fondamentali che oltretutto ritengo siano quelli che fanno di questa pellicola un prodotto accettabile. Accettabile e non eccelso perché poi subentra la seconda condizione che è appunto la delusione, legata alla sceneggiatura del film che tende a riportare il livello di Oblivion, a mio giudizio, su una condizione di “accettabile”.

Procediamo per gradi. Torniamo a parlare del compiacimento. Devo rafforzare questo termine usandone uno più forte per tentare di trasferirvi la sensazione che ho provato nel vedere le soluzioni estetiche adottate in Oblivion. Devo quindi dire che ho goduto nel poter apprezzare il design della navetta da trasporto e ricognizione “bubbleship” utilizzata da Tom Cruise e nel vedere tutti i dettagli stilistici e tecnici che la caratterizzano.

Ho goduto nel momento in cui mi sono lasciato trascinare dalle inquadrature che si insinuavano in ogni angolo dell’abitazione del capitano Jack Harper e della sua compagna Victoria (Andrea Riseborough) potendo apprezzarne non solo l’architettura dell’edificio ma anche tutti gli elementi di interior design.

Ho goduto nel poter vedere il lavoro prodotto dal costume designer, in particolare in merito alla realizzazione delle varie tute e vari indumenti indossati dagli attori.

Devo riconoscere che la scelta del bianco che prevale sui vari oggetti presenti nella scena, conferisce un senso di estrema pulizia e minimalismo. Il bianco rafforza l’esperienza visiva offrendo allo spettatore la sensazione di estrema funzionalità e di assoluta efficienza di ogni manufatto su cui è presente questo colore. Inoltre, il bianco, si lega al colore delle navette spaziali della NASA e da cui tutti i registi di fantascienza si sono ispirati per realizzare i propri caccia stellari, incrociatori, navette da trasporto, ecc.. Diciamo pure che il bianco è il colore che più si associa allo spazio, assieme al suo esatto opposto che è il nero che ne rappresenta la dimensione, l’oscurità e l’ignoto.

Oblivion - BubbleShip
Oblivion – BubbleShip

Il primo a subire il fascino minimal del bianco è la “bubbleship”, la navetta o astronave utilizzata da Tom Cruise per spostarsi velocemente nei cieli del desolato pianeta Terra. Il lavoro dei designer (Daniel Simon)e degli esperti in computer grafica è stato davvero meticoloso. Ogni dettaglio dell’astronave raggiunge livelli di perfezione assoluti allontanando lo spettatore dalla sensazione di artificioso o irreale. Potrei arrivare a dire che la bubbleship sia la coprotagonista del film. E’ presente in moltissime scene e viene inquadrata in ogni dettaglio, sia internamente e sia esternamente. Non solo, l’attenzione dei creativi scende in questioni più vicine alla fisica arrivando a simulare diverse condizioni di volo determinate dalla massa e dalla propulsione del veicolo, dalla sua velocità e dall’altitudine in relazione con le condizioni atmosferiche e con gli elementi circostanti che interferiscono (droni in primis).

Oblivion - motocicletta
Oblivion – motocicletta

Meno curata è la motocicletta impiegata per gli spostamenti a terra attraverso le lande desertiche del nostro pianeta apparentemente morente. E’ una moto che ricorda quelle utilizzate in film “post apocalittici” a basso budget dove per dare un “senso di futuro” ad un design contemporaneo, lo si trasforma applicandovi elementi in plastica del tutto inutili e poco credibili ma dal sapore, evidentemente per qualcuno, dal sapore fantascientifico. Se da un lato troviamo una bubbleship perfetta in ogni dettaglio, dall’altra abbiamo una motocicletta che a parer mio è stata un po’ trascurata nel suo design e sopravvalutata in prestazioni rendendola piuttosto ridicola e non credibile. Faccio riferimento al suo utilizzo come argano di traino e al suo display di controllo che è disallineato come design da tutto il resto.

Oblivion - Drone
Oblivion – Drone

Altra cosa piuttosto scontata è il design dei droni. Soluzione estetica e funzionalità ampiamente viste in Matrix, StarWars, Terminator e, nel sempre onnipresente citato, omaggiato, celebrato, “2001 Odissea nello spazio” da cui ogni regista prende in prestito un “pezzo”. In questo caso l’inquietante occhio scrutatore di Hall 9000 che rivediamo su ogni drone di Oblivion e sul nucleo centrale dell’astronave aliena.

Oblivion - SkyHome
Oblivion – SkyHome

Torniamo velocemente alle cose che mi hanno compiaciuto. Parliamo di architettura e design di interni. La SkyHome di Jack Harper è qualcosa di pazzesco sotto ogni punto di vista. Se vogliamo essere critici possiamo soffermarci sulla struttura che la mantiene al di sopra delle nuvole. Struttura esilissima che francamente conferisce un senso di estrema fragilità e di poca credibilità in termini di efficienza statica. Lasciando perdere questo elemento, spingiamoci verso l’alto, appunto sopra le nuvole, dove si erge l’abitazione dei due controllori di droni che vivono la loro vita apparentemente felice e perfetta. Il design dell’edificio è sicuramente un omaggio, o ne trae ispirazione, alla celebre Fallingwater o “casa sulla cascata” ad opera dell’architetto statunitense Lloyd Wright.

Oblivion - SkyHome e BubbleShip
Oblivion – SkyHome e BubbleShip

Il concept di questa abitazione è basato sulla totale efficienza e il massimo comfort. Non ci sono elementi di disturbo. Le lunghe linee da cui si generano le consolle, i mobili e pensili, sono interrotte solo da elementi curvi che ne deviano la direzione col preciso scopo di offrire la sensazione di trovarci in uno spazio ben concepito, pensato per abitarvi comodamente e lavorarvi efficientemente all’interno di grandi ambienti luminosi e puliti.

Oblivion - sistema di controllo touch screen
Oblivion – sistema di controllo touch screen

Le interfacce software presenti nella sala di controllo di volo, ad uso di Victoria, compagna e assistente di volo di Harper, si “spalmano” su un lungo sistema di monitor a touch screen. Le mansioni svolte da Victoria sono plausibili e riescono a soddisfare qualsiasi utilizzatore di tecnologie evolute, offrendo una carrellata di funzioni e interazioni del tutto credibili. Molto interessante è il “drag and drop” estremamente potenziato e resto efficiente dal sistema operativo in uso, grazie al quale lo spettatore più attento può seguire una serie di azioni che permettono la gestione delle comunicazioni tra la Terra e il centro di controllo nello spazio, l’attivazioni di droni e di seguire e intervenire sulle dinamiche della bubbleship; tutto attraverso il trascinamento di icone da un punto all’altro dello schermo mostrando, in tempo reale, la relativa condizione di ogni sistema.

I costumi.

Oblivion - costume di Jack Harper
Oblivion – costume di Jack Harper

Minimal e funzionali, in  linea con gli elementi architettonici della Skyhouse. Questo vale sia per la tuta di volo di Harper e sia per l’abbigliamento elegante ma formale di Victoria che contribuisce a conferirle un aspetto algido ma anche sexy. Stando sola a casa a seguire le operazioni svolte da Jack Harper attraverso la sua postazione di controllo, il look di Victoria è a totale beneficio dello spettatore che la può ammirare in tutta la sua eleganza e perfezione nell’ambito dello svolgimento delle sue mansioni quotidiane. La tuta di Harper è perfetta. Giacchetto e pantalone bianchi, lievemente usurati a testimoniare un utilizzo frequente, conferendo al personaggio che la indossa carattere e una certa operatività sul campo. Non male anche l’uso delle patch in rilievo poste sul pettorale di Harper che indicano il numero della squadra a cui appartiene.

Adesso mi tocca parlare dei punti dolenti del film. Ecco che arriva il mio senso di delusione che mi appresto a motivarvi.

La delusione

Joseph Kosinski

Joseph Kosinski, che ha diretto nel 2010 “Tron Legacy”, deve avere qualche “sassolino nella scarpa” nei confronti di Duncan Jones, regista del film Moon, del 2009. Se non lo avete ancora fatto vi invito a vedere Moon. E’ un film di fantascienza interessante, ben scritto e altrettanto ben girato. Kosinski deve averlo visto, probabilmente gli è anche piaciuto ma poi deve esserne rimasto turbato a tal punto da esserne plagiato, almeno per buona parte di Oblivion.

Alcuni dettagli che mi portano ad invocare il plagio…

1) All’inizio di Oblivion, dopo le prime scene girate in una NewYork dei nostri giorni, ci troviamo sulla Terra nel 2049 dove possiamo osservare, in cielo, il nostro satellite semi distrutto i cui frammenti, più o meno grandi, fluttuano in orbita. Ho interpretato questa scelta come un chiaro: “No, questo film non c’entra nulla con Moon, infatti distruggo subito la Luna”. Quasi a voler mettere subito i puntini sulle “i”.

2) Il punto 1 non avrebbe alcun senso se non vi trovaste a leggere un punto 2 e i successivi. Jack Harper è un clone e lui non lo sa. Non solo, come lui ce ne sono altri, probabilmente a migliaia. Stessa cosa per Moon. L’attore Sam Rockwell interpreta un operatore addetto ad un impianto minerario. n clone al servizio di una compagnia che lo ha duplicato in migliaia di copie. Tutto questo per assicurare una produzione efficiente e nessuna perdita in vite umane.

3) in Oblivion sono state collocate negli oceani delle piattaforme per l’estrazione dell’acqua per poi trasformarla in energia. Non mi dilungo in spiegazioni ulteriori, vi basti pensare che queste “idrovore” trovano in Moon qualcosa di molto simile dedito alla raccolta di “polvere lunare” dalla quale estrarre, invece dell’acqua, dell’Elio 3, elemento essenziale per la produzione di energia sulla Terra.

4) In Oblivion il comandante Jack Harper si accorge di avere un clone vedendo se stesso svolgere il proprio lavoro in una particolare condizione e circostanza, del tutto imprevista dalla compagnia (ed evidentemente dal clone stesso). In Moon, stessa cosa.

5) In Oblivion Jack Harper e Victoria sono in procinto di lasciare il pianeta Terra per congiungersi agli umani sopravvissuti rifugiati sulla luna di Titano. Durante il film, i messaggi provenienti dalla stazione di controllo missione a cui fanno capo i due protagonisti, confermano a più riprese la condizione di imminente partenza creando un senso di attesa e uno scopo preciso per cui la missione vale la pena condurre al meglio, fino alla fine. In Moon stessa cosa. La compagnia mineraria rassicura costantemente Sam Bell (il protagonista del film) sul fatto che a breve finirà la sua missione e che tornerà sulla Terra. In entrambi i casi tali affermazioni sono solo delle bugie ripetute come una sorta di mantra.

Insomma, Moon si svolge sulla Luna e Oblivion in gran parte sulla Terra ma gli elementi in comune sono parecchi.

Non finisce qui. Lasciamo perdere Moon e dirottiamo l’attenzione sulla seconda parte della sceneggiatura di Oblivion. Diciamo da quando si comincia a capire che Tom Cruise ha un suo bel clone e probabilmente molti altri come lui.

Il regista a questo punto decide di percorrere la traccia di Matrix con un leader stile Morpheus, in chiave Morgan Freeman, alla guida di un gruppo di malconci umani che vagano nelle lande desolate della Terra spacciandosi per alieni. Anche qui non mi dilungo in ulteriori dettagli. Diciamo che l’allegra compagnia di terrestri, anche se mal concepita e stravista in decine di film, è nulla a confronto se paragonata all’inefficienza e idiozia della razza aliena che orbita intorno alla Terra.

Joseph Kosinski si perde in dettagli fantastici offrendo allo spettatore un piano sequenza meraviglioso del comandante Harper all’interno della sua astronave Odyssey, durante la scena in cui prende coscienza di ciò che gli è accaduto una sessantina di anni prima. All’interno di questa nave, simile per alcuni aspetti ad uno Space Shuttle, Tom Cruise fluttua in assenza di gravità tra un ambiente e l’altro nel tentativo di sganciare alcuni moduli che suo malgrado dovrà abbandonare nello spazio. Gli interni della nave sono meravigliosi e ogni dettaglio non è lasciato assolutamente al caso. Si legge infatti, nei titoli di coda, che il regista si è avvalso, non a caso, della consulenza di astronauti NASA rendendo tutto molto realistico e convincente.

Poi…

Poi accade qualcosa. “Joseph Kosinski probabilmente assegna la realizzazione della scena finale del film ad uno stagista o è vittima di un crollo psicologico, non lo so; qualcosa deve essergli accaduto”.

Per tutto il film siamo stati testimoni di una strategia premeditata, pianificata in ogni dettaglio, che ha visto gli alieni, nonostante la loro apparente disfatta, sterminare gran parte dell’umanità, trascinando la Terra nella desolazione. Abbiamo visto tecnologie pazzesche e sistemi di difesa avanzatissimi largamente impiegati da tutti i droni presenti nel film. Sistemi che riescono a rivelare scie di DNA di un individuo riuscendo a tracciarne la traiettoria su cui si è spostato. Tecnologie in grado di scansionare sotto la superficie terrestre, di riconoscere gli individui con sistemi di riconoscimento facciale, ecc.

Tutto ciò accade sulla Terra, figuratevi poi cosa potrebbe accadere sulla nave madre nello spazio. ALmeno questo è quello che si chiede lo spettatore.

Ecco… qui casca tutto.

Harper imbottisce la sua navetta di esplosivo, trasporta un umano all’interno di un’apposita capsula palesando all’entità aliena che si tratta di una donna terrestre che è riuscito a catturare. In realtà si tratta di un uomo, di colore (Morgan Freeman) che è si è sostituito alla donna per compiere il gesto estremo insieme a Jack Harper. L’astronave aliena apre il suo boccaporto all’arrivo della bubbleship lasciando passare il comandante Harper e il suo contenuto. L’astronave riesce ad attraversare vari ambienti della nave madre tra cui uno pieno di droni.  Solo il tono della voce del comandante Harper insospettisce, ma non troppo, l’entità aliena che si limita a chiedere al clone quali fossero le sua intenzioni. Harper rassicura la “voce” la quale gli permette di proseguire il suo viaggio all’interno della nave madre. Interni che oltretutto, annoiano mortalmente riportando alla memoria la parodia di Mel Brooks “Balle spaziali” dove si prendeva in giro Guerre Stellari e l’eccessiva lunghezza degli incrociatori imperiali.

Addirittura in una delle sale in cui transita la bubbleship ci troviamo nella fotocopia della sala in cui Neo e migliaia di umani, in Matrix, sono mantenuti in vita grazie ad un efficientissimo sistema di tecnologie sviluppato dalle “macchine”.

Insomma, gli alieni non si accorgono di nulla a tal punto che il regista, visto che ha osato fin qui, si permette di insultarci consentendo al comandante Harper di adagiare la sua bubbleship a pochi metri dal nucleo centrale del sistema alieno. Di scendere dal velivolo, di sganciare la capsula con l’umano al suo interno, di aprirla, di scambiare due chiacchiere con Morgan Freeman e di schiacciare il pulsante per detonare ogni cosa. Tutto sotto gli occhi “vigili” del nucleo centrale alieno che, ovviamente, viene distrutto e con esso tutta la tecnologia aliena presente nello spazio e sulla Terra.

Oblivion è in realtà lo stato in cui si trova lo spettatore nel vedere questo film, fatta eccezione per pochi attimi di lucidità del regista che ci permettono di apprezzare alcune scelte (scenografie, effetti visivi, fotografia, costumi, musica). Sicuramente chi è appassionato di fantascienza dovrà fare i conti con tutta una serie di richiami ai vari film di questo genere che hanno preceduto Oblivion. Chi non lo particolarmente dovrà comunque rassegnarsi a godere principalmente dell’aspetto visivo che è comunque insufficiente per coprire le scelte maldestre che hanno portato il regista a chiudere il film in questo modo.

Peccato, un’occasione mancata!

Video degli M83 con Susanne Sundfør

 

Crediti e link di approfondimento:

Foto tratte dal film di proprietà della UNIVERSAL PICTURE.

Altre foto tratte da:

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11 thoughts on “Oblivion. E’ lo stato in cui si trova lo spettatore nel vedere il film di Joseph Kosinski

  1. Luigi 14 luglio 2015 / 22:21

    Avevo messo questa “recensione” nella barra dei preferiti, aspettando il momento in cui avrei potuto rispondere…
    A me questo film è piaciuto tantissimo, è il film che mi è piaciuto di più da parecchi anni a questa parte; che posso dire, nell’insieme mi affascina.
    Nella tua recensione “estetico-storica” parli di un film “Moon” che, almeno a quanto dice Wikipedia, è successivo al racconto “Oblivion” presentato da Kosinski nel 2005.
    Poi, andare sempre a ripescare film come 2001 odissea etc. (che per dirla alla Fantozzi per me è una c. pazzesca, ma piace tanto alla critica, forse come Moon che non lo ha visto nessuno) o Matrix non ha proprio senso. Le nuove generazioni non sanno chi sia Neo, figuriamoci Hal2000 o 9000 che fosse; un po’ come se paragonassimo, che so, un libro di Dan Brown all’Iliade di Omero.
    Chiudo con la colonna sonora che a me ha affascinato e sulla quale non ho letto una parola. Semplicemente fantastica e coinvolgente, su misura per ogni scena del film e impagabile quando Jack corre sulla sua moto.
    Quando si guardano questi film è sempre meglio, inoltre, attivare pienamente la cosiddetta “sospensione dell’incredulità o della realtà” per tutta la durata, onde evitare commenti asettici basati sulla forma sferica, anziché cubica, dei droni.

    • Stefano Saldarelli 16 luglio 2015 / 16:47

      Grazie per il tuo commento “lm1970” 🙂

      La questione “estetica” mi compete molto di più rispetto a quella “storica” visto che di estetica vivo 🙂 I miei riferimenti e paragoni sono solo mere valutazioni da prendere come spunto e per stimolare il lettore a rileggere e analizzare il film anche attraverso le forme e le soluzioni estetiche, che spesso sfuggono alla maggior parte di coloro che “non sono addetti ai lavori”.
      Se leggi bene il mio post mi sono compiaciuto per le trovate estetiche, magari non di tutto. Non ho bocciato in toto il prodotto, anzi, tutt’altro. La mia critica si concentra solo su alcuni aspetti. Non a caso verso la fine del mio post riporto: “Oblivion è in realtà lo stato in cui si trova lo spettatore nel vedere questo film, fatta eccezione per pochi attimi di lucidità del regista che ci permettono di apprezzare alcune scelte (scenografie, effetti visivi, fotografia, costumi, musica).”
      Come vedi scenografie, effetti visivi, fotografia, costumi e musica per me sono e restano qualcosa di veramente unico. La MUSICA/COLONNA SONORA di cui dici che non hai letto una parola è comunque menzionata e ho scelto di valorizzarla inserendo nel mio post il video degli M83, proprio come tributo al loro lavoro che ritengo magistrale.

      Grazie! 🙂

  2. Andrea 5 febbraio 2015 / 23:55

    Aggiungo che la “stupidità” delle macchine su cui punti il dito nel finale, si potrebbe interpretare come il fatto che ogni sistema inanimato, per quanto sofisticato, presenta delle vulnerabilità e delle falle che la mente umana può agirare. Emblematica è la domanda che l’astronave madre pone a Tom cruise in cui gli chiede “qual’è la tua intenzione” (subito dopo averlo minacciato per aver scoperto dal suo tono di voce che stava mentendo) … e Tom cruise risponde: “non voglio che lei muoia e voglio salvare la mia specie…” … una risposta vera, che inganna a quel punto la macchina. Rispondendo senza mentire, il protagonista sta sotto sotto dicendo che vuole salvare la propria specie a danno degli alieni. Insomma io ho trovato più difficile da spiegarmi dove sono finite tutte le assistenti di volo clonate?!?!?! 😀

    • Stefano Saldarelli 6 febbraio 2015 / 09:26

      Ciao Andrea e grazie per i tuoi commenti!
      Rispondo qui ad entrambi.

      In effetti la medaglia ha sempre due facce. Storia, sviluppo narrativo – “filosofia” – vanno su un lato (scienze umanistiche) e l’estetica, design, musica vanno dall’altro (arti in generale). L’equilibrio delle due non è facile ma quando ciò accade saltano fuori capolavori di rara bellezza.

      Quindi torna la tua osservazione in merito alla mia analisi sul fatto che propende di più verso un lato “della medaglia” anziché mediare tra i due. E’ una questione di formazione e predisposizione/sensibilità. Per me un film ha sì valore nel suo insieme ma assume un’ulteriore valenza se l’estetica in generale (visiva ed uditiva) mi appaga, anche se talvolta la storia zoppica.

      Svolgo l’attività di grafico e per “deformazione professionale” tendo ad analizzare, o meglio, metabolizzare, le immagini e i suoni in modo più immediato e naturale rispetto agli altri elementi. Inoltre il design è un altro dei campi di cui mi occupo, che è complementare alla grafica, per questo “leggo” un film dando maggior risalto agli aspetti estetici.
      Un film di fantascienza si presta ancor di più a questo tipo di analisi poiché offre un ricchissimo bouquet di elementi da analizzare: robot/droidi/cyborg, droni, strutture architettoniche futuristiche, astronavi, ecc…
      Per me viene più facile, anche a distanza di anni, ricordare come era disegnato il portello di un’astronave, il casco di un’astronauta o una font che compare sui monitor o affiancata ai pittogrammi presenti sulle pareti delle astronavi, hangar, ecc, piuttosto che ricordare una frase pronunciata del protagonista. In questo sono più terra, terra, al massimo posso arrivare ad un “Ti spiezzo in due” passando da un “I’ll be back”, poi non mi chiedere tanto di più :-)))))

      Detto ciò, in merito ad Oblivion, sposo in pieno la tua precisazione in merito alla scena finale. Contribuisce a dare una chiave di lettura più approfondita e pertinente al film conferendogli sicuramente un valore aggiunto, grazie.

      Ho sicuramente tanti difetti ed uno di questi è quello di non riuscire a digerire nei film i finali lasciati aperti alle interpretazioni del pubblico. Se poi ci aggiungi anche qualche “sporcatura” logico-narrativa… bé, “mi resta un po’ tutto in sospeso”, anche se poi con Oblivion sono uscito dal cinema portandomi a casa con un bel bagaglio di estetica…

      Facendo un paragone con il mio lavoro è come se ti consegnassi una brochure con un lato bianco e poi ti dicessi: “Sul un lato hai foto e qualche testo che trattano l’argomento in questione, sul retro (quello bianco) lascio a te l’interpretazione” di cosa volevo dirti”. 🙂

      Per quanto riguarda le “assistenti di volo clonate” e il loro destino… in effetti questo meriterebbe un film a parte, magari anche senza tanti effetti speciali 🙂
      Grazie :-))))

      • Andrea 6 febbraio 2015 / 11:23

        Che avevi a che fare con design e grafica l’avevo sospettato eheheheh
        Io anche quando vedo un film sono catturato dalla fotografia essendo il mio secondo lavoro… Quindi ti capisco benissimo!
        Grazie a te x la risposta! Alla prossima

  3. Andrea 5 febbraio 2015 / 23:46

    La tua prima parte di analisi è degna di un interior designer più che ad un appassionato di cinema… Bisognerebbe giudicare un film per molte altre cose e non per il gusto con cui sono stati ricreati gli ambienti, o per la scelta dei colori delle astronavi o ancora per il loro design… insomma credo siano dettagli marginali più che elementi che possano far “compiacere” più di tanto.. Sul finale secondo me sei stato un po’ severo, e soprattutto non hai commentato il VERO finale che vede il protagonista ritornare da sua moglie, svelando allo spettatore che il Tom Cruise ammirato per tutto il film, non era il vero protagonista, ma un suo clone che si era convinto della buona causa degli umani… Insomma, qualche lacuna secondo me c’è, ma certamente le cose buone nel film non mancano e non sono solo oggetti di design! Ciao

  4. lapinsù 25 ottobre 2013 / 10:58

    Non è un filmone, non inventa nulla, attinge a piene mani a film precedenti (mi hanno stupito i riferimenti a “Moon” e “Pandorum”), ma nel complesso ha il suo perchè, una sua dimensione narrativa che mi ha colpito.
    Una più che abbondante sufficienza sento di dargliela 🙂

    • Stefano Saldarelli 25 ottobre 2013 / 14:44

      La sufficienza gliela diamo volentieri… di più non andrei 🙂
      Grazie per il tuo commento.

  5. Francesco Pinzani 27 luglio 2013 / 13:51

    Finalmente l’ho visto anche io. Perfettamente con la tua analisi aggiungo che la colonna sonora in alcuni momenti rammenta molto (ma molto molto) quella di Inception. In un commento è bene essere didascalici quindi riassumo il tutto in: “Mi è piaciuto di più Prometheus”.

    • stefanosaldarelli 27 luglio 2013 / 15:03

      e diciamo pure che ciò che affermi non è un gran complimento per Oblivion visto che Prometheus credo sia piaciuto solo a R. Scott e a pochi altri 🙂
      Un saluto affettuoso a Ridley!

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